Brittany Maynard: suicidio o eutanasia?

31 ott

santa muerte Nell’aprile scorso a Brittany Maynard,  29 anni, dopo un intervento chirurgico e una serie di chemioterapie, erano stati diagnosticati sei mesi di vita per un tumore al cervello scoperto pochi mesi prima.

Così Britanny decide di trasferirsi da San Francisco, dove viveva, a Portland in Oregon, che  è – con Vermont, Montana, New Mexico e Washington State – uno degli stati che offrono protezione legale (Death With Dignity Act ) ai malati terminali che vogliano l’eutanasia.

E domani tutto questo avverrà, mentre i media già diffondono le foto della sua gita in famiglia al Gran Canyon, dato che Britanny ha deciso di usare la propria morte come una campagna mediatica pro eutanasia.

“Non sono una suicida e se lo fossi stata l’avrei già fatto, ma sto morendo e voglio farlo. Il mio tumore è così grande che servirebbero delle potenti radiazioni al cervello solo per rallentarne l’avanzata ma con effetti collaterali spaventosi, tra cui le ustioni. Con la mia famiglia abbiamo ragionato e verificato che non esiste un trattamento. Le cure palliative inoltre non riducono comunque il dolore devastante e la possibilità che possa perdere a breve le capacità cognitiva e di movimento, ho deciso quindi per una morte dignitosa”.

E che sia in fin di vita, lo conferma il fatto che, all’indomani della gita al Canyon, la ragazza è stata ricoverata in ospedale con il più grave attacco epilettico nella breve storia della sua malattia che l’ha lasciata per ore incapace di parlare.

Diversi i commenti dei media, che comunque tutti stanno dando ampio risalto alla vicenda: una ‘che ha deciso di andarsene alle sue condizioni’ (La Stampa), che “ha deciso che avrebbe giocato d’anticipo con la Nera Signora. Avrebbe scelto lei quando darle appuntamento e non viceversa” (Panorama), “volersi confessare davanti alle telecamere, per molti una scelta nobile, per altri si annuncia come un suicidio tramutato in spettacolo” (RaiNews).
Secondo Famiglia Cristiana, nel video registrato il 13 ottobre e diffuso ieri dalla Cnn, “Brittany Maynard ritratta la scelta di porre fine alla sua vita il primo di novembre. O quanto meno la mette in stand by.

Il solito coro, insomma.
I modernisti e i laici invocano la libertà di aborto e/o eutanasia, le religioni che si sono affermate negli ultimi 2000 anni (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) non sanno bene come metterla, tutti gli altri culti arricciano il naso per la faciloneria con cui si affronta la questione.

Infatti, ad applicare un bel po’ di religioni ‘ancora vigenti’ ce ne sarebbero cose da dire.

Innanzitutto, nessun’altra religione – diversa da quelle che accettano la Bibbia come libro sacro – considera il suicidio un ‘peccato di per se’ e tutte – nei modi che vedremo – trovano applicazione al triste caso di Britanny.

02115_bastone_aesculapioIl mondo antico fondava i propri principi riguardo l’eutanasia nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.): “somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo” e simili indicazioni erano già nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi ( 1792 al 1750 a.C.).

Il suicidio e l’assistenza allo stesso – se da parte di una persona diversa da un medico o da uno schiavo – erano considerati con rispetto.

E andando dall’Olimpo al Walhalla, alla religione dei suoi antenati – quella di Thyr, di Odino e del Ragnarok – c’è una sola scelta ‘perfetta’ ad eccezione del suicidio: rifiutare le cure e affrontare la ‘propria morte’ in un luogo isolato e senza assistenza per attacco epilettico, collasso o ictus che fosse.
Atteggiamento simile sarebbe stato consigliato dalle religioni precolombiane indo-mesoamericane, da confuciani, buddisti e animisti vari.

Allontanarsi in mare, nei boschi o nel deserto … cercando nella solitudine il proprio ultimo ‘Se’, amando la Vita fino all’ultimo istante, prima che la malattia arrivi a deturpare tutto.

Il problema di Britanny, il problema di tutti noi è che il culto dell’onnipotenza – divina o umana la medaglia è una sola –  ha ormai attecchito nella nostra società sotto tutte le latitudini.
Per rendersene conto basta ascoltare i discorsi di tanti nostri  settantenni od ottantenni che – sopravvissuti ad altri di loro prematuramente scomparsi – si lamentano dell’amaro destino riservatogli – da Dio o dalla sorte – per prevedibili malanni e dolori che li accompagneranno alla Morte, invidiando la sorte di chi giovane o sessantenne abbia perso la vita in un attimo o nel sangue …

Britanny ha tutto il diritto di decidere di morire, per lasciar corso alla malattia o per metallo o veleno che fosse. E è quello che ha fatto: è andata dopo le potevano prescrivere un veleno e l’ha acquistato.

Ma non si tratta di eutanasia: è un suicidio.

La questione ‘morale’ riguarda solo il fatto se avesse il diritto di comprare quel veleno dal droghiere o in farmacia: l’eutanasia è un problema dei medici, l’accesso a determinati veleni per i malati terminali (o il possesso di un’arma da fuoco) è un altro.
Se la propria morte non è una questione del tutto privata, cosa può esserlo mai?

A proposito, nel ‘ringraziare’ chi ha strumentalizzato Britanny e tutti i malati come lei, prendiamo atto che – grazie a lei – la ‘morte privata’ è divenuta show business: a quando il prossimo pre mortem a reti unificate?

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Leopolda5: nei nomi dei presenti il manifesto del flop renziano

24 ott

jolly jokerAlla Leopolda5 sono annunciati tanti ospiti le cui facce e i cui curricula ci racconteranno la credibilità e le intenzioni di Matteo Renzi, in vista dello scontro che si acutizzerà da gennaio in poi, nel partito e nel paese.

Ad esempio, tra i renziani rampanti, ci sarà anche Edoardo Fanucci, ex sindaco di Montecatini Terme e autore della Webtax che impone di acquistare servizi on line solo da fornitori ‘italiani’ … immancabilmente dotati di partita Iva. O Silvia Fregolent, il cui impegno in questi due anni è consistito in una solerte presenza in Parlamento ed in voti espressi sempre secondo direttiva di partito, oltre ad una proposta di legge per … semplificare le cremazioni, che la vede prima firmataria.

Ci sarà anche la ex comunista Lorenza Bonaccorsi da Roma che il 5 febbraio scorso affermava che “il rilancio di Alitalia è strategico per l’intero sistema Paese, per l’economia di Roma e del Lazio e, come veniva ricordato, per lo scalo di Fiumicino”, mentre … è la Lombardia ad avere 12 milioni di abitanti. O Luigi Famiglietti, sindaco di Frigento e primo firmatario di un disegno di legge … per la realizzazione di una rete della mobilità dolce nonché per la tutela e la valorizzazione del patrimonio stradale e ferroviario in abbandono.

Alla Leopolda5 ci sarà anche una bella fetta di governo, come Andrea Orlando, ligure spezzino, che è il ministro della Giustizia coinvolto nel caso del consigliere CSM con titoli carenti) ed era ministro dell’Ambiente nel governo di Enrico Letta, durante il quale si sarebbe ancora potuto intervenire per prevenire il disastro di questi giorni in Liguria.

assobicycleCi saranno anche Graziano Del Rio, prodiano già sindaco di Reggio Emilia e da qualche anno consigliori politico dei premier di sinistra per gli affari regionali e Giuliano Poletti, ex leader della LegaCoop ed oggi ministro del Welfare anche se di welfare non parla mai e ministro del Lavoro anche se di lavoro se ne occupano altri. Giusto per chiarire quali lobbies hanno diritto ad un posto al sole … se governa la sinistra.
Intanto, quasi per convalidare il dubbio, Corsera annuncia che ci sarà anche Rossella Orlandi, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate … e che parteciperà anche Mike Moffo l’esperto di comunicazione politica di Barak Obama, che ha ricoperto ruoli di deputy field director nelle due campagne presidenziali di Obama del 2008 e del 2012 ed è in Italia, ospite del nuovo think tank progressista OpeNetwork.

O Roberta Pinotti, cresciuta negli scout dell’Agesci e ministro della Difesa, che alla Festa dell’Unità del 7 settembre scorso annunciava la possibilità di utilizzo dei droni italiani contro l’Isis – «abbiamo deciso di dare le nostre armi a chi si deve difendere» – mentre ad oltre due anni dal sequestro dei nostri marò in India precisava che «auguro si possa aprire un dialogo col nuovo governo indiano, altrimenti c’è la strada dell’internazionalizzazione con il coinvolgimento dell’Onu» … questioni di priorità.

appesoDunque, il partito che Matteo Renzi vorrebbe con se ha delle caratteristiche ben delineate:

  • sudditanza dalle lobbies della Information Technology mentre persino Microsoft sta cercando di spostarsi in Europa a causa delle politiche obamiane di controllo del Web
  • predominio della provincia profonda e padronale sulle grandi aree urbanizzate, mentre la metà dei giovani italiani vive in Lombardia, Campania e Sicilia
  • centralità dell’asse tosco-emiliano e dereguation del lavoro senza corrispettivi ammortizzatori sociali, alla stregua di tanti ‘soci’ delle Coop
  • scarsa presenza /rappresentatività del Settentrione e del Meridione, dove vivono quasi 3/4 degli italiani, anche se questo è un problema del Partito Democratico nel suo complesso
  • forte propensione per il controllo sociale e la fiscalità a fronte di una assenza di politiche nazionali o infrastrutturali

Nulla dunque che abbia a che vedere con Silvio Berlusconi e ancor meno con il Centrodestra, bensì la prosecuzione dell’egemonia del Piemonte, della Toscana, dell’Emilia e di Roma Capitale che tanti danni hanno causato al nostro Bel Paese, credendo di portare a se risorse, professionalità e mentalità che ben attecchivano altrove e di trattenerle nel tempo, pur mantenendo equilibri sociali e interessi finanziari risalenti alla fase peggiore dell’Evo Moderno.

Dunque, non potremo meravigliarci se tra un anno o due ci troveremo con un exploit dei partiti collegati al Fronte Nazionale francese.
Non è un caso che il giovane Renzi sia sostenuto – nel partito – dalle regioni più anziane d’Italia, cioè nel Piemonte, in Emilia, in Toscana e in Liguria, dove almeno un terzo della popolazione è ultrasettantenne e – durante la Guerra Fredda – era il serbatoio di voti del Partito Comunista.

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Il Sinodo apre a divorziati e conviventi etero

19 ott

In estratto dalal relazione finale del Sinodo per la Famiglia del 19 ottobre 2014:

“L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio.
Ma nello stesso tempo ha messo in pratica la dottrina insegna ta manifestando così il vero significato della misericordia. Ciò appare chiaramente negli incontri con la samaritana (Gv 4,1-30) e con l’adultera (Gv 8,1-11) in cui Gesù, con un atteggiamento di amore verso la persona peccatrice, porta al pentimento e alla conversione (“va’ e non peccare più”), condizione per il perdono.

Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina (Gen 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (Gen 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen 2,24).

Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cf. Mc 10,1-12).
una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto
spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale.
Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano –comunque fondato sulla relazione stabile
e vera di un uomo e una donna –, che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Conlo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana.

In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera
anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano.

La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che que
llo sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede.

Le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promovendo la loro partecipazione alla vita della comunità.
Prendersi cura di loro non è per la comunità cristiana un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza circa l’indissolubilità
matrimoniale, anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carità.

Si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia.
Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale.

Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali».

Circa le cause matrimoniali lo snellimento della procedura, richiesto da molti, oltre alla preparazione di sufficienti operatori, chierici e laici con dedizione prioritaria, esige di sottolineare la responsabilità del vescovo diocesano, il quale nella sua diocesi potrebbe
incaricare dei consulenti debitamente preparati che possano gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio. Tale funzione può essere svolta da un ufficio o persone qualificate.

Dunque  – riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati –  si aprono le porte per la loro riammissione, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”.

Gesù ama anche i divorziati …

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Vatican opens to divorced and civil unions, if hetero

19 ott

Abstract from the Final Relation odf the Synod on the Family (Relatio post disceptationem), filed October 19, 2014.

“The indissolubility of marriage (“What therefore God has joined together, let not man put asunder” Mt 19,6), is not to be understood as “yoke” imposed on men, but as a “gift” made ​​to two persons united by the marriage.
But at the same time we have to put into practice the doctrine teached thus manifesting the true meaning of mercy. This appears clearly in the meetings with the Samaritan woman (Jn 4.1 to 30) and with the adulteress (Jn 8.1 to 11) in which Jesus, with an attitude of love toward sinful person, leads to repentance and conversion (“Go and sin no more”), as condition for forgiveness.

God has not only created human beings male and female (Gen 1:27), but he also blessed because they were fruitful and multiply (Gen 1:28). For this reason, “a man shall leave his father and his mother and cleaves to his wife and the two shall become one flesh” (Gen 2:24). Jesus, who has reconciled all things to himself, reported the marriage and the family to their original form (cf. Mk 10,1-12).

A new dimension of family ministry today is to pay attention to the reality of civil marriages between men and women, in traditional marriages and, in due differences, even at cohabitation. When the union reached a remarkable stability through a public bond, is characterized by deep affection, from liability in respect of offspring, from the ability to pass the tests, can be seen as an opportunity to accompany the development of the sacrament of marriage.

So there are valid elements in some forms outside of Christian marriage – however based on stable relationship and true of a man and a woman – which in any case we are driven to it. Looking to the human wisdom of peoples and cultures, the Church also recognizes the family as the basic , necessary and fruitful cell of human society.

In order for a pastoral approach to people who have contracted a civil marriage, who are divorced and remarried, or who simply live together, the responsibility of the Church to reveal to them the divine pedagogy of grace in their lives and help them to reach the fullness of God’s plan in them.
Following the gaze of Christ, whose light illumines every man (cf. Jn 1,9; Gaudium et Spes, 22), the Church turns with love to those who participate in its life so incomplete, recognizing that the grace of God works also in their lives by giving them the courage to do good, to take care with love for one another and be at the service of the community in which they live and work.

The Church, as a safe teacher  and caring mother, while recognizing that for the baptized, there is no bridal than sacramental  and that any breach of it is against the will of God, is also aware of the fragility of many of his children who struggle in the path of faith.

The situations of divorced and remarried require careful discernment and accompaniment of great respect, avoiding any language and attitude that makes them feel discriminated against and promoting their participation in community life.
Caring for them is not for the Christian community a weakening of his faith and his testimony about the indissolubility of marriage rather it expresses itself in this its charity care.

We reflected on the possibility that the divorced and remarried have access to the sacraments of Penance and the Eucharist.
Some fathers have argued that divorced and remarried or cohabiting may have recourse to the fruitful spiritual communion. Other fathers have wondered why they can not gain access to the sacraments.

It is still the issue in-depth, bearing in mind the distinction between the objective situation of sin and extenuating circumstances, given that “the imputability or responsibility for an action can be diminished or even nullified” by various “psychological or social factors.”

About the sentences of religious annulment of marriage the streamlining of procedure, requested by many – in addition to the formation of sufficient number of workers, clergies and laities with dedication priority – demands to emphasize the responsibility of the diocesan bishop, who in his diocese could instruct the consultants prepared properly they can free advising the parties on the validity of their marriage. This function can be performed by qualified persons or an office.

So – in relation to civil partnerships and heterosexual marriages, as well as for divorced and remarried – Church opens the doors to their readmission, when “the responsibility of the church to recognize the seeds of the Word spread beyond its visible and sacramental borders ” in allusion to the Orthodox Church , for which the celebration of a second marriage “is repentance, not a sacrament” – as well clarified the Cardinal Archbishop of Lyon, Philippe Barbarin, on Vatican Radio – in which the spouses are “welcomed and blessed” after a period of penance “relying on the relationship between the faithful and the parish priest, confessor and bishop. “

So Jesus blesses the divorced too if they are goodwill persons.

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Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

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Matrimoni gay dopo il Sinodo e l’exploit di Marino: cosa dicono le leggi

19 ott
“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, ha sancito che:
  • 55. (ndr approvato con 118 voti a favore e 62 contrari) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogatisu quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
  • 56. (ndr approvato con 159 voti a favore e 21 contrari) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.
Intanto, a meno di un chilometro di distanza, nella stessa Roma dove si svolgeva un Sinodo mondiale dei vescovi – ovvero l’unica struttura democratica del Vaticano – il sindaco Ignazio Marino trascriveva ben sedici matrimoni omosessuali contratti all’estero.
Le leggi  devono consentire a tutti di avere gli stessi diritti. Ora ci limitiamo a trascrivere, ma andremo avanti. E io lo so, andremo avanti insieme … Se il prefetto annullerà la trascrizione chiederò i pareri legali per comprendere la legittimità di un eventuale annullamento. Certamente io difenderò la mia posizione“ ha dichiarato Marino, ammettendo implicitamente di operare in potenziale contrasto con la sovranità dello Stato italiano e della Santa Sede, come anche che la legittimità dei propri provvedimenti è contestabile.
Immediate le reazioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il quale, in osservanza delle norme emanate dal Ministero degli Interni, ha annunciato l’annullamento dell’atto.
«Una scelta ideologica», «un affronto istituzionale senza precedenti», «una mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico», attacca oggi la diocesi di Roma, il cui vescovo – ricordiamolo – è proprio Papa Francesco. «Una arbitraria presunzione», «inaccettabile», «proprio a Roma in questi giorni» di Sinodo della famiglia, secondo la Conferenza episcopale italiana (Cei).
Nello stessso senso i toni del ministro dell’Interno Alfano: “ Il sindaco Marino ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l’attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non puo’ sostituire la legge e non ha dunque alcun valore giuridico. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie.”
A riguardo anche la norma ‘laica’ è chiara:
  1. non esiste alcuna normativa che istituisce e regola il matrimonio tra persone dello stesso sesso (o unioni civili variamente definite): “il diritto fondamentale di contrarre matrimonio non è riconosciuto dalla nostra Costituzione a due persone dello stesso sesso” (C. Cass. 4184/2012)
  2. non è di nessun aiuto la giurisprudenza internazionale: “Si lascia decidere alla legislazione nazionale dello Stato contraente se permettere o meno il matrimonio omosessuale” (Corte Europea dei diritti dell’uomo, sentenza 24 giugno 2010, Prima Sezione, caso Schalk e Kopf contro Austria)
  3. non è possibile sopperire al vuoto normativo per sentenza emessa da giudici, la cui attività interpretativa non può spingersi fino a “incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati quando fu emanata” (C. Cost., 138/10; C. Cass. 4184/2012)
  4. l’unica Corte che finora non si è astenuta è il Tribunale di Grosseto ed in un unico caso (Ordinanza del 3 aprile 2014).
  5. La Circolare dd. 7.10.2014, relativa alla “Trascrizione nei registi dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero”, riafferma l’art. 9 del Decreto del presidente della Repubblica 396/2000 che assegna al Prefetto la funzione di vigilanza sugli uffici dello stato civile, al fine di “garantire che la fondamentale funzione di stato civile, esercitata, in ambito territoriale, dal Sindaco nella veste di ufficiale di Governo, sia svolta in piena coerenza con le norme attualmente vigenti che regolano la materia”.

E forse non tutti sanno che le norme vigenti, cioè il Codice Civile, prevedono quanto dettato da:

  • l’art. 107 che si riferisce espressamente al “marito” e alla “moglie”;
  • l’art. 115 cc secondo cui il cittadino è soggetto alle disposizioni del Codice civile anche quando contrae matrimonio all’estero;
  • gli artt. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e 9 della Carta di Nizza che fanno salva la discrezionalità degli Stati membri ad adottare norme in materia;
  • le sentenze della Corte costituzionale di cui sopra (C. Cost., 15 aprile 2010 n. 138) e della Corte di cassazione (C. Cass., sez. I, 15.3.2012, n. 4184).

Dunque, il sindaco della Città Eterna, di Roma Capitale, ha quasi sicuramente commesso un gran peccato mortale (vedi Relatio Synodi punto 56) e di certo nel giorno davvero sbagliato, fosse solo per il rispetto istituzionale verso la Santa Sede riunita democraticamente in consesso e per ingerenza internazionale visto che il Sinodo era prossimo a deliberare.

Ignazio Marino, però, ha acceso una contesa tra istituzioni, provocando pubblico scandalo (secondo chi protesta o borbotta) e, soprattutto, (per chi crede ancora nelle leggi) accettando delle richieste di trascrizione di matrimonio all’estero, irricevibili dato che quei cittadini che ben erano edotti che quella unione omosessuale era fuori dalle disposizioni del Codice civile italiano all’atto stesso della ‘stipula’.
Il tutto proprio nel giorno in cui il Vaticano, pur ritenendo l’omosessualità come peccato, dichiara urbis et orbis che “ Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».
Non è così che si vincerà la battaglia per il riconoscimento civile delle coppie gay e nessuno dovrebbe dimenticare – specialmente se occupa solo temporaneamente il ruolo di pubblico ufficiale – che mai si potrà imporre per cavillo che i diritti civili dei gay contemplino anche il ‘matrimonio’ (inteso come identica denominazione delle unioni eterosessuali) nella nazione in cui – per Costituzione vigente – Stato e Chiesa sono ambedue sovrani, senza modificare il Trattato che regola quell’articolo.

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Divorziati, conviventi, coppie gay: un Sinodo tra speranze e trasgressioni

18 ott

La relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo sulla famiglia (Relatio post disceptationem), presentata il 13 ottobre 2014 dal cardinale Péter Erdö , a differenza dei sinodi precedenti, mentre veniva fatto divieto ai padri sinodali di intervenire, ha sollevato molte speranze e ancor più polemiche.

“Cogliere gli elementi positivi presenti anche nelle forme imperfette di famiglia, comprese le convivenze pre-matrimoniali. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati) con scelte pastorali coraggiose. Riscoprire, nella enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità.” (Vatican Insider – La Stampa)

“Cancellato il senso del peccato; abolite le nozioni di bene e di male; soppressa la legge naturale; archiviato ogni riferimento positivo a valori quali la verginità e la castità. (Il Foglio)

Nella prima parte della relatio, il presidente della conferenza episcopale ungherese ha indicato – facendo riferimento alle teorie molto discutibili del filosofo francese Levi Strauss –  il “cambiamento antropologico-culturale” della società come “sfida” per la chiesa, in un quadro sociale che vede una situazione diffusa di poligamia o di “matrimonio per tappe” oppure la “prassi della convivenza” della società occidentale, ma anche  individualismo, solitudine, immaturità affettiva, aumento del numero dei divorzi, violenze domestiche sulle donne, fragilità dei bambini.

Tutto bene, se non fosse che mancava di precisare un qualsiasi elemento di valutazione morale.

Gay Pride a Roma – link a foto di La Repubblica

Carenza che si accentua nel seguito della relatio, il cui testo va analizzato tenendo conto che  neanche il Papa, in quanto Vicario di Cristo in Terra, può discostarsi da san Paolo (I Lettera ai Corinzi, 6, 9): “Né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”:

  1. riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati, il percorso di redenzione dal peccato ricompare, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”
  2. l’aspetto positivo della “relazionalità” da condizione ordinaria dell’essere umano – che diventa peccatore allorchè si comporta da ‘avaro’ e ‘rapace’ – diventa un bene in sé, da conseguire e da contrapporsi all’egoismo individualista
  3. una nuova norma, la “legge di gradualità”, che permette di cogliere dei progressivi “gradi di comunione” in tutte le situazioni peccaminose, perchè il male e il peccato propriamente non esistono, ma sono solo “forme imperfette di bene”, cosa che permetterebbe – ad esempio – ad idolatri come i Voodooisti o politeisti come i Neopagani di professarsi anche cristiani e accedere ai sacramenti
  4. la rinuncia alla conversione del peccatore è confermata, se “la questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana e evangelica integrando la dimensione sessuale” e “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?” .

Tutto bene, almeno dal punto di vista di un osservatore ‘laico’?

Certamente bene la questione dei conviventi e dei divorziati, che procede ottimamente superando la loro situazione di  ‘adulteri’ e ammettendo forme progressive di rientro nelle ecclesia.

Maluccio – teologicamente parlando – nell’accettare lo status quo degli “effeminati” e dei “sodomiti” delle Lettere di San Paolo come irreversibile, congenito, dato che questo poi comporterebbe accettare – alla stregua di Lombroso – che lo sia anche per i ‘ladri’ e i ‘maldicenti’ inclusi della lettera di San Paolo.

Molto peggio – secondo fede ma anche secondo scienza – sia nel decollare con datate ipotesi ‘antropologico-culturali’ sia per poi affondare nel considerare ‘avari’, ‘rapaci’, ‘effeminati’ e dei ‘sodomiti’ come naturali, affermando che la ‘relazionalità’ sia un bene in se da conseguire: l’Uomo non è più sanato dal peccato originale tramite il battesimo?

Gay Pride a Roma – link a foto di Giornalettismo

Non è un caso che i Circoli del Sinodo (le commissioni ristrette che produrranno il documento finale) abbiano  duramente contestato la relatio, è già noto che cinque su dieci presenteranno risposte critiche, mentre un altro gruppo  – l’Anglicus A guidato dal cardinale Leo Burke – sembra si dichiarerà apertamente contrario mentre molti autorevoli partecipanti fanno notare che di tutto si è parlato fuorchè della Famiglia che è il tema del consesso. L’unico gruppo ad esprimersi apertamente a favore è stato l’Italicus C, guidato dall’arcivescovo di Tirana, Angelo Massafra.

Questa sera il Sinodo si concluderà e verrà pubblicata la relatio conclusiva ed è prevedibile, ma non certo, che prevarrà la linea del vescovo di Riga, mons. Zbignevs Stankevics, che vuole “correggere alcune espressioni, non corrette” pervenendo ad “un testo finale più equilibrato e che risponda meglio alle sfide di oggi” perchè “il compito principale del Sinodo è di riaffermare la verità del Vangelo sul matrimonio … senza perdere l’identità cattolica e senza rinunciare alla verità sul matrimonio”.

segue

Originally posted on Demata

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