Tag Archives: CISL

Un ministro CGIL all’Istruzione

13 Dic

Torna a casa il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, già rettrice dell’unica Università italiana che non si occupa di discipline tecnico scientifiche, perchè specializzata nell’insegnamento e nella diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero …

non_si_piegano_rid_01

Al suo posto arriva Valeria Fedeli, già segretaria generale CGIL dei lavoratori tessili, poi presidente del sindacato tessile europeo Fse-Thc.
Nel 2012, pensionatasi dal sindacato, viene eletta  come capolista in Toscana nella coalizione «Italia bene comune» e, priva di ogni esperienza parlamentare, viene nominata vice presidente vicaria del Senato.

La domanda del giorno è duplice:

  • Valeria Fedeli (una vita nella CGIL) come potrà occuparsi dei contratti, delle mansioni e dei concorsi dei docenti italiani, confrontandosi con Aran e Sindacati, senza generare un mostruoso conflitto di interessi?
  • la sua esperienza nel settore manifatturiero porterà ad una definitiva quanto attesa strutturazione estandardizzazione della formazione professionale in Italia oppure sarà il solito flop ed ulteriore spesa pubblica per ‘aiutini’ alle Regioni e agli Enti certificati?

Demata

Annunci

Pensioni: persino l’Inps ne denuncia l’iniquità

15 Mar

Tito Boeri, presidente dell’Inps, è intervenuto ad un convegno organizzato a Torino dai sindacati dei dirigenti pubblici, denunciando che

  • “c’è stato inizialmente, da parte del governo, un impegno a fare questa riforma nel 2015. Doveva essere inizialmente della legge di Stabilità per il 2016, poi si è detto ‘la si fa nel 2016’ e ora si parla di farla con la legge di Stabilità del 2017”
  • “il 70% degli italiani prende una pensione inferiore agli 800 euro. Bisogna inoltre intervenire sulla ricongiunzione dei diversi sistemi pensionistici”
  • certe pensioni sono “ancora troppo alte e ingiustificate rispetto ai contributi. Molti obiettano che non si possono toccare i diritti acquisiti, ma ogni volta che si fanno riforme si toccano i diritti, l’equità non può prescindere dalla contribuzione pur se occorre muoversi su questa delicata materia con grande attenzione”.

L’Inps, per voce del suo presidente, ha anche esortato il governo affinchè “vari al più presto norme che prevedano flessibilità nell’uscita dal mondo del lavoro, con conseguenti riduzioni della pensione. Così si sbloccherebbe il sistema pensionistico irrigidito dalla legge Fornero e si promuoverebbero le assunzioni di giovani”.

A margine di un convegno sulla contrattazione alla Camera, organizzato da Forza Italia, i segretari generali di Cgil e Uil Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo – dopo l’ulteriore ribadire di Boeri – hanno finalmente preso atto che  da ben cinque anni i lavoratori italiani sono trattati in modo particolarmente iniquo ed hanno promesso, rispettivamente, “abbiamo deciso di prevedere iniziative” e “a breve faremo una mobilitazione” …

Non sappiamo se i Sindacati abbiano anche recepito che esistono pensioni sopravvalutate e pensioni da miseria … inferiori persino ad un reddito di cittadinanza.

Ci saremmo aspettati qualcosa di più (dai sindacati, dai media, dai politici) se ormai è persino il presidente dell’Inps a dare l’allarme sull’iniquità sociale e sull’insostenibilità finanziaria delle norme pensionistiche varate dal Parlamento tra il 1994 e il 2002, prima, e, poi, nel 2011 … ma essendo stato, sempre e comunque, l’attuale Partito Democratico a promuoverle con l’appoggio della stampa pressochè tutta … non poteva essere altrimenti: attendere il 2017 … magari coprendo i TFR con titoli di Stato …

Speriamo solo che almeno un parlamentare, europeo o nazionale che sia, si prenda la briga di interpellare a riguardo ministri e commissioni – come sarebbe suo dovere visti i milioni di italiani che attendono –  riguardo al fatto che la Corte di Conti ha certificato un “buco” di 23 miliardi di euro, che l’Inps ha ereditato dall’Inpdap, per il mancato pagamento mensile dei contributi dei dipendenti pubblici da parte delle pubbliche amministrazioni …

Demata

La fallimentare Sinistra francese alla disperata ricerca di una guerra

10 Mar

In Francia, la Sinistra è mobilitata contro la riforma del mercato del lavoro e, solo nel mese di marzo, si prevedono centinaia di manifestazioni, treni e trasporti pubblici fermi, città paralizzate e, a fine mese, lo sciopero generale.

Intanto, nel paese si contano almeno 3,5 milioni di disoccupati, le casse previdenziali in deficit da almeno 40 anni e il comparto industriale non brilla certo per flessibilità alla domanda di mercato.

I fatti sono evidenti:

  1. un sistema di welfare che, nel 2010, incideva sulla spesa pubblica per il 57% del PIL, paralizzando qualsiasi forma di investimento o ripresa
  2. i contributi elevati e la regolamentazione del mercato del lavoro che, secondo dati dell’OCSE del 2010, portavano la tax wedge della Francia a superare di almeno 13 punti percentuali alla media dell’OCSE su tutti i livelli di reddito familiare
  3. il conseguente alto livello di disoccupazione, che dal 1980 non cala al di sotto del 10%, salvo rare eccezioni
  4. il deficit di budget cronico (l’ultimo surplus è stato registrato nel 1974) e la combinazione di una crescita debole e di un sistema di welfare sempre più pesante.

Il programma elettorale di Hollande aveva promesso la rinegoziazione del Fiscal compact e degli statuti della Banca Centrale Europea, senza spiegare agli elettori che – nel caso – si sarebbe pervenuti ad un costo più basso del welfare, ma a discapito del tenore di vita a livello nazionale nel medio termine.

Un tipico stratagemma del Partito Socialista francese di Mitterand, ma all’epoca la Francia batteva ancora moneta, aveva ancora le ‘colonie’ e – soprattutto – Cina, India e Brasile non erano ancora sufficientemente industrializzati.

Finito l’Imperialismo coloniale figlio della Rivoluzione, finito il modello di Welfare redistributivo francese e sinistrorso … i paesi del Terzo Mondo ringraziano ..

Dunque, ad Hollande ed ai socialisti francesi (cioè alla Sinistra europea) non resta altra soluzione che ‘ritirarsi in buon ordine’ come fecero i comunisti sovietici e come suggerì Foucault già nel 1976 o continuare a disinformare la base elettorale promettendo un Welfare diffuso che senza l’Imperialismo coloniale qui in Europa non sarebbe mai esistito.

Hollande e la Sinistra (europea) di fare abiura e pentimento per un modello economico che fa acqua proprio non ne hanno voglia (lo sappiamo bene anche noi italiani). Anzi, sono proprio loro ad aver ‘sostenuto’ la folle politica della Grecia, sperando che si aprisse una crepa nel contenimento del debito pubblico imposto dall’UE a tutti gli stati membri.

Dunque, così andando il mondo, alla Sinistra francese non resta che la seconda via: promettere il Bengodi perchè il ‘mondo può essere migliore’ e poi annunciarne la fine del Bengodi ‘perchè i peggiori hanno vinto’ … cercando intanto di pervenire alla più classica delle soluzioni: la guerra.

Prima Hollande ci ha provato in Siria, subito dopo gli attentati di Parigi, attaccando Isis senza coordinamento NATO e così dando la possibilità a russi e turchi di incrementare notevolmente il teatro bellico.
Adesso Hollande ci prova in Libia, interferendo con il percorso diplomatico  ‘italiano’ che punta a pervenire ad una sorta di ‘protettorato’ alla stregua di quello instauratosi tra Italia ed Albania, ad esempio.

Essendo italiani, confidiamo negli scioperi francesi e nello stallo politico della Francia che potrebbero favorire l’export ed il ‘peso’ italiano all’estero … ma sorgono spontanee alcune domande.
I nostri sindacati (a partire dalla CGIL) e la nostra Sinistra italiana (a partire da La Repubblica) conoscono le obiezioni di Foucault del 1976 al modello economico ‘socialista’ avanzate ben prima che sul mondo incombessero il Tatcherismo, il Reaganismo e il Neoliberismo?

Ma, soprattutto, senza scomodare la cultura quella vera, la Sinistra (non solo italiana) conosce semplici proverbi come “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”, “Non tutte le ciambelle escono con il buco”, “Non tutto il male vien per nuocere”, “Ogni lasciata è persa”, “Ogni promessa è debito”, “Ognuno tira l’acqua al suo mulino”, “Chi dice ciò che vuole può sentire ciò che non vorrebbe” …

Demata

Come sarà il dopo Marino?

31 Ott

La situazione politica italiana dopo la bagarre delle dimissioni di Ignazio Marino è ritornata allo stato di malessere diffuso tra gli elettori come quello che si verificò con Tangentopoli.
Anzi, a ben vedere, il contesto esploso con Mafia Capitale sembra essere l’epilogo di quella vicenda evidentemente rimasta irrisolta.

Riepilogando molto rapidamente:

  1. con la Caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda cessa l’afflusso estero di finanziamenti ai partiti e muta la loro collocazione nel panorama politico mondiale.
  2. il PCI dell’epoca con Achille Occhetto dovette affrontare ristrutturazioni, diaspore e scissioni ed alla fine prevalse un metodo politico molto più attento a raccogliere il consenso degli elettori, piuttosto che l’adesione dei cittadini
  3. in Italia il cambiamento sotto i colpi di ricatti e attentati mafiosi vero le istituzioni e grazie a Tangeentopoli che porta alla luce un reticolo di malaffare e collusioni che spazza via tutti i partiti ad eccezione del PCI, perchè il cassiere’ Primo Greganti si assume tutte le responsabilità
  4. tolta la falce e martello dal logo, l’ex PCI si ridenomina, assorbe una buona fetta di ‘ex democristiani’ e crea il Prodismo, mentre la restante parte dei democrisstiani converge con tanti socialisti nel Berlusconismo
  5. poco dopo una legge (Decreto Biondi) sana o prescrive i reati di Tangentopoli che coinvolgevano sia politici e partiti sia soprattutto funzionari e uffici, mentre viene varata tra mille polemiche la legge sul conflitto di interessi attesa da tempo
  6. la realtà locale romana resta sostanzialmene fuori dagli scandali

Venti anni dopo

  1. una bella parte degli amministratori dell’attuale PD è stato coinvolto (se non condnnato o prescritto) in scandali per abusi o corruttele mentre … Primo Greganti è stato di nuovo beccato e si trattava dell’Expo
  2. Roma che era rimasta ai margini di Tangentopoli si ritrova oggi con Mafia Capitale, cioè con nessi diretti e reticolari tra pezzi della pubblica amministrazione, gruppi di potere nei partiti e crimine organizzato. Addirittura, un ex procuratore dell’Antimafia come Sabella dichiara che catturare Brusca fu una passeggiata a confronto con due mesi da assessore capitolino …
  3. Nepotopoli e Parentopoli varie hanno dimostrato come sia facile passare da una onlus ad una carica pubblica e poi ad un Cda non solo a Roma ma dovunque, l’asssorbimento dell’Inpdap nell’Inps si è ivelato un disastro e i conti (come le pensioni bloccate) non tornano, mentre metà dell’Italia ormai prende la Tav o l’aereo se deve andare in ospedale
  4. gli italiani sempre più  preferiscono le mani pulite (si spera per sempre) dei Cinque Stelle o si astengono dal voto temendo di sostenere un mafioso od un pressappochista, sempre che non appoggino l’estrema destra
  5. la Capitale – sfuggita a Tangentopoli – viene commissariata per quasi un anno dal Ministero degli Interni e dal Vaticano, sperando che il Giubileo sia l’inizio di un risanamento profondo.

Morale della favola, i guru dell’ex PCI ed attuale PD prendessero atto che nel democratizzare il PCI si è falliti, fosse solo perchè le tanto vantate primarie sono state troppo spesso oggetto di scandali e denunce.
E prendiamo atto tutti che l’unica infrastruttura di base rimasta ‘alla politica’ è il Sindacato confederale, anch’esso fortemente diviso come nel resto dell’Europa in cristiano-sociali e social-radical.

Questa probabilmente la chiave delle evoluzioni future del quadro politico italiano left sided,  ammesso e non concesso che si riesca ad smuovere Roma in soli due anni, con Renzi che potrà contare sui giovani tecnocrati e sulla base cristianosociale, mentre Die Linke aggregherà l’universo social dei comitati e delle piccole onlus, come del sindacalismo di base e dei senza diritti.

E Roma?
Dopo quello che è accaduto nelle municipalizzate e non solo, passando per monumenti chiusi e i servizi inaccessibili come un muro di gomma, non se ne viene a capo senza una legge sui sindacati che la Costituzione attende dal 1949 e che è nella filiera delle riforme costituzionali ed istituzionali.
Ovviamente si potrebbero e si potevano siglare contratti diversi dagli attuali, ma come per i Cda delle municipalizzate l’ex sindaco preferì affidare il tutto all’ex vicesindaco, noto per la sua provenienza dai movimenti di piazza …

Allo stesso modo, scoprire che tutti appalti e gran parte degli affidamenti di forniture erano illegittimi suggerirebbe di inviare le Fiamme Gialle anche per le revisoni contabili ordinarie, come avviene per i privati.
Intanto, solo a parlare del Campidoglio (ma ci sono anche altri apparati coinvolti in Mafia Capitale) Roma si ritrova con interi uffici rimossi, sospesi o denunciati e non si sa dove prendere personale adeguato visto come sono andati assunzioni e carriere finora. Questi sono gli anticorpi che mancano a causa di un mobbing sistematico come l’Anticorruzione denuncia pubblicamente.

E poi c’è il problema che Roma Capitale dava direttamente o indirettamente lavoro ad oltre 50.000 persone tra dipendenti, municipalizzate, concessioni e onlus, cioè non meno di 2-300.000 elettori come indotto che in buona parte vedranno cambiare le proprie abitudini di vita con l’attuazione di leggi e regolamenti che – come stiamo scoprendo – Roma teneva nel cassetto da oltre un decennio.

Guardando oltre la faida interminabile PD-SEL, ci sono i Cinque Stelle che non hanno ancora a Roma l’infrastruttura necessaria ad affrontare il labirinto capitolino, mentre a centro e a destra ‘brillano’ Marchini e Meloni ma dietro di loro, per ora, il nulla.

Otto mesi di commissariamento potrebbero non bastare a ricostruire un apparato ed una classe dirigente, specie se come probabile il repulisti toccherà anche altre amministrazioni, come un anno di Giubileo potrebbe non bastare a cambiare una mentalità rissosa ed autoreferenziale che già ha portato Roma alla rovina più volte nel corso dei millenni.

Meno risse verbali, meno distinguo teorici, meno assuefazione al degrado ed alla maleducazione, un po’ di voglia di imparare dalle città e dalle nazioni che stanno decisamente meglio di noi. A Roma bastebbe questo.

Demata

Pensioni, esodati? Solo parole al vento e lacrime da coccodrillo

16 Ott

Le ‘pensioni non si toccano’ fu uno degli slogan della campagna elettorale della sinistra di base italiana ai tempi di Fausto Bertinotti. Sembrava una bella cosa, ma poi abbiamo scoperto che era una fregatura: chi in pensione restava intatto, chi in procinto aveva da aspettare e per chi futuro nulla sarebbe rimasto.

La riprova arriva in questi giorni:

  1. niente agevolazioni per i lavoratori precoci;
  2. niente scivoli per gli invalidi gravi;
  3. quattro centesimi di ‘opzione donna’;
  4. esodati poi si vedrà;
  5. zero opzioni per anticipare.

Intanto, Tito Boeri – neo direttore dell’Inps – resta inascoltato e nè istituzioni nè sindacati hanno finora presentato un esposto uno per acclarare cosa ne sia stato dei miliardi e miliardi che mancano all’ex Inpdap e alle tante Casse assorbite dall’Inps.

E, se la CGIL piange lacrime da coccodrillo dopo aver affondato le proposte di Boeri e di Damiano, va da se che Poletti proprio non sembra interessato alla previdenza come all’assistenza: oggi è ministro, ma ieri era  Coop …

Renzi? Per ora ha dato lavoro nelle scuole a quasi centomila suoi coetanei, ha salvato i privilegi iniqui del catasto e di chi vive nei centri storici, ha lasciato in piedi la Cassa Integrazione, mentre per i (ne)fasti di Roma ha finora scucito almeno un miliardo di euro e mentre l’Europa presta quasi 2.000 miliardi di euro alla Grecia.

Aggiungiamo che i Cinque Stelle intervengono su tutto ma non riguardo le pensioni od il salario minimo ed anche il Centrodestra e persino l’estrema Destra non mostrano interesse alla questione.

Inutile ricordare che qualcuno aveva sbagliato metodo e conti per le pensioni – specie se apicali – come è comprovato dall’intervento corrrettivo di Maroni, come anche che i dati sul livello di istruzione dei maschi e sulla sottoccupazione femminile sono la riprova dei danni prodotti dall’assenza di un welfare organico e rigoroso e di percorsi professionalizzanti (Mafia Capitale docet) .

Eppure, basterebbero qualche dozzina di miliardi e dei sindacati ‘come quelli degli altri paesi avanzati’ per sbloccare la questione. I miliardi ci sarebbero pure, quel  che manca da noi sono dei sindacati ‘normali’, cioè in grado di gestire fondazioni ed enti benefici, Cda assicurativi, case per anziani eccetera.
L’organizzazione del dissenso, come sentivamo in tv tempo fa? Quella compete ai partiti, mica ai sindacati …

Demata

Sindacato unico, no. Unitario? Di corsa …

25 Mag

L’idea di un sindacato ‘unico’ è potenzialmente totalitaria, quella che sia ‘unitario’ sarebbe norma di buon senso.

Provate a chiedere ai chi dirige nei settori dell’istruzione o della sanità, di quale strabordande numero di rappresentanti sindacali di ogni colore sia composto un tavolo di contrattazione.
Il rapporto è sempre non inferiore a 3-4 sindacalisti per dirigente e nel privato non va molto meglio.

Ovviamente se ogni rappresentante dei lavoratori vuol portare acqua al proprio mulino, differenziando le proposte come sempre accade, la contrattazione è il mantenimento dello status quo e l’introduzione di norme estemporanee. Praticamente un frullato.

Sarebbe, dunque, ovvio che i rappresentanti dei lavoratori si presentassero in numero adeguato al dialogo, con proposte concertate tra loro precedentemente, prevedendo di consultare i lavoratori, prima e dopo, sia sul contratto sia su chi deve andare in rappresentanza.

Inoltre, oggi, un sindacato composto da 5-6 sigle, che rappresentano i lavoratori per ‘comparto’, dovrebbero tutelare si il più oscuro dei manovali sia il primo dei dirigenti. Sarà per questo che sono 20 e passa anni che ii contratti della Pubblica Amministrazione non vanno nè avanti nè indietro?

Demata (since 2007)

Pensioni anticipate: come andranno le cose per davvero

25 Mag

La signora Italia nacque nel 1930 ed ebbe sei figli operosi, che trovarono lavoro non appena finiti gli  studi:

  1. Mario (1951) arruolatosi ed in pensione dal 1991,
  2. Luisa (1953) docente ed in pensione dal 1990,
  3. Sergio (1956) impiegato al comune, invalido grave e pensionatosi nel 2006,
  4. Chiara (1958) dirigente di II livello, invalido grave al lavoro fino al 2020,
  5. Marco (1959) medico, invalido grave in pensione dal 2016,
  6. Lucia (1961) venditrice, invalido grave andrà in pensione tra il 2023 e il 2028.

Sembra impossibile, ma è proprio così, e perchè accada questo è spiegato nel prospetto esemplificativo.

Demata Esempio Pensioni I parametri che contano, come al solito, sono l’età anagrafica, l’età previdenziale, l’età pensionabile e l’effetto di eventuali status invalidanti (la signora Italia ha trasmesso una malattia congenita rara ai suoi figli, ma non in tutti è sintomatica).

L’effetto con il sistema attuale (ma sarebbe così anche anticipando le pensioni a 62 anni) è il seguente:

  • I due figli nati prima del 1955, bene o male hanno beneficiato di tutti gli sconti e prebende riservati ai baby boomers. Intanto da anni lavorano a nero ed evadono il fisco.
  • I due che hanno visto la ‘malattia di famiglia’ riconosciuta prima del 2011, godono di 5 anni di scivolo ed uno di loro anche di pensione d’invalidità.
  • I due, che erano malati ma non riconosciuti per tempo dal Sistema Sanitario, finiscono in un limbo e devono versare i contributi che servono per pagare le pensioni dei primi due.

Ovviamente tutto questo non poteva accadere e non poteva restare sotto silenzio se i sindacati rappresentassero, in Italia, chi lavora e non chi è già pensionato. Già questo basterebbe per un decreto legge sulle rappresentanze sindacali, ma è un’altra storia. Intanto, speriamo che almeno Mattarella e Boeri intervengano affinchè ci si ricordi di chi ha iniziato a lavorare giovanissimo e/o deve proseguire  a 55 anni passati, nonostante sia gravemente malato: anche questi dovrebbero essere ‘diritti’, se non costituzionali – come davvero ssembrerebbe – almeno ‘acquisiti’.

Demata (since 2007)