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Elezioni Europee 2019: chi sarà eletto e come finiranno?

9 Apr

In totale saranno 73 i parlamentari italiani a Bruxelles, proviamo a vedere chi quasi sicuramente sarà eletto.

Secondo i sondaggi – punto percentuale in più o in meno – la Lega dovrebbe superare agevolmente il 30%, Fratelli d’Italia e Forza Italia si divideranno un 15% di voti al Centrodestra, i Cinque Stelle arriveranno al 20% o poco più, il PD ancora non sembra arrivare al 20%, Più Europa e Italia in Comune restano per ora sotto il 4%.

In termini di seggi conquistati, dunque, è possibile fare qualche previsione, visto che 73 è un numero abbastanza esiguo per essere seriamente influenzato da un qualche percento in più o in meno: per ogni seggio serve all’incirca l’1,3% dei voti e non è affatto poco, dato che staremmo parlando di oltre 500.000 italiani.

Dunque, proviamoci.

A) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 24 – 29
Cinque Stelle 22 14 – 18
Part. Democratico 19 12 – 16
Forza Italia 9 5 – 7
Fratelli d’Italia 6 4 – 7
Più Europa 4 3
Italia Comune 4 3
Totali 100 73

B) nel caso in cui Più Europa (demo-liberali) e Italia in Comune (post-comunisti) NON superassero la soglia del 4%

Partito % sondaggi seggi probabili
Lega 36 26 – 31
Cinque Stelle 22 16 – 22
Part. Democratico 19 14 – 19
Forza Italia 9 5 – 8
Fratelli d’Italia 6 5 – 7
Più Europa 3,9 0
Italia in Comune 3,9 0
Totali 100 73

Se i numeri sono quelli dei sondaggi, i nomi dei prevedibili eletti ad andare al Parlamento Europeo  sono ampiamente prevedibili:

Lega – essendo capolista Matteo Salvini che, prevedibilmente, rinuncerà al seggio per rimanere a Roma, gli eletti ‘sicuri’ arriveranno principalmente dalla roccaforte settentrionale ed i più quotati sono Antonio Maria RinaldiSilvia SardoneAlessandro Panza, Marco Zanni, Paolo Borchia, Gianna Gancia, Isabella Tovaglieri, Anna Cinzia Bonfrisco. Tutti da scoprire chi saranno tra la ventina di altri  eletti.

Cinque Stelle –  innanzitutto i capolista che saranno Fabio Massimo CastaldoEleonora EviLaura Ferrara, Ignazio Corrao,  Viviana Dal Cin. Per i 10-15 seggi  che resteranno i nomi più accreditati sono quelli di Antonio Brunetto, Antonella Corrado, Anna Sulis, Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi, Rosa D’Amato, Dario Tamburrano, Laura Agea, Tiziana Alterio, Nadia Piseddu, Silvia Malivindi, Eugenio Casalino. Praticamente una riconferma dei mandati precedenti.

Partito Democratico – i capolista, cioè Giuliano PisapiaCarlo Calenda, Simona Bonafè, Franco Roberti, Caterina Chinnici. I restanti 6-12 seggi saranno contesi tra gli europarlamentari uscenti ricandidati come Alessia Mosca, Renato Soru, Sergio Cofferati, Flavio Zanonato, David Sassoli, Pina Picierno, Mercedes Bresso, Cécile Kyenge. Anche in questo caso agli elettori si propone una riconferma dei mandati precedenti.

Forza Italia – vista la situazione, con l’incognita della senatrice Bonfrisco in quota Lega e del governatore Fitto con Fratelli d’Italia, l’unico nome certo è quello del capolista Antonio Tajani nel Centro Italia ed avranno discrete possibilità anche Lorenzo Cesa, Stefano Caldoro,  Elisabetta Gardini, Massimiliano Salini.

Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni è capolista in tutti i collegi e, quindi, qui vale lo stesso discorso fatto per la Lega. Si prevedono come quasi certe le elezioni di Francesco Storace, Stefano Maullo, Raffaele Fitto.

Riguardo Più Europa e Italia in Comune, al momento i loro siti non danno indicazione dei nominativi dei candidati e questo non aiuta la già poca visibilità offertagli dai media.

Non ci saranno molte sorprese …

In termini ‘europei’, il primo partito dovrebbe restare il Partito Popolare Europeo anche se deve confrontarsi con la fine del Berlusconismo, il dimezzamento dei Popolari spagnoli e l’esodo dei Conservatori britannici.
Il secondo resterà quasi certamente quello socialista (PSE),
anche se dato per calante nelle nazioni più popolose (meno 5-10%  rispetto alle elezioni 2014).

Riguardo l’Italia, il Bel Paese si accinge a diventare il grande ‘assente’ nel gruppo di un Partito Popolare Europeo a salda guida tedesca, nonostante la fine del lungo cancellierato di Angela Merkel.

Allo stesso modo, anche se riuscisse a fermare l’emorragia di voti come sembra dai sondaggi, il Partito Democratico si ritroverà con il Partido Socialista Obrero spagnolo a capo in testa del PSE, se la SPD tedesca ed i Socialisti francesi registreranno le previste perdite sostanziali di elettori e seggi.

Ad ogni modo, non sembrano proprio esistere i numeri per una maggioranza populista – sovranista nel futuro Parlamento Europeo (705 seggi totali dopo la Brexit): l’aggregato del PPE + PSE + ALDE resterà ben oltre la maggioranza assoluta, senza contare la ‘Sinistra’ ed i Verdi che otterranno oltre ottanta parlamentari in due, più o meno tanti quanti se ne prevedono per la Lega, i Cinque Stelle ed i loro alleati europei di EFDD ed ENF.

Quanto sarà isolato in Europa il governo italiano tra soli tre mesi, se l’Italia sarà l’unica economia dove governa una strana alleanza tra la  “Democrazia Diretta” tecno-populista e la destra’ delle Nazioni e della Libertà?

Demata

Sondaggio Ixé: M5S governa e la Lega raddoppia i consensi

29 Dic

Il sondaggio Ixé per Huffington Post fornisce un chiaro quadro di come si stia orientando il consenso degli italiani, tra i partiti di Di Maio, Salvini, Renzi e Berlusconi.

renzi berlusconi di maio salvini-2

In sintesi, se si votasse oggi,

l’affluenza alle urne potrebbe registrare un maggiore astensionismo, se:

  • circa un elettore su 7 prevede che non andrà a votare
  • quasi uno su 6 è più o meno indeciso se andrà a votare
  • meno di 2 su tre elettori è già certo di votare

nel dettaglio, in sette mesi

  • Movimento Cinque Stelle ha perso quasi un terzo del proprio consenso, che confluisce nella Lega o nell’astensione
  • Partito Democratico perderebbe più di un quarto dei consensi, in larga parte astensionisti, se non attratti dalla Lega (5,5%) e Fratelli d’Italia (1,4%)
  • Forza Italia prevede di perdere un terzo dei propri elettori in favore della Lega e di FdI, oltre agli astenuti
  • Lega raddoppia (31%) a danno di tutti gli altri partiti ed ormai attrae un italiano su tre 

la percentuale di elettori che NON prevedono di riconfermare il voto di marzo 2018 è:

  • un elettore su tre per il Movimento Cinque Stelle (-33%)
  • uno su quattro se parliamo di PD (-28%)
  • due elettori su cinque nel caso di Liberi e Uguali (-41%)
  • quasi uno su due per Più Europa (-45%).

Ecco quanto consenso alla Lega stanno portando il Governo Conte voluto da Di Maio, la prospettiva Dem in quota Renzi con Zingaretti per Segretario e la paralisi di Forza Italia se Berlusconi continua a non passare il testimone. 

Demata

PD stabile, M5S e Destre in stallo, CDX al lumicino?

2 Apr

Volano i sondaggi e rimbalzano le opinioni, ma – come sempre – tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare.

Infatti, non sempre i sondaggisti indicano QUANTI elettori non rispondano affatto e – salvo chi esperto – nessuno va a verificare il dato.
Elettori che potrebbero votare altro che il mainstream dei consultati e che potrebbero non votare affatto, di cui si evita di parlarne, mentre sappiamo tutti che circa metà dell’elettorato è propenso ad estenersi o, comunque fortemente indeciso.

Un esempio possiamo averlo dal sondaggio dell’Istituto Piepoli per SkyTg24, relativo alle “intenzioni di voto” (27 Marzo 2017), che pubblica il dato relativo ai ‘contatti’: per ottenere 505 interviste complete, i sondaggisti hanno dovuto contattare ben 6.725 persone.
In altri tempi, sarebbe bastato contattarne 2.000.

Non a caso, quando la Winpoll per Huffington Post va a rilevare la fiducia nella politica, è il 38% che dichiara di non fidarsi di nessuno.

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Dunque, che senso hanno numeri e dibattiti è difficile comprenderlo, salvo che pensare ad una forma di intrattenimento generale. Quel che lascia perplessi è che fior di letterati trascorra ore, giorni e mesi a … consultare la sfera di cristallo.
Specie se PD, CDx e M5S sono distaccati di un paio di punti di percentuale, cioè mezzo milione di elettori, e gli astenuti saranno oltre 15 milioni …

Quel che dovrebbe far loro riflettere è altro.
Ad esempio, che l’intero CDx appaia agli elettori essere eccessivamente motivato a vitalizi e poltrone, con neanche un elettore su dieci che gli darebbe fiducia su questo fronte.
Oppure che in dieci anni di scandali e instabilità politico-finanziaria, con ipercontrolli e anticorruzione, il potere della Casta non è mutato se non in peggio.

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Forse, i tanti letterati che affollano talk show, redazioni e sedi poltronate dovrebbero iniziare a farsi due conti in proprio: gli potrebbe accadere di scoprire che il M5S non sia affatto in testa, come annunciano, bensì ad esserlo c’è il solito Centrosinistra.
E che il Centrodestra è ridotto a pattuglie di clientes e di notabili, che nulla hanno da guadagnare ad associarsi con la Destra e tanto, viceversa, nel sostenere – ad elezioni perse – la futura maggioranza …

Image8Ad esempio, questo grafico dell’Huffington Post … che da il M5S (27,5%) vincente, mentre basta sommare i voti del PD (26,1%) e del MDP (4,2%) per scoprire che il Centrosinistra (senza la Sinistra) arriva al 30,3% …
O che, al di fuori delle regioni settentrionali, il Centrodestra rappresenta solo la Destra cattolica e poco più: tutt’altro che Libertà o Liberali. Anzi … ad allearsi con LN e FdI, potremmo ormai parlare di partito lepeniano … e addio Berlusconismo.

Cosa possiamo imparare?
Che è finito il tempo degli intenti universali, delle promesse vuote e dei privi di requisiti che li diffondono a reti unificate.
Prima lo capiamo e prima saremo al riparo da demagoghi e corrotti.

De Matha

 

Referendum e rinascita politica nazionale

10 Set

A breve si terrà il referendum sulla riforma del Senato e di altri punti della Costituzione e, nonostante il fronte degli oppositori sia piuttosto ampio e qualificato – da Forza Italia alla CGIL, dalla Destra ai Cinque Stelle – praticamente se ne sa poco o nulla.

Al punto che i sondaggi prevedono una vittoria dei SI, risicata ma vittoria. Perchè?

sondaggio-referendum

Innanzitutto, c’è la ‘memoria ancestrale’ di cui è dotata ogni nazione e questa è ben consapevole che a colpi di maggioranze parlamentari si son fatti disastri (Mattarellum, Porcellum e oggi Italicum, Titolo V, Fiscal Compact), ma ricorda anche che nell’andare ad una Costituente ci sarebbero articoli ben più ostici della Costituzione da affrontare, come per i rapporti con lo Stato del Vaticano, per le pari opportunità, per la libera scelta di scuole, sanità e assicurazioni, per il ruolo dei Sindacati, per la normativa su deleghe, testamenti, concessioni, fiscalità locale eccetera.

Dunque, il timore ‘collettivo’ è che, fermando l’Italicum, si cada dalla padella alla brace, ergo nell’instabilità e nella recessione. Timore ingiustificato, se non fosse per i nostri media e la nostra politica che da tre anni ‘dimenticano’ di dire che l’Italia ha rating BBB-, cioè è in stato fallimentare, è che, secondo le agenzie apposite, la causa di tutto questo è nella faziosità della politica, nella farragine giudiziaria e nell’inefficienza della pubblica amministrazione.

In secondo luogo, i sostenitori del NO – sia per quanto riguarda i Liberali, sia per la Sinistra come per le Destre e i Cinque Stelle – non sembrano in grado  nè di comporsi in un qualche comitato unitario nè di formulare una mezza dozzina di slogan ‘condivisi’ che spieghino con semplicità le loro ragioni.
Così accade che – nonostante i vari promotori rappresentino gran parte dell’elettorato, astenuti inclusi – la vittoria potrebbe andare ai SI.

Enorme errore non delineare – ed anticipare all’elettorato – quali saranno gli scenari del dopo-referendum in caso di vittoria dei NO (o comunque di loro ampio consenso): è come chiedere di puntare al buio.
Dimissioni di Matteo Renzi? Votare con il Mattarellum (che ha i suoi difetti)? Governo tecnico per la legge elettorale, come nella transizione tra prima e seconda Repubblica? La legislatura prosegue con il rientro di Enrico Letta, ma si avvia l’Assemblea Costituente?

A latere, c’è il vero vulnus della questione: dove sono i Liberali, dove i Socialdemocratici e dove i Cristianosociali?
Quello che vediamo è solo il Partito della Nazione a difesa dei piccoli interessi di bottega della profonda provincia italiana. Non c’è altra spiegazione, se con larga parte della popolazione che risiede in Lombardia ed in aree metropolitane, l’attuale governo è per la ma ggior parte composto da personaggi quali Renzi (Rignano sull’Arno), Alfano (Agrigento), Boschi (Montevarchi), Giannini (Lucca), Orlando (La Spezia), Del Rio (Reggio Emilia), Poletti (Imola), Franceschini (Ferrara),  Galletti (Bologna), Costa (Cuneo), Martina (Calcinate). Gentiloni, Padoan, Calenda, Lorenzin sono di Roma (città notoriamente sui generis); Pinotti è nata a Genova. Stop.

Questi i danni del Mattarellum e, poi, del Porcellum – ritornando ai referendum costituzionali – che vollero imporre agli italiani quel sistema bipolare tanto in voga negli  anni del Neoliberismo internazionale e dei populismi italici della premiata ditta Berlusconi & D’Alema.
Sappiamo come è andata con il Bipolarismo e con il Neoliberismo: male.

Se crediamo nelle Riforme, non ci resta che ripartire dalla diaspora dei Liberali, Socialdemocratici e Cristianosociali.
Dopo – solo dopo – aver ricoagulato le menti e i cuori dissolti nel bipolarismo della Seconda Repubblica, non sarà difficile pervenire ad un’Assemblea Costituente e ad una rinnovata classe politica in grado di portare concordia nel Paese – e non fazione – per affrontare le difficoltà necessarie a cogliere i successi che da tanto tempo la nostra Nazione attende.

Se questo è un dato per lo scenario politico-elettorale prossimo venturo, riguardo il referendum vediamo che l’elettorato si sta dimostrando ‘maturo’, cioè ben sospettoso del Parlamento ‘blindato’ che ha votato a favore, ma – comunque – cauto nell’attendere di capire quale saranno le ripercussioni del NO.
In breve, l’elettorato attende sempre che il fronte referendario per il NO si costituisca in modo unitario, dia tre semplici quanto eloquenti ragioni tre” per votare NO e, soprattutto, speighi come intende proseguire dopo.

“Sarebbe ora che la smettessimo, … di guardare indietro, celebrando i nostri padri fondatori e cominciassimo a guardare in avanti, cioè pensando a un “riformismo liberale” (chiamiamolo così per comodità) cioè a quello che è necessario fare per adeguare istituzioni, mercato ecc. a un mondo che è profondamente, totalmente cambiato rispetto a quello del 1776 di Adamo Smith, ma anche rispetto a quello della prima metà di questo secolo, cioè di Hayek, Mises e tanti altri.” (Per un riformismo liberale – Piero Ostellino – 1999)

Demata

Roma: sette sondaggi per capire

7 Gen

Le rilevazioni online del Messaggero non hanno un valore statistico, essendo aperte a tutti e non basate su un campione elaborato scientificamente, ma hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.
Ed, essendo i lettori principalmente localizzati a Roma e dintorni, questi sondaggi potrebbero darci un’idea di cosa frulli nella testa dei romani, almeno quelli che usano internet per informarsi.

Ad esempio, scopriamo che tanti vogliono il tram a Via Cavour, che però servirà essenzialmente quella minima parte di romani che vive o lavora in centro. Un’opera dal costo elevato, mentre nello stesso territorio (ASL RMA) da oltre sei mesi è stato chiuso l’unico centro infusonale esistente per oltre un milione di persone, tanto per fare un esempio, ma nessuno se ne lagna.

Messaggero sondaggio Tram Via Cavour.Sempe riguardo il centro e i turisti, i romani vogliono vere e proprie barriere per i ‘tavolini selvaggi’, riducendo il già poco spazio a disposizione e barricando i marciapiedi. Meno spazio, costi più elevati per ristoratori e clienti, arredo urbano ulteriormente superfetante … Non dovrebbe bastare un segno di vernice in terra e gli stessi cittadini che li fanno rispettare chiamando dei vigili che prontamente accorrerebbero? Magari con la Sovraintendenza che provvede a far ripristinare un toto di condizioni ‘storiche’ degli esercizi?

Messaggero sondaggio Tavolino selvaggioQuanto all’idea di insegnare ai nostri bambini a ‘darsi da fare’ fin da piccoli in modo da diplomarsi con la maggiore atà come altrove, la posizione espressa nel sondaggio è bene chiara: no alla scuola elementare a cinque anni. La scadenza europea del 2020 per il raggiungimento del 40% di laureati, almeno nella capitale italiana, è rinviata a migliori fortune. Meglio tenerseli in casa almeno fino a diciannove anni compiuti e – con un po’ di “fortuna” – anche oltre i trenta.

Messaggero sondaggio Anticipo Elementari Se il quadro ‘sociotipico’ inizia a palesarsi (ndr. ricordiamo i personaggi caratterizzati da Alberto Sordi, Nino Manfredi, Gigi Proietti … Bombolo, Alvaro Vitali eccetera), ecco tre risposte che valgono oro: si ai quartieri a luci rosse, no all’affitto dei monumenti, ira verso chi lamenta il degrado. La solita logica del ‘si fa ma non si dice’, con l’idea di fiscalizzare il vizio e mantenere le rendite di posizione, anzichè darsi da fare per produrre cultura, turismo e crescita?

Messaggero sondaggio Quartieri luci rosse Messaggero sondaggio Vergogna rifiuti Messaggero sondaggio Affitto monumentiDicevamo che i sondaggi on line del Il Messaggero non sono ‘scientifici’, ma la percezione che ne viene è quella di un romano che vuole una città d’apparato (tram) e non per i turisti (tavolini, monumenti), probabilmente non interessato a quanto accade fuori dalla cinta delle Mura Aureliane (quartieri a luci rosse?), poco informato /consapevole di usi e costumi altrui (diploma a 17 anni) ed in particolare dei sistemi produttivi e di governance moderni.

Ma, soprattutto, questi lettori del Messaggero dimostrano ben radicata un’atavica caratteristica che ha sempre portato alla rovina Roma e quanto da essa governato: la faziosità. Infatti – incredibile ma vero – se Matteo Renzi dice ‘no all’UE dei banchieri’, quella invisa a tutti persino a chi l’ha creata, accade che sei lettori su sette vadano contro il premier …

Messaggero sondaggio Renzi Ue BancheNon sappiamo se coloro che hanno cliccato siano dieci o diecimila, ma quel che si vede è una Roma che – ritornata capitale mondiale dopo 1500 anni di declino – non riesce a liberarsi dei ‘bad habits’ che molti secoli fa la azzerarono nel giro di soli cinquant’anni.
Ovviamente c’è un’altra Roma, probabilmente quella tanto maggioritaria quanto invisibile, che non comprende perchè il centro non diventi un salotto (come Firenze, Venezia e pian piano Napoli) che porti milioni nella casse della città e perchè non venga liberato e valorizzato azzerando tanti enti inutili e portanto uffici e tribunali in un Centro direzionale apposito, come dovunque.

Tanti, tantissimi romani – figli di un’Italia che arranca ma produce – i quali si non hanno affatto bisogno di chiedersi perchè fuori dalle Mura Aureliane arrivino solo i lampioni a led e qualche pensilina, e dentro le Mura Aureliane siamo invece al restyling urbano e agli interventi strutturali … mentre di aggiornare le rendite catastali nei quartieri centrali manco se ne parla.

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Astensionismo: la defezione dei sessantottini? Ancora un paese in stallo, come da vent’anni?

22 Mag

Matteo Renzi avvisa: “I sondaggi sono ottimi e io resto anche se il Pd va sotto il 30 per cento”.

Il Partito Democratico al di sotto del 30%, mentre tutti i sondaggi di due settimane fa lo davano ben oltre? Si prevede una defezione massiva dello zoccolo duro, ovvero di quell’elettorato più che anziano che finora ha votato sempre e sempre ha votato gli schieramenti ‘fascisti’, ‘comunisti’, ‘democratici’?

Sembra proprio di si.

A sentire i discorsi dei nostri pensionati e pensionandi, che sono un bel terzo dell’elettorato, è forte il malcontento verso un mondo intero (e il partito) che non va verso quel successuoso futuro di gioia, benessere e ben vivere che avevano immaginato a vent’anni.
Non vogliono digerire quello che l’Italia doveva fare già 30 anni fa e – lo speriamo in tanti – sarà fatto dal ‘nuovo che avanza’.

Abbattere la blasfemia di una sanità pubblica priva di costi standard, di un sistema di istruzione che abbandona a se stesso chi sceglie l’istruzione non statale, di un sindacato che ha poche regole e scarsi controlli, di un sistema pensionistico che regala migliaia di euro a chi ha versato poche lire di contributi 50 anni fa, ma nega il minimo dovuto a chi s’ammala a 50 anni e ha 30 anni di versamenti.

Meglio di no, tutti al mare o alla casa in campagna: la gestione del disastro che hanno realizzato è delegata alle ‘vittime’, i loro figli e nipoti: tanto ci pensò Giuliano Amato nei primi ’90 a blindare le ‘loro’ pensioni, allorchè – era il 1992 – vennero a galla i problemi fino ad oggi procrastinati.
L’instabilità di governo è assicurata da decenni, se qualcuno volesse costi standard, paritarietà dei servizi, trasparenza sindacale, pensioni eque, informatizzazione reale dei servizi, eccoli pronti ad affossare qualunque governo tenti di farlo.

Non gli piace questo mondo: loro volevano la meritocrazia nelle scuole e nelle università, ma anche il sei politico’, la promozione per tutti. Volevano lo Stato che ‘crea’ lavoro, ma anche che poi non si comportasse da padrone e che fosse persino efficiente e sparagnino.
Chiedevano legalità e semplificazione, ma anche che ‘ciò che non è reato è permesso’, cosa molto diversa dal ‘ciò che non è vietato è permesso’ di liberale memoria. Parlavano di equità e fratellanza, ma anche che fosse un tabù quello di toccare le loro pensioni se pesano troppo, mentre i loro nipoti hanno lavoro.

Volevano il Futuro ma anche rifiutano ostinatamente computer, cellulari e internet e, nonostante questo, si ritengono ben informati. Europeisti se c’era da rincorrere il mito del progresso, ma anche un po’ meno nel creare regole semplici e rispettare gli accordi, ovvero farsi un po’ liberali.

 

Ipocriti? Forse.
A loro spetterebbe di raccontare a figli e nipoti che l’Italia, oggi, si trova nella stessa situazione del 1992, con la differenza che stasi, degrado, ignoranza hanno vent’anni in più e che le forze sane (giovani) di allora sono rimaste inutilizzate: per vent’anni e passa i nati prima del 1955 hanno avuto la maggioranza dell’elettorato e dominavano i partiti ed i sindacati.
Il risultato, in Italia come altrove, è sotto gli occhi di tutti. Anche quelli di chi non vuol vedere.

Delusi? Certamente.
Ma è stata la generazione degli over60 a determinare liste, parlamenti e governi fin dalla metà degli Anni ’80. Hanno votato per 30 anni D’Alema ed i suoi partiti o Berlusconi e la sua corte – talvolta turandosi il naso come diceva qualcuno, mentre noi più giovani li osservavamo allibiti – e criticavano aspramente qualunque idea non fosse la loro, censurando – in pratica – le generazioni che li hanno seguiti. Salvo pochi anni di guerra, hanno vissuto nella prospettiva del Bengodi, in un mondo che cresceva e si arricchiva, riuscendo a pensionarsi prima della Globalizzazione e, spesso, dopo aver accumulato qualche immobile in più della ‘prima casa’.

A dire il vero, non è che i partiti a cui si sono tradizionalmente rivolti abbiano candidato ‘chissàchecosa’ o formulato programmi d’impatto. Come anche la campagna elettorale si è svolta prevalentemente su internet, da cui sono autoesclusi, ed in tv sono passsati solo i big nazionali, spesso e volentieri non candidati.

Gli mancano i Big, gli  manca il teatrino televisivo della politica ‘parlata’, non accedono alla politica ‘documentata’ di internet e, a quanto pare, non voteranno.
E, comunque, a molti di loro interessa solo di trascorrere ‘tranquilli (ovvero con le immeritate pensioni pre-1980 e pre-euro) la dozzina di anni che gli restano.
L’Italia? Paese ‘ingrato’, che vada a rotoli …

Non saranno solo i ‘giovani’ ad astenersi.

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Sondaggi: testa a testa tra PD e Centrodestra, M5S in leggero calo

6 Mag

Da giorni i nostri media ci informano che per le elezioni europee si prevede un calo di Forza Italia, il Movimento 5 Stelle in leggera crescita, al primo posto rimane stabile il Pd.
Un coro di redattori, opinionisti e anchorman telvisivi vari, RAI in testa. Eppure, le cose non stanno affatto così.

La Repubbblica on line ha pubbblicato, infatti, un interessante raffronto tra i diversi sondaggi svoltisi di recente e le cose stanno in ben altro modo.

Sondaggi europee

Il che significa, facendo due somme, che PD e Centrodestra sono a ridosso, mentre il M5S a stento confermerebbe i risultati delle Politiche 2013.

Raffronto Politche 2013 Sondaggi UE 2014

Centrodestra al 32,70%, PD al 33,40%, M5S fermo al 25%.

Quel che sembra, al momento, è di un PD che ritorna alla vocazione maggioritaria e recupera voti moderati, di una larga parte di elettorato orientata comunque a centrodestra che non trova un leader/partito che li rappresenti in modo adeguato e unitario, di una sterile politica del ‘signor no’, attuata da Grillo e molti dei suoi in questo anno, che ha per lo meno evitato una disastrosa debacle, ma non riesce penetrare tra l’elettorato più radicato.

Sono sondaggi e sappiamo che almeno 10% dell’elettorato è ancora molto indeciso: potrebbe votare chicchessia come non farlo affatto.
L’importante è che i nostri quotidiani e le nostre televisioni non pasticcino i dati reali con le opinioni personali del ‘santino’ di turno …

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