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La debacle italiana in Libia

16 Apr

General_HaftarDa secoli la stabilità della attuale Libia è essenziale per gli interessi italiani, che si tratti di romani o di bizantini, di impero o di comuni.

Dunque, sarebbe dovuto accadere che i nostri Governanti affrontassero seriamente la questione libica almeno dal febbraio del 2014, quando Haftar apparve in televisione per annunciare che il Governo libico era stato sospeso.
Invece, piuttosto che dar segno di una volontà diplomatica, finanziaria e militare italiana, i nostri Governi e i nostri Partiti hanno badato solo ai flussi migratori, prima come fonte di finanziamento della corruttela nostrana e poi negando loro persino il soccorso in mare, mentre oggi ci  limitiamo ad un flebile appello al ‘cessate il fuoco’. 
Tutto qui.

Adesso, però, l’Italia dovrebbe innanzitutto comprendere e dibattere di una guerra e dei suoi rifugiati alle frontiere come di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo da cui noi (ci) siamo esclusi.

Infatti,  l’Italia dei Governi Renzi e Conte aveva puntato su Fayez al-Sarraj, forse ritenuto un ‘candidato’ affidabile  essendo un ingegnere gestionale specializzato in appalti ed opere pubbliche …  ma decisamente improbabile, perchè era stato pressochè imposto dall’ONU nel 2015 ed era riuscito ad insediarsi a Tripoli solo nel marzo 2016, dopo essere sopravvissuto a due attentati.

Dunque, ci sarà anche da raccogliere i cocci degli accordi internazionali italiani con la Libia, visto che sono i francesi e i sauditi a fare da sponsor del generale libico Haftar con l’Egitto suo alleato, dove Al Sissi dal 2014 è anche un nobile saudita (Cavaliere dell’Ordine del Re Abd al-Aziz) ed, infatti,  ha aderito all’intervento militare arabo contro i ribelli Huthi nello Yemen.

Cosa succede in Libia?

Iniziamo col dire che ci sono due eserciti che si fronteggiano: i combattenti di Haftar (LNA)  sono militari addestrati e attrezzati tanto quanto i governativi (GNA) di al-Sarraj. Smettiamo di chiamarli ‘milizie’.

Tripoli ormai è sotto assedio: non vi sono vie di fuga verso la Tunisia o verso il deserto ancora controllate dai governativi (GNA) che resistono a sud nel settore di Gharyan, con pesanti combattimenti ad Al-Hira, mentre lo sfondamento dei militari (LNA) è riuscito con la presa dell’aereoporto internazionale “Ben Gashir” e dal 15 aprile si combatte nella periferia della capitale, ad Ain Zarah.

Dunque, i governativi (GNA) sembrano intenzionati ad asserragliarsi a Misurata, da dove negoziare una resa, abbandonando Tripoli allo stesso destino di Aleppo in Siria con ISIS già pronta a speculare sulla situazione, mentre gran parte dei siti petroliferi e degli oleodotti-gasdotti è controllata da Haftar e mentre in Tunisia hanno già i loro problemi con i Jihadisti e l’ultima cosa di cui hanno bisogno sono i profughi libici.

Insomma, come scrive Linkiesta, “se Haftar vincerà, e vincerà prima o poi, l’Egitto e la Francia avranno insediato un Gheddafi 2, faranno man bassa delle risorse petrolifere della Libia, avranno un interesse comune nello spazio del Mediterraneo mentre le petromonarchie del Golfo Persico, già in ottime relazioni con il presidente egiziano Al Sisi, avranno in Haftar un uomo di fiducia“.

Dunque, riepilogando, l’Italia per un lungo futuro dovrà pagare:

  1. la superficialità del Governo Renzi nellappoggio a Fayez al-Sarraj e nella gestione dei migranti caduti nelle mani di  vere e proprie organizzazioni criminali
  2. il pressing anti-egiziano a Cinque Stelle iniziato nel 2016, che ha compromesso i rapporti tra Italia ed Egitto, raffreddando l’interesse per importanti commesse petrolifere e non solo
  3. le strilla della Lega contro i migranti, che probabilmente hanno convinto tutto il Nord Africa che l’Italia li ‘usa’ per ottenere favori dall’Unione Europea tenendo i propri ‘porti chiusi’
  4. l’azione del Governo Conte, che sembra esclusivamente interessato al cessate il fuoco ed al ripristino a Tripoli di un regime noto per gli orrori dei suoi “centri di detenzione” come quello di al-Sarraj.

Due domande di rito:

  1. Tripoli con il suo hinterland raggiunge il milione e mezzo di abitanti: una parte morirà, un’altra sopravviverà, un’altra ancora scapperà: dove pensiamo di metterli, se le frontiere con la Tunisia sono già sovraesposte? Tutti a Lampedusa?
  2. l’Italia destina ogni anno circa  25 miliardi di euro per spese militari e l’export bellico si aggira intorno ai 10 miliardi, cioè è una potenza militare: come mai ci ritroviamo inermi con questo caos alle frontiere e Bengasi che diventerà una sorta di Kuwait City a totale beneficio di francesi ed egiziani? Di chi sono le responsabilità politiche di questa debacle epocale?

Una volta per cose simili cadevano governi e crollavano carriere politiche, oggi ci sono i ‘rottamatori’ a comandare, ma non sarà possibile rinviare tutto a dopo le elezioni europee, se i fatti incalzano con navi e aerei militari di almeno 5-6 nazioni che sono operativi a pochi chilometri dalle nostre coste, mentre noi stiamo a guardare.

A proposito di fatti, mentre la marina militare egiziana acquistava dalla Francia due portaelicotteri classe Mistral (Gamal Abdel-Naser e Tahya Misr) e non si sa quant’altro veniva fornito dai francesi ad Egitto e Cirenaica, l’export italiano verso gli egiziani in due anni è crollato di oltre il 10% del totale, mentre è in crescita per oltre mezzo miliardo quello egiziano verso di noi (+ 37%), specialmente nel settore petrolchimico e dei prodotti della metallurgia, una volta vanto dell’Italia che lavora.

Demata

 

Non sono solo canzonette: perchè l’Ucraina ci considera una potenziale minaccia?

16 Mar

Tre giorni faceva notizia che Albano Carrisi (in arte Al Bano) è stato inserito dal Ministero della Cultura ucraino nell’elenco di coloro considerati una minaccia per la sicurezza nazionale.

Pressocchè immediato l’orrore generale del Popolo Italiano, con Al Bano che al Corriere della Sera tentava a caldo di alleggerire «Io terrorista? Piuttosto terronista …» e Loredana Lecciso sul settimanale Spy in edicola aggiungeva: «Non pensavo di avere un pericoloso terrorista o una spia in casa, è riuscito a passare inosservato», per la gioia dei lettori di rotocalchi.

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Propaganda filorussa a Donetsk (foto da sakeritalia.it)

 

Eppure, non è una novità: il 10 dicembre 2018 era accaduto a Placido Michele di ritrovarsi nell’elenco di coloro considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, cioè non ‘terroristi’, che è cosa ridicola, bensì come ‘testimonial filorussi’, che da che guerra è guerra è un problema di ‘propaganda del nemico’ …

L’allarme ucraino fu eccessivo, quando l’attore e regista italiano dichiarava che Putin “in politica estera è il numero uno in Europa, ed è più genuino rispetto alla Merkel e ai francesi: è il leader più capace, ha una statura internazionale straordinaria, può darsi che questo momento richieda persone con un pò più di coraggio, di chiarezza, capaci di assumersi delle responsabilità di fronte alla storia. Credo che uno come Putin sia più utile all’Europa di quanto possiamo pensare”?

Difficile stabilirlo, ma certamente era una notizia eclatante il suo inserimento in un elenco che costituisce una sorta di messa al bando (restrizioni nelle autorizzazioni alla diffusione radiotelevisiva e a spettacoli, come nella distribuzione cinematografica) di tutte le opere a cui l’artista ha partecipato, cioè nel caso di Michele Placido di 150 tra film e serie tv tra cui quelle molto popolari di La Piovra, Romanzo Criminale e Suburra.

Insomma, un fatto rilevante a cui i media italiani non hanno dato particolare risalto, nel caso di Michele Placido. Più o meno come Albano Carrisi, intervistato il 2 gennaio 2018 in qualità di ” star nell’Europa dell’Est” e non come judoka, alla domanda “È sempre un putiniano?confermava che: «Lo sostengo da tempi non sospetti. È un grande. Ha un senso religioso della vita. Ha il pugno di ferro e non ci vedo nulla di male. Ormai lo usano molti, a partire da Trump ma anche da noi».

Putin “utile all’Europa“, pugno di ferro “anche da noi” … essendo l’Ucraina proprio tra la Russia e l’Europa con una secessione belligerante che dura da anni … è evidente che questo genere di dichiarazioni da parte di “star italiane nell’Europa dell’Est” creino qualche problema di … potenziale ‘propaganda filorussa’.

Quanto a Cutugno Salvatore, in arte Toto, finito nella lista degli indesiderati, iniziamo col dire che ha un seguito eccezionale proprio in Ucraina, dove pochi anni fa è stato eletto addirittura ‘Uomo dell’anno’.
Possiamo immaginare la reazione di alcuni ucraini quando più recentemente Toto Cutugno,  intervistato dall’Ansa, aveva dichiarato: “Ho tanti ricordi  con il Coro dell’Esercito Russo, il piu’ bello risale a quando li ho invitati al Festival di Sanremo nel 2013, in occasione del Premio alla carriera. Avevamo altri progetti insieme” ed oggi conferma che “la Rai non voleva, una cosa che invece rimarrà nella storia del Festival di Sanremo …  abbiamo pagato tutto noi, utilizzando il nostro cachet e anche di più per far venire quei quaranta soldati che erano una meraviglia. Rappresentavano la musica popolare russa: cantammo sì L’italiano ma anche un loro pezzo tradizionale”.

Dunque, l’Ucraina teme che i secessionisti ucraini usino come ‘propaganda’ l’adesione filorussa o le simpatie putiniane di alcuni nostri artisti: da quelle parti c’è una guerra, cioè una situazione dove il ‘morale’ è essenziale e le canzoni ispirano i cuori, come noto a chi si intende di cose belliche.
A partire dal timore che i loro concerti diventino un momento di aggregazione dei ‘nemici’ dello stato ucraino … come precisato durante i Mondiali di Calcio in Russia, allorchè ebbe inizio la messa al bando di artisti russi filosecessionisti.

Ricordiamo che sono al bando del Ministero della Cultura ucraino  anche il famoso attore Gerard Depardieu, come  Fred Durst cofondatore e frontman dei Limp Bizkit, per le vicende legate alle loro richieste di passaporto russo …  e l’altrettanto famoso regista serbo Emir Kusturitza, che a margine di una intervista aveva dichiarato che “la riunificazione della Crimea con la Russia e’ giunta come risultato non di una guerra ma di un referendum, e ha rappresentato un “processo naturale e organico”. Kusturica al tempo stesso aveva invitato la popolazione della Crimea a sviluppare la penisola come parte della Grande Russia”.

Per il governo ucraino è essenziale evitare che Putin venga sempre più percepito come un leader ecumenico, cioè acclamato da personaggi famosi.

Dunque, se Michele Placido, Albano Carrisi e Toto Cutugno finiscono sulla lista di coloro considerati una minaccia per la sicurezza nazionale per gli aperti apprezzamenti al presidente Putin od alla Russia, è possibile che l’Ucraina stia inviando un ‘messaggio’  alla Politica e all’Informazione italiane che simpatizzano per … il ‘nemico’?

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Strelkov – Miliziani filorussi

Ad esempio, possiamo immaginare la reazione in Ucraina (e dei suoi alleati) il 10 Gennaio 2017, quando durante la trasmissione di Dimartedì (La7), Marco Travaglio precisava che “non riesco a capire questo continuo elogio di Putin in bocca a molti esponenti del M5S e sul blog di Grillo” e Luigi Di Maio rispondevaabbiamo solo un problema: da quando abbiamo messo le sanzioni alla Russia abbiamo perso 5 miliardi di business per le nostre piccole e medie imprese. Se le sanzioni alla Russia danneggiano le nostre imprese, quelle sanzioni vanno tolte.

Riguardo Matteo Salvini, sono anni che le cronache italiane riportano delle sue simpatie e delle relazioni della Lega con la Russia di Putin, come anche delle contestazioni che ormai riceve anche all’estero per questo motivo. Anche nel suo caso – ad esempio -andrebbe compreso quali furono, il l’8 ottobre 2018 ad esempio, le reazioni dell’alleato ucraino … quando il ministro degli Interni italiano dichiarava che “il presidente russo Vladimir Putin è attualmente al governo e ritengo sia uno dei leader più lucidi e concreti da ammirare”.

Quanto al nostro Governo, di sicuro l’Ucraina (ed i suoi alleati) non avranno esultato il 24 ottobre 2018, quando Il Giornale titolava “Conte da Putin. ‘Via le sanzioni’: firmati 13 accordi commercialie La Repubblica precisava che “l’esito dell’incontro tra il presidente del Consiglio e Vladimir Putin conferma il feeling tra il governo italiano e quello russo (un rapporto visto con assai poco entusiasmo a Washington)” e sottolineava l’invito del Premier Conte a Putin: “mi auguro che lei possa venire in Italia al più presto, manca da troppo tempo: non vorrei che il popolo italiano pensasse che lei non gli presta attenzione”.

Ma chi sono gli alleati dell’Ucraina?
Il 6 dicembre 2018, il Pentagono ha annunciato un volo straordinario sotto l’Open Skies Treaty, precisando che “le tempistiche di questo volo hanno lo scopo di riaffermare l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina e di altre nazioni partner”.
Il ‘volo straordinario’ avveniva dopo l’escalation causate al passaggio di navi ucraine nello stretto di Kerch con i marinai ucraini sono ancora in stato di fermo ed il successivo annuncio russo di integrare l’area nel territorio nazionale con il dislocamento in Crimea una ulteriore batteria di missili terra-aria  S-400, quasi impossibili da localizzare ed in grado di intercettare praticamente qualsiasi cosa. 

Il Trattato per i Cieli Aperti (Open Skies Treaty) consente il pattugliamento aereo disarmato da parte di paesi sovrani o alleati, al fine di raccogliere informazioni riguardo forze ed attività militari.

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Battaglione Azov filoucraino

Il comunicato confermava la partecipazione di personale militare canadese, francese, tedesco, rumeno e britannico. 
Il Governo Conte, infatti, questa estate non ha riconfermato le  missioni di Air Policing della Nato in difesa dello spazio aereo degli alleati orientali, che coinvolgevano il 36° Stormo di Goia del Colle ed  il 4° Stormo di Grosseto. Nè l’Operazione Baltic Eagle in Estonia, nè la Bulgarian Horse sul Mar Nero.
Intanto, il 20 luglio, il Pentagono annunciava lo stanziamento di 200 milioni di dollari all’Ucraina, per potenziare le comunicazioni, la mobilità militare, la visione notturna e le cure mediche militari.

Arriveranno altri “confetti” dall’Ucraina? Probabile, almeno fin quando i nostri media non inizieranno a raccontare tutta la vicenda, invece di ridurla ad una sorta di post-sequel di Sanremo … mentre sullo sfondo la vera ‘questione internazionale’ è quella di un possibile aggiramento italiano delle sanzioni alla Russia con la sigla di ben 13 accordi commerciali e, soprattutto, quella di un suo possibile ‘ingresso nella finanza pubblica italiana’ in posizione progressivamente dominante, se Putin, il 24 ottobre scorso, confermava a Conte che “non ci sono remore di carattere politico sull’acquisto dei titoli di stato italiani dal fondo sovrano russo“.

Intanto, in Donbass ci sono anche le brigate internazionali come nella Guerra civile spagnola, Kiev li ha inquadrati nel Battaglione Azov dove sono segnalati svedesi, spagnoli e americani, mentre con i “novorussi” sono stati intervistati spagnoli, francesi, serbi ed italiani.

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foto da Sputnik Italia

Non sono solo canzonette.

Demata

Tempesta emotiva e grave turbamento: cosa sono?

7 Mar

La concessione di ampie attenuanti all’omicida di Olga Mateo perchè “in preda a tempesta emotiva” arriva proprio mentre si esclude la punibilità per chi agisce «in stato di grave turbamento derivante da una situazione di pericolo».

In altre parole, se un coniuge “in preda a tempesta emotiva”  minaccia l’altro creando una “una situazione di pericolo”, questi potrebbe ucciderlo impunemente, se “in stato di grave turbamento”?

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Ma tutto questo che fondamento scientifico ha?

La definizione generalmente accettata è che “il raptus è un impulso improvviso di forte intensità che porta un soggetto a episodi di parossismo, in genere violenti.”
Ma è un luogo comune che nell’ambito del diritto penale e della psichiatria forense la sola carenza di controllo degli impulsi può essere considerata condizione di momentanea incapacità di intendere e di volere e, quindi, attenuante nella commissione di reati.

In realtà, nella giurisprudenza italiana la parola “raptus” viene utilizzata raramente, forse solo per quanto riguarda il raptus epilettico, e nella giurisprudenza internazionale, il ‘raptus’ non è stato concesso neanche nel caso del campione paraolimpico Oscar Pistorius, nell’eventualità avesse agito offuscato dal forte carico neurotossico per la malattia rara di cui soffre.

Infatti, il raptus per essere tale (cioè comportare una parziale e/o momentanea incapacità di intendere) deve dare riscontro – a visita psichiatrica – di ben più gravi condizioni e diverse ‘espressioni’ del raptus stesso:
Reazione a corto circuito, cioè l’assassino è uno psicopatico disforico impulsivo, labile d’umore, asociale etc
– Acting out, cioè parliamo di disturbo borderline di personalità o di disturbo ossessivo compulsivo
– Raptus ansioso : cioè di crisi acute di angoscia in cui coincidono tutti e tre i fattori di turbamento emotivo intenso, emergenze impulsive, dismnesie o amnesie per l’episodio critico.

Trattandosi di condizioni cliniche, in ciascuno di questi casi non è affatto scontata la presenza (totale o parziale) di una incapacità di intendere e/o di volere ( art. 88 e 89 C.P. ) poiché ogni caso va valutato singolarmente.

In altre parole, per poter supporre una eventuale incapacità di cui agli art. 88 e 89 c.p. il gesto violento deve necessariamente essere correlato “ad una psicopatologia strutturata ed idonea ad inficiare tali capacità (quale ad es. schizofrenia, grave disturbo borderline, etc.).”

Sentirsi salire il sangue alla testa o tremare di paura NON inficiano la capacità di intendere e volere nè quella di valutare danni e conseguenze.
Adesso la parola andrà alla Cassazione, sia per le attenuanti concesse all’omicida di Olga Mateo sia per capire cosa significa “stato di grave turbamento” quando c’è un omicidio e … serviranno anni ed anni di sentenze.

Eppure, sta ad i nostri Parlamentari chiedersi cosa significa quello che vanno a legiferare.

Demata

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Salvini lascia il governo e punta all’Europa?

8 Feb

379445_0_0Matteo Salvini si candiderà al Parlamento Europeo alle prossime elezioni. Anzi, sarà candidato come capolista per la Lega in tutta Italia alle elezioni europee del 26 maggio, questa la notizia scoop di Affaritaliani.it.

Dunque, la sua elezione sarebbe sicura e, nel caso, altrettanto certa sarà … la caduta del Governo: mica Matteo Salvini può candidarsi in tutta Italia, diventare il primo eletto e poi rifiutare il seggio a Bruxelles …

Vedremo come andrà a finire, tanto non è l’unico caso.
Ad esempio, c’è quello di Nicola Zingaretti che, eletto governatore della Regione Lazio un anno fa senza però una propria maggioranza, sono sei mesi che “corre” per la segreteria del PD, con sei milioni di laziali che attendono l’esito delle Primarie per sapere se ‘lui’ si dimetterà per diventare segretario oppure – vincendo Martina – dovrà farlo perchè i numeri in Regione non tornano.

Ritornando a Matteo Salvini, una sua candidatura in Europa per poi rinunciare certamente verrebbe percepita come una furbesca mossa per accaparrarsi il voto del popolino, che certi dettagli non immagina, oltre a focalizzare su un singolo “Uomo Nero” tutta l’attrattività a Centro-Destra, cosa che già oggi comporta enormi problemi con la base, abituata ad organizzarsi democraticamente per sezioni, circoli, convegni eccetera.

Intanto, delle promesse di Matteo Salvini della campagna elettorale italiana del 2018 ormai è Storia ‘passata’: la Flat Tax è dimenticata, la vigente Fornero  conviene più della Quota 100, le espulsioni degli immigrati illegali sono più o meno le stesse, i Centri per rifugiati vengono svuotati e ci ritroviamo per strada con più stranieri ‘irregolari’ di prima, litighiamo proprio con la Francia con cui abbiamo una bilancia commerciale positiva, le grandi opere stanno ancora aspettando, qualche problemuccio con Santa Sede e Magistratura … 

In meno di un anno questi sono i risultati politici: sarà anche per questo che Matteo Salvini punterà al seggio sicuro in Parlamento Europeo, presentandosi come capolista ovunque e diventando il leader della Destra Europea?

Demata

A Davos, Angela Merkel e le allarmanti notizie del Premier Conte

1 Feb

1527242134-frankfurterIl microfono malizioso di una telecamera di Piazza Pulita coglie un dialogo tra il Premier Conte e Angela Merkel e ci offre uno scenario significativo sia  degli uomini al governo sia dei reali scopi della Lega e dei Cinque Stelle.

Da mesi la notizia di maggiore interesse per economia e politica è quella della recessione e del debito crescenti con l’Iva che potrebbe impennarsi al 24,5%: tutti, inclusa la Merkel, vorremmo sapere quale sia la ‘sofferenza del Movimento’ dinanzi ad una tale manifesta impotenza/incapacità, vista anche la situazione di Roma e Torino.
Ebbene, i Cinque Stelle “sono molto preoccupati perché Salvini è circa al 35-36% e loro scendono al 27-26%”.

Riguardo le politiche migratorie e la presenza italiana nel Mediterraneo, la totale superficialità e l’assenza di progettualità con cui si affronta il problema è evidente: se Salvini dice che tutti i porti sono chiusi, io ho detto: “Ok, vuol dire che li prenderò in aereo!” … 

Tutti ci stiamo chiedendo quale sia il ruolo del Presidente del Consiglio, aspettandoci che, come di solito, sia garante del Programma e dell’unità d’intenti del Governo. Adesso, lo sappiamo che non c’è nulla da aspettarsi: “la mia forza è che se io dico: “Ora la smettiamo!” , loro non litigano.” 

Andando al diretto interesse dei partner stranieri come degli italiani, cittadini o imprese che siano – cioè la politica monetaria, fiscale e commerciale – il premier Conte questionato da Angela Merkel sul ‘focus dei Cinque Stelle” … spiega che ora ci sono molti nel partito che dicono: “Il nostro amico è la Germania, e quindi dobbiamo fare la campagna contro la Francia!”

E riguardo l’ormai controverso leader della Lega , il premier italiano è esplicito con la collega tedesca: “Matteo Salvini è contro tutti e chiude tutto“.

Dunque, la Germania è informata che i Cinque Stelle non hanno un programma, pensano innanzitutto alla campagna elettorale, litigano e non c’è dialogo con Salvini, mentre – riguardo l’Italia intera – il premier non dirige il governo, anzi funge quasi da arbitro

Qualcuno pensa che Angela Merkel sia uscita rassicurata da questo breve colloquio? E la Francia presa di mira anche per mero tornaconto elettorale? O il resto d’Europa a veder confermato che Matteo Salvini è ‘contro tutti’?

Demata

Salvini: un’immunità che non conviene a nessuno

30 Gen

A quanto sembra fa paura davvero quello che è scritto nelle 50 pagine depositate dai magistrati riguardo il sequestro di persona dei naufraghi imbarcati sulla nave militare Diciotti: una nave militare addetta al soccorso in mare che viene interdetta allo sbarco dei naufraghi, mentre a Catania erano pronti ad applicare le normali procedure, “manifesta il carattere illegittimo della conseguente condizione di coercizione a bordo patita dai migranti” , scrivono i magistrati.

Infatti, almeno secondo logica prima avviene lo sbarco, poi l’identificazione definitiva e la messa in sicurezza, infine si apre la questione della relocation.

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Foto Ansa

Nessuno – benchè meno Matteo Salvini – vorrebbe trovarsi con una condanna in primo grado per sequestro di persona (da tre a quindici anni nel caso dei minore di anni quattordici) e … poi l’Appello e poi la Cassazione, specialmente se si è anche  segretario federale di un partito che ‘vanta’ una pendenza di ben 49 milioni di euro per danni dello Stato.

Il problema nel problema è che con l’immunità il processo è solo sospeso e la prescrizione per un reato è pari al tempo di pena massima previsto più un quarto (15 anni + circa 4). Dunque, arriverà nel lontano 2037: Matteo Salvini (classe 1973) comunque avrà la spada di Damocle di dover essere rieletto in una delle due Camere italiane fino all’età di 65 anni, sempre sperando che in vent’anni non cambi qualche regola sull’immunità dei parlamentari.

In ambedue i casi una situazione molto scomoda e rischiosa, senza parlare del fatto che non è una cosa semplice rimanere ministro con un’accusa di sequestro plurimo di persona che è solo sospesa per via dell’immunità , se … tutti i pubblici impiegati sono soggetti alla sospensione cautelare in caso di procedimento penale  ….

Allo stesso modo, il M5S non avrebbe giustificazioni verso i propri elettori nel mantenere un “privilegio della casta” – l’immunità – proprio riguardo le decisioni di Matteo Salvini che una parte degli stessi grillini non condividevano: Di Maio, Toninelli e Conte apparirebbero come coloro che hanno messo da parte i principi fondamentali del Movimento, pur di governare con Matteo Salvini, il duro e puro che ha fermato l’invasione scafista, cioè la fine del Movimento Cinque Stelle e la nascita di partito vero e proprio.

E non è che dal lato della Lega andrà meglio, dato che l’immunità per Salvini accentuerebbe ancora di più l’unica immagine che offre agli elettori, cioè quella di estrema destra xenofoba con tanto di alleanze con Kacinsky, Orban e Le Pen.

Viceversa, inviando Matteo Salvini a processo, come accadrebbe a qualunque cittadino, i Cinque Stelle salverebbero faccia, elettorato e unità, la Lega potrebbe continuare ad attrarre elettori di centrodestra, il Governo del ‘Cambiamento’ ne guadagnerebbe in autorevolezza e, tenuto conto che gli Interni si renderebbero vacanti, si perverrebbe a quel “rimpasto di governo e tagliando del contratto” che il Premier Conte sollecitava già il 29 dicembre scorso.

Ed il processo sarebbe un’ottima tribuna mediatica per Matteo Salvini, che non ha nulla da temere, anzi solo da guadagnare, se è convinto delle sue buone ragioni e della legittimità dei propri atti. 

Demata

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Come voterà la Giunta del Senato non è dato saperlo, ma gli inviti a ben riflettere sul potenziale ‘collasso’ della situazione politica arrivano da più parti, di cui alcuni di seguito tra i più interessanti.

Intanto, riguardo il salvataggio a Cinque Stelle e la storia della responsabilità collettiva e dunque ‘politica’, ci sono delle vistose falle, se – come sottolinea Alessandro De Angelis, vicedirettore di L’Huffington Post – “i Cinque Stelle, politicamente parlando, sostengono che Salvini ha agito in modo collegiale rispetto al governo, e dunque sulla base di un interesse nazionale, ma lo spediscono col loro voto davanti ai giudici per sequestro di persona.
Rischiando poi di finirci anche loro, perché potrebbero essere chiamati in correità ai sensi dell’articolo 100 del codice penale Di Maio, Toninelli e Conte, se hanno avuto una responsabilità nel verificarsi dell’evento. Prima ancora che a una eventuale crisi di governo, siamo di fronte a una crisi della logica“.

 

Roberta Lombardi, Deputata M5S uscente e consigliere della Regione Lazio scrive oggi con  grande lucidità che “votando favorevolmente all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, il M5S e la Lega hanno una grande opportunità:

  • il M5S di confermare e rafforzare la propria identità ribadendo che su etica e legalità non facciamo sconti a nessuno né all’interno delle nostre fila né tanto meno a un nostro alleato di Governo
  • la Lega, e Salvini in primis, di dimostrare che non ha nulla da temere perché ha piena fiducia nel proprio operato, senza doversi così rimangiare la parola data rispetto a quanto dichiarato inizialmente sulla sua disponibilità a sottoporsi al giudizio della magistratura
  • il Governo del Cambiamento di dare, nel suo complesso, una nuova prova di tenuta e di convergenza d’intenti e di valori”. Viceversa, “Salvare Salvini ci costerà caro”.

 

Del resto il Fatto Quotidiano ha ben spiegato che “dopo l’insediamento del nuovo governo, il senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministero dell’Interno, pur rimanendo inalterata la procedura amministrativa” per assegnare il Pos (Palce of safety) “ha ritenuto di dare seguito a un proprio convincimento politico, che aveva costituito uno dei cardini della campagna elettorale quale leader del partito della Lega, secondo cui i migranti giunti nel nostro territorio nazionale non sbarcherebbero in Italia bensì in Europa con la conseguenza che il correlato problema dell’accoglienza dovrebbe essere gestito a livello europeo, con una ripartizione degli Stati membri dell’Ue … Dunque l’unica vera ragione che ha indotto il ministro a non autorizzare tempestivamente lo sbarco è da rinvenire nella sua ‘decisione politica’ di attendere l’esito della riunione che si sarebbe tenuta” il 24 agosto al livello europeo per il caso”.

 

Un mondo e un metodo che non piace ai nuovi ‘giovani’, come scrive Linkiesta, se al Nord “c’è una generazione nuova, quella cresciuta con l’Erasmus, con i voli low-cost, internet, che i primi soldi che ha guadagnato erano euro che si affaccia anche nel mondo dell’impresa e che potrebbe essere in prima linea per la riscossa dell’Italia.”
E sono “quel quel popolo delle Partite Iva e sedotto dalla Flat Tax, che davanti alla disumanità ha deciso di non voltarsi dall’altra parte“, ad esempio inviando proprio alla Sea Watch beni di prima necessità prodotti nelle loro aziende …