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Migranti: le bugie su Papa Francesco

29 Apr

Anche Papa Francesco è umano e, dunque, pecca inevitabilmente, almeno stando alla dottrina cristiana, ed in quanto Re Assoluto dello Stato del Vaticano alcuni di questi ‘peccati’ sono ‘pubblici’.

Ad esempio, come la mettiamo se un’autorità spirituale mondiale condiziona pesantemente le politiche e le elezioni di USA, Italia e Germania quando afferma sui migranti  che “respingerli è un atto di guerra”, dimenticando che i trattati internazionali prevedono l’ingresso solo per i rifugiati di guerra?

Semplice: verifichiamo la notizia e scopriamo che il Papa non ha MAI fatto riferimento ai migranti, bensì a chi fugge dal proprio Paese a causa di un conflitto, e, soprattutto, crede che “anche i conflitti possono farci bene, perchè ci fanno capire le differenze, come sono le cose diverse. E ci fanno capire che se non troveremo la soluzione che risolve questo conflitto ci sarà una vita di guerra”.

O, anche, che dire di un leader mondiale che “chiede perdono” ai migranti affermando che sono “trattati come un problema, invece sono un dono”, mentre allo stato dei fatti i popoli più disponibili ed aperti verso culture diverse sono proprio gli europei artefici della multiculturalità?

Semplice: verifichiamo la notizia e scopriamo che il Papa non ha MAI fatto riferimento ai migranti, bensì chiede a “tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso”, i quali – comunque – anche secondo il Santo Padre “possono farci bene”.

E cosa dire se poi leggiamo titoli come “Migranti, Obama cita il Papa: Non servono muri. E lancia appello per Europa unita” e poi scopriamo che il presidente USA ha semplciemente ricordato all’Europa che “Francesco ha detto che i profughi non sono numeri, ma sono persone, che hanno volti e storie” e “che è necessario aumentare le spese sulla Difesa”?

Le questioni sono due: o i redattori dei nostri media non conoscono la differenza tra migrante e rifugiato oppure i direttori delle testate stanno manipolando l’opinione pubblica. Temo sia la prima che ho detto …

Inoltre, l’equivoco si è allargato a dismisura e potrebbe condizionare seriamente le prossime elezioni o referendum, se troviamo on line un appello /petizione ricco di adesioni anche autorevoli o significative che chiede “un’Europa dalle porte aperte, che garantisca ai migranti una via d’accesso sicura e legale senza costringerli a mettere a repentaglio la propria vita.”

E’ cosa nota che per i rifugiati già da due anni servisse un canale umanitario per dislocarli negli stati confinanti (vedi Grecia e Turchia) ed un cordone militare per impedire l’espansione di Isis e per contenere la reazione a volte incontrollata degli eserciti e delle milizie che difendono il territorio.

E’ meno noto che le notevoli difficoltà a gestire i rifugiati sono dovute innanzitutto alla marea di migranti che si infiltra tra di loro sperando di farla franca o, peggio, di campare di sussidi per un paio di anni alle nostre spalle.

Non sarebbe affatto male se i nostri media e chi amministra i nostri soldi iniziassero a distinguere i rifugiati dagli asilanti temporanei o dai migranti illegali.
Perchè creare una falsa querelle sui migranti – sfavorendo come ‘razzisti’ i vari soliti noti – mentre il Papa e il Mondo parlano di rifugiati e, sembrerebbe, si prefigura non la pace, ma la guerra?

Demata

Clandestini, perchè Renzi vuole depenalizzare

11 Gen

Mentre in tutta l’Europa gli Stati stanno progressivamente irrigidendo le norme sugli stranieri che violano le leggi, dopo i morti di Parigi e le aggressioni in branco contro le donne in molte città, Matteo Renzi si accinge a depenalizzare il reato di clandestinità “per far capire che gestiamo il fenomeno immigrazione con umanità ma anche con rigore”, ma soprattutto “perché intasa le procure”.

Un problema di ‘braccino corto’ del solito Ministero dell’Economia e delle Finanze, che evidentemente, intende ‘ricaricare’ le maggiori risorse necessarie alle forze dell’ordine per il terrorismo ‘sottraendole’ a quelle già necessarie per l’immigrazione e l’accoglienza ed, allo stesso modo, alleggerire le Procure dai carichi, piuttosto che snellirne i procedimenti con la separazione delle carriere.

Una follia, insomma.
Specialmente tenuto conto che, con la sospensione di Schengen o comunque con un forte irrigidimento dei paesi d’Oltralpe, gli stranieri che accogliamo ‘in transito’ rischiano davvero di restare tutti qui da noi …

Un atto d’imperio da parte di Matteo Renzi in Consiglio dei Ministri, senza consultare gli alleati di governo, necessario non solo alla cassa ed allo status quo, ma soprattutto al sottobosco del volontariato ‘fai da te’: può una onlus ricevere finanziamenti o commesse pubblici se accoglie stranieri ‘rei di clandestinità”?
Secondo i nostri partner europei, ne ‘favoriscono il transito’ verso altre nazioni … alla stregua degli scafisti …

Ebbene sì, anche se Francesco I ha proclamato l’Anno della Misericordia a casa ‘sua ma anche nostra’, gli ‘altri’ potrebbero anche contarcela così e vaglielo a dire che a ‘favorire il transito di irregolari’ c’è un mare di brava gente e pure qualche prete …

 

Demata

Roma, l’esempio di Cristo e la corruzione

11 Ott

Cambiare mentalità a Roma, ma quale?

Il cristianesimo romano è sempre stato in conflitto (dai tempi di Callisto e Ippolito, ergo dalle Origini) con gli altri cristinesimi perchè inculca il principio del ‘non giudicare, non accusare, sopportare in silenzio’. In due parole, non DENUNCIARE e comunque non farlo PUBBLICAMENTE, dato che è a Dio (e al Clero come alla Magistratura) che compete il diritto di accusa e non ai noi mortali.
Viceversa, dagli eretici nordafricani a quelli mitteleuropei, passando per gli scismi protestanti od ortodossi o per le chiese minori la questione che puntualmente divarica le posizioni è il diritto individuale alla giustizia e la corruttibilità /corruzione del clero.

La Giustizia NON è un proposito da conseguire entro i limiti compatibili con le esigenze della società e dei principi che la dirigono. La Giustizia è un diritto soggettivo della vittima e dei suoi superstiti: se la Società provvede, bene, se non lo fa, gli individui hanno almeno il diritto a reclamarla: questo è il sale della Democrazia che si è sostituita alle Monarchie ‘in nome di Dio’.

A contraltare della Misericordia c’è l’Angelo Vendicatore, così caro alle culture protestanti quanto aborrito a Roma. Ma nei testi sacri più antichi ci sono Michele e Gabriele, non solo l’uno o soltanto l’altro.

Da oltre un secolo le statistiche documentano una minore produttività ed una maggiore corruttibilità dei territori cattolici rispetto a quelli che non lo sono: una sequel di dati che inizia nell’Otttocento, quando non si capiva perchè in Germania due villaggi adiacenti dessero questo vistoso problema.

Gesù non porse solo l’altra guancia ai suoi fratelli o perdonò l’adultera lapidata da altri adulteri. Lui dette il fatto suo ai falsi Sapienti, cacciò i Mercanti travestiti da Santi, si sottopose all’Imperium di Cesare accettando la pena comminatagli: non è che a Roma ci siamo persi qualcosa?

Demata

Naboth, il Vaticano, l’etica capitalista e gli schiavi moderni

3 Ago

Naboth di Jezreel aveva una vigna vicina al palazzo di Achab, re di Samaria, che gli chiese di cedergliela in cambio una vigna migliore o dell’equivalente in denaro. Ma Naboth si rifiutò di cedere “l’eredità dei suoi padri”.
Così accadde che Jezebel, moglie del re Achab, facesse accusare Naboth di blasfemia e condannarlo alla lapidazione, impossessandosi della vigna alla sua morte. (1Re 21,1-16)

Di questo episodio biblico si occupò un’opera di Sant’Ambrogio (De Nabuthae historia) nel IV Secolo, recentemente pubblicata (La vigna di Naboth) dalle Edizioni Dehoniane di Bologna. Un testo che “che andrebbe caldamente consigliato in particolare a manager, banchieri, imprenditori e politici, nonché inserito nei programmi di studio di economisti e sociologi“, scrive Leonardo Lugaresi sull’Osservatore Romano.

Infatti, Ambrogio opera in un contesto storico in cui la Chiesa tentava di farsi Impero e dovette affrontare la ‘questione sociale’.
Così il Santo milanese si trovò – antesignano – a denunciare la tesaurizzazione («estraete l’oro dal fondo delle miniere, ma subito lo nascondete»), i cartelli di mercato («l’avaro è sempre messo in difficoltà dall’abbondanza dei prodotti») ed i monopoli («la carestia è redditizia solo per l’avaro»).

Ricchezze sterili, secondo Ambrogio, perchè accaparrate ed accumulate: «Ciò che è suo, il ricco lo guarda con fastidio, come roba di poco conto; ma quello che è di altri, lo agogna come ciò che vi è di più prezioso (…) perché chi vuole essere padrone di tutto non può accettare che l’altro possieda qualcosa». Ma … «a che mi servono, se non sono capaci di liberarmi dalla morte?»

Ma soprattutto Sant’Ambrogio si accorgeva già nel IV Secolo che esisteva una sproporzione tra il lavoro (salariato) e le rendite (di posizione), annotando che il «guadagno si misura non con il denaro, ma con la riconoscenza».

Infatti, non possiamo dimenticare che a quell’epoca non pochi cittadini romani divenivano di proprietà più o meno temporanea (ovvero schiavi a tutti gli effetti) a causa dei debiti contratti (nexum) o percchè venduti dal padre in virtù della sua condizione di pater familias.
Diventare debitori insolventi non era difficile (es. il gioco d’azzardo) e, anche se si può pensare il contrario, non si registrò mai una chiara condanna della schiavitù da parte dei Padri della Chiesa.

E questo perchè, già all’epoca di Sant’Ambrogio, questi cittadini resi(si) schiavi temporanei avevano molte più tutele di quanto si creda.
Ad esempio, il padrone poteva destinare gli schiavi ad bestias (lavori pesanti) solo sotto il controllo del magistrato. A partire da Adriano fu vietata la vendita delle schiave ai postriboli e puniti i maltrattamenti loro inflitti dalle matrone.
Uno schiavo abbandonato perchè vecchio o malato aveva diritto alla tutela imperiale ed il padrone poteva essere condannato per la sua morte. Marco Aurelio garantì il diritto di asilo per i fuggitivi presso le statue dell’imperatore, ovvero del Sole Invitto, e nei templi (poi chiese e conventi).

Condizioni non troppo peggiori di quelle di tanti lavoratori dipendenti (il)legali del mondo odierno, vittime di una competizione sfrenata sul costo del lavoro, prima ancora che del traffico di esseri umani e del lavoro nero. Per non parlare del potere delle pubbliche amministrazioni e dei sistemi fiscali in certi stati, dove – se va bene – i cittadini sono essere equiparati ai liberti dell’antica Roma.

Naboth

Tanti manager, banchieri, imprenditori e politici di oggi sono i regnanti e i nobili di una volta, spesso per discendenza di sangue, sempre e comunque se badiamo alla posizione ed al ruolo nella società.

E – ieri come oggi o domani – quale re o quale potente può essere giudicato solo in base alla ricchezza personale senza tener conto anche della riconoscenza del suo popolo /dei suoi lavoratori o clienti /dei propri elettori, che hanno contribuito ‘nella sostanza’ a tale arricchimento?

Demata

P.S. Ricordiamo anche che Roger Williams, il fondatore della colonia americana di Rhode Island e il co- fondatore della First Baptist Church in America, scrisse sulla storia di Naboth in “The Bloudy Tenent”, come un esempio di disapprovazione divina nell’uso (o fomento) del potere politico in materia religiosa.

Mafia Capitale: fate presto

12 Giu

Oggi, si parla di ‘mafia’ ogni qual volta ci si trova dinanzi ad una cospiracy tra colletti  bianchi e delinquenza comune finalizzata ad assumere il controllo della governance di un territorio e, nei fatti, del denaro pubblico come dei servizi o del lavoro. Una mafia che non necessariamente deve essere gerarchizzata, ma che può operare anche per ‘cartelli’ che si dividono mutualmente le aree di influenza e ricorrendo a reati violenti solo in forma poco appariscente.

Il ‘picciotto con la lupara’? E’ un luogo comune, lo sappiamo bene fin dagli scandali romani di fine Ottocento, quando per le prime volte in Parlamento si iniziò a discutere di ‘mafia e politica’,  ma lo risentiamo in questi giorni come se nulla fosse.

Nell’epoca dei cartelli e delle holding criminali, quello che le diverse indagini stanno rivelando somiglia molto ad un’occupazione, da parte di diversi ‘cartelli d’affari’, della governance per il controllo dei fondi pubblici. Come anche, dopo il parziale repulisti per gli scandali del Centrodestra avvenuti ai tempi della Polverini e di Alemanno,  oggi assistiamo al coivolgimento esteso del Partito Democratico laziale e di interi settori d’apparato locali.

Ignazio Marino dovrebbe lasciare il passo ad un Commissariamento: a prescindere dalla ‘mafia’, il Comune – con tanti consiglieri e funzionari sotto indagine – non è verosimilmente in grado di gestire appalti e servizi, specie se il Sindaco ha poca esperienza amministrativa.

Nicola Zingaretti si ritrova in una situazione diversa, dato che il suo Consiglio regionale sembra essere fuori dalle indagini, ma proprio il suo Capo di Gabinetto ne è coinvolto, oltre al problema degli appalti e degli apparati come ad esempio – tra le tante inerenti la Sanità romana – dimostra la vicenda Recup avvenuta mentre proprio  lui era Commissario ad acta.

Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma perchè si possano garantire i servizi essenziali, visto che finora tutto o quasi tutto ‘era una mucca da mungere’.
Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma per dovere istituzionale, perchè ci sono  anche le vittime, non di lupara, ma ci sono e sono tante.

Ad esempio i tanti incidentati (e talvota deceduti) per la situazione delle strade  abbandonate a se stesse  (leggasi buche) per finanziare proprio quel ‘welfare’ di cui si occupavano Carminati & co. E, come loro, i malati e i bisognosi depredati degli aiuti che a loro dovevano arrivare e che mai hanno visto?
I tanti dipendenti pubblici onesti  che son stati tartassati per escluderli dalle posizioni ‘chiave’ o le famiglie di lavoratori con un affitto salato, mentre si davano sussidi e case a chi guadagnava magari il doppio, … i giovani  in fuga verso le università del nord ‘perchè qui ormai non c’è futuro’ e chi più ne ha più ne metta.

E’ difficile che questi elettori  possano continuare a dare fiducia al Partito Democratico senza un passo indietro di almeno uno dei due. E’ difficile non notare gli stessi guasti che le mafie producono tipicamente nei territori che sfruttano.

Sindaco e Governatore, come altri personaggi del Partito Democratico, non danno a vedere di aver compreso l’entità del problema e della debacle, Renzi e il partito si, specialmente dopo l’exploit degli astenuti alle ultime amministrative: il  Giubileo sarà commissariato.

Intanto, Roma è bloccata senza un futuro, nel degrado e nell’insicurezza. Fate presto …

Demata

Papa Francesco e la puzza che arriva anche da Roma

27 Mar

Ormai è ufficiale, Galli della Loggia dixit: esiste una filtrabilità ‘mafiosa’ tra base ‘popolare’ e partiti di ‘sinistra’. Addio ‘mani pulite’, addio ‘la storia siamo noi’ eccetera eccetera

“Il Pd era l’unico partito romano che conservava almeno in parte un rapporto con la base popolare, quella del vecchio Partito comunista: e probabilmente proprio questo è ciò che l’ha perduto. Una base popolare dai tratti spesso plebei — chi ha una certa età se lo ricorda — che per forza era contigua a persone e cose non proprio in regola con la legalità (ladruncoli, piccoli spacciatori, topi d’auto): ma finché a sovrintendere ci sono stati il controllo etico-politico del partito e la decisione inappellabile dei vertici in materia di cariche e di mandati elettorali, nessun problema.
Come si sa, però, a un certo punto tutto questo è svanito. È accaduto allora come se quella base popolare fosse rimasta affidata a se stessa e alle regole spesso demenziali (vedi primarie «aperte») ed estranee della nuova democrazia interna. È allora che si è aperto il varco: non avendo più un vero corpo, il partito non ha avuto più anticorpi. “

VIGNETTA-ROMA-MAFIA

Una questione ormai storica, quella della contiguità dei ‘partiti popolari’ con sette e mafie, ben descritta da Jacques de Saint-Victor in “Patti scellerati. Una storia politica della mafia in Europa” (UTET). L’unico dubbio irrisolto è come mai Eugenio Scalfari – censore di Roma – non se ne sia mai accorto.

E le accuse di Ernesto Galli della Loggia – nell’editoriale di oggi su Corsera con la foto del Governatore Zingaretti in bella vista – non si fermano: “Lo ha capito anche la delinquenza più sveglia e più attrezzata, che è stata pronta a stabilire rapporti con la sua nuova classe, a mettere a libro paga persone, a costruire filiere, a organizzare complicità e ricatti. Così, servendosi dei mezzi del clientelismo politico più ovvi, è cominciata la scalata al Pd da parte del malaffare.
Lo ha detto bene in un rapporto Fabrizio Barca, dopo aver indagato quanto accaduto nei circoli dem della Capitale: il Pd è diventato «un partito cattivo, ma anche pericoloso e dannoso», i suoi iscritti sono troppo spesso «carne da cannone da tesseramento». ”

Intanto, mentre il Capo di Gabinetto della Regione Lazio è anche lui coinvolto nelle inchieste di Mafia Capitale, arriva il crollo verticale del consiglio municipale di Ostia con appelli pubblici a inviare militari come in Calabria o Sicilia  …
E, a confermare che il PD, a Roma, non c’è più, prendiamo atto che Zingaretti (Regione Lazio) tace e Marino (Roma Capitale) è all’estero …

Dunque, mentre Renzi trema (ndr. la caduta del PD romano per mafia comporta de facto la fine di molte cose), non resta che attendere l’intevento del vescovo di Roma, come si usa nelle terre assediate dalla Mafia …

papa mafia

La domanda, dunque, è: si dimetteranno oppure l’Italia e i romani dovranno subire l’onta di una Roma che ‘puzza’, proclamata Urbis et Orbis? Di sicuro, Papa Francesco non può scagliarsi contro mafiosi e narcos se a casa sua si razzola male …

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Papa Francesco su famiglia, pedofilia e mafia

14 Lug

Intervista del 13 luglio 2014, La Repubblica.

“L’educazione come noi l’intendiamo sembra quasi aver disertato le famiglie.

Ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi.

L’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione.” 

“Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del 2%. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo.

Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo.

Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.”

“Non conosco a fondo il problema delle mafie, so purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano.

Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari.

È un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le moglie, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locale sono spesso mafiose.
Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”

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