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Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Roma e l’Italia ignorano il Fascismo?

26 Ott

L’aspetto più grottesco delle reazioni agli adesivi con la foto di Anna Frank con la maglia della Roma è che la questione sia limitata agli ultras della Lazio ed, non a caso, i settori “perbene” di questa tifoseria  denunciano atti simili commessi da avverse tifoserie e non altrettanto pubblicizzati. Sta di fatto che ieri, in televisione, quando i calciatori hanno esibito la maglietta ‘No all’antisemitismo’, i fischi si sono sentiti in diversi stadi e, pochi giorni fa, i tifosi della A.S. Roma in trasferta a Londra sono assurti alle cronache mondiali- incluso il New York Times – per gli ‘uh uh’ rivolti ad un calciatore africano.

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Dunque, siamo un caso mondiale, specialmente se arrivano le elezioni e accade che per mero vantaggio elettorale una parte dei liberali e dei centristi intende allearsi con Salvini e Meloni in ascesa, come già fecero con Mussolini, consegnandogli il Parlamento.

Perchè? Per ignoranza, innanzitutto: c’era già una Storia scomoda da raccontare nelle scuole, fatta di eroi come Cavour, Garibaldi,  Bixio, Cialdini, i cui crimini di guerra sono ancora secretati nei nostri archivi (ma non in quelli esteri). Figuriamoci l’imbarazzo ‘patriottico e risorgimentale’ verso criminali contro l’umanità come  Graziani o Mussolini …

Ancora oggi pochissimi italiani sanno che il 4 settembre del 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento – che poi diventeranno oltre 200 più centinaia di strutture di confino – per coloro appartenenti alla “razza ebraica” inclusi gli gli zingari, quelli “pericolosi nelle contingenze belliche” (cioè antifascisti), gli stranieri sudditi di “paesi nemici” tra cui gli apolidi che avevano già ottenuto la cittadinanza italiana, gli “allogeni” appartenenti alle minoranze etniche o/e linguistiche come albanesi, francesi, sloveni, catalani, ladini, cioè complessivamente circa il 2% della popolazione italiana.

Verso gli ebrei, in particolare, fu un atto di trasformismo e di manipolazione delle masse di rara perfidia, dato che 350 di loro avevano partecipato alla marcia su Roma e ben 746   alla fondazione del Partito Nazionale Fascista, mentre nel 1933 erano 4.920 gli ebrei iscritti al partito. Inoltre, Aldo Finzi era sottosegretario agli Interni del gabinetto diretto da Benito Mussolini e membro del Gran consiglio del fascismo, Dante Almansi vice capo della polizia, Guido Jung ministro delle Finanze, Maurizio Ravà vice-governatore della Libia e governatore della Somalia, nonché generale della Milizia fascista.
Infine, era ebrea Margherita Sarfatti, amante e biografa ufficiale del Duce, la cui opera “Dux” fu tradotta in molte lingue come propaganda del fascismo a livello mondiale.

E cosa dire di quando  – pochi giorni dopo Napoli insorta al primo tentativo di rastrellamento nazista – a Roma non  accadde nulla, dinanzi alla retata di 1.023 ebrei, prevalentemente donne, anziani e bambini, deportati direttamente al campo di sterminio di Auschwitz, da cui soltanto 16 di loro sopravvissero?

Qualcuno sarebbe orgoglioso o nostalgico di tutto questo? Sicuramente no, se qualcun altro glielo avesse insegnato.

Allo stesso modo è evidente che non si conoscono i crimini di guerra del Fascismo, quelli che servivano ad alimentare le finanze italiane, le sue industrie ed il suo popolo basso. Ad esempio, il bombardamento con armi chimiche di Amba Aradam in Etiopia, alla quale ‘vittoria’ è intitolata ancora oggi una nota via di Roma, ed di Neghelli, ‘commemorata’ dalla toponomastica di comuni come Latina e Vercelli.

Del Fascismo gli italiani non hanno studiato l’ondata di terrore sulla popolazione indigena in Cirenaica, dove furono “giustiziate” circa 12.000 persone, mentre tutta la popolazione nomade veniva deportata per molte centinaia di chilometri in enormi campi di concentramento lungo la costa desertica della Sirte, in condizione di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene.

Peggio ancora, troppi tra coloro che parlano del Fascismo in termini revisionstici non sanno dell’occupazione di Cufra in Libia: tre giorni di violenze ed atrocità impressionanti a donne incinte e giovani indigene, decapitazioni ed evirazioni dei maschi, almeno tre bambini immersi in calderoni di acqua bollente, vecchi a cui vennero cavati gli occhi.

Nè, evidentemente, chi si sente nostalgico o possibilista del Regime prova vergogna per la Strage di Addis Abeba, che seguì l’attentato al generale Graziani, quando squadre composte da camicie nere, autisti, ascari libici e civili uscirono nelle strade mossi da autentico squadrismo fascista, armati di manganelli e sbarre di metallo, picchiando e uccidendo i civili etiopici che si trovavano in strada:  un vero e proprio massacro indiscriminato con saccheggi e rapine, incendi di interi quartieri e migliaia di morti.

Chi si pone in difesa di una Fede (cattolica) sa che il Fascismo assaltò la città religiosa cristino-copta di Debra Libanos, dove vennero massacrati 297 monaci, 129 diaconi e 23 laici ed fu chiuso definitivamente il convento, con l’esplicito avallo di Mussolini?

E quando si vantano ‘civiltà’ ed ‘imperium’, ci si ricorda anche che, durante la Seconda Guerra Mondiale, la repressione dei partigiani greci fu condotta con efferate violenze, deportazioni, devastazioni di interi paesi o villaggi, internamento di civili (in campi con elevatissimo tasso di mortalità), stupri di massa, non mendo di 200 villaggi distrutti, migliaia di  sommarie esecuzioni di civili inermi, al punto che il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze?

Oppure, dei 29 mesi di occupazione italiana della Provincia di Lubiana – ma cose simili accaddero anche in Croazia e Montenegro – dove vennero fucilati circa 5 000 civili, ai quali furono aggiunti 200 bruciati vivi o massacrati in modo diverso, 900 partigiani catturati e fucilati e oltre 7 000 persone, in buona parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento, per un totale di circa 13 100 persone uccise su un totale di 339 751, cioè il 3,8% della popolazione totale?

Quando guardiamo dall’alto in basso un albanese, sappiamo che all’Albania toccò una sorte simile, se non peggiore, visto che si ribellò, al punto che solo a Mallakasha tutti gli 80 villaggi della zona vennero rasi al suolo con centinaia di morti, usando artiglieria pesante e aviazione, e che alla fine della guerra si contarono « 28.000 morti, 12.600 feriti, 43.000 deportati ed internati nei campi di concentramento, 61.000 abitazioni incendiate, 850 villaggi distrutti, 100.000 bestie razziate, centinaia di migliaia di alberi da frutto distrutti »?

Chi si sente superiore ad un africano o sorvola su certa propaganda di Salvini e Meloni oppure, ad esempio qualche Cinque Stelle, ritiene certe questioni come dei ‘distrattori di massa’ lo sa che, in Africa, i Fascisti italiani erano famosi perchè «in genere davano fuoco ai tucul con la benzina e finivano a colpi di bombe a mano quelli che tentavano di sfuggire ai roghi»?

Quanti, per ignoranza o malafede, non sanno che l’Italia si macchiò di disonore almeno tanto quanto la Germania, che c’è solo da vergognarsi dell’Impero Fascista, che dopo Berlino l’ultimo posto al mondo dove “scherzare” su queste cose è a Roma?

E chissà come ci vedono all’estero – dove la Storia la conoscono – a proposito di Fascismo, se abbiamo femminicidi da record, se rinviamo ed ostacoliamo leggi su tortura, ius soli e legalizzazioni varie, se negli stadi e nelle periferie lo squadrismo esiste, se il razzismo ha da anni superato il limite di guardia, se non si riesce a garantire servizi essenziali ai migranti che subito scoppia una protesta, se i nostri Cie sono oggetto di scandali e se respingiamo natanti verso un paese che commette sistematicamente crimini contro l’Umanità, se solo a Roma non viene considerato il ‘potere di intimidazione mafiosa’ dei colletti bianchi, se … il Comitato Olimpico internazionale – e non solo – avranno ben potuto notare l’obelisco dedicato ancora oggi a Mussolini, se a Roma la toponomastica mantiene ancora ‘gloriosi ricordi’ come ad esempio Adua, Cireanaica od Amba Aradam, se le diverse etnie cattoliche frequentano  a Roma chiese diverse quasi vi fosse uno spontaneo apartheid, eccetera, eccetera.

Il tutto senza parlare dei rapporti mai ben chiariti tra Fascismo e Vaticano, di cui l’unica cosa certa sono gli enormi movimenti di capitale ed investimenti infrastrutturali che arricchirono la Santa Sede, grazie al Concordato.

Quanto voglia abbiamo a Roma e in Italia di smentire l’affermazione che “l’italiano è antropologicamente fascista’? Quanto Roma e l’Italia – che ormai sono due cose molto diverse –  sono rimaste fasciste mutando tutto per non cambiare nulla?

Demata

 

Come evitare di far brutta figura con i Meridionali

3 Set
La storia dell’Italia ha subito negli ultimi dieci anni una profonda rilettura, nonostante gli archivi risorgimentali siano ancora largamente secretati.
Una storia che continuerà ad essere rivista, dato che in essa sono riposte le origini della Mafia, l’esplosione finanziaria del Vaticano, la destabilizzazione del Mediterraneo, l’organizzazione moderna degli stati fondata sul mantenimento di enormi ‘colonie’ rurali e corrispettivi distretti industriali altrove collocati eccetera.
 
Dunque, se si volesse evitare di continuare ad offendere i Meridionali con dottrine storiche desuete e luoghi comuni razzisti, basterebbe leggere uno qualunque dei tanti libri scritti e pubblicati sull’Annessione per scoprire che fu come in Iraq con G.W.Bush e che …. i primi campi di sterminio li inventarono gli ufficiali savoiardi, ad esempio a Fenesterelle.
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A ben vedere, da decenni, a Roma come in Padania e, magari, sulla RAI, sarebbe bastato ricordare Francesco Saverio Nitti, che – a parte il testo di scienza delle finanze tanto noto quanto poco studiato da chi dovrebbe servirsene – fu presidente del consiglio e propose “il solo programma conservatore serio della borghesia italiana.” (Piero Gobetti, da Scritti attuali, Capriotti Editore – Roma 1945)
 
Francesco Saverio Nitti fu il primo Presidente del Consiglio (1919-1920) proveniente dal Partito Radicale Storico e più volte ministro. Nonno carbonaro, padre mazziniano socialista, altri parenti esuli, profondo conoscitore degli ‘antefatti’, economista di fama internazionale, meridionalista e repubblicano.
 
Pil Pil per abitante ,9 0, ,5 -0, , ,7 2, ,8 2, , ,1 4,1.Anche i più refrattari all’idea che – ammesso che fossero in buona fede – Cavour, Garibaldi e sodali possano aver combinato un gran pasticcio, alla stregua di G.W.Bush in Iraq, dovrebbero almeno confrontarsi con quanto scriveva un Presidente del Consiglio dello Stato Italiano, oltre che fiero liberale e noto economista, a proposito dell’Annessione delle Due Sicilie.
 
“Il governo delle province, prefetti, intendenti di finanza, generali, ecc., è ancora adesso in grandissima parte nelle mani di funzionari del Nord. Non vi è nessun senso d’invidia in quanto diciamo. Ma vogliamo solo dire che se i governi fossero stati più onesti e non avessero voluto lavorare il Mezzogiorno, cioè corromperne ancor più le classi medie a scopi elettorali, molto si sarebbe potuto fare.
Le loro amministrazioni locali vanno, d’ordinario, male; i loro uomini politici non si occupano, nel maggior numero, che di partiti locali. Un trattato di commercio ha quasi sempre per essi meno importanza che non la permanenza di un delegato di pubblica sicurezza.” (Nord e sud -1900)
 
Un certo modo di corrompere e delinquere è tipicamente meridionale, come da luogo comune, oppure è “d’importazione”?
 
 
Unificazione Treccani.pdf
“Nel 1800, la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri Stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti.
 
Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati;
I beni demaniali e i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme e, nel loro insieme, superavano i beni della stessa natura posseduti dagli altri Stati;
Il debito pubblico, tenutissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte e di molto inferiore a quello della Toscana;
Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna;
La quantità di moneta metallica circolante (ndr. in oro), ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.
Il Mezzogiorno era dunque, nel 1860, un paese povero; ma avea accumulato molti risparmi, avea grandi beni collettivi, possedeva, tranne la educazione pubblica, tutti gli elementi per una trasformazione.” (Nord e sud -1900, p. 113)
 
Possiamo affermare con certezza che l’enorme ricchezza dei beni demaniali ed ecclesiastici si è dissolta nel nulla con l’Unificazione, a seguito della quale i Meridionali si sono trovati a pagare i debiti e la burocrazia del Settentrione, mentre buona parte dell’oro cambiava padrone?
 
 
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“Ora, ciò che noi abbiamo appreso dei Borboni non è sempre vero: e induce a grave errore attribuire ad essi colpe che non ebbero, ed è fiacchezza d’animo per noi tutti non riconoscere i lati manchevoli del nostro spirito e della nostra educazione, e voler attribuire ogni cosa a cause storiche.
Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti del fìsco per sentire che la monarchia (ndr. borbonica) cercava basarsi sull’amore delle classi popolari. Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10 per cento; fatto questo non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale.”
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi avremmo avuto uno Stato Minimo ed un Welfare equo?
 
 
Economia_regno“Pochi principi italiani fecero tra il ’30 e il ’48 il bene che egli (ndr. il re Borbone) fece. Mandò via dalla corte una turba infinita di parassiti e di intriganti: richiamò i generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò gli inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo in Italia, una strada ferrata, istituì il telegrafo, fece sorgere molte industrie, soprattutto quelle di rifornimento dell’esercito, che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò le imposte più gravi.
Giovane, forte, scaltro, voleva fare da sé, ed era di una attività meravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò, con grande ammirazione degli intelletti più liberi, resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per la monarchia napoletana. (da Scritti sulla questione meridionale: Volume 1, Laterza, Bari, 1958, p. 41)
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi insegneremmo la religione cattolica in ogni scuola e concederemmo ogni tipo di esenzione prebenda agli ecclesiastici?
 
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“Due cose sono oramai fuori di dubbio: la prima è che il regime unitario, il quale ha prodotto grandi benefizi, non li ha prodotti egualmente nel Nord e nel Sud d’Italia; la seconda è che lo sviluppo dell’Italia settentrionale non è dovuto solo alle sue forze, ma anche ai sacrifizi in grandissima misura sopportati dal Mezzogiorno. (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901. p. 108)
 
Più chiaro di così ed … a firma del massimo autore di scienza finanziaria della nazione?
 
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“Dei Borbone di Napoli si può dare qualunque giudizio … Non furono dissimili dalla gran parte dei prìncipi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta.
Ed è costata assai più perdite di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860.
 
L’ordinamento finanziario del Regno di Sardegna fu esteso a tutto il resto d’Italia. Fu il [Pietro] Bastogi, che fra il 1861 e il 1862, compì l’opera di trasformazione. Con cinque disegni di leggi, che furono la base delle leggi successive, il Bastogi estese il sistema fiscale piemontese a tutti i vecchi Stati che erano entrati a far parte del nuovo regno.
 
Avvenne così, per effetto del nuovo ordinamento, che il regno delle Due Sicilie si trovò a un tratto, senza che nessuna trasformazione economica fosse in esso avvenuta, anzi perdendo quasi tutto il suo esercito e molte sue istituzioni, a passare dalla categoria dei paesi a imposte lievi, nella categoria dei paesi a imposte gravissime. (Nord e sud -1900)
 
Come a Baghdad qualche anno fa?
 
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“É un grave torto credere che il movimento unitario sia partito dalla coscienza popolare: è stata la conseguenza dei bisogni nuovi delle classi medie più colte; ed è stato più che altro la conseguenza di una grande tradizione artistica e letteraria.” (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901, p. 110-111)
 
Il Risorgimento fu “mero marketing d’opinione”, inteso secondo la lectio di Walter Lippmann, una ventina di anni dopo Nitti?
Ed è (mai) possibile che in una nazione si (insegni e si) conosca una storia molto diversa a seconda del territorio in cui si vive?
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Demata
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Corea: la Cina sostiene i Liberali

15 Apr

La Cina, da due giorni, ha sospeso tutte le importazioni di carbone dalla Nord Corea (2,7 milioni di tonnellate per trimestre) , in accordo con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2321, in risposta al test nucleare del settembre scorso.

Intanto, nel rendere noto che la Nord Corea è in grado di lanciare missili nucleari dai propri sottomarini, China News sottolinea come Kim abbia mostrato poca moderazione, minacciando un attacco nucleare contro le forze americane nella regione e “sulla terraferma degli Stati Uniti”.

La posizione cinese è ben espressa: la Corea del Nord deve astenersi da altre provocazioni, mentre gli Stati Uniti e la Repubblica di Corea dovrebbero sospendere le loro esercitazioni militari su larga scala e cessare la loro politica del rischio bellico calcolato.

Ma c’è dell’altro e potrebbe sorprendere molti.

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Moon Jae-in (Democratic Party) e Ahn Cheol-soo (People Party)

Secondo China News, dovrebbe essere un esponente liberale a succedere nella presidenza della Corea del Sud a Park Geun-hye, leader del Grande Partito nazionale di stampo conservatore.

Park Geun-hye, arrestata con l’accusa di corruzione, è la figlia di Park Chung-hee, salito al potere con un colpo di Stato nel 1961 e rimasto in carica fino al suo assassinio nel 1979. Uno scandalo di corruzione che coinvolge i “chaebol”, i grandi trust industrial-commerciali a conduzione familiare sudcoreani, che dominano la quarta più grande economia dell’Asia e che ben lucrano anche dagli accordi con la Nord Corea per ottenere lavoro sottocosto.
Una situazione, come sottolinea China News, ed un intreccio con il regime nordcoreano che porteranno la Corea del Sud ad “affrontare severe riforme sotto un leader liberale”

Un presidente liberale, che – secondo le aspettative cinesi – “potrebbe ammorbidire in modo significativo la posizione di Seoul nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea e, forse, ritardare l’implementazione del sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti”.

La Corea del Sud ha due formazioni liberali, ambedue centriste: il Democratic Party ( 더불어민주당 ), già socialdemocratico e oggi di stampo social-liberale,  e il neonato People’s Party ( 국민의당 ), che viene indicato come la “corrente riformatrice del conservatorismo coreano”.
Da non confondersi con il Liberty Korea Party ( 자유한국당 ) – di centrodestra e di sedicente ispirazione neoliberista – nato da un giorno all’altro dalle ceneri del partito dei trust monopolistici di Park Geun-hye e parenti …

“Ogni mondo è paese”.

De Matha

Eutanasia e medico-paziente: cosa dice l’Etica europea?

14 Apr

L’Etica Medica è una branca del Sapere, che sembra essere diventata un’esclusiva competenza dei medici e, in Italia, dei prelati.

Eppure, i “Principi di etica medica europea” del 1987 parlerebbero chiaro: “il medico non può imporre al paziente le proprie opinioni personali, filosofiche, morali e politiche nell’esercizio della sua professione” (Art. 3).

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Dunque, per prima cosa, vorremmo tanto sapere – non noi pazienti, bensì noi cittadini – il come e il perchè di questo accaparramento sulla nostra pelle e del corrispettivo potere sulle nostre vite.

Soprattutto, visto che comportano un rapporto medico-paziente-cure del tutto diverso, sarebbe opportuno che Ministero, Regioni e Università ci confermassero che i medici italiani abbiano sottoscritto anche i “Principi di etica medica europea” dell’Unione e non aderiscano solo alla “Carta degli Operatori Sanitari”, come recentemente aggiornata dal Vaticano,

Ad esempio, in caso di malattia incurabile e in fase terminale, il medico ‘europeo’ “può limitarsi a lenire le sofferenze fisiche e morali del paziente fornendogli i trattamenti appropriati e conservando per quanto possibile la qualità di una vita che si spegne.
È dovere imperativo assistere il morente sino alla fine ed agire in modo da consentirgli di conservare la sua dignità” (Art. 12).

eab06911eba0ae8dc98a2ded06753bcfViceversa, nello stesso caso, il medico ‘cattolico’ non è «un mero esecutore» delle richieste di un paziente e «nessun operatore sanitario» può farsi «tutore esecutivo di un diritto inesistente». Anzi, conserva «il diritto e il dovere di sottrarsi a volontà diverse dalla propria coscienza».

Una contrapposizione profonda, se la “Carta degli Operatori Sanitari” del Vaticano – addirittura – invita i medici ad «un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante l’obiezione di coscienza» verso “l’autonomia morale e la libera scelta del paziente”, viceversa tutelate dall’Etica Medica europea, che ben precisa come “il medico non può sostituire la propria concezione della qualità della vita a quella del suo paziente”.

Una concezione illiberale.

Non a caso, riguardo al diritto di rifiutare la nutrizione e l’idratazione, rivendicato anche da politici e manifestanti e non solo dai malati, la Carta vaticana impone ai medici cattolici che esse «vanno considerate tra le cure di base dovute al morente» e «la loro sospensione non giustificata può avere il significato di un vero e proprio atto eutanasico, ma è obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente».

Invece, per i “Principi di etica medica europea” sanciti dalla Conferenza internazionale degli ordini dei medici degli stati membri della CEE (Bruxelles – 6 gennaio 1987), abbiamo visto che “il medico non può imporre al paziente le proprie opinioni personali, filosofiche, morali e politiche nell’esercizio della sua professione”.
Addirittura, gli obiettori dovrebbero dimettersi dall’impiego pubblico e cercare lavoro presso strutture religiose o private a loro confacenti … ma la loro morale personale non può ricadere su un servizio con standard europei.

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Prima (o dopo) aver affrontato la questione ‘eutanasia’, c’è e ci sarà da capire se e come i medici cattolici intendano rispettare l’Etica Medica ‘liberale’ nel rapporto con il paziente e nel rispetto delle sue scelte informate.

L’alternativa? Più confusione, più disservizi, più malasanità, più sprechi, più contenziosi, più condanne, più sofferenza, più morti.

Senza parlare del fatto che di Etica medica – in Europa, come altrove – dovrebbero occuparsene i diretti interessati: i pazienti, gli Individui.

De Matha

PD stabile, M5S e Destre in stallo, CDX al lumicino?

2 Apr

Volano i sondaggi e rimbalzano le opinioni, ma – come sempre – tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare.

Infatti, non sempre i sondaggisti indicano QUANTI elettori non rispondano affatto e – salvo chi esperto – nessuno va a verificare il dato.
Elettori che potrebbero votare altro che il mainstream dei consultati e che potrebbero non votare affatto, di cui si evita di parlarne, mentre sappiamo tutti che circa metà dell’elettorato è propenso ad estenersi o, comunque fortemente indeciso.

Un esempio possiamo averlo dal sondaggio dell’Istituto Piepoli per SkyTg24, relativo alle “intenzioni di voto” (27 Marzo 2017), che pubblica il dato relativo ai ‘contatti’: per ottenere 505 interviste complete, i sondaggisti hanno dovuto contattare ben 6.725 persone.
In altri tempi, sarebbe bastato contattarne 2.000.

Non a caso, quando la Winpoll per Huffington Post va a rilevare la fiducia nella politica, è il 38% che dichiara di non fidarsi di nessuno.

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Dunque, che senso hanno numeri e dibattiti è difficile comprenderlo, salvo che pensare ad una forma di intrattenimento generale. Quel che lascia perplessi è che fior di letterati trascorra ore, giorni e mesi a … consultare la sfera di cristallo.
Specie se PD, CDx e M5S sono distaccati di un paio di punti di percentuale, cioè mezzo milione di elettori, e gli astenuti saranno oltre 15 milioni …

Quel che dovrebbe far loro riflettere è altro.
Ad esempio, che l’intero CDx appaia agli elettori essere eccessivamente motivato a vitalizi e poltrone, con neanche un elettore su dieci che gli darebbe fiducia su questo fronte.
Oppure che in dieci anni di scandali e instabilità politico-finanziaria, con ipercontrolli e anticorruzione, il potere della Casta non è mutato se non in peggio.

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Forse, i tanti letterati che affollano talk show, redazioni e sedi poltronate dovrebbero iniziare a farsi due conti in proprio: gli potrebbe accadere di scoprire che il M5S non sia affatto in testa, come annunciano, bensì ad esserlo c’è il solito Centrosinistra.
E che il Centrodestra è ridotto a pattuglie di clientes e di notabili, che nulla hanno da guadagnare ad associarsi con la Destra e tanto, viceversa, nel sostenere – ad elezioni perse – la futura maggioranza …

Image8Ad esempio, questo grafico dell’Huffington Post … che da il M5S (27,5%) vincente, mentre basta sommare i voti del PD (26,1%) e del MDP (4,2%) per scoprire che il Centrosinistra (senza la Sinistra) arriva al 30,3% …
O che, al di fuori delle regioni settentrionali, il Centrodestra rappresenta solo la Destra cattolica e poco più: tutt’altro che Libertà o Liberali. Anzi … ad allearsi con LN e FdI, potremmo ormai parlare di partito lepeniano … e addio Berlusconismo.

Cosa possiamo imparare?
Che è finito il tempo degli intenti universali, delle promesse vuote e dei privi di requisiti che li diffondono a reti unificate.
Prima lo capiamo e prima saremo al riparo da demagoghi e corrotti.

De Matha

 

Berlusconi e l’OPA sui Liberali

17 Feb

Silvio Berlusconi è dal 1994 che si professa liberale, anche se prima appoggiava i Socialisti di Bettino Craxi ed anche se a tutt’oggi fa capo al Partito Popolare e non all’Alleanza Liberale.

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Decisamente fantasioso. E, adesso, ad oltre 20 anni dal 1994 ed alla veneranda età di 80 anni, si ricomincia con lo stesso disco?

Dunque, beato a chi ci crede e attenzione ai prodotti riciclati … potrebbero essere scaduti. “Oggi non avere talento non basta più” (Gore Vidal).

Intanto, prendiamo atto che sono dieci anni che i giornali scrivono sulla credibilità di Silvio Berlusconi e del suo intento liberale. Ecco alcune testate prese a caso dalla Rete.

E, dunque, prima di ventilare parole e pensieri, qualcuno può constatare l’impossibile convergenza di Forza Italia nell’Alleanza dei Liberali Europei e l’improbabile adesione degli elettori verso una minestra riscaldata?

Demata

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