La Buona Scuola … si fermò ad Eboli

17 Dic

Alcuni passaggi del documento ‘La buona scuola’ diffuso dal MIUR potrebbero essere meglio approfonditi:

  1.     se ‘una Buona Scuola significa dotare (ndr l’Italia) di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia’, come pervenirvi se prima non siamo dotati di un sistema omogeneo e organico di valutazione delle competenze degli alunni e del personale, omologo a quelli che esistono in tutto il mondo con parametri, griglie, tabelle, stop?
  2. se la scuola italiana è sempre e solo ‘innovazione’, come garantire innazitutto la ‘conservazione’, ovvero le dovute garanzie per l’accesso al diritto alla studio e/o ad un sistema di istruzione efficiente, efficace ed economico, specie se è impellente uscire da un contesto di diffuso malaffare pubblico e ritornare alla meritocrazia?
  3. se ‘non esistono soluzioni semplici a problemi complessi’ perchè il problem solving e il project management  si fondano, allora, sulla semplificazione?
  4. ‘se prendiamo un professore della scuola superiore il valore di ogni scatto triennale potrebbe essere di circa 60 euro netti’ mensili, qualcuno ci spieghi quale è – dunque – l’aspetto motivazionale che il MIUR vuole stimolare se promette aumenti del +3-4% ogni tre anni ?
  5. come evitare l’aleatorietà degli scatti di competenza, visto che un ‘discreto docente’ potrebbe risultare premiato o meno non per i suoi meriti-demeriti, ma a seconda del livello dei colleghi della scuola dove opera e/o della limitata oggettività data da una valutazione non univoca su tutto il territorio? E come potremo tutelare part timer, disabili e studenti lavoratori dall’esclusione dagli scatti?
  6. se ‘l’istruzione è l’unica soluzione strutturale alla disoccupazione’ perchè il Meridione d’Italia fornisce docenti, funzionari e dirigenti a tutt’Italia, ma resta afflitto dalla carenza di lavoro?
  7. se parliamo di ‘scuola’, va preso atto che tra i ringraziamenti di pagina 134 non vi è indicato neanche un nome che abbia in curriculum un’esperienza, anche breve, di docenza in una istituzione scolastica: da quando di istruzione se ne occupano commercialisti, esperti di diritto pubblico ed informatici? Come mai il documento non contiene il termine ‘didattica’ in nessuna delle sue 136 pagine?
  8. come ‘sbarazzarsi della burocrazia scolastica’ se il bilancio pubblico dei ministeri sottostà ancora a Regi Decreti del 1886, che prevedono – come in Francia – un sistema autorizzativo delegante e non, viceversa, responsabbilmente previsionale come sono i bilanci di gran parte dei paesi e delle loro pubbliche amministrazioni?
  9. come ‘essere trasparenti’ verso l’Europa, i cittadini e – diciamola tutta – verso il Vaticano, come capire quanto costa ‘fare scuola’ oltre il mero costo del personale, se le Unità Previsionali di Base del MIUR non sono ordinate per come le scuole autonome redigono il proprio bilancio?

Che scuole avremo, se gli over50 presenti e futuri (ndr. oltre mezzo milione di over quaranta da ‘smaltire’ in un trentennio secondo Inps e Fornero …) saranno tutelati dal sistema vigente degli scatti di anzianità –  e saranno anche i Mentor – mentre la restante parte dei docenti andrà ad essere sempre più maggioritaria e dovrà cimentarsi con gli scatti di competenza (600 euro annui nel triennio per un docente delle superiori, sic!) mentre il 34% sarà escluso dai premi?

E, visto che quasi due terzi del documento ‘La Buona Scuola’ sembra essere una accordo di programma salariale, andando all’istruzione e formazione, quali soluzioni infastrutturali sono previste dallo Stato Italiano a livello di SSN per l’Obiettivo europeo 2020, ovvero quel raggiungimento del 40% di laureati cui buona parte dell’Europa è pervenuto o sta pervenendo?

Ignoranza Einstein

Qualcuno crede che il rating delle nostre finanze e del sistema Italia non dipenda anche – o soprattutto – dalla qualità delle nostre scuole ed università – ovvero da quanto le finanziamo, selezioniamo ed esaminiamo – come dagli investimenti fatti nella ricerca, intesa come infrastruttura per l’innovazione e non come ‘accademia nella torre d’avorio’?

Qualcuno ci spiega come mai i nostri ragazzi frequentano la scuola per più ore all’anno (circa 1000 contro una media di 650–700), studiano a casa per un maggior tempo (9 ore alla settimana anzichè sei) e poi i test internazionali PISA-OCSE ce li collocano in zona retrocessione all’uscita dalla scuola secondaria di primo grado ed altrettanto fanno agenzie del lavoro e prove di ammissione agli studi universitari per i nostri diplomati?

originale postato su demata

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