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Covid e contagiati: addio ospedali Covid-Free?

15 Gen

Le Regioni vorrebbero che i pazienti positivi ai test ma asintomatici, qualora assegnati in isolamento al reparto di afferenza della patologia, vengano conteggiati come “caso” Covid nel bollettino ma non tra i ricoveri dell’area medica, se ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid.
Le Regioni assicurano che salvaguarderanno il principio di separazione dei percorsi e di sicurezza degli altri pazienti, ma non si sa bene come e – comunque – sarebbe la fine degli ospedali Covid-free.

Intanto, i sanitari si sentono presi in giro, le statistiche e la valutazione della situazione ne risentirebbe, mentre il Ministero della Salute per ora resiste.

Secondo Anaao-Assomed e l’Ordine dei medici si tratta di ‘un “un “mero espediente di equilibrismo contabile”, un “gioco delle tre carte con i cittadini italiani nel ruolo del passante sprovveduto””, cioè di una “operazione di maquillage” che “occulta la gravità della pandemia” e serve solo a “risolvere il problema di non assumere altre misure restrittive”.

“Non si esce dalla crisi sulla pelle dei medici ospedalieri né rimanendo uguali a come si è entrati. Il gioco dei vasi comunicanti, prodotto dalla riconversione di interi reparti e dalla chiusura di attività ambulatoriali e chirurgiche non urgenti, porta acqua alla pandemia parallela delle prestazioni rinviate, negazione di un diritto costituzionale e causa di future malattie”.

Già, il ‘gioco dei vasi comunicanti‘ che i malati rari conoscono purtroppo molto bene, dato che ha affossato le norme nazionali del settore, lasciando intatti i reparti ospedalieri preesistenti e abortendo la crescita dei Centri e dei servizi territoriali per milioni di persone.
O quello dei malati cronici che si ritengono ben felici di un farmaco di classe A da ritirare in un ambulatorio, perchè è già tanto con una terza media (o anche meno) ed una vita di contribuzione al minimo (se non sussidiata).

Ma la legge, il buon senso, il diritto, l’istruzione e anche le Regioni nelle loro pretese al Governo garantiscono “il principio di separazione dei percorsi“.
Quali percorsi?

Quelli che già ora non esistono per malattie croniche e rare, cioè praticamente tutte?
E con quali organigrammi? Quelli che da anni i vari istituti e aziende sanitarie non inviano ad Anac?

Ma soprattutto – dalla parte dei malati cronici e rari – la questione di fondo è un’altra, se passasse la richiesta delle Regioni: addio ospedali e ambulatorio Covid-Free?

Infatti, tutti questi malati ritengono il proprio ospedale o ambulatorio un luogo sicuro, perchè richiedono a tutti una dichiarazione se “negli ultimi 14 giorni hanno avuto contatti con qualcuno affetto da sintomi respiratori o in isolamento fiduciario o popolazione a rischio”.

Ma cosa succede se i pazienti ricoverati in ospedale per cause diverse dal Covid positivi ai test e asintomatici vengono conteggiati solo nel bollettino, ma non tra i ricoveri dell’area medica?

Se i percorsi di cura non esistevano già prima della pandemia grazie al “gioco dei vasi comunicanti” e se il caso di Covid non è registrato tra i ricoveri dell’area medica, come si garantisce a questi tanti malati fragili che il medico o l’infermiere con cui vengono a strettissimo contatto non abbia avuto poco prima contatti anche con un paziente portatore di Covid?

Viene quasi il dubbio che cancellare gli ospedali Covid-Free è un elegante modo per rinviare ‘spontaneamente’ tutti a giugno.

Demata

Juve-Napoli: la Lega e l’interesse di parte

4 Ott

La vicenda è nota: giorni fa il protocollo proposto dalla FIGC e validato dal CTS aveva obbligato il team del Napoli a giocare contro quello del Genoa, che in quel momento era un focolaio pandemico.

A seguire, i primi contagi tra i calciatori del Napoli e l’intervento della Autorità Sanitaria: quarantena.
Infatti, che piaccia o meno alla Lega di Serie A, nei verbali del CTS e nei DPCM, si demanda alle Autorità sanitarie locali una chiara responsabilità e una precisa azione di vigilanza. 

Questione ovvia e ribadita anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza (LEU), che già aveva respinto l’idea di riaprire gli stadi al 25%, proprio perchè ‘non possiamo permetterci rischi impropri’.

Purtroppo, il Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora (Cinque Stelle) non teneva conto di quale sia la realtà calcistica italiana e non affermava sic et simpliciter che in materia di Salute Pubblica decide l’Autorità Sanitaria e solo questa, perchè “spetta agli organismi sportivi decidere su specificità del campionato”, cosa che ha alimentato le speranze di parte juventina per una sconfitta del Napoli a tavolino.

Speranze di un mondo ‘a parte’ rispetto alle norme comuni ed anche al buon senso … come se le società calcistiche possano fregarsene dell’Autorità sanitaria e rischiare di “cagionare un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni”, cioè di incorrere in un reato grave (Art. 438 c.p.), se numero di colpiti è ingente. O come se la Lega di Serie A possa fregarsene delle ‘cause di forza maggiore’ e danneggiare una società appioppando una sconfitta a tavolino … perchè ha rispettato le norme sanitarie ed il codice penale.

Piuttosto, dopo il caso del Genoa vessato dai contagi dopo essere stato costretto ad allenarsi e a giocare dai regolamenti della Lega di Serie A, è evidente che le misure e i protocolli previsti dal mondo del Calcio si stanno rivelando troppo ottimistici e poco applicabili.

La decisione della Lega di Serie A di punire la squadra sottoposta ad isolamento fiduciario dalla Autorità Sanitaria non è di bell’esempio per coloro che rifiutano di rispettare le norme sanitarie di emergenza, come mascherine e distanziamenti.

Infatti, il ministro dello Sport a Cinque Stelle deve prendere atto che il mondo del Pallone non ha recepito il suo “richiamo a far prevalere l’interesse superiore della salute su qualsiasi altra logica o interesse di partee annuncia che lo ribadirà “domani ai Presidenti di FIGC e Lega Serie A“.

La domanda che rimane è semplice: che Lega Calcio ci ritroviamo se non sa organizzare un protocollo che funzioni, se antepone lo spettacolo alla salute e se … tre punti di vantaggio alla Juventus sono davvero troppi per molti italiani, stufi di un sistema calcistico a senso unico?

E che mondo è quello del Calcio se il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, a Sky Sport ritiene che “la ASL dipende dal Ministero della Salute” e non dalla Regione?

Demata