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L’ombra della guerra sul prossimo G-20 in Indonesia

4 Apr

Mentre anche in Giappone esplode l’indignazione per il massacro di Bucha e le scuole lanciano una campagna di crowdfunding per i rifugiati ucraini, secondo quanto riporta Kyodo News, su 699 entità giapponesi in 10 economie, il 55% delle aziende giapponesi con sede all’estero ha avuto un impatto sulle proprie operazioni commerciali – o prevede che lo sarà – dall’invasione russa dell’Ucraina, secondo un sondaggio condotto da da Pasona Group Inc. a metà marzo.
Di questo 55% percento delle aziende con sede all’estero, il 43,2 percento ha affermato di sentire già gli effetti del conflitto, mentre il 22,7 percento ha dichiarato di aspettarsi di farlo entro un mese e il 26,8 percento entro tre mesi.

Le aziende con sede nell’unico paese europeo incluso nel sondaggio (la Francia) sono state di gran lunga le più colpite con il 92,3% che ha risposto di aver subito un impatto in qualche modo, seguita dalla Malesia con il 72,0% e da Singapore con il 66,7%. L’impatto più citato (43,2%) è stato l’aumento dei costi delle materie prime, inclusi petrolio, prodotti chimici e metalli, seguito dall’aumento dei costi logistici e dei prezzi dell’energia.

Quel che più preoccupa i giapponesi (e anche noi) è che, tra due settimane, in Indonesia si terrà il G-20 della nazioni più industrializzate con la partecipazione di Argentina, Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Corea del Sud, Turchia, Stati Uniti ed Unione Europea.

La stampa giapponese prevede che l’Indonesia non escluderà la Russia dall’incontro, ma altri membri hanno anche espresso preoccupazione per la sua partecipazione, dopo che il presidente Joe Biden ha affermato che la Russia dovrebbe essere rimossa dal G-20 e gli Stati Uniti potrebbero non partecipare.
Ad ogni modo, I ministri delle finanze del G-20 e i governatori delle banche centrali stanno valutando la possibilità di non rilasciare una dichiarazione congiunta al termine del convegno.

Il 18 febbraio, circa una settimana prima che la Russia iniziasse il suo attacco all’Ucraina, i leader finanziari del G-20 avevano affermato – secondo Nippon.com – che “avrebbero continuato a monitorare i principali rischi globali, comprese le tensioni geopolitiche che stanno sorgendo e le vulnerabilità macroeconomiche e finanziarie”, senza citare la crisi ucraina.

Il Giappone ha aderito alle sanzioni NATO dopo quasi una settimana di pressing della Casa Bianca. Secondo quanto riportato da Ntv.co, il primo ministro Kishida Fumio conferma che il Giappone rimarrà coinvolto nei progetti di sviluppo di petrolio e gas Sakhalin-1 e Sakhalin-2 in Russia e continuerà a pagare il proprio gas naturale con valuta pregiata, ma incrementerà le sanzioni contro la Russia.

Anche il governo giapponese ha condiviso l’appello del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per un’indagine indipendente porti a una responsabilità effettiva e la ferma condanna delle “violazioni del diritto internazionale, come il danneggiamento dei civili”.

“Siamo profondamente scioccati e riteniamo estremamente grave che molti civili siano stati vittime in Ucraina”, ha affermato il principale portavoce del governo giapponese, il segretario capo di gabinetto Hirokazu Matsuno. “Uccidere civili innocenti è una violazione del diritto umanitario internazionale ed è assolutamente intollerabile”.

Demata

Ucraina: l’India incontra Cina e Russia, ma non gli USA

3 Apr

Biden gioca col fuoco, ormai lo scrive anche il giornale più anglosassone d’Italia, l’Huffington Post, ma di cosa si tratta? Basta leggere la stampa indiana (neutrale) di questi giorni per saperlo.

Infatti, quattro giorni fa, il consigliere di Stato cinese e ministro degli Esteri Wang Yi è andato in visita in India ed è di ieri l’incontro tra il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar e il suo omologo russo Sergey Lavrov.

Riguardo l’incontro indo-cinese, India Today chiarisce che “i cinesi hanno un paio di obiettivi immediati. In primo luogo, la Cina ha percepito un’opportunità nelle divergenze dell’India con l’Occidente sulla sua posizione sull’aggressione russa in Ucraina.
La posizione neutrale dell’India durante la guerra ha suscitato reazioni estremamente negative da parte dei governi e della stampa occidentali. Com’era prevedibile, questo ha portato a un’esplosione di sentimenti anti-occidentali tra la popolazione indiana.”

Naturalmente, la Cina vuole approfittare di questo passo falso dell’Occidente, in particolare per ridurre il Quad composto da India, Australia, Giappone e Stati Uniti. “La sua propaganda ufficiale parla di come l’India venga fuorviata dagli Stati Uniti e dai suoi partner.”

La Cina sta anche cercando di ricucire le sue relazioni con l’India per assicurarsi che il primo ministro Narendra Modi visiti la Cina di persona per il vertice BRICS alla fine di quest’anno.

Secondo India Today, in futuro “dipende dall’integrazione di beni e servizi indiani all’interno delle catene di approvvigionamento globali: se l’India diventa un hub per la produzione, renderà quasi insostenibile il conflitto con l’India. Non solo per la Cina, ma per il mondo intero.”

Infatti, come riporta Rabi Sankar Bosu (CGTN) “indubbiamente, il conflitto Russia-Ucraina ha offerto un’opportunità unica sia alla Cina che all’India di migliorare le loro difficili relazioni e di parlare con una sola voce contro gli Stati Uniti, incapace di assumersi le dovute responsabilità per il conflitto Russia-Ucraina. In particolare, come la Cina, fin dall’inizio delle tensioni anche l’India ha chiesto colloqui diretti tra Mosca e Kiev per normalizzare la situazione ostile.

Molti analisti della sicurezza e delle relazioni internazionali ritengono che gli Stati Uniti siano responsabili della crisi in corso in Ucraina. In particolare, non ci sono dubbi sul fatto che gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare il loro espansionismo in Ucraina attraverso la NATO, ignorando le preoccupazioni sulla sicurezza della Russia che sembrano essere la causa principale della crisi in corso.”

Finora, l’India ha dimostrato il suo impegno in una relazione decennale con la Russia. Mantenendo la sua “neutralità strategica”, l’India si è astenuta dal votare su tutte le proposte contro la Russia da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all’Assemblea generale e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. L’India è determinata a distinguersi a tutti i costi dall’asse guidato dagli Stati Uniti sulla questione ucraina”.

L’India non ha preso parte a nessuna protesta diretta anti-russa e la sua posizione è stata criticata dalla Casa Bianca perchè “non c’è un terreno neutrale in questa guerra” (ndr. mondiale, dunque?).

Ma ormai è abbastanza chiaro che l’amministrazione Biden applicherà a Nuova Delhi le sue sanzioni finanziarie sui futuri acquisti di armi dalla Russia, anche se il 70 per cento dell’equipaggiamento militare indiano è di origine russa. In particolare, gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sull’India affinché non acquisti i sistemi di difesa aerea S-400.”

Nei suoi colloqui con la sua controparte indiana, Lavrov ha assicurato che gli accordi di difesa in sospeso saranno accelerati. La Russia sta offrendo all’India forti sconti sulla vendita diretta di petrolio con accordi di scambio rublo – rupia.

E che Joe Biden stia giocando con il fuoco ha le sue conferme a Priceton, dove, proprio ieri, John Williams, presidente della Federal Reserve Bank di New York, ha sollecitato pubblicamente tagli di bilancio della banca centrale già dal prossimo mese, in quanto “l’incertezza sulle prospettive economiche rimane straordinariamente alta e i rischi per le prospettive inflazionistiche sono particolarmente acuti”, visto che il debito pubblico USA (ed il bilancio FED) sono garantiti dai fondi pensionistici degli americani, con un pericoloso effetto domino in caso di cedimento.

Demata

Ucraina: anche il Papa è contro gli “interessi di parte”, ma quali?

25 Gen

Le ‘pretese’ di USA, UK e Russia per l’Ucraina potrebbero riportare la guerra in Europa, che a sua volta non ci sta, mentre dai media arrivano notizie confuse.
Ad esempio, possiamo leggere che la Russia ha ‘invaso’ la Crimea nel 2014 [link], anche se è da sempre russa, fu letteralmente ‘regalata’ all’Ucraina dal dittatore comunista Kruscev nel 1954, è comunque repubblica autonoma dal 1995 e, soprattutto, ha svolto un referendum chiedendo l’annessione alla Russia. Insomma, è la stessa Crimea russa della Guerra di Crimea del 1853 contro … la Russia … a cui partecipò anche il ‘nostro’ Regno di Sardegna.

Piuttosto, cosa ne è della Difesa Europea che tanti vogliono, che da troppo attende e di cui i media parlavano fino a poco tempo fa per le crisi libiche e siriane?

Ma poco sappiamo di cosa chiedono i vari ‘attori’.
Ed ecco, di cosa si tratta.

Ucraina

Nel 2019 il presidente della Repubblica Volodymyr Zelens’kyj ha potuto sciogliere il Parlamento per ottenere, tramite elezioni, una maggioranza a lui favorevole [link]promettendo di raggiungere una crescita economica del 40% in 5 anni, ma il paese gli si è rivoltato contro per le sue politiche liberiste e adesso non sa che pesci prendere.

Nel frattempo, Mykola Zlochevsky, il plutocrate a capo della Burisma Holdings, è latitante con reiterate accuse di essersi appropriato dei giacimenti di gas naturale ucraini a favore della ‘sua’ Burisma Holdings, quando era ministro delle Risorse Naturali e poi dell’Energia. E, se nel Cda della Burisma c’era il figlio di Joe Biden [link], oggi troviamo noti faccendieri, agenti CIA e, persino, un ex presidente della repubblica.

A sua volta, il popolo ucraino è disorientato, dato che persino il Senato statunitense ha sollevato accuse che  i ‘loro’ Democratici fossero collusi con i poteri forti ucraini per interferire nelle elezioni del 2016, dopo le intercettazioni che dimostravano le stesse interferenze (affare Nuland) nella ‘rivoluzione arancione’ del 2014.

L’Ucraina, inoltre, ha notevolmente incrementato i propri effettivi militari e ben oltre il 10% della popolazione dipende da questa ‘economia di guerra’, se l’esercito ucraino di terra vanta oltre 170.000 militari a cui vanno ad aggiungersi la Guardia Nazionale con i suoi 50.000 uomini, ed altri 10.000 miliziani stranieri del Battaglione Azov. Queste forze ucraine sono in gran parte dislocate non a difesa di Kiev o negli Oblast contesi, ma a ridosso dei confini dell’Unione Europea. [link]
Anche la forza aerea è consistente con le sue circa 300 unità, i droni turchi Bayraktar TB2 (inviati da Ankara per accordo bilaterale, non tramite la NATO), che sono già stati utilizzati contro postazioni separatiste. La difesa contraerea è stata recentemente dotata di missili Javelin statunitensi. [link]

Russia

Il dispiegamento di forze russe è ‘paritetico’ alla crescita dell’esercito ucraino e il fattore di ‘stress’ sarebbe (secondo gli americani) nella distanza più o meno maggiore dal confine ucraino. [link]
In realtà, i sistemi semoventi Bastion [link ] armati con missili ipersonici P-800 Oniks e missili da crociera stealth subsonici Kh-101 [link] che possono raggiungere bersagli a diverse centinaia e migliaia di chilometri.

Le ‘ragioni’ della Russia riguardano tre territori storicamente russi, prima che il dittatore comunista Kruscev non li donasse all’Ucraina nel 1954: la Repubblica di Crimea, la provincia moscovita di Kharkiv e gli Oblast di Luhansk e Donetsk.

Nello specifico, per la Russia è essenziale la protezione del Mar d’Azov, dove a Rostov ha base la storica Flotta del Mar Nero con pregresse infrastrutture difensive che si estendono in Crimea e negli Oblast ucraini. Quanto a Kharkiv, va ricordato che è l’industria aereonautica Antonov, acquisita brevetti russi e chiavi in mano dallo stato ucraino, è ora in via di privatizzazione dopo essere stata rinnovata a carico dei contribuenti … europei e statunitensi tramite aiuti allo sviluppo.

Inoltre, la Russia reclama ben altre ingerenze degli Stati Uniti in Ucraina, dal complotto che ha portato alla ‘rivoluzione arancione’ del 2014 a quello che ha condizionato le elezioni del 2016 fino alla semi-autocrazia dell’attuale presidente insediatosi nel 2019.

La Russia, infine, ha ben chiaro che l’Unione Europea ha una propria sovranità militare, specialmente dopo le vicende siriane e afgane: è prevedibile che possa vedere come una minaccia le forze non europee (statunitensi e britanniche) dislocate ai suoi confini o poco lontano da essi, cioè pretende non solo che l’Ucraina resti fuori dalla Nato, ma anche il ritiro delle truppe anglo-statunitensi Nato dalla Romania e dalla Bulgaria. 

Unione Europea

L’UE dovrebbe essere la ‘regina’ dei negoziati ucraini, dato che vanta una tradizione di dialogo con la Russia, non ha interesse che le risorse naturali e industriali ucraine cadano in mano ad oligarchi ed – almeno sulla carta – ha un proprio dispositivo di supporto e difesa militari, oltre a truppe di provata affidabilità come quelle francesi e italiane.

Purtroppo, la politica internazionale Dem non prevede questo: nel febbraio 2014, furono rese note [link] le intercettazioni tra l’ambasciatore statunitense in Ucraina e  la sua incaricata per gli affari militari in Europa Victoria Nuland, mentre stava fomentando la ‘rivoluzione arancione’, che dice a chiare lettere “fuck the EU”, per impedire all’Unione europea la ricerca di una soluzione alla crisi ucraina [link].

Ed è dell’altro ieri “l’umiliazione” anglosassone nel dover spostare in Ucraina dai paesi baltici i propri asset dato che gli europei non ci stanno a mettere eserciti e logistica, mentre il presidente Biden invoca le portaerei nel Mar Nero, ma si sente rispondere dal presidente turco Erdogan (che controlla Bosforo e Dardanelli) di essere disponibile ad un incontro con Putin a Mosca.

Quel che è certo che è l’Europa che si è estesa ad est a partire dall’accordo di associazione [link] del 16 dicembre 1991 (in vigore dal 1° febbraio 1994) tra l’Unione e la Polonia, mentre fu ammessa nella Nato più di sette anni dopo, il 12 marzo 1999. Non viceversa.

Difesa Europea e Nato possono coesistere - Limes

Stati Uniti

Come in Afganistan o in Siria e Somalia, anche in Ucraina gli USA (e con loro oggi la Gran Bretagna) e sono molto lontani dalle loro coste, mentre sull’Ucraina si abbattono le stesse disgrazie economico-finanziarie che hanno vessato l’America Latina. E – dopo Brexit e dopo il patto militare Aukus – arriva una eventuale guerra ‘per procura’ che avverrebbe alle porte dell’Unione Europea, con relativi profughi, danni ambientali, speculatori e milizie più o meno mafiose.

Ma nessuno andrebbe a tre o quattro rioni di distanza a dire come tenere i giardinetti o dove porre le fermate dei bus o cosa vendere nei supermercati eccetera, salvo che … non abbia da vendere o comprare qualcosa.

Infatti, le partecipazioni anglosassoni di alto livello nella Burisma Holdings suonano come ‘conflitto di interessi’ e, scorrendo articoli e approfondimenti, le motivazioni dei Dem statunitensi e del presidente Biden non sono affatto chiare:

  • insistono con la richiesta di garanzie ‘democratiche’, ma sono proprio loro a ricevere accuse di interessi politici e finanziari a partire almeno dal 2014
  • non vogliono dei negoziati multilaterali con un’Unione Europea protagonista ed è passato alla storia il veto posto nel 2014 dalla negoziatrice statunitense (“Fuck the EU!”)
  • non considerano una soluzione che avalli l’autonomia di regioni e province o protettorati, come è normale in Europa, ma … non in Irlanda, Galles, Portorico, Scozia, Panama, Haiti eccetera
  • hanno vistosi interessi sia nel gas ucraino sia nella produzione low cost di aeroplani, ma anche nella destabilizzazione del dialogo UE-Russia … con corrispettivo blocco del gasdotto North Stream ed altro ancora
  • non hanno assolutamente interesse che la capacità produttiva europea vada ad espandersi verso est, generando occupazione, ricchezza, sviluppo e … concorrenza.

E, ad un anno dall’insediamento di Biden, i Dem USA non hanno colto risultati e l’economia statunitense ‘rallenta’, mentre l’Unione Europa da giugno – con alle spalle la pandemia e ad elezioni presidenziali ‘fresche’ in Italia e Francia – ha tutti i crismi per ripartire alla grande.
Cosa meglio di un conflitto di trincea ai confini con milioni di profughi ucraini da ricollocare a casa nostra e con sanzioni antirusse che ci mettono in mani altrui per l’energia e i minerali?

E’ un’ipotesi maliziosa, certamente, ma spiega il silenzio dei vertici italiani, francesi e tedeschi.
Ma, domenica scorsa, al termine dell’Angelus, anche Papa Francesco ha raccomandato ai fedeli (tra cui Joe Biden, cattolico) che in Ucraina: “ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte”. Più chiaro di così?

Quello che è certo è che anche i diretti interessati tacciono, salvo qualche prudentissimo intervento del presidente Zelensky: perchè gli ucraini dovrebbero preferire di ritrovarsi tra pochi mesi peggio che in Iraq, mentre … le ‘previdenti’ Polonia, Ungheria e Slovacchia costruiscono muri e reticolati già da tempo.

Demata

L’Ucraina va in guerra e i retroscena della famiglia Biden

23 Gen

Nei fatti, la Russia non obietta che l’Ucraina stia nell’UE, piuttosto che entri nella Nato. E l’Unione Europea ha una propria politica di sicurezza e di difesa comune, sovrana rispetto al Patto Atlantico e diversa da quella del Patto Aukus tra USA e UK (più Australia).

Come è un fatto che l’Europa – eccetto per la difesa aerea rafforzata anni fa – non sembra affatto preoccupata per il 170mila soldati russi che – caso mai – dovessero entrare in Dombass, il quale ha sempre chiesto autonomia dall’Ucraina, ma non di passare al sistema economico-industriale russo.

Intanto, le dichiarazioni di Biden – prima guerrafondaie, poi imbarazzate ed infine remissive in sole 18 ore – hanno disastrato le Borse mondiali, con gli analisti e gli investitori (statunitensi e non solo) ormai disorientati da una Washington ondivaga.

Perchè tutto sembra limitato ad un faccia a faccia Biden contro Putin, come se il tutto non si svolgesse nella nostra comune casa europea e come se non ci fossero altri retroscena di vecchia data?

La vicenda inizia nel 2013, quando l’Ucraina si accingeva ad integrarsi nell’Unione Europea distaccandosi dal sistema economico-industriale russo e si procedeva verso l’Accordo di associazione UE-Ucraina del 2014 da cui la richiesta della Crimea di annessione alla Russia (gioco forza essendo la base della Flotta del Mar Nero) e di autonomia linguistica per il Dombass, come avviene per l’Alto Adige o tante altre regioni europee.

Nel 2013, quando poi scoppiò la ‘rivoluzione arancione’ ucraina, era vice Segretario del Consiglio della Sicurezza Nazionale e della Difesa ucraine Mykola Zlochevsky, il plutocrate a capo della Burisma Holdings, oggi la più grande compagnia ucraina di fracking di gas naturale, dopo esser stato ministro delle Risorse Naturali dell’Ucraina e poi dell’Energia.

Intanto, alla Casa Bianca c’è Joe Biden, vice di Barack Obama, e la sua incaricata per gli affari militari in Europa, Victoria Nuland, per anni accusata dalla Federazione Russa di ‘complotto americano’ nella «rivoluzione colorata» (Euromaidan ) ucraina. La stessa Victoria Nuland che Joe Biden oggi nomina Vicesegretario di Stato con delega all’Ucraina, mentre la caponegoziatrice è Wendy Ruth Sherman, un’operatrice sociale entrata in politica come presidente della EMILY’s List – un comitato di azione per sostenere l’elezione di candidate democratiche a favore del diritto all’aborto – e più nota per gli insuccessi nei negoziati sul nucleare in Nord Corea e in Iran.
Nel febbraio 2014, furono rese note [link] le intercettazioni tra l’ambasciatore statunitense in Ucraina e Victoria Nuland, che stava fomentando la ‘rivoluzione arancione’, che dice a chiare lettere “fuck the EU”, per impedire all’Unione europea la ricerca di una soluzione alla crisi ucraina [link].

Di sicuro non sono la scelta migliore per trovare un accordo con la Russia e benchè meno con l’Europa, ma perchè allora Joe Biden sceglie un ‘vicolo cieco’?

A marzo 2014, Mykola Zlochevsky – l’uomo che controlla la bolletta del gas di noi europei tramite la Burisma Holdings – fu accusato di riciclaggio dalle autorità britanniche, con un sequestro di 23 milioni di dollari in un conto londinese.
E nell’aprile del 2014, Hunter Biden – figlio del vicepresidente statunitense – accettò l’incarico di membro del consiglio di amministrazione di Burisma Holdings, insieme con Devon Archer, suo socio nel fondo d’investimento ‘Rosemont Seneca Partners’.
Le cronache rimarcano che Biden non avesse nessuna esperienza nel settore energetico né particolari conoscenze dell’Ucraina, neanche la lingua, ma a far scalpore dovrebbe essere altro.

La ‘Rosemont Seneca Partners’ aveva un terzo socio: Chris Heinz , figlio del senatore degli Stati Uniti Henry John Heinz III e figliastro di John Kerry, il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti. Ebbene, Chris Heinz ha concluso il suo rapporto d’affari con loro nel 2014 dopo che Biden e Archer sono entrati a far parte del consiglio di Burisma, a causa della cattiva reputazione e dei rischi connessi [link], dato che il proprietario di Burisma Holdings, Zlochevsky, era già stato accusato un’altra volta (nel 2012) di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e corruzione da un tribunale ucraino.

Giusto prima dell’entrata di Hunter Biden nel Cda di Burisma nel 2014 , Zlochevsky era stato prima segnalato da Deutsche Bank per 24 milioni di dollari di fondi delle sue società erano stati trasferiti da Cipro alla filiale lettone di PrivatBank, poi congelato per circa 23 milioni di dollari dal Serious Fraud Office britannico, infine indagato per concussione e autoarricchimento illegale in Ucraina.

Subito dopo l’entrata di Hunter Biden nel Cda di Burisma, Zlochevsky è fuggito dall’Ucraina con un mandato di cattura per presunta corruzione finanziaria, ma le accuse britanniche si sono incrinate pochi mesi dopo, sbloccando i 23 milioni di dollari congelati e nNel dicembre 2017 anche le indagini ucraine sulla sua Burisma Holdings si sono concluse senza alcuna accusa contro di lui.

Ma questo accadde solo dopo la rimozione del procuratore generale Viktor Shokin, per le pressioni di Joe Biden, che minacciò di congelare un miliardo di dollari di aiuti all’Ucraina. Lo stesso Joe Biden se ne vantò [link] durante un incontro pubblico nel 2018 ad un evento della rivista Foreign Affairs: nel 2016 “li guardai negli occhi e dissi, io parto tra sei ore, se il procuratore non è stato licenziato, non avrete i soldi. Beh, son of bitch. È stato licenziato”. E il procuratore in questione stava indagando sull’azienda nel cui board figurava suo figlio Hunter.

Nel 2018, infatti, il tribunale distrettuale di Kiev ha annullato la sentenza di assoluzione per Zlochevsky e ha rinnovato il procedimento penale per aver emesso illegalmente licenze di petrolio e gas alle società che gli appartenevano, mentre era ministro dell’ambiente nel 2010–2012.
Secondo le autorità ucraine Zlochevsky è indiziato di “furto di fondi governativi su scala particolarmente ampia”.[link] Le autorità hanno affermato che l’indagine penale per sospetto di appropriazione indebita è attualmente sospesa perché è latitante. [link] [link] [link] In caso di condanna, il capitale di Burisma crollerebbe e il gas che noi europei usiamo ritornerebbe nelle decisioni del parlamento e del popolo ucraino.

Nel 2018 Devon Archer è stato condannato per frode sui titoli e accuse di cospirazione in altre sue imprese. [link] La permanenza di Hunter Biden nel board di Burisma Holdings sembra essere provata almeno fino agli inizi del 2019.

Durante il 2019 e nel 2020, i senatori repubblicani Ron Johnson e Chuck Grassley hanno indagato sul coinvolgimento di Hunter Biden con Burisma, nonché sulle accuse secondo cui i Democratici fossero collusi con il governo ucraino per interferire nelle elezioni ucraine del 2016. La commissione d’inchiesta del Senato nel 2020 ha verbalizzato che la plutocrate russa Yelena Baturina, moglie dell’ex sindaco di Mosca Yury Luzhkov, ha trasferito 3,5 milioni di dollari nel 2014 a una società di investimento collegata a Hunter Biden. Il 20 maggio 2020 una commissione del Senato ha autorizzato la citazione in giudizio di Hunter Biden per il suo ‘lavoro’ nella compagnia ucraina del gas Burisma, in relazione alle intercettazioni trapelate tra l’allora vicepresidente Biden e l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko, per ottenere la cacciata del procuratore generale, in cui si promettevano $ 900.000 in “commissioni di lobbying”. [link]

Nel febbraio 2016, Joseph Cofer Black, l’ex capo del centro antiterrorismo CIA (1999-2002) e Ambasciatore per antiterrorismo presso il Dipartimento dello Stato (2002-2004), si è unito al Consiglio di Amministrazione di Burisma Group, che decide del gas e della guerra in Europa. [link]
Oltre a lui, nel Board di Burisma – al 14 ottobre 2019 ne erano parte anche Karina Zlochevska (figlia del plutocrate), Aleksander Kwaśniewski (presidente polacco dal 1995 al 2005 ed ex agente della Służba Bezpieczeństwa, la polizia segreta comunista), Bret Apter Alan (lobbista finanziario londinese), Riginos Charalampous (già borsista in Contabilità presso la Sheffield Hallam University), Marina Pericleous (laureata con master in legislazione europea  al King’s College London nel 2015) e Christina Sofocleous (una giovane russo-cipriota che solo nel luglio 2020 ha superato con successo gli esami AML della Cyprus Securities and Exchange Commission).

In un’intervista con il New Yorker pubblicata nel 2019 [link], Hunter Biden ha ammesso candidamente la dipendenza da alcol e droghe e le sue difficili relazioni con le donne.
Per il suo reddito all’estero nella partecipazione al board di Burisma e di Bohai Harvest RST, il figlio di Joe Biden ha negato qualsiasi coinvolgimento del padre, anche se l’intervento per le dimissioni del magistrato ucraino ci fu e se in Cina Hunter c’era andato a carico dei contribuenti e in veste ufficiale, cioè con l’Air Force Two, l’aereo del padre vicepresidente.

Ma forse Hunter non è un testimone affidabile, se ha raccontato al New Yorker che nel 2016, più o meno mentre il padre interveniva per far licenziare un giudice in Ucraina, era a Los Angeles alla ricerca di crack e di essersi persino fatto rapinare, figuriamoci se fosse manipolabile o ricattabile.
A proposito di affidabilità, nel 2020 Hunter Biden è stato condannato [link] a pagare una somma mensile non divulgata per il mantenimento dei figli e i premi dell’assicurazione sanitaria per la figlia Navy Joan che si rifiutava di riconoscere, avendola avuta nella relazione con una stripper – Lunden Roberts – che aveva presentato ai figli di Barack Obama come l’addestratrice di basket della figlia Maisy nata nel matrimonio.

Ad aprile 2021, durante un’intervista della CBS [link] è stato chiesto a Hunter Biden di un laptop che avrebbe lasciato in un’officina di riparazioni del Delaware. I suoi contenuti contenevano e-mail dei suoi rapporti d’affari con lui in Ucraina e altrove. “Certo di certo… Potrebbe esserci un laptop là fuori che mi è stato rubato. Potrebbe essere che sono stato hackerato.”
Secondo CBS News, Biden ha anche confermato di essere sotto indagine fiscale del Dipartimento di Giustizia sulle sue finanze e di essere “fiducioso in una ispezione professionale e obiettiva”.


Quel che è certo è che Hunter Biden proprio nel 2014 – più o meno mentre entrava in Burisma con un reddito di oltre 50.000 $ al mese, senza parlare ucraino e senza capirci di energia – fu espulso dalla Riserva della Marina degli Stati Uniti d’America dopo essere risultato positivo alla cocaina.

… e oggi sono Burisma Holdings con i suoi soci a tenere per la cravatta noi europei con la bolletta del gas e … la crisi ucraina.

Demata