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Francia, nei numeri una vittoria di Pirro

14 Dic

I numeri delle Amministrative francesi sono ‘secchi’:

  1. solo Bretagna, Piccardia e Provenza potranno essere governate dalla Sinistra (la prima) o dalla Destra (la seconda e la terza) senza dover l’una e l’altra affratellarsi in un abbraccio mortale
  2. solo in Bretagna il numero di lettori di sinistra è superiore a quello di chi vota a destra (Uniòn o Fronte Nazionale che sia)
  3. in ben due regioni (Piccardia e Provenza) il Partito Socialista è irrilevante.
Ormai è difficile parlare di un bipartitismo alla francese a meno di non accettare da una parte l’alleanza (conflittuale) tra i due partiti storici e tradizionali, dall’altra il Front o, fuori dalla Francia, i così detti Populisti.
Intanto, se Destra e Sinistra sono ormai «succubi della globalizzazione», il Fronte di Le Pen (come gli omologhi movimenti europei) offre una «visione» e comunque risposte – spesso semplificate o poco realistiche – a problemi complessi.
L’Unione di Destra ha già individuato in Alain Juppé  – «il migliore di tutti noi»  secondo Chirac – l’uomo che dovrà far dimenticare Sakozy e sconfiggere Le Pen alle prossime presidenziali del 2017: “i francesi hanno bisogno di una «visione», non antieuropea, non quella di un paese ripiegato su se stesso, non in controsenso rispetto al mondo di domani.”
Il premier socialista Valls riedita – a paura passata – che ‘il pericolo (ndr. fascista) non è scongiurato’  … tutto qui.

Demata

  Unione di Sinistra % Unione di Destra % Fronte Nazionale %
Bretagna 51 30 19
Piccardia 58 42
Normandia 36 36 28
Loira 37 43 20
Centro 35 35 30
Ile de France 42 44 14
Borg. Fr. Contea 35 33 32
Charente 44 34 22
Rodano Alpi 38 40 22
Pirenei 45 34 21
Provenza 55 45

 

Spending Review: basterà tagliare sprechi e malagestione per avere servizi sanitari migliori?

9 Set

Il commissario alla revisione della spesa pubblica e parlamentare PD Yoram Gutgeld, un paio di mesi fa, annunciava che l’obiettivo della spending review era quello di tagliare 10 miliardi alla strabordante spesa sanitaria, di cui 3,3 miliarrdi in meno già a partire da gennaio. (Repubblica).

Tagli alla spesa non ai servizi ai cittadini, visto che “abbiamo ospedali gestisti bene ed altri meno bene con squilibri nella gestione economica di decine di milioni” ed esistono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici”.

La soluzione? Sanzioni per le strutture sprecone, centrali appaltanti per le forniture, parametri e protocolli per evitare diagnostica inutile e garantire quanta necessaria.

“L’idea è quella di dare servizi di maggiore qualità non di fare macelleria sociale”, “questo nuovo approccio per rendere le strutture più efficienti porterà nel tempo non solo un risparmio ma un miglior livello di servizio”.

Il discorso non fa una piega: se la Regione Lombardia eroga ai cittadini dell’area metropolitana di Milano servizi sanitari di buon livello a tot costo ed i corrispettivi comuni supportano con servizi sociosanitari a tot altro costo, ed andrebbe meglio compreso se o perchè altre regioni non possano fare altrettanto, specialmente se da anni prelevano dalle nostre tasche imposte maggiorate.

Questiti importanti se vogliamo evitare la macelleria sociale ed un ulteriore degrado dei servizi con i noti danni collaterali per cittadini e aziende.

In primis – se alcune regioni brillano ed altre sprecano – andrebbe verificato se esistano le adeguate competenze manageriali, informatiche, logistiche, amministrative.

In secondo luogo, la spending review dovrebbe tenere conto che nei territori spreconi le indagini hanno, in questi anni, rivelato come il settore sociosanitario affidato ai Comuni sia stato preda di cartelli politico-criminali e che si siano coagulate situazioni diffuse di lumpen proletariat o di white trash.

Infine, la questione delle associazioni dei malati che da anni sono pressochè invisibili, mentre altrove pretendono bilanci trasparenti e si fanno promotrici di riforme, e quella dell’Inps che non da seguito neanche alle sentenze passate in giudicato, garantendo così iniquità per i malati e caos per i propri database. O quell’altra che prima del Servizio Sanitario Regionale, la Corte dei Conti (CoReCo) si ritrovava puntualmente a non poter approvare  bilanci e dover perseguire politici e manager.
Per molti di noi vedere le cartelle cliniche ancora oggi redatte a penna è davvero un balzo nel passato, come è indecente che i software dei medici di base non siano uguali per tutti ed interfacciati con Inps ed SSR … magari prenotando i medicinali in farmacia con una Apps come anche per … le visite specialistiche o la diagnostica. Magari … qui stiamo che certi database regionali non sanno neanche quanti malati cronici hanno in carico o quanto spende per tipo di patologie croniche (almeno quelle).

Ergo, se vogliamo sanare la spesa pubblica, ridurre imposte inique e fornire servizi decenti ovunque, non è facile: in certe zone la medicina è innanzitutto status sociale e la sanità è ancora concessione feudale.

Ma non è solo la cattiva Sanità a dover cambiare, c’è anche la questione dello stato, dell’aggiornamento e dell’interfacciabilità dei sistemi informativi di Inps, ASL, ospedali e medici di base, senza i quali addio a trasparenza e controllo di gestione, come a Recup e ad ambulanze efficienti od a tutta la logistica su cui ruota una rete di ospedali e cliniche.

Quanto alla macelleria sociale, sarà inevitabile se il Governo non interverrà anche sui parametri minimi di qualità dei servizi sociosanitari in capo ai Comuni e se non vigilerà affinchè i tagli decisi dalle Regioni non incidano sulla manutenzione e l’ammodernamento di attrezzature e macchinari.
Meglio ancora se la politica locale (ed i salotti buoni) di certi territori vorranno comprendere che eccellenza e welfare vanno coltivati e non, viceversa, sprecati in nepotismi e prebende, come avvenuto dall’Unità d’Italia ad oggi: astensionismo, Cinque Stelle e destre varie sono un segnale preciso.

Demata

Deficit regionale: per quasi la metà è del Lazio

29 Ago

Chissà cosa ne diranno gli elettori (e chi certifica la finanza) dei storia dei “fondi dello Stato che sembra siano serviti per pagare anche dei debiti fuori bilancio”, tra cui – sembra- ben 9 miliardi per la Sanità Regionale.
Il tutto nonostante il pareggio di bilancio introdotto nel 2012 dal Governo Letta per consentire allo Stato Italiano rispettare i vincoli costituzionali del Fiscal Compact.

Soprattutto se, invece di ‘condonare’ i debiti in base al numero di abitanti – magari elargendo qualcosa anche a chi in rosso non ci è andato – si pensa di fare di tutto un blocco con Toscana, Piemonte e Lazio che si sono indebitate rispettivamente, per il doppio, il triplo ed il quintuplo della media nazionale.

REGIONE DEBITO (milioni di Euro) ABITANTI (milioni) DEBITO per ABITANTE (Euro)
Lazio 8.700 5,9 1.470
Piemonte 3.050 4,4 690
Toscana 900 1,6 560
Campania 2.700 5,8 460
Veneto 1.550 4,9 310
ITALIA 2.308 29 300
Molise 70 0,3 230
Emilia Romagna 950 4,5 210
Liguria 260 1,6 160
Puglia 650 4 160
Abruzzo 170 1,3 130
Calabria 160 2 80
Umbria 29 0,9 32
Marche 19 3,8 5
Lombardia 0 10 0
Basilicata 0 0,6 0

A rigor di logica se lo Stato erogasse oltre 8 miliardi a copertura dei debiti maturati dalla Regione Lazio (tanto per parlare del caso più rilevante), dovrebbe erogare circa 14 miliardi ai cittadini della Regione Lombardia o circa 700 milioni per quelli in Basilicata, ambedue virtuose.

Tanti sono i cittadini e le imprese che in questi anni recenti si son trovati in situazioni anche drammatiche a causa di sprechi, ruberie, disservizi, impunità mentre piovevano tasse, multe e tagli dei servizi.
Cosa ne diranno gli amministratori ad ogni livello, che hanno tentato o sono riusciti nel rigore, dinanzi al colpo di spugna del disavanzo regionale, che consentirà ai tre governatori dei bastioni PD (Fassino in Piemonte, Zingaretti nel Lazio, Rossi in Toscana) di evitare interventi drastici sulla spesa degli apparati regionali.

E quanto effimero consenso al Partito Democratico  potrà portare questo ennesimo ‘salvataggio di Roma’ rispetto all’ennesima memoria che ‘fu messo tutto a posto’, mentre è sotto gli occhi di tutti che il solo Lazio rappresenta quasi la metà del debito accumulato da una dozzina di non virtuosissime regioni?

A proposito …. con otto miliardi – tanti quanti ne dovremmo dare al Lazio – le Regioni riuscirebbero a sistemare decentemente e per diversi anni  i licei e gli istituti dove vanno tutti i giorni i nostri figli …

Demata

Voli di Stato: Renzi a Salerno per sostenere De Luca

22 Mag

L’aereo presidenziale di Matteo Renzi è atterrato ieri alle 12.45 all’aeroporto «Salerno-Costa d’Amalfi» di Pontecagnano per sostenere De Luca, il candidato PD alla Regione Campania, ed incontrare i vertici del Pd al Mediterranea Hotel.

Non è un caso isolato. Il 3 gennaio scorso il parlamentare M5S Paolo Romano aveva denunciato l’uso di ben due aerei di Stato per volare con la famiglia (ed una intera troupe) da Firenze ad Aosta per le vacanze di capodanno a Courmayeur.

Sempre in Trentino ha sollevato indignazione il mini-scandalo degli aerei ed elicotteri di Stato per seguire la campagna elettorale, al punto che Florian Kronbichler (SEL) aveva deciso di non accettare il passaggio offerto a lui e ai suoi colleghi trentini da Renzi.

E’ finita l’epoca di Silvio Berlusconi, che usava l’Airbus presidenziale per le ballerine e i cantanti delle feste di villa Certosa, ma … resta da chiedersi se è lecito usare i voli di Stato per spostarsi con famiglia e amici o – peggio – fare campagna elettorale …

Tra l’altro, se nel 2010 Re Silvio ‘consumava’ 7.000 ore di volo annue, oggi Bertoldo Renzi ce ne fa spendere 6.000. La questione non è irrilevante: seimila ore di volo costano all’incirca 50 milioni di euro ogni anno.

Demata (since 2007)