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Le gambe corte del contratto Salvini-Di Maio

14 Mag

Proprio mentre Matteo Salvini tentava di formulare con i Cinque Stelle il suo governo leghista, allo Stadio Marassi di Genova riecheggiavano quei cori razzisti antipartenopei, che lo stesso Salvini cantava anni fa ad un convegno della Lega.

Intanto, prendiamo atto che  nei Cinque Stelle sono napoletani Luigi Di Maio, Roberto Fico e Carla Ruocco , mentre sono meridionali Barbara Lezzi, Nicola Morra, Carlo Sibilia, Manlio Di Stefano, Alfonso Bonafede, Vito Crimi, Giulia Grillo, Riccardo Fracarro e Mario Michele Giarrusso.

Salvini definì quei cori una ‘goliardata’, ma sta di fatto che nel Meridione la Lega continua a non essere particolarmente gradita agli elettori, più o meno quanto l’elettorato settentrionale non ha votato i Cinque Stelle.

E proprio nelle ore in cui Salvini si appresta a governare tramite un ‘premier terzo’ e con i Cinque Stelle al seguito, al Marassi la questione Nord-Sud si ripresenta, non come momentaneo coro da curva, bensì come litania razzista urlata per decine di minuti da decine di migliaia di persone a reti unificate.

Cosa accadrà quando Salvini (e Di Maio) dovranno metterci la faccia per le norme  potenzialmente inique o sprecone se non dannose che si profilano all’orizzonte, alcune più gradite a Nord ed altre più volute a Sud ?

Inique, se la flat tax fosse ‘uguale per tutti’, sapendo che il reddito disponibile al Sud è di un quarto sotto la media, se  si attesta a 20.800 euro per abitante sia nel Nord-ovest che nel Nord-est, è pari a 19.300 euro nel Centro, mentre scende a 13.400 nel Mezzogiorno.

Sprecone, se il reddito di cittadinanza sarà superiore all’assegno con cui ‘campa’ un invalido o di un pensionato minimo e se è concesso per due anni anche a chi il lavoro non lo cerca, finanziandolo con il divieto di cumulo pensionistico dei redditi autonomi e dipendenti, altri tagli alla spesa della P.A., eliminazione del Fondo per il sostegno alla povertà, eliminazione di ogni contributo pubblico all’editoria.

Dannose, se il combinato flat tax / reddito di cittadinanza finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, e/o povertà e criminalità, andando non solo ad incrementare spesa e debito, ma anche a contrarre il PIL e la produttività nominale.

Muhammad Yunus, l’economista inventore del microcredito, ricorda che: «I salari sganciati dal lavoro rendono l’uomo un essere improduttivo, ne cancellano la vitalità e il potere creativo».

Se si finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, povertà e criminalità, in un paese dove già esistono sostanziosi sussidi agli agricoltori, enormi facilitazioni per le cooperative e persino la ‘cassa integrazione’, cosa ne sarà del divario Nord-Sud nel 2020, non appena l’effetto delle riforme leghiste a cinque stelle si sarà fatto sentire?

I cori di Marassi annuncio di una Nemesi? Speriamo davvero di no, ma Salvini e la Lega dovrebbero opporsi apertamente al razzismo, se vogliono (loro e i Cinque Stelle) credibilità e consenso il giorno che ci sarà il popolo scontento. Specialmente al Sud.

Intanto, tra i problemi più urgenti ci sono le pensioni e non sarà una grande svolta pensionarsi a quota 100 dal 2020, se la rendita si aggira intorno ai mille euro dopo una vita di lavoro, e ci sono l’istruzione e la formazione, con una Buona Scuola incompiuta e le Università da riformare (insieme alla Sanità), mentre nel 2020 sarà ufficiale che l’Italia ha meno laureati e diplomati d’Europa, senza parlare dei voti e della quantità di anni serviti per conseguire i titoli e di quanti tecnici ci ritroviamo.

Cosa pensano, di arrivare giusto giusto al 2019, dopo aver speso e spaso con la flat tax, il reddito di cittadinanza più tot norme a pioggia per mille casi particolari e poi si vede? E – senza parlare della miriade di cose in cui Lega e Cinque Stelle sono in disaccordo – quale Italia vogliono realizzare?

“L’ozio avvilisce ed il lavoro nobilita: perché l’ozio conduce uomini e nazioni alla servitù; mentre il lavoro li rende forti ed indipendenti: questi buoni effetti non sono già i soli. L’abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell’ordine; dall’ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell’educazione.” (Massimo d’Azeglio)

Demata

Ciro Esposito, protomartire partenopeo mentre Roma tace

25 Giu

Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli colpito da pistolettate a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto alle prime ore di questa mattina nel reparto di Rianimazione del Policlinico Gemelli, dove era ricoverato, dopo 50 giorni di ricovero.

Ciro è un ‘eroe’, morto per difendere donne e bambini di un altro autobus di tifosi, attaccati con bombe razzi e potenti petardi da un noto teppista romano – Daniele De Santis – e i suoi complici, che armati di pistola avevano teso un agguato nella speranza di scatenare scontri tra i partenopei e i fiorentini.

Ciro Esposito RIP

Ciro è un martire, che ha perso la vita per un unico motivo: era napoletano, era di Scampia. Ma perchè?

Innanzitutto, perchè la Questura /Prefettura di Roma aveva collocato il parcheggio dei bus campani a 1,5 chilometri dallo stadio proprio dove, solitamente, si incontrano ultras romani e il noto De Santis era titolare di un chiosco di ristoro, senza prevedere vigilanza e protezione per decine di migliaia di italiani (con famiglie e bambini al seguito) che si recavano festosi alla partita.

In secondo luogo, perchè la Regione Lazio non aveva previsto un sistema di soccorsi adeguato, nonostante vi fosse un afflusso pari a quello avvenuto per i Rolling Stones, e Ciro è arrivato in ospedale molto tempo dopo essere stato ferito.

Inoltre, a 50 giorni dai fatti le indagini vanno a rilento, di Daniele De Santis non si sa neanche se sia in carcere, sui suoi complici silenzio e mistero.

Infine,  è morto per le ferite subite, ma anche per le infezioni contratte ‘dopo’, in ospedale, a Roma, per cui sarà da comprendere se le sentenze riusciranno ad individuare un resposnsabile per il suo omicidio.

Ma Ciro Esposito è martire per un motivo su tutti: il disinteresse, fastidio e imbarazzo che Roma e i romani hanno dimostrato per la vicenda.

Partiamo dalla cronaca RAI della partita, esclusivamente focalizzata sui ‘napoletani’, sulla salva di mortaretti partita dalla curva, sulla ‘lite per fatti di droga’, su Genny ‘a carogna, mentre c’erano feriti e morti (come ahimè oggi possiamo constatare) e mentre tante famiglie a casa volevano notizie.

Passiamo alla Casta romana, che è riuscita solo ad arricciare il naso infastidita per la maglietta Speziale Libero esibita sugli spalti e per i fischi all’inno italiano, che – caso mai non se ne fossero accorti – sono prassi consolidata alle falde del Vesuvio e che meriterebbero più di un mea culpa da parte di Roma Capitale.

Arrivando al ‘Sistema’ – ogni regione ha il suo – che l’indomani riusciva a piantonare Ciro Esposito per rissa, ma non a denunciare chi aveva nascosto la pistola, negando all’inverosimile che i pullman partenopei fossero stati assaliti da un gruppo organizzato di romani, brancolando nel buio nonostante ci fossero facce (e cognomi) sotto lo striscione di ‘solidarietà per De Santis’, la domenica dopo allo stadio. D’altra parte, cosa aspettarsi da un ‘Sistema’ che per oltre 20 anni ha vessato e perseguitato Diego Armando Maradona, il calciatore più grande di tutti i tempi?

Dunque, Ciro Esposito è un martire e, come preciserebbero altrove, un martire del terrorismo.

Infatti, è terrorismo bello e buono che un gruppo ‘terzo’ di persone si associ per assalire una tifoseria allo scopo di scagliarsi contro l’altra al solo scopo di scatenare disordini e caos nel centro della Capitale. Fatti già accaduti a Roma, ma tra tifoserie avverse romaniste e laziali, che avevano coinvolto negli scontri interi quartieri, anche con assalti e incendi ai commissariati.
E, forse, Ciro è anche un martire del razzismo, se a Roma – come a Dallas negli Anni ’60 – si continuasse ad essere distratti verso chi  inneggia liberamente all’odio ‘etnico’ da anni e anni.

La famiglia di Ciro ha lanciato un appello alle istituzioni: Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte. Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto. Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta”.

tshirt Giustiza per Ciro EspositoBisognerebbe far qualcosa, ma è difficile pensare che Roma, come don Abbondio, riesca a non essere puntualmente prona con i propri ‘coatti’, specie se Cinecittà è riuscita a trasformarli quasi in eroi angelici, mentre sono rozzi e brutali come quelli che nel cinema e nella tv – made in Rome – abitano sempre a Scampia …
Figuriamoci a mandare a casa politici, apparati sportivi e enti locali che in questi venti anni hanno ostacolato in ogni modo la ristrutturazione degli stadi e la privatizzazione delle gestioni, la collocazione dei reati da stadio tra quelli gravi per la sicurezza pubblica, la crescita dei vivai e della pratica sportiva giovanile.
Altrove sarebbe già allarme se per una partita una di calcio si debbano mobilitare interi battaglioni di forza pubblica … e già scandalo se per andare in Nazionale contassero più i gossip rosa o la volgarità piuttosto che le qualità sportive di impegno e sacrificio degli atleti.

Dunque, è anche difficile credere che, nel periodo medio-lungo, non lascino il segno l’ignavia con cui Roma – incluso il proprio sindaco ed il proprio vescovo – sta affrontando la vicenda di Ciro Espostito, senza sprecare almeno una lacrima, e l’arroganza con cui sta deludendo milioni di campani e di meridionali. A partire dalle Due Sicilie che le cui insegne si vedono sempre più di frequente e che hanno ancora un re legittimo, Felipe di Borbone, mentre ieri sera non erano in pochi a tifare per l’Uruguay contro l’Italia.

Sarà difficile vietare le magliette ‘Giustizia per Ciro Esposito’  …

leggi anche Rome, fanatic football fan shoots in the crowd. Hate crime against Neapolitans?

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Il caso Speziale: una vicenda da conoscere

6 Mag

filippo racitiIl due febbraio 2007, due ore dopo il termine del derby di Sicilia, tra Catania e Palermo, mentre ancora si verificavano scontri davanti lo stadio di Catania, moriva in ospedale l’ispettore di polizia Filippo Raciti (40 anni, due figli) a seguito di un trauma epatico causato dall’impatto di un corpo contundente non individuato, sul quale sono tuttora in corso delle indagini.

Le perizie e le indagini dimostrarono che il trauma epatico non fu dovuto alla bomba carta lanciata verso il mezzo su cui era a bordo o causato dalla tossicità del denso fumo che aveva invaso il veicolo, come da prima ipotesi.
Fu presa in considerazione la possibilità che Raciti fosse stato investito dallo sportello del fuoristrada della polizia che si muoveva in retromarcia, ma alcune immagini della emittente televisiva SKY mostrarono un Land Rover che arretrava a velocità insignificante.
Eppure, Salvatore Lazzaro (il poliziotto alla guida del mezzo) – interrogato dalla polizia il 3 e il 5 febbraio 2007 – avrebbe raccontato i momenti concitanti che hanno preceduto la morte dell’ispettore: “…Mentre era in corso un fitto lancio di oggetti, si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra assieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo ed ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra“. (fonte catania.livesicilia.it)
Viceversa, nel processo Lazzaro racconta di avere notato Raciti lontano dal Discovery di circa 10 metri e verrà denunciato per falsa testimonianza dalla famiglia di uno dei condannati.
Anche la madre dell’altro giovane condannato è dello stesso avviso. “In cinque anni non c’è stato un vero processo. I colleghi di Raciti, che quella sera erano con lui come l’autista, devono parlare. Sono loro e solo loro la vera testimonianza…”. (fonte catania.blogsicilia.it)

Alla fine si perviene, secondo gli inquirenti, all’ipotesi che Raciti durante gli scontri nei pressi dello stadio venne colpito da Antonino Speziale, un ragazzo diciassettenne fermato durante gli scontri, con un tubo di metallo asportato da un lavello dello stadio, che gli provocò una lesione mortale al parenchima del fegato.
La Repubblica del 25 maggio 2007 dette notevole risalto all’impraticailità di questa ipotesi.
“I Ris di Parma esprimono consistenti dubbi sulla presunta “arma” che avrebbe ucciso l’ispettore Filippo Raciti durante gli scontri del 2 febbraio allo stadio Massimino di Catania durante il derby Catania-Palermo. … L’arma in questione è un sottolavello che il giovane avrebbe lanciato contro Raciti.  La perizia è stata letta dall’avvocato Lipera che ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sulle indagini.
“Il sottolavello con il quale sarebbe stato ferito mortalmente l’ispettore Filippo Raciti è inidoneo a procurare le lesioni che avrebbero causato il decesso dell’investigatore”, ha affermato il legale del minorenne, invitando i giornalisti a “non parlare più di omicidio dell’ispettore Filippo Raciti, ma di morte del povero poliziotto perché – ha sostenuto – non si può parlare più di omicidio”. A sostegno della sua ipotesi, l’avvocato Lipera ha mostrato un modello di sottolavello analogo a quello sul quale è in corso la perizia rilevando che “la flessibilità del lamierino non lo renderebbe idoneo a cagionare la ferita mortale subita da Raciti”.

Riguardo la sicurezza dello stadio, Wikipedia riporta che “bisogna vedere se lo stadio Massimino è idoneo a ospitare incontri di calcio e in particolare incontri a rischio come sono diventati i derby siciliani», ha dichiarato il giudice Fonzo, precisando che «oltre a verificare le responsabilità di chi ha lanciato la bomba che ha ucciso Raciti occorrerà anche verificare se vi sono responsabilità nella manutenzione dello stadio con particolare riferimento al decreto Pisanu e al regolamento anti violenza della Figc».
L’intero impianto sportivo «sarà sequestrato per consentire a una commissione di periti nominati dalla magistratura di accertarne i livelli di sicurezza», come ha dichiarato il Procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa.”

Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina, articolisti dell’Espresso, l’8 marzo del 2007 scrivono: «Due telecamere fisse riprendono l’unica carica cui partecipa l’ispettore Raciti, riconosciuto con certezza dal casco opaco, ricordo del G8 di Genova, dai gradi sulle spalline e dall’assenza dei parastinchi. La prova più forte dell’accusa è un “combinato disposto di due filmati realizzati da due posizioni diverse”. Le riprese non sono complete perché entrambi gli obiettivi non colgono l’eventuale contatto.
La prima telecamera puntata verso l’interno della Nord riprende i tifosi che raccolgono un pezzo di lamiera, probabilmente un coprilavabo in alluminio con delle spalliere, che pesa circa cinque chili. Si intravedono altre cinque o sei persone, non riconosciute, che insieme ad Antonio raccolgono quella sbarra e la lanciano “a parabola”.
L’altra telecamera è puntata verso l’esterno e ritrae i poliziotti che si dirigono verso l’ingresso della curva Nord. Viene ripreso anche il momento in cui la lamiera cade per terra sollevando polvere».
(fonte Agenzia Stampa Italia)

Le accuse contro Antonino Speziale, un ragazzo diciassettenne fermato durante gli scontri, andarono avanti, nonostante una perizia così autorevole e l’assenza di un filmato che provi l’impatto con l’ispettore, come anche i pareri ‘a caldo’ degli inquirenti, e nonostante un altro filone di indagine portasse all’arresto di Daniele Natale Micale, ventitreenne, anch’egli accusato del medesimo reato.
L’unica cosa certa è che – in mancanza di testimoni oculari – con quello che volava dagli spalti dello stadio Massimino di Catania avvolto nel fumo, chiunque poteva restare ferito come chiunque poteva essere l’autore del lancio.

Finì che, il 9 febbraio 2010,  il Tribunale dei Minori di Palermo condannò Antonino Speziale alla pena di 14 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e il 22 marzo 2010 la Corte di Assise di Catania ha irrogato la pena di 11 anni a Daniele Natale Micale.
Nel 2011 la Corte d’Assise d’Appello di Catania ha confermato la condanna a 11 anni di reclusione per Daniele Micale per omicidio preterintenzionale e la Corte d’Appello per i minorenni di Catania ha ridotto quella di Antonino Speziale a 8 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Circa un anno dopo, la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di appello.

Tutto finito? Due giovani violenti assicurati alla giustizia?
Forse no. Non nel caso di Antonino Speziale, almeno.

Il Giornale di Sicilia del 30 aprile scorso riportava che la Corte di Cassazione ha annullato il diniego del Tribunale di Catania alla revisione del processo di Antonino Speziale, sottolineando che «il provvedimento impugnato è stato emesso da giudice sprovvisto di competenza funzionale, con la conseguente nullità assoluta degli atti processuali e della decisione assunta, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento».

Dunque, la Suprema Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Messina sezione minori per valutare l’eventuale revisione del processo per ‘errore giudiziario’ come chiede il condannato. «Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto anche se per ragioni differenti da quelle dedotte dal ricorrente».

In poche parole, Antonino Speziale al momento è ritenuto l’autore di un omicidio, quello dell’ispettore Filippo Raciti, in base ad un processo di cui restano degli aspetti non chiari/legittimi per i quali potrebbe essere dato avvio ad una revisione.
Se la tesi della difesa di Speziale venisse accolta, la morte di Raciti non sarebbe più un delitto, ma un incidente in servizio, con la famiglia di Antonino che – tra l’altro – non avrebbe da pagare centinaia di migliaia di euro per gli indennizzi e quella di Filippo che dovrebbe contare – si fa per dire – sugli spiccioli che lo Stato offre per chi muore sul lavoro.
Intanto, è stato presentato dai legali del ragazzo detenuto un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa di Strasburgo, perchè “un giovane è stato condannato per un gravissimo reato che non ha commesso, senza che vi siano delle vere prove a suo carico e ha perso la sua libertà”, chiedendo di “condannare lo Stato italiano, per la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, a corrispondere al loro assistito almeno un milione di euro” in applicazione dell’articolo 34 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e degli articoli 45 e 47 del regolamento della Corte.

Difficile prevedere come andrà a finire la vicenda processuale di Antonino Speziale, ma adesso almeno sappiamo perchè ci sono dei ‘signori’ – spesso brutti ceffi a dire il vero – che ne chiedono la liberazione, visto che la vicenda si aggira ancora per le aule giudiziarie e che una revisione del processo con acquisizione delle prove portate dalla difesa potrebbe portare a diverse conclusioni su come è morto il poliziotto.

Sarebbe bello che oltre alla libertà per un ragazzo, che credono innocente, gli stessi ‘signori’ esibissero sulla stessa maglietta la scritta ‘Giustizia per Raciti”, che non potrà più tornare a casa dai suoi figli e che è morto per evitare che proprio i ‘signori’ si sbranassero tra loro come belve per una partita di calcio, coinvolgendo una massa di spettatori in fuga nel panico, proprio come accadde a Catania …

raciti scontri massimino

Di questo, sicuramente, sono responsabili gli ultras e solo la buona stella dell’Italia ha evitato un massacro come ad Heisel. E per questo dovrebbero pagare.

Invece di Raciti, quella sera a Catania, i morti potevano essere ‘civili’ e in numero discreto, visto cosa accadde.

Chi va in mezzo alla gente – stadi o cortei fa lo stesso – per scatenare il caos va duramente perseguito, non bastano i DASPO (provvedimenti di allontanamento dagli stadi). Peggio ancora se qualche criminale organizzato si fosse messo in testa di ‘gestire la plebe’ come già fa nella suburbia.
Andrebbero indurite le pene – come in Gran Bretagna o Germania – per chi organizza o si associa per turbare il tranquillo andamento di manifestazioni in luoghi affollati, andando a creare una situazione di pericolo pubblico.

Ma questa in Italia è un’altra storia, una questione che non riguarda solo gli ultrà …

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Rome, fanatic football fan shoots in the crowd. Hate crime against Neapolitans? All the story

5 Mag

Last saturday in Rome, three Neapolitan football supporters were injuried by gun shoots, while they are going to the Olimpic Stadium of the Italian Capital for the final game of Coppa Italia, the National Soccer Cup).
For one of them, Ciro Esposito, the bullet hit the spine and he could not more walk. The shooter is Daniele “Gastone” De Santis, a 48 y.o. notorius leader of Roman supporters, frequently tried, but never convicted.

foto pubblicata da Osservatorio Antifascista del Golfo

Everything had started with the ‘bad idea’ to use of a parking lot – known as meeting place for Roman supporters and extreme Right skinheads – to park Neapolitan’s cars. Especially if the owner of the kiosk is Daniele “Gastone” De Santis, which in the past had helped to stop an important football game in Rome with heavy risks for people in the stadium.
And even more so if there – a parking lot with a thousand ways of escape for those who know the area – the City of Rome had not even sent a patrol to handle the traffic …
In the pictures published by Il Mattino, the most important newspaper of Naples, a group of Roman thugs assault a coach of Neapolitan fans: “They launched two bombs against the bus, we were afraid and asked for help to Ciro and other fans, so the clashes started”.

So the thugs escaped, but “Gastone” tumbled and, showy reached by the mob, pulled out a illegally detained gun, exploding 4 shots. One shot in the chest (and spine) of Cyrus, the other two injured other Neapolitans at limbs and with the last blow he struck himself in the leg.
Only after the shots, “Gastone” is reached from the crowd and severely beaten, as Donatella Baglivo – director and manager of the Ciak, the club which is part of the parking, and his first rescuer – testifies as a crowd was on him but she does not hear the shots and if they were a lot, as she says, namely that there was no intentional kill, since “Gastone” was beated and not lynched.

odio napoli

Db Roma 18/10/2013 – campionato di calcio serie A / Roma-Napoli nella foto: tifosi Roma © foto di Daniele Buffa/Image Sport

After this criminal action, through Neapolitans came to Rome for the game, anger, rage, tensions start to grow.

Limited clashes before to entry, but the behaviour of the Neapolitans in the stadium was nervously calm: they retire the flags and almost silent await official and ‘sure’ news of what happened … also because the media kept saying that it was not a clash of fans, but by common criminals, while people knew ‘in real-time’ that was not so … and while – as media explained later – the game could not start ‘however’ because teams buses had arrived late, for the chaos after the shooting, and the players were not yet ready.

During 40 long minutes, we saw on television lost looks of the highest offices of the Italian State – to present the final award – and a tattooed man that emerges from the – shocked, indignant, worried, resigned – Neapolitans crowd and speaks for her. His name? Better the nickname: he is Genny the carrion, leader of Neapolitan downtown supporters, son of a camorrist.
A rude man who – in ‘that’ situation – had the power to impose calm to the most angry fan groups, armed with strong firecrackers, rockets and occasional weapons.
And – by television – we have seen he tried to stop a first and powerful launch of firecrakers, smoke bombs and flares, when the police approached the stands, and he – at the second attempt and with the beloved captain of the football team, Marek Hamsik, at the head of a public officials team – lifts thumb (signal that the fan in the hospital was not life-threatening), and the game begins with a calmer mind for everyone.
At this point the ceremony involved the Italian anthem and, as happened at other times, massive boos rise from the Neapolitan stands.

Yesterday, we would have expected titles on media such as Rome out of control, the absence of the politics, citizens insecure, racism against Napoli, etc. Elsewhere, but not in Italy.

Few news on Daniele “Gastone” De Santis, the shooter. Still, someone should at least explain us his ‘career’, begun 20 years ago, when he was also accused of having been part of a supporters commando outside the Rigamonti stadium of Brescia. Especially if De Santis was acquitted for not having committed the crime and received a compensation of two million and 900 thousand lire.

fogna italia

Cries and outrage, however, if a commoner, rough and threatening, has the power to reassure the crowd while the top institutions are going to look astonished, and all the happy ending is entrusted to the wisdom of a prefect, Giuseppe Pecoraro, born in Palma Campania near Naples …

Institutions have not to talk with Camorra to have the permit to play the game, this the sense of ‘general indignation’, but in Olimpic Stadium – as anyone could see on last saturday night – there were just Neapolitans, as the Prefect, as Genny the carrion, as 3-40.000 worried supporters. Tv pictures have shown no negotiation, but a short  talk, as can be seen from the general relief that Neapolitan fans will the game goes on.

Hard to believe, but Cyrus and the two other slightly injured Neapolitans are under arrest, accused of fighting, and on the front page of yesterday news we can read on Secondigliano and the Neapolitan Camorra.
But not about Rome and its dangerous suburbs, Roman supporters and their usual devastations, shortcomings of the municipal police, the large amount of buildings and public spaces occupied / camped, the level of insecurity of citizens, a more proactive system of justice … until to the notorious Roman malpractice, if – as seems – the injuried had to wait more than one hour for the first aid.

Meanwhile, for the first time in Italy, a person was shot by only reason of being a Neapolitan. Proud to be Neapolitan.

Twenty years ago, arriving in Rome, I was sadly surprised by the words ‘I hate Naples’ that stood out in plain sight in front of a high school site in the district – leftist and Romanist – of Testaccio. Surprised because no one even dreamed of deleting that letter, and remained there for years, as were everywhere banned those anti-Semitic or xenophobic.
Racist graffiti that fomented hatred against Naples and Neapolitans, tolerated in the Italian capital – in its schools – for nearly twenty years, while, further north, the continuous mockery and denigration of the Neapolitans were regarded as ‘humour’.
It is not a coincidence that the worst thing that happened in Rome on Saturday, after the firings on the crowd and the blank stares of our institutions, were the offensive choruses that the Florentines fans have addressed the Neapolitans to provoke them.
One more time, as usual in our stadiums.

Even worse if politics and media will attempt to manage the ‘story’ as ‘kindly Neapolitan and not just Roman’.

It is not (only) a question of hooligans or of new (more sure) stadiums. Not just the beloved public contracts and the ‘heavy’ gains by brand merchandising.
Daniele “Gastone” De Santis – maybe – did not an ‘hate crime’, but to ignore the causes and the developing of this escalation could be an important vector for ‘hate’ and ‘crime’.

Maybe for some it is not clear what happened: after more than twenty years of racism towards the Neapolitans – conveyed by politicians and the media, but never sanctioned – it was inevitable that, sooner or later, a fanatic shoots in the crowd …

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4 domande al Sindaco di Roma

22 Lug

Il Messaggero a firma di Ugo Trani racconta di “dettagli scottanti” riguardo la vendita della AS Roma: “la previsione di bilancio della Roma, emersa dalla due diligence, era di 36 milioni ed invece è diventata di 53 milioni. Ci sono 17 milioni in più da coprire e sui quali non c’è accordo tra il gruppo Usa e UniCredit. I bostoniani affermano che i 17 milioni deve coprirli chi vende.”

Intanto, in risposta alla sentenza del TAR che obbliga il Comune di Roma a rispettare le “quote rosa”, Alemanno, con un rimpasto lampo, l’ingresso come assessore al turismo con delega alle Olimpiadi dell’ex presidente della Roma, annuncia l’ingresso in squadra di un nuovo “assessore donna”: Rosella Sensi, con delega alle Olimpiadi del 2020.

Una scelta sorprendente, quella della dott.ssa Sensi per diversi motivi:

  1. non ha dimostrato particolari doti manageriali nella gestione della AS Roma, ceduta malamente dopo anni di parziale interdizione dai mercati calcistici a causa dei bilanci in rosso;
  2. il “consenso” che riceve dalle tifoserie delal capitale è molto limitato e ricordiamo tutti i “Rosella bla bla bla” o i “Rosella Vattene” scritti sulle mura degli edifici e scandite allo stadio;
  3. il sindaco Alemanno termina il mandato nel 2013 e, anche se venisse riconfermato, dovrebbe abbandonare il Campidoglio entro il 2018.

A cosa serve, nel 2012, un assessore con delega per le Olimpiadi del 2020, ancora tutte da assegnare in un futuro dove CONI e RAI, “aziende romane”, non saranno certamente quello che oggi sono?

Quale trasparenza, eventualmente Roma vedesse aggiudicarsi la sede olimpica, sarebbe garantita negli appalti europei per le opere da edificare, se l’assessore è notoriamente involved nell’edilizia?

Quali benefici ne verrebbero da un’olimpiade alla cittadinanza già stremata dal traffico e dall’invasività di cortei e pellegrinaggi, in una città dove, oggi, si continua a costurire senza trasporti e nonostante la crisi immobiliare?

Tolto il fatto che la famiglia Sensi abiti a Villa Pacelli, quali sono i meriti  personali e gli obiettivi metropolitani per cui i romani devono sobbarcarsi un altro e così discusso assessore che si occupa di qualcosa, un’olimpiade, che può rivelarsi una mera ipotesi?

Aggiornamento:
I media riportano ulteriori ed imbarazzanti notizie sulla passività accumulata dall’AS Roma.

“La previsione di (ndr. passivo di) bilancio della Roma, emersa dalla due diligence, era di 36 milioni ed invece è diventata di 53 milioni. Ci sono 17 milioni in più da coprire e sui quali non c’è accordo tra il gruppo Usa e UniCredit.” (Fonte: Il Messaggero – Ugo Trani – vocegiallorossa.it 22.07.2011)
“DiBenedetto non molla, avendo già messo la faccia e 9-10 milioni. Nonostante la differenza del passivo di bilancio del 50%, l’accordo non può saltare.” (Il Corriere dello Sport – D’Ubaldo – vocegiallorossa.it 24.07.2011)
“La cordata americana rimprovera Unicredit di “poor managment” per aver lasciato i Sensi a capo della società durante il periodo di transizione. La banca ribadisce che tutto era già noto al tycoon … ” (Fonte: Gazzetta dello Sport – Cecchini – vocegiallorossa.it 24.07.2011)

Alemanno: Roma kaputt mundi

31 Mar

Era il 1993, allorchè Rutelli divenne sindaco di Roma; dopo di lui, Veltroni, dal 2001 al 2008, ed Alemanno, fino ad oggi.

Del primo, ricordiamo i controversi consulenti, che gli valsero una condanna, ma, anche e soprattutto, l’informatizzazione dei servizi anagrafici e comunali, la fine delle auto in doppia fila e l’introduzione massiva di parcheggi a pagamento e ZTL, la razionalizzazione della mobilità e delle infrastrutture, l’accatastamento di migliaia di abitazioni che i suoi predecessori avevano condonato ma non sanato, un minimo di trasparenza nelle oscure procedure comunali, l’alto là all’edificazione di nuove cubature residenziali.

Di Veltroni, spiace dirlo, potremo ricordare il ritorno delle auto in doppia fila, l’assenza di manutenzione stradale, la ripresa dell’abusivismo edilizio, dimostrato dai condoni inerenti quel periodo, l’edificazione di nuove cubature residenziali, l’ossessiva esposizione mediatica dell’onnipresente “sindaco di tutti”, lo spaventoso indebitamento comunale, il totale abbandono di migliaia di migranti (regolari e non) accampati praticamente ovunque, l’isolamento di interi settori periferici della città.

Di Alemanno e della sua giunta cosa racconteranno i posteri?

Sicuramente, ricorderanno Parentopoli e le migliaia di familiari ed amici assunti (per centinaia di milioni di euro annui di stipendi) nelle cosiddette “aziende municipalizzate”, che, per altro, costavano già mediamente tanto a fronte di una città che a stento riesce a cosmetizzare il degrado nelle zone turistiche e del potere. Una città in profondo declino alla quale l’Italia aveva già “regalato” il mantenimento di Alitalia e l’Hub di Fiumicino, un sindaco che aveva “denunciato” i folli indebitamenenti di Veltroni e ricevuto aiuti governativi miliardari per “Roma capitale”, spesso sottratti alle risorse per il Sud.

Altrettanto certamente, Alemanno verrà ricordato per l’immobilismo, visto che gli interventi (metropolitane, ponti eccetera) in corso di realizzazione furono avviati dai vari Veltroni e Rutelli, ed il basso profilo, considerato che Roma è oggi una città meno sicura e meno solidale di 2-3 anni fa, quando si lagnava, giustamente, il lassismo di Veltroni.

Un quadro sconfortante che l’attuale leadership romana riesce a peggiorare drasticamente con la proposta di creare (ndr. edificare cosa mai, altrimenti) dei centri commerciali a Castel Sant’Angelo, Villa Pamphili, Borghese, Torlonia eccetera.

Inutile dire che un maggiore afflusso automobilistico nei luoghi in questione paralizzarebbe pendolari e fornitori che dai municipi periferici vanno verso gli uffici ed i negozi siti nell’area “umbertina” della città.

Un sindaco serio avrebbe già spiegato ai romani ed ai loro palazzinari, da 20 anni almeno, che “non c’è trippa per gatti” in una città di “soli” 4 milioni di abitanti, che si estende, però, su 900 km quadrati e che è riuscita a costruire 250 km di strade interne, che è pressochè priva di una solida realtà industriale, che si è sviluppata enormemente in soli 150 anni esclusivamente grazie ai capitali sottratti al Sud ed estorti al Nord.

Una città millenaria incapace di sviluppare un’industria turistica adeguata (vedi Parigi o Firenze) in modo da trasformare i propri beni archeologici in utili (per se stessa), anzichè in spese (per lo Stato).

Una città del Novecento, già ricca di negozi, dove nell’ultimo decennio sono stati già “creati” dei megacentri commerciali con il risultato che i pensionati oggi son costretti a far chilometri per trovare quello … che prima avevano sotto casa.

Che Alemanno e la sua giunta svenda pure i “gioielli di famiglia”, se non c’è altro da fare, ormai, perchè non si è capaci di qualcosa di diverso dall’affaruccio edilizio: la storia di Roma avrà modo di ricordarli adeguatamente.

Sacco di Roma: è l’ora di Alemanno?

26 Gen

A Roma stanno arrivando “oltre 17 milioni di nuovi metri cubi di cemento in piú in mille giorni di governo della città, quasi 17mila metri cubi al giorno”.

Questo è uno dei dati forniti dalla Legambiente Lazio, che ha presentato il dossier “Roma al metro cubo” che dimostra come “i Re di Roma continuano ad essere i costruttori”.

Dieci i punti critici denunciati:

  1. l’housing sociale (ndr. case popolari) che ricade sull’Agro romano,
  2. il raddoppio delle centralità da pianificare,
  3. l’operazione Tor Bella Monaca,
  4. gli stadi di Lazio e Roma,
  5. le varianti dell’area Casilino-Parco Somaini
  6. il nuovo tracciato della metro B1 e B2,
  7. la cosiddetta “valorizzazione” delle caserme,
  8. la (tramontata) Formula 1 dell’Eur,
  9. il cambio di destinazione d’uso del Velodromo ad uso residenziale
  10. la modifica degli indici edificatori nei toponimi.

“Se tutti i dieci punti fossero attuati il Prg crescerebbe passando dagli oltre 65.886.062 metri cubi previsti a 83.589.294 divisi tra uso residenziale 58%, non residenziale 38% e uso flessibile 4%.”

Inoltre, “si continuano a costruire case destinate al mercato in proprietà e non case per risolvere l’emergenza abitativa, … La dimostrazione di quanto denunciamo – secondo il presidente Lorenzo Parlati – sta nel numero di alloggi di edilizia sociale previsti: 140”.

In poche parole, Alemanno starebbe lavorando non per risolvere i problemi dei romani, ma, viceversa, per caricare la città di un altro milione di sottoccupati e pubblici impiegati …