Il Sinodo apre a divorziati e conviventi etero

19 ott

In estratto dalal relazione finale del Sinodo per la Famiglia del 19 ottobre 2014:

“L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio.
Ma nello stesso tempo ha messo in pratica la dottrina insegna ta manifestando così il vero significato della misericordia. Ciò appare chiaramente negli incontri con la samaritana (Gv 4,1-30) e con l’adultera (Gv 8,1-11) in cui Gesù, con un atteggiamento di amore verso la persona peccatrice, porta al pentimento e alla conversione (“va’ e non peccare più”), condizione per il perdono.

Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina (Gen 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (Gen 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen 2,24).

Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cf. Mc 10,1-12).
una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto
spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale.
Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano –comunque fondato sulla relazione stabile
e vera di un uomo e una donna –, che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Conlo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana.

In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera
anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano.

La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che que
llo sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede.

Le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promovendo la loro partecipazione alla vita della comunità.
Prendersi cura di loro non è per la comunità cristiana un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza circa l’indissolubilità
matrimoniale, anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carità.

Si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia.
Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale.

Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali».

Circa le cause matrimoniali lo snellimento della procedura, richiesto da molti, oltre alla preparazione di sufficienti operatori, chierici e laici con dedizione prioritaria, esige di sottolineare la responsabilità del vescovo diocesano, il quale nella sua diocesi potrebbe
incaricare dei consulenti debitamente preparati che possano gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio. Tale funzione può essere svolta da un ufficio o persone qualificate.

Dunque  – riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati –  si aprono le porte per la loro riammissione, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”.

Gesù ama anche i divorziati …

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Vatican opens to divorced and civil unions, if hetero

19 ott

Abstract from the Final Relation odf the Synod on the Family (Relatio post disceptationem), filed October 19, 2014.

“The indissolubility of marriage (“What therefore God has joined together, let not man put asunder” Mt 19,6), is not to be understood as “yoke” imposed on men, but as a “gift” made ​​to two persons united by the marriage.
But at the same time we have to put into practice the doctrine teached thus manifesting the true meaning of mercy. This appears clearly in the meetings with the Samaritan woman (Jn 4.1 to 30) and with the adulteress (Jn 8.1 to 11) in which Jesus, with an attitude of love toward sinful person, leads to repentance and conversion (“Go and sin no more”), as condition for forgiveness.

God has not only created human beings male and female (Gen 1:27), but he also blessed because they were fruitful and multiply (Gen 1:28). For this reason, “a man shall leave his father and his mother and cleaves to his wife and the two shall become one flesh” (Gen 2:24). Jesus, who has reconciled all things to himself, reported the marriage and the family to their original form (cf. Mk 10,1-12).

A new dimension of family ministry today is to pay attention to the reality of civil marriages between men and women, in traditional marriages and, in due differences, even at cohabitation. When the union reached a remarkable stability through a public bond, is characterized by deep affection, from liability in respect of offspring, from the ability to pass the tests, can be seen as an opportunity to accompany the development of the sacrament of marriage.

So there are valid elements in some forms outside of Christian marriage – however based on stable relationship and true of a man and a woman – which in any case we are driven to it. Looking to the human wisdom of peoples and cultures, the Church also recognizes the family as the basic , necessary and fruitful cell of human society.

In order for a pastoral approach to people who have contracted a civil marriage, who are divorced and remarried, or who simply live together, the responsibility of the Church to reveal to them the divine pedagogy of grace in their lives and help them to reach the fullness of God’s plan in them.
Following the gaze of Christ, whose light illumines every man (cf. Jn 1,9; Gaudium et Spes, 22), the Church turns with love to those who participate in its life so incomplete, recognizing that the grace of God works also in their lives by giving them the courage to do good, to take care with love for one another and be at the service of the community in which they live and work.

The Church, as a safe teacher  and caring mother, while recognizing that for the baptized, there is no bridal than sacramental  and that any breach of it is against the will of God, is also aware of the fragility of many of his children who struggle in the path of faith.

The situations of divorced and remarried require careful discernment and accompaniment of great respect, avoiding any language and attitude that makes them feel discriminated against and promoting their participation in community life.
Caring for them is not for the Christian community a weakening of his faith and his testimony about the indissolubility of marriage rather it expresses itself in this its charity care.

We reflected on the possibility that the divorced and remarried have access to the sacraments of Penance and the Eucharist.
Some fathers have argued that divorced and remarried or cohabiting may have recourse to the fruitful spiritual communion. Other fathers have wondered why they can not gain access to the sacraments.

It is still the issue in-depth, bearing in mind the distinction between the objective situation of sin and extenuating circumstances, given that “the imputability or responsibility for an action can be diminished or even nullified” by various “psychological or social factors.”

About the sentences of religious annulment of marriage the streamlining of procedure, requested by many – in addition to the formation of sufficient number of workers, clergies and laities with dedication priority – demands to emphasize the responsibility of the diocesan bishop, who in his diocese could instruct the consultants prepared properly they can free advising the parties on the validity of their marriage. This function can be performed by qualified persons or an office.

So – in relation to civil partnerships and heterosexual marriages, as well as for divorced and remarried – Church opens the doors to their readmission, when “the responsibility of the church to recognize the seeds of the Word spread beyond its visible and sacramental borders ” in allusion to the Orthodox Church , for which the celebration of a second marriage “is repentance, not a sacrament” – as well clarified the Cardinal Archbishop of Lyon, Philippe Barbarin, on Vatican Radio – in which the spouses are “welcomed and blessed” after a period of penance “relying on the relationship between the faithful and the parish priest, confessor and bishop. “

So Jesus blesses the divorced too if they are goodwill persons.

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Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

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Matrimoni gay dopo il Sinodo e l’exploit di Marino: cosa dicono le leggi

19 ott
“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, ha sancito che:
  • 55. (ndr approvato con 118 voti a favore e 62 contrari) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogatisu quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
  • 56. (ndr approvato con 159 voti a favore e 21 contrari) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.
Intanto, a meno di un chilometro di distanza, nella stessa Roma dove si svolgeva un Sinodo mondiale dei vescovi – ovvero l’unica struttura democratica del Vaticano – il sindaco Ignazio Marino trascriveva ben sedici matrimoni omosessuali contratti all’estero.
Le leggi  devono consentire a tutti di avere gli stessi diritti. Ora ci limitiamo a trascrivere, ma andremo avanti. E io lo so, andremo avanti insieme … Se il prefetto annullerà la trascrizione chiederò i pareri legali per comprendere la legittimità di un eventuale annullamento. Certamente io difenderò la mia posizione“ ha dichiarato Marino, ammettendo implicitamente di operare in potenziale contrasto con la sovranità dello Stato italiano e della Santa Sede, come anche che la legittimità dei propri provvedimenti è contestabile.
Immediate le reazioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il quale, in osservanza delle norme emanate dal Ministero degli Interni, ha annunciato l’annullamento dell’atto.
«Una scelta ideologica», «un affronto istituzionale senza precedenti», «una mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico», attacca oggi la diocesi di Roma, il cui vescovo – ricordiamolo – è proprio Papa Francesco. «Una arbitraria presunzione», «inaccettabile», «proprio a Roma in questi giorni» di Sinodo della famiglia, secondo la Conferenza episcopale italiana (Cei).
Nello stessso senso i toni del ministro dell’Interno Alfano: “ Il sindaco Marino ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l’attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non puo’ sostituire la legge e non ha dunque alcun valore giuridico. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie.”
A riguardo anche la norma ‘laica’ è chiara:
  1. non esiste alcuna normativa che istituisce e regola il matrimonio tra persone dello stesso sesso (o unioni civili variamente definite): “il diritto fondamentale di contrarre matrimonio non è riconosciuto dalla nostra Costituzione a due persone dello stesso sesso” (C. Cass. 4184/2012)
  2. non è di nessun aiuto la giurisprudenza internazionale: “Si lascia decidere alla legislazione nazionale dello Stato contraente se permettere o meno il matrimonio omosessuale” (Corte Europea dei diritti dell’uomo, sentenza 24 giugno 2010, Prima Sezione, caso Schalk e Kopf contro Austria)
  3. non è possibile sopperire al vuoto normativo per sentenza emessa da giudici, la cui attività interpretativa non può spingersi fino a “incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati quando fu emanata” (C. Cost., 138/10; C. Cass. 4184/2012)
  4. l’unica Corte che finora non si è astenuta è il Tribunale di Grosseto ed in un unico caso (Ordinanza del 3 aprile 2014).
  5. La Circolare dd. 7.10.2014, relativa alla “Trascrizione nei registi dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero”, riafferma l’art. 9 del Decreto del presidente della Repubblica 396/2000 che assegna al Prefetto la funzione di vigilanza sugli uffici dello stato civile, al fine di “garantire che la fondamentale funzione di stato civile, esercitata, in ambito territoriale, dal Sindaco nella veste di ufficiale di Governo, sia svolta in piena coerenza con le norme attualmente vigenti che regolano la materia”.

E forse non tutti sanno che le norme vigenti, cioè il Codice Civile, prevedono quanto dettato da:

  • l’art. 107 che si riferisce espressamente al “marito” e alla “moglie”;
  • l’art. 115 cc secondo cui il cittadino è soggetto alle disposizioni del Codice civile anche quando contrae matrimonio all’estero;
  • gli artt. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e 9 della Carta di Nizza che fanno salva la discrezionalità degli Stati membri ad adottare norme in materia;
  • le sentenze della Corte costituzionale di cui sopra (C. Cost., 15 aprile 2010 n. 138) e della Corte di cassazione (C. Cass., sez. I, 15.3.2012, n. 4184).

Dunque, il sindaco della Città Eterna, di Roma Capitale, ha quasi sicuramente commesso un gran peccato mortale (vedi Relatio Synodi punto 56) e di certo nel giorno davvero sbagliato, fosse solo per il rispetto istituzionale verso la Santa Sede riunita democraticamente in consesso e per ingerenza internazionale visto che il Sinodo era prossimo a deliberare.

Ignazio Marino, però, ha acceso una contesa tra istituzioni, provocando pubblico scandalo (secondo chi protesta o borbotta) e, soprattutto, (per chi crede ancora nelle leggi) accettando delle richieste di trascrizione di matrimonio all’estero, irricevibili dato che quei cittadini che ben erano edotti che quella unione omosessuale era fuori dalle disposizioni del Codice civile italiano all’atto stesso della ‘stipula’.
Il tutto proprio nel giorno in cui il Vaticano, pur ritenendo l’omosessualità come peccato, dichiara urbis et orbis che “ Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».
Non è così che si vincerà la battaglia per il riconoscimento civile delle coppie gay e nessuno dovrebbe dimenticare – specialmente se occupa solo temporaneamente il ruolo di pubblico ufficiale – che mai si potrà imporre per cavillo che i diritti civili dei gay contemplino anche il ‘matrimonio’ (inteso come identica denominazione delle unioni eterosessuali) nella nazione in cui – per Costituzione vigente – Stato e Chiesa sono ambedue sovrani, senza modificare il Trattato che regola quell’articolo.

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Divorziati, conviventi, coppie gay: un Sinodo tra speranze e trasgressioni

18 ott

La relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo sulla famiglia (Relatio post disceptationem), presentata il 13 ottobre 2014 dal cardinale Péter Erdö , a differenza dei sinodi precedenti, mentre veniva fatto divieto ai padri sinodali di intervenire, ha sollevato molte speranze e ancor più polemiche.

“Cogliere gli elementi positivi presenti anche nelle forme imperfette di famiglia, comprese le convivenze pre-matrimoniali. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati) con scelte pastorali coraggiose. Riscoprire, nella enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità.” (Vatican Insider – La Stampa)

“Cancellato il senso del peccato; abolite le nozioni di bene e di male; soppressa la legge naturale; archiviato ogni riferimento positivo a valori quali la verginità e la castità. (Il Foglio)

Nella prima parte della relatio, il presidente della conferenza episcopale ungherese ha indicato – facendo riferimento alle teorie molto discutibili del filosofo francese Levi Strauss –  il “cambiamento antropologico-culturale” della società come “sfida” per la chiesa, in un quadro sociale che vede una situazione diffusa di poligamia o di “matrimonio per tappe” oppure la “prassi della convivenza” della società occidentale, ma anche  individualismo, solitudine, immaturità affettiva, aumento del numero dei divorzi, violenze domestiche sulle donne, fragilità dei bambini.

Tutto bene, se non fosse che mancava di precisare un qualsiasi elemento di valutazione morale.

Gay Pride a Roma – link a foto di La Repubblica

Carenza che si accentua nel seguito della relatio, il cui testo va analizzato tenendo conto che  neanche il Papa, in quanto Vicario di Cristo in Terra, può discostarsi da san Paolo (I Lettera ai Corinzi, 6, 9): “Né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”:

  1. riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati, il percorso di redenzione dal peccato ricompare, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”
  2. l’aspetto positivo della “relazionalità” da condizione ordinaria dell’essere umano – che diventa peccatore allorchè si comporta da ‘avaro’ e ‘rapace’ – diventa un bene in sé, da conseguire e da contrapporsi all’egoismo individualista
  3. una nuova norma, la “legge di gradualità”, che permette di cogliere dei progressivi “gradi di comunione” in tutte le situazioni peccaminose, perchè il male e il peccato propriamente non esistono, ma sono solo “forme imperfette di bene”, cosa che permetterebbe – ad esempio – ad idolatri come i Voodooisti o politeisti come i Neopagani di professarsi anche cristiani e accedere ai sacramenti
  4. la rinuncia alla conversione del peccatore è confermata, se “la questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana e evangelica integrando la dimensione sessuale” e “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?” .

Tutto bene, almeno dal punto di vista di un osservatore ‘laico’?

Certamente bene la questione dei conviventi e dei divorziati, che procede ottimamente superando la loro situazione di  ‘adulteri’ e ammettendo forme progressive di rientro nelle ecclesia.

Maluccio – teologicamente parlando – nell’accettare lo status quo degli “effeminati” e dei “sodomiti” delle Lettere di San Paolo come irreversibile, congenito, dato che questo poi comporterebbe accettare – alla stregua di Lombroso – che lo sia anche per i ‘ladri’ e i ‘maldicenti’ inclusi della lettera di San Paolo.

Molto peggio – secondo fede ma anche secondo scienza – sia nel decollare con datate ipotesi ‘antropologico-culturali’ sia per poi affondare nel considerare ‘avari’, ‘rapaci’, ‘effeminati’ e dei ‘sodomiti’ come naturali, affermando che la ‘relazionalità’ sia un bene in se da conseguire: l’Uomo non è più sanato dal peccato originale tramite il battesimo?

Gay Pride a Roma – link a foto di Giornalettismo

Non è un caso che i Circoli del Sinodo (le commissioni ristrette che produrranno il documento finale) abbiano  duramente contestato la relatio, è già noto che cinque su dieci presenteranno risposte critiche, mentre un altro gruppo  – l’Anglicus A guidato dal cardinale Leo Burke – sembra si dichiarerà apertamente contrario mentre molti autorevoli partecipanti fanno notare che di tutto si è parlato fuorchè della Famiglia che è il tema del consesso. L’unico gruppo ad esprimersi apertamente a favore è stato l’Italicus C, guidato dall’arcivescovo di Tirana, Angelo Massafra.

Questa sera il Sinodo si concluderà e verrà pubblicata la relatio conclusiva ed è prevedibile, ma non certo, che prevarrà la linea del vescovo di Riga, mons. Zbignevs Stankevics, che vuole “correggere alcune espressioni, non corrette” pervenendo ad “un testo finale più equilibrato e che risponda meglio alle sfide di oggi” perchè “il compito principale del Sinodo è di riaffermare la verità del Vangelo sul matrimonio … senza perdere l’identità cattolica e senza rinunciare alla verità sul matrimonio”.

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Ebola Story 3: Africa tra quarantena totale e intervento militare USA

16 ott

Ebola è un batterio (RNA) appartenente alla famiglia Filoviridae, è estremamente aggressivo per l’uomo ed è classificato in categoria A come potenziale agente di bioterrorismo dal  Working Group on Civilian Biodefense irlandese.

Causa una gamma di sintomi quali febbre, vomito, diarrea, dolore o malessere generalizzato e a volte emorragia interna e esterna  fino alla morte ( 50% all’89% secondo il ceppo virale), solitamente dovuta a shock ipovolemico o sindrome da disfunzione d’organo multipla.

In termini di biodifesa, una febbre emorragica virale presenta seri rischi (Irish W. G.C.B.) a causa di:
1. alta morbilità e mortalità;
2. potenziale  trasmissione da persona a persona;
3. bassa dose infettante e alta infettività mediante la diffusione di aerosol, con una capacità commisurata a causare grandi focolai;
4. vaccino efficace non disponibile o disponibile solo in quantità limitata;
5. in grado di causare ansia tra il pubblico e gli operatori sanitari;
6. stabilità ambientale.

E’ di ieri la notizia che secondo l’Association of American Physicians and Surgeons “la diffusione Ebola non può essere fermata fino a che i trasporti da aree endemiche non sarà vietato”.
La portavoce della maggiore associazione dei medici statunitensi, Lee Hieb, ha anche precisato che:

  1. negli USA esistono solo quattro ospedali di bio-contenimento
  2. i sistemi standard (abito di carta, guanti in lattice, maschere e visiera) sono davvero inadeguati per Ebola
  3. non stiamo facendo le cose più elementari di cui abbiamo bisogno di fare per contenere un contagio.

Riguardo l’idea di Barak Obama di inviare truppe statunitensi nelle zone dove si espande il contagio, Lee Hieb ha anche commentato “Abbiamo una sorta di tradizione nell’impegnare truppe senza un buon progetto strategico. Qual è il nostro piano? Non ho mai sentito il piano. E se facciamo il punto  16 sanitari di Medici Senza Frontiere, come altri provenienti dagli Stati Uniti, sono loro stessi infetti pur essendo personale altamente qualificato e addestrato. Ora ci accingiamo ad inviare Lance Corporal Smith laggiù e non credo che potremo venirne fuori senza che alcuni di questi ragazzi resteranno infettati”.

Il dottor Lee Hieb ha anche tranquillizato la popolazione ricordando che ebola non è il vaiolo, che si trasmette con estrema facilità per via aerea, come l’ultimo caso registrato in Europa, quando un unico paziente aveva contagiato e ucciso sei allievi infermieri perchè il suo respiro era andato dalla sua finestra ad un’altra finestra in ospedale.

Al momento, dunque, la prima opzione è quella di mettere in quarantena intere regioni dell’Africa, impedendo il rientro a casa di chi si recasse lì per molti giorni. Una scelta che confluirebbe inevitabilmente nel mettere progressivamente tutta l’Africa in quarantena (ovvero abbandonarla a se stessa), mentre Ebola avanza nel continente, e nel trasformare – prima o poi –  tutti coloro che arrivano da lì (neri, maghrebini e egiziani) in potenziali untori.

Il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim: “Ebola ha un impatto potenzialmente catastrofico, in gioco c’è il futuro dell’Africa. Il virus  ha già avuto un profondo impatto su milioni di persone in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Molte attività hanno chiuso, le compagnie aeree cancellano voli e gli scambi commerciali si sono ridotti. Le stime di crescita sono state tagliate significativemente’‘.

La quarantena verso l’Africa è un’ipotesi orribile dal punto di vista umanitario, terribile per il ritorno alla politica dei grandi blocchi, catostrofica per l’economia a medio termine, ma … secondo i sostenitori, almeno eviterebbe l’estendersi del contagio nel nord del mondo e la chiusura delle frontiere di tutti verso tutti, cioè la Guerra.

La seconda opzione è di mantenere le attuali misure, sperando che il contagio si allarghi lentamente e che al più presto arrivi quel vaccino che almeno da vent’anni cercano in tanti … ma Ebola si diffonderebbe comunque nelle aree maggiormente abitate, quanto meno in tutto il Terzo Mondo, innescando  un meccanismo di infezione omologa da uomo a uomo con un crescente numero di contagiati tra la popolazione fino a collasso del sistema sociale, finchè l’epidemia non si estingue da sola a causa del crollo demografico  …

L’utilizzo di militari statunitensi comporta sia il rischio che estendano il contagio a casa loro sia che  possano ritrovarsi tagliati fuori dal rientro per mesi o anni e – peggio – additati come untori dalla popolazione locale.

E il rischio maggiore al momento -in termini di ‘salto di qualità’ della crisi – è rappresentato dalla possibilità che Ebola approdi in India e Brasile, dove miseria e megalopoli fornirebbero il ‘materiale  umano’ di cui il batterio è affamato.

Infatti, l’India solo ieri ha accettato di rimpatriare ben 112 dipendenti della Afcons (terzo gruppo indiano nelle costruzioni) in fuga da diversi stati africani, di cui uno potenzialmente infetto, mostrando al mondo le poco rassicuranti immagini delle dotazioni di protezione del personale sanitario indiano. In Brasile  il responsabile per la vigilanza sulle epidemie del ministero della Salute, Jarbas Barbosa, ha confermato il primo probabile caso di ebola nello stato meridionale del Paranà.

segue

Ebola Story 1: quali i rischi di trasmissione e contagio?

 Ebola Story 2: il contagio arriva negli USA. Perchè fa così paura?

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Ebola Story 2: il contagio arriva negli USA. Perchè fa così paura?

15 ott

Ebola, arriva il secondo caso ‘nativo’ negli USA e Obama convoca un vertice d’urgenza alla Casa Bianca. Agitazione anche tra i leader europei –  Renzi, Merkel, Hollande, Cameron – che si tengono in costante contatto, mentre centinaia di persone sono già in quarantena.

Perchè fa così paura?

Finora, si riteneva che le epidemie fossero scoppiate nelle aree più povere ed isolate  a causa della carenza di strumenti appropriati e di protocolli igienico-sanitari. E fino ad un mesetto fa era fuori dubbio che Ebola non si trasmettesse al di fuori del contatto con fluidi corporei infetti.
Oggi no.

Solo per il ceppo Reston si era ipotizzato un elevato rischio di trasmissione via aerea, ma i filippini infetti erano risultati tutti asintomatici. Come anche, si riteneva che il contagio potesse avvenire solo nell’arco di una-due settimane dai sintomi, mentre oggi sappiamo che non è così, come sappiamo che anche dopo la guarigione lo sperma e il latte materno restano infetti.

Citizens Collapsing

In pratica Ebola sembra abbinare diverse delle caratteristiche dei più pericolosi agenti patogeni della storia umana:

  1. l’agente virale è un batterio come per la peste, il colera, la lebbra e molte febbri emorragiche o ricorrenti di origine epidemica
  2. la trasmissione del contagio attraverso la pelle  della peste e della lebbra o tramite i fluidi corporei e le feci del colera, del tifo e dell’AIDS
  3. una parte della sintomatologia coincide con quella del colera, in parte con quella della peste  in parte con quella delle altre febbri emorragiche o ricorrenti di origine epidemica.

Ebola è la tipica malattia epidemica che si diffonde aggredendo le aree maggiormente abitate, innescando  un meccanismo di infezione omologa da uomo a uomo con un crescente numero di contagiati tra la popolazione fino a collasso del sistema sociale, finchè l’epidemia non si estingue da sola a causa del crollo demografico.

Meno di due mesi fa, presumendo l’impossibilità di trasmissione aerea l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva previsto  oltre 20.000 casi al termine dell’epidemia, ma secondo Christian Althaus dell’Università di Berna, anche lui costruttore di modelli computazionali per la diffusione dell’epidemia, il conteggio finale potrebbe essere superiore a 100.000 casi.
Dall’agitazione crescente e dai livelli di quarantena che vengono applicati, anche centomila casi potrebbero rivelarsi una sottostima notevole: ad oggi il bilancio delle vittime dell’epidemia è saito in pochi mesi a 4.500 morti, senza contare che gli epidemiologi sul posto sottolineano la concreta possibilità che molti casi non vengano denunciati e registrati dalle autorità sanitarie.

Dunque, i Potenti del mondo stanno iniziando a chiedersi come funzionerà il mondo ‘durante e dopo Ebola’.

(segue Ebola Story 3: Africa tra quarantena totale e intervento militare USA)

(precedente Ebola Story 1: quali i rischi di trasmissione e contagio?

Originally posted on Demata

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