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Pinocchio e i Cinque Stelle

1 Giu

Pinocchio non si salva votando il Gatto e la Volpe, come non si salva dando credito a Lucignolo o tirando scarpate ai Grilli Parlanti.
E, comunque, per votare qualcuno c’è prima da sapere cosa vuol fare, cambiali in bianco per cinque anni a nessuno per nessuno.

Ad ormai sette anni dall’insediamento di Mario Monti e dopo oltre 15 anni di legge elettorale incostituzionale, abbiamo il diritto di sapere cosa i vari candidati intendono fare per Giustizia, Fisco, Sanità, Istruzione, Infrastrutture, Assicurazioni, Commercio Estero, Rapporti Stato-Regioni eccetera.

E – a proposito di Cinque Stelle – vorremmo sapere tutti se in Parlamento sono almeno riusciti a trovare convergenze per far approvare leggi e emendamenti … sono tre anni che dura questa storia. E’ nei fatti che neanche sanno fare Opposizione .

Vorremmo anche sapere – dopo il super flop chiamato Stallo di Roma – come si fa ad ambire al Governo e rinviare di spiegarci il quid e il conquibus di cosa faranno a DOPO aver eventualmente occupato poltrone?

A parte, la regola del Movimento di un solo mandato, poi si torna al proprio lavoro e alla propria dimensione di normali cittadini … era così, vero?

Son tutte cose che sono state chieste a muso duro a Mr Di Maio durante le sue conferenze in USA e che non hanno trovato risposte.

Il Popolo VUOLE soluzioni. A criticare son buoni tutti.
Se i Cinque Stelle hanno gli assi (le riforme) è ora di calarli. Altrimenti, il tavolo va oltre.

E Pinocchio?
Ha capito il gioco, s’è messo a studiare ed adesso è un’eccellenza felicemente emigrata all’estero. Se così non fosse le nostre redazioni non confonderebbero il Bar dello Sport con la tribuna Politica …

Demata

Economia, Politica e Informazioni

31 Mag

Andando a scemare l’onda dei Populismi, possiamo – forse – riprendere a ragionare su aspetti concreti della Politica e del governo di una Comunità o Nazione che sia.

La prima questione è come discernere, valutare, fare propria l’enorme mole di dati – apparentemente contraddittori o faziosi – che ci pervengono.

Quando cerchiamo di valutare la democraticità o la liberalità o l’equità di un sistema dovremmo anteporre un principio etico basilare nel campo medico: la concezione di ‘qualità della vita’ dei diretti interessati va anteposta, è prioritaria, rispetto all’idea che ne hanno studiosi e professionisti del settore.

Tenendo conto di questo, non resta che badare ai numeri della macroeconomia e della sociologia. I Grandi Numeri, non quelli di rilevazioni apposite su archi di tempo limitati (spot). E non quelli inficiabili da quesiti o interviste, se non dai pregiudizi accademici ed utilità politiche.
Il Crash finanziario e politico di inizio Millennio dovrebbe averci abbondantemente ammonito e ferito per poter dimenticare quanto siano rischiosi certi approcci economici, statistici, sistemici, politici.
Solo dati di sistema.

Usandoli, si finisce per scoprire che esistono regimi che limitano l’emancipazione femminile, ma – allo stesso tempo – hanno più donne laureate e in carriera di tante altre nazioni e/o che impongono corrispettive sanzioni ai maschi che violano le regole di ‘separazione tra i sessi’ con effetti decisamente più efficaci di dove si reiterano leggi e sanzioni per stalking e molestie o sevizie, ma va solo sempre peggio. Se non è zuppa, è pan bagnato …

Capita anche di scoprire che dove gli intellettuali sono limitati nell’espressione accade anche che la maggior parte della popolazione non è afflitta dai tabù – affermatisi in USA nei ’50 – del politically correct e del talk polite o della beautiful people oppure delle good manners.

Oppure viene a galla che la libertà di espressione – specie quella attenta o critica verso il Potere o il Business – è limitata per legge in certi stati, ma non è del tutto imbavagliata come nelle nazioni dove la Politica campa di promesse al vento?
Un dato tra i tanti: come altrimenti spiegare che la fiducia nelle News in Turchia o Svezia fossero identiche, secondo il Report Reuters di due anni fa, come Francia e Ungheria erano alla pari quanto a sfiducia?

O potremmo scoprire che le guerre civili causano – in realtà – un numero di morti paragonabile agli omicidi nelle terre di narcomafia.
Dovremmo riflettere sulla nozione di ‘terrore’ e di ‘sicurezza dello Stato’, se scopriamo che sono circa 150.000 gli omicidi, dal 2007 a oggi, dei Narcos nel solo Messico a fronte di circa 100.000 vittime civili in Siria, dal 2011 a oggi, o totali in Jugoslavia, dal 1991 al 1994.

Od, ancora, doversi confrontare con se stessi nello scoprire – numeri e fatti alla mano – che l’affermazione di un sistema antiprotezionistico, come quello vigente in Europa, ad esempio, ridurrebbe in miseria interi popoli e li condurrebbe alla guerra civile e al saccheggio.
Peggio, dover prendere irrevocabilmente atto che chi redistribuisce non fa altro che sussidiare il consenso di ceti improduttivi, incrementando il Debito pubblico e innescando un’ancor maggiore ingiustizia sociale a vertere sui ceti intermedi (e produttivi). Tatcher e Foucalt – da avverse barricate – erano perfettamente d’accordo almeno su questo, già 40 anni fa.

Per questo apprezzo i dati macroeconomici e strutturali delle Agenzie e, almeno un po’, diffido  le così dette ‘valutazioni di soddisfazione degli utenti’ – nuova Bibbia dei Liberals … ma la Politica non è (solo) Marketing e la Società non si fonda solo sui Mi Piace’ …
Ed ho difficoltà a prendere sul serio quella regressione lineare, tanto amata dagli economisti quanto ‘rischiosa’ secondo fisici e ingegneri.

A proposito, per sapere quanto benessere c’è in una Società, basta … iniziare a contare quante ore di tempo libero abbiamo e quante di queste possiamo dedicarle ad hobbies (non intrattenimento, ma attività proattive)

Demata

Trump e i pregiudizi degli europei

22 Gen

Essendo gli Stati Uniti ben diversi da come ce li descrivono da molti anni i nostri giornali, ritengo che il fenomeno ‘Trump’ vada osservato con molta cautela, anche e soprattutto verso i ‘pregiudizi’ che certamente affliggono anche noi della Vecchia Europa.

LA RETE

La Rete è piena di messaggi di rifiuto – se non vituperio e odio, ergo la gogna – verso Donald Trump, pur non avendo ascoltato il saluto in lingua originale e neanche conoscendo quelli che sono i riferimenti culturali della gente d’oltreoceano o senza conoscere la storia familiare dei Trump e senza preoccuparsi di sbirciare i media statunitensi per comprendere – almeno dalle foto – quale sia l’enfasi e quale il background da chi in USA ci è nato.

Ad esempio, avrebbero potuto cogliere una certa stonatura tra chi vuol far credere che sia ‘filonazista’ e ‘razzista’ proprio quel commosso Donald Trump,  sull’attenti con un saluto militare, dinanzi alla statua di Abramo Lincoln proprio a compimento della cerimonia dell’insediamento?

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E sono sempre le immagini a rendere evidente un’altra stonatura con chi ci descrive Trump come un uomo delle ‘elite cospiratrici’, se suo nonno aveva un negozio di ferramenta e non tre lauree ad Oxford, ma soprattutto se alla cerimonia c’era tanta gente della worker class con giacconi da 40 dollari, ma tra i manifestanti tanti abiti e tanti accessori alla moda e non di modico prezzo.

IL MESSAGGIO

Ma Donald Trump cosa ha detto di così ‘strano’ da sollevare le folle europee?

Di sicuro, dovrebbe essere ovvio che un Presidente in ogni Stato del mondo vada a dire ‘Dio benedica la nazione’, ‘Prima di tutto i nostri cittadini’, ‘Più occupazione’, ‘Meno tasse per chi investe’, ‘L’esercito protegga innanzitutto i confini’, ‘Proteggiamo l’attività produttiva nazionale e garantiamo salari e previdenza ai lavoratori’.

A quanto pare, c’è chi si aspettava che Donald Trump si presentasse con ‘Dio maledica l’America’, ‘America Second, China First!’, ‘Meno lavoro, più Narcos’, ‘Meno tasse per chi specula’, ‘Aumentiamo la presenza militare USA nel mondo’, ‘Spostiamo tutte le fabbriche in Messico, dove il costo (e i diritti) del lavoro sono inferiori’ …

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Stranezze della post verità e del mainstream mediatico europei. Speriamo che almeno Saviano ne prenda atto ed avvisi tutti che la Seconda Guerra Mondiale ed anche la Guerra Fredda sono finite da un pezzo: Destra e Sinistra non significano nulla, NON hanno senso, se il Fascismo e il Comunismo furono (e sono) ugualmente totalitari, iniqui e liberticidi.
Questo il senso e il cambiamento profondi dei fatti che si verificarono alla Caduta del Muro di Berlino.

I SOLITI GUFI

Dicevamo dei pregiudizi di noi europei e come non notare che parliamo di un uomo alto, biondo, sicuro di se, di successo, eloquente, assertivo, circondato da belle donne, ricco, irruento, scaltro … un vichingo?
A sentir chi arriccia il naso, il problema non è ‘invidia’ o ‘razzismo’, ma altro: il progetto di Trump è ambizioso … bisognerà vedere Congresso e Senato quanto si spenderanno per remargli contro.  Già, perchè con questo metodo … noi in Europa a parlamenti stiamo messi davvero bene.

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Ah già, come se dotarsi di un vicePresidente come Spence, che sono vent’anni che è parte dell’apparato parlamentare statunitense, non serva proprio a questo, senza dimenticare che Congresso e Senato – a differenza dell’Europa – non hanno potere sulle prerogative presidenziali, cioè l’Esercito, la Sicurezza Nazionale, i rapporti Esteri e il Bilancio Federale, cioè quello che farà Trump nei prossimi mesi.
Dunque, che i parlamentari badino ad occuparsi dell’Agricoltura, della Sanità e delle Comunità locali … che sono i temi principali per cui gli elettori li hanno votati, che i due anni che ci separano dalle Elezioni di Mid-Term passano in fretta ed, a litigare con il Presidente, poi non c’è accordo sulla spesa destinata proprio alle Comunità che gli dovranno riconfermare il mandato.

IL PROGETTO POLITICO

Ricordato che le politiche ‘protezionistiche’ per le imprese sosterranno sia l’occupazione sia il welfare statunitensi con maggiore richiesta anche di lavoratori immigrati (non dimentichiamolo), ritorniamo a Donald Trump sull’attenti dinanzi alla statua di Lincoln ed all’America che ha spesso menzionato, non solo gli Stati Uniti o il suo Popolo.

L’Imperialismo Amerikano – affermatosi dopo la II Guerra Mondiale, grazie all’enorme bottino di guerra – va a restituire ai cugini inglesi protettorati e ‘aree di influenza’ in Africa e Medio Oriente, mentre andrà a cercare una nuova Yalta con i Russi, prima, ed i Cinesi, si spera, dopo.
A qualcuno sembra essere un ‘pericolo per la pace’?

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Ritorna la Dottrina Monroe, spezzatasi – ma questo i Dem non lo dicono – con i tentativi di aggredire Cuba da parte dei fratelli Kennedy?
Alla fine dell’embargo cubano ha provveduto Obama, grazie alla diplomazia vaticana, ma adesso sarà Trump a sottoscrivere i trattati commerciali e militari, che faranno da modello – si presume – per il riassetto delle relazioni centroamericane.

Ritorna l’afflato di Abramo Lincoln contro lo schiavismo e dei Repubblicani per un’adeguata formazione e protezione dei lavoratori, da affermare non solo in USA, ma i quelle Americhe, ormai feudalizzate dai Narcos e dalle loro filiere politico-criminali, fondate sulla riduzione in schivitù, su traffici di umani e sull’avvelenamento di massa dei corpi e delle coscienze?
L’estradizione del narco messicano “El Chapo” Guzman in USA – dove vige la pena di morte – è un segno chiaro delle intenzioni degli Stati Uniti verso il narcotraffico.

A CASA NOSTRA

Discutere di Donald Trump – come di Hillary od Obama sia chiaro – senza ascoltare e ben comprendere la lingua è come commentare un film con De Niro o Clooney tradotti e doppiati male, con la distribuzione che ha pure tagliato alcune scene originali.

La vera difficoltà (ed il vero imbarazzo di politicanti e media nostrani) è che l’Unione Europea – cioè le cattoliche Italia, Francia, Spagna, Polonia, Portogallo e Germania – adesso dovranno cavarsela ‘alla pari’, dal Mar Nero a Gibilterra, senza l’aborrito ombrello militare statunitense, cioè trovando l’unità decisionale (politica), la forza negoziale (finanziaria e militare) ed un unico modus operandi (sistemi di giustizia e di welfare), che mancarono agli antichi Romani o ai Crociati franchi, ma non ai Rus e ai Sassoni.

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Intanto, a differenza della base cristiano-sociale e popolare, Papa Bergoglio si esprime con un ‘vedremo’ e ci penseranno i politologi a spiegarcelo durante il prossimo talk show che conta, come già oggi lo stanno facendo – spesso inascoltati – tanti cittadini statunitensi nostri parenti o amici. Ma – niente paura – chi oggi reclama senza aver sentito il discorso in originale … annuncerà che è un complotto … come da tradizione europea fin dal lontano 1789.

E se la pubblica opinione fosse sempre stata una post verità?

Demata

La Repubblica, le televisioni e le bufale sul terremoto

30 Ott

Mentre l’Italia trema sotto le scosse e sotto la paura delle scosse, il maggiore quotidiano nazionale, La Repubblica, ci regala un raro esempio di come NON vada informata la popolazione.

Infatti, per la stessa notizia (un intervento del direttore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, Paolo Messina) La Repubblica ci propone tre diverse ‘versioni’:

  1. titolo in prima pagina web = direttore Cnr: “Probabili nuove scosse”
  2. titolo interno = direttore Cnr: “Possibili nuove scosse”
  3. testo nell’articolo = “Non possiamo escludere nuove scosse.

Non che La Repubblica sia il peggio, sia chiaro: stamane le televisioni sono riuscite a parlare di “grave terremoto a Roma”, ad intervistare monaci che ‘erano in giro tra le macerie a dare l’estrema unzione’, ad inquadrare strade vuote coperte da intonaci come se vi fosse pericolo imminente, a promettere una ricostruzione abbastanza improbabile finchè il sisma non sarà finito, a meravigliarsi che ci siano ‘repliche continue’ se due secondi prima hanno spiegato che è il terremoto più forte dal 1980.

Non pretendiamo che i giornalisti abbiano almeno la competenza in scienze naturali richiesta ad un liceale, sappiamo bene che molti – ahinoi – potrebbero non averla, ma che almeno diffondano notizie secondo buon senso.

Altrimenti finisce che la gente, poi, creda che si falsificano i dati scientifici, che Dio punisca o protegga dai terremoti o – peggio ancora – che qualche potenza mondiale abbia un macchinario che genera onde sismiche …

Demata

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Videosorveglianza e stalking oggi

21 Ott

Di norma, le impronte digitali e il Dna possono essere raccolti ed analizzati solo in relazione ad arresti o indagini criminali.
Non accade lo stesso per le nostre fotografie, che – grazie ai moderni software, forniscono accurati dati biometrici.

“Un conto è fare una ricerca per identificare qualcuno che è stato fermato o arrestato. Un altro paio di maniche è avere l’immagine di un sospetto presa da una videocamera e cercarla in un database composto dalle patenti di comuni cittadini o da immagini riprese da videocamere mentre sono per strada.” (La Stampa)

Purtroppo, l’autorevole «Center on Privacy & Technology» della Georgetown University conferma che – grazie ai poteri ed ai finanziamenti che il democratico Barack Obama ha esteso alla Sicurezza Nazionale – un americano adulto su due ha avuto le sue foto sottoposte a questo genere di ricerche.

Ma questo era il pericolo “di ieri”.
Oggi, infatti, la ricerca fatta su immagini registrate da telecamere a circuito chiuso o riprese in tempo reale da videocamere di sorveglianza è molto ambita dalle forze di sicurezza.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva annunciato questo genere di tecnologia ed è in corso una gara pubblica da 56 milioni di euro per la fornitura di sistemi di videosorveglianza (per edifici pubblici e per il territorio) con funzioni di analisi video in tempo reale e riconoscimento facciale.

Quale sarà il futuro?
La corsa all’intrusività totale da parte degli Stati (in nome della “sicurezza”) comporterà inevitabilmente lo sviluppo di applicazioni commerciali per il riconoscimento facciale (già adottata da alcune piattaforme di appuntamenti): il rischio potenziale per stalking e abusi di ogni tipo è altissimo.

E’ urgente – sempre che non sia ormai troppo tardi – che la normativa internazionale e nazionale estenda ai dati biometrici quanto già fissato per le impronte digitali e il DNA.

Demata

Tiziana, i video hard personali e le riflessioni di un internauta

18 Set
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Era stata condannata a 20.000 euro di spese giudiziarie, per aver chiesto di bloccare un suo video compromettente che continuava ad essere pubblicato su internet, esponendola alla gogna mediatica e al dileggio per strada.

Dicembre 2014 – gennaio 2015 Tiziana invia filmati hard a alcuni uomini tramite Whatsapp.

Maggio 2015: Tiziana consegna una querela circostanziata indicando in almeno uno dei cinque uomini ai quali aveva inviato quei video hot – senza averli mai incontrati – il responsabile della divulgazione su Internet.
Tiziana aveva presentato denuncia anche per violazione della privacy, ma gli inquirenti avrebbero individuato nel mancato esplicito divieto da parte di Tiziana alla diffusione dei video che lei stessa aveva inviato ad alcuni amici, un limite alla configurabilità del reato.

Ottobre 2015, Tiziana ritira le accuse verso gli uomini (Christian, Antonio, Enrico, Antonio) da “accusati” a “persone informate dei fatti”, come lo era Luca il suo ex fidanzato, su chi continui ad alimentare la gogna mediatica..
Tiziana aveva chiesto alla magistratura di sequestrare un sito web che aveva pubblicato i video con le immagini dei rapporti intimi.

Di recente, il pm Alessandro Milita la condannava a circa 20.000 Euro di spese di giudizio, perchè il sequestro del sito web appariva inutile in quanto quelle immagini erano ormai già state scaricate da numerosi utenti che le avevano pubblicate in altri siti e che il blocco non sarebbe servito a impedirne la circolazione su internet.

Ma avrebbe fatto da deterrente, aggiungeremmo noi comuni mortali, che ben comprendiamo – a differenza delle norme vigenti  e delle imposizioni dei gestori dei siti Social – come Tiziana NON avesse alcuna intenzione di rendere ‘pubblici’ i suoi filmati.

SOLUZIONI

Sarebbe un ottimo deterrente – oltre che giusta – una norma che renda i siti social corresponsabili dei reati che dovessero derivare dalla diffusione di materiali audiovisuali privi dell’esplicito consenso del diretto interessato, allorchè debitamente informati od ammoniti da questo. Perchè vengono rimossi profili Facebook (o di altri social) se pubblicano foto di suore vestite in spiaggia o di bambini vietnamiti nudi in fuga, ma restano intoccabili quelli che finora hanno provocato suicidi in mezzo mondo?

Sarebbe urgente – non in Italia ma nel mondo – una moratoria tra i giganti del WEB, che porti alla chiusura dei profili di coloro che inviano con persistenza messaggi offensivi ad personam. Fino a quando la gente si incontrava in piazza, anzichè on line, chi lanciava sassi o sputi veniva arrestato all’istante … per turbativa della quiete pubblica. L’arresto immediato era necessario per evitare che qualcuno lo imitasse o qualcun altro si facesse giustizia da se. Se i Social sono ‘area pubblica’ chi è che provvede “sul posto” a garantirne la “quiete”?

Sarebbe stato ovvio – ma non lo è stato – che per l’acceso dei minorenni ai Social fosse prescritta l’autorizzazione formale dei genitori e che dei crimini telematici se ne occupasse una magistratura apposita – in Italia come altrove – vista la rapida evoluzione dei mezzii tecnici e dei fenomeni sociali.

Sarebbe Giustizia che il magistrato potesse non condannare il soccombente alle spese di giudizio “secondo giusto intendimento”, specie se parliamo di bullismo / stalking o di strapotere delle big companies.

Demata

La bufala di #trivellatuasorella

15 Mar

Il Corriere della Sera oggi ci informa che “l’hashtag #trivellatuasorella creato da una società di comunicazione pugliese per sostenere le ragioni del sì al referendum sulle stop alle trivellazioni sottomarine del 17 aprile è finito subito nel mirino delle critiche.”

#trivellatuasorella corsera
Beh, secondo gli autori – i ‘creativi’ di beShaped – l’abominevole slogan di propaganda al voto  è a FAVORE DEL NO al referendum e alle trivelle.
Non ‘pro trivelle’. Ebbene si.

E’ proprio la loro pagina Facebook a spiegarci che pensavano che “se vuoi stuprare il nostro mare, cui siamo legati per cultura, tradizione, amore viscerale, perché allora non fai la stessa cosa a tua sorella, intesa come una persona alla quale sei intimamente legato, alla quale non faresti mai del male? Questo era il senso per noi dell’operazione.”

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E fatto un “mea culpa”, tutto qui, precisano che- secondo loro, ma non secondo tanti – “a scavare più a fondo, non trovereste certamente in nessuno di noi sentimenti minimamente votati al sessismo o altro del genere” …

Queste le logiche di alcuni sostenitori del bando alle trivelle, del NO al referendum. Elettorato che vai … slogan che trovi …

Intanto, prendiamo atto che – in prossimità di un voto referendario – gli elettori sono potenzialmente disinformati, salvo rettifiche adeguate, e … ricordiamo che, in Italia, a tutela del libero esercizio del voto, è previsto che “chiunque in occasione di votazioni di Stato usa … inganno … per indurre un cittadino … ad astenersi o non dal voto od a votare o non per un determinato candidato o simbolo, è punito con la prigionia di terzo grado e con l’interdizione di quarto grado dai diritti politici”.

Demata

Lamberto Sposini: fu colpa della Rai o della Regione Lazio?

8 Set

Era il 29 aprile del 2011 quando Lamberto Sposini venne colpito da una emorragia cerebrale poco prima dell’inizio della trasmissione “La Vita in diretta”.

Erano le 14,10 e “secondo alcune testimonianze i soccorsi sarebbero arrivati 40 minuti dopo” e la Regione Lazio confermava  che l’ambulanza arrivava “in 19 minuti” dalla chiamata, per trasportarlo all’ospedale Santo Spirito “non era attrezzato per quel tipo di intervento” e solo dopo al Policlinico Gemelli, che “poteva fornirgli tutte le cure necessarie solo dopo due ore dall’ictus”. (fonte Il Secolo XIX e Televisionando).

“Un primo medico sarebbe arrivato in pochi minuti, mentre un secondo (l’odontoiatra) ci avrebbe messo di più. Intanto un figurante del programma, da quanto si apprende, chiama il 118 spiegando che si trattava di un malore. Solo alla settima telefonata, che arriva alle 14.32 – Sposini si sente male alle 14.05 – l’operatore del 118 riesce a farsi passare il medico. Viene compresa finalmente la gravità della situazione. All’arrivo in via Teulada, uno dei soccorritori spiega che sono partiti in ritardo perché hanno dovuto procurarsi una barella, dato che la loro era stata spostata come letto al pronto soccorso. L’equipaggio porta Sposini al Santo Spirito. Ma il reparto di neurologia è chiuso dal 2010.”  (fonte Libero – Blogo e Televisionando)

Sposini si è rivolto ad un Tribunale del Lavoro contestando alla Rai di “non avere adottato una procedura o comunque ogni misura idonea a gestire l’intervento in regime di emergenza”, ma in primo grado si era visto respingere il ricorso perchè nell’immediatezza dell’evento erano sopraggiunti un primo medico e un’infermiera e “certamente presso uno studio televisivo non potevano essere presenti le sofisticate attrezzature necessarie a stabilizzare Sposini”, come anche le “numerose telefonate effettuate dal personale della Rai  evidenziano una piena consapevolezza della gravità della situazione e della necessità di un pronto e specialistico intervento». Infatti, secondo il giudice di primo grado Mariapia Magaldi, “la lamentata mancanza di tempestività è ascrivibile ai tempi attesi per l’arrivo dell’ambulanza nonostante le ripetute telefonate al 118”.

Più chiaro di così: “mancanza di tempestività, nonostante le ripetute telefonate al 118” …
Sposini ed i suoi familiari sono ricorsi in appello e l’udienza del Tribunale del Lavoro è a maggio prossimo, ma … cosa succederebbe se i loro legali fossero andati in giudizio contro la Regione Lazio?

Partiamo dal fatto che è davvero incomprensibile il fatto che Sposini non sia stato portato direttamente al Policlinico Gemelli che si trova a meno di dieci minuti di ambulanza dalla sede Rai di via Teulada. Il tutto senza considerare la questione della barella che non si trovava e delle ambulanze bloccate in centro per un evento internazionale.

Qui stiamo parlando di una persona colpita da ictus che riceve immediatamente l’assistenza di un medico che si prodiga e che acclara la gravità, ma perviene solo dopo due ore al pronto soccorso giusto.

Aggiungiamo che il 118 della Regione Lazio in questi anni ha visto impiegati che tenevano occupate le linee per autotelefonarsi  e ricaricare i cellulari, invece di rispondere alle telefonate, oppure i circa trecentomila euro pagati in soli sette mesi per l’indennità di reperibilità oppure la diffida alla concessionaria ’Ares 118 a sospendere la gara per l’affidamento ai privati del servizio di supporto alle ambulanze per una storia di subappalti che coinvolgeva persino la Croce Rossa.

Poi, c’è la follia del coordinamento delle ambulanze, con tutto un fiorire di storie atroci e leggende metropolitane, come quella che la centrale radio non funzioni e che gli operatori debbano usare i propri cellulari, con buona pace della precanalizzazione delle urgenze.
Ancora più assurdo è che le ambulanze non conducano i malati presso gli ospedali dotati dei farmaci salva vita, di cui hanno o potrebbero aver bisogno per patologie note, spesso rare, e che – di conseguenza – questi malati sono gestiti da medici che non hanno esperienza sul campo specifico e che, azzeccata la diagnosi, devono aspettare ore per somministrare il farmaco, ricordiamolo, salva vita.
Oppure quella del Municipio III che è privo persino di un pronto soccorso pur avendo più di diecimila abitanti e dove le ambulanze non ti portano all’ospedale più vicino e più attrezzato (il Sant’Andrea, a meno di 15 minuti passando per il GRA) ma altrove, affrontando la selva del traffico urbano e delle buche stradali di Roma.

Dunque, possiamo comprendere per quali motivi Lamberto Sposini abbia preferito – a Roma Capitale – non andare in giudizio contro il Servizio Sanitario Regionale e contro il Commissario ad acta che ne aveva la responsabilità, ma voglia tentare la strada del giudizio contro la Rai, nonostante le chiare motivazioni del giudice di primo grado, che precisato che “la lamentata mancanza di tempestività è ascrivibile ai tempi attesi per l’arrivo dell’ambulanza nonostante le ripetute telefonate al 118” .
E, da quello che riportavano a caldo i giornali l’addetto al primo soccorso ed i sanitari sul posto, sembrerebe che abbiano fatto il possibile secondo le norme per la sicurezza sul lavoro. Ma è giusto e sacrosanto che Lamberto Sposini abbia il suo risarcimento.

Ed è sacrosanto – soprattutto – che i cittadini della Regione Lazio ottengano risposte responsabili e soluzioni rapide su come funzionano le ambulanze e su come dovrebbero funzionare.

Demata

Roma: il conto (salato) degli elettori e della finanza

29 Ago

L’avventura di Ignazio Marino sindaco di Roma iniziò nel 2013: si era ad aprile e si erano appena concluse tra le polemiche le Primarie che gli avevano permesso di diventare candidato del Pd, con quasi 100.000 votanti ed i ‘cavalli di razza’ Gentiloni e Sassoli surclassati.

In quell’occasione, Antonio Funiciello, portavoce del comitato “Gentiloni per Roma” denunciava che: “stanno arrivando al comitato numerosissime telefonate e segnalazioni di irregolarità e disservizi nei seggi elettorali. Invito tutti a vigilare affinché il voto si svolga in maniera regolare. Sarebbe davvero grave se una giornata di democrazia come quella di oggi venisse funestata da vicende poco chiare”. (Fatto Quotidiano – 7 aprile 2013)

E la renziana Cristiana Alicata – blogger membro della direzione regionale del Pd Lazio – ebbe a scrivere su Facebook: “Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica” e “Sono voti comprati. Punto. Chi lo nega è complice dello sfruttamento della povertà che fa il clientelismo in politica”. (Repubblica – 7 aprile 2013)

Con l’emergere di Mafia Capitale, il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia denunciò: “Nel Pd a livello locale e parlo di Roma facendo le primarie dei parlamentari ho visto, non ho paura a dirlo, delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. Così sul territorio si muovevano le truppe cammellate dei ras locali che muovevano persone, voti e tessere. C’era anche un tariffario: 10 euro per un voto al proprio candidato di fiducia, 20 per la tessera. Tessera che a volte veniva assegnata anche all’insaputa dei malcapitati. (Huffington Post – 11 dicembre 2014)

“Pacchetti di tessere comprate in bianco dai capibastone e restituite compilate, come e da chi però non si sa. Code di extracomunitari ai seggi delle primarie. Pulmini di anziani prelevati dai centri ricreativi e ricompensati con buste alimentari. Soldi distribuiti fuori dai circoli per incentivare il voto.” Tutti episodi che «sono stati però ignorati dal Pd cittadino, che ha convalidato quel voto e non ha mai preso provvedimenti disciplinari, anzi» – Andrea Sgrulletti, ex segretario pd di Tor Bella Monaca – «Noi che abbiamo denunciato siamo finiti sul banco degli imputati e io stesso ho rischiato l’espulsione dal Pd». (Repubblica – 11 dicembre 2014)

Facendo la conta dei primi nomi coinvolti dalle prime indagini di Mafia Capitale troviamo Mirko Coratti (presidente del Consiglio comunale di Roma), Daniele Ozzimo (assessore alla Casa), Micaela Campana (responsabile welfare nella segreteria del partito), Pierpaolo Pedetti (presidente della commissione Patrimonio in Campidoglio), Andrea Tassone (presidente del Municipio X), Franco Figurelli (segreteria di Coratti), Luca Odevaine (ex vice capo di gabinetto con Walter Veltroni, ex capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti, inserito nel Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’Interno), Maurizio Venafro, Regione Lazio, Massimo Caprari (consigliere di Centro Democratico, nella maggioranza del sindaco Marino), Daniele Magrini (dirigente della Regione Lazio, responsabile del dipartimento Politiche sociali). (Fatto Quotidiano – 6 aprile 2015)

E da circa un mese, l’opinione pubblica ha avuto conferma che “sono , i circoli “dannosi” del Pd romano identificati dalla Oggi, la relazione di Fabrizio Barca, incaricato dal commissario Matteo Orfini di condurre la mappatura nella Capitale dopo lo scandalo delle tessere false, conferma che 27 circoli , sui 108 esistenti, “bloccano il confronto sui contenuti, premiano la fedeltà di filiera, emarginano gli innovatori”, altri 17 sono i cosiddetti “di inerzia”, mentre addirittura 2 sono definiti “presidio chiuso”, ovvero “circoli segnati da forte degrado sociale ed istituzionale”. “In particolare si registrano “irregolarità” di iscrizioni in corrispondenza di votazioni o congressi. Inoltre il “38,3% degli iscritti non frequentano il circolo”. (TGcom24 – 15 luglio 2015)

Gli appelli del Comitato Gentiloni e le denunce della renziana Cristiana Alicata di quell’aprile 2013 erano fondati. Inoltre, le siste che sostenevano Ignazio Marino come sindaco raccoglievano solo 512.720 voti su 2.359.119  elettori e di questi  solo il 15,9% era ‘solo sindaco’: parlare di voto ‘popolare’ è un’iperbole, mentre è quasi atto dovuto lagnare un difetto di democrazia (viste specialmente le primarie, ma anche arresti e defezioni /incompatibilità successivi).

A parte la questione se e chi “non poteva non sapere”, in questi due anni Ignazio Marino, con la ‘sinistra’ che lo sostiene, non ha voluto confrontarsi con l’evidenza che la sua stessa candidatura a sindaco (come in parte quella di Zingaretti in Regione) si fondarono sulle Primarie e sulle Sezioni del PD di cui sopra.

La soluzione è tutta un equivoco, visto che si evita il commissariamento per mafia del comune di Roma, ma si commissaria il Sindaco, delimitandone l’ambito a “traffico e decoro” (polizia municipale,  viabilità e giardini, forse la raccolta rifiuti e i trasporti Atac e Metro, eccetera).

“Il Consiglio dei ministri non ha avuto il coraggio di dire a chi fa politica perché ci crede o perché c’è costretto: signori, state uccidendo Roma … si scende dal carro e fine della giostra, tutti a casa. … Decisione complessa ma doverosa, in linea con la dignità smarrita della politica, messa da canto e sacrificata sull’altare del chissà chi vincerà a Roma se cacciamo adesso Marino e andiamo presto ad elezioni anticipate.”

“Gli impegni, le decisioni, i programmi e in qualche caso anche il personale politico per governare bene Roma dovevano essere di ben altra fattura. Così non è stato. E questa volta, persi tutti i treni possibili, i romani si preparano a presentare il loro conto. Che sarà salatissimo.” (Repubblica – 29 agosto 2015)

Un conto che si prevede salato anche a livello nazionale, se Roma e il Governo Renzi non sapranno dimostrare che la Capitale è la prima a rispettare le leggi che emana.
Forse è pretendere troppo, c’è già chi parla di ‘questione culturale’, ma chi vuole raccogliere e rappresentare il voto ‘popolare’ – come Sinistra  e sindacati reclamano – dovrà vedersela con i tanti cittadini che in questi anni recenti si son trovati in situazioni anche drammatiche a causa di sprechi, ruberie, disservizi, impunità mentre piovevano tasse, tagli, licenziamenti. 

A proposito, quanto ci costa la situazione di Roma in termini di spread dei nostri buoni /titoli, ad esempio, o di capacità di ripresa del Bel Paese o di efficienza finanziaria degli enti a controllo pubblico?

Sapientemente Alfano e il Centrodestra prendono progressivamente le distanze ed, a questo punto – per Roma, per il Partito e per l’Italia – dovrebbe essere il sindaco ad avere un colpo di umiltà” … “Pensate quale dignità se avesse detto: mi arrendo, rimetto il governo di una città che non sono riuscito a capire, con la quale non c’è mai stato un vero feeling. Applausi e onore delle armi.” (Repubblica – 29 agosto 2015)

E chissà che Piazza Affari non risalga persino di qualche punto …
Demata

Anche Galli Della Loggia a volte si sbaglia

20 Lug

“Rispetto all’Europa essa non riesce ad esportare altro che automobili e frigoriferi, riesce ad associare il suo nome solo all’aspirina e ai semiconduttori elettronici. Nessun europeo ha mai cantato una canzone tedesca, letto un libro giallo tedesco, o visto, tranne quelli con l’ispettore Derrick, un film tedesco. È vero, Berlino è un mito della gioventù europea ma, sospetto, molto più per il livello dei suoi servizi, il basso costo della vita e le generose opportunità economiche verso gli stranieri, che per la bellezza architettonica della Potsdamer Platz o per altro. Tra il Tiergarten e il Central Park continua a non esserci partita.” (Ernesto Galli Della Loggia)

itp2861Caro Professor Galli Della Loggia, temo che stavolta Lei si sbagli.
Non per colpa sua, ma semplicemente perchè lei è un italiano del Baby Boom e, per almeno 30 anni, ha subito una profonda infarcitura antigermanica (dai crucchi risorgimentali ai nazisti alleati del Fascismo fino ai Bmovie ed ai comics del dopoguerra con tedeschi e giapponesi puntualmente bastardi).

Negli Anni ’80 questo approccio è cambiato, ma – purtroppo – lei a quei tempi era ancora infervorato di ideali postcomunisti per accorgersi di cosa cambiasse.

Ad esempio, nel 1982 ebbe un successo enorme la canzone Da Da Da dei Trio, ancora oggi utilizzata per sigle e pubblicità anche nel nostro paese. E, passando da una canzuncella a cose più serie, cosa ne facciamo dei Rammstein che sembra abbiano venduto oltre 200 milioni di dischi, più dei Bee Gees o di Elton John come di Celentano: nessun europeo ha mai cantato una canzone tedesca?

La Germania è il paese di Herzog, Wenders, Fritz Lang, von Trotta: nessun europeo ha mai visto un film tedesco? Torniamo a chiederci di cosa si occupasse l’intellighentzia italiana negli Anni ’80 e ’90 ….

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Central Park avrà più fascino del Tier Garten di Berlino, ma … se è rimasto molto poco della grandezza della  Germania  è stato ‘grazie’ agli USA che rasero al suolo quasi tutte le città tedesche: ad esempio fu ‘grazie’ ai russi che l’occuparono militarmente, che Berlino ha salvato parte della propria storia.
E, comunque, come andrebbe se confrontassimo Berlino non con New York, bensì con Roma o Parigi? Siamo sicuri che dei centri storici nel pieno degrado sociale rappresentino ancora una ‘grande bellezza’? Quattro giorni nella Latinitas o nella Grand Heure, questo è quanto è disposto a spendere il turista … poi dritto di filato altrove.

Ma la cecità causata dal rigurgito risorgimentale e garibaldino dell’Italia del Dopoguerra va oltre.
Chi crediamo abbiano inventato i metodi di costruzione moderni, se non i tedeschi? Chi pensate abbia creato quel funzionalismo che ammiriamo nei nostri edifici degli Anni ’50 o che scegliamo per arredare le nostre case: basta sfogliare un qualunque depliant di un mobiliere di second’ordine per notare che almeno la metà degli oggetti fanno capo – in un modo o nell’altro – al Bauhaus. Le nostre stesse case sono ‘tedesche’ …

Meyer

E se parlassimo dei milioni di italiani che sono cristiani valdesi, riformati od evangelici oppure che credono in qualcosa di pagano, esoterico, ‘spirituale’? La New Age come il Neopaganesimo od i cristianesimi diversi dal cattolicesimo o dall’ortodossia sono parte della cultura tedesca …

Come avete potuto notare, stiamo parlando di cultura ‘mondiale’.
Intanto, prendiamo atto che la Francia è rimasta alla Boheme (incluso il Chet Baker di ‘Round Midnight) e che l’Italia esporta Albano e Tatangelo …

Demata