Marò, la tensione sale

6 Mar

Le sorti dei due marinai del reggimento San Marco sembrano prendere una piega sempre peggiore, anche e soprattutto a causa del poco pragmatismo e della scarsa incisività del personale diplomatico scelto dall’attuale governo per gestire la vicenda.

Ieri sono sono stati condannati a tre mesi di arresti preventivi, da trascorrere in un carcere comune a Trivandrum, e solo in extremis si è potuto ottenere che i due marines mantengano la divisa militare e stiano in una piccola struttura separata all’interno del centro di detenzione.

La sorte dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è dunque la peggiore possibile, rispetto allo scenario iniziale, quando sarebbe, forse, bastato pagare 200.000 Euro di “risarcimento” a dei poveri pescatori, di fede cattolica tra l’altro, e quando, comunque, non andavano assolutamente consegnati i militari alle forze dell’ordine indiane.

Intanto, l’azione diplomatica “che conta” parte in forte ritardo e l’iniziativa deve prenderla il presidente della Camera Gianfranco Fini, in visita a Washington, coinvolgendo il segretario di Stato alla Sicurezza nazionale Janet Napolitano e l’ex Speaker del Congresso, Nancy Pelosi.

Infatti, è l’ambasciatore italiano negli Usa Claudio Bisogniero, con Gianfranco Fini in tutti i suoi appuntamenti istituzionali a Washington, a chiarire che sono emersi “due significativi punti di convergenza” : “La determinazione a proteggere in ogni modo i militari impegnati in queste difficili operazioni” e “la preoccupazione per azioni che, come quelle dell’India, potrebbero indebolire gli sforzi della comunita’ internazionale contro la pirateria”.

Come se non bastasse questo a confermare che “qualcosa di più” andava fatto, questa mattina, a Roma, diverse centinaia di giovani hanno manifestato, in più riprese, sotto l’Ambasciata Indiana, la propria indiganzione per la detenzione dei due marinai italiani.

Cosa pensare se il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore indiano , solo dopo tali fatti e dopo tanti giorni, per ribadire soltanto che nei confronti dei due marò italiani sono state messe in atto ”misure inaccettabili” e per definire  ”non soddisfacenti” le condizioni della loro detenzione.

Per non parlare di Staffan De Mistura, l’inviato del Minstero degli Affari Esteri sul posto, che, da buon diplomatico ed in un momento così, precisa cripticamente che andrebbe fatta un’inchiesta in Italia sulla decisione di far sbarcare i marò presa dal Console Generale Giampaolo Cutillo: “Sono arrivato il 22, quindi a cose fatte …  Qualunque sia stato il motivo della decisione, confermo che andrebbe fatta una bella inchiesta su questo.”

Intanto, la stampa indiana esulta per la “fermezza del proprio governo”, ma non solo.

Secondo le fonti locali, la polizia aveva chiesto la custodia di tutti e sei i marò membri dell’equipaggio della Enrica Lexie, che vede imbarcati ben 19 marinai di nazionalità indiana, e che “se necessario si aggiungeranno altri dopo aver interrogato gli arrestati”, come precisato da alti funzionari della polizia, a quanto pare piuttosto irritati dai “cavilli diplomatici”, che la stampa indiana descrive come “tattiche dilatorie delle autorità italiane che mostrano i motivi inconsistenti”.

Il tutto mentre sia il ministro degli interni sia quello degli esteri del Kerala, oltre al primo ministro Oommen Chandy,  insistono nel parlare di “assassinio a sangue freddo”.

Andiamo bene …

Leggi anche Il caso Enrica Lexie

originale postato su demata

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