Tag Archives: Di Maio

L’ingovernabilità italiana e le responsabilità del PD di Matteo Renzi

20 Apr

Dietro i roboanti titoli dei media, si intravede una Realtà politica senza ormai più veli e si inizia a comprendere che, se non fosse per l’ambizione dei vari leader,  gli elettori le basi per una governabilità le avrebbero pur date, almeno se parliamo di Partito Democratico.

Un governo e la sua sopravvivenza sono determinati da un solo elemento: rappresentare sia alla Camera sia al Senato qualcosina in più della metà dei voti necessari, in modo da andare avanti anche se qualcuno si dovesse dissociare, come accade.

Maggioranze di governo Legislatura XVIII

Di seguito, in ordine di rappresentatività, le varie maggioranze possibili.

  • Governo del Presidente:  FI + PD + Misto-Autonomie = 237 deputati e 126 senatori = 363 eletti non bastano. Servirebbe una maggioranza FI + PD + Misto-Autonomie + Lega (o M5S) = 362 (459) deputati e 184 (235) senatori = 546 (694) eletti
  • M5S + PD + Misto-Autonomie (o Leu) = 354 deputati (347) e 174 (165) senatori = 528 (512) eletti si poteva fare, se non fosse per lo stallo posto da Matteo Renzi 
  • M5S + Lega = 347 deputati e 167 senatori = 514 eletti si poteva fare, ma non si farà.
  • un governo FI + Lega + PD = 341 deputati e 171 senatori = 512 eletti è possibile, ma è difficile che Salvini ed i suoi vogliano far da puntello a due edifici pericolanti.

Ciò che rende inconciliabili i diversi fronti (ed in particolare l’avversione di Matteo Renzi e del PD laziale ed emiliano verso i Cinque Stelle) è certamente la differente percezione da parte dei diversi movimenti politici di quali sono gli esiti, quali le istanze e quale la percezione sociale di quanto promesso e legiferato con la riforma del Titolo V (il ‘regionalismo’ ed i nuovi Sindaci o le Città metropolitane) e della pubblica amministrazione (city manager, spoil system, conflitto di interessi etc).

Se gli ospedali funzionano, le tasse son ben spese, non si rischiano la vita o spese private e – dunque – il Governatore ci sa fare, ma se non funzionano … tutti a casa, prima di danni e sprechi maggiori.
Allo stesso modo per il Sindaco, se non sa badare a strade, pulizia, sicurezza e trasporti pubblici … vada a casa prima possibile.

Dunque, non ne verrà nulla di buono, finchè Renzi e Berlusconi resteranno convinti che c’è ancora speranza , senza nulla cambiare a partire da se stessi, di vincere le prossime amministrative, mantenendo i feudi da cui si diparte gran parte della spesa, degli appalti e del lavoro precario.

Lega e Cinque Stelle hanno ben capito cosa oggi la gente misura in una proposta politica che gli si offre. Arrivano dalla gente … il Partito Democratico di Renzi, Zingaretti, Orfini e De Luca no, al massimo capita che ci trascorrano qualche ora.

Demata

Annunci

Roma, un degrado ormai di portata internazionale?

18 Apr

Tutti possono fare un piccolo esperimento, digitando su Google ‘degrado Roma‘ e selezionando solo le notizie delle ultime 24 ore.

romagovernata

Ecco cosa è apparso tra i primi venti link:

  1. L’agonia di Atac e il colpo di grazia della Giunta Raggi spiegati alla perfezione – Romafaschifo
  2. Fotogrammi di degrado: non si salvano neanche gli asili nidoVigna Clara Blog
  3. Garbatella: degrado nei parchi che vennero inaugurati due volte – Urloweb
  4. Roma, sfregio a Trastevere: la fontana della Botte ricoperta dai writer – Il Messaggero 
  5. Meningite: a Roma l’addio a Susanna Rufi – Il Messaggero
  6. Crolla soffitto in un asilo nido – Jobsnews
  7. L’ultimo spettacolo del cinema Apollo: si sta sgretolandoDiarioromano
  8. Le favelas sotterranee: il volto nascosto di Roma – Il Giornale
  9. Degrado capitale: quanto sei sporca Roma (video) – Repubblica
  10. Chiusi 36 siti archeologici. Lo spreco di Roma Antica – Il Tempo
  11. Campidoglio e Soprintendenza lasciano i tesori nel degrado – Esquilino’s Weblog
  12. Telecamere, anni di reati e degrado sotto gli occhi elettronici – Corriere.it
  13. Borseggi nella metropolitana di Roma – Jimmy Ghione / Striscia la notizia

Si potrebbe pensare “eh ma anche a Milano, anche a Napoli” … ma andando a digitare ‘degrado Milano‘, tanti articoli generalisti, ma la notizia di una villa dimenticata, mentre per ‘degrado Napoli’ troviamo i soliti articoli su rifiuti accumulati da qualche parte e i vandalismi nella Stazione Centrale.

La ‘differenza’ la fanno un sistema di mobilità agonizzante, un degrado architettonico capillare e la notoria autoreferenzialità organizzativa della Capitale, mentre nelle altre due metropoli sono un fiore all’occhiello i trasporti urbani e le infrastrutture stradali come il restauro e il recupero urbano o la disponibilità ad adottare modelli altrui.

Non è bella Roma in rovina, caso mai son belle le sue rovine.
Rovine lasciate ‘intatte’ dalla Storia per ricordare a Roma di un Impero che cadde quando – vittima delle chiacchiere del Foro e delle rivalità dei Senatori – Roma cessò di essere utile all’Impero che da lei dipendeva.

Una Roma che oggi non ha un governo effettivo per l’Italia e neanche per la Regione Lazio, mentre al Comune non è molto diverso, se il Sindaco è ancora allo stallo post-elettorale della miriade di assessori e del bilancio bloccato con l’Atac fuori mercato, tante regole da cambiare con i dipendenti comunali, la raccolta rifiuti e l’approvvigionamento idrico tutti ancora da ‘ristrutturare’, un territorio da mettere in sicurezza sotto tutti i punti di vista … da cui il ‘degrado’ che constatiamo e leggiamo ovunque.

Quanto ancora l’Italia e l’Europa (ma anche il Mediterraneo) potranno permettersi lo stallo ormai ultraventennale del processo di innovazione organizzativa che, a partire da una trentina di anni fa, la capitale doveva avviare e concludere al passo con francesi e tedeschi?

E quanto ancora il Vaticano potrà sopportare una così degradante immagine di Roma, che fa il giro del mondo ogni 24 ore, mentre proprio di immobilismo, corruzione e lassimo è accusato il Cattolicesimo fin dal primo scisma, passando poi per Lutero e tanti altri.

Demata

Mattarella, Di Maio e la nemesi di un’Italia senza governo

14 Apr

La legge Mattarella fu una riforma elettorale del 1993, che prevedeva sia un sistema maggioritario a turno unico sia il proporzionale con liste bloccate e pure il recupero proporzionale dei non eletti per il Senato ed lo sbarramento del 4% alla Camera.
Il suo relatore, Sergio Mattarella, riteneva che la legge incoraggiasse i partiti ad apparentarsi e presentarsi in coalizioni per superare gli avversari in numero di voti e vincere il collegio uninominale.
Il politologo Giovanni Sartori, viceversa, riteneva illusorio il tentativo di creare un sistema prevalentemente maggioritario all’italiana e che l’effetto della legge sarebbe stato quello di aumentare i partiti.

Image1

Dopo dieci anni circa, nel 2001, la XIV legislatura vedeva in Parlamento circa una dozzina di partiti con tutti i difetti di una campagna elettorale (e del futuro Parlamento) incentrata sulle riforme, cioè ‘maggioritaria’, quando a livello mediatico nazionale, ed in balia dei collettori di voti locali, cioè ‘uninominale’.
Oggi, son trascorsi venticinque anni, i partiti che ‘pesano’ son diventati quattro – tutti più o meno pari merito – mentre tra i seggi del Parlamento non siedono meno di una dozzina di sigle, come al solito.

Ed oggi c’è ‘quel’ Sergio Mattarella a dover dirimere gli effetti della scelta – in quegli anni lontani – di non aprire una fase costituente, riformando in modo organico non solo le elezioni, ma anche il Lavoro, la Sanità, la Scuola, le Regioni, la Previdenza.

Intanto, l’Agenzia delle Entrate si prepara ad informare gli italiani di come vengono usati i loro redditi, allorchè ceduti alle decisioni degli amministratori politici, sotto forma di tasse e tributi.
Analoghe iniziative sono in corso da parte dell’Inps per quanto riguarda le pensioni di ognuno in prospettiva e, poi, dovranno farlo anche scuole e servizi sociali locali.
Così ogni italiano si appresta a scoprire quanto gli costa la Sanità pubblica o quanto si rivaluta il suo contributo previdenziale oppure di quanto finanzia le cooperative sociali eccetera.
Poi, entrati nel 2019, qualcuno darà l’allarme che arrivano gli Obiettivi UE 2020 e siamo il fanalino di coda dell’Europa sia per quanto riguarda i laureati sia per i diplomati, mentre qualcun altro scoprirà che è impossibile fare innovazione senza affrontare i nodi delle pensioni e della riqualificazione, cioè del Sindacato.

Eh già, staremmo parlando di Politica … mica di poltrone.

Con i nostri militari attestati in mezzo ai pericolosi conflitti e con gli embarghi che incalzano le nostre aziende, specie se di nicchia, non solo il Presidente della Repubblica, ma anche e soprattutto i Media, dovrebbero incalzare la riluttante Politica.

Certamene, non va detto che servono un Parlamento ed un Governo per riformare tutto quello che dal 1992 attende di essere riformato, dopo che s’è cambiato tutto per non mutare nulla: la popolazione è confusa e i mercati fibrillerebbero.
Ma, allo stesso tempo, non è possibile andare avanti con un’opinione pubblica in balia dei corridoi e dei vicoletti della politica.

Senza rimpianti per il decisionismo di Giorgio Napolitano, ma più giorni passano e più il Popolo non capisce quel che sta accadendo, salvo concludere che ci sono una classe politica e dei ceti sociali che da 200 anni sopravvivono bloccando tutto e tutti.

Non è stato con le alchimie del Mattarellum che l’Italia ha superato la Prima Repubblica di Tangentopoli e Cosa Nostra, non è stato con le riforme Amato, Dini, D’Alema, Prodi eccetera che il Paese è andato in qualche direzione nè è stato con le ‘mille deroghe’ del duo Berlusconi-Tremonti che abbiamo abbassato le tasse nè è stato con il Federalismo della Lega che si è risolto il problema di Roma, che – se non ‘ladrona’ – di sicuro non funziona con ricadute per tutti gli italiani.

Quel che è lasciato è perso: più o meno come alla fine dell’Ottocento, quando si crearono gli ostacoli all’innovazione, alla crescita industriale-economica e alla formazione tecnica ed alle pari opportunità che solo con l’avvento dei Totalitarismi vennero parzialmente superati. L’Italia pagherà per quanti altri decenni il non aver scelto nel 1993 la Costituente, la Common Law e l’Antimafia?

O, molto più semplicemente, come farà Di Maio a spiegare ai suoi elettori che i Cinque Stelle entreranno in un governo proprio con i partiti (PD, Lega e Forza Italia) che hanno portato il nostro popolo e la nostra nazione fino a questo punto?

Demata

Italy with a new parliament: what about the risk of instability?

9 Mar

When the politicians promises are addressed to the voters waving rights / duties, ie principles that refer to philosophy, the disaster is announced. Concrete solutions can only be achieved by taking into account also economy and technics: the triumph of politics is assured only if voters and elected recall that to link them is the desire for well-being, based on common sense for the common good of any well administred community.

images.duckduckgo.com

Yesterday the European Commission chaired by Valdis Dombrovskis announced that it is ready to receive a Economic Financial Paper (DEF) from Italy based on “a scenario with unchanged policies”, as happened in other countries that needed time to form a new executive after the elections.

Three weeks ago, our Parliamentary Budget Office in the last Focus on public finance announced that, “as in the past year, in the European surveillance area, the request for corrective measures that bring the balance back to a level consistent with compliance with the rules “.

In other words, the reality is in two chances: or the actual but residual Gentiloni’s government issues a “no policy change DEF” (since it can not do otherwise, being interim), but this DEF will have to be voted by a parliament where M5S and Lega they have a narrow relative majority, or a new government is formed quickly and has already a shared plan of structural reforms (at least three-year terms) for Italy, that is impossible.

Meanwhile, according to the numbers (Italian and international) and as Dombrovskis predicts, “there are still challenges to be faced”: in Italy we see that growth remains substantially below the EU average, low productivity (that is the cost of labor and services) is holding back growth, the high level of public debt persists and questions remain on the banks, in particular the high stock of impaired loans (Npl), which – apart from the financial exposure and the credit crunch – is tantamount to talking about the efficiency of the PA and the usual and notorius speculators.

It is, therefore, a very bad premise that – not even 24 hours after the European notice – Di Maio announce that the DEF “must be approved by an absolute majority of Parliament, so the Movement will be decisive. This will be an opportunity to find convergences on issues with other political forces. We are already working on a proposal that we will make known in the coming days ».

The M5S economic policy project seems to point to a profoundly modify of the national financial planning of the next three years with the support Lega and other right wing parties, BEFORE any government is installed, transferring items of expenditure from one chapter to another, without have time to accurately verify neither the application regulations nor the actual costs nor – at least – which expenses would be cut and with which consequences for all.

By the way, if no government were to be formed after this ‘shot’ and this  parliament will ‘self-dismiss’ to go to new elections, Italy would end up having to live for months and years with incomplete rules, untold rights and duties, costs and budgets out of control, a restless public opinion.

What would happen if – without a government that would follow with its own decrees and without even agreeing with the trade unions and companies – it is approved ‘on paper’ the minimum wage for those 2.5 million workers among employees, quasi-subordinate and self-employed people who are paid at levels below the contractual minimum and below the poverty thresholds?

And, without a government and without unequivocal accounts, how would the revaluation of the contributory pensions promised by the Lega as the Movimento Cinque Stelle under the heading ‘abolishing Fornero’: the start of a bankruptcy process for our public insurance sistem and its privatization?

We do not risk default, because we have an “adequate repayment capacity” as the rating agencies call it, but different Administrations (even Regions or Comuni ones) could end up in bankruptcy, while public payments would slow down with an increase in undeclared debt, if we shall go in search of the fortune to then stop at the edge of the abyss as happened in Greece.

Since we are talking about a hundred billion in total and a good share of Italians, apart the markets, our spread and Eurozone, Mattarella’s appeal to the leaders arrives punctually: “We still have and we will always have need a sense of responsibility to be able to place the general interest of the country and its citizens at the center”.

In fact, since February 26, our stock indices are going wrong: the FTSEMib has lost more than 3.5%, as the FTSE Italy Mid Cap (-3.09%) and the FTSE Italy STAR (-3 , 55%), while the friction of the military situation in the Mediterranean area is well known to all and it also announced the US-EU commercial war with Italy that exports goods to the United States for over 36 billion euro.

Italy is running the risk to replicate the Greek disaster of the first government of Alexis Tsipras, which lasted the time of a budget six months after starting off with populist ambitions.
By the way, Tsipras today rules again, but he carries out a policy of rigor, with a heavy economic plan to reduce public debt through significant cuts in spending, transfers of public assets and new taxes.

Demata

Italia: senza senso di responsabilità arriva l’instabilità finanziaria

9 Mar

Quando la Politica si rivolge agli elettori sventolando diritti/doveri, cioè principi che si rifanno alla filosofia, il disastro è annunciato. Le soluzioni concrete possono arrivare solo tenendo conto dell’economia e della possibilità tecnica: il trionfo della Politica è assicurato solo se elettori ed eletti rammentano che a collegarli è il desiderio di benessere, fondato sul buon senso per il bene comune.

images.duckduckgo.com

Solo l’altro ieri la Commissione Europea presieduta da Valdis Dombrovskis annunciava che  è pronta a ricevere dall’Italia un Def basato su ”uno scenario a politiche invariate”, come è accaduto in altri Paesi che hanno avuto bisogno di tempo per formare un nuovo esecutivo dopo le elezioni.

Tre settimane fa, il nostro Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultimo Focus dedicato alla finanza pubblica annunciava che, “come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole”.

In parole povere, la realtà è che tra un mese esatto o il governo Gentiloni emette un “no policy change DEF” (dato che altro non può fare, essendo ad interim), ma questo DEF dovrà essere votato da un parlamento dove M5S e Lega hanno una risicata maggioranza relativa, oppure si forma un nuovo governo che ha già in tasca un piano condiviso di riforme strutturali (almeno triennali) per l’Italia, cioè cosa del tutto impossibile.
 
Intanto, secondo i numeri (italiani ed internazionali) e come preannuncia Dombrovskis, “ci sono ancora sfide da affrontare“: in Italia vediamo che la bassa produttività (cioè il costo del lavoro e dei servizi) sta frenando la crescita che resta sostanzialmente sotto la media Ue, persiste l’elevato livello di debito pubblico e le questioni sulle banche, in particolare l’elevato stock di crediti deteriorati (Npl), che – a parte l’esposizione finanziaria e la deformazione del credito – equivale a parlare dell’efficienza della P.A. e dei soliti speculatori noti alle cronache.
 

E’, dunque, una pessima premessa che – a neanche 24 ore dall’avviso europeo – Di Maio annunci che il DEF «dovrà essere approvato a maggioranza assoluta del Parlamento, quindi il Movimento sarà determinante. Questa sarà l’occasione per trovare le convergenze sui temi con le altre forze politiche. Siamo già al lavoro su una proposta che renderemo nota nei prossimi giorni».

In pratica, il progetto di politica economica del M5S sembra essere quello di modificare profondamente la programmazione finanziaria nazionale del prossimo triennio con l’appoggio della Lega, PRIMA che si insedi un eventuale governo, trasferendo voci di spesa da un capitolo all’altro, senza avere il tempo per verificare accuratamente  nè i regolamenti applicativi nè i costi effettivi nè – almeno – quali spese andrebbero a tagliarsi e con quali conseguenze per tutti.

Peggio ancora se, poi, non si dovesse formare alcun governo e questo parlamento autodelegittimatosi dovesse andare a nuove elezioni, l’Italia finirebbe per dover convivere per mesi ed anni con norme incomplete, diritti e doveri imprecisati, costi e bilanci fuori controllo.

Cosa ne accadrebbe se – senza un governo che dia seguito con i propri decreti e senza neanche concertarsi con le associazioni sindacali e delle imprese – si approvasse ‘sulla carta’ il salario minimo che è destinato a quei 2,5 milioni di lavoratori tra dipendenti, parasubordinati e autonomi che vengono retribuiti a livelli inferiori ai minimi contrattuali e al di sotto delle soglie di povertà?

E, senza poi un governo e senza conti inequivocabili, come andrebbe a finire la rivalutazione delle pensioni contributive promessa da Lega e Cinque Stelle sotto la voce ‘abolire Fornero’: l’avvio di un iter fallimentare per l’Inps e la sua privatizzazione, con buona pace per il futuro?

Non rischiamo il default, perchè abbiamo una “adeguata capacità di rimborso” come la chiamano le agenzie di rating, ma diversi Enti (anche locali) potrebbero finire in fallimento, mentre i pagamenti pubblici si rallenterebbero con incremento del debito sommerso, se andassimo alla ventura per poi fermarsi sull’orlo del baratro come accadde in Grecia.
Visto che parliamo di un centinaio di miliardi complessivi e di una bella fetta degli italiani, a parte cosa accadrebbe sui mercati, al nostro spread ed all’euro di tutti, arriva puntuale l’appello di Mattarella ai leader: «Abbiamo ancora e avremo sempre bisogno del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del paese e dei suoi cittadini».

Infatti, dal 26 febbraio i nostri indici borsistici stanno andando male: il FTSEMib ha perso oltre il 3,5%, come il FTSE Italia Mid Cap (-3,09% a 40.258 punti) e per il FTSE Italia STAR (-3,55%), mentre la friabilità della situazione militare nel Mediterraneo è ben nota a tutti e si annuncia pure la guerra commerciale USA-UE con l’Italia che esporta merci verso gli Stati Uniti per oltre 36 miliardi di euro.

L’Italia sta correndo il rischio di replicare il disastro greco del primo governo di Alexīs Tsipras, durato il tempo di una semestrale di bilancio dopo esser partito con velleità populistiche.
A proposito, Tsipras oggi governa di nuovo, ma porta avanti una politica di rigore, con un pesante piano economico per ridurre il debito pubblico attraverso tagli significativi della spesa, cessioni del patrimonio pubblico e nuove tasse.

Demata

Salvini vince, Di Maio è arbitro: Italia in stallo?

5 Mar
images.duckduckgo.com

Cartoon di Paolo Lombardi – toonpool.com

La sconfitta di Renzi e Grasso era annunciata, allo stesso modo lo era il sorpasso di Salvini a danno di Berlusconi.

Fin dall’estate scorsa era noto che nei collegi uninominali il Centrosinistra era soccombente ed era una pia illusione pensare che le percentuali si sarebbero ribaltate nel proporzionale.
Quanto a Matteo Salvini, qualunque direttore editoriale sa bene dove si conduce un Paese, se i media amplificano a dismisura certe affermazioni senza stigmatizzarle a sufficienza.

Evidentemente, si sperava che tra il “pressappochismo” dei Cinque Stelle e il “fascismo” della Lega, l’elettorato si rifugiasse ‘as usual’ nel rassicurante centrismo consociativo della coppia Matteo & Silvio.

Un elettorato che – viceversa – aveva buone ragioni per sentirsi tradito dal salvataggio delle Banche e dei piccoli investitori a discapito della Previdenza e di una miriade di lavoratori. (Passa la linea Salvini sulle pensioni: cancellare la legge Fornero – Sole24ore)

Un Meridione che stava scoprendo come – con un uso onesto ed efficiente uso dei Fondi Europei a partire dal 2000 – Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud ed, in misura minore, lo stesso è accaduto in Romania e Bulgaria. (Elezioni 2018, la ribellione del Sud e le radici della protesta – Corsera)

Una popolazione (ed una Buona Scuola) che ha evidenti limiti nel recepire l’innovazione e la globalizzazione, cioè nell’accesso al lavoro, al reddito ed a pensioni dignitose, se – nella UE a 27 nazioni – è quella con il più basso tasso di laureati e che li paga peggio di tutti. (Entro il 2020 servono 2,5 milioni di lavoratori qualificati – Repubblica)

A fronte di quanto, Renzi e Berlusconi hanno preferito riempire le liste con noti nomi della Seconda Repubblica, dopo aver salvato banche ed investitori fino all’ultima cassa di risparmio, ma non una prece per esodati, invalidi eccetera, demandando ad un’Agenzia la lotta alla corruzione, alla malamminstrazione e alle mafie.

Il risultato è evidente:

  • il Centrodestra della Lega ha vinto le elezioni, ma non da Roma a scendere, dove Salvini  è al lumicino con PD + M5S che superano largamente il 60%
  • PD e Forza Italia non solo non governerebbero neanche alleandosi, ma sarebbero minoritari in una qualsiasi alleanza di governo
  • Lega e M5S alleati superano il 50% al Senato, ma non di quanto basti per garantirsi, oltre al potere di vero, anche la maggioranza stabile per governare.

Uno stallo alla messicana, ma – niente paura – siamo in Italia.

Infatti, sia agli italiani sia ai partiti conviene un governo ‘di programma’, con i Cinque Stelle che già in campagna elettorale si sono detti disponibili.

In parole povere, Di Maio dovrà scegliere se

  • sostenere Salvini nel tentativo di dimostrare a livello mondiale che il ‘populismo’ è in grado di governare una grande potenza industriale. Prevedibilmente, potrebbe essere un passo più lungo della gamba ed … i “sostenitori internazionali” non sarebbero pochi, ma non in Europa
  • allearsi con il PD, assumendosi la responsabilità di un governo che potrebbe essere tanto breve e distruttivo, quanto longevo e costruttivo, ma a condizione di voltare la spalle ad una parte dell’elettorato storico e di affidarsi ad esperti di settore conclamati
  • appoggiare un governo del Presidente su un programma prefissato ed a termine, onde pervenire a nuove elezioni.

Nel primo caso, a parte la reazione dell’elettorato meridionale che è la maggior forza nei Cinque Stelle, dovrebbe fare i conti con l’incombente appoggio-ombra di Berlusconi e/o della Destra.
Nel secondo, c’è prima da capire quale sarà il futuro ruolo di Matteo Renzi e quali i rapporti del PD con Sinistra, Sindacati e Cooperazione o Volontariato, se parliamo di pensioni o di sprechi.
Nel terzo caso, c’è il rischio che, tra un anno, il voto di protesta che sostiene i Cinque Stelle possa rivolgersi altrove.

L’unica cosa certa è che l’esperienza di Roma Capitale – dove si è alla paralisi diffusa, ma i Cinque Stelle restano il primo partito – non è replicabile a livello nazionale: le agenzie di rating ed i controllori dell’Unione esprimono i loro ‘verdetti’ non devono attendere anni prima di poter intevenire se il bilancio finanziario è fallimentare. (Tensione su euro e spread dopo il voto – Repubblica)

Intanto, se Salvini già rivendica l’incarico di governo, Beppe Grillo ritorna a sbraitare a nome della ‘base’ …

 Demata

L’Italia al voto tra soliti noti, balle spaziali e qualche prospettiva

11 Gen

Tra meno di sessanta giorni l’Italia andrà a votare e sembra che i vari contendenti facciano a gara ad alimentare l’astensionismo, pur di garantire equilibri e filiere interne.

La situazione è chiara, ormai.

kenyareferendum

Come da tradizione, Partito Democratico e Forza Italia ricandideranno in ogni modo possibile proprio coloro che negli ultimi vent’anni ci hanno messo nell’attuale situazione, mentre la Sinistra del pubblico impiego e del parastato si erge a difesa dei ‘diritti’, cioè della fonte del proprio reddito.
Intanto, la Lega ventila riforme fiscali e previdenziali pari ad almeno la metà delle attuali Entrate, cioè il disastro finanziario, e i Cinque Stelle annunciano 400 riforme in un anno, cioè il Caos amministrativo.
I Demoliberali restano al momento divisi tra +Europa, con Emma Bonino ed Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia (ALI), con Oscar Giannino.

Altrettanto chiaro è cosa accadrà dopo.

Infatti, tra i primi problemi che il nuovo Parlamento dovrà affrontare, c’è quello che solo dalla Regione Lazio si prevede un debito sanitario stratosferico, mentre il Comune di Roma non ci sta ad onorare quanto che ancora deve alle banche a partire dalla gestione Veltroni, come non intende cedere, liquidare o ristrutturare Atac, Acea e Ama, mentre già si annuncia per la prossima estate un’emergenza delle forniture idriche, della rimozione rifiuti e dei trasporti. Il tutto condito da un senso di insicurezza generale, anche nella Capitale, causata dall’incertezza e dalla pochezza delle sanzioni a cui va incontro chi delinque.

Già nell’esercizio provvisorio, il nuovo Parlamento potrebbe trovarsi a fronteggiare – dinanzi ai media di tutto il mondo – l’emergenza “Roma Capitale”. Dunque, ci si aspetterebbe che all’ordine del giorno di chi ci governa ci sia:

  1.  la riforma del sistema assicurativo, ripristinando pienamente l’art. 38 della Costituzione, garantendo ai lavoratori la sanità, l’assistenza e la previdenza come era fino al 1974, mettendo fine al colabrodo iniziatosi con la gestione ‘politica’ di questi servizi, mantenendo a tutti gli assistiti i diritti ‘universali’ vigenti in capo alle Regioni e all’Inps
  2. la riforma del sistema di giustizia, introducendo la separazione delle carriere, intervenendo sui tempi e modi procedurali rendendo i processi più brevi, riformando il farraginoso iter delle perizie e delle liquidazioni, introducendo aggravanti adeguate per chi reitera reati, specie se violenti, irrigidendo le pene per le azioni fraudolente, eccetera
  3. la riforma del sistema fiscale o, meglio, la fine delle riforme fiscali, dato che un impreditore serio dovrebbe avere la possibilità di pianificare su un arco quinquennale senza troppe ‘sorprese’ e che un amministratore serio non dovrebbe presentarsi dopo cinque anni agli elettori con le casse vuote e le mani bucate.

E’ la stabilità che crea lavoro, impresa, opportunità. Lo Stato non deve farsi datore, finanziatore, erogatore. Lo Stato deve essere (solo) il Garante.
E’ la concorrenza che garantisce occupazione a chi merita e crescita per chi è al passo con i tempi.

Speriamo che le formazioni demoliberali si ricordino delle proprie tradizioni e delle proprie battaglie di tanti anni fa, quando furono le uniche a contrapporsi a questo sfacelo iniziatosi negli Anni ’90, e sappiano attrarre almeno una parte dell’elettorato cristiano-sociale che, ormai, ha ben inteso come – in nome di una non meglio precisata idea di ‘diritti’ o di ‘semplificazione’ ed accampando come paravento la scusa dell’Europa – in venti anni abbiamo perso almeno un milione di eccellenze andate all’estero, mentre scandali e cronache ci presentano una genia che sembra uscita dai film di Alberto Sordi.

Demata