Governo Letta: hic sunt leones

29 Apr

 Del Governo Letta, appena nato, hanno già detto tutto le televisioni e le edizioni on line, in questo week end, e già sappiamo che i tosco-emiliani son tanti, forse troppi, e che gli ex democristiani sono ugualmente tanti e, secondo alcuni, troppi, se si voleva andare verso la Terza Repubblica non passando per la Prima.

E, nel dire tutto, i nostri media si sono dimenticati che i ministri sono tanti e basta. Non l’esecutivo da record di Romano Prodi bis, ma sarà da capire se, con l’aggiunta dei sottosegretari e viceministri, questo governo riuscirà a contenersi entro una cinquantina di componenti.

Andando ai nomi, alcuni hanno una loro logica intrinseca e comprensibile, ma non possono non lasciare perplessi altri dei neoministri.

Ad esempio, piaccia o non piaccia, l’incastro è perfetto per il premier Enrico Letta espressione di una generazione post sessantottina moderata come lo è per Angelino Alfano, vicepremier e ministro degli Interni, o per i profondi conoscitori dell’infrastruttura repubblicana come Emma Bonino agli Esteri, Gaetano Quagliariello alle Riforme istituzionali, Filippo Patroni Griffi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Moavero Milanesi agli Affari Unione Europea.

Altrettanto evidenti le motivazioni ‘tecniche’ della scelta di Massimo Bray, un erudito manager editoriale ai Beni culturali e Turismo, Cecile Kyenge, medico di nascita congolese, all’Integrazione, Maria Chiara Carrozza, un rettore all’avanguardia, per Istruzione, Università e ricerca, ai  Rapporti con il Parlamento, l’ex segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, agli Affari regionali il presidente dell’Associazione dei Comuni, sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Meno chiare o, forse, del tutto oscure le logiche che hanno portato alla Difesa Mario Mauro, candidato con Mario Monti, già membro del gruppo cattolico Comunione e Liberazione e responsabile nazionale per la scuola e l’università di Forza Italia. O Beatrice Lorenzin, non laureata, al ministero della Salute se non i suoi pregressi  come membro della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo Fiscale, che è la fonte principale di finanziamento (ad esempio l’IRPERF) degli spreconi Sistemi Sanitari Regionali. Per non parlare del ministero delle Pari opportunità, sport, politiche giovanili affidato a Iosefa Idem, un’ex campionessa mondiale e olimpica nella specialità del kayak individuale, che ha subito commentato “Che sorpresa, partirò dalle scuole elementari”, senza sapere che non rientrano nelle sue competenze.

Fin troppo evidenti le logiche che hanno portato  alla  Giustizia un prefetto, l’ex ministro montiano Anna Maria Cancellieri, od all’Economia Fabrizio Saccomanni, esperto di politiche monetarie e di destatalizzazione e sviluppo del settore privato, alle  Politiche Agricole Nunzia Di Girolamo, moglie del deputato del Partito Democratico Francesco Boccia, già consigliere economico di Enrico Letta al Ministero dell’Industria.

Terribile la constatazione che Lavoro e Politiche sociali siano andati ad uno statistico, Enrico Giovannini, Presidente dell’ISTAT dal 2009 od all’Ambiente ci sia un personaggio di tutt’altra provenienza, Andrea Orlando, una vita come responsabile degli enti locali e dell’organizzazione dell’attuale PD.

Imperscrutabile la decisione di affidare lo Sviluppo a Flavio Zanonato, divenuto famoso come sindaco per la costruzione del “muro” di via Anelli a Padova o come quella di Giampiero D’Alia alla  Pubblica Amministrazione, un parlarmentare distintosi per la produttività (presenza alle votazioni) ma anche per le assenze (ai dibattiti) e noto per la proposta di legge contro l’apologia di reato a mezzo internet, inserita (e poi abrogata) nel così detto ‘Decreto Sicurezza’ che suscitò massicce proteste e numerosi appelli da parte di blogger, gestori ed internauti, che lo ritenevano illiberale.

Evidenti e, forse, inconfessabili le strategie obligue che hanno portato alle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi, ex ciellino ed amministratore delegato di Fiera Milano Congressi, società controllata di Fiera Milano, alle  Politiche comunitarie Anna Maria Bernini, già Ministro per le Politiche Europee di quel governo Berlusconi IV ‘sfiduciato’ dall’Europa,  alla Coesione territoriale il sociologo Carlo Trigilia, membro della Fondazione Italianieuropei, presieduta da Massimo D’Alema e Giuliano Amato.

La sensazione è quella di un governo che poco interverrà su welfare, lavoro, salute, infrastrutture, trasporti, turismo, giovani, ambiente eccetera. E del resto come potrebbe se non c’è una lira in cassa?

Sarebbe, dunque, bastata una compagine ben più ridotta e ben più gestibile, quando ci sarà da votare in Consiglio dei Ministri, ma non è detto che anche gli affari di bottega non possano contribuire a qualche cambiamento necessario al Paese.

Quello che convince meno è il ‘combinato’ Saccomanni – Giovannini – Lorenzin, dove la spinta a superare la recessione tramite politiche di cassa che incrementino la fluidità del denaro potrebbe insabbiarsi, se affiancata da un timido approccio ai nodi irrisolti su lavoro e pensioni lasciati da Elsa Fornero, o rivelarsi disastrosa, se il costo della Sanità e dei servizi che deve garantire verranno affrontati su base regionale.
Non è detto che sia così, al MEF c’è una persona esperta, al Lavoro un nuovo volto della politica, alla Sanità un’appassionata moralizzatrice. Vedremo.

In positivo, il binomio Letta-Alfano con l’esperto supporto di Bonino, Quagliariello e Patroni Griffi appare una scelta ottimale per garantire che questo governo riesca a condurre l’Italia nel biennio che si renderà necessario per studiare, concertare ed attuare riforme profonde e concrete della pubblica amministrazione italiana e del sistema fiscale.

Un governo che non avrà vita facile in rete e nelle piazze, visto che il fronte della protesta (Lega, M5S e SEL) è tutto all’opposizione, ma che proprio per questo potrebbe cavarsela.

Hic sunt leones.

originale postato su demata

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