Ius Scholae e la Lega: ma quali ricadute sulle scuole?

10 Lug

Tra i 1.500 emendamenti della Lega allo Ius Scholae si chiede a dei ragazzini di 18 anni non solo il massimo dei voti all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, ma anche di conoscere le principali festività regionali, gli usi e costumi italiani “dagli antichi romani a oggi”, il valore del presepe nel nostro Paese, le sagre tipiche italiane, le ricorrenze del calendario, i prodotti tipici della gastronomia italiana, la musica popolare italiana, le ricorrenze del calendario eccetera.

Ma era solo ieri quando la Lega chiamava Roma “ladrona”, dava del “terrone” chi non mangia la polenta, rivendicava la non italianità della “padania” eccetera.

Ed è l’Italia di oggi quella che spesso ha solo non ha un diploma superiore e se ce l’ha è con il minimo dei voti, come è quella che conosce solo i cantanti di Sanremo, mangia catering o street food, vive di movida e non va alle sagre, mette raramente piede in un museo e … non sa che dal 1948 l’11 dicembre ricorre la Giornata dei Diritti Umani.

Lo stesso italiano medio che allo stadio come sui social è sempre contro qualche altra fazione, ma che la grammatica l’ha un po’ trascurata, di Storia conosce qualche aneddoto e neanche sa come nacquero la Lira e l’Euro.

Naturalmente, la Lega non si rende conto che tutto quel che pretende dai minorenni con genitore straniero ricadrebbe nei programmi scolastici, come diritto all’istruzione insomma e … i diritti sono di tutti, non solo degli stranieri.

E se certi emendamenti della Lega fossero legittimi e appropriati, dopo aver cambiato parte dei programmi scolastici, gli esami di ‘educazione civica’ e/o ‘curricolo locale’ andrebbero a riguardare anche agli italiani.

In sintesi, sagre, cantanti e piatti tipici diventerebbero prima o poi materia di studio per tutti, come … tenta di fare la Lega in Lombardia e Veneto da quando il Ministero istituì il Curricolo Locale.
Chissà se i sindacati degli insegnanti se ne sono accorti … e comunque vedremo cosa ne pensano.

Insomma, l’opposizione allo Ius Scholae finirebbe in una salsa agrodolce, se non fosse per i nostri media – ormai ipnotizzati dal marketing – che non ci informano né dell’accanimento contro tanti alunni meritevoli né della cultura degli italiani al lumicino.
Neanche con lo Ius Scholae in prima pagina l’italiano medio viene informato dell’effettiva posta in ballo sulla Scuola, cioè dell’ultradecennale ed irrisolto confronto tra le autonomie locali e la libertà di insegnamento dei docenti. E dei corrispettivi caotici ritardi regionali per tante risorse del diritto allo studio … a cui sopperisce proprio lo Stato, però accusato di ‘tagli’.

Demata

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