Pensioni d’oro: Matteo Renzi getta la maschera

26 nov

Mettere un tetto alle pensioni d’oro dei funzionari pubblici, che si applicherà su tutti i trattamenti pensionistici, anche “quelli già liquidati” ma solo “a decorrere dal 2015″ senza pensare di ridurle drasticamente è talmente poco – rispetto alle aspettative di milioni di invalidi e lavoratori anziani –  da rasentare il ridicolo.
Specialmente se si eliminano le penalizzazioni previste per chi va in pensione prima di 62 anni avendo comunque accumulato i requisiti richiesti, ma “limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017″.

Praticamente, significa annunciare al Paese che chi è nato più o meno prima del 1950 ha diritto a mantenere la propria rendita pensionistica a danno di chi è nato dopo, mentre restano a piede libero gli artefici di una sequel infinita di errori contabili e finanziari in circa vent’anni di ‘riforme pensionistiche’.

Peggio ancora se le donazioni liberali dei politici ai propri partiti (cioè a se stessi) vanno a sgravio – persino sulle pensioni – e tutte le altre no.

Certo, l’affluenza alle urne non interessa il nostro Premier, Matteo Renzi, tanto nessuno l’ha eletto per fare quel che fa oggi, come nessuno elesse Mario Monti, e può permettersi di strafregarsene dei su detti milioni di di invalidi e lavoratori anziani. Tanto il Patto del Nazareno è finito, l’eclisse del Centrodestra lo richiede, e l’attenzione dei nostri ‘rappresentanti del popolo’ è tutta rivolta all’irrisolta questione dell’enorme patrimonio immobiliare dell’ex Partito Comunista Italiano, di cui fruiscono anche i sindacati, tanto per dirla tutta.

Così andando le cose, in attesa che Alfano o Berlusconi stacchino la spina, il cattivo Matteo Renzi pensa a far cassa nel partito emanando un’indecente norma pensionistica che potrà essere gradita solo a chi nacque tra gli elettori pensionati e pensionandi.

Non venga più a parlarci di ‘nuovo’, di ‘giovani’, di ‘futuro’ eccetera eccetera.

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Perchè l’affluenza alle urne è un problema primario proprio in Italia

24 nov

Secondo Renzi “l’affluenza è problema secondario” e per Bersani è “sbagliato litigare con Cgil”, ma è nei fatti che in Emilia Romagna  il PD raccoglie il consenso ‘minimo garantito’, il 17,8% dei votanti, la Destra (FI + Lega) arriva sotto l’11%, il ‘nuovo’ 5S raccatta quasi il 5%, NCD e UDC semiestinti al di sotto dell’1%, la Sinistra ‘sinistra’ men dell’1,5%.
E alle urne mancano i voti  di ben 2.214.657 emilian-romagnoli su un totale di 3,5 milioni di aventi diritto al voto.

Dunque, NON è affatto “sbagliato litigare con Cgil”, se il  PD bene o male racimola – in tempi di vacche magre – il ‘suo’ quasi 20% effettivo.

“L’affluenza  è problema secondario” se, però, qualcuno dimostrasse che ad ‘esserci’ è sempre lo ‘zoccolo duro’ del PD, quello delle Coop e delle AssoCult, mentre gli elettori in fuga sono i pensionati con tessera sindacale ‘a vita’, che vedono in qualunque riforma il rischio di ritrovarsi le proprie  pensioni ridimensionate in favore di chi più giovane di loro.
L’affluenza resta un problema primario se insieme al PD c’è solo la Lega e la Destra, tenuto conto che sono – a differenza del centrosinistra – in crescita anzichè in calo. Salvini ormai è sicuro: “Siamo la vera alternativa al Pd. Renzi dovrebbe preoccuparsi, stiamo arrivando”. E come non dargli torto se NCD e UDC sono al lumicino?
Affluenza che affonda duramente le  5S, se in quattro anni son cresciuti solo di 23.000 voti in tutto su 3,5 milioni totali, ed ha voglia Grillo a dire che: “l’astensionismo non ha colpito il M5S”.
Morale della favola le elezioni  sono andate davvero male: non c’è solo l’Emilia Romagna con il suo astensionismo generalizzato. C’è anche la Calabria, una regione notoriamente ‘difficile’, dove PD  e Sinistra ottengono un risultato plebiscitario (61%) ma in realtà potranno contare sul consenso effettivo di un solo cittadino su quattro …

E che le elezioni siano andate davvero male si vede anche dalla scomparsa delle forze centriste, che preannunciano un oligopolio della sinistra nel medio periodo e delle debacle alla Obama o alla Hollande nel lungo (dieci anni).
Forse in tempi anche più brevi, se Matteo Renzi  non dimostrerà rapidamente di voler dare una risposta ai milioni di lavoratori (e contribuenti Inps ed ex Inpdap) danneggiati dalla Riforma Fornero.

Tra poche settimane lo ‘scudo’ del mandato europeo si  esaurirà e la fragilità del governo (come dei 5S) verrà tutta in luce: praticamente tutti i dirigenti pubblici  con ruoli esecutivi sono nati tra il 1950 e il  1962, proprio la fascia d’età che è esclusa ‘da sempre’ dal dibattito politico nel nostro  Paese.
Il vuoto di consensi che si sta allargando a macchia d’olio in Italia deriva anche e soprattutto dall’esclusione di un’intera generazione dai  ruoli direttivi della società, pur dirigendola come esecutivi, cioè garantendone quel poco di  servizi e di  produttività che restano. Una generazione che il sessantenne Grillo ed il quarantenne Renzi escludono a priori, dimenticando  che finchè non convincono (o coinvolgono) proprio questi  opinion maker – ovvero i padri dei ventenni e i figli  dei settantenni – non convinceranno gli altri …

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Il crepuscolo di Ignazio Marino. Quali avversari, quali scenari politici per Roma?

15 nov

A Roma capita che l’auto di servizio (di colore bianco) del sindaco venga vista  parcheggiata a poca distanza da quella sua personale (di colore rosso), una in divieto di sosta e l’altra in un posto riservato ai disabili. Lo riporta Il Tempo, menzionando i nomi dei testimoni: i fratelli  Fabrizio e Augusto Santori, l’ex consigliere municipale Fabrizio Figliomeni ed Emiliano Corsi del Comitato Difendiamo Roma.

Ignazio Marino Panda Divieto di Sosta Posto Disabili

Una figuraccia con l’aggravante del menefreghismo – secondo la tradizione di Pasquino – dato che da settimane si parla dello scandalo degli accessi ZTL e del parcheggio riservato ai senatori in cui è coinvolta la Panda rossa di Ignazio Marino, il sindaco ciclista, a vistosa prova che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Dignitas delinquentis peccatum auget. L’elevata posizione del reo aumenta la gravità del reato.

Marino Panda Rossa Delinquentis

E siamo al punto che, giorni fa, Lionello Cosentino, senatore del Pd e segretario del Pd romano, intervenendo a Effetto Giorno, su Radio 24, alla domanda se ‘il sindaco Marino reggerà fino a fine legislatura’, rispondeva: “Se fa poche cose utili sì: se paga le multe, se ci mettiamo tutti assieme a lavorare sui problemi veri di Roma, e non sulle polemiche tra partiti e le strumentalizzazioni. … Ci vuole uno scatto, ma non solo del sindaco, forse anche del ceto politico, delle forze politiche, della classe dirigente di questa città”.
Altrimenti si torna alle urne? “Altrimenti siamo colpevoli di fronte ai cittadini di questa città del fatto che non riusciamo a vedere la fine del tunnel di questa lunga crisi”.

Intanto, registriamo che Ignazio Marino è andato a Tor Sapienza ‘per ascoltare i cittadini’ ed è stato accolto tra i fischi, per poi dichiarare: “sono qui perchè i media vi hanno dipinto come criminali e razzisti ma siete persone come noi che cercano la felicità per se stessi e per i propri figli.  … Non chiuderemo il centro accoglienza ma cercheremo un compromesso tra quelle che sono le esigenze di tutti.”

In tutt’altro senso vanno le dichiarazioni  all’Ansa il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muizniks “Sono preoccupato per i violenti attacchi contro gli immigrati e la polizia”, ha dichiarato. … Questi attacchi sono il risultato dell’immagine distorta sugli immigrati che predomina in Italia e nelle politiche messe in atto che non rispettano pienamente i loro diritti … molte di queste persone sono richiedenti asilo e minori non accompagnati che fuggono dalla guerra e dalla persecuzione, e che spesso si ritrovano a vivere in condizioni inadeguate con poche possibilità di integrarsi”.

Politiche di competenza dei sindaci, come lo è Ignazio Marino almeno per ora, che – almeno a Roma – non sembrano rispettare i diritti dei rifugiati che si ritrovano a vivere in condizioni inadeguate e con poche possibilità di integrarsi, se il ministro Alfano ha dovuto ricordare che “l’errore di fondo è quello che i sindaci devono stare attenti perché non si possono mandare decine di migranti dove già ci sono i rom. Non si possono appesantire le periferie. Queste persone devono essere distribuite in modo razionale nelle città”.

Adducere inconveniens non est solvere argumentum. Portare eccezioni non è mai risolvere la questione.

Marino Adducere

Intanto, anche David Sassoli, già candidato alle primarie per le ultime comunali, arrivato secondo dietro Marino, e oggi a Bruxelles come videpresidente del parlamento europeo, rilascia su Twitter dichiarazioni aspre: «Ormai solo due romani su dieci approvano . L’arroganza non è un sistema di governo. Basta andare in giro per la città per capire quanti romani non si sentano rispettati dall’attuale amministrazione. Roma sta sprofondando nell’incuria e nel degrado. E’ un sindaco inadeguato».

Poi, secondo l’inchiesta di Repubblica-l’Espresso, a volere la testa del sindaco di Roma Capitale, ci sarebbero:

  1. la famiglia Tredicine, imprenditori e politici, signori delle preferenze in Forza Italia, che guidano la rivolta di bancarellari e ristoratori
  2. il Centro cattolico (Ncd) che non vuole i matrimoni gay, né che il sindaco trascriva quelli fatti all’estero nei registri del comune, con un’operazione mediatica messa in atto proprio mentre si svolgeva il Sinodo sulla Famiglia
  3. la corrente “romanamente” renziana, del asse tra il deputato PD Umberto Marroni, giù dalemiano, con Enrico Gasbarra e i popolari, molto attenta alle esigenze dei costruttori e al nuovo stadio della Roma, arrivato in extremis per un emendamento allo Sblocca Italia
  4. il Gruppo Caltagirone per come il sindaco è intervenuto su Acea, ridimensionando di molto il ruolo finora giocato dal “socio”
  5. l’ex sponsor Goffredo Bettini e Luciano Nobili, vicesegretario del Pd a Roma
  6. Dario Franceschini che potrebbe spostarsi presto sulla stessa poltrona di Marino e sua moglie, consigliera comunale e presidente della commissione cultura, Michela Di Biase che si sta battendo, non senza ragioni, sulla partita del cinema Metropolitan, nella centralissima via del Corso
  7. Francesco D’Ausilio, assessore dimissionario dopo che nella sua gestione era trapelato il sondaggio riservato, commissionato dal Pd, che confermava un  livello di gradimento bassissimo dei romani verso Ignazio Marino.

Sapiens fingit fortunam sibi. L’uomo saggio forgia da solo la propria fortuna.

Marino fortuna

A questo punto della storia è bene sapere che l’articolo 53 del Testo Unico degli enti locali sancisce che le dimissioni presentate dal sindaco diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al Consiglio comunale. Da quel momento, il Sindaco stesso, la Giunta e il Consiglio hanno solo poteri di ordinaria amministrazione.

Trascorso questo periodo, inizia la procedura di scioglimento del Consiglio comunale e cessano tutte le cariche politiche, con il Prefetto che nomina un Commissario, detto prefettizio, fino alla conclusione del procedimento di scioglimento che termina con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, entro 90 giorni.

Anche nel caso dell’approvazione di una mozione di sfiducia – come quella presentata dai consiglieri Ncd Roberto Cantiani e Lavinia Mennuni –  la norma (decreto legislativo 267/2000) prevede lo scioglimento del Consiglio comunale.

Tutti a casa? Vedremo …

In praetoriis leones, in castris lepores. Nel palazzo leoni, nell’accampamento lepri.

 

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I

Lager di periferia

15 nov

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 scontri Tor SapienzaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Nel  2154 l’umanità rimasta sulla Terra è un’unica grande classe operaia, che mescola criminali e lavoratori, tutti tenuti a bada e dominati con pugno di ferro attraverso i robot, da un’elite che da tempo ha lasciato il vecchio pianeta devastato e avvelenato, per andare a vivere a Elysium,  una stazione orbitante intorno al pianeta,  dove ci sono le cure per guarire da ogni malattia, c’è il verde, il benessere e il disinteresse per ciò che accade più in basso, sulla Terra, dove gli schiavi  lavorano per mantenere la stazione.

Siamo nel 2014 e i governi e le nazioni maggiormente responsabili del cambiamento climatico, dell’inquinamento, della dissipazione di suolo e risorse, di un profitto sempre più rapace e di disuguaglianze sempre più feroci, forse non hanno ancora progettato di lanciare nello spazio Elysium, come nel film, dove dare comodo e protetto ricetto alle loro elite privilegiate…

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Salvini provoca, Sinistra violenta ma santa e … la democrazia alle ortiche?

10 nov

Fabrizio Cicchitto (Ncd). “Il protagonismo di Salvini mirato per quello che riguarda i tempi e i luoghi ha puntato a sua volta ad incendiare la prateria, innescando processi e reazioni con obiettivi elettorali e demagogici”.
Carlo Giovanardi: “C’è chi cerca con impegno l’incidente e lo trova, come Matteo Salvini”.

Manes Bernardini: “le provocazioni generano solo provocazioni”. Stefano Bonaccini, Pd: “E’ alla ricerca quotidiana di provocazioni e sensazionalismi”. Cristina Quintavalla, candidata per l’Altra Emilia Romagna: “Salvini e Fabbri, fascisti su Marte, Bologna e l’Emilia sono medaglia d’oro per la Resistenza!”.

Ignazio Messina, segretario nazionale Idv: “Semplici provocazioni elettorali”. Ross@ Bologna: “a Salvini a tutti i razzisti e a tutti i fascisti che ci troveranno sempre al nostro posto ad accogliere qualunque ‘bastardo senza gloria'”.

Anche questi i commenti che hanno fatto seguito all’assalto e parziale distruzione dell’autovettura del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che tentava di visitare – come nelle sue prerogative di parlamentare – il campo sinti di via Erbosa dopo l’aggressione subita da un’esponente bolognese del partito.

A vedere le immagini diffuse, Salvini e i suoi accompagnatori sono rimasti illesi per mero caso.

salvini auto distrutta bologna

Salvini provocatore?
Certamente si quanto altrettanto no.

A voler ragionare con ‘il si fa ma non si dice’ dovremmo ammettere che ‘se l’è cercata'; a voler parlare di Stato di diritto, ha dimostrato che in certe zone i politici di destra non possono esercitare i propri diritti, figurarsi i cittadini ‘normali’. Anzi, c’è da stare attenti a non prendere botte, come capita non di rado ai cronisti e cameraman.

Così andando le cose, serviva il ‘buon’ Salvini – quello dei cori antipartenopei – per dimostrare che  una parte della Sinistra usa  metodi squadristici verso chi gli si oppone, mentre un’altra parte plaude più o meno palesemente.

E, se tutto questo permanesse senza che lo Stato intervenga, vuoi vedere che il ‘provocatore’ Salvini chiederà di ‘invalidare le prossime elezioni’ perchè in determinati territori la Lega e la Destra non potranno far comizi e propaganda?

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Elezioni del Presidente: senza il Centro mancano i numeri

10 nov

L’elezione del Capo dello Stato è regolata dall’articolo 83 della Costituzione. Il presidente viene eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per Regione eletti dal Consiglio regionale (la Valle d’Aosta ha un solo delegato): per l’elezione dalla terza seduta in poi, servono, quindi, 505 voti, ovvero la metà più uno dei 630 deputati, 320 senatori (315 eletti e 5 senatori a vita) e 58 delegati delle Regioni.

Allo stato attuale i Gruppi Parlamentari sono così divisi e questo permette di prevedere quali alleanze o priorità siano realmente perseguibili e quali ‘meri specchietti per allodole’.

Alleanze voto presidenziale 1

Dunque, se l’obiettivo è superare la soglia dei 504 voti, le alleanze che potranno credibilmente sostenere un candidato sono le seguenti, dando per assunto che dalle regioni arriveranno delegati più o meno conformi alla distribuzione media nazionale dei partiti.
I colori dal rosso al verde evidenziano quali candidature potrebbero essere indebolite da più o meno rilevanti fazioni, resistenze e defezioni interne dei partiti, in particolare nel PD.

Alleanze voto presidenziale a1

In parole povere, se il candidato stesse bene ad Alfano & co. ci sarebbero buone possibilità di essere eletto, mentre, se il Centro Destra fosse fuori dai giochi, PD e alleati potrebbero permettersi al massimo una cinquantina di voti dispersi e comunque dibattersi tra mille anime e una dozzina di nomi.
Allo stato attuale del PD e del M5S, un candidato che non possa contare sull’attuale alleanza di governo (più qualcosina in più) potrebbe veder deluse le proprie aspettative per una manciata di voti, venuti a mancare proprio dal partito di maggioranza …

E’ già accaduto due anni fa e si dovette rieleggere Giorgio Napolitano di fretta e furia. Speriamo che la componente ‘avventurista’ del PD non perseveri nell’errore.

Mantenersi ‘neutrali’ tra NCD e M5S e proporre un candidato autorevole e appropriato – cioè appetibile agli ‘uomini di buona volontà’ di ambedue i gruppi parlamentari – è l’unica carta vincente del PD per uscire dall’assedio della sua posizione dominante, ma stazionaria e pericolosamente sterile.
Renzi il pragmatico lo sa e se, poi, i cinquanta o cento ‘dissidenti’ volessero dichiararsi fin da principio, tanto di guadagnato.

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Napolitano lascia: nomi, curricoli, lobbies, probabilità

9 nov

Giusto il tempo di deporre a porte chiuse nell’udienza del processo Stato-mafia del 28 ottobre scorso e Giorgio Napolitano lascia trapelare che ‘a Natale’ lascerà il Quirinale.

Perchè non lasciarlo prima e perchè non lasciarlo qualche mese dopo è il mistero di questi giorni che mistero non è: Renzi è ormai assurto da sindaco di una piccola città a demiurgo della politica nazionale, mentre il suo mandato europeo è agli sgoccioli e si va a superare il Patto del Nazareno.

Dunque, non c’è da meravigliarsi se i ‘nomi’ dei papabili a Presidente della Repubblica facciano tutti capo al Partito Democratico.

GLI IMPOSSIBILI

Alcuni dei nomi che circolano non hanno i ‘pieni requisiti’ per divenire presidenti, non almeno quelli di prassi necessari: assenza di conflitti di interessi – se non scandali in famiglia – come anche l’aver mai commesso gravi errori politici o emanato norme inique. Questioni che, fondate o meno, li ha resi – per un motivo o un altro – sgraditi a una discreta parte di italiani, in un momento in cui il Paese ha bisogno di un ‘presidente di tutti’.

Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, il cui marito, Melchiorre Fidelbo, è stato rinviato a giudizio nel processo per l’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre, in cui è coinvolto anche il  senatore PD Antonio Scavone, nominato – mesi fa – dal presidente del Senato Pietro Grasso come componente della commissione di vigilanza Rai, azienda partecipata dallo Stato, pur essendo rinviato a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e abuso d’ufficio

Walter Veltroni, il sindaco che lasciò Roma con miliardi di debiti, migliaia di interventi manutentivi inevasi come di operatori dei servizi esternalizzati poi rimasti disoccupati, milioni di multe poi demandate ad Equitalia, decine e decine di norme o regolamenti nazionali ed europei inevasi

Romano Prodi, lo smantellatore dell’industria manifatturiera (IRI) che oggi rimpiangiamo e l’inventore della Cassa integrazione (Maserati) che oggi malediciamo, l’economista che  – tra il 2007 e il 2008 quando era al governo – incrementò ulteriormente la spesa pubblica narrando di un ‘tesoretto’ che ‘deficit’ era, il politico del ‘si può fare’, dell’Eurozona delle banche e della Costituzione europea che nessuno ha adottato, il premier che pretese la spedizione militare italiana in Libano

Giuliano Amato, ex  sottosegretario alla Presidenza del consiglio nei due governi Craxi I e Craxi II, ex presidente del Consiglio, che approvò, l’11 luglio 1992, un decreto legge da 30.000 miliardi di lire (retroattivo al 9 luglio) per il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari degli italiani, ex  ministro dell’Interno ha impartì per primo a tutti i prefetti e sindaci italiani la disposizione di non trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero, perché considerati contrari all’ordine pubblico, autore della riforma delle pensioni del 1992 che salvaguardò le pensioni d’oro, escluse i nati prima del 1950 dall’introduzione del regime contributivo, dimenticò milioni di invalidi

Piero Fassino, nipote di uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano, figlio del comandante della 41ª brigata partigiana Garibaldi, laureatosi a 49 anni in Scienze Politiche, del quale il 31 dicembre 2005 il Giornale pubblicava stralci di un’intercettazione telefonica – illegittima perchè coperta da segreto – in cui Fassino chiedeva a Giovanni Consorte, manager della Unipol e all’epoca coinvolto nello scandalo di Bancopoli: «E allora siamo padroni di una banca?»

GLI IMPROBABILI

Altri dei nomi circolanti sono ‘deboli’ a causa di aspetti inerenti la carriera svolta, tutti – per un motivo o un altro – sgraditi a una discreta parte di italiani, ma che sono ‘rafforzati’ dal consenso che gli perviene da  alcuni Poteri Forti o ‘grandi elettori’ che dir si voglia.

Roberta Pinotti, ex capo educatore nell’AGESCI, laureata in lettere moderne, sposata con un medico, attuale ministro della Difesa, finora non è riuscita nè a far liberare i nostro marò che l’India detiene senza processo nè a procurarci un posto al sole (o almeno all’ombra) nello scenario politico-militare del Mediterraneo, commissariati dall’UE per i pattugliamenti in mare ‘entro le acque territoriali’, con il disastro libico che incombe, mentre forniamo droni contro IS e gli F35 restano un enigma

Pier Carlo Padoan, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale, ex vice segretario generale ed ex capo economista dell’OCSE, poco carismatico Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Renzi

Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte ed una vita nel PCI, stop

Piero Grasso, presidente del Senato, ex magistrato, noto anche per le sue controverse frasi verso i magistrati antimafia Caselli, Falcone e Borsellino

Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera e attuale presidente della Commissione esteri del Senato, marito della ricchissima Azzurra Caltagirone, ex strenuo sostenitore di Mario Monti ed Elsa Fornero

I PAPABILI

Sono coloro i quali hanno un curriculum o una carriera che li rende – in un modo o nell’altro – ‘esponenti del nuovo’.

Luigi Zanda, ex Margherita, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, ex consigliere di amministrazione del gruppo editoriale L’Espresso con Eugenio Scalfari, ex segretario-portavoce di Francesco Cossiga al Ministero dell’Interno (1976-1978), ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario dello Stato per gli interventi di riequilibrio ambientale e di difesa di Venezia e della sua laguna, ex presidente di Lottomatica, ex presidente ed amministratore delegato dell’Agenzia romana per la preparazione del Giubileo del 2000, ex Consigliere di amministrazione della RAI. Mai coivolto in scandali

Marta Cartabia (14 maggio 1963), autorevole docente e costituzionalista italiana, giudice costituzionale dal 2011. Esperta di diritto europeo, forse l’unica che potrebbe portare l’Italia alle riforme dell’infrastruttura normativa e della giustizia

Dario Franceschini, ex Margherita, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, figlio di un partigiano cattolico poi deputato per la Democrazia Cristiana , è in politica dall’età di 16 anni. Potrebbe risultare gradito a gran parte dei partiti

Graziano Del Rio, medico endocrinologo, cattolico praticante, nove figli, dal 2013 ai vertici dei governi Letta e Renzi, ex  consigliere regionale dell’Emilia-Romagna ed ex sindaco di Reggio Emilia (la patria della famiglia Prodi) eletto al primo turno con il 63,2% dei voti, ex presidente dell’Associazione dei Comuni. Potrebbe risultare l’esponente giusto per la ‘provincia profonda’ italiana largamente rappresentata in Parlamento

Paolo Gentiloni, neoministro degli Affari Esteri, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silverj, ex direttore del mensile “La Nuova ecologia”, ex portavoce del sindaco di Roma Francesco Rutelli ed antagonista di Ignazio Marino alle scorse Primarie romane. Il volto dell’Italia che attende di cambiare da venti anni e passa

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ex governatore di Banca d’Italia, ex consulente di Goldman Sachs. L’unico che in questi ultimi dieci anni ha dimostrato di amare l’Italia e saper tenere la barra al centro

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