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Stadio di Roma: il peggio delle intercettazioni

16 Giu

Luca Parnasi, il costruttore dello Stadio di Roma arrestato per corruzione, da tempo finanziava in modo più o meno lecito e trasparente la politica locale capitolina e laziale.

Dalle intercettazioni emerge il quadro inquietante di un singolo e non particolarmente noto imprenditore che ‘controlla’ Roma con estremo cinismo, finendo inevitabilmente per infiltrarsi negli affari e nei destini nazionali, fosse solo vantando una presunta vicinanza alle stanze del potere.

“Lanzalone mi chiede i biglietti per Roma-Genoa, gli ho detto va bene, tranquillo… Mi ha detto: mi servono tre biglietti in più perché vengono degli esponenti nazionali dei Cinque Stelle. Tra l’altro uno di questi è funzionale a favorire una specie di photo opportunity accordo”.

“Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio, insieme al professor Fraccaro e Bonafede. L’ho conosciuto in una riunione, in cui io ero praticamente spacciato perché avevano messo assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, che era un pazzo totale, assoluto, matto.”.

“Questi sono Cinque stelle, irresponsabili e se ne fregano. Ora come andiamo alle elezioni? Incontrerò anche la Lombardi”. “Mi hanno chiesto di aiutare la Lombardi, non lei direttamente perché neanche la conosco, ma con tutti i miei contatti sono a disposizione di tutti, sono un professionista”.

“Domani c’ho un altro meeting dei Cinque Stelle, perché pure a loro gliel’ho dovuti dare eh, mica che… ci sta l’amico tuo adesso, gliel’ho detto di quell’operazione”.

“Volete che faccia qualche altro passaggio politico? Visto che sto sostenendo tutti quanti. Poi vediamo Marcello De Vito, vediamo Ferrara, serve che faccio qualcosa? Avviso Lanzalone”.

“Noi in questo momento con i 5 Stelle abbiamo una forte credibilità.  Vuoi la previsione di Luca Parnasi? C’è un rischio altissimo che questi facciano il governo, magari con Matteo Salvini insieme, e quindi noi potremmo pure avere… incrociamo le dita, silenziosamente, senza sbandierarlo, un grande rapporto”.

“Noi fatto lo stadio dobbiamo decidere cosa fare a Roma, no? Dobbiamo capitalizzare il super rapporto che c’abbiamo co’ questo qua”.

“Oggi decidiamo una cosa… dobbiamo fare di tutto perché ci sia un governo“.

“Ti devo mandare il bonifico che abbiamo fatto a Piva … era quello che è venuto…braccio destro di Di Maio, tanto per essere chiari, purtroppo è stato trombato…lui ha detto che ci rimborsa il finanziamento perché non li può spendere”.

“Io questo gli ho detto a Giancarlo, comunque si sono fidati di me in tempi non sospetti. … Se hai bisogno sì, tieni conto che io parlo anche con Matteo”. “Io con Matteo sono amico fraterno. Si fa campagna con me, siamo fuori, siamo proprio amici“.

“Adesso non c’abbiamo un tema … cioè facciamo … che ha vinto Lega”.
“Se hai bisogno tieni conto che io parlo direttamente con Matteo ma in questo momento con Giancarlo ”. “Il governo lo sto a fare io“.

In un’altra intercettazione, Luca Parnasi chiedeva al suo commercialista se “hai parlato con Forza Italia e Fratelli d’Italia“, mentre per quanto riguarda il Pd dice che ci penserà lui il giorno successivo. E dalle intercettazioni spuntano anche i nomi del presidente del Coni, Giovanni Malagò, e del faccendiere Luigi Bisignani.

Amicalità e relazioni personali con personaggi nazionali vantate da Luca Parnasi, ma tutte da verificare fino a prova contraria. E c’è anche che non sempre le ciambelle escono col buco: “Siamo andati a parlare con l’assessore Maran, quello di Milano, no? … e Simone che gli prova a vendere alla Tecnocasa un appartamento… e quello dice, amico mio no! Cioè qua funziona così… qua se tu mi dici che la cosa la riesci a fare è perché la puoi fare, a me non mi prendi per culo perché io non mi faccio prendere… io… io non voglio essere… non voglio prendere per il culo chi mi ha votato. Siamo andati dall’assessore a fare una figura … cioè proprio, sembravamo i romani… quelli sai… dei centomila film che hai visto? I romani a Milano. … Qua funziona perché ancora comunque la Roma, rometta, Baldissoni… Lì si mettono a ridere, cioé nel senso lì, lì è proprio un altro mondo“.

Intanto, a Roma e nel Lazio si vive di bilanci martoriati, appalti che procedono a rilento, forniture a singhiozzo, opacità amministrativa, degrado e downgrade diffusi, debito consolidato per due generazioni, overflow finanziario nella spesa corrente, servizi e prestazioni non determinati.

Ed, parte lo stadio che ancora deve nascere per davvero e l’ennesima occasione di rilancio e crescita perduta – c’è da prendere atto che il Comune a Cinque Stelle e la Regione del PD senza maggioranza propria hanno perso ‘pezzi’ e credibilità, come continueranno a perderli nel corso delle indagini, ed allo stesso modo chi è all’opposizione, salvo qualche forza minore. 

Altrove “si mettono a ridere, cioé nel senso lì, lì è proprio un altro mondo” …

Demata

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Mondiali 2014: è l’ora delle dimissioni per Giancarlo Abete

24 Giu

Nuovo_Logo_FigcTutto ebbe inizio con la Nazionale di calcio che agli Europei del 2004 venne eliminata dal gruppo C, con  Svezia e Danimarca che terminano a pari punti e la qualificazione fu determinata dai risultati negli scontri diretti.
Il Commissario Tecnico era Giovanni Trapattoni, fu accusato di poche capacità innovative, ma fu lui a chiamare Buffon, Gattuso, Pirlo, Totti, Nesta, Cassano, Zambrotta, oltre ai ‘vecchi’ Materazzi, Vieri, Panucci, Del Piero, Cannavaro.

Arrivò il cambiamento nel 2006, con Marcello Lippi, ma a giocare furono proprio i giovani lanciati dal Trap, meno Cassano più De Rossi e Barzagli, oltre a Luca Toni  già avanti negli anni. Si vinse il Mondiale, dopo una serie fortunata di eventi, tra cui i 30 secondi di follia di Zidane che gli costarono l’espulsione e la finale.

Poi, il 2008, quello di Roberto Donadoni e degli Europei in Polonia e Ucraina. Si arriva ai quarti di finale e si esce perdendo ai rigori con la Spagna che vincerà il trofeo. La vera novità? Giorgio Chiellini.

 Segue il 2010, con il ritorno di Marcello Lippi e il flop al Mondiale in Sudafrica. Arrivano Bonucci, Montolivo e Marchisio. Risultati pochi, l’Italia esce classificandosi ultima in un girone composto da Slovacchia, Paraguay e i semi-professionisti della Nuova Zelanda.

Europei del 2012 con Cesare Prandelli e di nuovo l’invincibile Spagna sulla nostra strada a batterci in finale. Unico nuovo innesto durevole: Mario Balotelli.

Giocoforza si arriva al Mundial 2014 e l’Italia si presenta con una squadra vecchia in difesa e a centrocampo, più un attacco tutto da inventare.  Risultato: sottovalutiamo la Costarica e ci giochiamo la qualificazione.

Sembra evidente che il disastro sia frutto di un’idea semplicistica: mettere insieme Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, Pirlo e Marchisio (cioè la Juventus) più Abate, Montolivo, Balotelli (Milan) e due anziani della Roma di Fabio Capello, come De Rossi e Cassano.
Gli ex giovanotti della Roma di Zeman e i giovani attuali dell’ex Pescara (Cerci, Aquilani, Insigne, Verratti e Immobile) possono aspettare: mica giocano nelle tre società che contano.

63136E qui arriviamo alla Federazione Italiana Giuoco Calcio che proprio dal 2007 è presieduta da Giancarlo Abete, già vicepresidente dal 1996, dove era approdato dope essere stato deputato fin dal 1979 – appena ventinovenne – con la Democrazia Cristiana.

Se c’è un uomo che ha condizionato il calcio italiano negli ultimi 20 anni è lui: Giancarlo Abete. I risultati? Stadi da rifare, delinquenti organizzati nelle curve, continui scandali per partite vendute, stato fallimentare diffuso delle società calcistiche, assenza di programmazione e meritocrazia, ipersindacalizzazione delle rose nelle serie semiprofessionali (sic!), impossibilità di crescita per i giovani talenti.
O, peggio, come rivendicava Giampiero Galeazzi su Rai Sport 1, l’assenza di  politiche per il calcio, dai vivai  al tesseramento degli stranieri fino ai rapporti con la stampa ormai non solo sportiva, ma soprattutto da gossip rosa.

Che vada a casa.

P.S. Alle responsabilità della Federazione Italiana Giuoco Calcio – specie per la vicenda della ‘tessera del tifoso’ e le leggi sugli stadi ‘privati’ – vanno aggiunte quelle derivanti dall’appello alle istituzioni della famiglia di Ciro Esposito: Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte. Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto. Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta”.

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UEFA: pochi e vecchi i calciatori italiani

5 Gen

Arrivano dal Brasile i calciatori preferiti dalle squadre impegnate nella UEFA Champions League e nella Europa League.
Ben 152 carioca con 648 presenze per un totale di oltre 47.000 minuti giocati, seguiti dai francesi (136 con 491 presenze e 34.000 minuti di gioco) e dagli spagnoli con 131 calciatori e 532 presenze con 38.000 minuti giocati.
Seguono la Germania ed i Paesi Bassi, con una novantina di professionisti del pallone, l’Inghilterra con i suoi 83 players, il Portogallo (76), l’Argentina (72) ed, infine, al nono posto, l’Italia, con i suoi 71 calciatori per 270 presenze e 19.000 minuti giocati.

europa calciatori per nazione

Dunque, c’è poco da dire: il calcio italiano langue davvero, se persino Francia ed Olanda possono annoverare più calciatori di noi tra le fila delle squadre che rappresentano l’elite del calcio europeo moderno.

Sempre guardando all’Europa, tra le squadre più vecchie troviamo l’Inter dei preliminari, la Lazio del pareggio contro il Panaithinaikos Aten, la Juventus vincente a Londra contro il Chelsea.
Mentre, a fronte di ben nove spagnoli, tra i 45 calciatori utilizzati da squadre europee e maggiormente valutati sul mercato non c’è nessun italiano.

La causa, lo sappiamo tutti, è nella scarsa capacità di investire sui giovani, un male profondo e millenario del nostro paese, che si riflette anche sul calcio nostrano, decurtandone valori e prospettive.

Un calcio improduttivo, se non sviluppa campioni – ovvero immagine, introiti, successi – e che sopravvive tra introiti televisivi garantiti per legge e speculazioni immobiliari di belle speranze.
Anche in questo caso, è una questione tutta italiota, come la prebenda oggi e la gallina domani o l’investire sul mattone come se il cemento fosse davvero oro.
Non a caso, sono stati personaggi come Vujadin Boškov o Zdenek Zeman a lavorare sui giovani, valorizzando campioni, dimenticati, se non esclusi, dal calcio che conta.

Considerata l’affezione italica per il Dio Eupalla e l’importanza che gli italiani danno alle vicende calcistiche, potremmo quasi azzardare che un qualsiasi governo, presente o futuro, che volesse dare un segnale di rinnovamento e rigore, potrebbe agevolmente iniziare dal calcio.
Anche perchè qualcosa deve cambiare e subito, se vogliamo che il calcio non sia strangolato dai mercati come le nostre finanze, tra il miliardo di euro di concessioni televisive, garantito per legge solo fino al 2015, il fair play finanziario di Platini, che cancellerà ‘certi mecenatismi’ e ‘certi bilanci societari’, e gli stadi che vanno al più presto rinnovati ed ammodernati.

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Campionato di calcio in sciopero: i motivi

25 Ago

E’ ormai agli sgoccioli la trattativa riguardante il contratto dei calciatori.

Uno sterile e controproducente sciopero sembra essere l’unico e già previsto esito del braccio di ferro, ingaggiato con le imprese del calcio italiano riunite nella Lega Calcio,  dall’ex-romanista, Damiano Tommasi, avanzando pretese indecenti, specie in tempo di crisi e di eurotasse, a favore dell’ennesima casta d’Italia.

Un piccolo esercito di fortunati e fortunatissimi ventenni, dai pochi ultra milionari, scendendo ai “mono”milionari fino a quelli, fuori rosa nelle serie minori, che dovrebbero rendersi conto che lo sport non fa per loro …

Queste le proposte della Lega Calcio e le richieste dell’AIC, in verde o rosso le ipotesi condivisibile e quelle no.

Le soluzioni della FGCI, Federazione Italiana Giuoco Calcio?  Per ora nessuna.

Eppure, sarebbe bastato che Abete si fosse espresso su qualcuno dei (sacrosanti) punti proposti dalla Lega Calcio, visto che i calciatori, sia per la fortuna a loro riservata dal destino sia perchè atleti e sportivi, dovrebbero dare l’esempio ed accettare regole e sanzioni.

Punto

Lega Calcio

Associazione italiana Calciatori

FLESSIBILITÁ DEL CONTRATTO Flessibilità contrattuale in base ai risultati. Emolumenti garantiti almeno al 50%
LAVORO IN ESCLUSIVA Divieto di ulteriore attività lavorativa senza l’autorizzazione della società, inclusi i contratti pubblcitari Il calciatore (n.b. lavoratore dipendente) è libero di fare altre attività lavorative nel tempo libero
COMPORTAMENTO Codici di condotta ed etica in campo, in ambito societario e fuori, nella vita privata Massima libertà di comportamento
CURE MEDICHE Gli atleti (ndr. lavoratori dipendenti) siano curati solo da medici di fiducia delle società. I giocatori siano liberi di scegliere da chi farsi curare con spese a carico della società.
SANZIONI Sanzioni automatiche per le irregolarità degli atleti Ogni singolo caso sia analizzato dal Collegio Arbitrale
COLLEGIO ARBITRALE Presieduto da un personaggio esterno al mondo del calcio, ad esempio un magistrato in pensione Designazione di un tesserato
PREPARAZIONE E ALLENAMENTO Diritto per l’allenatore di dividere la rosa in più gruppi per l’allenamento Tutti i calciatori si allenano in un solo gruppo, inclusi i fuori rosa, a prescindere dalle scelte dell’allenatore
RIFIUTO DI TRASFERIMENTO Penale (ultimo anno di ingaggio decurtato del 50%), se un giocatore si oppone al trasferimento ad altro club, a parità di stipendio e visibilità Diritto a rifiutare il transfer

DiBenedetto lancia l’OPA sulla AS Roma

20 Ago

Questi, nella sostanza, i numeri ed i fatti indicati nell’Offerta Pubblica di Acquisto per l’A.S. Roma, che Thomas DiBenedetto sta conducendo per recuperare al più possibile l’enorme numero di azioni messe  sul mercato durante la gestione di Rosella Sensi.

La AS Roma ha un capitale sociale di 19.878.494,40 Euro distribuiti su 132.523.296 azioni del valore di 0,15 Euro ciascuna. La sua proprietà è al 67%  di NEEP S.p.A.  ed al 33% dei Piccoli Azionisti.

L’OPA lanciata da NEEP su AS Roma offirà  0,6781 Euro per ciascuna azione  “resa” dai piccoli azionisti. L’esborso massimo previsto su 43.604.610 azioni, tante sono quelle in circolo, è di 29.568.286 Euro.

I restanti 100 milioni di ricapitalizzazione della NEEP vanno, come noto, alla AS Roma in due tranches di 50 milioni ciascuna per chiudere definitivamente i residui del bilancio di Rosella Sensi e per rinforzare la squadra.

La NEEP S.p.A.  con sede a Roma ha un capitale sociale di 120.000 Euro distribuiti su 120.000 azioni del valore di 1 Euro ciascuna. )
La NEEP S.p.A. è di proprietà al 40% Unicredit S.p.A. con sede a Roma ed al 60% DiBenedetto AS Roma LLC con sede a Fort Meyers (USA). LA NEEP, il 18 agosto 2012, ha aumentato il capitale sociale scindibile in più tranches per 130.000.000 di Euro.

A sua volta, la DiBenedetto AS Roma LLC (LLC equivale ad SRL) è così suddivisa:

  • 25% DiBenedetto Investiments LLC (USA)
  • 25% James Pallotta (USA)
  • 25% Richard D’Amore (USA)
  • 22,5% Michael Ruane (USA)

La Dibenedetto Investiments LLC è l’azienda “personale” di Thomas DiBenedetto, un facoltoso manager che ha, in passsato, lavorato per anche JP Morgan e per la Salomon Bank. Secondo Forbes, DiBenedetto è anche un partner della New England Sports Ventures, proprietaria del Liverpool FC.

James Pallotta è stato coproprietario, fino al 2008, dei Raptor Funds, chiusi dopo che, in un anno e mezzo il valore degli assets era calato da $9 a 5 miliardi di dollari.

Richard D’Amore è cofondatore della North Bridge Venture Partners, che investe nel settore dell’elettronica e nuove tecnologie.

Michael Ruane è fondatore della TA Associate Realty, che dagli anni ’80 opera nel settore immobiliare  bostoniano e californiano.

L’OPA avrà sicuramente un effetto benefico, dato che permetterà di raccogliere intorno ad un’unica leadership le risorse attualmente in balia dei mercati, mettendo la nuova società (e lo spogliatoio) al riparo da eventuali pretese di piccoli, ma potenti azionisti.

4 domande al Sindaco di Roma

22 Lug

Il Messaggero a firma di Ugo Trani racconta di “dettagli scottanti” riguardo la vendita della AS Roma: “la previsione di bilancio della Roma, emersa dalla due diligence, era di 36 milioni ed invece è diventata di 53 milioni. Ci sono 17 milioni in più da coprire e sui quali non c’è accordo tra il gruppo Usa e UniCredit. I bostoniani affermano che i 17 milioni deve coprirli chi vende.”

Intanto, in risposta alla sentenza del TAR che obbliga il Comune di Roma a rispettare le “quote rosa”, Alemanno, con un rimpasto lampo, l’ingresso come assessore al turismo con delega alle Olimpiadi dell’ex presidente della Roma, annuncia l’ingresso in squadra di un nuovo “assessore donna”: Rosella Sensi, con delega alle Olimpiadi del 2020.

Una scelta sorprendente, quella della dott.ssa Sensi per diversi motivi:

  1. non ha dimostrato particolari doti manageriali nella gestione della AS Roma, ceduta malamente dopo anni di parziale interdizione dai mercati calcistici a causa dei bilanci in rosso;
  2. il “consenso” che riceve dalle tifoserie delal capitale è molto limitato e ricordiamo tutti i “Rosella bla bla bla” o i “Rosella Vattene” scritti sulle mura degli edifici e scandite allo stadio;
  3. il sindaco Alemanno termina il mandato nel 2013 e, anche se venisse riconfermato, dovrebbe abbandonare il Campidoglio entro il 2018.

A cosa serve, nel 2012, un assessore con delega per le Olimpiadi del 2020, ancora tutte da assegnare in un futuro dove CONI e RAI, “aziende romane”, non saranno certamente quello che oggi sono?

Quale trasparenza, eventualmente Roma vedesse aggiudicarsi la sede olimpica, sarebbe garantita negli appalti europei per le opere da edificare, se l’assessore è notoriamente involved nell’edilizia?

Quali benefici ne verrebbero da un’olimpiade alla cittadinanza già stremata dal traffico e dall’invasività di cortei e pellegrinaggi, in una città dove, oggi, si continua a costurire senza trasporti e nonostante la crisi immobiliare?

Tolto il fatto che la famiglia Sensi abiti a Villa Pacelli, quali sono i meriti  personali e gli obiettivi metropolitani per cui i romani devono sobbarcarsi un altro e così discusso assessore che si occupa di qualcosa, un’olimpiade, che può rivelarsi una mera ipotesi?

Aggiornamento:
I media riportano ulteriori ed imbarazzanti notizie sulla passività accumulata dall’AS Roma.

“La previsione di (ndr. passivo di) bilancio della Roma, emersa dalla due diligence, era di 36 milioni ed invece è diventata di 53 milioni. Ci sono 17 milioni in più da coprire e sui quali non c’è accordo tra il gruppo Usa e UniCredit.” (Fonte: Il Messaggero – Ugo Trani – vocegiallorossa.it 22.07.2011)
“DiBenedetto non molla, avendo già messo la faccia e 9-10 milioni. Nonostante la differenza del passivo di bilancio del 50%, l’accordo non può saltare.” (Il Corriere dello Sport – D’Ubaldo – vocegiallorossa.it 24.07.2011)
“La cordata americana rimprovera Unicredit di “poor managment” per aver lasciato i Sensi a capo della società durante il periodo di transizione. La banca ribadisce che tutto era già noto al tycoon … ” (Fonte: Gazzetta dello Sport – Cecchini – vocegiallorossa.it 24.07.2011)

Romani sindacalizzati e razzisti?

20 Mar

G2 Questa foto è stata scattata durante una manifestazione sindacale a Roma.

Al sol vederla, si commenta da sola.