Senatori, deputati, multinazionali, lobbisti

20 mag

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti per cifre che andrebbero dai 1.000 ai 2.500 euro al mese, più qualche ‘fortunato’ che arriva fino a 5.000 mensili di mazzetta. Questa la denuncia di Le Iene, dopo le rivelazioni di un assistente parlamentare, protetto dal segreto.

Pietro Grasso, presidente del Senato e magistrato, esorta: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». E, in effetti, la denuncia a ‘mezzo stampa’ c’è e qualche magistrato dovrebbe necessariamente aprire un inchiesta d’ufficio.

I ‘cattivi’ sarebbero, sta volta, le lobbies del tabacco e del gioco d’azzardo, che premerebbero per leggi ed emendamenti a loro favorevoli. Nulla di sorprendente, va così in tutto il mondo e spesso sono finanziamenti legali per le campagne elettorali, facilitati da leggi diverse dalla nostra sul finanziamento dei partiti.
Immediate le voci per la rapida approvazione delle norme anticorruzione, ma è la riforma dei finanziamenti ai partiti quel che serve per contrastare la concussione e l’occultamento dei finanziamenti, come è necessaria una nuova visione delle concessioni governative se si vuole risolvere a monte la questione ‘tabacchi, azzardo, accise, demanio marittimo, Equitalia, Caaf’.

Dunque, il punto non sono le eventuali lobbies del tabacco o quelle dell’azzardo – in gran parte estere, si noti bene – dato che il ‘problema’ vero è che se certi nostri parlamentari si dimostrassero ‘permeabili’ per soli 2.000 euro al mese, figuriamoci quali altre ‘lobbies’ possano esserci in grado di promettere ‘premi’ migliori, in soldoni od in carriere per figli e nepoti.

Se si accettano ‘quattro spiccioli’ per sigarette e gioco d’azzardo, quanti altri (denari, favori o ‘immunità’) potrebbero essere ‘graditi’ per tutelare gli interessi della Mafia o della Casta?

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Governo Letta: il PD guarda già alle elezioni

16 mag

Il debito pubblico italiano a marzo ha raggiunto la quota record di 2.034,725 miliardi di euro, dopo i 2.022,7 miliardi raggiunti a gennaio 2013 e, nel 2012, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (scese a 448.364 transazioni) per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq.

Il mercato dell’auto è è al 37 esimo crollo mensile (secondo il Centro Studi Promotor), a fronte di 116.209 immatricolazioni di aprile contro una media mesnsile di 185.086 auto vendute nell’aprile 2009. Intanto, serve oltre un miliardo di ore di cassa integrazione, con mezzo milione di lavoratori a zero ore equivalenti, principalmente nel centro Italia, in Veneto ed in Lombardia.

Intanto di Meridione non se ne parla, anche se lì i disoccupati non cassaintegrati sono a bizeffe, alle scuole si promette ‘stop a tagli’, come se si possa far funzionare un istituto superiore con 15.000 euro annui e basta, nessun allarme per i crediti delle aziende che eccedono ampiamente le disponibilità di Cassa Depositi e Prestiti, niente in programma per i nati dal 1950 al 1960 finiti nel limbo delle pensioni di Elsa Fornero, che la CGIL ritiene intoccabili.

Il PIL ha perso un altro percentuale e si fa spallucce, qui da noi, ‘che tanto già lo si sapeva’, dimenticando che è bastato solo un click, quello dell’annuncio ufficiale, per avviare tutta una serie di ricomputi, di cui ci annunceranno – solo tra qualche giorno, con calma – le ricadute sul peso degli interessi, sui conti UE, sulla perdita di qualche mercato.

In attesa del test elettorale di Roma Capitale, che servirà per ‘pesare’ i giochi interni del Partito Democratico, il governo Letta se la prende comoda, aspettando speranzoso la ripresa economica – che altrove c’è – e potersi attribuire ipotetici risultati e disastrosi benefici.
Peccato che a crescere siano gli USA e il Giappone. La Francia è in recessione, la Germania raccoglie un +0,1%, cioè nulla, mentre è ferma al palo, che c’è da attendere che sia rieletta, in autunno, Angela Merkel, accusata (all’estero ma non in patria) di eccessivo rigore finanziario e di vistoso germano-centrismo.

I nostri media non ‘strillano’ disgrazie a quattro venti, i mercati non scalpitano, il denaro ha raggiunto un tasso di sconto ridicolo, l’euro non vacilla.

E così andando le cose, il nostro Parlamento non trova meglio che occuparsi del decreto intercettazioni e si legge di IMU e CGI approvati, mentre è evidente che non c’è copertura finanziaria, se INPS, INPDAP e Cassa Depositi e Prestiti stanno come stanno e la Corte dei Conti suona l’allarme da mesi e mesi.

Intanto, in televisione si dibatte di sondaggi elettorali, di leggi per l’appunto elettorali, di candidati premier del centrosinistra per le elezioni …

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Angelina Jolie, i tumori e Veronesi

15 mag

Ieri, ha fatto il giro del mondo la notizia che la bellissima Angelina Jolie si era fatta asportare ambedue i seni per evitare l’insorgere di un tumore alla mammella, causato da una predisposizione genetica.
Oggi arriva il dotto parere medico del professor Veronesi, che, a Repubblica News, precisa:  ”Tumore, vince la diagnosi precoce”.

”I fattori di rischio del tumore al seno oggi sono molto più chiari. Davanti a un caso come quello della Jolie c’erano due strade: la prima è quella seguita dall’attrice, eliminare il rischio eliminando il seno. L’altra alternativa è il controllo periodico. Che ha, nel caso della diagnosi precoce, una percentuale di guarigione del 98 per cento”.

Per rigore scientifico e correttezza dell’informazione, va detto che la diagnosi ‘precoce’ non vince affatto rispetto all’asportazione preventiva: nel primo caso due donne su cento non guariscono (98%), nel secondo caso proprio non insorge il tumore (N.B. probabilità bassissima). Una bella differenza.

Inoltre, il termine ‘guarigione’ usato dal prof. Veronesi significa, più precisamente, ‘non si riammala di tumore al seno nell’arco di cinque anni’, cosa molto diversa dal guarire comunemente inteso.

Infine, mentre Angelina Jolie nel giro di un mesetto ha asportato ghiandole e ricostruito mammelle, chi volesse affidarsi alla ‘diagnosi precoce’ potrebbe anche dover trovarsi a combattere con un tumore per mesi ed anni, sempre con il rischio di essere una delle due donne su cento che non guariscono.

Una bella differenza, non c’è che dire, sia per l’aspettativa in vita del paziente, sia per la qualità della sua vita e quella dei familiari.

Una differenza poco spiegabile, se la genetica – la vera dignosi precoce – annunciava ad Angelina Jolie un 87% di possibilità di sviluppare un tumore al seno e se la chirurgia permette di risolvere tutto con un intervento chirurgico, privo di controindicazioni particolari.

Perchè sconsigliare un intervento di mastectomia e protesi al seno, che può rientrare in un costo inferiore ai 10.000 euro, mentre le cure oncologiche costano molto di più, richiedono più strutture e più occupati, costringono il malato a lunghe trafile e ad assumere farmaci con pesantissime ricadute?

L’ha detto Veronesi? E pensate che Angelina Jolie, star di Hollywood e stramilionaria, si sia rivolta ad un oncologo con minori capacità del nostro anziano guru dell’oncologia?

Quando date il consenso informato, vi viene detto che avete “una percentuale di guarigione del 98 per cento” o che potete essere uno dei due su cento che non guariscono?
E, nell’ipotesi che potreste essere ‘dal lato sbagliato della percentuale’, preferireste una risolutiva mastectomia (con la plastica a carico del SSN) oppure rischiare lunghe e devastanti cure e poi scoprire di essere comunque condannati?

Vince la genetica, che è la vera diagnosi precoce. Perchè aspettare che il tumore insorga, professor Veronesi? Perchè sottoporre le persone a lunghe e dolorose cure, se è possibile evitarlo?

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IMU: Alemanno trova la soluzione?

10 mag

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che le domande di anticipazione di liquidità superano l’importo delle disponibilità del Fondo dedicato agli Enti locali dalla Cassa depositi e prestiti. Parliamo di un fabbisogno stimato in sei miliardi di euro a fronte di soli quattro distribuiti su due rate per l’esercizio corrente e per quello del 2014.

Dunque, sono ancora aperti i nodi per i quali si dovette intervenire d’urgenza, un anno e mezzo fa, proclamando Mario Monti a salvatore della Patria e lasciando Elsa Fornero libera di usare il Welfare per salvare la cassa.

Se qualcuno cerca il ‘tesoretto di Mario Monti’ è meglio che lasci perdere, anzi sarebbe bene che si preparasse al peggio: la Corte dei Conti ha bocciato il DL Sviluppo, la Legge di Stabilità e, persino, la fiscalità che Monti e chi lo sosteneva hanno voluto.

Le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”.

Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”: un’ennesima voragine nei conti pubblici?

Intanto, la ‘pacificazione’ passa attraverso il taglio dell’IMU (voluto da Berlusconi) ed il rinnovo della Cassa integrazione speciale (voluta dalla CGIL), mentre è più che evidente che non la copertura finanziaria, andando avanti con questo metodo, non c’è.
L’IVA non aumenta, forse, ma, di sicuro, non cala, eppure c’è recessione. L’Irperf viene lasciata libera di crescere in balia della malasanità e della malagestione, come se non contribuisse ad aumentare il carico fiscale di tutti.

E, per non farsi mancare nulla, anche i parlamentari del Movimento Cinque Stelle scoprono che vivere a Roma con seimila euro al mese è difficile, chissà come faranno i residenti che vanno avanti con 1.000-4.000 euro mensili per nucleo familiare …
Dunque, niente interventi sui costi della Casta o della P.A., i piccoli comuni e le Province son tutti lì, la magistratura ha avuto il periodico aumento stipendiale, i nostri media neanche più ricordano che i mercati e gli stati esteri ci guardano ancora con attenzione, sorpresa e sospetto.

Tornando all’IMU, c’è l’esempio della Giunta di Roma Capitale, presieduta dal sindaco Alemanno, che ha dato il via libera all’esenzione totale dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per le famiglie con un reddito Isee non superiore a 15.000 euro.
La copertura finanziaria sarà assicurata dai maggiori introiti garantiti dalla rivalutazione delle rendite catastali degli immobili situati nelle zone di pregio di Roma, che rappresentano il 7,49% delle prime case.  La stima di incremento di gettito derivante dalle nuove rendite in base alle stesse aliquote IMU dello scorso anno è di un gettito di 116,2 milioni di euro. In questo modo, non saranno penalizzate le attività produttive, come, viceversa, sembra prevedere il decreto al vaglio del Governo Letta.

Saranno 376.000 le  famiglie romane, in particolari situazioni di disagio economico-sociale, che beneficieranno di questi provvedimenti di solidarietà sociale.

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Un’ordinaria giornata italiana

9 mag

Mediaset: confermata in appello la condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi. Qualcuno già chiede dimissioni od ineleggibilità, si vedrà in Cassazione, Daniela Santanchè commenta: «ieri qualcuno voleva impedire a Berlusconi di governare e pretendeva di sovvertire la volontà popolare degli italiani per via giudiziaria, oggi qualcuno sta operando per fare saltare il governo Letta e l’ipotesi di pacificazione nazionale».

A proposito di pacificazione, mentre la seconda Corte d’appello di Milano emetteva la sentenza, l’ex giudice Francesco Nitto Palma è stato eletto presidente della Commissione Giustizia del Senato solo alla quarta votazione tra polemiche e defezioni del Partito Democratico.
E, più o meno in simultanea, a proposito di pacificazione e anche di processi, il CSM ha eletto Giorgio Santacroce, già a capo della Corte d’Appello di Roma, come nuovo primo presidente della Corte di Cassazione, ma si è spaccato a metà con tredici voti a favore, quattro astenuti e nove contro andati al suo diretto concorrente, il presidente della seconda sezione civile della Cassazione, Luigi Rovelli.

Intanto, la Procura di Milano rinviava a giudizio per associazione a delinquere e corruzione Roberto Formigoni e altre undici persone, tra cui tre ex dirigenti del Pirellone, nell’ambito dell’ inchiesta Maugeri, la struttura pavese favorita, così come l’ospedale San Raffaele, da delibere di giunta per un totale di circa 200 milioni di euro di rimborsi “ulteriori” per prestazioni sanitarie.

E, visto che non può esserci pace senza giustizia, la Corte dei Conti bocciava il governo tecnico, troppo ottimista dal DL Sviluppo alla Legge di Stabilità: le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”. Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”.

Tutto accaduto nello stesso giorno, l’8 maggio 2013, in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicava che “Cassa depositi e prestiti, nell’ambito della procedura prevista relativa allo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, ha ricevuto un totale di oltre 1.500 domande di anticipazione di liquidità, per un importo complessivo di circa 6 miliardi di euro … che superano l’importo delle somme del Fondo dedicato agli Enti locali da 4 miliardi di euro (2 mld per il 2013 e 2 mld per il 2014).”

Per il presidente Giorgio Napolitano “oggi si apre un nuovo ciclo di attività, in corrispondenza con la partenza della 17esima legislatura”. Il capo dello Stato ha inoltre considerato finita la “travagliata” fase d’avvio della legislatura, “ora bisogna affrontare il nodo delle riforme troppo a lungo attese”.
Sarà, ma in casa PD la difficoltà di trovare una qualche intesa – su un “traghettatore” come sul resto – aveva fatto emergere la possibilità di anticipare i lavori a luglio. Tra Bersani, “non devo proporre soluzioni”, e  Renzi, “non pongo nessun tipo di problema”, finirà con il solito “congresso del Pd a ottobre”, l’Italia può aspettare.

E – sempre l’ 8 maggio del 2013 – s’è tenuto il ‘funerale della Prima Repubblica”, quello del divo Giulio Andreotti, e non c’erano nè fischi nè monetine, ma tutta la Roma de’ roma, l’Italia Anni ’60, quella dei tassisti, del pubblico impiego, dei negozianti e della gente qualunque, che il Divo riceveva tutti i sabato mattina nell’ufficio di San Lorenzo in Lucina.

Come è accaduto anche che le Associazioni del comparto ICT (Information and Communication Technology) – tra cui dall’Associazione Aiip aderente a Confindustria, Assoprovider-Confcommercio, ASSINTEL e altre – abbiano scritto una lettera, predisposta dal giurista Fulvio Sarzana, al presidente della Camera e del Senato e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per richiedere una pausa di riflessione nell’emanazione del Regolamento su web e diritto d’autore, che darebbe la possibilità all’Agcom di rimuovere contenuti dal web senza l’intervento della magistratura e senza una normativa di copertura da parte del Parlamento.  Una richiesta cui hanno aderito anche un generale della guardia di finanza, Umberto Rapetto, ed i Consumatori di Altroconsumo, come pressoché tutte le piccole e medie aziende del settore dell’informatica e delle telecomunicazioni.

A conferma che fosse un giorno infausto, a Genova accade un nuovo disastro del mare: una nave portacontainer impatta contro una torre portuale che crolla sulla “palazzina piloti”, sette morti e due dispersi.

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Marino e il babbuino: tutta la storia

6 mag
Il ‘buon’ Ignazio Marino, che parla ai giardinetti con la gente ed accarezza cani, potrebbe diventare, a pochi giorni dalle elezioni romane, un ‘asettico’ scienziato, a causa della vivisezione di un babbuino da lui praticata anni addietro.
Un micidiale tallone d’Achille per il candidato sindaco del Partito Democratico – voluto dalle segreterie ed osannato nelle primarie  – che tocca il ventre di una città ‘indifferente a tutto’, ma che insorge se si maltrattano gli animali. Vivisezione che, anche per chi non fosse ambientalista, ricordiamoche è condannata da tutte le religioni, come in generale per tanti esperimenti sulle ‘creature del Signore’.
Al di là delle violente – e biasimabili – proteste degli animalisti, la vivisezione su scimmie praticata da Marino molti anni fa ebbe motivazioni e risultati discutibili, come racconta l’articolo dello stesso Ignazio Marino, su L’Espresso dell’11 maggio 2012, (link) che ribadiva come “Chi è contrario all’uso degli animali da laboratorio va rispettato, ma c’è davvero qualcuno che ritiene possibile testare gli effetti di un farmaco, come un’eruzione cutanea, l’insufficienza epatica o le allucinazioni, su una cellula in provetta? Oppure la proposta è quella di sperimentare le sostanze direttamente sugli uomini e sui bambini?
Secondo l’Eurispes, l’86 per cento degli italiani è contrario alla sperimentazione animale eppure solo il 3 per cento si dichiara vegetariano. La coerenza scarseggia. Oltre a smettere di mangiare carne di animali allevati per finire in padella e a non indossare scarpe di pelle, coloro che chiedono di chiudere gli allevamenti, come nel recente episodio di Green Hill vicino a Brescia, sono pronti a rinunciare anche alle medicine testate sugli animali, sino ad accettare il sacrificio della propria vita o quella dei propri figli, per una leucemia o una polmonite?
In realtà, come denunciano gli antivivisezionisti, solo il 27,5%  degli animali è usato nella ricerca e sviluppo di farmaci, mentre in UE la percentuale è del31%, più un altro 15,4% usato nei test obbligatori per legge specifici per i farmaci (dato in media UE),  piuttosto c’è un 44% degli animali che muore per ricerca di base, quasi il 9% nei test tossicità per la produzione e il controllo di qualità in campo medico e odontoiatrico, il 4,2% per la diagnosi di malattie, didattica e “altro”.

Inoltre, per la “ricerca di base” e della “ricerca e sviluppo” di farmaci non vi e’ obbligo di legge che costringa a usare animali nei test e non si tratta di ‘quattro gatti’, visto che gli animalisti denunciano che “ogni anno nel mondo vengono torturati e uccisi più di 150 milioni di animali, nei 600 laboratori italiani quasi 900’000″. Ridurre del 12% il ‘consumo’ come fatto dalla Germnia nel 2005, significa la vita per circa 100.000 animali nel solo territorio italiano.  Dei circa 10.000 primati usati per esperimenti, in quell’anno nell’UE a 15 membri, oggi ne sarebbero vivi oltre mille.

La differenza c’è.
Il senatore Marino, nel suo articolo, difende una certa ‘ricerca scientifica’ che “alcuni vorrebbero affossare con un articolo della legge Comunitaria in discussione al Senato che, tra le altre cose, vieta in Italia l’allevamento di animali destinati alle sperimentazioni. Con quali conseguenze?
Innanzitutto se questa legge venisse approvata a Roma sarebbe bocciata a Bruxelles perché in contrasto con la direttiva europea. In secondo luogo le aziende farmaceutiche, come gli istituti di ricerca pubblici, dovrebbero trasferire i laboratori all’estero, con inevitabili ricadute sull’occupazione e sulla nostra economia, oppure importare gli animali da altri Paesi“.

In realtà,il testo di legge licenziato dalla Camera cui fa riferimento Marino, contiene un comma – proprio quello che recitava di “vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione su tutto il territorio nazionale” – che è stato approvato il 1 febbraio 2012 dalla Camera non da alcuni affossatori della scienza, bensì con ben 380 voti a favore, 20 no e 54 astenuti. In quello stesso giorno, in un convegno nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, Carla Rocchi, Presidente dell’ENPA, sottolineò che il testo inviato al Senato va a “vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale”.

La norma, nell’accogliere le direttive UE, garantisce “l’implementazione di metodi alternativi all’uso di animali a fini scientifici, destinando all’uopo congrui finanziamenti”, la formazione di personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro tramite corsi specifici e di approfondimento senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica, la presenza di “un esperto di metodi alternativi e un biostatico all’interno di ogni organismo preposto al benessere degli animali e nel Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici”.
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Una questione innazitutto etica e, mentre Ignazio Marino ritiene che in Italia si possa proseguire con l’allevamento di animali destinati alle sperimentazioni, Tonio Borg, commissario europeo ad interim per la Salute e le Politiche dei consumatori, si è espresso con fermezza contro un’ulteriore posticipazione del’obbligo di prodotti cosmetici “Cruelty Free”, perché “se non vi è obbligata, l’industria non farà gli sforzi necessari per sviluppare i metodi sostitutivi che permettono di sostituire gli ultimi tre test di tossicità sugli animali tuttora autorizzati“.
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Ma non solo, dato che lo stesso Ignazio Marino fa riferimento al caso mediatico internazionale della Green Hill, un’azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani (beagles) da destinarsi ad esperimenti scientifici, coinvolta in inchieste e scandali dopo continue e pressanti manifestazioni di animalisti ed ambientalisti.

Significativo e riassuntivo della vicenda e di cosa accadesse ai cani, è il comunicato della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente: “la nuova linea seguita dalla procura va avanti su questo binario: la soppressione non necessaria di parecchi beagle a Green Hill conferma il sospetto che i cuccioli nell’allevamento non fossero destinati solo alla sperimentazione farmacologica, ma che molti di loro diventassero cavie anche per l’industria cosmetica. E, dopo i controlli sulla documentazione e i primi esami medici, emergerebbe che i cani non perfetti, cioè non corrispondenti agli standard richiesti, venivano eliminati con un’iniezione letale. Molti beagle, come hanno scoperto gli inquirenti, sono stati soppressi per problemi di dermatite. E proprio questa malattia lascia supporre che Green Hill facesse anche test cosmetici.

Un caso mondiale, ormai, visto che il caso Green Hill è diventato la bandiera della Giornata mondiale contro la vivisezione.
Un’attività definita dall’On. Brambilla a Matrix, il 4 Aprile scorso, come ‘non in regola con le nostre coscienze’, ma, a quanto pare, a posto con quella del senatore Ignazio Marino, che non dovrebbe, però, dimenticare che l’Unione Europea, attraverso un Regolamento risalente all’11 marzo 2009 (EC n.1223), ha messo al bando i prodotti cosmetici con ingredienti o combinazioni di ingredienti testati su animali. L’Italia era, come prevedibile, inadempiente fino a pochi giorni fa, nonostante un precedente regolamento del 2004 che già proibiva di testare su animali prodotti cosmetici finiti. “Il divieto definitivo imposto nell’Unione Europea – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali“.
Cosmetici, tanti test per cosmetici, più tanti altri per ‘ricerca di base’, ‘test tossicologici’, ‘didattica’ – non  leucemia, polmonite, eruzione cutanea, insufficienza epatica, allucinazioni – per i quali, come raccomandano le direttive europee, tanti test sono ampiamente ed efficacemente sostituibili senza sofferenze e morte per tanti animali,  .
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Ritornando alla storia del babbuino ‘ucciso’ dal mite Ignazio, la vera questione di oggi è quella della Green Hill ed i suoi beagle, e della candidatura a sindaco di una città che ama e difende gli animali ed in particolare i cani. Il ventre di Roma non può altro che borbottare, specie se l’impressione è che ci si nasconda dietro un dito, cosa del tutto vietata a qualunque Primo Cittadino.
Infatti, non è in ballo il sacrosanto diritto/dovere alla ricerca scientifica o farmacologica, ma l’uso di migliaia di cani per le ‘esigenze’ dell’industria cosmetica e la sincerità di un ‘afflato umano’ – quello di Ignazio Marino e del suo Partito Democratico – che gli elettori (pro o contro o ìndifferenti che siano) sentono sempre più mancare.
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La questione, però, straborda dall’ambito politico, se si tiene conto che la sperimentazione di cui parla con orgoglio Ignazio Marino era anche ‘sull’uomo’ – il fegato espiantato alla scimmia era destinanto ad un paziente epatico – e girovagando per la Rete è possibile leggere questo articolo di di forte critica etica e medica sul  Riformista Torinese (link)
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Valutare la fondatezza dei rilievi è questione medica, ma l’articolo a firma di Roberta De Antonio appare credibile, quando menziona professore Bruno Fedi, medico primario anatomopatologo, “che gli ricorda (ndr. a Ignazio Marino), in una lettera del 24.05.2012, che già nel 1967 il Direttore della Patologia Chirurgica dell’Università Di Roma, Paride Stefanini, aveva effettuato un trapianto di rene da babbuino ad uomo e aggiunge: Risultato disastroso: paziente morto. Conclusione: Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di aver ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento di Stefanini, senza tener conto dei numerosi risultati infausti, precedenti. Fu un tentativo di salvare la vita ad un uomo, usando un organo incompatibile, sapendo che era incompatibile, ma sperando che, con enormi dosi di farmaci immunosoppressori, venisse tollerato dal ricevente.
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Nella lettera del noto medico e professore universitario – pubblicata integralmente da UNA Cremona (link) – si può anche leggere che:Nell’ambiente dell’università, si criticava pesantemente lo Stefanini, per avere effettuato un intervento che non poteva riuscire: tutti lo sapevano, ma Stefanini aveva voluto tentare. Qualcuno disse che era stato un omicidio, benevolmente tollerato dalle leggi. 
Oggi, Ignazio Marino ci racconta, con orgoglio, di avere ucciso un babbuino, nel 1992, 15 anni dopo l’intervento di Stefanini, senza tener conto dei numerosi risultati infausti, precedenti. Quello descritto da Marino è un caso tipico di sperimentazione sull’uomo (perché, negli animali, si sanno i risultati, ma gli stessi sperimentatori sanno che non sono predittivi). La descrizione di Marino è proprio il caso di un uomo, usato come cavia, anzi, come cavia pagante, perché si sapeva che i risultati negli altri animali non erano stati favorevoli e che, in senso generale, non sono predittivi, dunque si è sperimentato sull’unico animale predittivo per l’uomo: l’uomo stesso.
Questo esperimento, questo tipo di esperimenti, rivelano anche una metodica, una mentalità. Marino procede per “tentativi ed errori”, metodo che i vivisettori hanno tante volte sostenuto giusto. Marino sapeva che la cosa che tentava, non poteva riuscire, ma ci ha provato.”
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Indecifrabili -forse- questioni mediche che lasciamo volentieri -forse- agli stessi medici.
Piuttosto, come si traduca nell’ottica del paziente ed a cosa sia servito il sacrificio del babbuino è, ahimé, semplice, visto che basta leggere qualche statistica, che ci racconta come quasi un trapiantato di fegato su cinque muoia entro tre anni dall’intervento ancora oggi, più o meno come tot anni fa. Un’aspettativa in vita, una reazione immunitaria, che è sempre la stessa da dieci anni, come altre statistiche dimostrano.
SRTR Program Reports – July 2010
In caso di dubbio su cosa sia significato l’esperimento ‘umano’ – se si ha stomaco forte – è possibile anche leggere la cruda pubblicazione scientifica “Baboon-to-human liver transplantation”  che Marino ed altri pubblicarono su Lancet (link).
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Anche se è stato rilasciato dalla terapia intensiva dopo un mese, (ndr. il paziente) ha sviluppato diverse infezioni, che hanno reso necessaria la terapia con anticorpi nefrotossici. La più invalidante di queste è stata mixata da Citomegalovirus, Candida, Esofagite e Duodenite, che sono stati sospettati essere la causa di ricorrenti emorragie gastrointestinali dal giorno 27esimo al 39simo e che hanno richiesto 14 unità di sangue trasfuso (ndr. circa sette litri, praticamente come se avvesse perso tutto il sangue e servisse un ricambio totale).
E’ stato coltivato dal sangue lo Staphylococcus aureus (ndr. provoca infezioni suppurative acute) … Enterococcus faecalis (ndr. provoca infezioni del tratto urinario, endocarditi e sepsi) … Aspergillus (ndr. infezione tracheale).
Altre complicazioni, incluse insufficienza renale e dipendenza da dialisi, hanno avuto inizio il 21esimo giorno, che probabilmente sono il risultato della tossicità da più farmaci (sic!) …  fino al giorno 55esimo quando (ndr. il paziente) è stato riammesso in terapia intensiva dopo una recidiva di ittero … il giorno 61esimo è diventato ipotensivo con rigori, ha richiesto l’intubazione. C’erano tracce di coagulazione intravascolare disseminata ed emolisi con un calo della conta piastrinica (ndr. meno 80%) … un aumento di emoglobina plasmatica libera (ndr. 30 volte il massimo) … e un aumento della bilirubina (ndr. del 400%) … durante le successive 48 ore.
Dai giorni 65esimo al 70esimo, il paziente aveva 5 plasmaferesi che avevano ridotto la bilirubina sierica.  Il 70esimo giorno … c’è stata una perdita improvvisa delle maggiori funzioni del sistema nervoso. La TAC ha mostrato una massiva emorragia subaracnoidea (ndr. i cui sintomi includono la terribile “cefalea a rombo di tuono”, vomito, confusione mentale, abbassamento del livello di coscienza e, talvolta, convulsioni) e 6 ore dopo è stato dichiarato cerebralmente morto.”
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Un vero e proprio calvario.
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Avrebbe sofferto così tanto prima di morire per cause naturali? E, soprattutto, se - come Ignazio Marino oggi afferma di sapere ma che all’epoca evidentemente supponeva all’incontrario – il sistema immunitario degli uomini e quello dei babbuini non sono compatibili, nemmeno utilizzando i farmaci antirigetto più potenti, a quale “terapia che oggi permette di salvare centinaia di migliaia di malati terminali” è servito quell’esperimento dall’esito letale?
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Domande che nella città dei Papi hanno un certo peso anche sugli spiriti semplici … ed una storia che dimostra come non si possano lasciare in mano ai soli medici sia le politiche sanitarie, ma, soprattutto, la bioetica.
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Sciatica: cosa fare?

5 mag

Diversi miei amici e conoscenti soffrono, come tanti, di mal di schiena. A volte lievi, a volte no. E, alcuni, si ostinano a non recarsi dal medico e affidarsi a panacee.

Altri si ritrovano a non saper che decisione prendere, nonostante l’ortopedico od il fisiatra che li seguono anche da anni, perchè chi cura non taglia e viceversa..
Un problema non banale, dato che non c’è solo ‘quel brutto dolore’ 3-4 volte all’anno, ma la schiena si riassesta a modo suo, si logorano altri dischi, qualche callo osseo si fa vivo, l’anca e la testa del femore si consumano con rischi e dolori peggiori.

Ricordato che questo non è un sito medico e che tutti farebbero bene ad andare dal medico se ne hanno bisogno, insistendo finchè non ottengono risultati, passiamo alla ‘nostra sciatica’.

Iniziamo col dire, che il dolore alla schiena (così detta sciatica) è causato da una posizione anomala del disco intervertebrale lombospinale, che va a premere sul nervo causando infiammazione e dolore, che a loro volta contraggono la muscolatura andando a creare un potenziale circolo vizioso. La pressione del disco sul nervo sciatico (che arriva fino alla punta dei piedi) da il nome comune a questa patologia, ovvero ‘sciatica’.

L’unico modo ‘risolutivo’ è quello di riportare il disco nella giusta posizione (o asportarlo chirugicamente in toto o parte), eliminare la pressione sul nervo e l’infiammazione dolorosa, decontrarre la muscolatura che rende persistente il problema.

Cosa fare?

A livello di attività con effetto diretto sulla parte ‘criccata’:

  • Evitare il riposo troppo prolungato, che favorisce la rigidità delle articolazioni e dei muscoli. E’ meglio assumere una posizione riposante ed al possibile antalgica per 30 minuti, seguita da un esercizio fisioterapico leggero, specifico per la sciatica
  • Applicare sulla zona una borsa del ghiaccio avvolta su un panno di cotone, per diminuire sia il dolore sia l’infiammazione.
  • Seguire una mirata terapia riabilitativa volta a correggere la postura, sostenere la schiena e migliorare la flessibilità del rachide, allungare il muscolo piriforme.
  • Assumere farmaci ‘decontratturanti’, i farmaci rilassanti muscolari, come  la Ciclobenzaprina (es. Flexiban).

Per l’infiammazione (ed il dolore che ne consegue) non c’è altro da fare che assumere antinfiammatori:

  • con dolore medio-moderato: Acido acetilsalicilico (es. Aspirina, Vivin, Ac Acet, Carin); Ibuprofene (es. Brufen, Moment, Subitene);  Paracetamolo (es. Tachipirina) almeno 1 grammo per somministrazione, Nimesulide (es. Aulin N.B. in corso di ritiro e sconsigliato);
  • con dolore medio-acuto: Ketoprofene (es. Orudis N.B. non “mutuabile” salvo esenzioni); Naprossene (es. Aleve, Naprosyn, Prexan, Naprius, Synflex);  Diclofenac (es. Voltaren): disponibile sottoforma di gel, compresse gastro-resistenti, supposte o soluzione iniettabile.

C’è anche la terapia antinfiammatoria con corticosteroidi (N.B. non hanno un grande effetto se la situazione del disco è compromessa) come Prednisone (es. Deltacortene, Lodotra); Metilprednisolone (es. Solu-medrol, Advantan, Depo-Medrol, Medrol, Urbason).

Come solo antidolorifico non antinfiammatorio un farmaco tipico è la Indometacina (es. Difmetre, Indom, Liometacen).

Il tutto va eseguito sotto controllo medico e, per gli esercizi, di un fisioterapista. Evitare i preparatori atletici ed i personal trainer che non abbiano specifica formazione come riabilitatori.
Ricordate anche che, senza radiografia, un medico od un fisioterapisti esperti sono in grado – a seconda delle zone dove si irradia il dolore o, peggio, diventano insensibili – di risalire alla posizione dell’ernia discale (o spondilolisi/spondilolistesi, che in pratica sono niente altro che un’ernia lieve o una pre-ernia). Come anche ricordate che le semplici radiografie poco dicono se c’è da decidere sul caso: una risonanza magnetica e passa la paura.

Se le situazioni di dolore medio-acuto si ripetono, fare una risonanza magnetica (inutile perdere tempo con radiografie e TAC) e rivolgersi ad un medico specialista esperto in riabilitazione.
Se la situazione peggiora oppure si ripete almeno annualmente con settimane di sciatica o, comunque, se la terapia cortisonica è inefficace, non perdere tempo inutile e rivolgersi ad un neurochirurgo o a un chirurgo ortopedico specializzati in colonna vertebrale per una valutazione.

Avvertenza

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico.

originale postato su demata

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