Impunità, un diritto trasversale

22 Set

Che la Politica italiana consideri l'impunità quasi fosse un diritto insindacabile, lo sapevamo già.

L'ha dimostrato, nel corso dei decenni, il diniego delle Camere, impedendo arresti, fermando processi e respingendo prove inoppugnabili, e la sfacciataggine dei nostri partiti, che hanno candidato persone con gravi ed infamanti procedimenti giudiziari in corso, tra l'altro per fatti spessissimo notori e reieteratisi fino all'abitudinarietà.

Nonostante il fenomeno sia eclatante, la maggior parte dei cittadini sembra ignorare che, nel 2006, Marco Travaglio contava ben 75 parlamentari italiani con processi penali in fase avanzata e già terminati, tra cui ben 25 con sentenze definitive, 12 prescritti  o immuni ed 8 già condannati in primo grado: è l'8% e certamnte non è poco, specie se consideriamo che è la punta dell'iceberg.

Infatti, non tutti sanno che, nel momento in cui viene negata l'autorizzazione a procedere per cittadino che all'epoca dei fatti era un parlamentare, del procedimento penale non resta praticamente traccia, visto che il meccanismo è definitivamente bloccato e non può essere pubblicamente trascritto: di fatto non esiste più.

Come non parlare di cleptocrazia se la "giustizia uguale per tutti" ha troppe volte dovuto fermarsi dinanzi alle decisioni del Parlamento?

E come non restare pietrificati nello scoprire che, alle ultime regionali, la Calabria ha eletto tra i consiglieri e l'esecutivo almeno 15 persone (30%) oggetto di indagini per gravi frodi e notorie collusioni mafiose?

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