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Reddito di Cittadinanza: arriva il danno erariale?

29 Ott

Era il 2019 ed il Governo a Cinque Stelle voleva l’istituzione del Reddito di Cittadinanza a tutti i costi e di fretta e furia.
Lo scopo? Al popolo si raccontò che c’era da ‘abolire la povertà’, ma il risultato atteso era che innalzando artificialmente il PIL … poi si poteva sforare il Debito ancora di più.

Dunque, accadde che il RdC venne erogato senza controlli preventivi sul diritto effettivo di chi lo richiedeva: bastava una autocertificazione.
Eppure, lo Stato non dovrebbe poter erogare somme senza aver prima accertato l’esigenza e la sua legittimità.

Infatti, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio e uffici dell’Unione europea non avevano un parere positivo sul sistema dei controlli, che appariva rischioso per un sistema di incrocio elettronico dei dati tutto da definire e dei controlli che avrebbero individuato irregolarità con notevole ritardo a fronte dell’impossibilità di recuperare crediti da nullatenenti. (LINK)

Dunque, dopo tre anni continuano ad emergere casi eclatanti che lasciano intravedere un sommerso davvero indecente.

Infatti, tra gennaio 2021 e il 31 maggio 2022 gli uomini del comando generale della Guardia di Finanza hanno accertato (e denunciato) ben 29mila persone per truffa allo Stato con una perdita secca di 171 milioni, dato che sarà impossibile per l’Inps recuperare crediti da personaggi dichiaratamente nullatenenti.

Fortunatamente, l’Inps ha potuto recuperare 117 milioni richiesti “fraudolentemente” e non ancora riscossi. 
E se addirittura il 2% dei percettori di RdC al momento è indagato per truffa, dalla Sardegna arriva anche la notizia che i “furbetti del RdC” non sono solo un fenomeno “fai da te”, ma anche qualcosa di organizzato e su vasta scala.

Si tratta di almeno 300 extracomunitari (forse il doppio) venuti per pochi giorni in Italia per una vacanza in Sardegna durante la quale presentavano la autocertificazione di risiedere stabilmente e un numero di conto alle Poste per poi tornare al Paese di residenza (nord Africa, Africa sub-sahariana, Sud America e Paesi balcanici) e ricevere ogni mese per tre anni ben 600 euro spesati dai contribuenti italiani.

Il tutto avveniva esibendo un passaporto extraeuropeo, tanto né l’Inps, né i Centri di assistenza fiscale (Caf) avevano gli strumenti per controllare la validità del visto.
Si tratta della sola provincia di Cagliari e, per ora, il danno accertato sarebbe di ben 8 milioni di euro.

Pagherà qualcuno per questo disastro che incide sulle somme accantonate dagli italiani per le proprie pensioni: arriverà il danno erariale?

No.
Il decreto-legge ‘Semplificazioni’ del Governo Conte, ha apportato una modifica importante alla l. 20/1994 circa l’elemento soggettivo dei presunti responsabili ed, in particolare, si è limitata la responsabilità erariale ai soli casi di dolo, da riconoscersi in sede penale e non più assimilati al dolo civile. (LINK)

Giusto in tempo: ormai era trascorso oltre un anno senza particolari controlli sui Redditi di Cittadinanza e la ‘patata bollente’ passava inevitabilmente alla Guardia di Finanza … dimostrando come il Reddito di Cittadinanza sia davvero mal fatto, se sono serviti quasi due anni per intercettare le centinaia di stranieri che mai hanno risieduto in Italia.

Tanto paga il contribuente e, intanto, … la povertà è aumentata, come il Debito.

Demata

Morosi, arrivano le messe in mora, ma c’è la soluzione

17 Ott

A chi nel 2021 e nel 2022 non ha pagato qualche bolletta stanno per arrivare (se non sono già arrivate) le raccomandate di costituzione in mora del Fornitore di gas o luce, con il termine ultimo per pagare le fatture e come comunicare l’avvenuto pagamento.
Un fatto inevitabile dopo che il Governo Conte ha ridotto la prescrizione a soli 2 anni per le bollette di energia elettrica e gas in base alla legge di bilancio 2020, numero 160 del 2019.

Negli ultimi nove mesi sono 4,7 milioni di italiani NON hanno pagato la luce e il gas che consumano in parte o del tutto, 3,3 milioni potrebbero NON pagare le prossime fatture, oltre 2,6 milioni gli italiani che hanno saltato una o più rate del condominio, secondo un monitoraggio di mUp Research e Norstat per Facile.it.

Il fenomeno è omogeneamente distribuito su tutto il territorio nazionale, con una percentuale di morosi pari al 10,7%, mentre quelli che saltano abitualmente il pagamento delle bollette sono il 3,8%.
Ed è un fenomeno molto complesso, dato che, se sugli italiani che hanno investito i propri risparmi sui Fornitori di gas e luce aleggia lo spettro del deficit di bilancio, … sono stati proprio i morosi di oggi a scegliere liberamente dei contratti in libero mercato, invece che restare con contratti di maggior tutela.

Ancor peggio, la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1% a livello nazionale, che al Sud e nelle Isole arriva al 24,8%. Per più di 1 condomino su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

Un dato allarmante ma in miglioramento, visto che il monitoraggio di maggio 2021, evidenziava da erano quasi 4,9 milioni (il doppio) gli italiani che avevano dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

Nel caso dei condomini, il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese di manutenzione del condominio.
Più di 1 su 5 aveva ricevuto dagli altri condomini ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, ma nonostante questo circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i Condomìni.

Le conseguenze di queste massive morosità per le bollette luce e gas sono gravissime: fornitori che falliscono o vanno in sofferenza, Comuni che non ricavano utili nella partecipazione ad ex-Municipalizzate, risparmiatori che vedono bruciati i propri investimenti, consumatori che sono sommersi dai debiti. Ancor più nei Condomìni, dove si bloccano manutenzioni e viene meno la coesione sociale.

Insomma, se il 10% degli italiani è moroso, tocca farsene carico agli altri italiani che contribuisce. Non ad entità astratte come lo Stato, le Banche o le Imprese …

Come se ne viene fuori?
Come a Berlino, dove il Reddito di cittadinanza e qualsiasi altro sussidio sono vincolati ad una visita medica che attesti l’incapacità parziale o totale al lavoro e dove di norma il tetto degli affitti e delle utenze in maggior tutela è fissato (e conguagliato) dalla spesa sociale metropolitana.
In altre parole, dalle economie sul Reddito di Cittadinanza – derivanti da criteri giusti, chiari e monitorati – possono arrivare le risorse per sussidiare la situazione debitorie delle famiglie in fascia ISEE.
Come anche – andando a spendere in edilizia sociale ben 27,5 miliardi € di PNRR (fonte Sole24Ore) – si rende inderogabile una maggiore giustizia sociale, che tenga conto di quale sia l’effettiva estensione del nucleo familiare e di quanto si incrementa il reddito in termini di potere di spesa, sommando benefits come l’alloggio popolare, l’esenzione da ticket e contributi scolastici, il bonus bebè, il bonus luce-gas e il bonus vacanze, rispetto a chi non ce li ha.

E la disoccupazione che affligge le periferie romane come gran parte del Meridione?
Se solo la metà dei posti di lavoro occupati da stranieri venissero assunti da italiani non si porrebbe affatto la questione ‘disoccupazione’ e ci sarebbero più sussidi per chi davvero non può lavorare.

Ma il fotovoltaico? Basterebbe qualche comma per sbloccare quello plug&play da balcone … rendendo la gente più attenta e responsabile nei consumi, oltre ad un certo risparmio sulla bolletta energetica di tutti, Stato italiano incluso.

Demata

Sette semplici frasi per comprendere la società

25 Set

Quando si accetta denaro senza averne il merito, solo chi è nato ladro può credere che sia un suo diritto quel che è frutto del lavoro altrui .

Quando il Potere si sostiene con crescita e consumi, solo uno stolto può credere che si alimenti impoverendo il Popolo.

Quando la Società e le Competenze si fanno complessi, solo uno sprovveduto può credere di metter becco senza studiare ore ed ore per mesi ed anni.

Quando la Scuola e l’Università diventano un ‘parcheggio’ per le nuove generazioni, questo è il segno inequivocabile del fallimento dei loro genitori.

Quando Sanità e Sociale sono uguali per tutti, hai la certezza di esser stato defraudato tutti i tuoi diritti, dato che la Salute e la Fortuna sono fattori personali.

Quando una Nazione vive con inferriate e allarmi alle finestre, questo è il segno che la Sicurezza per la gente è una chimera ed il crimine fa a modo suo.

Quando i Media e i Social diventano il regno di haters, affabulatori o manipolatori, allora sai che il Futuro non potrà essere che dei peggiori.

Questo è quello che è stato insegnato da che iniziarono le civilizzazioni 4-5.000 anni or sono e fino ad 2-300 anni fa.

D.

Come garantire il welfare senza andare in bancarotta

2 Set

Garantire il Welfare senza mandare la Nazione in bancarotta non è mai stato difficile, salvo che in Italia, dove si è poco considerata la prevenzione del disagio sociale, cioè formazione e meritocrazia.

Scolarizzazione+della+popolazione+italiana

Ed essendo il ‘disagio’  una forte base di consenso per i cristiano-sociali, i socialisti e i comunisti è andata a finire che da noi, in termini di Welfare, esiste solo il diritto ‘pro capite’  (propr. «per ogni testa») che garantisce ai cittadini in condizione di indigenza o di difficoltà sociale un ‘reddito’ stabile nel tempo e scarsamente condizionabile, anche se il beneficiario conduce uno stile di vita inattivo o criminale.  

Il diritto ‘pro quota’ (propr. «per la parte a ciascuno spettante»), viceversa, comporta che a questi cittadini pervenga un ‘reddito’ che varia a seconda della situazione economica generale e del numero dei beneficiari, cosa che induce il beneficiario ad essere partecipativo e proattivo.

Il Welfare ‘pro capite’ è la tipica misura emergenziale volta ad assicurare un minimo essenziale durante una fase di transizione socio-industriale; il Welfare ‘pro quota’ è la tipica misura infrastrutturale volta ad assicurare una vita dignitosa a chi non è in grado di essere produttivo.

Nel primo caso lo slogan è ‘nessuno sarà lasciato indietro’, nel secondo il proverbio dice che ‘senza denari non si cantano messe’.

Ovviamente, per non mandare in bancarotta una Nazione ed evitare che l’ozio e il degrado si diffondano, ma anche dare a tutti una chanche di vita onesta ed operosa c’è da trovare un equilibrio tra il ‘pro capite’ ed il ‘pro quota’.

Ad esempio, potremmo stabilire che l’entità complessiva di sussidi e servizi ‘pro capite’ che arrivano ad una famiglia ‘indigente’ non sia superiore al reddito medio di un operaio. Per reddito, in questo caso,  intendiamo quanto arriva dagli altri contribuenti ai beneficiari sia in termini di sussidi economici ed esenzioni sia quando equivalente in termini di accesso privilegiato a servizi e abitazioni.

E, magari, i Comuni potrebbero introdurre la rotazione delle case popolari con contratti 4+4 anni, come tutti i comuni mortali, e legiferare un sussidio abitativo per chi ha diritto senza dovergli trovare casa tramite intermediari (costosi e talvolta criminali). 

Altrimenti, se c’è da perdere la casa popolare superando un certo reddito, chiunque deciderà di restare a dove è …

Chissà come sarebbe oggi l’Italia se la Politica si fosse presa la responsabilità ogni anno di legiferare le aliquote per i sussidiati e le tasse per i contribuenti, mettendoci la faccia e spiegarci perchè, spendendo qualcosa in formazione, chi è beneficiario di sussidi e di ‘redditi’ pagati dagli altri contribuenti non può essere impiegato da Regioni e Comuni per la manutenzione e il ripristino del degrado urbano e ambientale.

Demata

Reddito di cittadinanza: il rinnovato ruolo di Inps e Sindacati

21 Feb

Ben venga il Reddito di Cittadinanza inteso come sostegno per chi si ritrova a vivere con quattro soldi, ma – arrivato al traguardo – il Decreto voluto dai Cinque Stelle mostra i medesimi limiti per cui era stato criticato fin dall’inizio.

800px_COLOURBOX4129607Per notarlo, basta leggere questa semplice storiella.

Luigi e Gino sono due lavoratori e dipendono dalla stessa ditta, sono ambedue sposati con un bambino, altro coniuge disoccupato, lavorano 36 ore alla settimana, hanno un reddito di circa 20.000 euro lordi all’anno (al netto quasi 1.200 euro al mese), pagano un affitto di 450 e niente risparmi in banca.

Da gennaio 2018, Gino ha optato spontaneamente per il part time con un reddito di circa 10.000 euro, cioè un Isee inferiore a 9.360 euro annui, cosa che permette a tutto il suo nucleo familiare già di avere l’esenzione da eventuali costi contribuiti e la precedenza nell’accesso a servizi pubblici.
Luigi no, resta full time e sopra la quota Isee e come lui anche i suoi familiari.

Arriva il Reddito di Cittadinanza e da marzo 2019 Gino a part time inizia a ricevere 780 euro al mese, che in un anno sono 9.360 euro, e dopo un anno (ma lavorando solo 20 ore alla settimana) avrà ricevuto un reddito più o meno identico Luigi che lavora full time: circa 20.000 euro annui, ma con esenzione da tutti i ticket per tutto il nucleo familiare.

Anzi,  a proposito di nucleo familiare, il coniuge disoccupato di Luigi non avrà diritto al Reddito di Cittadinanza, per via dell’Isee troppo alta, ma quello del lavoratore part timer probabilmente avrà diritto ad altri 500-780 euro al mese?

A proposito, Gino in part time sotto quota Isee va a “manifestare la propria disponibilità al lavoro“ per ottenere il Reddito, ma cosa accade se dovesse rinunciare perchè interferente con il lavoro ‘primario’?

Riepilogando, avremo due situazioni familiari e lavorative identiche, che diventano antitetiche, se il reddito complessivo del nucleo ‘part time’ diventa largamente superiore a quello del nucleo ‘full time’.

Figuriamoci, poi, se l’affitto di Gino fosse spese incluse e quello di Luigi al netto del condominio e se nel tempo restante al part time  Gino svolgesse lavoretti a nero … magari proprio nella ditta che ‘spontaneamente’ gli ha suggerito il part time. 

Nel 2018, prima del Reddito di Cittadinanza, Luigi e Gino erano amici per la pelle, nel 2020 probabilmente no.

Sarà l’Inps con le sue circolari a fare ordine e, si spera, equità? E come farlo, se non dipenderanno dall’Istituto tutti gli accertamenti che la norma prevede?
Sarà il redivivo Sindacato a vigilare nelle fabbriche, come una volta era per cottimisti e crumiri?

Demata

Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Reddito di cittadinanza 2019 = IVA maggiorata 2020?

21 Gen

Il Minstero del Lavoro ha reso noto che il Reddito di Cittadinanza nel 2019 costerà 6,1 miliardi di euro, ma …  solo perché perchè il costo si spalma su 9 mesi rispetto ai 9 miliardi originari. Su dodici mesi restano 9 miliardi.
A questi “per ora 6,1 miliardi” va aggiunto un altro miliardo come start up per la riforma dei centri per l’impiego, di cui non è dato sapere quale sarà il costo a regime.

A parte ci sono i rischi di una misura di tale portata, che – creando un diritto pur essendo temporanea –  non potrà far altro che generare tensioni sociali e deroghe infinite, come già è accaduto per la Cassa Integrazione.
Luigi Di Maio è un trentenne, ma – se non a scuola o all’università – già in famiglia dovrebbero avergli raccontato qualcosa di quel disastro dis-occupazionale, essendo cresciuto proprio nel territorio della gloriosa quanto sfortunata Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco.

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Il “bello” è che questo  disavanzo non è soggetto ai paletti Ue, come festosamente annunciano i Cinque Stelle, ma … perchè – per un bug nei parametri internazionali –  più persone passano da inattivi a disoccupati più sale il Pil potenziale, per cui si apre uno spazio fiscale aggiuntivo.

Una norma sbilenca, quella del Reddito di Cittadinanza, e davvero poco opportuna, se in Italia il 14% dei ragazzi molla gli studi entro i 18 anni oppure se la maggior parte dei laureati a 28 anni non ha mai lavorato: così si finisce per rinviare il loro problema di qualche anno … a conferma la Quota 100 che manda in pensione chi ha iniziato a lavorare tardi e non chi ha lavorato tanto.

Sbilenca e inopportuna, se sappiamo già che, mentre uffici e ispettori del lavoro si organizzano, non saranno pochi coloro che abbineranno al reddito anche qualche lavoro in nero. E se – tra un anno o due al massimo – sarà da capire cosa ne sarà dei diritti assistenziali regionali e locali, se l’ISEE viene trasformato.

Purtroppo, se la possibilità di spendere in deficit senza rischiare sanzioni sembra una buona notizia, ricordiamo anche che automaticamente comporta che il debito complessivo aumenti come aumentano il deficit e gli interessi dell’Italia e dei contribuenti italiani.

Un peggioramento del debito/deficit/interessi/spread – oltre a gravare gli italiani presenti e futuri – comporta l’innesco delle clausole di salvaguardia … quelle che già attendono dal 2015 un incremento IVA dal 10% all’11,5% dell’aliquota ridotta e un passaggio dal 22% al 25% per l’aliquota ordinaria.
Figuriamoci nel 2020, a quando Di Maio ha rinviato proprio la questione dell’IVA ed a quando ci sarà da riconfermare il reddito di cittadinanza a 3-5 milioni di beneficiari.

In pratica, il Reddito di Cittadinanza 2019 lo pagheremo con l’IVA aumentata del 2020. Potremmo evitarlo solo riducendo la quota IVA che va alle Regioni, ma non se ne parla nemmeno con i debiti folli che il loro Governatori hanno sottoscritto.

Demata

Quota 100 e Reddito di cittadinanza: lo Stato Sociale lo pagano i lavoratori

18 Gen

In base alla Quota 100, da aprile e per tre anni, chi ha maturato almeno 62 anni di età e 38 di contributi potrà andare in pensione anticipata, anche se non ha mai lavorato prima dei 24-28 anni d’età e ancora oggi sta bene in salute.
Del resto, erano i Favolosi Anni ’70 o no?

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Intanto, resta il blocco per chi ha maturato almeno 60 anni di età e 42 di contributi, anche se ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni d’età ed oggi è un grave invalido.

operai a lavoro nello stabilimento fiat, termoli 1981 1

Inoltre,

  1. i beneficiari del reddito di cittadinanza riceveranno il sussidio per i prossimi 18 mesi anche se non accettassero mai un’offerta di lavoro o di formazione;
  2. il reddito di cittadinanza farà anche da versamento contributivo per le pensioni dei beneficiari, ma ai lavoratori a cui mancano pochi mesi nessuno ‘sconto’;
  3. arriva l’incubo del blocco parziale delle pensioni sopra i 1500 euro lordi, cioè TUTTE, con buona pace tra chi ha prodotto e versato contributi  forse per 20 anni e chi oltre 40 anni.

Resta, dunque, il dubbio per “se e come” diventerà vigente un combinato simile ed è difficile fare una previsione di come andrà a modificarsi / deformarsi la norma già nell’arco di una sola legge finanziaria e quali modifiche pre-elettorali arriveranno.

Comunque, solo a legge scritta e pubblicata sapremo dai vari Organi di controllo cosa accade per la legittimità e la copertura, come solo tra qualche mese inizieranno ad arrivare i prevedibili ricorsi  all’Inps  dai diretti interessati. Infatti, molti di coloro che andrebbero con la Quota 100 riceverebbero poco più della attuale pensione minima e sarà da vedere quanti effettivamente sono e quanto malcontento di ritorno ci sarà.

Lo scopo della Lega verso le pensioni sembra essere solo quello di avviare il turn over nelle pubbliche amministrazioni e consentire nuove assunzioni.

Restano dubbi anche sulla costituzionalità, se l’art. 38 riporta ancora che “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di vecchiaia”.

Quali effettive previsioni ci sono? Chi ci assicura della bontà dei conti? Ed è legittimo trasferire somme versate dagli assicurati (art. 38) per coprire le spese che lo Stato deve per gli indigenti (art. 32)?

E resta anche il primario problema generato dalla Legge Fornero riguardo la ‘pensione anticipata’: per la medicina chi ha 65 anni o più è ancora oggi definito “giovane anziano” ed ha diritto ai servizi di geriatria. Dunque, qualcuno dovrebbe spiegarci perchè per l’Inps la vecchiaia inizia a 67 anni.
Tra l’altro, se la medicina dovesse alzare l’età di vecchiaia come dicono ai congressi, esploderebbe il dato dei malati cronici ed invalidi al lavoro, visto che l’età comunque si fa sentire.

La parola passa alla Corte Costituzionale, alla Corte dei Conti, alle Agenzie di Rating (sic!), ma anche alla gente ed alla creatività degli avvocati, oltre che ai Sindacati … europei.
Come sarà da vedere l’effettiva reazione dell’Inps, che rischia un disastro di bilancio,
se il disposto giallo-verde mandasse a rotoli i suoi conti con questo vistoso prelievo dai fondi pensione dei lavoratori per coprire la spese sociali che i Populisti al governo non sanno come affrontare.

Demata

Lega a Cinque Stelle: un bilancio in cinque immagini

9 Gen

Quale sia il bilancio dello Stato e del Governo Lega / Cinque Stelle incomincia ad essere chiaro un po’ a tutti, ma – probabilmente – ognuno conosce solo il bonus o il malus che lo riguarda.

Vediamo rapidamente quali paradossi emergono da una prima lettura della Legge di Bilancio 2019.

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Paradossale, vero? 

Demata

Il 2019 del premier Giuseppe Conte

28 Dic

Il Governo presieduto dall’avvocato Giuseppe Conte è in carica a partire dal 1 giugno 2018, sono trascorsi sette mesi  ed una Legge Finanziaria: è il momento di una valutazione di cosa abbia prodotto il nostro Presidente del Consiglio. 

Quota 100, ma quale? Quella che blocca la pensione del 60enne che ha già 43 anni e di contributi e lascia andar via il 62enne con soli 38 anni di contributi oppure tutte e due e, comunque, taglia qui e lì, con un importo pari al 60% dell’ultimo stipendio?
Un conto è ‘superare la Legge Fornero’ – come chiedeva Salvini e come ormai è tempo che sia – un altro è aprire il vaso di Pandora, come vorrebbero i Cinque Stelle ed una bella fetta del Centrosinistra.

Reddito di cittadinanza, ma senza lavorare? Gli occupati sono circa 22 milioni, di cui circa 3 milioni con contratti a termine, e i disoccupati sono circa 2 milioni. Ma se dobbiamo ricorrere a manodopera straniera per circa 5 milioni di lavoratori, il lavoro in Italia c’è o non c’è?
Piuttosto, cosa ne è rimasto degli ‘aiuti’ che alla famiglia, ai giovani in cerca di prima occupazione, alle madri lavoratrici, agli invalidi parziali eccetera? Questi sì che erano nel ‘contratto’ ed il Decreto Dignità farà forse più danni che benefici.

Immigrazione e Sicurezza, ma come? Dal 2006 al 2014 sono stati archiviati ben 370.953 procedimenti per un reato minore come la “minaccia” ed altri 424.122 sono pervenuti ad azione penale, con una percentuale di italiani doppia rispetto agli stranieri e con un sommerso rilevante, visto che il procedimento si avvia su querela di parte.
Gli italiani ritengono che servano più sgomberi, meno protezione umanitaria e più centri per il rimpatrio, almeno così dicono le statistiche del consenso. Ma i numeri dei ‘fatti’ raccontano anche che i problemi di sicurezza sono altri.

Sanità universale ma anche privata? Quella delle liste d’attesa di mesi e mesi, nonostante il sistema unico di prenotazione che mette in rete tutta l’offerta ed i pazienti ormai abituati a rinunciare ad eseguire una visita o un esame presso la struttura di cui si fida e/o più vicina? 
Non se ne verrà mai capo senza riformare i rapporti Stato-Regioni, ma – anche se la questione non è nel ‘contratto’ Di Maio – Salvini – non si può continuare a togliere soldi alla salute dei cittadini per pagare i debiti accumulati dalla Sanità stessa, senza riformarla profondamente. O l’una o l’altra od ambedue. 

Spesa pubblica in aumento, ma con quali Entrate? Il 2017 ha comportato circa 472 miliardi di entrate fiscali allo Stato e alle Regioni, che – però – nel 2018 hanno previsto una spesa per circa 850 miliardi, ma è chiaro a tutti che lo 0,1% sul Debito pubblico (il “decimale”) significa 1,69 miliardi di euro in più od in meno da dover ripagare in qualche modo, oltre ai circa 2.227 miliardi di euro che già abbiamo … da elidere dalle somme disponibili per l’Italia e gli Italiani?
Non a caso, riguardo la manovra finanziaria, Carlo Cottarelli ha evidenziato che “è oscura. Il vero rischio è la recessione”. 

Appalti e Forniture facilitati, ma per chi? Con la nuova normativa la Pubblica amministrazione potrà affidare lavori senza gara d’appalto nelle opere di importo compreso tra 40 mila e 150 mila euro e – come ha dichiarato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione – “questa norma non aiuterà i funzionari morosi, mentre consentirà a quelli disonesti di fare il buono e il cattivo tempo. Basti ricordare che tutto il sistema di Mafia Capitale si reggeva sugli affidamenti diretti“.

Forse, qualcuno non ricorda che il 27 maggio 2018 Giuseppe Conte rimetteva l’incarico come presidente del Consiglio dei ministri, ricevuto dal Presidente della Repubblica solo quattro giorni prima, il 23 maggio 2018, per poi riaccettarlo il 31 maggio, onde evitare la formazione di un governo tecnico provvisorio guidato da Carlo Cottarelli, visto che l’Italia era senza una guida da quasi 90 giorni, cioè dalle elezioni del 4 marzo 2018.

Dunque, anche se in prima pagina troviamo puntualmente Salvini & Di Maio con la loro antitesi manifesta, di norma sarebbe ed è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad essere il primo responsabile dei danni o benefici che arriveranno nel 2019 con la Quota 100, il Reddito di cittadinanza, il Decreto Dignità ed il Decreto Sicurezza, gli Appalti e le Forniture facilitati, la Spesa pubblica incrementale, la Sanità a progetto.

In parole povere, il 2019 porterà a tutti noi l’evidenza che, specie con le norme volute o promesse da Salvini & Di Maio,  il compito del premier Conte non può restare solo quello di ‘presiedere’ le attività del governo od esserne il portavoce: ormai sono dieci mesi che l’Italia ha solo un tot di ministri che vanno per conto loro.

Demata