Tag Archives: Azione

Azione? A Roma non è Calenda

26 Ott

Carlo Calenda ha iniziato la sua ascesa elettorale a Roma, dove si è proposto sindaco con Azione, alleandosi con Italia Viva. Dopo un anno è ora di fare un bilancio di quanto abbia ‘fatto la differenza’, non lui, ormai leader nazionale, ma Azione a livello locale.
Ed i conti non tornano.

Differenza che non c’è stata almeno per quanto riguarda l’approvazione dei Bilanci comunali e municipali, disposta in tutta fretta dal Sindaco Gualtieri ed immediatamente avallata dai Consiglieri di Azione, anche se erano anni che i conti non tornavano a dire di tutti.

Un assegno in bianco alla Giunta di ‘campo largo’, a cui faceva seguito il voto favorevole per nominare Virginia Raggi a Commissario Expo 2030, come se non fosse stata dileggiata e vituperata fino al giorno prima. Non con il senno di poi, ma per coerenza verso gli elettori.

Dopo di che nessun reclamo nè rimpianto da parte di Azione per il fallimento progressivo di tutte le promesse elettorali (persino quelle del PD che è al potere) sia in termini di miglioramenti, visto che stiamo tale e quale a prima, sia come buon governo, se continua a prevalere la spesa massimalista e redistributiva.

Del resto, l’unica chance per il PD di mantenere il controllo della Regione e del Comune più sussidiati del mondo è quella del Campo Largo con i Cinque Stelle e i Comunisti: qui lo sanno anche i bambini … inclusi gli elettori e gli eletti di Azione.

E Carlo Calenda allora? Sta di fatto che a Roma può contare solo sui renziani di Italia Viva.

Innanzitutto, ce lo mostra il dato elettorale: i consiglieri municipali eletti recentemente non si sono dimostrati dei collettori di voti ‘motu propriu’, allorché candidati nei collegi uninominali. Neanche quelli raccolti a mani basse al seguito del candidato sindaco.

Poi, la presenza sul territorio, dove il divario è eclatante.
E’ di oggi la notizia che lo storico e grande Mercato di Val Melaina è “ospitato” su un terreno dell’Inps dove era stato traslocato dal Comune che però non ha mai acquisito il terreno e che dunque non lo può regolamentare. “A rimetterci gli operatori, costretti a lavorare in ambienti precari senza tutti i servizi che un mercato così, tra i più grandi e apprezzati del quadrante nord della città, fulcro e vanto del quartiere, meriterebbe. Intorno discariche, parcheggiatori abusivi, mercatino del rovistaggio e incuria. “
Dal 1998, ventiquattro anni or sono.

La domanda imbarazzante (per il Campo Largo) perché il III Municipio (guidato dalla Sinistra) e il Comune (guidato dai Cinque Stelle) abbiano impiegato gli ultimi cinque anni anni per (non) regolarizzare questa situazione e solo con Gualtieri (e il PD + Calenda) si è arrivati ad una … mozione per la regolarizzazione della situazione.

Ad attivarsi pensate siano i due consiglieri municipali di Azione candidati di recente come deputati e senatori? No, a sollevare lo scandalo sono i consiglieri comunali di Italia Viva, Valerio Casini e Francesca Leoncini. (LINK)

Sempre di oggi è la notizia che “Roma vuole le Tampon Box“, per contrastare l’impossibilità di fronteggiare economicamente le esigenze igienico sanitarie imposte dal ciclo mestruale, prevedendo in alcuni luoghi della città l’installazione di distributori automatici di assorbenti gratis, a cominciare dalle scuole superiori.

La proposta arriva dal Municipio di Garbatella e verrà estesa agli altri consigli municipali della città. Bella idea ma anche in questo caso c’è una domanda imbarazzante per Azione.

La promotrice dell’iniziativa è la consigliera municipale Caterina Benetti di Azione, ma i Municipi proprio non hanno nè competenza nè potere di spesa nè di autorizzazione/concessione per quanto riguarda le scuole superiori.

Voi, prima di fare proposte, avreste verificato che un assorbente costa circa 15 centesimi Iva esclusa, mentre aggiungendo il costo e il funzionamento del distributore non costa meno di 20 cent, anche a prezzo politico, come alla Statale di Milano dove esistono dal 2020?
Se foste stati degli amministratori pubblici vi sareste preoccupati di individuare innanzitutto un budget e una spesa annua per i contribuenti … prima di votare una proposta?

Dunque, due approcci e due collocazioni molto diversi, da cui la domanda “alle prossime e incombenti elezioni regionali come si schiererà Azione nel Lazio?”
Azione Lazio distruggerà l’alleanza nazionale con Italia Viva per conquistare qualche assessorato insieme a PD, Sinistra e Cinque Stelle oppure si confermerà un partito di chiara identità liberale?
E come reagiranno i grandi agglomerati politici europei se vi sarà defezione?

Demata


Mauro da Mantova, la morte di un no-vax in un paese illiberale

6 Gen

Una settimana fa, moriva a Verona Maurizio B. , un ex carrozziere di 61 anni che il programma radiofonico «La zanzara» aveva portato alla notorietà come ‘Mauro da Mantova’.

Il motivo per cui Maurizio B. è morto è l’aver contratto il Covid, senza essere vaccinato e ricorrendo alle cure solo ad infezione in fase avanzata, quando ormai la saturazione polmonare era molto critica.

Nel suo ultimo intervento a “La Zanzara”, ‘Mauro da Mantova’ si era vantato di essere andato al supermercato con la mascherina abbassata – “a fare l’untore”, come aveva precisato – e “la spocchia che mostrava in radio è appena il dieci per cento di quella che ha fatto vedere di persona quando è arrivato in Pronto soccorso”, raccontano le infermiere al Corriere del Veneto.

Eppure, Maurizio B. non aveva speso cinque anni della sua vita per conseguire un diploma liceale a pieni voti, nè aveva speso altri sei anni per arrivare alla laurea in medicina, come non aveva consumato sui libri e in ospedale quegli altri 2-4 anni necessari per specializzarsi.

In base a cosa Maurizio B. ha intrapreso una scelta così estrema e radicale che l’ha portato ad una brutta morte, visto che non aveva trascorso almeno una 15ina di anni a studiare per 10-14 ore al giorno allo scopo di curare gli altri nel miglior modo possibile, cioè era del tutto profano?

E’ presto detto: Maurizio B. non sarebbe diventato ‘Mauro da Mantova’ se La Zanzara non gli avesse dato voce, credibilità e notorietà. Come lui ce ne sono tanti altri, che troppe redazioni non hanno aiutato a distinguere le opinioni dai pareri tecnici e dai commenti:

  • le opinioni sono dei profani e restano in salotto e al ‘bar dello sport’,
  • i pareri tecnici sono forniti solo dagli esperti e servono a dettare protocolli e regole,
  • i commenti arrivano dai settori coinvolti, nell’applicare protocolli e regole.

Possibile mai che con tanti laureati in comunicazione, marketing e giurisprudenza che spingono per far carriera, ci sia confusione tra cosa sia un’opinione (ed il tempo che lascia) e cosa è un parere tecnico (e quanto sia cogente), trasformando i commenti in un elenco di premesse e dubbi affatto applicativi?

Eppure, dovrebbero sapere che nel 1993, Levy e Nail hanno definito il “contagio sociale” come la diffusione di affetti, atteggiamenti o comportamenti “in cui il destinatario non percepisce un tentativo di influenza intenzionale da parte dell’iniziatore”, cioè ritiene che le idee siano proprie ed originali, mentre non sta facendo altro che imitare qualcuno che viene proposto come riferimento (testimonial) dai media.

Sapendo che in questi ultimi anni i maggiori leader politici non avevano una laurea nè una professione, sappiamo anche perchè in Italia conta più cosa suppone un carrozziere e non quel che affermano un medico o un farmacologo.
Del resto – mancando una forza politica liberale – tutto qui da noi si trasforma in sociale e/o popolare a differenza di Francia, Germania, Spagna e Olanda, dove i liberali raccolgono voti a meni basse tra chi crede nel merito conquistato col sudore della propria fronte.

Uno Stato (liberale) non avrebbe spacchettato l’Ordine dei Medici in 101 provincie, cassato la pubblica sicurezza sanitaria insieme alle Prefetture, derubricato la Sanità ad affare esclusivamente regionale, abbandonato scuola e trasporti alle bizzarrie comunali, anteposto il consenso alle riforme.
Se non si vuol essere divisivi (come il centrosinistra socialista) o lo si è a senso unico (come il centrodestra conservatore), non si fanno mai scelte, cioè riforme.

Demata