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L’Italia senza riforme perchè è senza Politica?

3 Mag
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ISBN 978-3-7630-2731

Pochi vorrebbero sapere che quel BBB- di S&P per l’Italia  significa che nel 2018 abbiamo mantenuto una “adeguata capacità di rimborso”, come era con il Governo Gentiloni, ma anche che da adesso in poi “potrebbe peggiorare verso un debito prevalentemente speculativo“, calando a “BB+”.
Ricordiamo che era diventato BBB con Enrico Letta, era sceso a BBB+ dopo la ‘finanziaria’ del Governo Monti e che fino al 2006 era ancora in classe “AA”, cioè l’Italia aveva ancora una “alta capacità di pagare il debito”.

Ancora di meno devono essere quelli che desiderano ricordare che il rating “Ba2” di Moody’s alla Regione Lazio di Nicola Zingaretti, significa “debito con un certo rischio speculativo” e – dunque – c’è poco da esultare (“stiamo dimostrando che gli sforzi di serietà, credibilità ed equità sono riconosciuti in modo positivo anche dagli analisti dei mercati” …). Tra l’altro, avere un outlook stabile, mentre l’Ente prevede di destinare al rimborso di mutui, debiti e interessi oltre la metà della spesa annuale prevista, significa che non si prevedono miglioramenti a medio termine.

Il declino inizia nel 2003-4, quando Standard & Poor’s segnala le prospettive della “AA” da stabili a negative, più o meno mentre il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio accusava il Governo Berlusconi di non aver realizzato quelle riforme strutturali che sono le sole che potranno incidere a lungo termine sul deficit pubblico ed il ministro dell’Economia e Finanza, Giulio Tremonti, replica che “per le riforme occorre tempo” ..

E peggiora nel 2006 scendendo ad “A+” (cioè da “qualità più che buona a qualità media del debito), con l’allenza per “il governo e di lotta” tra ex democristiani e postcomunisti del presidente del Consiglio Romano Prodi, quando, mentre il ministro dell’economia Padoa Schioppa annunciava che il crollo della produzione industriale era “molto più di una frenata”, i media ed i sindacati insistevano … sulla bufala del ‘tesoretto’ per destinarne 2,5 miliardi a misure per lo stato sociale.

Colpo di grazia a settembre 2011, quando Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia da A+ ad A, cioè in procinto di ritrovarsi con un credito/debito di Qualità medio-bassa, dopo ad una  finanziaria 2010 di pochi miliardi voluta dal Governo Berlusconi … pochi mesi dopo si era dovuto aggiungere un “manovra correttiva” da oltre 25 miliardi.
Bene ricordare, però, che già ad ottobre 2009 l’ex ministro Mario Baldassarri aveva già lanciato l’allarme, chiedendo un emendamento per  35 miliardi di tagli da effettuare sugli acquisti dei beni e servizi della Pubblica Amministrazione, che negli ultimi 3-4 anni erano aumentati del 50%, soprattutto nella Sanità.

Era il 2009 e si iniziava a parlare anche della spesa sanitaria pubblica nella prospettiva del federalismo fiscale ed, avviatosi un enorme trasferimento di poteri sulle risorse, la Sanità finiva per essere gestita non più da economisti e giuristi, come fino ad allora era consuetudine, trattandosi di un settore assicurativo-assistenziale, bensì dai politici e dai medici, ambedue – almeno come categorie – in totale conflitto di interessi, visto che i primi raccolgono voti e i secondi compensi e carriere. Addio bilanci regionali, salvo quelli delle regioni dell’ex Lombardo-Veneto.

Sappiamo come è finita: con il segretario del Partito Democratico che esulta se la ‘sua’ Regione soffre per l’outlook stabile (cioè persistente) per un “debito con un certo rischio speculativo” secondo Moody’s, come la Lega e i Cinque Stelle che esultano per uno 0,1% in più sul PIL, che è come svuotare una vasca da bagno con una tazza.

Intanto, con BBB- di S&P l’Italia è alla pari di Ungheria e Marocco – in termini di capacità di ripagare i debiti – mentre con Ba2 di Moody’s la Regione Lazio sta messa più o meno come … Monte Paschi di Siena nel 2013.

In un mondo politico di gentry, pervenuti e cointeressati è difficile annunciare un disastro ed ancor meno tentare di introdurre correttivi: è dall’inizio del Nuovo Millennio che si tenta di farlo senza altro risultato che una fetta consistente di elettorato che si sposta verso chi gli promette ciò che piace e non ciò che serve.

Come vanno le cose glielo lo racconteranno solo due giorni prima del baratro. Oppure dopo …

Demata

Per un pugno di euro … in percentuale sono spiccioli

3 Mag

Da qualche tempo la Politica e i Media italiani esultano per uno 0,1% in più sul PIL e si strappano i capelli se è in meno: due miliardi di euro che ballano.

Due miliardi sono una somma che può fare effetto sui meno abbienti o istruiti, ma già diventa quasi ‘normale’ se parliamo di grandi imprese ed infrastrutture, come è – di fatto – una briciola se guardiamo al Bilancio di una grande potenza economica mondiale quale è l’Italia.

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cartoon di Benito Jacovitti

Ad esempio, sono stanziati oltre due miliardi di euro in finanziamenti pubblici (oltre a quanto arriverà dai privati) per costruire il nuovo stadio olimpico di Tokio. Figuriamoci a rifare daccapo una decina di stadi come servirebbe qui da noi.
E con due miliardi ci si costruisce solo un quinto della diga mobile Mose, che – per ora – salva Venezia dal clima avverso. Domani quanto servirà, affinchè Venezia continui ad esistere?
Sempre con due miliardi ci si costruiscono forse una ventina di ponti stradali come il Morandi crollato a Genova. Ma sembra che all’Italia serva di risistemare molto di più tra strade e autostrade, ponti, cavalcavia, svincoli e tunnel.
Due miliardi sono anche quanto ha perso quest’anno la produzione olearia italiana o di quanto abbiamo ceduto nell’import-export con l’Egitto. Ed era un miliardo di euro quanto fu stanziato dal CIPE nel 2009 per l’edilizia scolastica italiana, che ben vediamo in che condizioni è 10 anni dopo. Tutte cose che non fanno notizia.

Dunque, sono davvero singolari l’esultanza o la preoccupazione dei nostri Politici dinanzi ad una crescita o caduta del PIL di 0,1 percento: come preoccuparsi di un litro di acqua quando la cisterna ne contiene (o ne ha persi) mille.

Anche perchè due miliardi non sono tanti e potrebbero arrivare da fenomeni ‘effimeri’ come, ad esempi:

  1. la dinamica di ritardati pagamenti della P.A., gli interessi e le penali maturati, il factoring ed gli utili finanziari: prodotto nulla, flussi finanziari tanti
  2. l’introduzione del Reddito di Cittadinanza che è assimilato ad un reddito da lavoro (cioè ‘prodotto’) e che ha sostenuto in consumi, che comunque restano stagnanti
  3. la fornitura di servizi telematici fiscalizzati in Italia, ma localizzati all’estero, dove resta o comunque ritorna tutta l’occupazione, l’investimento imprenditoriale e lo sviluppo tecnologico.

E non è finita.

L’Italia quest’anno ha speso un miliardo di euro circa per il Reddito di Cittadinanza, che non crea occupazione, se non di riflesso sui consumi dei beni a basso costo e minor ricavo / ritorno fiscale.

E quanto lavoro, consumi, reinvestimenti e leva fiscale arrivavano se quel miliardo era speso per infrastrutture come quelle viabili o per l’istruzioni o per far incontrare le persone o per proteggere città e raccolti? 
Oppure … quale mazzata recessiva e stagnante arriverà dall’aumento dell’IVA e/o dalla Patrimoniale se l’occupazione ‘cresce’ ma crolla la quantità di ore lavorate?

Perchè si esulta per i dati recenti del Governo ? E perchè non stigmatizzano le Opposizioni che hanno causato in vent’anni questa situazione?

Demata

I candidati alle elezioni ed i conti senza l’oste

27 Apr

Il movimento dei Rocker è stato l’avanguardia mediatica dei movimenti per i diritti civili, contro la povertà, per l’ambiente, contro l’ingiustizia e la disparità. Non sono solo canzonette, è l’anima del Secolo Breve.

Un movimento che ha alle spalle produzione industriale, denari, ricerca scientifica, marketers e comunicatori, come ha metodo, miti e soluzioni in abbondanza se si vuole parlare direttamente al cuore e alla pancia della gente delle cose che interessano alla gente.

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Un movimento culturale che ha influenzato tutta la seconda metà del Novecento e tutto lo sviluppo tecnologico in cui viviamo, che puntualmente trova ‘casa’ tra i comparti tecnici della middle e della worker class: quelli che fanno funzionare tutto e che sono molto scontenti di produrre solide realtà in cambio di redditi inferiori a quelli di chi vive di parole spesso labili come un tweet.

Insomma, iniziamo col dire che ad agosto scorso non solo diventa ‘operativa’ Greta Thunberg, figlia di “una di noi”, che vogliamo un Mondo paritario, tecnologico, ambientale, esplicito, efficace, dignitoso, non sessista, cioè molto diverso da quello che ci vuole tutti ‘uguali’, ben normati, clusterizzati, genderizzati, assolutamente non assertivi e, soprattutto, non autonomi.

Poco dopo, ad ottobre scorso, un centinaio di accademici e tanti altri sottoscrivevano il manifesto di Extinction Rebellion, un movimento di disobbedienza e attivismo civili per l’ambiente e la biodiversità, che riprende le modalità di protesta del Comitato dei 100 fondato da Bertrand Russel nel 1961 contro il terrore nucleare.
Cos’altro fare, se finora la Politica non è riuscita in null’altro che eludere la questione ambientale, … dato che non ci capisce nulla e – comunque – un pianeta Terra ‘abitabile’ non è un problema che si risolve con dibattiti televisivi e/o appalti truccati.

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Insomma, in una sola settimana si è registrato un bilancio record di quasi mille arresti per i flash mobs a Londra …  bloccando il traffico in alcune delle zone più trafficate in vari modi, tra cui incollarsi – letteralmente – ai vagoni della metro della stazione di Canary Wharf o alla recinzione dell’abitazione di Jeremy Corbyn, il leader dei Laburisti.
Le azioni del gruppo, come tutte quelle dei movimenti per i diritti civili, si contraddistinguono perché gli attivisti si fanno arrestare volontariamente, senza opporre resistenza,dato che, così facendo, la protesta … proseguirà in tribunale.

Una protesta tanto pacifica quanto ‘dura’, come già hanno constatato il sindaco di Londra e il primo ministro australiano.

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Ad ogni modo, dopo l’exploit di Greta e tra le proteste di Extinction Rebellion, si arriva alle Elezioni Europee e, un mese fa, da Berlino arrivano a sorpresa i tedeschi Rammstein con un videoclip (Deutschland) dal messaggio ‘chiaro e forte’: 40 milioni di visite in un mese ed un seguito enorme in tutto il mondo ‘occidentale’, Russia, Messico e Giappone inclusi.

Infine, ieri Banksy dipingeva un nuovo murale a Marble Arch nei pressi di Hyde Park, centro nevralgico della protesta di Extinction Rebellion.

L’opera di Banski raffigura un bambino/a con in mano il simbolo del movimento, a terra una pianta che germoglia, e la scritta “Da questo momento in poi finisce la disperazione e iniziano le tattiche”.

Il problema? 
Oggi come 50 anni fa, non sono pochi coloro che hanno una discreta cultura tecnico-scientifica e che hanno la responsabilità di far funzionare produzione ed infrastrutture.
Cosa accade se non solo loro, ma anche i loro figli, si ritrovano sempre più spesso con il Mondo di Sopra che – come apre bocca – da segno di saperne poco o nulla dei problemi, dei metodi o delle soluzioni?

Dopo il report del Climate Change, arriva quello del McKinsey Global Institute: “Dodici tecnologie emergenti – tra cui Internet mobile, veicoli autonomi e genomica avanzata – hanno il potenziale per rimodellare veramente il mondo in cui viviamo e lavoriamo. I leader sia del governo sia delle imprese devono non solo sapere cosa è all’orizzonte, ma anche iniziare a prepararsi per il suo impatto.”

Chissà quanti ricordano gli Anni ’70 non solo per la Crisi del petrolio e le varie Austerity che ci furono, ma anche per quelli che credevano di poter ridurre la Politica ad una filiera di quarantenni designati, le Infrastrutture ad un sistema di mazzette e la Sicurezza a discoteche e manganelli … che tanto al resto ci pensava l’elettronica e l’Italia è a vocazione rurale e turistica …
Proprio quelli che si ritrovarono con i ragazzini in piazza e l’Europa in fiamme … per finire ‘rottamati’ trent’anni dopo dai loro stessi (ex) bamboccioni e per ritrovarsi ad invecchiare in un mondo  ‘tecnologicamente alieno’.

Quale specie organizzata può permettersi almeno due generazioni inadeguate di seguito al Potere, mentre il mondo va a rotoli, senza rischiare l’estinzione?

“Wer hoch steigt, der wird tief fallen” – da Deutschland, Rammstein – 2019 (Chi raggiunge le vette, ricadrà in abissi profondi)

Qualcuno la chiamava Nemesi.

Demata

Sant’Antonio da Padova: un promemoria per gli elettori italiani

27 Gen

340px-antoniuspaduaSant’Antonio da Padova è ancora uomo dei nostri tempi, che ha utili insegnamenti da dare ai cristiani ed agli uomini di buona volontà. Fu un uomo che visse rapidamente e morì giovane e famoso a 35 anni, come tanti “eroi” moderni, venendo proclamato santo immediatamente, come tante ‘icone’ moderne.

Infatti, ancora ventenne, era già noto per la sua oratoria e il suo approccio umano (marketing, come diremmo oggi?), come riporta un cronista dell’epoca, il francese Giovanni Rigauldt: «gli uomini di lettere ammiravano in lui l’acutezza dell’ingegno e la bella eloquenza (…) Calibrava il suo dire a seconda delle persone, così che l’errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento
E già a 30 anni, le sua capacità organizzative (project management, come diremmo oggi?) l’avevano reso ministro provinciale  dell’Ordine dei Francescani per l’Italia centro- settentrionale, dove – ieri come oggi – erano diffusi gli scontri tra i clan familiari dei ‘nuovi ricchi’, i potenti e i notabili  per il proprio tornaconto si disinteressavano delle popolazioni  che avrebbero avuto l’incarico di guidare e proteggere. “Cani muti“, come li chiamava il Santo.  

Un uomo dei nostri tempi, che ha ancora molto dai dire ai cristiani, specialmente riguardo i “cittadini”, le “istituzioni” ed le loro interrelazioni, cioè la Politica e l’Economia secondo la Morale cattolica.

«La natura ci genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. È stata la malizia che ha creato la ricchezza e chi brama diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio.»

Dunque, un «Lago di miseria e di lurido fango è il mondo.
Il lago è una massa d’acqua che ristagna e non defluisce. Le acque corrotte del mondo sono superbia, lussuria, bramosia di denaro, e mai defluiscono, anzi di giorno in giorno s’accresce il loro livello.»

Infatti, «Quando prosperità mondane e piaceri ti arridono, non lasciarti incantare, non prenderne diletto; entrano in noi blandamente, ma quando li abbiamo dentro ci mordono come serpenti.»

«Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L’usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove…

E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri.
Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole.»

E voi, amministratori di uomini e risorse, «Abbiate in orrore il denaro, rovina principale della nostra professione e perfezione; sapendo di dover dare il buon esempio agli altri, non si permetta alcun abuso in fatto di denaro.

Siate uomini capaci di consolare gli afflitti, perché è l’ultimo rifugio dei tribolati, onde evitare che, venendo a mancare i rimedi per guarire, gli infermi non cadano nella disperazione.
Per piegare i protervi alla mansuetudine non si vergogni di umiliare e abbassare sé stesso rinunciando in parte al suo diritto.»

In Politica, come in ogni caso della vita, «La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere.
Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie.»

Infatti, «Il grande pericolo del cristiano è predicare e non praticare, credere ma non vivere in accordo con ciò che si crede.

«In un’acqua torbida e mossa il viso di chi vi s’affaccia non viene rispecchiato.
Esci dal tumulto delle cose esteriori, sia tranquilla la tua anima. 
Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore…
In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della Croce.»

E sii attento ad affidare il tuo consenso, perchè «La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio.
Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti.
Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.»

«Adesso ho da dire una parola a te … L’esempio della vita dev’essere l’arma di persuasione; getta la rete con successo solo chi vive secondo ciò che insegna.»

«La fede vera è accompagnata dalla carità.»

Parola di Antonio di Padova, detto “il Santo” (noto anche come “Antonio da Forlì” o António de Lisboa), al secolo Fernando Martins de Bulhões (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231).

Le elezioni politiche e/o amministrative non sono alle porte, ogni cristiano ha tempo per riflettere e chiedersi se sia possibile – “guardandosi nello specchio della Croce” – scegliersi dei rappresentanti “ricchi di parole e vuoti di opere” e che “non vivono in accordo con ciò che dicono di credere“, vietando addirittura la carità verso gli indigenti, non vivendo secondo ciò che insegnano, lasciando dietro di se un mare di debiti.

Demata

Sondaggio Ixé: M5S governa e la Lega raddoppia i consensi

29 Dic

Il sondaggio Ixé per Huffington Post fornisce un chiaro quadro di come si stia orientando il consenso degli italiani, tra i partiti di Di Maio, Salvini, Renzi e Berlusconi.

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In sintesi, se si votasse oggi,

l’affluenza alle urne potrebbe registrare un maggiore astensionismo, se:

  • circa un elettore su 7 prevede che non andrà a votare
  • quasi uno su 6 è più o meno indeciso se andrà a votare
  • meno di 2 su tre elettori è già certo di votare

nel dettaglio, in sette mesi

  • Movimento Cinque Stelle ha perso quasi un terzo del proprio consenso, che confluisce nella Lega o nell’astensione
  • Partito Democratico perderebbe più di un quarto dei consensi, in larga parte astensionisti, se non attratti dalla Lega (5,5%) e Fratelli d’Italia (1,4%)
  • Forza Italia prevede di perdere un terzo dei propri elettori in favore della Lega e di FdI, oltre agli astenuti
  • Lega raddoppia (31%) a danno di tutti gli altri partiti ed ormai attrae un italiano su tre 

la percentuale di elettori che NON prevedono di riconfermare il voto di marzo 2018 è:

  • un elettore su tre per il Movimento Cinque Stelle (-33%)
  • uno su quattro se parliamo di PD (-28%)
  • due elettori su cinque nel caso di Liberi e Uguali (-41%)
  • quasi uno su due per Più Europa (-45%).

Ecco quanto consenso alla Lega stanno portando il Governo Conte voluto da Di Maio, la prospettiva Dem in quota Renzi con Zingaretti per Segretario e la paralisi di Forza Italia se Berlusconi continua a non passare il testimone. 

Demata

Quale PD e quale Italia con Zingaretti (+ Renzi + D’Alema)?

18 Dic

Dove vuole andare il nuovo PD che Renzi e D’Alema stanno costruendo “in nome di Zingaretti” non è difficile a prevedersi: basta consultare il sito della Regione Lazio e dare un’occhiata al Bilancio 2018, alla voce spese.

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Riassunto dati di Bilancio – Spese 2018 / Regione Lazio

E’ un bilancio semplice, potrebbe analizzarlo chiunque con un po’ di pazienza, non è mica quello della Lombardia che distribuisce il personale a seconda delle attività e spende per progetti ed obiettivi.

La prima somma che troviamo (Spese generali) sono i quasi 300 milioni annui per le Spese di personale, che dovrebbe consistere in 4.345 unità, secondo la Relazione Annuale sulla situazione del personale in ottica di genere, redatta dal Comitato Unico di
Garanzia della stessa Regione nel 2016: basta una divisione per sapere che parliamo di uno stipendio medio annuo di 68.944,73 euro.
Poi, ci sono le Spese per i consumi (beni e servizi per il funzionamento), cioè 96.936.368,17  euro per un anno, in affitti, noleggi e forniture necessari al servizio svolto dai 4.345 dipendenti, cioè 22.309,87 euro annui pro capite.
In totale sono quasi 400 milioni di euro, con una spesa di circa 90.000 euro annui per il funzionamento di una sola unità di personale.

Certamente molti dipendenti della Regione hanno stipendi bassi e lavorano in postazioni disagiate, ma i numeri dichiarati dalla stessa Regione sono quelli.

Poi, c’è il resto, a partire da rimborsi, restituzioni, interessi e crediti per un valore di 20.139.139.786,04 euro nel 2018, cioè il 54,82% della Spesa. Vogliamo parlare degli Investimenti? Solo 71.450.532,49 euro nel 2018 pari al 0,19% della Spesa.

Restano altri 15.438.274.128,01 euro (42,03% della Spesa) che … dopo aver scorporato i 11.894.893.791,41 euro (solo 9,65%) che vanno per Tutela della Salute … diventano soli 3.543.380.336,60 euro, che finiscono in Partita di giro a Comuni, Enti e Associazioni, secondo parametri euro-nazionali e secondo “volontà politica” locale.

Senza i debiti da sostenere ed anche riservando alla Tutela della Salute, ulteriori 3 miliardi di euro (cioè +15%), i finanziamenti per Comuni, Enti e Associazioni avrebbero potuto essere maggiori di 5-10 miliardi (cioè +2-300%), da spendersi stabilmente per Ordine pubblico, Istruzione e diritto allo studio, Beni e attività culturali, Politiche giovanili, sport e tempo libero, Turismo, Assetto del territorio ed edilizia abitativa, Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, Trasporti, Soccorso Civile, Politiche sociali,  Sviluppo economico, Lavoro e formazione, Agricoltura, Energia e … sgravi fiscali e/o tributari, minori costi d’impresa, burocrazia semplificata, formazione permanente, innovazione eccetera.

E se questa è la Governance di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio (e la spiegazione del perchè Comuni e Territorio non riescono a tenere il passo del Settentrione, c’è quella nazionale del Centrosinistra (fonte Lettera34) fin da tempi lontani:

  • del 1983 il rapporto debito/Pil era del 69%, poi venne eletto Craxi e alla fine del mandato, nel 1987, era arrivato all’89%;
  • del 1991-1993, con i governi Amato, Ciampi e Dini (sponsorizzati da Massimo D’Alema) che nel liquidare la Prima Repubblica portarono il rapporto debito/Pil al 116%;
  • del 2013 quando Monti ci aveva lasciato con un rapporto debito/Pil era del 123% e che nel 2015 era arrivato al 132% con Matteo Renzi, che in 1000 giorni ha alzato il debito pubblico da 2.110 miliardi a 2.230 miliardi, quindi 2.617 euro a persona.

Una politica – nel PD di oggi e di ieri – che intende gli Eletti non come ‘rappresentati’ (del popolo o di parte di esso) e comunque focalizzati sul risultato generale, bensì  come ‘amministratori’ della ‘capillare’ distribuzione della spesa … in nome del partito e del consenso. L’ombra del ‘commissario politico’ tanto cara al Comunismo è ancora tra noi?

Il Bilancio di Spesa della Regione Lazio come quelli storici dei ‘socialdemocratici’ NON sono una bella prospettiva con un Cambiamento climatico, la Crisi finanziaria e la Decrescita italiana incombenti, che richiedono meno tasse, più occupazione e più investimenti.

E sappiamo tutti che se vogliamo alleggerire il rapporto debito/Pil andrebbero sistemati i pasticci dell’Inps e del Servizio Sanitario alla fine della Prima Repubblica che  fagocitarono il comparto assicurativo e che sono alla base del dissanguamento e del malcontento come degli sprechi e degli indebitamenti, oltre che di una perniciosa idea della Politica e della sua utilità sociale.

Allo stesso modo, possibile mai che proprio il Partito Democratico non riesca a chiedersi quanto e dove la riforma del Titolo V ha migliorato l’accesso democratico come quello al lavoro od ai servizi nelle Regioni italiane? E quanto è urgente, in alcune di queste regioni, il subentro dello Stato? E’ solo di ieri la notizia di ‘obbligo di dimora’ in relazione ad appalti mafiosi per un noto governatore regionale ec PCI ed oggi PD ….

Demata

Di seguito le pagine di bilancio regionale relative alla Spesa.

Clima: ecco il “Sommario IPCC per chi fa opinione politica”

7 Dic

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è il comitato scientifico  mondiale che ha lo scopo di studiare il riscaldamento globale fin dal 1988, dopo la fusione di due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Due mesi fa, l’IPCC ha pubblicato il “Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C”, allertando che i modelli climatici prevedono forti differenze nel clima regionale se supereremo un incremento di 1,5 ° C  rispetto ai livelli preindustriali, cioè la situazione attuale.

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Gli scienziati sanno bene quali danni possono causare le carenze culturali di gran parte del ceto politico mondiale, nazionale o locale, che quasi mai arriva da studi e professioni tecnico-scientifici, e il Rapporto IPCC contiene un apposito “Sommario per chi fa opinione politica”, che – si spera – entrerà nel ‘programma’ di candidati e di amministratori o – al peggio – sarà di grande utilità al Popolo per individuare tra 15-20 anni i personaggi e i partiti – gli “Eletti” – che ci avranno portato al disastro.

Andiamo a tradurre questo Sommario IPCC e vediamo di cosa si tratta e di come – in sintesi – coinvolge l’Italia:

  1. alta pressione atmosferica, aumento delle temperature, forti precipitazioni in diverse regioni e siccità in altre. Il costo stimato da Coldiretti – solo per l’Italia e solo per l’agricoltura – è di oltre 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni tra perdite produttive, danni a strutture e infrastrutture, con la produzione ridottasi al 60% dei raccolti nel caso dell’olio;figura-1
  2. innalzamento medio del livello medio del mare, che viene misurato dai satelliti ed è stato di 7 centimetri in 25 anni, tra il 1993 e il 2018, ma negli ultimi cinque anni è accelerato da 3,2 millimetri l’anno a 4,8 millimetri. Il fenomeno non è omogeneo, varia da costa a costa, ma l’’Ecuador ha già perso più del 10% della sua area con un totale di quasi 28.500 chilometri quadrati, il Vietnam e la Bulgaria hanno perso rispettivamente il 4,74% e l’1,87% della loro terra. Alle Eolie le spiaggie stanno già sparendo e entro due generazioni Venezia subirà un aumento del livello medio del mare di circa 85 centimetri, Lipari di circa 1,30 metri e le Cinque Terre di circa 60 centimetri;
  3. impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi, con il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% dei vertebrati che avrà la metà dello spazio attuale di sopravvivenza, a parte gli incendi boschivi e la diffusione di specie invasive, di cui in Italia siamo già afflitti. E se oggi circa il 2-7% dell’area terrestre globale ha già subito una trasformazione degli ecosistemi con un incremento di riscaldamento globale di un altro mezzo grado centigrado, il territorio trasformato (o devastato) dal Clima sarà il 8-20%. Basti ricordare che tra il mese di maggio e il 26 luglio 2017 in Italia sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive e che, tra l’infestazione da Xilella e l’effetto di alcune gelate, la produzione d’olio pugliese è stata dimezzata con perdite nazionali per circa 1 miliardo di euro;
  4. gli aumenti dell’acidità e la diminuzione dei livelli di ossigeno nei mari comporterà la perdita di risorse costiere e riduzione della produttività della pesca e dell’acquacoltura, in seguito a impatti sulla fisiologia, sopravvivenza, habitat, riproduzione, incidenza della malattia e rischio di specie invasive. Il rischio di perdita irreversibile di molti ecosistemi marini e costieri aumenta con il riscaldamento globale, con una perdita/riduzione del pescato globale di circa 1,5 ad oltre 3 milioni di tonnellate. I dati del Rapporto OCEAN2012 confermano che gli stock ittici del Mediterraneo sono sfruttati a livelli insostenibili, specialmente nel Tirreno centrale e meridionale, nell’Adriatico meridionale e nello Ionio, dove – per evitare il disastro ambientale – bisogna ridurre in media la pesca del 45-51 per cento, con punte del 90 per cento per la pesca del nasello in alcune aree;figura-2 
  5. i rischi legati al clima per la salute, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico, la sicurezza umana e la crescita economica aumenteranno, colpendo alcune popolazioni indigene e le comunità locali dipendenti dai mezzi di sussistenza agricoli o costieri, ma anche  le popolazioni svantaggiate e vulnerabili. Limitando il riscaldamento globale a 1,5 ° C, rispetto ai 2 ° C previsti, potrebbe ridurre il numero di persone esposte suscettibili alla povertà fino a diverse centinaia di milioni entro il 2050

  6. qualsiasi aumento del riscaldamento globale inciderà sulla salute umana, con conseguenze per la morbilità e la mortalità legate al calore e per la mortalità legata all’ozono. Le aree urbane amplificheranno l’impatto delle ondate di calore. Si prevede aumenteranno anche i rischi derivanti da alcune malattie trasmesse da vettori, come la malaria e la febbre dengue, compresi potenziali cambiamenti nel loro intervallo geografico, come sappiamo in Italia dove nel 2013 abbiamo avuto circa 147 casi di dengue, dopo l’invasione della zanzara tigre;
  7. la percentuale della popolazione mondiale esposta a stress idrico sarà anche del 50%, sebbene vi sia una considerevole variabilità tra regioni del mondo. La Eu Water Conference 2018, tenutasi a Vienna il 20 e il 21 settembre, ha confermato che in Europa soltanto il 40% delle risorse idriche naturali è in buona salute e gli obiettivi fissati per il 2015 sono stati mancati. I Paesi membri – spiega Martina Mlinaric, senior policy officer dell’European policy office del Wwf – invece di raddoppiare i loro sforzi, cercano una via d’uscita dagli impegni presi, rischiando di mancare anche l’obiettivo del 2027: garantire buone condizioni ecologiche ai bacini idrici e quantità sufficienti di acqua per le esigenze delle persone e dell’ambiente.Nonostante i miglioramenti raggiunti, come la gestione integrata dell’acqua e la prevenzione delle inondazioni, in Europa permangono problemi strutturali, legati . L’Italia è nel mirino della Commissione europea, con un processo di infrazione e varie istruttorie per i ritardi nella gestione delle acque reflue inquinate, per l’eccessiva estrazione di risorse idriche e per le modifiche ambientali dannose per i fiumi e i laghi;climate-change-threatens-embed
  8. sono già previste riduzioni nette delle rese di mais, riso, grano e potenzialmente di altre colture di cereali, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Sud-Est asiatico e nel Centro e Sud America, e nella qualità nutrizionale dipendente dalla CO2 di riso e grano. Le riduzioni nella disponibilità di cibo nel Sahel, nell’Africa meridionale, nel Mediterraneo, nell’Europa centrale e nell’Amazzonia sarannomaggiori con un incremento di 2 ° C rispetto a 1,5 ° C del riscaldamento globale. Anche l’allevamento di bestiame verrà influenzato dai cambiamenti nella qualità dei mangimi, della diffusione delle malattie e della disponibilità di risorse idriche. Nel 2021 l’Unione europea applicherà la nuova “Politica Agricola Comune” (PAC) per l’assegnazione di sussidi e incentivi agli agricoltori e allevatori europei, andando a tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi (le attività zootecniche sono la causa di circa il 20% di tutte le emissioni di gas serra) ed a sostenere le aziende agricole che producono con metodi ecologici;
  9. i rischi per una crescita economica globale aggregata  come le esigenze/spese di adattamento al Cambiamento Climatico saranno inferiori evitando di superare un riscaldamento globale di 1,5 ° C, con un’ampia gamma di opzioni di adattamento per ridurre i rischi che nei settori energetico, alimentare e idrico potrebbero sovrapporsi, creando nuovi ed esacerbanti rischi, esposizioni e vulnerabilità.  Nel caso dell’Italia è possibile stimare costi per l’economia nazionale compresi tra 20 e 30 miliardi di euro entro il 2030 o maggiori, se non avvieremo il ripristino degli ecosistemi evitandone la degradazione e la deforestazione, gestione della biodiversità, acquacoltura sostenibile, difesa costiera e indurimento, irrigazione efficiente, reti di sicurezza sociale, gestione del rischio di catastrofi, diffusione del rischio e condivisione e adattamento basato sulla comunità, infrastrutture verdi per le aree urbane con uso e pianificazione sostenibile del territorio e gestione sostenibile delle risorse idriche.

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Detto questo, resta solo da chiedersi da che parte stare, visto che lo sforamento del 1,5° C è previsto per il 2030 e che la Terra sta andando verso una situazione poco reversibile con non solo il Clima, ma anche l’Umanità fuori controllo.

In altre parole, parliamo di  miliardi di euro che non entreranno nei bilanci delle aziende, nelle tasche dei cittadini, nelle tasse degli stati  e quegli altri che dovremo spendere almeno per contenere i danni e quelli che sarebbero da trovare per evitare il disastro.

Intanto, in Europa ci ritroviamo la Francia con i Gilet Gialli che hanno bloccato il piano energetico ‘ecocompatibile’ di Macron, mentre già nel 2016 Parigi ha sforato del 3,6% gli obiettivi sulle emissioni di gas a effetto serra.
L’Italia è nei parametri, ma entro dieci anni dovrà ridurre le emissioni di gas serra  di una quantità pari a circa 50 Mt di CO2 equivalente annui, cioè alla metà delle emissioni dal trasporto stradale.

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La Lega Ambiente – ad ottobre, mentre veniva pubblicato il Rapporto IPCC – ha chiesto al Governo Conte di inserire nella Legge di Bilancio – i provvedimenti utili a:

  1. garantire incentivi per le diagnosi sismiche e energetiche di edifici e scuole in modo da completare l’anagrafe scolastica ed intervenire sulla sicurezza delle strutture ed infrastrutture,
  2. incentivare gli investimenti per rendere più moderne e sostenibili le città, per riqualificare gli edifici da un punto di vista sismico e energetico, per rilanciare le fonti rinnovabili e le produzioni certificate di qualità e da filiere territoriali,
  3. rivedere i canoni per le attività estrattive, il prelievo di acqua minerale e le concessioni balneari, cancellando i sussidi alle fonti fossili, incomprensibili in un Paese impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici,
  4. riformare la fiscalità, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali, in pratica tanto inquini tanto paghi, e intervenire sull’IVA (attualmente articolata tra il 4 e il 22%) per differenziare i diversi beni in modo da premiare l’innovazione ambientale e la coesione sociale e territoriale, il Made in Italy di qualità.

Purtroppo, la Politica italiana non sembra essersi accorta nè del Cambiamento Climatico, nè dei danni e delle spese, nè delle possibili soluzioni. Ma non siamo più negli Anni 60-70, quando problemi e soluzioni erano rimandabili ai posteri, la generazione al potere oggi avrà al massimo 60 anni quando il “Popolo” toccherà con mano cosa c’era da fare oggi.

I tempi sono corti, mezzo grado centigrado in più causerà una escalation disastrosa.

I Politici della ‘nuova generazione’ possono fare due cose: continuare così inseguendo il consenso momentaneo dei ‘like’ dei ‘seguaci’ (trad. followers) oppure iniziare a valutare cosa ne penserà di loro il Popolo tutto già solo tra 10-15 anni.

In parole povere, dal 5 ottobre 2018, qualunque candidato, amministratore, governante od oppositore che non metta in agenda le priorità ambientali … sa che sta facendo promesse che non potrà mantenere a lungo e proponendo cose che non possono avverarsi.

Ormai non è più solo una questione ‘ecologica’, bensì di energia, acqua, cibo, coesione, sicurezza e risorse finanziarie.

Demata