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Clima: ecco il “Sommario IPCC per chi fa opinione politica”

7 Dic

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è il comitato scientifico  mondiale che ha lo scopo di studiare il riscaldamento globale fin dal 1988, dopo la fusione di due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Due mesi fa, l’IPCC ha pubblicato il “Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C”, allertando che i modelli climatici prevedono forti differenze nel clima regionale se supereremo un incremento di 1,5 ° C  rispetto ai livelli preindustriali, cioè la situazione attuale.

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Gli scienziati sanno bene quali danni possono causare le carenze culturali di gran parte del ceto politico mondiale, nazionale o locale, che quasi mai arriva da studi e professioni tecnico-scientifici, e il Rapporto IPCC contiene un apposito “Sommario per chi fa opinione politica”, che – si spera – entrerà nel ‘programma’ di candidati e di amministratori o – al peggio – sarà di grande utilità al Popolo per individuare tra 15-20 anni i personaggi e i partiti – gli “Eletti” – che ci avranno portato al disastro.

Andiamo a tradurre questo Sommario IPCC e vediamo di cosa si tratta e di come – in sintesi – coinvolge l’Italia:

  1. alta pressione atmosferica, aumento delle temperature, forti precipitazioni in diverse regioni e siccità in altre. Il costo stimato da Coldiretti – solo per l’Italia e solo per l’agricoltura – è di oltre 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni tra perdite produttive, danni a strutture e infrastrutture, con la produzione ridottasi al 60% dei raccolti nel caso dell’olio;figura-1
  2. innalzamento medio del livello medio del mare, che viene misurato dai satelliti ed è stato di 7 centimetri in 25 anni, tra il 1993 e il 2018, ma negli ultimi cinque anni è accelerato da 3,2 millimetri l’anno a 4,8 millimetri. Il fenomeno non è omogeneo, varia da costa a costa, ma l’’Ecuador ha già perso più del 10% della sua area con un totale di quasi 28.500 chilometri quadrati, il Vietnam e la Bulgaria hanno perso rispettivamente il 4,74% e l’1,87% della loro terra. Alle Eolie le spiaggie stanno già sparendo e entro due generazioni Venezia subirà un aumento del livello medio del mare di circa 85 centimetri, Lipari di circa 1,30 metri e le Cinque Terre di circa 60 centimetri;
  3. impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi, con il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% dei vertebrati che avrà la metà dello spazio attuale di sopravvivenza, a parte gli incendi boschivi e la diffusione di specie invasive, di cui in Italia siamo già afflitti. E se oggi circa il 2-7% dell’area terrestre globale ha già subito una trasformazione degli ecosistemi con un incremento di riscaldamento globale di un altro mezzo grado centigrado, il territorio trasformato (o devastato) dal Clima sarà il 8-20%. Basti ricordare che tra il mese di maggio e il 26 luglio 2017 in Italia sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive e che, tra l’infestazione da Xilella e l’effetto di alcune gelate, la produzione d’olio pugliese è stata dimezzata con perdite nazionali per circa 1 miliardo di euro;
  4. gli aumenti dell’acidità e la diminuzione dei livelli di ossigeno nei mari comporterà la perdita di risorse costiere e riduzione della produttività della pesca e dell’acquacoltura, in seguito a impatti sulla fisiologia, sopravvivenza, habitat, riproduzione, incidenza della malattia e rischio di specie invasive. Il rischio di perdita irreversibile di molti ecosistemi marini e costieri aumenta con il riscaldamento globale, con una perdita/riduzione del pescato globale di circa 1,5 ad oltre 3 milioni di tonnellate. I dati del Rapporto OCEAN2012 confermano che gli stock ittici del Mediterraneo sono sfruttati a livelli insostenibili, specialmente nel Tirreno centrale e meridionale, nell’Adriatico meridionale e nello Ionio, dove – per evitare il disastro ambientale – bisogna ridurre in media la pesca del 45-51 per cento, con punte del 90 per cento per la pesca del nasello in alcune aree;figura-2 
  5. i rischi legati al clima per la salute, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico, la sicurezza umana e la crescita economica aumenteranno, colpendo alcune popolazioni indigene e le comunità locali dipendenti dai mezzi di sussistenza agricoli o costieri, ma anche  le popolazioni svantaggiate e vulnerabili. Limitando il riscaldamento globale a 1,5 ° C, rispetto ai 2 ° C previsti, potrebbe ridurre il numero di persone esposte suscettibili alla povertà fino a diverse centinaia di milioni entro il 2050

  6. qualsiasi aumento del riscaldamento globale inciderà sulla salute umana, con conseguenze per la morbilità e la mortalità legate al calore e per la mortalità legata all’ozono. Le aree urbane amplificheranno l’impatto delle ondate di calore. Si prevede aumenteranno anche i rischi derivanti da alcune malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la febbre dengue, compresi potenziali cambiamenti nel loro intervallo geografico, come sappiamo in Italia dove nel 2013 abbiamo avuto circa 147 casi di dengue, dopo l’invasione della zanzara tigre;
  7. la percentuale della popolazione mondiale esposta a stress idrico sarà anche del 50%, sebbene vi sia una considerevole variabilità tra regioni del mondo. La Eu Water Conference 2018, tenutasi a Vienna il 20 e il 21 settembre, ha confermato che in Europa soltanto il 40% delle risorse idriche naturali è in buona salute e gli obiettivi fissati per il 2015 sono stati mancati. I Paesi membri – spiega Martina Mlinaric, senior policy officer dell’European policy office del Wwf – invece di raddoppiare i loro sforzi, cercano una via d’uscita dagli impegni presi, rischiando di mancare anche l’obiettivo del 2027: garantire buone condizioni ecologiche ai bacini idrici e quantità sufficienti di acqua per le esigenze delle persone e dell’ambiente.Nonostante i miglioramenti raggiunti, come la gestione integrata dell’acqua e la prevenzione delle inondazioni, in Europa permangono problemi strutturali, legati . L’Italia è nel mirino della Commissione europea, con un processo di infrazione e varie istruttorie per i ritardi nella gestione delle acque reflue inquinate, per l’eccessiva estrazione di risorse idriche e per le modifiche ambientali dannose per i fiumi e i laghi;climate-change-threatens-embed
  8. sono già previste riduzioni nette delle rese di mais, riso, grano e potenzialmente di altre colture di cereali, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Sud-Est asiatico e nel Centro e Sud America, e nella qualità nutrizionale dipendente dalla CO2 di riso e grano. Le riduzioni nella disponibilità di cibo nel Sahel, nell’Africa meridionale, nel Mediterraneo, nell’Europa centrale e nell’Amazzonia sarannomaggiori con un incremento di 2 ° C rispetto a 1,5 ° C del riscaldamento globale. Anche l’allevamento di bestiame verrà influenzato dai cambiamenti nella qualità dei mangimi, della diffusione delle malattie e della disponibilità di risorse idriche. Nel 2021 l’Unione europea applicherà la nuova “Politica Agricola Comune” (PAC) per l’assegnazione di sussidi e incentivi agli agricoltori e allevatori europei, andando a tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi (le attività zootecniche sono la causa di circa il 20% di tutte le emissioni di gas serra) ed a sostenere le aziende agricole che producono con metodi ecologici;
  9. i rischi per una crescita economica globale aggregata  come le esigenze/spese di adattamento al Cambiamento Climatico saranno inferiori evitando di superare un riscaldamento globale di 1,5 ° C, con un’ampia gamma di opzioni di adattamento per ridurre i rischi che nei settori energetico, alimentare e idrico potrebbero sovrapporsi, creando nuovi ed esacerbanti rischi, esposizioni e vulnerabilità.  Nel caso dell’Italia è possibile stimare costi per l’economia nazionale compresi tra 20 e 30 miliardi di euro entro il 2030 o maggiori, se non avvieremo il ripristino degli ecosistemi evitandone la degradazione e la deforestazione, gestione della biodiversità, acquacoltura sostenibile, difesa costiera e indurimento, irrigazione efficiente, reti di sicurezza sociale, gestione del rischio di catastrofi, diffusione del rischio e condivisione e adattamento basato sulla comunità, infrastrutture verdi per le aree urbane con uso e pianificazione sostenibile del territorio e gestione sostenibile delle risorse idriche.

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Detto questo, resta solo da chiedersi da che parte stare, visto che lo sforamento del 1,5° C è previsto per il 2030 e che la Terra sta andando verso una situazione poco reversibile con non solo il Clima, ma anche l’Umanità fuori controllo.

In altre parole, parliamo di  miliardi di euro che non entreranno nei bilanci delle aziende, nelle tasche dei cittadini, nelle tasse degli stati  e quegli altri che dovremo spendere almeno per contenere i danni e quelli che sarebbero da trovare per evitare il disastro.

Intanto, in Europa ci ritroviamo la Francia con i Gilet Gialli che hanno bloccato il piano energetico ‘ecocompatibile’ di Macron, mentre già nel 2016 Parigi ha sforato del 3,6% gli obiettivi sulle emissioni di gas a effetto serra.
L’Italia è nei parametri, ma entro dieci anni dovrà ridurre le emissioni di gas serra  di una quantità pari a circa 50 Mt di CO2 equivalente annui, cioè alla metà delle emissioni dal trasporto stradale.

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La Lega Ambiente – ad ottobre, mentre veniva pubblicato il Rapporto IPCC – ha chiesto al Governo Conte di inserire nella Legge di Bilancio – i provvedimenti utili a:

  1. garantire incentivi per le diagnosi sismiche e energetiche di edifici e scuole in modo da completare l’anagrafe scolastica ed intervenire sulla sicurezza delle strutture ed infrastrutture,
  2. incentivare gli investimenti per rendere più moderne e sostenibili le città, per riqualificare gli edifici da un punto di vista sismico e energetico, per rilanciare le fonti rinnovabili e le produzioni certificate di qualità e da filiere territoriali,
  3. rivedere i canoni per le attività estrattive, il prelievo di acqua minerale e le concessioni balneari, cancellando i sussidi alle fonti fossili, incomprensibili in un Paese impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici,
  4. riformare la fiscalità, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, in pratica tanto inquini tanto paghi, e intervenire sull’IVA (attualmente articolata tra il 4 e il 22%) per differenziare i diversi beni in modo da premiare l’innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale, il Made in Italy di qualità.

Purtroppo, la Politica italiana non sembra essersi accorta nè del Cambiamento Climatico, nè dei danni e delle spese, nè delle possibili soluzioni. Ma non siamo più negli Anni 60-70, quando problemi e soluzioni erano rimandabili ai posteri, la generazione al potere oggi avrà al massimo 60 anni quando il “Popolo” toccherà con mano cosa c’era da fare oggi.

I tempi sono corti, mezzo grado centigrado in più causerà una escalation disastrosa.

I Politici della ‘nuova generazione’ possono fare due cose: continuare così inseguendo il consenso momentaneo dei ‘like’ dei ‘seguaci’ (trad. followers) oppure iniziare a valutare cosa ne penserà di loro il Popolo tutto già solo tra 10-15 anni.

In parole povere, dal 5 ottobre 2018, qualunque candidato, amministratore, governante od oppositore che non metta in agenda le priorità ambientali … sa che sta facendo promesse che non potrà mantenere a lungo e proponendo cose che non possono avverarsi.

Ormai non è più solo una questione ‘ecologica’, bensì di energia, acqua, cibo, coesione, sicurezza e risorse finanziarie.

Demata

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Sanzioni UE: il crash Lega – M5S era annunciato

22 Nov

L’UE constata il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico e si prepara a sanzionare l’Italia. Nulla di nuovo, lo sapevamo dall’estate: l’incremento del debito pubblico è uno degli obiettivi del Patto Salvini-Di Maio, una sorta di scrittura privata tra separati in casa con il Premier a far da avvocato di famiglia, come se il fatto non fosse innanzitutto il suo.

Lega Cinque Stelle Deficit Crash
Dirà qualcuno che il Contratto Lega-M5S riporta che “l’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico“, ma forse non ha letto il seguito“riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”.

Come possano crescere il PIL e ripartire la domanda interna è ben chiaro nel Contratto:  investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno, cioè spesa pubblica, che – non crescendo il PIL – diventa automaticamente Debito pubblico. 

Per inciso, gli investimenti ad alto moltiplicatore sono quelli nella ricerca, nell’istruzione  e nella formazione tecnica, nell’eccellenza universitaria, nell’innovazione, nella semplificazione (ndr. chi li ha visti?) ed il potere d’acquisto delle famiglie si sostiene innanzitutto riducendo le tasse, a partire dall’IVA che incide direttamente sul costo delle merci per il cittadino. Ed aggiungiamo che nel Contratto non c’erano i 300 miliardi che servono per sistemare ponti e autostrade e neanche i 20 miliardi che servono per gli edifici scolastici. Tutti urgenti.

Ricordiamo anche che nel Contratto Salvini – Di Maio si promettevano tante, tante spese: per la ristrutturazione della rete idrica e la gestione pubblica dell’acqua, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, le Regioni (ndr. inadempienti) e i rifiuti, la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici, i piani specifici per la Pianura Padana, eccetera.

Tutta roba che costa e non genera ricavi o profitti nè minori costi per almeno un decennio: tante spese, da aggiungersi a quelle promesse per “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud”. 
Intanto, a Taranto interviene l’Unicef, tanto che sono esposti i bambini, a Novi Ligure scompare la Pernigotti che si rimaterializzerà in Turchia mentre Caffè Splendid, Hag e ex Pirelli non ci sono più, a Termini Imerese si tira avanti da anni con i finanziamenti dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa ; ad Acerra (praticamente sotto casa di Di Maio) le attività de La Doria saranno trasferite nell’impianto di Parma …

A proposito, come non abbiamo letto bene quel Contratto, noi italiani abbiamo dimenticato che tutto è iniziato il 19 settembre a Strasburgo con il Premier Conte che annunciava all’Europa che “la linea del governo non è superare il 2% ma di fare una manovra seria, credibile e coraggiosa che offra risposte ai cittadini che allo stesso tempo consenta la ripresa economica“.
Poi, il giorno dopo, il 20 settembre 2018,  Di Maio annunciava che possiamo sforare il deficit per mantenere le promesse” e pochi giorni dopo, il 27 settembre, Salvini confermava “Sforare? Vale la pena. Meglio felicità degli italiani” …

Dunque, lo sapevamo già che la Lega e i Cinque Stelle ci avrebbero portato alle sanzioni europee per “il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico”.
Tutti, a partire dai parlamentari e dai giornalisti.

Speriamo che – da oggi – i nostri media e i nostri politici decidano di non inseguire il consenso dei “like” lunghi un attimo e poi dimenticati, continuando  la ‘campagna elettorale infinita’ di Salvini e di Di Maio … con una crisi di governo dando ‘la colpa a qualcun altro’.

E’ l’ora dei fatti e delle responsabilità, a partire da Palazzo Chigi, che avrebbe il ruolo non notarile di governo del Paese e di evitare il Peggio: cosa sia questo peggio e come fare, ce lo spiegava ieri il Sole24Ore.

“Si è molto parlato in queste settimane della possibilità che il Consiglio europeo chieda il deposito di una sanzione dallo 0,2% allo 0,5% del Pil (da poco meno di 4 a poco più di 9 miliardi) in un deposito infruttifero.
Ma il Trattato prevede anche la possibilità che i capi di Stato e di governo invitino la Bei (ndr. Banca europea per gli investimenti) a «riconsiderare» la propria politica di investimenti nei confronti del Paese sanzionato: ipotesi non proprio irrilevante visto che l’Italia oscilla tra il primo e il secondo posto a seconda degli anni nella classifica dei destinatari delle operazioni Bei.
Per evitare questa seconda fase c’è ancora molto margine, come mostra il caso di Spagna e Portogallo che non arrivarono mai alle multe dopo l’avvio della procedura. Ma per sfruttarlo bisogna cominciare una trattativa vera.”

Poche ore dopo, Salvini scherniva ben 18 partner europei con un “Lettera Ue? Aspettiamo quella di Babbo Natale“, Di Maio già pensava alle elezioni con “la nostra strada per ridurre il debito è aiutare famiglie e imprese“, Tria non la manda a dire se “la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l’economia italiana” e Conte se la prende con il governo precedente se “l’Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo” e – dopo due mesi di scarsissima visibilità dal quel 19 settembre – adesso confida “di poter convincere tutti sulla validità di queste riforme“.

Se fossimo di uno dei 18 paesi europei che hanno votato le sanzioni, potremmo dubitare che gli italiani – fatto il condono, salvata Roma per altri sei mesi e garantito con lo spoil system le carriere predestinate – la ributtano in cavalleria, che se cade il governo guadagniamo un altro anno nel ritardo delle riforme e dell’innovazione?

E non sono i media europei, ma quelli italiani, che riportano di “Matteo Salvini, la scenata di Luigi Di Maio nell’ufficio del leghista: ormai parlano via segretarie”.

Come non sono i partiti europei, ma il Partito Democratico che – in una situazione del genere iniziata con il mancato rispetto del criterio del debito nel 2017, quando c’erano Renzi e Padoan che lasciarono un debito/pil del 131,2% – dimostra disunione e ‘tanta voglia di spesa pubblica’, se una parte dei suoi sostenitori sente l’esigenza di alternative a Minniti (ndr. una vita dedicata alla sicurezza nazionale), candidando alla Segreteria nazionale il governatore della Regione con 27 miliardi di debito a rendiconto nel 2016 o un giovane cresciuto nel partito che come ministro delle  politiche agricole alimentari e forestali ha dispensato mutui, sgravi, deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta …

Se non fossimo italiani, come la vedremmo questa storia delle sanzioni UE?

Demata

 

Salvini al bivio, quale strada prenderà?

15 Nov

Sembra che la Lega imperversi con il suo circa 30% dei consensi, poi – letti dei sondaggi sull’astensione risalita al 34,8% – prendiamo atto che di media solo due italiani su dieci lo voterebbero ed al Sud poco più di uno su dieci. Evidentemente, gli elettori meridionali attendono che Salvini al ministero degli Interni ripeta l’eccezionale azione di Antimafia condotta da un altro leghista, Maroni, quando era allo stesso ministero.

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Mappa del Pizzo – Confesercenti 2008

Poi, analizzando il dato per macroaree, ci ritroviamo che quasi la metà dei votanti settentrionali è per la Lega, ma in realtà sono il 30% circa, se consideriamo gli elettori in totale.
Nel Centrosud e nel Sud e Isole, il consenso dei votanti è del 22-25%, che diventa del 10-15% se consideriamo l’astensione.

Perchè?
Per il semplice motivo che in Lombardia il PIL pro capite è di 36.600 euro annui e in Emilia Romagna di 34.600 euro, più o meno come nel Veneto è di 31.700, in Piemonte di 29.600 euro, in Toscana di 30.000 euro e nel Lazio di 32.100 euro annui.
Praticamente come Germania (38.200 euro), il Regno Unito (36.500 euro), la Francia (33.300 euro) e, tra le varie, … l’Austria (36.500 euro).

L’Italia, invece, si attesta sui 26.000 euro pro capite annui, in compagnia della Spagna (23.800 €), di Cipro (22.000 €), ma è una media che è reale solo in Umbria (24.000 €) , Abruzzo (24.100 €) e Marche (26.600 €).

Infine (ma forse sarebbe la prima cosa), ci sono Sud e le Isole, con la Campania (18.600 €), la Puglia (17.800 €), la Sicilia (17.500 €), la Calabria (17.100 €), come Grecia (17.100 €), Portogallo (17.000 €) e Repubblica Ceca (16.500 €).

E aggiungiamo che il PIL pro capite – cioè la singola capacità produttiva di un italiano – è calato di ben 1.800 euro dal 2008.  Figuriamoci se, poi, la spesa aumenta pure, come sta accadendo dal Governo Renzi in poi.

Ovviamente, se la parte che gareggia con l’Europa produce macchinari, energia e commercio estero, mentre quella che resta al palo ha solo l’agroalimentare e il turismo interni per nutrirsi, il divario è bello che spiegato: arriveranno sempre e solo le briciole del banchetto apparecchiato al piano superiore.

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Valore della produzione industriale per aree

 

Dunque, Salvini è ad un bivio: ‘ampliare’ il suo partito oltre la “padania” ed accantonare il protezionismo con cui la Lega Nord ha difeso gli interessi settentrionali.
Oppure, fare retorica (ad esempio, l’Umbria non è mai stata ‘nazione’ e il Molise neanche, ma lo è stata per oltre mille anni Napoli) e ‘amministrare’ quel poco di consenso che gli arriva dal Meridione, grazie ai “condoni” (vedasi Ischia che è classificata “Zona con pericolosità sismica media dove possono verificarsi forti terremoti”) e “gli immigrati al posto loro”, cioè nei campi.

Tanto, l’agenda politica dei prossimi mesi è ormai segnata:
– da gennaio tagli pesantissimi ai servizi per incostituzionalità dell’attuale manovra di bilancio
– a febbraio (circa) arriveranno i dati internazionali e nazionali sui reati e i fatti di razzismo in Italia (+ 300% ? Di più ?), che sono una precisa competenza proprio del suo ministero
– poi c’è Sanremo e inizierà campagna elettorale con la grancassa ‘la colpa è dell’Europa’ ed il rullante “siete una massa di incompetenti”, tanto c’è il PD paralizzato dalla candidatura di Zingaretti, quello del debito della Regione Lazio certificato nel rendiconto 2016 a 27 miliardi di euro
– in primavera inoltrata, fatte le elezioni e con un’operatività della pubblica amministrazione inferiore ai dodicesimi dell’anno precedente, scopriremo di quanto cederà Di Maio e chi tra i big del PD ha recuperato qualcosa nelle proprie regioni;
– arrivati all’estate, infine, si invierà all’UE un ennesimo esercizio provvisorio e poi … tutti al mare, se ne riparla ad ottobre, chissà. Forse, con il gentile permesso della segreteria neonata del PD, si inizierà a parlare di un governo ‘tecnico di programma’ e/o elezioni anticipate (nel 2020 sotto i morsi di una crisi economica mondiale annunciata?) ed il Cdx potrà tirar fuori l’asso di Taiani, che per ora resta in stand by per non bruciarlo.

Immaginando che Di Maio continuerà a pasticciare tra ipotesi (congiuntivi), stato fattuale (condizionali) e decisioni da prendere (indicativi), siamo ancor più nelle mani di … Renzi e Zingaretti, a meno che Salvini non abbracci la causa del Sud, cioè quella della ripresa industriale e della sicurezza pubblica, di cui la Lega si fa vanto al Settentrione.

Mai dire mai … ma sarà dura da far capire all’elettorato tipico della Lega Nord.
E sarà ancora più complicato nel caso la Lega avesse successo a Napoli, dove le ambizioni ‘federaliste’ sono simili a quelle di Barcellona …

Demata

Infrazione UE = Legge di Bilancio incostituzionale?

15 Nov

Il Debito italiano si è attestato ormai al 131,8 per cento del PIL, cioè l’Italia spende circa 2.350 miliardi di euro, ma “produce” solo circa 1.700 miliardi, “ballano” oltre 600 miliardi. Più o meno quanto tutto il PIL della Svizzera. 
E l’Italia è praticamente l’unico stato che non è riuscito a ridurre il rapporto Debito in percentuale del PIL.

Miglioramento Debito - PIL 2018 UE

Poi, ci sono gli ‘spiccioli’ che mancano: una ventina di miliardi che si auspica arrivino da privatizzazioni del Patrimonio immobiliare pubblico, quell’altra decina di miliardi che dovrebbe uscire per il 61% delle scuole che non è possesso del certificato di agibilità/abitabilità (dati ministeriali), i 320 miliardi che servono per rendere sicure le infrastrutture (Studio Cresme – Camera dei deputati), poi ci sono una 30ina di miliardi per coprire i debiti dei Servizi Sanitari Regionali … ma forse sono molti di più se il debito della sola Regione lazio era certificato nel rendiconto 2016 di 27 miliardi di euro.

C’è il grande ‘enigma’ delle Pensioni e del Reddito di Cittadinanza sbandierati agli elettori – che, come sappiamo, sono accorsi in massa pro Lega & Cinque Stelle – e che per ora restano provvedimenti rinviati al prossimo esercizio, non si capisce quanto costeranno (sicuramente tanto …) e, forse, anche peggiorativi sul fronte dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e di quel 30% di lavoratori che – compiuti 55-60 anni – iniziano a ritrovarsi con due o più malattie croniche.

Ovviamente, siamo tutti in attesa della procedura d’infrazione contro l’Italia, sollecitata innanzitutto dall’Austria, che – intanto – sta applicando la doppia cittadinanza ai tirolesi e che ha ripristinato i controlli doganali alle nostre frontiere, senza che il Governo italiano batta ciglio, nonostante Unioncamere Emilia-Romagna e Unioncamere Veneto abbiano segnalato che “il provvedimento è una minaccia per l’economia della Pianura Padana“, se oltre 40 milioni di tonnellate di merci attraversano il Brennero ogni giorno. 

Una procedura di infrazione UE molto sentita dai tanti piccoli stati che compongono l’UE e che – avendo il loro problemi a ridurre il proprio debito – sono ormai preoccupati dall’Italia che sta addirittura incrementando la differenza tra ‘capacità del Paese’ e ‘spesa della Nazione’.
Senza parlare del fatto che il funzionamento e il risanamento della spesa pubblica sono alimentati dalla leva fiscale che non è il PIL, ma poco meno della metà … cioè che il nostro debito pubblico potrebbe anche essere, in teoria, quasi il quadruplo di quanto entra dalle tasse.

Questo ‘baratro’ italiano tra capacità di produrre e quanto spendiamo – che frena tutta l’Eurozona – è ormai in termini nominali  superiore all’intero PIL di nazioni come Belgio, Svezia, Romania, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda, Portogallo, Grecia, Danimarca eccetera.
Se volessimo sommare anche tutto quello che c’è da spendere per far funzionare i servizi e garantire la sicurezza, tenendo conto che le ‘entrate’ non sono il PIL ma il FIsco, probabilmente il baratro potrebbe essere superiore al PIL dell’Olanda, che non è poca cosa.

Ultimus sed non minimus, bene ricordare che stiamo parlando di somme enormi rispetto a quelle che i ‘complottisti’ addebitano a manovre finanziarie e interessi bancari ‘anti-italiani’.

A proposito, è chiaro a tutti che una procedura per “deficit eccessivo in relazione alla violazione della regola del debito” renderebbe automaticamente incostituzionale la manovra di bilancio del Governo giallo-verde del Premier Conte, se quella vigente prevede che «Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico» (art 97); «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea» (art 119).

E non sembra che ci sia nè il tempo nè la maggioranza per votare una nuova Costituzione.
Riusciranno i ‘sovranisti’ a far campagna elettorale sugli stessi tagli dissennati che loro stessi – arrivati al Potere – causano e legiferano? Riusciranno gli apparati locali partitocratici ad accettare che non si può andare avanti per progetti e per precariato?
E quando l’italiano medio capirà che non si galleggia con una differenza tra Debito e PIL grande quanto il prodotto interno lordo della Svizzera?
… mica siamo l’America.

Demata

Si andrà in pensione con 44 anni di contributi, Di Maio esulta

31 Ott

Luigi Di Maio ha annunciato pochi minuti fa che: “Lo avevamo detto, vi abbiamo promesso uno Stato dove i giovani possano trovare lavoro e i nonni facciano i nonni. Superata la legge Fornero: con la #ManovraDelPopolo a 62 anni, dopo decenni di lavoro, si potrà finalmente andare in pensione”.

Peccato che il Ministro del Lavoro non si renda conto che ha appena annunciato (festosamente) che chi ha iniziato a 18 anni resta al lavoro ben 44 anni, mentre con le norme di Elsa Fornero poteva andare in pensione ‘anticipata’ con 43 anni e 3 mesi di contributi versati per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. 

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Marco Leonardi, professore di economia alla Statele di Milano ed ex consigliere economico della Presidenza del Consiglio ha deunuciato, oggi, sulla sua pagina Facebook che nella “bozza quasi definitiva della legge di Bilancio non ci sono le norme su pensioni Quota 100”.

E che ci fosse poca voglia di pensionare era confermato su diversi fronti.
“La ministra della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha espresso, infatti, la propria preoccupazione per l’ampio turn over a cui si andrebbe incontro nel 2019, viste le numerose uscite previste”. (Blasting News)
“Con ‘Quota 100’ il servizio sanitario nazionale andrà in tilt. Secondo il sindacato Anaao, 25mila medici e dirigenti ospedalieri potranno andare subito in pensione, ma a causa del blocco delle assunzioni non saranno sostituiti da nuovi lavoratori”. (TPI News)
“Se si abbassa l’età del ritiro dal lavoro, in futuro si avranno problemi per assegni pensionistici che avranno perso potere d’acquisto, per cui serviranno altri interventi pubblici di tipo assistenziale”, preavvisa Elsa Fornero (Sole24ore)

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Eppure, durante la presentazione sulla nota di aggiornamento del Def del 3 ottobre 2018 – cioè prima delle batoste dello spread, del rating e del bilancio da mettere in ordine come hanno ricordato il Presidente Mattarella e l’Unione Europea – il vicePresidente del Consiglio Matteo Salvini aveva dichiarato che “tra gli impegni presi che cominciamo a mettere in pratica c’è il superamento della legge Fornero che vedrà la possibilità, e non l’obbligo, di andare in pensione con qualche anno di anticipo già dall’anno prossimo, senza alcun tipo di penalizzazione”,

Dunque, c’è chi crede che la riforma pensioni e di reddito di cittadinanza se ne riparlerebbe dopo le elezioni europee. Qualcun altro teme che Movimento Cinque Stelle e Lega vogliano far di tutto affinché si possa chiudere con le due importanti misure entro il mese di aprile, ‘per buttar lì qualche soldo prima delle elezioni’.
E chi è convinto che non se ne ricaverà nulla dal contrasto tra la Lega che è contro la Legge Fornero da sempre e i Cinque Stelle che hanno promesso il reddito di cittadinanza.

Infatti, il risultato per ora è peggiorativo per chi ha iniziato a lavorare prima dei 21 anni. E’ evidente che Di Maio abbia prevalso su Salvini sulle priorità tra ‘anziani’ e ‘quarantenni’, se è andata perduta anche la Quota 41, cioè ‘congelare’ il computo dell’aspettativa in vita a quella del 2011 e consentire a coloro che hanno versato 41 anni di contributi di andare in pensione a prescindere dalla loro età anagrafica.

Il messaggio alle nuove generazioni? Non iniziate troppo presto a lavorare: l’età contributiva serve a poco.

Demata

I titoli di Stato italiani, la sottile leggerezza del populismo e la stretta dell’anaconda

24 Ott

Solo il 32% del debito pubblico italiano è in mano a istituzioni finanziarie straniere. L’Italia è anche il Paese in cui le istituzioni finanziarie residenti, cioè le banche e le assicurazioni italiane, sono più attive nell’acquisto del debito pubblico dello Stato.

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Gli acquirenti del debito pubblico italiano, infatti, sono al 62% da soggetti italiani tra cui il sistema assicurativo italiano detiene da solo poco più di un sesto del nostro debito sovrano.
A questi va aggiunta anche la quota di debito pubblico in mano alle famiglie che è intorno al 5-6% e questo significa che oltre due terzi dell’intero debito è in mano ad italiani, siano essi società, banche, assicurazioni o famiglie.

Ecco chi ci guadagna quando lo spread sale e con esso l’interesse dovuto agli investitori.

Tra gli stranieri troviamo la BCE tramite Bankitalia, con una quota che si aggira oggi intorno al 13-14%, cioè intorno ai 350 miliardi di BTP. In altre parole, gli investitori stranieri non pubblici posseggono meno del 30% del nostro debito pubblico.

Il problema, però, è che questi investitori ci stanno abbandonando da maggio scorso al ritmo di 35-40 miliardi euro al mese, cioè in cinque mesi gli stranieri hanno venduto circa 4-5% del Debito Pubblico italiano che ‘possedevano’ in titoli di Stato.

Complotto? E quale investitore cederebbe i propri titoli sapendo che così  l’interesse aumenterà di valore? 

Cosa sta accadendo? A parte la fragilità di un governo formato da due partiti populisti di opposta impostazione, c’è il ‘successo’ delle politiche finanziarie di quel Donald Trump che Salvini e il Centrodestra come il Premier Conte tanto ammirano.

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“Il Treasury bond americano è soprannominato l’anaconda perché non attira l’attenzione, dormendo per la maggior parte del tempo, ma quando si sveglia è micidiale e provoca un vero e proprio terremoto. Il rendimento è in risalita, ormai al 3,354% e questo fa paura persino a Wall Street, perchè ad esso “sono agganciati i tassi di milioni di mutui e il prezzo che i governi e le società devono pagare per il proprio debito.” (Milano Finanza)

Il prezzo che i governi e le società devono pagare per il proprio debito …

Piuttosto, con lo spread che sale ed il Populismo che grida al complotto finanziario, ma il Presidente Mattarella che ribadisce il mettere “i conti a posto”,  perchè il nostro Ministero dell’Economia e Finanze continua a bandire aste per Bot , come quella annunciata il 24 ottobre 2018 per sei miliardi di euro?

E come lagnarsi che il rating nazionale si abbassa, se il recente riacquisto del BTP Italia in scadenza il 23 aprile 2020 è stato solo “pari a 3,8 miliardi di euro, a fronte di una offerta complessiva pari a circa 7,1 miliardi” e il MEF ha annunciato la “contestuale emissione di ulteriori tranche di titoli” BTP in scadenza nel 2025, 2026, 2028, 2029 e 2046 …

Demata

Perchè il sovranismo USA paga e quello italiano ci rovinerà?

3 Ott

In Italia, ad oltre 100 giorni dall’affermazione sovranista di Di Maio e Salvini, il debito pubblico è cresciuto dell’1% rispetto lo scorso anno. Tantissimo.
Intanto, Istat annuncia che in Italia il  tasso di occupazione mai è stato così alto dal 1977. Pochissimo: in Europa siamo terzultimi.
Non ne parliamo della leva fiscale, notoriamente esosa quanto palesemente recessiva, e, andando al Bilancio, come avrebbe detto il buon Nino Taranto quasi un secolo fa,  l’ha capito anche Di Maio: ‘Bambole, non c’è una lira”.

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Negli Stati Uniti, invece, i dati relativi al mercato del lavoro nel mese di settembre dovrebbero confermare, una dinamica occupazionale positiva con il tasso di disoccupazione previsto in ulteriore calo a 3,8% da 3,9% del mese precedente.
Intanto, arrivano dati positivi dalla rilevazione delle richieste di sussidio settimanali correnti.
Secondo i report di IntesaSanPaolo, “gli occupati non agricoli sono previsti in crescita di 185mila unità”  con il settore manifatturiero che dovrebbe crescere di 13mila unità”.

Per Natale si prevede un ulteriore calo del tasso di disoccupazione, mentre i salari orari sono previsti in crescita mensile di 0,3%, “supportando le previsioni per un altro rialzo dei Fed Funds a dicembre da parte della Fed”.

Bravo Trump? E’ presto per dirlo, ma si sicuro è un buon investimento affermare ‘sovranismo’ se si è a capo di un ‘imperium’ …

Il problema è se si afferma ‘sovranismo’ essendo a capo di uno delle decine di stati che compongono un continente e ci si ritrova anche pieni di debiti, con i servizi mal funzionanti, l’agricoltura che costa un occhio e la manifattura che recede un po’ dovunque. 

Infatti, le notizie che arrivano dagli USA (ma anche dalle nazioni europee che hanno garantito parametri ed infrastrutture da Eurozona) sono relativamente buone, le nostre no.
Andando a leggerle oltre il titolo, la faccenda è puntualmente la stessa: “andrà peggio”. E volendo prendersi la briga di rispolverare quelle del 2010-2011, il problema è sempre lo stesso: l’incapacità politica di modernizzare il Paese.

Demata