Tag Archives: No Vax

Omicron: l’Italia ha fatto meglio

13 Dic

(tempo di lettura 2-3 minuti)

Italia, Francia e Regno Unito hanno più o meno lo stesso numero di abitanti e tutte hanno un sistema sanitario di tipo Leveridge: ad una ventina di giorni dallo ‘sbarco’ di Omicron in Europa quali informazioni possiamo ottenere, confrontando la situazione?

E’ molto semplice: il grafico che segue non è altro che la sovrapposizione delle curve pandemiche di queste tre nazioni e la differenza si vede a colpo d’occhio.

In altre parole, in Italia (curva verde) la risalita dei contagi è stata molto meno rapida di quella delle altre due nazioni.

Viceversa, in Gran Bretagna (rosso) la situazione è quella che è, dopo il rifiuto di Boris Johnson di introdurre il Green Pass a settembre nonostante la ripresa epidemica di agosto. In Francia (blu), in autunno è vistoso l’effetto delle vacanze scolastiche e della campagna vaccinale sulla riduzione del numero di contagi, ma lo è anche la risalita degli ultimi 15 giorni.

La ragione di un così diverso andamento dei contagi trova sicuramente origine dalle diverse misure di prevenzione adottate dai tre Stati. Ma Italia, Francia e Regno Unito non hanno usato gli stessi vaccini nè lo hanno fatto con modalità analoghe.


Infatti, in Italia il vaccino prodotto da Pfitzer è stato quello di gran lunga prevalente, ma nel Regno Unito si è utilizzato esclusivamente quello sviluppato da Astrazeneca, come anche per gli anziani in Francia dove è stato usato anche il monodose della Janssen.


Anche senza le odierne conferme, era ben prevedibile che ci saremmo trovati dinanzi a diverse ricadute sull’efficacia anticorpale e sulla sua durata, cioè sull’esigenza di precauzioni sociali diffuse e di vaccinazioni di richiamo.
Di questo sarebbe stato bene discutere e informare i cittadini in tanti mesi, piuttosto che ossessionarli con dubbi e confonderli con la retorica.
Per la nostra Salute, ma anche per le Borse e per l’Occupazione.

A.G.

Società di massa e disturbi della personalità

10 Dic

(tempo di lettura 3-5 minuti)

Il Disturbo Anancastico di personalità è una patologia classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il codice ICD-10 F60.5.

Ne soffre in modo più o meno grave chi ha una personalità caratterizzata da

  1. eccessive coscienziosità e preoccupazione per i dettagli,
  2. ostinazione, rigidità e intransigenza,
  3. perfezionismo, tendenza al controllo.

Il Disturbo Anancastico può essere sottovalutato, perchè spesso il sintomi non raggiungono l’intensità propria del disturbo ossessivo-compulsivo (codice ICD-10 F42) e/o si sovrappongono a quelli ansioso-depressivi lievi (ICD-10 F40-48).

A differenza del disturbo ossessivo-compulsivo e di quelli ansioso-depressivi lievi, il Disturbo Anancastico di personalità non ha una terapia farmacologica d’elezione.

L’obiettivo terapeutico dell’approccio psicodinamico ed interpersonale è quello di identificare e modificare gli schemi mal-adattivi infantili, ossia ricordi, emozioni e pensieri che regolano comportamenti ed emozioni, come la convinzione di dover evitare/respingere le ‘critiche’ degli altri, perché chi sbaglia deve essere severamente punito.

La guarigione arriva nel momento in cui la persona riesce ad:

  • a) accettare che il desiderio di ignorare i ‘cattivi sentimenti’ è destinato a fallire e che è necessario integrare la rabbia, l’avidità e la dipendenza piuttosto che ripudiarli,
  • b) individuare la connessione tra prime esperienze infantili e i problemi attuali, con l’obiettivo di sviluppare compassione ed empatia per se stessi da bambini,
  • c) raggiungere un certo grado di equilibrio per avere la capacità di tollerare dei compromessi e di essere in grado di sbagliare senza disapprovarsi.

Un fenomeno sociopsicologico è il manifestarsi degli stessi sintomi in più di una persona e non è affatto qualcosa di raro. Ad esempio, si è verificato su vasta scala in tanti casi di ‘isteria di massa’ , di perdita del senso di ‘responsabilità individuale’, dello “spostamento verso il rischio”.

Ad oggi, il Disturbo Anancastico di personalità non è riconosciuto dalla Medicina anche come un fenomeno sociopsicologico e resta un male per la salute individuale.
Ma anche l’isteria (es. streghe di Salem), l’inerzia (es. sotto il Nazismo) e la polarizzazione (es. durante la Guerra Fredda) non furono inizialmente riconosciuti come dei fenomeni sociopsicologici patologici ed ancora oggi non sempre sono riconosciuti come tali, pur avendo dirette ricadute sul consenso politico e sull’insicurezza sociale.

Dopo gli ‘odiatori’ (haters), certi negazionismi sono un nuovo fenomeno sociopsicologico?

Demata