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Greta e Vanessa a casa: Gentiloni fa la differenza

16 Gen

Due giovani volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano scomparse da agosto in Siria, praticamente non appena arrivate sul posto.
Erano arrivate lì sull’onda del volontariato ‘fai da te’ tipico della nostra penisola, cariche di euro per aiutare ‘le donne’ e senza immaginare che ad attenderle ci fossero degli ‘uomini’.

Due ragazze, che poco prima di partire fondavano con Roberto Andervill il Progetto Horray(a)ty, parola che in arabo suona come ‘liberatori’, ed erano ben riconoscibili in alcune foto postate su internet  dove sventolavano la bandiera siriana del Free Syrian Army, ovvero la fazione ribelle soccombente, appoggiata dagli USA.
Un bersaglio, insomma. Praticamente, un regalo per le bande di tagliagole che operano in Medio Oriente.

Due ragazze tranquille, cresciute nei circuiti parrocchiali a quanto sembra. Greta Ramelli, 20 anni, aveva già esperienze in Zambia e a Calcutta, in strutture missionarie della carità, Vanessa Marzullo è andata in piena zona di guerra a 21 anni, con gli studi universitari in corso per Mediazione Linguistica e Culturale, “dal 2012 si dedica alla Siria, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks all’organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. Questo culmina nell’organizzazione e nella nascita del Progetto Assistenza Sanitaria in Siria”.

Una zona di combattimento, non c’è altro da dire, di quelle che persino i reporter di guerra evitano.

Vanessa Marzullo  Greta Ramelli Bandiera Flga Free Syrian Army

Resta un mistero – con una situazione del genere – su cosa abbia indotto i tre volontari a varare il progetto ‘Progetto Horryaty” per l’assistenza sanitaria delle popolazioni rurali e rientrare in Siria. Rapite praticamente a poche ore dal loro arrivo sul posto, in un contesto dal quale si tengono ben  lontani operatori e ong ben più esperti e organizzati, oggi sono tornate.

Nelle poche immagini di repertorio, si vede che quasi si sorreggono una con l’altra, quasi trascinandosi a vicenda, con gli sguardi persi di emerge alla luce da un pozzo nero come la notte e profondo come il mare.

Cosa sia loro accaduto, in oltre cinque mesi trascorsi in balia della feccia del Medio Oriente, possiamo ben immaginarlo ed, infatti, non hanno voluto parlare con i giornalisti accorsi all’aereoporto e neanche hanno lanciato un saluto. Anche il ministro Gentiloni ha rispettato la riservatezza delle due giovani donne che apparivano fortemente provate.

Speriamo solo che il giusto rispetto della privacy di queste sfortunate ragazze non comporti il dovuto approfondimento e dibattito nazionale sul volontariato ‘fai a te’, che comporta rischi per gli operatori di gran lunga maggiori di quello gestito tramite le grandi Org, e su come gestire le presenze irregolari di stranieri nel nostro paese, visto che – se c’è il problema attentati – c’è anche quello degli ostaggi.

A parte la cosa sia accaduto a Greta e Vanessa ed i segni che porteranno con se per sempre, la loro fu una scelta voontarie e personale, mentre prendiamo atto che la tv di Dubai “Al Aan”, raccogliendo un tweet attribuito a militanti dell’Is, racconta di un riscatto di nove milioni di euro …

Infatti, le schede e gli avvisi per i viaggiatori che si recano in Siria –  curate dal Ministero degli Affari Esteri italiano – precisavano già il 14 marzo 2012, che l’Ambasciata d’Italia a Damasco ha sospeso le proprie attività, mentre proprio il 15 luglio scorso un avviso recitava che “in considerazione dell’attuale situazione di elevato rischio e di grave pericolosità, si sconsiglia di recarsi in Siria e si ribadisce l’invito ai connazionali ancora in loco a lasciare il Paese.”

“Si invita ad evitare spostamenti all’interno delle città … e si sconsiglia vivamente di intraprendere alcun viaggio all’interno del Paese … Elevatissimo è il rischio di rapimenti, attentati e violenze in tutto il Paese tra cui la Capitale. Le aree periferiche della capitale e di Aleppo sono assolutamente da evitare a causa di violenti scontri tra l’esercito regolare e i gruppi armati degli oppositori.”

Dunque, sarebbe davvvero da comprendere perchè una certa parte del volontariato italiano non si sia resa conto che stavamo ‘spedendo’ due ragazzine inermi in Siria in data 28 luglio 2014, e – pur senza colpevolizzare le due sfortunate ragazze – sarebbe bello capire chi restituirà all’Erario quei soldi.

A proposito di ostaggi, speriamo che Gentiloni, dopo questo primo notevole successo, porti a casa definitivamente ambedue i nostri marò. Latorre e Girone liberi!

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2015 A.D. – Latorre e Girone LIBERI !

31 Dic

Dal 19 febbraio 2012 il capo di 1ª classe Massimiliano Latorre e il secondo capo Salvatore Girone del II Reggimento San Marco della Marina Italiana, di scorta ad una petroliera, sono detenuti illegalmente dalla Corte del Kollam, uno distretto semitribale dello stato  del Kerala facente parte della Repubblica (federale) dell’India.

Anche quest’anno, per la terza volta, Massimiliano, Salvatore, le loro mogli e i loro figli trascorreranno un Capodanno senza certezze o prospettive per il futuro, neanche quelle date ad un prigioniero di guerra o ad un detenuto comune.

Ostaggi di un processo che non avrebbe mai dovuto iniziare, accusati solo per aver avuto sfortuna nel compiere il proprio dovere, a loro va il nostro pensiero di italiani.

Riportiamo i Marò a casa

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Senato: chi gioca al massacro non ama l’Italia

31 Lug

Oggi, la Lega di Salvini ha conseguito una importante vittoria, ottenendo che nel futuro Senato – quello delle Regioni per intendersi – si possa legiferare su temi etici come famiglia, matrimonio e diritti civili.

Una buona cosa, visto che è solo da 150 anni che il Cattolicesimo è diventato la religione di Stato degli italiani, mentre prima – eccetto 3-4 regioni – ognuno legiferava come voleva. Ad esempio, pochi sanno che nei due stati borbonici (Due Sicilie e Parma-Modena) il divorzio fu consentito dal 1804 al 1819-21, come anche che i regnanti di Napoli fin dal 1600 emisero editti di tolleranza verso gli omosessuali.

L’Italia non è nata ‘serva di Roma’, come cantava il buon Goffredo Mameli, e … l’elmo di Scipio è andato perduto, se i nostri marò non siamo proprio capaci di  riportarceli a casa.

Dunque, davvero non si comprendono le perplessità del ‘core’ intellettuale della Sinistra, ovvero il quotidiano La Repubblica, verso Matteo Renzi e le sue proposte, se il voto di oggi vede il governo battuto per un’inezia su un’inezia, ma in realtà si aprono le porte ad una alleanza trasversale con la Lega e la nuova destra.

E si è già aperta la porta delle ‘preferenze’ – l’ha fatto oggi Matteo Renzi, finalmente – che fanno lievitare i costi della campagna elettorale (come ricordava Anna Finocchiaro), con buona pace di grillini, più predestinati e pervenuti vari, eletti con una manciata di voti personali.
Quanto al problema che il PD paventa – cioè che il controllo delle preferenze garantisca, poi, in alcuni settori del Paese i tentativi della criminalità organizzata di inquinare la campagna elettorale – sappiamo che ci riescono lo stesso (la Seconda Repubblica è finita negli scandali come la prima) e che è anche vero che se un partito candidasse mafiosi è sempre ampiamente possibile che vinca l’altro partito perchè gli onesti si riverserebbero in massa. Il problema si verificherebbe se in TUTTI i 2-3 partiti che contano  ci fosse un mafioso candidato …

La porta delle preferenze ed un vero federalismo, forse è questo che agita il giornale di cui fu direttore Eugenio Scalfari: la percezione che gli italiani siano ormai stufi di una ‘certa sinistra’ che sa solo criticare o puntare i piedi, ricordarsi delle regole solo a corrente alternata, proteggere solo i lavoratori delle grandi aziende o della pubblica amministrazione e mai  i giovani, le donne, gli invalidi, i disoccupati.

Sappiamo tutti che tra i maggiori oppositori del ‘salario minimo’ c’è la CGIL, segretari in testa. Come qualcuno ricorderà che – erano i tempi di Espero – proprio i sindacati misero in giro la storia che le pensioni sarebbero venute a mancare, piuttosto che denunciare quello che ha scritto in più riprese il Sole24ore o che risulta a sentenza, ovvero che per anni non furono versati i contributi dei precari statali, che almeno 30 miliardi dell’ex Inpdap sono finiti a compensazione della voragine chiamata Sanità, che un altro buco di 5-6 miliardi ci arriva dalle ex casse dei dirigenti pubblici, grazie agli errori di stima sull’apprezzamento lira-euro, errori che oggi sappiamo estesi a chiunque abbia versato contributi prima del 1980 circa.

Fattacci che non solo i sindacati, ma anche i Cinque Stelle o Mineo e la Sinistra PD potrebbero denunciare e sanare: l’ha scritto chiaro e tondo il Sole24ore, ce l’hanno tutti i giorni  in rassegna stampa e stanno lì a guardare? E dell’ex direttore Mastrapasqua – son passati mesi – come vanno indagini, accertamenti e processi? Neanche un’interrogazione a cinque stelle per sapere che ne è – dopo un anno – del buco Inps?
Potrebbero almeno ‘ritirarsi in buon ordine’, non avendo granchè da proporre, dando del solito ‘fascista’ a Renzi, come ha fatto SEL, sempre fedele alla tradizione.

Sempre da lor signori, andando alla Camera, arriva la grande novità che, finalmente,  per professori universitari e medici primari il pensionamento d’ufficio potrà scattare dopo i 68 anni, alla faccia dell’innovazione e del cambiamento, mentre Renzi chiedeva 65 e basta come per tutti.
Il tutto ammesso e non concesso che arrivi il parere favorevole della commissione Bilancio sulle coperture finanziarie, che l’INPS non ha neanche i soldi che doveva avere accantonato in 40 anni e passa per/da questi lavoratori, caso mai volessero pensionarsi di diritto domani.
Privilegio uguale e contrario per i ricercatori universitari: il pensionamento d’ufficio scende a soli 62 anni d’età, anche se a manovali, docenti, tramvieri, artigiani, infermieri e chi più ne ha più ne metta tocca di arrivare a 65 anni.

biani_forconi

Parliamo di chi si sta opponendo a Matteo Renzi, di cosa effettivamente facilitano e cosa bloccano, e come dimenticare che mentre il Miur trova risorse per oltre 30.000 assunzioni di docenti precari nella scuola, mentre il turn over pensionistico è bloccato grazie alle norme di Elsa Fornero (e ai buchi da 50 miliardi di euro nel bilancio ex Inpdap), con i tempi che corrono è grasso che cola, ma Cobas e Cgil si lamentano: volevano di più …
Eppure, le nascite sono sempre in stallo, la riforma Gelmini  è ancora da mandare a regime ed i posti  in soprannumero che si dovevano tagliare li paghiamo con le nostre tasse da due o tre anni, mentre esodati disoccupati e invalidi possono aspettare.

Un po’ come a Roma, dove per salvare i posti di lavoro dei dipendenti comunali e mantenere un patrimonio immobiliare insostenibile e poco utilizzato, il sindaco Ignazio Marino preferisce tagliare quasi 3 milioni di chilomentri di linee autotramviarie, oltre ad eliminarle quasi del tutto d’estate, anche se la città (e la Capitale) deve continuare a funzionare nonostante lui e il suo Comune disastrato.

O come i Cinque Stelle che in questi 18 e passa mesi di legislatura sono riusciti a dimostrare solo una cosa: non vanno d’accordo con nessuno, non riescono a coinvolgere e farsi convolgere su proposte concrete, non intervengono sulle leggi finanziarie.
I disoccupati, gli invalidi, gli anziani, gli esodati che Beppe Grillo abbracciava piangendo davanti alle telecamere sono ancora disoccupati, invalidi,  anziani,  esodati.

Se questi sono, come proprio sembra, gli strenui oppositori delle riforme di Matteo Renzi in nome del popolo italiano …

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Crimea, Ucraina, Kazakistan, Siria, petrolio, gas, Heimat, dominio dei mari e altro ancora

31 Mar

Se qualcuno volesse scrivere la sceneggiatura o delineare uno scenario internazionale di quanto sta accadendo tra Stati Uniti, Germania e Russia via Ucraina-Siria-Crimea, ce ne sarebbe abbastanza per un ottimo polpettone cinematografico stile Spy Stories ambientate durante la Guerra Fredda.

Iniziamo dalla scacchiera.

Il progressivo incremento dei trasporti via mare va di pari passo con le piraterie, i porti franchi e le micronazioni dalle tante pretese. La flotta russa, oltre ad essere più moderna di quella USA in fatto di portaerei, è pressochè inutilizzata e confinata nei mari freddi del Baltico e dell’Artico. La superiorità della tecnologia militare russa è notoria anche a livello di aviazione (Sukoi – Mig), di ‘artiglieria’ leggera (sistemi razzo russi e iraniani) e di armi leggere (Kalashnikov). E, quanto alle guerre in Afganistan, possiamo prendere atto che i soldati russi si dimostrarono ben più coriacei dei cow boys yankees odierni.

Il Climate Change prefigura un notevole incremento delle terre coltivabili a disposizione delle repubbliche ex sovietiche, Russia inclusa. Niente di fantascientifico. E’ già accaduto 3-4.000 anni prima di Cristo e dal 600 d.C a seguire che le popolazioni scandinave, grazie al disgelo, siano cresciute demograficamente ed abbiano dovuto espandere i propri territori. Inoltre, il dopo Fukushima rende ancor più interessante l’uso del gas naturale come fonte energetica. Questo gas, per motivi geografici, deve passare attraverso l’Ucraina o il mare al largo della Polonia, che sono ambedue, ormai, delle colonie della Deutsche Bank e della Goldman&Sachs. Una discreta quantità del gas ‘russo’ proviene dalla repubblica kazaka, dove vivono e governano gli ultimi discendenti di quella che alcuni considerano la ‘dodicesima tribù di Israele’, i Cazàri.

ervature energetiche Eurorussia

Israele, a sua volta, non sembra essere per nulla infastidito nè dalle guerre – prima irakena, oggi siriana, per non parlare della caotica rivoluzione egiziana – nè dall’iperattivismo saudita in Medio Oriente. E, d’altra parte, mandare in tilt Damasco è il mezzo migliore per evitare che si ricomponga l’ultimo califfato mancante al mosaico, ovvero la riunione di Libano, Siria, Giordania e Iraq. Qualcosa di inimmaginabile negli anni ruggenti del sionismo, ma altrettanto realistica se Erdogan (ri)vince alla grande le elezioni.
E i ‘nemici’ di Israele sono noti da decenni: Russia, Iran e, guarda caso, Siria. Come lo sono gli ‘amici’: Stati Uniti e, guarda caso, Germania e Arabia Saudita.

Syrian Pipelines Siria Oleodotti

Dunque, esiste la probabilità che qualche potente kazako e qualche suo lontano cugino di New York o di Tel Aviv non vedano di buon occhio l’aggiramento dell’Ucraina e della Germania con gli oleodotti e i gasdotti del South Stream attraverso il Mar Nero. Tutto legittimo, come potrebbe esserlo, viceversa, l’idea russa di risolvere a pie’ pari il ‘problema ceceno’, che ha finora bloccato la realizzazione dell’autostrada energetica, riprendendosi la Repubblica di Crimea, regalata da Krushev all’Ucraina e da questa inglobata, che si trova abbastanza a nord per poter abbandonare la Cecenia al proprio destino di area tribale.

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Per completare la scacchiera, ricordiamo che l’Italia si  approvvigiona di gas tramite la Tunisia e potrebbe infischiarsene, come gli stati europei del Nord Europa che utilizzano il North Stream, come anche ha forti interessi (tramite ENI) in Kazakistan e, dunque, la ‘cresta’ che gli ucraini fanno sul gasodotto  principale non può farci gioire. Come non gioiscono – di sicuro – nè i bulgari, nè i serbi, nè i turchi, nè gli albanesi e neanche i molisani, che dalla messa in opera del South Stream potrebbero ottenere l’energia e l’upgrade necessari per lo sviluppo.
L’Italia è anche il paese al quale fu demandato di provvedere alla costruzione di caccia F35, in quantità non inferiore a 100 come sembra, che prima o poi saranno usati per fare la guerra da qualche parte.
E, se il Kazakistan vi ha portato alla mente il caso Shalabayeva-Bonino, mettiamo anche in conto che neanche 12 ore dopo le rassicurazioni di Obama a Renzi sul caso dei marò in India, il governo indiano ha dichiarato illegittimo l’uso delle leggi antiterrorismo a carico dei nostri militari, aprendo un’inchiesta.
Meglio incassare, si sarà detto Matteo Renzi, piuttosto che un nuovo caso Mattei … tanto sarà difficile scalzare ENI dalle repubbliche ex sovietiche e … dalla Turchia.

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Il tutto mentre, prima o poi, la Gran Bretagna si troverà – per la prima volta in 200 anni con un re giovane e, dopo tanti secoli, con un principe cadetto scalpitante. E mentre la Scozia potrebbe diventare una repubblica, incassando molto del petrolio del Mare del Nord, Londra sta cercando in ogni modo di ottenere il controllo dei ricchi pozzi delle Falkland – Malvinas, al largo dell’Argentina.
I francesi hanno i loro problemi, con una sinistra che ormai è andata ad aggiungersi ai lauti banchetti (e qualche scampagnata extraconiugale) dell’alta borghesia affermatasi nell’Ottocento.
Quanto alla Germania, c’è poco da dire: nel momento in cui è arrivata (anni fa) a dotarsi di una corolla di stati satellite (Olanda, Lussemburgo, Polonia, Ucraina, Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca, Triveneto …), grazie al potere delle proprie banche e alla forza delle proprie istituzioni, i suoi confini coincidono con quelli della Heimat.

Obama?
Possibile che gli USA siano talmente alla canna del gas – tra complesso industrial-militar-finanziario e un melting pot che funziona in parte – da dover trasformarsi nel braccio (armato) degli interessi di Germania e Israele?
Dov’è l’afflato di Carter e di Clinton che riuscirono a costruire e sugellare l’armistizio ancora corrente, seppur instabile, tra Israele e Palestina? Dov’è la competenza di George Bush senior che preferì non invadere l’Irak? E dove sono gli staff di quei presidenti americani?

Perchè, da quando Barak Obama è subentrato a G. W. Bush come presidente agli inizi del 2009, della ‘Road map for peace‘ non se ne è più parlato?
E come spiegarsi il perchè, se Hillary Clinton – che pure ci aveva provato – ha lasciato la carica di Segretario di Stato a John Kerry, nipote di James Grant Forbes II e pronipote di Robert Charles Winthrop per parte di madre, ma anche nipote di ebrei austroungarici, immigrati ai primi del ‘900 in USA,  e con due zii  – Otto e Jenni  – sterminati dai nazisti con tutte le loro famiglie.

Timori dovuti, dato che Mr. President ha già dimostrato – in occasione delle rivolte arabe contro i regimi corrotti – di non cavarsela molto bene fuori dai confini delle metropoli wasp statunitensi. Come anche, ha lanciato promesse al vento, vedi il ritiro dall’Afganistan o la guerra lampo in Siria, per non parlare dell’Obamacare o dell’assimilazione degli ispanici o, peggio, del grande piano infrastrutturale che annunciò cinque anni fa.
Questa è la chiave di volta.

Putin-Vs.-Obama

Per il resto, va tutto bene. La Germania – grazie al distacco della Crimea dall’Ucraina – ormai arriva a Kiev e controlla i rubinetti di francesi e olandesi. L’Italia incassa sconti e commesse più due marò liberi, tanto tra tre mesi la banderuola gira. Israele ha un rapporto con i Sauditi ormai ben consolidato e, se l’Imperatore americano facesse il suo mestiere, si dedicherebbero ambedue al business as usual piuttosto che trovarsi prima o poi la casa in fiamme.
Russia e Kazakistan hanno indietro la loro Crimea e potranno avere un South Stream che fa capo all’attuale hub di Odessa, senza dover dipendere – come accade a noi italiani – dai voleri (e dagli affarucci) dei Graf di Berlino (e Monaco di Baviera), che – come Machiavelli e la storia medievale insegnano – abitano troppo vicino alle nostre amate coste.

Un grande presidente americano avrebbe rilanciato la Road Map per il Medio Oriente, prima che i turchi stacchino gli acquedotti che alimentano Israele. Un segretario degli esteri, con una carrriera da pacifista e da procuratore integerrimo del caso Contras, avrebbe rilanciato la Road Map per il Medio Oriente, prima che le masse arabe (egiziane e non solo) rivolgano all’esterno piuttosto che all’interno le loro tensioni.
Ma Obama e Kerry di politica estera ne masticano poca e di storia e dottrina politica ancor meno, basta leggere i curricula da avvocati per saperlo, e così andando le cose a festeggiare saranno Putin e Merkel …

Non a caso i repubblicani di Romney sono partiti alla carica, poichè proprio in campagna elettorale Obama accusò il suo contendente di ‘ricadere nella Guerra Fredda’, mentre i democratici – temendo che la debolezza finora dimostrata dal ‘loro’ presidente possa rivelarsi  un boomerang – ormai si sono  aggregati al coro bipartisan che al Congresso chiede di inviare aiuti militari in Ucraina ‘per supportare il nascente governo’.
La Crimea? E’ russa, come avranno avuto modo di spiegare le diplomazie francesi e inglesi …

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Marò, non terroristi

24 Feb

Ci fu il rilascio degli ostaggi in Iran, non appena Reagan successe a Carter.

E ci fu l’arresto di Provenzano, il giorno dopo le elezioni del 2006, quando Prodi vinse per uno 0,5%.

Oggi, arriva l’annuncio del governo indiano – dopo due anni di attesa – di non accusare di terrorismo i marò detenuti, non appena Emma Bonino lascia gli Esteri. Un governo di cui fa parte il Partito del Congresso Indiano, il cui presidente è Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, vedova di Rajiv Gandhi, già primo ministro.

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India inaffidabile: c’è molto peggio del caso Marò

3 Feb

L’India, durante la seconda metà del 2013, ha visto affondare ben due dei propri sottomarini, con almeno 18 morti, il INS Sindhughosh, che già nel 2008 aveva urtato una nave cargo al largo del Pakistan ed il INS Sindhurakshak carico di armamenti ed appena ammodernato in Russia con un costo di 80 milioni di dollari, che pochi mesi prima aveva dovuto essere soccorso dalla Marina egiziana.

Ad agosto 2013, è stata presentata la prima portaerei disegnata e costruita autonomamente dall’India per ostentare il suo ruolo di grande potenza navale, ma negli stessi giorni un Harrier della Marina indiana, durante uno show, ha distrutto un caseggiato dopo aver urtato una torre telefonica.

Il tasso di mortalità (1996-2005) derivante da incidenti in cui erano coinvolte navi indiane era di 61 morti per 765 navi cargo registrate (8,2 x 1000), ben superiore a Panama (6,9), alle Antille-Barbudos (3,6), all’Italia (1,1), nazioni che avevano un numero paragonabile di cargo registrati.
Ricordiamo – tra i tanti – l’incidente causato dalla MSV Samudra Suraksha – 27 luglio 2005 – quando la piattaforma petrolifera del Mubai Field con 400 uomini a bordo collassò in due ore provocando 11 morti e 11 dispersi in mare.
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La marineria indiana non sembra essere il vanto nazionale e, quando si tratta di mare, l’India non sembra essere capace nè di garantire la propria sicurezza nè quella altrui. Non solo per gli incidenti delle sue navi, ma soprattutto perchè si ostina anche a boicottare la Convenzione Onu di Montego Bay, che consente il cosiddetto “passaggio innocente”, ovvero il transito senza dolo di una nave con uomini armati a bordo, a fronte di un sistema giudiziario molto arretrato e farraginoso.
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C’è la storia dei due marinai tedeschi, detenuti da marzo 2013 e accusati di omicidio per una collisione con un peschereccio, ma rilasciati su cauzione dopo l’intervento diplomatico della Germania.
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C’è il tristemente noto caso dei due Marine italiani imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie, accusati di terrorismo – rischiando la pena capitale – per aver ucciso in acque extraterritoriali dei pescatori, che per altro non si erano fatti riconoscere. Militari che da due anni sono in ‘custodia preventiva’ lontani dalle proprie famiglie, in attesa di un processo che nessuno vuole fare.
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C’è la storia della nave MV Seaman Guard Ohio, che vede tutto l’equipaggio (tra cui sei ex soldati britannici) in carcere (ndr. anche il rilascio su cauzione, prima concesso, è stato revocato per un cavillo legale) per il solo possesso di armi da guerra, cuoco e motoristi inclusi, nonostante il fermo intervento della Gran Bretagna e la palese capziosità delle accuse.

Infatti, in ambedue i casi le navi vennero invitata a entrare nel porto di Kochi con la scusa del riconoscimento dell’imbarcazione pirata che aveva tentato un avvicinamento sospetto.
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A proposito di pirateria, l’India non è che se la cavi molto bene a difendere le proprie  navi, visto che a luglio scorso la petroliera indiana Ocean Centurion venne assalita da pirati talmente scalcagnati da limitarsi a razziare denaro e oggetti di valore per poi scappare via. Praticamente, una rapina.

Anche parlare di diritti umani è un eufemismo in India, dove – ricordiamolo – Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono detenuti dal 7 febbraio 2010 per lo strangolamento di un loro amico, la cui autopsia dimostra il decesso per altre cause, senza che la magistratura indiana ponga rimedio a questo clamoroso errore giudiziario.

Una nazione, l’India, che pretende il ruolo di super potenza, mentre – nella sola Nuova Dehli nel 2013 – si sono contati più di 1.300 denunce per stupro  e quasi 3.000 aggressioni sessuali, mentre le donne accusano polizia e magistrati di ‘indifferenza’ se non connivenza.

Le condizioni di vita e di lavoro degli operai nel più grande cimitero di battelli del mondo – il cantiere d’Alang in India – era così descritto in un rapporto del 1995 dell’ingegnere Maresh Panda: “Questi avevano problemi di pelle e problemi respiratori dovuti al contatto con materiali tossici. Gli scafi potevano contenere del carburante e i tagliatori li foravano con la fiamma ossidrica col rischio di esplosioni. Il suolo era saturo di prodotti tossici. Ora, la maggior parte degli operai era a piedi nudi e poteva ferirsi. (…) Alloggiavano dai 20 ai 30 in una stessa baracca e dormivano su cuccette sovrapposte. Potevano arrivare a lavorare venti ore al giorno”.

E l’India è anche il paese con il maggior numero di bambini lavoratori: l’Indian Labour Organization computava nel 1996 ben 23,17 milioni di minori al lavoro, di cui 12,67 milioni a tempo pieno (14 ore al giorno). L’ultimo censimento indiano, che risale al 2001, ne conta 12,66 milioni.

Un indiano su due (54%) dichiara di essere ricorso o aver ricevuto una tangente – la media mondiale è al 28% – e i partiti politici sono considerati l’istituzione più corrotta in assoluto con una corruption rate di 4,4 su una scala di 5. La polizia indiana vede un tasso di corrruzione del 62% e si stima che il 31% di coloro che hanno avuto a che fare con un agente abbia pagato qualcosa. Ad ogni modo, anche scuole e college non sembrano esenti con il 48% di tasso di corruzione.

State Bank of India (SBI) nel 2013 ha ceduto ben il 40% della sua capitalizzazione di mercato e ora è scambiato a prezzi scontati del 25%, pur potendo contare su una base depositi di circa 290 miliardi di dollari e una rete di ben 15.000 filiali sparse per tutto il continente indiano.
Intanto, l’Europa della banche preme affinchè si stipuli un trattato di ‘libero scambio’ con l’India … un paese dove non è tutto oro quello che luce e dove, di sicuro, il pensiero del Mahatma Gandhi non è più di casa.
Infatti, dopo due anni la magistratura indiana non è riuscita a fornire in due anni un’accusa precisa verso i nostri Marò, salvo quella di ‘terrorismo’, piuttosto improbabile visto che i militari erano in servizio …

E, intanto, l’Italia inizia a prendere atto che il Governo Monti poteva fare di più.
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Nord Corea, un pericolo reale

5 Apr

La recente escalation nordcoreana – con tanto di minacce di attacco nucleare preventivo contro Giappone, Sud Corea e USA – è una rappresaglia contro la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di attuare nuove sanzioni a causa di un ennesimo esperimento nucleare condotto circa un mese fa dall’oligarchia al potere. Tecnicamente si tratta di una dichiarazione di guerra.

La Corea del Nord è uno Stato socialista con un sistema economico pianificato, ma governato tramite una monarchia ereditaria ormai arrivata alla terza generazione, e classificato, sia da Human Rights Watch sia da Amnesty International, come uno degli stati dove il rispetto dei diritti umani è tra i più bassi al mondo.

L’attuale Caro Leader (così è chiamato il monarca) è Kim Jong-un, educato presso la Scuola Inglese Internazionale di Berna (Svizzera) e amante della vita lussuosa, un uomo maniacalmente zelante (un gung-ho) che, nel giro di un paio d’anni, ha fatto uccidere o ha rimosso oltre un centinaio tra ufficiali e alti funzionari, sempre con accuse ‘infamanti’ come l’ubriachezza od il sesso extraconiugale.

Una Corea del Nord che, da alcuni anni, si dedica al traffico internazionale di stupefacenti, tramite alcune delle proprie ambasciate e la fitta rete di spie ‘infiltrate (quotidiano sudcoreano «Chosun») con un «Pil annuale» stimanto in almeno 3.000 chili (100- 200 milioni di dollari) di metanfetamine, molto diffuse tra i giovani giapponesi, di qualità molto elevata e prodotte nei laboratori di Chongjin e Heungnam, in base a standard rigorosi.

Una droga molto diffusa anche nella stessa Corea del Nord (Newsweek – 2011) a causa della mancanza di medicinalie dell’uso di queste droghe sintetiche come palliativi contro  malattie degenerative e tumori, fino a diventarne dipendenti. D’altra parte, la maggior parte degli ospedali e delle cliniche sono carenti di medicinali ed equipaggiamenti essenziali, oltre ad acqua corrente ed elettricità (fonte BBC), in un paese che destina gran parte del proprio PIL in spese militari, propaganda e repressione.

 Un coreano su quindici, tra quelli tra i 20 ed i 45 anni, è un militare in servizio, mentre uno su quattro è militare della riserva. Uno ogni cento, bambini inclusi, è recluso in un campo di concentramento e lavoro forzato, in condizioni di schiavitù,  sottoposto a torture e ad esecuzioni sommarie, deprivato del cibo e di abiti adeguati al clima freddo. La Corea del Nord è stata più volte accusata di rivendere gli aiuti alimentari, che vengono inviati dall’ONU e dagli altri stati, tra cui gli USA, allo scopo di incrementare il proprio livello bellico.

In Corea, ricordiamolo, i venti di guerra aleggiano da tempo, fin da quando Kim Jong-il – nonno dell’attuale Caro Leader – tentò di ‘annettersi’ il sud del paese, sfuggendo al controllo dei padroni russi, che l’avevano nominato governatore della parte settentrionale, andata sotto la loro influenza dopo la sconfitta del Giappone, nella II Guerra Mondiale. La famosa Guerra di Corea fu un attacco a sorpresa senza stato di guerra dichiarato, avvenuta tra il 1950 ed il 1953, perduta dal presidente statunitense Truman, mentre il generale sul campo, il lungimirante Mc Arthur, insisteva per attaccare anche Pechino, all’epoca male armata ed organizzata, dopo aver sbaragliato i nord coreani.
Da allora sessant’anni di scaramucce, che da qualche mese hanno preso una piega inquietante.
Le già pessime relazioni diplomatiche della Corea del Nord con il mondo intero peggioravano notevolmente nel dicembre scorso, quando venne effettuato con successo il lancio di un missile atto sia a mettere in orbita satelliti sia a lanciare testate nucleari, attirando le ire delle Nazioni Unite, visto che sospetta che il progetto sia in realtà il test di un missile balistico Shahab-5 per conto dell’Iran.
Relazioni che sono peggiorate dopo un test nucleare (il terzo, del 12 febbraio scorso, attuato nonostante diverse ammonizioni e sanzioni dell’ONU). Un ‘test pienamente riuscito’, come annunciato dal regime comunista di Pyong Yang, che ha anche provocato un terremoto di 4,9 gradi della scala Richter.

A seguire, il 1 marzo, si svolgono esercitazioni militari degli USA e della Corea del Sud nel Mar Giallo il 30 marzo 2013, ed il 7 marzo arriva un irrigidimento delle sanzioni già in corso, con voto favorevole sia della Cina Popolare sia della Russia, e, tre settimane dopo, arriva l’annuncio del governo nordcoreano di essere in “stato di guerra” con la Corea del Sud.

Non appagato da tanta truculenza, nè intimorito dalla seppur blanda reazione internazionale, Kim Yong-Un, il 1 aprile 2013, annunciava la riapertura del reattore nucleare di Yongbyon, bloccato da anni per le ingiunzioni dell’ONU, ed il 3 aprile 2013 l’esercito nordcoreano riceveva il via libera per un attacco nucleare contro gli Stati Uniti.

Intanto, le frontiere con la Corea del Sud si sono chiuse, inclusa l’area ad economia speciale di Kaesong dove operano 130 aziende sudcoreane con un fatturato di circa un miliardo di dollari a ‘danno’ di decine di migliaia di ‘semi schiavi’ nord coreani,  ma lo sono anche quelle con la Cina Popolare, dove lavoravano altrettante decine di migliaia di ‘semi schiavi’, nel timore di un’ondata di profughi. Il tutto mentre la Russia esprime preoccupazione, gli USA e Giappone  si preparano ad un attacco a sorpresa, l’Europa latita.

Un attacco che potrebbe non arrivare mai, stando a chi ritiene un segnale di apertura ai mercati la recente nomina a premier del 75enne Pak Pong-ju, un riformista intenzionato a ridurre alcune spese militari a favore della spesa civile. Un attacco sul quale le Borse USA, in risalita, potrebbero star già investendo e di cui sia Pechino sia Mosca hanno espresso timore.

Poche ore fa, dopo che il Caro Leader Kim Jong-un ha fatto dislocare sulla costa orientale del Paese un missile a medio raggio ed il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha lanciato l’ennesimo appello, si è appreso che la Corea del Nord avrebbe in agenda un nuovo test nucleare.

Intanto, i razzi-vettore nordcoreani sono in grado di coprire una distanza di 4.000 chilometri circa, ovvero, se fossero lanciati, potrebbero raggiungere la base statunitense di Guam, nell’Oceano Pacifico, ma anche Pechino, Tokio e Shangai.
Se, invece, fossero lanciati dal nord dell’Iran, sarebbero Tel Aviv, Roma, Berlino e Mosca ad essere sotto tiro, mentre, collocandoli su una nave, ogni zona del pianeta sarebbe esposta ad un ricatto.

L’esistenza di una tirannide nucleare come quella nordcoreana è una minaccia planetaria, non un mero problema territoriale od un’ennesima gatta da pelare per gli Stati Uniti. La vicenda in corso, tra l’altro, mira ad espellere gli stati ‘coloniali’ (Giappone e USA) dal Mar Giallo allo stesso modo con cui l’India sta estendendo la propria giurisdizione sull’Oceano Indiano a danno, per ora, delle marinerie italiane e tedesche.

Non è dimostrandosi abbondantemente corruttibile che la Old Rotten Europe (oggi Unione Europea) potrà evitare il proprio declino e la propria esclusione dagli scenari mondiali, dove, viceversa poteva ritagliarsi un ruolo di autorevole e, soprattutto, incorruttibile mediatore.

originale postato su demata