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Diseguaglianze: i dati OCSE e i pregiudizi italiani

23 Feb

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è un’organizzazione internazionale di studi economici che cura i Regulatory Reform programs per i Paesi membri. Gli strumenti principali dell’OCSE sono la liberalizzazione, la semplificazione normativa e amministrativa, l’analisi di impatto della regolazione (RIA) sui fornitori di beni di servizi e sugli utenti finali, cioè le famiglie. 

Anche se nell’Organizzazione non rientra la Cina che non ha un’economia di mercato, i dati OCSE – come abbiamo scoperto per l’istruzione in Italia – sono molto affidabili e predittivi.

Dunque, quale è il raffronto tra oligarchie e diseguaglianze nelle nazioni più importanti?

Tra USA e Russia, in termini di oligarchie, non sembra cambiar molto.
L’unica reale differenza è che negli States esiste un folto ceto medio (52%) che si frappone – demograficamente e mediaticamente – tra il 19% di ricchi e il 29% di poveri.

Andando ad altri luoghi comuni, non sembra affatto che in Spagna o in UK ci siano meno diseguaglianze che in Giappone e neanche … meno ricchezza. Evidentemente i giapponesi sanno amministrarsi meglio.

Dulcis in fundo, a proposito di luoghi comuni, arriviamo al trio Italia, Francia e Germania, per scoprire che in Italia c’è più diseguaglianza, ma le famiglie guadagnano più che in Germania … e meno che in Spagna.

Sembrerebbe che dove c’è meritocrazia (Giappone e Germania) le famiglie campino meglio con meno e che gli approfittatori non eccedano la statistica naturale, mentre diseguaglianze e oligarchie si avvantaggiano dove c’è tanta propaganda commerciale o politica (USA e Russia).

Questo è quello che racconta Better Life Index OECD e qui potete divertirvi (LINK) nello scoprire i vari indicatori e/o svilupparne di vostri.

A proposito, lo sapevate che trattare un po’ di dati rientra nei programmi di matematica applicata delle nostre scuole superiori italiane … da una ventina d’anni?

Demata

Eutanasia : un quesito destinato al … suicidio

17 Feb

La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum per l’eutanasia, come c’era da aspettarsi.

Infatti, il quesito riguardava effettivamente l’art. 579 del Codice Penale (omicidio del consenziente) e chiedeva di abrogare la norma per cui “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni”.


Eppure, di eutanasia, di cure palliative di fine vita e di scelta del paziente non se ne è fatta parola sui Media durante la campagna referendaria, dato che … avevamo le rianimazioni piene di Novax e non era proprio il caso.

Il punto – però – è che l’eutanasia è riguarda le persone agonizzanti o incoscienti che – ricoverate – hanno lasciato scritta la loro scelta o hanno un tutore che decide per loto.

Viceversa, il pensiero di tanti era per coloro – come DJ Fabio – che si ritrovano a vivere in condizioni inumane, dopo essere stati dimessi dai sanitari, e non possono o non vogliono uccidersi da soli.

Ma l’art. 580 del C.P. non può abrogarsi, dato che l’agevolazione del suicidio può avvenire anche per omissione da parte di un familiare, di un sanitario, di un pubblico ufficiale, un religioso eccetera.

Così, in altre parole, gli italiani – ‘grazie’ al Mainstream e ai corrispettivi No-Vax – avrebbero votato per l’art. 579 del Codice Penale (omicidio del consenziente), “ma anche” per l’art. 580 del Codice Penale (Istigazione o aiuto al suicidio).

A tal punto, la Suprema Corte ha ben pensato di mettere uno stop, perché, “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili“.


Non perché questa tutela manchi nell’art. 579 del Codice Penale, che già include il riferimento a minori, infermi, sprovveduti, ricattati, minacciati e ingannati, ma perchè tra “chiunque cagiona la morte di un uomo col suo consenso” c’è anche chi agevola un ‘presunto’ suicidio per omissione …

Insomma, serviva una campagna mediatica ‘a chiare lettere’, che affrontasse il tema della Morte.

Adesso, la parola passa al Parlamento: la questione di chi muore ‘attaccato a una macchina per mesi e anni’ tocca da vicino tutti gli anziani e i malati gravi. E passa alle Regioni: la questione di sopravvive nel dolore e senza assistenza domiciliare diventa cogente la mezza età, con i postumi di infortuni e le malattie ‘congenite’ prima latenti.

I nostri eletti se ne disinteresseranno come finora fatto?

Demata

Mauro da Mantova, la morte di un no-vax in un paese illiberale

6 Gen

Una settimana fa, moriva a Verona Maurizio B. , un ex carrozziere di 61 anni che il programma radiofonico «La zanzara» aveva portato alla notorietà come ‘Mauro da Mantova’.

Il motivo per cui Maurizio B. è morto è l’aver contratto il Covid, senza essere vaccinato e ricorrendo alle cure solo ad infezione in fase avanzata, quando ormai la saturazione polmonare era molto critica.

Nel suo ultimo intervento a “La Zanzara”, ‘Mauro da Mantova’ si era vantato di essere andato al supermercato con la mascherina abbassata – “a fare l’untore”, come aveva precisato – e “la spocchia che mostrava in radio è appena il dieci per cento di quella che ha fatto vedere di persona quando è arrivato in Pronto soccorso”, raccontano le infermiere al Corriere del Veneto.

Eppure, Maurizio B. non aveva speso cinque anni della sua vita per conseguire un diploma liceale a pieni voti, nè aveva speso altri sei anni per arrivare alla laurea in medicina, come non aveva consumato sui libri e in ospedale quegli altri 2-4 anni necessari per specializzarsi.

In base a cosa Maurizio B. ha intrapreso una scelta così estrema e radicale che l’ha portato ad una brutta morte, visto che non aveva trascorso almeno una 15ina di anni a studiare per 10-14 ore al giorno allo scopo di curare gli altri nel miglior modo possibile, cioè era del tutto profano?

E’ presto detto: Maurizio B. non sarebbe diventato ‘Mauro da Mantova’ se La Zanzara non gli avesse dato voce, credibilità e notorietà. Come lui ce ne sono tanti altri, che troppe redazioni non hanno aiutato a distinguere le opinioni dai pareri tecnici e dai commenti:

  • le opinioni sono dei profani e restano in salotto e al ‘bar dello sport’,
  • i pareri tecnici sono forniti solo dagli esperti e servono a dettare protocolli e regole,
  • i commenti arrivano dai settori coinvolti, nell’applicare protocolli e regole.

Possibile mai che con tanti laureati in comunicazione, marketing e giurisprudenza che spingono per far carriera, ci sia confusione tra cosa sia un’opinione (ed il tempo che lascia) e cosa è un parere tecnico (e quanto sia cogente), trasformando i commenti in un elenco di premesse e dubbi affatto applicativi?

Eppure, dovrebbero sapere che nel 1993, Levy e Nail hanno definito il “contagio sociale” come la diffusione di affetti, atteggiamenti o comportamenti “in cui il destinatario non percepisce un tentativo di influenza intenzionale da parte dell’iniziatore”, cioè ritiene che le idee siano proprie ed originali, mentre non sta facendo altro che imitare qualcuno che viene proposto come riferimento (testimonial) dai media.

Sapendo che in questi ultimi anni i maggiori leader politici non avevano una laurea nè una professione, sappiamo anche perchè in Italia conta più cosa suppone un carrozziere e non quel che affermano un medico o un farmacologo.
Del resto – mancando una forza politica liberale – tutto qui da noi si trasforma in sociale e/o popolare a differenza di Francia, Germania, Spagna e Olanda, dove i liberali raccolgono voti a meni basse tra chi crede nel merito conquistato col sudore della propria fronte.

Uno Stato (liberale) non avrebbe spacchettato l’Ordine dei Medici in 101 provincie, cassato la pubblica sicurezza sanitaria insieme alle Prefetture, derubricato la Sanità ad affare esclusivamente regionale, abbandonato scuola e trasporti alle bizzarrie comunali, anteposto il consenso alle riforme.
Se non si vuol essere divisivi (come il centrosinistra socialista) o lo si è a senso unico (come il centrodestra conservatore), non si fanno mai scelte, cioè riforme.

Demata

Istituto Spallanzani e le indicazioni Covid: vorremmo capire …

3 Gen

Roma Capitale ha annullato la decima edizione dell’Atleticom We Run Rome, una gara che si sarebbe svolta in una “bolla” e patrocinata dal Coni-Fidal, con soli 6mila atleti e circa 500 tra operatori per la sicurezza tra Protezione Civile, Polizia Municipale e  Associazioni.

Infatti, la ASL RM1 ha proposto al Sindaco “di annullare lo svolgimento della maratona per scongiurare i conseguenti inevitabili assembramenti che possano contribuire all’ulteriore diffusione della malattia, sentito il Seresmi, Servizio regionale sorveglianza e controllo delle malattie infettive dell’Istituto Spallanzani”.

Dunque, cosa indicherà l’Istituto Spallanzani per le 2-30mila persone dirette e assembrate allo stadio tra qualche giorno e per le centinaia di migliaia che convergeranno nelle aree commerciali della Capitale per i saldi e che … erano lì anche giorni fa?

Per noi profani, è davvero difficile prevederlo, se questo è – sommariamente – il contributo dato dell’Istituto Spallanzani nelle informazioni diffuse e nelle decisioni prese:

02/03/2020 – “I casi positivi hanno link epidemiologico lombardo e veneto

13/03/2020 – “Molti pazienti in terapia intensiva stanno bene

17/03/2020 – “Nel Lazio dati confortanti, aumento contenuto dei contagi”

19/03/2020 – “I cittadini devono darci una mano rimanendo a casa”

 02/05/2020 – “Pronto il vaccino anti-COVID dello Spallanzani: a luglio i test”

 06/05/2020 – “Con mascherine e regole di igiene vinceremo guerra”

 21/05/2020 – “Terapia al plasma, allo Spallanzani la stiamo sperimentando”

15/10/2020 – “Basta scenari gravi, a Natale apriamo i negozi H24

03/12/2020 – “I guariti non hanno bisogno di iniezioni, ma di monitorare la durata dei loro anticorpi”

 29/03/2021 – “Sono contrario a drammatizzare la questione delle varianti del coronavirus”

 21/05/2021 – “Già da tempo tra vaccinati si potrebbe eliminare la mascherina

 26/08/2021 – “Per stare tranquilli, vaccinare l’85% della popolazione”

05/09/2021 – “Sarebbe meglio dare ai nostri studenti mezzi di trasporto più civili”

22/09/2021 – “Vaccini ai bambini? E’ ancora troppo presto, non sono pozioni magiche”

01/11/2021 – “Serve l’obbligo vaccinale per chi lavora a contatto col pubblico”

11/11/2021 – “Il vaccino non è la pozione magica da prendere 3 volte l’anno”.

L’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, è sede del polo nazionale contro il bioterrorismo, che (come l’ospedale Luigi Sacco di Milano) ospita  in piena città (come a Wuhan) uno dei due laboratori con livello di biosicurezza 4 presenti in Italia.

Sarà che siamo profani e che la medicina è sempre più complessa tra chimica, biologia eccetera, ma questa volta vorremmo capire: perchè la maratona no e lo stadio o lo shopping si?

Demata

Omicron, il Fatto Quotidiano e le buone ragioni di Draghi

30 Dic

Sarà la Corte dei Conti a dirci cosa ne è stato dei nostri soldi sotto i Governi del ‘buon’ Giuseppe Conte, ma si tende a dimenticare, evitata la dispersione ‘a pioggia’ del PNRR con la sua defenestrazione ad opera del ‘cattivo’ Matteo Renzi.
Ed a quale degrado si sia ridotta la politica sotto il suo mandato è sotto gli occhi di tutti, se Mario Draghi servirebbe a presiedere il Consiglio e pure la Repubblica, magari anche il Mef.

Ricordiamo tutti che fu Conte ad optare per lo stato d’emergenza come se una pandemia possa finire in qualche mese o un anno.
E lo ricordiamo tutti ogni sera a reti unificate nello scandire numeri su numeri tutti da verificare, perpetuando un’emergenza nell’emergenza mentre nazione, istruzione, commercio, sanità, occupazione e produzione rimanevano in stallo per mesi e mesi.

No, purtroppo, non siamo tutti a ricordarlo, anche se è passato meno di un anno.

C’è il Fatto Quotidiano che lamenta a tutta pagina che “le (poche) parole del governo mandano in tilt i cittadini”, anche dinanzi a norme molto chiare come quelle che finalmente distanziano i Novax da bar, autobus e ristoranti. E, in video, c’è Gomez che accusa: “Buffoni, Draghi doveva presentarsi agli italiani e dire che hanno deciso di far correre il virus. Scelta vigliacca”.

Le ragioni? Secondo Gomez, “tutti noi sappiamo che il 90% degli italiani, o almeno il 70%, se non il 50, comunque un numero enorme, non seguirà queste regole” e “Mario Draghi si sarebbe dovuto presentare agli italiani e dire ‘signori riteniamo che Omicron sia molto poco letale, ce lo dicono i dati. Pensiamo che il Paese debba continuare a correre, e quindi abbiamo deciso di far correre il virus’”.

Ognuno ha le sue opinioni e, del resto, il Fatto Quotidiano non è da ieri che si occupa ‘criticamente’ dei vaccini.

Ma sono decine di milioni gli italiani che da due anni sono attenti alle regole, la stragrande maggioranza, basta andare al supermercato per saperlo. Ed Omicron è molto poco letale solo per chi è vaccinato, ma colpisce duro chi non lo è.
Purtroppo, non è quello che leggiamo o sentiamo da troppi media che, ad esempio, non stanno sottolineando che il booster vaccinale consente l’azzeramento della quarantena, dato che conferisce una protezione adeguata e, soprattutto, riduce sensibilmente la proliferazione della carica virale.

Che siano semplicemente queste le buone ragioni di Mario Draghi?

E, comunque, perché non titolare “il booster protegge”, “il vaccino funziona”, “la libertà è nella cura appropriata”?

Demata

Omicron: l’Italia ha fatto meglio

13 Dic

(tempo di lettura 2-3 minuti)

Italia, Francia e Regno Unito hanno più o meno lo stesso numero di abitanti e tutte hanno un sistema sanitario di tipo Leveridge: ad una ventina di giorni dallo ‘sbarco’ di Omicron in Europa quali informazioni possiamo ottenere, confrontando la situazione?

E’ molto semplice: il grafico che segue non è altro che la sovrapposizione delle curve pandemiche di queste tre nazioni e la differenza si vede a colpo d’occhio.

In altre parole, in Italia (curva verde) la risalita dei contagi è stata molto meno rapida di quella delle altre due nazioni.

Viceversa, in Gran Bretagna (rosso) la situazione è quella che è, dopo il rifiuto di Boris Johnson di introdurre il Green Pass a settembre nonostante la ripresa epidemica di agosto. In Francia (blu), in autunno è vistoso l’effetto delle vacanze scolastiche e della campagna vaccinale sulla riduzione del numero di contagi, ma lo è anche la risalita degli ultimi 15 giorni.

La ragione di un così diverso andamento dei contagi trova sicuramente origine dalle diverse misure di prevenzione adottate dai tre Stati. Ma Italia, Francia e Regno Unito non hanno usato gli stessi vaccini nè lo hanno fatto con modalità analoghe.


Infatti, in Italia il vaccino prodotto da Pfitzer è stato quello di gran lunga prevalente, ma nel Regno Unito si è utilizzato esclusivamente quello sviluppato da Astrazeneca, come anche per gli anziani in Francia dove è stato usato anche il monodose della Janssen.


Anche senza le odierne conferme, era ben prevedibile che ci saremmo trovati dinanzi a diverse ricadute sull’efficacia anticorpale e sulla sua durata, cioè sull’esigenza di precauzioni sociali diffuse e di vaccinazioni di richiamo.
Di questo sarebbe stato bene discutere e informare i cittadini in tanti mesi, piuttosto che ossessionarli con dubbi e confonderli con la retorica.
Per la nostra Salute, ma anche per le Borse e per l’Occupazione.

A.G.

Società di massa e disturbi della personalità

10 Dic

(tempo di lettura 3-5 minuti)

Il Disturbo Anancastico di personalità è una patologia classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il codice ICD-10 F60.5.

Ne soffre in modo più o meno grave chi ha una personalità caratterizzata da

  1. eccessive coscienziosità e preoccupazione per i dettagli,
  2. ostinazione, rigidità e intransigenza,
  3. perfezionismo, tendenza al controllo.

Il Disturbo Anancastico può essere sottovalutato, perchè spesso il sintomi non raggiungono l’intensità propria del disturbo ossessivo-compulsivo (codice ICD-10 F42) e/o si sovrappongono a quelli ansioso-depressivi lievi (ICD-10 F40-48).

A differenza del disturbo ossessivo-compulsivo e di quelli ansioso-depressivi lievi, il Disturbo Anancastico di personalità non ha una terapia farmacologica d’elezione.

L’obiettivo terapeutico dell’approccio psicodinamico ed interpersonale è quello di identificare e modificare gli schemi mal-adattivi infantili, ossia ricordi, emozioni e pensieri che regolano comportamenti ed emozioni, come la convinzione di dover evitare/respingere le ‘critiche’ degli altri, perché chi sbaglia deve essere severamente punito.

La guarigione arriva nel momento in cui la persona riesce ad:

  • a) accettare che il desiderio di ignorare i ‘cattivi sentimenti’ è destinato a fallire e che è necessario integrare la rabbia, l’avidità e la dipendenza piuttosto che ripudiarli,
  • b) individuare la connessione tra prime esperienze infantili e i problemi attuali, con l’obiettivo di sviluppare compassione ed empatia per se stessi da bambini,
  • c) raggiungere un certo grado di equilibrio per avere la capacità di tollerare dei compromessi e di essere in grado di sbagliare senza disapprovarsi.

Un fenomeno sociopsicologico è il manifestarsi degli stessi sintomi in più di una persona e non è affatto qualcosa di raro. Ad esempio, si è verificato su vasta scala in tanti casi di ‘isteria di massa’ , di perdita del senso di ‘responsabilità individuale’, dello “spostamento verso il rischio”.

Ad oggi, il Disturbo Anancastico di personalità non è riconosciuto dalla Medicina anche come un fenomeno sociopsicologico e resta un male per la salute individuale.
Ma anche l’isteria (es. streghe di Salem), l’inerzia (es. sotto il Nazismo) e la polarizzazione (es. durante la Guerra Fredda) non furono inizialmente riconosciuti come dei fenomeni sociopsicologici patologici ed ancora oggi non sempre sono riconosciuti come tali, pur avendo dirette ricadute sul consenso politico e sull’insicurezza sociale.

Dopo gli ‘odiatori’ (haters), certi negazionismi sono un nuovo fenomeno sociopsicologico?

Demata

TikToK? Ecco come proteggere i figli

7 Dic

TikTok è una piattaforma di condivisione video in cui gli utenti possono guardare, creare e condividere video girati sui telefoni cellulari.
Il requisito di età ufficiale di TikTok è di 13 anni. Gli utenti di età compresa tra 13 e 15 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘privato’, che blocca la messaggistica privata e consente solo agli amici di commentare i propri video. Solo gli utenti di età superiore ai 16 anni possono registrare video in diretta o utilizzare la funzione di messaggistica privata.

Vediamo in sintesi come gestire questa App al meglio, seguendo le indicazioni di Panda Security, un’azienda fondata nel 1990 da Mikel Urizarbarrena, nella città di Bilbao, in Spagna, si occupa di sicurezza cibernetica producendo, tra l’altro, l’omonimo software antivirus ed ha una apposita pagina (link) riguardo l’uso sicuro di TikTok da parte dei minori.

Rischi

  • Esposizione a contenuti inappropriati nei feed “Per te”
    Le linee guida di TikTok impediscano agli utenti di condividere contenuti illegali o inappropriati all’interno dell’app, ma i video non vengono monitorati e controllati manualmente. Vengono utilizzati algoritmi digitali per filtrare i contenuti che violano le linee guida di TikTok, ma questo non da la certezza che nessun contenuto inappropriato possa filtrare e farsi strada sugli schermi degli utenti.
  • Contatto con sconosciuti
    Con oltre 1,1 miliardi di persone che utilizzano TikTok, il potenziale per comunicare con estranei è alto. Gli utenti di età superiore ai 16 anni hanno come impostazione predefinita un account ‘pubblico’ visibile a chiunque e possono comunicare liberamente. Queste impostazioni possano essere regolate per consentire una maggiore privacy, ma esisterà sempre la possibilità di contatto con estranei.
  • Cyberbullismo
    Social media e cyberbullismo vanno di pari passo e TikTok non fa eccezione. Una delle principali forme di cyberbullismo che si verifica sempre più all’interno di TikTok è il body shaming.
    Utenti famosi hanno raccontato di vergognarsi del corpo nella sezione commenti dei loro video e di aver a che fare con una serie infinita di commenti dannosi sulla forma e le dimensioni del loro corpo. Ciò può avere effetti di vasta portata sugli utenti più giovani che si stanno ancora sviluppando mentalmente e fisicamente.
  • Privacy dei dati
    Le piattaforme di social media sono gratuite per gli utenti e si finanziano con gli inserzionisti che mostrano i loro annunci agli utenti sull’App.Affinché quegli annunci abbiano successo e raggiungano il loro pubblico di destinazione ideale, hanno bisogno di dati su quelle persone.
    Oltre alla tua età e numero di telefono, TikTok ha anche accesso a tutti i messaggi privati ​​inviati all’interno dell’app e raccoglie la posizione del tuo paese, l’indirizzo Internet e il tipo di dispositivo che stai utilizzando. I genitori dovrebbero essere attenti se i figli danno l’autorizzazione anche per la posizione esatta, i contatti telefonici e l’attività su altri canali di social media.

Misure di sicurezza utili

Se vuoi assicurarti che tuo figlio utilizzi TikTok in modo sicuro, ci sono diversi passaggi che puoi eseguire. TikTok ha una varietà di impostazioni di controllo della privacy che puoi configurare dall’account di tuo figlio che possono fornire un’esperienza più sicura sull’app.

  • Modalità base
    Diverse modalità consentono ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di:
    – attivare l’account ‘privato’ per il proprio figlio (mod: Rilevabilità)
    – evitare che l’account di tuo figlio venga suggerito ad altri utenti (mod: Suggerisci il tuo account)
    – limitare la quantità di dati che TikTok raccoglie dall’account di tuo figlio (mod: Annunci personalizzati, Consenti il download, Messaggi diretti, Chi può reagire, Chi può visualizzare, Chi può commentare).
  • Associazione Famiglia
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e avere il controllo di importanti impostazioni sulla privacy dal proprio dispositivo.

    Family Pairing
  • La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di gestire il tempo davanti allo schermo, di limitare le impostazioni di messaggistica diretta, di filtrare il tipo di contenuto che i loro figli possono vedere sull’app, impostare chi può visualizzare i video e controllare chi può commentarli.
  • Controlla il tempo dello schermo
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di impostare limiti su quanto tempo trascorre su TikTok.
  • Messaggi diretti
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di limitare chi può inviare messaggi diretti oppure disattivare completamente la messaggistica diretta.
  • Modalità con restrizioniLa modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di vietare la visualizzazione di specifici contenuti inappropriati sul feed TikTok di tuo figlio.
  • Gestisci interazioni
    La modalità consente ai genitori di collegare il proprio account a quello del figlio e di regolare impostazioni sulla privacy aggiuntive per aumentare la sicurezza di tuo figlio durante l’utilizzo dell’app.

Panda raccomanda anche che “dedicare del tempo per insegnare ai tuoi figli la sicurezza online potrebbe essere una delle misure di sicurezza più efficaci che puoi adottare come genitore”.
Con una quantità enorme di informazioni disponibili e la natura in continua evoluzione della tecnologia, può essere difficile per i genitori tenere il passo con le informazioni più importanti sulle piattaforme utilizzate dai loro figli.

Conoscere quali impostazioni sulla privacy controllare per stabilire dei limiti con i tuoi figli è un ottimo modo per proteggere loro e tutta la famiglia dalle minacce online.

Panda segnala anche alcune App dedicate ai bambini, nel caso un genitore preferisca un’alternativa a TikTok:


Dubsmash (link) è una delle più antiche app di video musicali, ma è stata messa in ombra dall’ascesa di TikTok. Tuttavia, con oltre cento milioni di download in tutto il mondo, la sua popolarità è innegabile. Dubsmash consente agli utenti di creare divertenti video con sincronizzazione labiale utilizzando migliaia di brani e suoni diversi. Ti consente anche di sincronizzare le labbra su citazioni di film e TV. La comunità online è di natura simile a TikTok perché gli utenti pubblicano i propri video musicali sul proprio profilo e possono anche visualizzare i video dei propri amici.

Funimate (link) consente agli utenti di creare una varietà di video: slow motion, compilation, video in loop e molto altro. L’ampia libreria musicale dell’app ti consente di includere innumerevoli canzoni popolari ed effetti sonori nei tuoi video e puoi anche aggiungere testo e adesivi ai tuoi video. Funimate presenta oltre venti effetti video per far risaltare le creazioni e consentire agli utenti di mostrare la propria creatività.

Triller (link) consente di registrare video e condividerli su altri account di social media come Twitter, Instagram o Facebook. La semplicità dell’app è ciò che attrae la maggior parte degli utenti. Tutto quello che devi fare è registrare il tuo filmato e lo strumento di editing automatico di Triller fa il resto del lavoro. Gli utenti possono modificare ulteriormente i propri video con gli strumenti di modifica forniti nell’app e possono utilizzare una varietà di filtri o persino attingere ai video per un altro livello di creatività e personalizzazione.

A.G.

Eleonora Brigliadori: cosa molti non sanno sui vaccini?

16 Dic

Eleonora Brigliadori – intervistata per ADN Kronos riguardo i vaccini, in particolare quello anti-Covid – ha dichiarato che “una volta che un genitore avrà dovuto subire questo vaccino, porterà le degenerazioni del genoma alle generazioni successive”.
Anzi, “nel momento in cui metteranno l’obbligo di questo vaccino, non solo si vedranno gli effetti collaterali e molti moriranno dopo la prima somministrazione, ma si assisterà all’inizio dell’apocalisse degenerativa dell’umanità“.

Non sappiamo se la nota attrice e conduttrice televisiva abbia competenze medico-scientifiche, il suo curriculum non riporta alcuna laurea o diploma, quel che è certo è che a 17 anni era già in televisione come come telefonista di Portobello, programma della Rai condotto da Enzo Tortora.

In realtà, i vaccini per il Covid-19 non vanno a «riprogrammare il sistema immunitario», ma – come tutti i vaccini – hanno lo scopo di «simulare un’infezione naturale per innescare una risposta immunitaria più potente, potenzialmente in grado di proteggere dall’infezione del nuovo coronavirus», come è ben precisato nelle autorizzazioni per le sperimentazioni.
Chi avesse dubbi, prenda atto che i figli delle persone vaccinate negli ultimi 100 anni NON ereditano le immunità acquisite dai genitori.

Quanto a “molti moriranno dopo la prima somministrazione“, la questione è ancora più semplice: a che percentuale equivale ‘molti’? Più della metà della popolazione (50%) verrà uccisa dal vaccino, secondo Eleonora Brigiadori e i negazionisti? Oppure ‘molti’ equivale al 10-20%? O forse ‘molti’ sono l’1% o anche meno?
No. Per chi si batte contro i vaccini, ‘molti’ è già lo 0,000001%, come per gli episodi di encefalite o reazione allergica severa del vaccino trivalente (morbillo, rosolia, parotite). Ovviamente, i decessi sono ancor meno … e bene sapersi che lo 0,000001% equivale a 60 casi in tutta Italia.

Eleonora Brigliadori, anche se non è un medico nè uno scienziato e non avesse una laurea o un diploma, a diritto ad avere delle opinioni, ma l’opinione non è altro che “l’interpretazione di un fatto o la formulazione di un giudizio in corrispondenza di un criterio soggettivo e personale“.
L’opinione – per definizione – non è oggettiva nè collettiva, addirittura può essere una fantasia tanto quanto una credenza.

Dunque, a cosa servono le ‘opinioni personali’ e quale persona di buon senso sceglierebbe il proprio futuro in base ad una opinione?

Piuttosto, qualcuno ricorda che nel 2021 ricorrerà l’anniversario della prima edizione di “Public Opinion” in cui Walter Lippmann, approfondiva e sviluppava tutta la questione?
Ed a chi di noi sembrano bastanti le attuali ore di lezione di Scienze dalla scuola primaria alle medie, se tra la popolazione non sono diffuse neanche le più elementari informazioni su vaccini e vaccinazioni?

Demata

Caso Feltri: dalla parte di Carlo Verna

27 Giu

Si è dimesso Vittorio Feltri, il direttore editoriale di ‘Libero’ che nel corso del programma ‘Fuori dal coro’ aveva definito i ‘meridionali inferiori’.

Alcuni senatori e scrittori avevano annunciato di voler agire legalmente per dichiarazioni lesive degli abitanti del Mezzogiorno ed, “oltre alle numerose azioni disciplinari in corso nei suoi confronti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti aveva dato mandato legale per valutare un eventuale danno di immagine all’intera categoria causato da alcune sue ripetute e circostanziate esternazioni”.

144321532-980d70af-358b-48d8-83f1-39172cbb748dIl presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna precisava – addirittura – di essere ”stufo di affermazioni che trasudano odio, che ”è deontologicamente sbagliato” e che ”sarà dunque il Consiglio di disciplina, che è assolutamente autonomo, a valutare”.

 

Ed ha ben ragione ad essere stufo Carlo Verna, che  nel 1971 era uno studente del IV Ginnasio sez. B, Liceo Classico ‘Antonio Genovesi’ di Napoli e – per chi non lo sappia – questo luogo dice molto in termini di cultura e identità sia greco-classica sia di retaggio angioino-normanno sia di governance ed economia.

Iniziamo col dire che l’edificio del Liceo Classico ‘Antonio Genovesi’ di Napoli sorge dalla ristrutturazione ad opera dei Gesuiti del Palazzo Sanseverino, famiglia normanna.
Un prodigio di architettura (vedi il bugnato e il portale) sostituito con un altro prodigio tecnico-urbanistico e non solo architettonico nel Gesù Nuovo e a San Domenico. Vediamo come.

L’edificio era stato confiscato sotto il viceregno di don Pedro di Toledo, quando nel 1552 fu tentato di introdurre a Napoli l’inquisizione spagnola e Ferrante Sanseverino sostenne l’opposizione popolare.

Quando nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu venduto ai gesuiti, questi riadattarono l’edificio civile a chiesa, istituendo in quell’area, la cosiddetta “insula gesuitica”, un complesso di edifici ospitanti la compagnia di Gesù, composto dalla chiesa, dal palazzo delle Congregazioni (1592) e dalla casa Professa dei Padri Gesuiti (1608).

L’opera fu finanziata da Isabella Feltria Della Rovere Sanseverino, principessa di Urbino e di Bisignano.


Nel frattempo, Milano espelleva 889 ebrei creditori dello Stato per 153.288 ducati e non aveva ancora terminato la costruzione del corpo basilicale del Duomo, iniziata 200 anni prima, ma avviava il progetto per la facciata e relative guglie … conclusosi anch’esso 200 anni dopo.

La Fabbrica del Duomo nasceva come un ente civico che univa alto clero e maggiorenti per realizzare un’opera di pubblica utilità. Essendo soggetta a continui nepotismi, rifacimenti, rinvii (sprechi e ruberie insomma), nacque l’espressione milanese Longh cumè la fabbrica del Domm, per intendere qualcosa di interminabile.

151030872-2f2b93bd-bed8-45a0-bb8b-9a88c9407403La sede del ginnasio del Liceo “Antonio Genovesi” di Napoli era nella succursale, a pochi passi dalla basilica di San Domenico Maggiore di architettura gotico-angioina.
La Basilica a pochi passi fu fondata dai domenicani – con a capo Fra Tommaso Agni da Lentini, vescovo di Betlemme – e costruita da Carlo II d’Angiò il 1283 e il 1324 e … la succursale
era proprio nel palazzo dove nacque e visse Benedetto Croce.

Tutti si passava davanti alla lapide e sul suo ballatoio ogni giorno di scuola, un privilegio. E tra l’andare e il venire c’era ancora si respirava la tradizione angioina e normanna, cioè illuminista.

Infatti, Antonio Genovesi, al quale è intitolato il Liceo dove si formò Carlo Verna, fu un sacerdote titolare della cattedra di Metafisica e poi di Etica – succedendo a Giovan Battista Vico – sviluppando il concetto della pubblica felicità, consistente nel far uscire l’uomo dallo stato di “oscurità”.
Riteneva che per favorire il benessere sociale sia necessario promuovere la cultura e la civiltà, fu il primo cattedratico ad impartire le sue lezioni in italiano anziché in latino.
Dal 1754 fu istituita una cattedra appositamente per lui di “commercio e meccanica” presso l’Ateneo napoletano docente di economia politica, ritenendo che essa doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza e la potenza delle nazioni.

Il pensiero economico di Antonio Genovesi è raccolto in Lezioni di commercio o sia di economia civile pubblicato nel 1765, una delle prime opere scientifiche in materia economica. Il Genovesi cercò, così, di indicare la via per alcune riforme fondamentali: dell’istruzione, dell’agricoltura, della proprietà fondiaria, del protezionismo governativo su commerci e industrie, delle rendite e del debito pubblico, dell’inflazione e della circolazione monetaria.

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Liceo “Antonio Genovesi” di Napoli

Negli stessi anni Milano annette  il Mantovano, il Piacentino e il Parmense.
La Fabbrica del Duomo incarica per la facciata l’architetto Vanvitelli, ma dura cinque anni. Niente paura, le guglie e le decorazioni architettoniche verranno completate solo nel 1892 , impiegando ben 505 anni.

La famiglia Clerici ottiene da Maria Teresa d’Austria la concessione di costituire un reggimento di fanteria privato per garantire l’ordine pubblico a Milano e, poco dopo, acquista l’ospedale di S. Ambrogio, per aprirvi la prima fabbrica milanese di maioliche. 

L’evento culturale milanese ‘di quel secolo’ fu la rifondazione dell’Accademia dei Trasformati, ad opera del conte Giuseppe Maria Imbonati per combattere (sic!) l’Accademia dell’Arcadia … antesignana degli ideali di classicità e di razionalismo, affermatisi nell’800 e nella prima metà del Novecento. 

Ecco quali sono di due mondi ancestrali che si stanno confrontando: vogliamo la verosimiglianza degli opinionisti se non degli affabulatori oppure la verità del fatto storico e l’evidenza della cronaca?

Non è una questione tra il dott. Verna e il dott. Feltri, ma trasversale a tutto il mondo dell’informazione e dei social.

Demata