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PD stabile, M5S e Destre in stallo, CDX al lumicino?

2 Apr

Volano i sondaggi e rimbalzano le opinioni, ma – come sempre – tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare.

Infatti, non sempre i sondaggisti indicano QUANTI elettori non rispondano affatto e – salvo chi esperto – nessuno va a verificare il dato.
Elettori che potrebbero votare altro che il mainstream dei consultati e che potrebbero non votare affatto, di cui si evita di parlarne, mentre sappiamo tutti che circa metà dell’elettorato è propenso ad estenersi o, comunque fortemente indeciso.

Un esempio possiamo averlo dal sondaggio dell’Istituto Piepoli per SkyTg24, relativo alle “intenzioni di voto” (27 Marzo 2017), che pubblica il dato relativo ai ‘contatti’: per ottenere 505 interviste complete, i sondaggisti hanno dovuto contattare ben 6.725 persone.
In altri tempi, sarebbe bastato contattarne 2.000.

Non a caso, quando la Winpoll per Huffington Post va a rilevare la fiducia nella politica, è il 38% che dichiara di non fidarsi di nessuno.

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Dunque, che senso hanno numeri e dibattiti è difficile comprenderlo, salvo che pensare ad una forma di intrattenimento generale. Quel che lascia perplessi è che fior di letterati trascorra ore, giorni e mesi a … consultare la sfera di cristallo.
Specie se PD, CDx e M5S sono distaccati di un paio di punti di percentuale, cioè mezzo milione di elettori, e gli astenuti saranno oltre 15 milioni …

Quel che dovrebbe far loro riflettere è altro.
Ad esempio, che l’intero CDx appaia agli elettori essere eccessivamente motivato a vitalizi e poltrone, con neanche un elettore su dieci che gli darebbe fiducia su questo fronte.
Oppure che in dieci anni di scandali e instabilità politico-finanziaria, con ipercontrolli e anticorruzione, il potere della Casta non è mutato se non in peggio.

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Forse, i tanti letterati che affollano talk show, redazioni e sedi poltronate dovrebbero iniziare a farsi due conti in proprio: gli potrebbe accadere di scoprire che il M5S non sia affatto in testa, come annunciano, bensì ad esserlo c’è il solito Centrosinistra.
E che il Centrodestra è ridotto a pattuglie di clientes e di notabili, che nulla hanno da guadagnare ad associarsi con la Destra e tanto, viceversa, nel sostenere – ad elezioni perse – la futura maggioranza …

Image8Ad esempio, questo grafico dell’Huffington Post … che da il M5S (27,5%) vincente, mentre basta sommare i voti del PD (26,1%) e del MDP (4,2%) per scoprire che il Centrosinistra (senza la Sinistra) arriva al 30,3% …
O che, al di fuori delle regioni settentrionali, il Centrodestra rappresenta solo la Destra cattolica e poco più: tutt’altro che Libertà o Liberali. Anzi … ad allearsi con LN e FdI, potremmo ormai parlare di partito lepeniano … e addio Berlusconismo.

Cosa possiamo imparare?
Che è finito il tempo degli intenti universali, delle promesse vuote e dei privi di requisiti che li diffondono a reti unificate.
Prima lo capiamo e prima saremo al riparo da demagoghi e corrotti.

De Matha

 

Referendum e rinascita politica nazionale

10 Set

A breve si terrà il referendum sulla riforma del Senato e di altri punti della Costituzione e, nonostante il fronte degli oppositori sia piuttosto ampio e qualificato – da Forza Italia alla CGIL, dalla Destra ai Cinque Stelle – praticamente se ne sa poco o nulla.

Al punto che i sondaggi prevedono una vittoria dei SI, risicata ma vittoria. Perchè?

sondaggio-referendum

Innanzitutto, c’è la ‘memoria ancestrale’ di cui è dotata ogni nazione e questa è ben consapevole che a colpi di maggioranze parlamentari si son fatti disastri (Mattarellum, Porcellum e oggi Italicum, Titolo V, Fiscal Compact), ma ricorda anche che nell’andare ad una Costituente ci sarebbero articoli ben più ostici della Costituzione da affrontare, come per i rapporti con lo Stato del Vaticano, per le pari opportunità, per la libera scelta di scuole, sanità e assicurazioni, per il ruolo dei Sindacati, per la normativa su deleghe, testamenti, concessioni, fiscalità locale eccetera.

Dunque, il timore ‘collettivo’ è che, fermando l’Italicum, si cada dalla padella alla brace, ergo nell’instabilità e nella recessione. Timore ingiustificato, se non fosse per i nostri media e la nostra politica che da tre anni ‘dimenticano’ di dire che l’Italia ha rating BBB-, cioè è in stato fallimentare, è che, secondo le agenzie apposite, la causa di tutto questo è nella faziosità della politica, nella farragine giudiziaria e nell’inefficienza della pubblica amministrazione.

In secondo luogo, i sostenitori del NO – sia per quanto riguarda i Liberali, sia per la Sinistra come per le Destre e i Cinque Stelle – non sembrano in grado  nè di comporsi in un qualche comitato unitario nè di formulare una mezza dozzina di slogan ‘condivisi’ che spieghino con semplicità le loro ragioni.
Così accade che – nonostante i vari promotori rappresentino gran parte dell’elettorato, astenuti inclusi – la vittoria potrebbe andare ai SI.

Enorme errore non delineare – ed anticipare all’elettorato – quali saranno gli scenari del dopo-referendum in caso di vittoria dei NO (o comunque di loro ampio consenso): è come chiedere di puntare al buio.
Dimissioni di Matteo Renzi? Votare con il Mattarellum (che ha i suoi difetti)? Governo tecnico per la legge elettorale, come nella transizione tra prima e seconda Repubblica? La legislatura prosegue con il rientro di Enrico Letta, ma si avvia l’Assemblea Costituente?

A latere, c’è il vero vulnus della questione: dove sono i Liberali, dove i Socialdemocratici e dove i Cristianosociali?
Quello che vediamo è solo il Partito della Nazione a difesa dei piccoli interessi di bottega della profonda provincia italiana. Non c’è altra spiegazione, se con larga parte della popolazione che risiede in Lombardia ed in aree metropolitane, l’attuale governo è per la ma ggior parte composto da personaggi quali Renzi (Rignano sull’Arno), Alfano (Agrigento), Boschi (Montevarchi), Giannini (Lucca), Orlando (La Spezia), Del Rio (Reggio Emilia), Poletti (Imola), Franceschini (Ferrara),  Galletti (Bologna), Costa (Cuneo), Martina (Calcinate). Gentiloni, Padoan, Calenda, Lorenzin sono di Roma (città notoriamente sui generis); Pinotti è nata a Genova. Stop.

Questi i danni del Mattarellum e, poi, del Porcellum – ritornando ai referendum costituzionali – che vollero imporre agli italiani quel sistema bipolare tanto in voga negli  anni del Neoliberismo internazionale e dei populismi italici della premiata ditta Berlusconi & D’Alema.
Sappiamo come è andata con il Bipolarismo e con il Neoliberismo: male.

Se crediamo nelle Riforme, non ci resta che ripartire dalla diaspora dei Liberali, Socialdemocratici e Cristianosociali.
Dopo – solo dopo – aver ricoagulato le menti e i cuori dissolti nel bipolarismo della Seconda Repubblica, non sarà difficile pervenire ad un’Assemblea Costituente e ad una rinnovata classe politica in grado di portare concordia nel Paese – e non fazione – per affrontare le difficoltà necessarie a cogliere i successi che da tanto tempo la nostra Nazione attende.

Se questo è un dato per lo scenario politico-elettorale prossimo venturo, riguardo il referendum vediamo che l’elettorato si sta dimostrando ‘maturo’, cioè ben sospettoso del Parlamento ‘blindato’ che ha votato a favore, ma – comunque – cauto nell’attendere di capire quale saranno le ripercussioni del NO.
In breve, l’elettorato attende sempre che il fronte referendario per il NO si costituisca in modo unitario, dia tre semplici quanto eloquenti ragioni tre” per votare NO e, soprattutto, speighi come intende proseguire dopo.

“Sarebbe ora che la smettessimo, … di guardare indietro, celebrando i nostri padri fondatori e cominciassimo a guardare in avanti, cioè pensando a un “riformismo liberale” (chiamiamolo così per comodità) cioè a quello che è necessario fare per adeguare istituzioni, mercato ecc. a un mondo che è profondamente, totalmente cambiato rispetto a quello del 1776 di Adamo Smith, ma anche rispetto a quello della prima metà di questo secolo, cioè di Hayek, Mises e tanti altri.” (Per un riformismo liberale – Piero Ostellino – 1999)

Demata

Roma: sette sondaggi per capire

7 Gen

Le rilevazioni online del Messaggero non hanno un valore statistico, essendo aperte a tutti e non basate su un campione elaborato scientificamente, ma hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.
Ed, essendo i lettori principalmente localizzati a Roma e dintorni, questi sondaggi potrebbero darci un’idea di cosa frulli nella testa dei romani, almeno quelli che usano internet per informarsi.

Ad esempio, scopriamo che tanti vogliono il tram a Via Cavour, che però servirà essenzialmente quella minima parte di romani che vive o lavora in centro. Un’opera dal costo elevato, mentre nello stesso territorio (ASL RMA) da oltre sei mesi è stato chiuso l’unico centro infusonale esistente per oltre un milione di persone, tanto per fare un esempio, ma nessuno se ne lagna.

Messaggero sondaggio Tram Via Cavour.Sempe riguardo il centro e i turisti, i romani vogliono vere e proprie barriere per i ‘tavolini selvaggi’, riducendo il già poco spazio a disposizione e barricando i marciapiedi. Meno spazio, costi più elevati per ristoratori e clienti, arredo urbano ulteriormente superfetante … Non dovrebbe bastare un segno di vernice in terra e gli stessi cittadini che li fanno rispettare chiamando dei vigili che prontamente accorrerebbero? Magari con la Sovraintendenza che provvede a far ripristinare un toto di condizioni ‘storiche’ degli esercizi?

Messaggero sondaggio Tavolino selvaggioQuanto all’idea di insegnare ai nostri bambini a ‘darsi da fare’ fin da piccoli in modo da diplomarsi con la maggiore atà come altrove, la posizione espressa nel sondaggio è bene chiara: no alla scuola elementare a cinque anni. La scadenza europea del 2020 per il raggiungimento del 40% di laureati, almeno nella capitale italiana, è rinviata a migliori fortune. Meglio tenerseli in casa almeno fino a diciannove anni compiuti e – con un po’ di “fortuna” – anche oltre i trenta.

Messaggero sondaggio Anticipo Elementari Se il quadro ‘sociotipico’ inizia a palesarsi (ndr. ricordiamo i personaggi caratterizzati da Alberto Sordi, Nino Manfredi, Gigi Proietti … Bombolo, Alvaro Vitali eccetera), ecco tre risposte che valgono oro: si ai quartieri a luci rosse, no all’affitto dei monumenti, ira verso chi lamenta il degrado. La solita logica del ‘si fa ma non si dice’, con l’idea di fiscalizzare il vizio e mantenere le rendite di posizione, anzichè darsi da fare per produrre cultura, turismo e crescita?

Messaggero sondaggio Quartieri luci rosse Messaggero sondaggio Vergogna rifiuti Messaggero sondaggio Affitto monumentiDicevamo che i sondaggi on line del Il Messaggero non sono ‘scientifici’, ma la percezione che ne viene è quella di un romano che vuole una città d’apparato (tram) e non per i turisti (tavolini, monumenti), probabilmente non interessato a quanto accade fuori dalla cinta delle Mura Aureliane (quartieri a luci rosse?), poco informato /consapevole di usi e costumi altrui (diploma a 17 anni) ed in particolare dei sistemi produttivi e di governance moderni.

Ma, soprattutto, questi lettori del Messaggero dimostrano ben radicata un’atavica caratteristica che ha sempre portato alla rovina Roma e quanto da essa governato: la faziosità. Infatti – incredibile ma vero – se Matteo Renzi dice ‘no all’UE dei banchieri’, quella invisa a tutti persino a chi l’ha creata, accade che sei lettori su sette vadano contro il premier …

Messaggero sondaggio Renzi Ue BancheNon sappiamo se coloro che hanno cliccato siano dieci o diecimila, ma quel che si vede è una Roma che – ritornata capitale mondiale dopo 1500 anni di declino – non riesce a liberarsi dei ‘bad habits’ che molti secoli fa la azzerarono nel giro di soli cinquant’anni.
Ovviamente c’è un’altra Roma, probabilmente quella tanto maggioritaria quanto invisibile, che non comprende perchè il centro non diventi un salotto (come Firenze, Venezia e pian piano Napoli) che porti milioni nella casse della città e perchè non venga liberato e valorizzato azzerando tanti enti inutili e portanto uffici e tribunali in un Centro direzionale apposito, come dovunque.

Tanti, tantissimi romani – figli di un’Italia che arranca ma produce – i quali si non hanno affatto bisogno di chiedersi perchè fuori dalle Mura Aureliane arrivino solo i lampioni a led e qualche pensilina, e dentro le Mura Aureliane siamo invece al restyling urbano e agli interventi strutturali … mentre di aggiornare le rendite catastali nei quartieri centrali manco se ne parla.

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Astensionismo: la defezione dei sessantottini? Ancora un paese in stallo, come da vent’anni?

22 Mag

Matteo Renzi avvisa: “I sondaggi sono ottimi e io resto anche se il Pd va sotto il 30 per cento”.

Il Partito Democratico al di sotto del 30%, mentre tutti i sondaggi di due settimane fa lo davano ben oltre? Si prevede una defezione massiva dello zoccolo duro, ovvero di quell’elettorato più che anziano che finora ha votato sempre e sempre ha votato gli schieramenti ‘fascisti’, ‘comunisti’, ‘democratici’?

Sembra proprio di si.

A sentire i discorsi dei nostri pensionati e pensionandi, che sono un bel terzo dell’elettorato, è forte il malcontento verso un mondo intero (e il partito) che non va verso quel successuoso futuro di gioia, benessere e ben vivere che avevano immaginato a vent’anni.
Non vogliono digerire quello che l’Italia doveva fare già 30 anni fa e – lo speriamo in tanti – sarà fatto dal ‘nuovo che avanza’.

Abbattere la blasfemia di una sanità pubblica priva di costi standard, di un sistema di istruzione che abbandona a se stesso chi sceglie l’istruzione non statale, di un sindacato che ha poche regole e scarsi controlli, di un sistema pensionistico che regala migliaia di euro a chi ha versato poche lire di contributi 50 anni fa, ma nega il minimo dovuto a chi s’ammala a 50 anni e ha 30 anni di versamenti.

Meglio di no, tutti al mare o alla casa in campagna: la gestione del disastro che hanno realizzato è delegata alle ‘vittime’, i loro figli e nipoti: tanto ci pensò Giuliano Amato nei primi ’90 a blindare le ‘loro’ pensioni, allorchè – era il 1992 – vennero a galla i problemi fino ad oggi procrastinati.
L’instabilità di governo è assicurata da decenni, se qualcuno volesse costi standard, paritarietà dei servizi, trasparenza sindacale, pensioni eque, informatizzazione reale dei servizi, eccoli pronti ad affossare qualunque governo tenti di farlo.

Non gli piace questo mondo: loro volevano la meritocrazia nelle scuole e nelle università, ma anche il sei politico’, la promozione per tutti. Volevano lo Stato che ‘crea’ lavoro, ma anche che poi non si comportasse da padrone e che fosse persino efficiente e sparagnino.
Chiedevano legalità e semplificazione, ma anche che ‘ciò che non è reato è permesso’, cosa molto diversa dal ‘ciò che non è vietato è permesso’ di liberale memoria. Parlavano di equità e fratellanza, ma anche che fosse un tabù quello di toccare le loro pensioni se pesano troppo, mentre i loro nipoti hanno lavoro.

Volevano il Futuro ma anche rifiutano ostinatamente computer, cellulari e internet e, nonostante questo, si ritengono ben informati. Europeisti se c’era da rincorrere il mito del progresso, ma anche un po’ meno nel creare regole semplici e rispettare gli accordi, ovvero farsi un po’ liberali.

 

Ipocriti? Forse.
A loro spetterebbe di raccontare a figli e nipoti che l’Italia, oggi, si trova nella stessa situazione del 1992, con la differenza che stasi, degrado, ignoranza hanno vent’anni in più e che le forze sane (giovani) di allora sono rimaste inutilizzate: per vent’anni e passa i nati prima del 1955 hanno avuto la maggioranza dell’elettorato e dominavano i partiti ed i sindacati.
Il risultato, in Italia come altrove, è sotto gli occhi di tutti. Anche quelli di chi non vuol vedere.

Delusi? Certamente.
Ma è stata la generazione degli over60 a determinare liste, parlamenti e governi fin dalla metà degli Anni ’80. Hanno votato per 30 anni D’Alema ed i suoi partiti o Berlusconi e la sua corte – talvolta turandosi il naso come diceva qualcuno, mentre noi più giovani li osservavamo allibiti – e criticavano aspramente qualunque idea non fosse la loro, censurando – in pratica – le generazioni che li hanno seguiti. Salvo pochi anni di guerra, hanno vissuto nella prospettiva del Bengodi, in un mondo che cresceva e si arricchiva, riuscendo a pensionarsi prima della Globalizzazione e, spesso, dopo aver accumulato qualche immobile in più della ‘prima casa’.

A dire il vero, non è che i partiti a cui si sono tradizionalmente rivolti abbiano candidato ‘chissàchecosa’ o formulato programmi d’impatto. Come anche la campagna elettorale si è svolta prevalentemente su internet, da cui sono autoesclusi, ed in tv sono passsati solo i big nazionali, spesso e volentieri non candidati.

Gli mancano i Big, gli  manca il teatrino televisivo della politica ‘parlata’, non accedono alla politica ‘documentata’ di internet e, a quanto pare, non voteranno.
E, comunque, a molti di loro interessa solo di trascorrere ‘tranquilli (ovvero con le immeritate pensioni pre-1980 e pre-euro) la dozzina di anni che gli restano.
L’Italia? Paese ‘ingrato’, che vada a rotoli …

Non saranno solo i ‘giovani’ ad astenersi.

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Sondaggi: testa a testa tra PD e Centrodestra, M5S in leggero calo

6 Mag

Da giorni i nostri media ci informano che per le elezioni europee si prevede un calo di Forza Italia, il Movimento 5 Stelle in leggera crescita, al primo posto rimane stabile il Pd.
Un coro di redattori, opinionisti e anchorman telvisivi vari, RAI in testa. Eppure, le cose non stanno affatto così.

La Repubbblica on line ha pubbblicato, infatti, un interessante raffronto tra i diversi sondaggi svoltisi di recente e le cose stanno in ben altro modo.

Sondaggi europee

Il che significa, facendo due somme, che PD e Centrodestra sono a ridosso, mentre il M5S a stento confermerebbe i risultati delle Politiche 2013.

Raffronto Politche 2013 Sondaggi UE 2014

Centrodestra al 32,70%, PD al 33,40%, M5S fermo al 25%.

Quel che sembra, al momento, è di un PD che ritorna alla vocazione maggioritaria e recupera voti moderati, di una larga parte di elettorato orientata comunque a centrodestra che non trova un leader/partito che li rappresenti in modo adeguato e unitario, di una sterile politica del ‘signor no’, attuata da Grillo e molti dei suoi in questo anno, che ha per lo meno evitato una disastrosa debacle, ma non riesce penetrare tra l’elettorato più radicato.

Sono sondaggi e sappiamo che almeno 10% dell’elettorato è ancora molto indeciso: potrebbe votare chicchessia come non farlo affatto.
L’importante è che i nostri quotidiani e le nostre televisioni non pasticcino i dati reali con le opinioni personali del ‘santino’ di turno …

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Sondaggi IPR: il Centrodestra oltre il 40%?

5 Feb

Il sondaggio condotto a tre mesi dal voto per il Parlamento Europeo – condotto da IPR Marketing – rappresenta un recupero di consensi per il Partito Democratico (27,6%), a carico della ‘sinistra’ e minore di quanto faccia aspettare l’attivismo renziano.
Per il resto, il Movimento Cinque Stelle è il secondo partito (25,4%) e Forza Italia (24,3) il terzo, con NCD (5,6%) e Lega (5%) oltre la soglia di sbarramento ‘minima’ che si prefigura.

Il sistema di elezione per l’UE presenta molte similitudini con quello vigente, nelle norme residuali alle eccezioni di incostituzionalità. E, dunque, il sondaggio può dare una – seppur estemporanea – visione dell’esito di eventuali elezioni politiche anticipate, senza una nuova legge elettorale.

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Il quadro che emerge – aggregando i partiti secondo le coalizioni ‘di governo’ – è sconcertante quanto eloquente.

Un’alleanza di governo tra Centrodestra e Lega otterrebbe circa 250 seggi alla Camera e almeno 120 al Senato, al Centrosinistra (anche alleandosi con SEL e PRC) non andrebbero più di 200 deputati ed un centinaio di senatori, il Movimento di Beppe Grillo si attesterebbe sulle 150 poltrone alla Camera e un’ottantina al Senato.

Una Grosse Koalition tra Centrodestra e Partito Democratico – anche se con esodi, mal di pancia e defezioni – non avrebbe rivali. Questo il primo dato, che – forse – è d’aiuto per interpretare sia l’agitazione del M5S sia l’annuncio di Matteo Renzi  per la ricandidatura come sindaco di Firenze …

Il secondo dato è che solo un elettore su quattro – tra Piemonte, Lombardia e Liguria dove vive un quarto degli italiani – voterà il Partito Democratico, il quale solo nell’Italia centrale (Toscana, Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio) supera la soglia del 30%, ma parliamo di forse un quinto dell’elettorato complessivo.
Questi i risultati di 20 anni di Ulivismo: il mantenimento di politiche previdenziali ed assistenziali da preistoria industriale (tra cui la cassaintegrazione e l’INPS) più l’utilizzo spregiudicato di esternalizzazioni e finanza creativa hanno impedito al Centrosinistra di allargare la propria base elettorale, alimentando un malcontento ed una diffidenza piuttosto consolidati.

Il Partito Democratico sarà, dunque, il primo partito italiano, ma la sua capacità di coalizione e di governo resta fortemente limitata. Finora si è avvantaggiato dell’incapacità del Centrodestra di produrre politiche sociali e del lavoro credibili, ma l’affermarsi del M5S ha rotto “l’incantesimo dell’alternanza” portando in luce un’Italia di mille minoranze esasperate.

Ma la maggioranza, quella più o meno silenziosa, è ancora tutta lì …

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M5S a convegno per governare?

4 Mar

Non era difficile non dare per scontato che centonove deputati e cinquantaquattro senatori avessero bisogno di un «conclave» del neonato Movimento Cinque Stelle, per decidere insieme le strategie ed i margini di accordo che vogliono attuare in Parlamento e, innanzitutto, la governabilità.

Altrettanto facile immaginare che la Premiata Ditta Grillo & Casaleggio si faccia scippare ‘al mercato delle vacche’ quelle due dozzine circa di senatori che mancano al Partito Democratico per governare.

Nel ‘conclave’ dei parlamentari del M5S, verranno chiarite anche alcune questioni essenziali, sulle quali non loro, ma gli italiani tutti stanno facendo una gran confusione.

La richiesta da parte di Grillo di un governo di minoranza senza una fiducia preventiva che contratta, di volta in volta, l’appoggio su singole leggi porrebbe inevitabilmente l’Italia in balia del Parlamento e delle Lobbies.

Anche se Bersani intima a Grillo: «Decida cosa fare o tutti a casa», il caso del capo dello Stato in scadenza – “semestre bianco” – impedisce che egli sciolga subito le Camere.

Come probabilmente sperano i sostenitori di Mario Monti, una prosecuzione “a tempo” del mandato presidenziale al Quirinale non rientra nei ‘parametri’ previsti dalla Costituzione.

Malgrado quanto sostenuto da una parte della Sinistra, nonostante il Procellum, spetta solo al Presidente della Repubblica, e solo a lui, scegliere in piena autonomia, al termine delle consultazioni, a chi affidare l’incarico per formare il governo.

Dunque, esistono solo due strade.

La prima via – quella che comunemente è chiamato ‘governo tecnico per le riforme’ – è quella che di un governo a tempo con un programma di riforme, sul genere di quelli ‘tecnici’ guidati da Dini e Amato per traghettare il Paese dalla Prima alla Seconda Repubblica, che si concluda con delle elezioni con un nuovo sistema elettorale e con le autonomie locali riformate.
Nella sostanza è quello che sta chiedendo – con poca chiarezza – Beppe Grillo e che, ragionevolmente, chiederà il Movimento Cinque Stelle di Casaleggio.

Il secondo percorso – quello che comunemente è chiamato ‘governissimo’ -è quello che di un governo a tempo con un programma di riforme, sul genere di quello guidato da un ‘tecnico’ come Mario Monti per salvare il sistema finanziario italiano, che si concluda con delle elezioni con un nuovo sistema elettorale e con il Welfare riformato.
Nella sostanza è quello che serve alla Seconda Repubblica per guadagnare qualche anno di vita ed avere il tempo, secondo loro, di lavorarsi ai fianchi il movimento dei Grillini.

In tutto ciò, c’è da insediare il Parlamento ed eleggere, anche con una certa rapidità, sia i Presidenti della Camera e del Senato, si individuare i candidati alla presidenza della Repubblica e darsene uno.

Dunque, che Bersani la smetta di portar fretta, che non ce ne è se non per lui, che, a breve, dovrà rendere ragione ai suoi sodali di partito in ordine all’ennesima cantonata presa e conseguente bastosta incassata, illudendosi di governare con il 33% ed un voto.

Tanto, finchè non si eleggerà ed insedierà il nuovo Presidente della Repubblica, c’è il Governo Monti per ‘l’ordinaria amministrazione’ e per la buona pace di banche, governi esteri e mercati vari.

Il Movimento Cinque Stelle è a convegno ed è la loro prima prova del nove. Avranno idee, condivisione e lungimiranza per resistere al canto delle sirene democratiche-democristiane? Riusciranno a stendere un decalogo delle priorità e delle negoziabilità, con cui sostenere un governo di programma per le riforme?
Probabilmente si, ma lo sapremo tra due giorni soltanto.

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