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Segnali di vita politica nella Capitale

7 Giu

Il dato che emerge dalle Amministrative è quello di una Sinistra e di un PD in grande crisi, mentre la Destra – dopo la notte più buia – da segnali di vita nuovi. Esattamente il contrario di quanto sentiamo o leggiamo, ma, nei numeri, Roma è così e la casistica, come vedremo, appare generalizzabile.

Tanto per citare uno dei ‘numeri’, partiamo dal 2006 quando Veltroni prevalse su Alemanno con il PD (ndr. all’epoca si chiamava Ulivo + liste del ‘sindaco) che incassava circa 580mila voti, come avvenuto nel 2008 con Rutelli. Nel 2013, il PD (e la lista Marino) raccoglieva circa 340.000 voti (e la coalizione quasi 500mila), il PD di Giachetti forse ne ha raggiunti 260mila e tutta la coalizione più Fassina arriva a forse 400mila voti a fronte degli oltre 900mila di Veltroni nel 2006 o di Rutelli nel 1997.

Viceversa, Meloni a Roma raccoglie quasi tanti voti quanti ne raccolse Alleanza Nazionale nel 1997, ma la fascia generazionale è molto più bassa, e con Marchini (che l’ha solo indebolita) raccolgono oltre 360mila voti, cioè quanti ne ottenne Alemanno nel 2013, e due terzi di quelli del 2006 in cui vinse le elezioni.
Visto il successo personale di Parisi a Milano, possiamo prevedere che la ‘nuova destra’ potrà affermarsi a condizione di mostrare ‘volti diversi’ (rispetto ai vari Storace, La Russa, Alemanno) attestandosi su posizioni liberal-sociali piuttosto che post fasciste o neoliberiste.

Quello che viene meno nel Centrodestra è il ‘centro’ (che salvo la ‘pattuglia liberale’) è ormai territorio incontrastato dei ceti medio-alti post cattocomunisti, specie quanti pervenuti nelle città da ‘fuori sede’ ce li ritroviamo oggi nelle posizioni apicali, vuoi per l’esodo massivo di cervelli vuoi perchè in grado di essere ‘sostenuti’ e ‘foraggiati’ dalle famiglie di provenienza. I Democratici (PD ed NCD) sono solo una diversa affermazione locale degli stessi ceti: in alcune provincie i primi, in altre i secondi. Ovvio che – finchè non perverranno a fusione – perderanno voti e terranno in stallo le principali riforme …

Ci sono anche Fassina (e Salvini), oltre ai Cinque Stelle, ed è presto detto.

Il risultato di Raggi (410mila voti) dei Cinque Stelle è probabilmente il livello di massima espansione possibile del movimento: un partito che non dialoga con gli altri e che superasse il 40% sarebbe inderogabilmente ‘fascista’, dato che andrebbe a riprodursi esattamente la problematica ‘aventiniana’ dell’ascesa di Mussolini.
Ma da dove arrivano quei voti?

Certamente non sono gli ex elettori di Forza Italia e, dunque, non arrivano da destra (forse al settentrione, ma non nel centrosud). Guarda caso i voti conquistati dei Cinque Stelle a Roma sono più o meno quanti s’è persa la Sinistra con il PD in testa … e sono proprio quelli di coloro che – dal 1948 ad oggi – son sempre stati diffidenti verso le ‘regole’ pur di ricorrere al ‘fai da te’.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, tanti auguri a chi – di volta in volta – raccoglie questo genere di consensi. E lo stesso vale per Fassina e compagni vari: non esiste l’opzione “di lotta e di governo”, stop.

Finiamo con Salvini che s’è fatto il giro delle sette chiese come dicono a Roma, ma tanto poco ha concluso. Tra l’altro, farsi fotografare con Trump o farsi benedire da Le Pen serve a poco se, poi, al leader e alla base manca una ‘visione nazionale’. Probabilmente la Lega terrà ancora nelle sue enclavi, ma – fuori da esse – è probabilmente più un danno che un beneficio per gli alleati. Sarà da vedere cosa accadrà tra gli elettori settentrionali (e ancor più tra gli altri) se e quando la Meloni ed il suo staff porteranno proposte meno romanocentriche e più attente all’innovazione e all’efficienza della P.A.

In conclusione, analizzando i fatti come fossero una ‘grande architettura’, lo spostamento dell’elettorato di sinistra su un partito-movimento ‘nuovo’ sembra essere a buon punto ma chissà dove porterà, la riaggregazione dei ceti medio-alti al ‘centro’ vede in Renzi e Alfano due campioni esemplari degli interessi di campanile e di casta, la destra ha trovato una leader ed una ‘visione’ (liberal-sociale) per avviare un percorso diverso dall’autoritarismo fascista e dal populismo  berlusconiano.

Demata

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Francia, nei numeri una vittoria di Pirro

14 Dic

I numeri delle Amministrative francesi sono ‘secchi’:

  1. solo Bretagna, Piccardia e Provenza potranno essere governate dalla Sinistra (la prima) o dalla Destra (la seconda e la terza) senza dover l’una e l’altra affratellarsi in un abbraccio mortale
  2. solo in Bretagna il numero di lettori di sinistra è superiore a quello di chi vota a destra (Uniòn o Fronte Nazionale che sia)
  3. in ben due regioni (Piccardia e Provenza) il Partito Socialista è irrilevante.
Ormai è difficile parlare di un bipartitismo alla francese a meno di non accettare da una parte l’alleanza (conflittuale) tra i due partiti storici e tradizionali, dall’altra il Front o, fuori dalla Francia, i così detti Populisti.
Intanto, se Destra e Sinistra sono ormai «succubi della globalizzazione», il Fronte di Le Pen (come gli omologhi movimenti europei) offre una «visione» e comunque risposte – spesso semplificate o poco realistiche – a problemi complessi.
L’Unione di Destra ha già individuato in Alain Juppé  – «il migliore di tutti noi»  secondo Chirac – l’uomo che dovrà far dimenticare Sakozy e sconfiggere Le Pen alle prossime presidenziali del 2017: “i francesi hanno bisogno di una «visione», non antieuropea, non quella di un paese ripiegato su se stesso, non in controsenso rispetto al mondo di domani.”
Il premier socialista Valls riedita – a paura passata – che ‘il pericolo (ndr. fascista) non è scongiurato’  … tutto qui.

Demata

  Unione di Sinistra % Unione di Destra % Fronte Nazionale %
Bretagna 51 30 19
Piccardia 58 42
Normandia 36 36 28
Loira 37 43 20
Centro 35 35 30
Ile de France 42 44 14
Borg. Fr. Contea 35 33 32
Charente 44 34 22
Rodano Alpi 38 40 22
Pirenei 45 34 21
Provenza 55 45

 

Unità a Sinistra? Ci vuole prima una linea comune …

9 Dic

Pisapia, Doria e Zedda – su Repubblica – lanciano l’appello a politici ed elettori: “Non rischiamo l’effetto Francia, la sinistra vada unita alle elezioni, ricordiamoci come si vince”.

Bella idea, ma fatto sta che Poletti, Camusso, Boeri, Damiano, Fassina e Renzi abbiano idee molto molto diverse riguardo pensioni, esodati, disoccupati, ripresa industriale, diritti e servizi … la salute dei malati, le unioni gay … le banche … Roma Capitale … la pubblica amministrazione … eccetera eccetera.

Non a caso in Francia il Fronte Nazionale vince promettendo cose ‘semplici’: pensioni a 60 anni, protezionismo industriale, lavoro per i giovani e le donne, laicità e centralità dello Stato, ritorno delle politiche valutarie.

Senza parlare della solita spocchia che impedisce alla Sinistra di confrontarsi con chi diverge dai ‘santi tabù’ del cosmopolitismo e del consociativismo ad ogni costo, con il risultato che persino le aree metropolitane di Parigi e Lione preferiscono Sarkozy ad Hollande.

Potrebbe rivelarsi davvero una pessima idea quella di chiedere ancora una volta consenso e voti non sulla base di un programma ma solo per ‘ricacciare i fascisti nelle fogne’.

Infatti, Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda sono i sindaci di Milano, Genova e Cagliari e ben sanno quali danni sociali (povertà, sicurezza, giovani, anziani, malati) si stanno radicando a causa dell’incapacità – della Sinistra in generale – ad intervenire su assistenza e previdenza a causa sia della atavica contiguità con sindacati, cooperative, onlus che della recente convergenza con apparati pubblici e finanziari.

Ad esempio … troviamo i soldi per salvare alcun note banche e li troveremo anche per rimborsare in parte gli investitori, come li troviamo per le pensioni d’oro ma … non ce ne sono per sbloccare le pensioni ‘normali’ o i salari ‘minimi’.
Oppure siam pronti a difendere l’esposizione dei simboli cattolici nei luoghi di istruzione pubblica, dove vengono educate le nuove generazioni, ma … i diritti degli omosessuali o quelli ‘alla privacy’ come i ‘conflitti di interessi’ e le ‘sliding doors’ possono attendere.

Pejus … che posizione prende ‘il Partito’ quando – ad esempio – in una Regione o in un Comune importante il Governatore o il Sindaco ‘rossi’ si ritrovano a metà consigliatura a non riuscire a garantire neanche i servizi essenziali alla Sanità o alla Sicurezza stradale?

Sarebbe il caso che la Sinistra si dia una linea.

Demata

Salvini provoca, Sinistra violenta ma santa e … la democrazia alle ortiche?

10 Nov

Fabrizio Cicchitto (Ncd). “Il protagonismo di Salvini mirato per quello che riguarda i tempi e i luoghi ha puntato a sua volta ad incendiare la prateria, innescando processi e reazioni con obiettivi elettorali e demagogici”.
Carlo Giovanardi: “C’è chi cerca con impegno l’incidente e lo trova, come Matteo Salvini”.

Manes Bernardini: “le provocazioni generano solo provocazioni”. Stefano Bonaccini, Pd: “E’ alla ricerca quotidiana di provocazioni e sensazionalismi”. Cristina Quintavalla, candidata per l’Altra Emilia Romagna: “Salvini e Fabbri, fascisti su Marte, Bologna e l’Emilia sono medaglia d’oro per la Resistenza!”.

Ignazio Messina, segretario nazionale Idv: “Semplici provocazioni elettorali”. Ross@ Bologna: “a Salvini a tutti i razzisti e a tutti i fascisti che ci troveranno sempre al nostro posto ad accogliere qualunque ‘bastardo senza gloria’”.

Anche questi i commenti che hanno fatto seguito all’assalto e parziale distruzione dell’autovettura del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che tentava di visitare – come nelle sue prerogative di parlamentare – il campo sinti di via Erbosa dopo l’aggressione subita da un’esponente bolognese del partito.

A vedere le immagini diffuse, Salvini e i suoi accompagnatori sono rimasti illesi per mero caso.

salvini auto distrutta bologna

Salvini provocatore?
Certamente si quanto altrettanto no.

A voler ragionare con ‘il si fa ma non si dice’ dovremmo ammettere che ‘se l’è cercata’; a voler parlare di Stato di diritto, ha dimostrato che in certe zone i politici di destra non possono esercitare i propri diritti, figurarsi i cittadini ‘normali’. Anzi, c’è da stare attenti a non prendere botte, come capita non di rado ai cronisti e cameraman.

Così andando le cose, serviva il ‘buon’ Salvini – quello dei cori antipartenopei – per dimostrare che  una parte della Sinistra usa  metodi squadristici verso chi gli si oppone, mentre un’altra parte plaude più o meno palesemente.

E, se tutto questo permanesse senza che lo Stato intervenga, vuoi vedere che il ‘provocatore’ Salvini chiederà di ‘invalidare le prossime elezioni’ perchè in determinati territori la Lega e la Destra non potranno far comizi e propaganda?

originale postato su demata

Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 Ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

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Dove andrà mai la Destra, se Berlusconi non lascia?

29 Set

L’operazione « Torna a casa, Lassie» attuata da Berlusconi per ricompattare intorno a se il Nuvo Centro Democratico  non ha sortito effetti. E visto che non riusciva a superare l’ostacolo.
Alfano ha ancora ben saldo il controllo della maggioranza in Senato e Schifani parla di «malevoli rumors sono finalizzati a ostacolare l’unificazione di Ncd con l’Udc e i Popolari di Mauro». Forza Italia non è riuscita a far nascere un gruppo parlamentare ‘parallelo’, con fuoriusciti centristi e delle autonomie.

Intanto, si avvicina l’inverno, durante il quale avrà avvio la campagna elettorale per le elezzioni amministrative (regionali e comunali) del 2015 e, di sicuro, andrebbe colta l’opportunità di un centrodestra unitario e vincente, visto che la Sinistra è arrivata all’ultima sfida.

Ma anche a Destra le anime son troppe e troppo diverse, ormai.

Da un lato i decotti Berlusconi, Verdini, Brunetta e Santanchè, simboli di un’Italia che fu, come lo sono D’Alema, Veltroni, Prodi e Camusso a sinistra: nulla che abbia a che vedere con il futuro.
Dall’altra c’è il ‘vero futuro’, ci sono Salvini e Meloni, come ci sono Renzi e Serracchiani a sinistra e come avviene nel resto d’Europa a guardare a destra.
Al ‘centro’, infine, troviamo Alfano, Gelmini, Lupi, Mauro dei Popolari e un sottobosco di notabili e sottosegretari, mentre ‘fuori’ c’è Grillo, che più o meno inconsapevolmente, ha raccolto quei cinque milioni di voti che in Europa stanno facendo la fortuna della nuova Destra.

Dunque, al momento atttuale, la Destra italiana non va da nessuna parte: l’unica ipotesi – suggestiva, ma possibile – è quella di un’alleanza tra Salvini e Meloni, dato che fanno capo alla stessa ‘corrente politica’ in Europa. Alleanza che potrebbe validamente contrastare – in tanto profondo Nord e tanto estremo Sud – la bolla di consenso che ha sostenuto i Cinque Stelle alle recenti politiche.
Una nuova Destra europea – se coesa – non dovrebbe conquistare meno del 15% su scala nazionale anche qui in Italia.

Le Pen Marine

Quanto a Berlusconi è evidente che sia ormai  ‘il problema politico’ del Centrodestra, in quanto impedisce il ricompattarsi del fronte cristiano-sociale, ovvero ‘popolare’, che in Europa ha sempre espresso delle auree mediocritas (ad eccezione dei tedeschi Kohl e Merkel), ma raccoglie di norma il 20% dei voti.
Fronte cristiano-sociale che sembra sostenere Matteo Renzi e non affatto Silvio  … dopo la sequel di scandali sessuali che ha coinvolto Berlusconi, finanziari per quel che riguarda il suo fido Verdini e la filiera di partito, per non parlare della debacle finanziaria del meno fido Tremonti.

Il Centrodestra va, dunque, ‘liberato’ dal Berlusconismo e dei ‘circoli’, come il Centrosinistra deve liberarsi del Comunismo e delle lobby sindacali: sono obsoleti e sono la causa sia dell’incapacità parlamentare a reagire alla Crisi – che portò al quadrumvirato Monti, Fornero, Mastrapasqua e Passera – sia della deriva elettorale delle astensioni al 40% e dell’affermazione di una compagine caotica quanto inconsistente come i Cinque Stelle.

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Il caso Hollande, Matteo Renzi ed il crepuscolo della Sinistra europea

6 Set

In questo scorcio d’estate, tra le tante drammatiche vicende in corso, troviamo il crollo verticale della sinistra nel settore in cui ‘da sempre’ si è autonominata egemone e ultacompetente: la questione morale e le politiche sociali.

Il colpo di grazia, forse, è stato nell’intervento della BCE sui tassi, sui bond e sui mutui o finanziamenti a famiglie e imprese: la banca cassiera è dovuta intervenire perchè in Francia e Italia i rispettivi parlamenti (Hollande e Renzi) non riuscivano a legiferare adeguatamente.

Il motivo per il quale i partiti di sinistra europei non riescono a concepire e/o legiferare le riforme che servono risiede – ormai palesemente – nella loro base elettorale sempre più composta da privilegiati.

A partire dai salotti buoni dove siamo arrivati alla seconda /terza generazione di ‘intellettuali’ che fanno capo a famiglie latifondiste e imprenditoriali di provincia: facile infarcirsi di concetti metropolitani e cosmopoliti, se si nasce con qualche rendita e se a casa propria nulla cambia.

Ed, a proposito di rendite, un’altra fascia di elettori son coloro che oggi si ritrovano con qualche lauto investimento, dato che la casetta del nonno in periferia oggi è semicentrale e si affitta benissimo a chi arriva da qualche sud del mondo.

Sempre restando nelle rendite, nella base elettorale di sinistra ci sono i sindacati che – ovunque e dovunque – difendono da un decennio pensioni sovradimensionate e tagli lineari per chi ha meno di 55 anni, visto che – ovunque e dovunque – hanno qualche poltrona nei Cda delle assicurazioni e nella previdenza e … la cassa va difesa.

Ed aggiungiamo – tra i privilegiati – quel piccolo esercito che vive di sussidi e welfare, assommando un reddito reale che molto spesso è superiore a quello di un modesto lavoratore.

Leader sinistra europei leftist leaders europe

Non è avvenuto solo in Italia, ma ovunque in Europa: il libro di Valérie Trierweiler non accusa un uomo, ma un sistema culturale abitato da redivivi e effimeri farisei e tenuto in piedi a colpi di panem et circenses.

Dal quadro d’insieme emerge una sinistra – oggi come oggi – inadatta a farsi promotrice della cultura del lavoro, della protezione sociale e della responsabilità democratica: il caso Hollande scoppiato in Francia ne è solo la punta dell’iceberg e il consolidamento dell’ascesa di Le Pen ne è la riprova.
Non è un caso che Renzi il riformatore oggi  ricordi “chi si spacca la schiena” e manda avanti il Paese.

Il tutto senza dimenticare che tra Italia, Francia e Germania è lunga davvero la serie di politici di second’ordine coinvolti in scandali miserabili nell’arco dell’ultimo ventennio, specie se si confida su bastioni elettorali sempre più anziani o privilegiati.

Come anche prendiamo atto dai fatti recenti che l’Internazionale Socialista non esiste più:

  1. Matteo Renzi, segretario d’Europa, appoggia a senso unico Barack Obama, magari sperando un posto in ‘prima fila’ dalle parti di Aleppo o a Gerusalemme, perchè no, tutto fa share. Intanto, in un Parlamento dove il PD è egemone sono due anni che le riforme annaspano.
  2. la Germania del viceCancelliere SPD Sigmar Gabriel negozia sottobanco con Putin ottenendo gas in cambio di ‘cordoni umanitari’ in Ucraina e – forse – in Siria per i Russi, con buona pace di chi sperasse di spedire qualche marò anche da quelle parti.
  3. la Francia leftista di Francois Hollande è alle prese con l’integrazione forzata degli islamici in casa propria, l’espansione di Ebola nella sua Francafrique  e il disastro dei suoi complotti a Bengasi. La solidarietà tra popoli della Rivoluzione è solo un ricordo.
  4. in Inghilterra, il glorioso Labour Party di Ed Miliband sembra essere definitivamente il terzo partito e ci si prepara a ricostituire un armata nordica – con Norvegia, Danimarca e Repubbliche Baltiche – per inerporsi ai Rus ed agli Ucraini/Polacchi, proprio mentre il ricordo degli antichi fasti pagani e indoeuropei sta riemergendo potentemente.

Evidentemente, gli interessi dei lavoratori e del popolo dei diversi stati sono diversi se non divergenti, secondo i differenti partiti della Sinistra in Europa, ma  …  non secondo gli altri partiti di centro o di destra che stanno raccogliendo sempre più successi, mentre la sinistra estrema non sembra essere in grado – sono trascorsi cent’anni ormai da Rosa Luxemburg – se essere pienamente legali o meno.

Dulcis in fundo, la corrente di pensiero romana che scopre di essere sempre stata liberal dopo 50 anni di comunismo sfegatato o che molto puerilmente ritorna a Cristo perchè era un protosocialista che divideva il pane e amava tutti …

Cosa dire? My compliments … martiri e riformisti d’altri tempi si saranno stancati persino di rivoltarsi nella tomba.

Cosa chiedersi? Perchè gli elettori di sinistra continuano ad inseguire un’utopia mentre la realtà cade a pezzi. Non sarà mica  una coazione a ripetere … se il mondo politico della Sinistra continuasse ad esser tale, promettendo tot e realizzando poco, male e in tutt’altra direzione.

Come anche potremmo chiederci perchè, in Francia e Italia, tanti cittadini non hanno ancora compreso che in politica non si votano i sogni (gli ideali) ma si delegano gli uomini – questa è la realtà dei fatti – e non vincono i desideri pindarici ma il successo è sempre nell’aurea mediocritas che accontenta i più?

Dunque, prima di lanciare critiche e accuse a Matteo Renzi, se si discosta dalla ‘tradizione’, sarebbe il caso di chiedersi se si ha un’alternativa.

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