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Come garantire il welfare senza andare in bancarotta

2 Set

Garantire il Welfare senza mandare la Nazione in bancarotta non è mai stato difficile, salvo che in Italia, dove si è poco considerata la prevenzione del disagio sociale, cioè formazione e meritocrazia.

Scolarizzazione+della+popolazione+italiana

Ed essendo il ‘disagio’  una forte base di consenso per i cristiano-sociali, i socialisti e i comunisti è andata a finire che da noi, in termini di Welfare, esiste solo il diritto ‘pro capite’  (propr. «per ogni testa») che garantisce ai cittadini in condizione di indigenza o di difficoltà sociale un ‘reddito’ stabile nel tempo e scarsamente condizionabile, anche se il beneficiario conduce uno stile di vita inattivo o criminale.  

Il diritto ‘pro quota’ (propr. «per la parte a ciascuno spettante»), viceversa, comporta che a questi cittadini pervenga un ‘reddito’ che varia a seconda della situazione economica generale e del numero dei beneficiari, cosa che induce il beneficiario ad essere partecipativo e proattivo.

Il Welfare ‘pro capite’ è la tipica misura emergenziale volta ad assicurare un minimo essenziale durante una fase di transizione socio-industriale; il Welfare ‘pro quota’ è la tipica misura infrastrutturale volta ad assicurare una vita dignitosa a chi non è in grado di essere produttivo.

Nel primo caso lo slogan è ‘nessuno sarà lasciato indietro’, nel secondo il proverbio dice che ‘senza denari non si cantano messe’.

Ovviamente, per non mandare in bancarotta una Nazione ed evitare che l’ozio e il degrado si diffondano, ma anche dare a tutti una chanche di vita onesta ed operosa c’è da trovare un equilibrio tra il ‘pro capite’ ed il ‘pro quota’.

Ad esempio, potremmo stabilire che l’entità complessiva di sussidi e servizi ‘pro capite’ che arrivano ad una famiglia ‘indigente’ non sia superiore al reddito medio di un operaio. Per reddito, in questo caso,  intendiamo quanto arriva dagli altri contribuenti ai beneficiari sia in termini di sussidi economici ed esenzioni sia quando equivalente in termini di accesso privilegiato a servizi e abitazioni.

E, magari, i Comuni potrebbero introdurre la rotazione delle case popolari con contratti 4+4 anni, come tutti i comuni mortali, e legiferare un sussidio abitativo per chi ha diritto senza dovergli trovare casa tramite intermediari (costosi e talvolta criminali). 

Altrimenti, se c’è da perdere la casa popolare superando un certo reddito, chiunque deciderà di restare a dove è …

Chissà come sarebbe oggi l’Italia se la Politica si fosse presa la responsabilità ogni anno di legiferare le aliquote per i sussidiati e le tasse per i contribuenti, mettendoci la faccia e spiegarci perchè, spendendo qualcosa in formazione, chi è beneficiario di sussidi e di ‘redditi’ pagati dagli altri contribuenti non può essere impiegato da Regioni e Comuni per la manutenzione e il ripristino del degrado urbano e ambientale.

Demata

L’Italia vista dai meccanici e dagli hardwaristi

2 Set

Un veicolo per funzionare necessità di più “motori”.

Ad esempio, nella nostra autovettura c’è quello di avviamento, quello a scoppio, quello ‘inerziale’ (volano), quello elettrico (dinamo) che da corrente e ricarica la batteria, eventualmente quello elettrico nelle ibride, la centralina che è la rappresentazione logica del motore e non solo.

 

Qual’è la situazione della nostra (ex) bella Italia?

Innanzitutto, c’è che la centralina deve basarsi su un processore e un sistema operativo strutturati con tutti i limiti e i vizi che c’erano dopo il 1871, quando il Meridione era una quasi una colonia, il Vaticano quasi una banca da nazionalizzare e la ‘nazione’ coincideva più o meno con la famiglia Savoia e la sua corte di provinciali.

Un ristretto ‘core’ di poteri e di norme che sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale e fu upgradato alla meno peggio nel 1974 con un software di emulazione come nel 1922, senza sostituire la CPU nè riprogettare la scheda madre e, soprattutto, presumendo che fosse eterno, senza manutenzione od aggiornamenti.
Oggi, la dimensione debordante di questo software non è quantificabile, ma consta di centinaia di migliaia di leggi, determine, delibere e circolari.

Lo stesso accade per:

  • le costanti perdite di olio, acqua o benzina, cioè gli sprechi,
  • la trasmissione che è logora e va a scossoni, cioè malessere e andatura lenta,
  • luci ed elettronica che malfunzionano, cioè regole double face,
  • la carrozzeria rabberciata, cioè degrado urbano e del paesaggio.

E ritornando al ‘motore’ ed alle sue ‘parti’:

– l’ibrido (l’innovazione) diventa un costoso, superfluo e deregolabile ‘accessorio’, in realtà si va sempre avanti ‘a benzina’ (cartaceo)
– la corrente generata è alternata, mentre batteria e impianti richiedono quella continua
– lo spreco inizia dal volano dove si consuma nei pesi e contrappesi dell’obsoleto software di emulazione
– il motore a scoppio (il ‘pubblico’) è sempre quello di una volta e decisamente arranca
– il motorino di avviamento e i contatti della dinamo soffrono degli agenti atmosferici ed ambientali, cioè sono affidati al “fattore caso”
– il linguaggio con cui comunicano i diversi apparati e sistemi dell’autovettura deve essere necessariamente molto semplificato.

Dunque, dal punto di vista “funzionale” questo è il nostro (ex) Bel Paese.

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è semplice.

Come mai potrà uscire l’Italia da questo gorgo inabissante, se in Parlamento ed al Governo troviamo quasi solo avvocati, medici e diplomati oppure se i ministri dell’Economia e Finanze, delle Infrastrutture e dell’Istruzione durano spesso meno di una legislatura?

E quando prenderemo atto che la visione della ripresa italiana è sostanzialmente omogenea leggendo le dichiarazioni dei ‘tecnici, cioè Calenda, Cottarelli, Cantone e … Landini o Draghi?

Demata

Conte bis: la corsa per un Governo da 30 miliardi

2 Set

La lotta per il potere tra Conte e Di Maio, come tra Renzi e Zingaretti, verte tutta sui circa 30 miliardi da ‘manovrare’ per l’IVA e per il Deficit.

Trenta miliardi circa che servono per disinnescare l’incremento dell’IVA e per almeno contenere il Deficit: avviarsi sulla via dell’insolvenza e dei rating in ‘C’ oppure no?
Gli sconti o le sanzioni dell’Eurozona sono un aspetto secondario, tecnicamente una CONSEGUENZA.

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Il Governo Conte bis – mentre forse l’Europa andrà ad addolcire qualche regola – ha diverse opzioni per l’IVA e il Deficit:

  1. riprogrammare una serie di spese sussidiarie come fossero investimenti ‘sociali’ o ‘di impresa’, erodendo solo nominalmente il ‘buco’ con conseguenze ‘pesanti’ sull’esercizio 2020, cioè rinviando ai posteri un problema incrementale
  2. riassorbire la ‘sforatura’ tramite incrementi tributari e fiscali a macchia di leopardo e prevalentemente a ricaduta locale, dato che una ‘vera’ Patrimoniale andrebbe a collassare il tessuto produttivo e distributivo
  3. ‘preparare’ l’Autonomia riequilibrando il rapporto ‘contabile’ tra Amministrazione centrale e regionale, cioè riportando ai costi standard nazionali i servizi essenziali sanitari e scolastici di cui è garante lo Stato rispetto a quelli delle Regioni finanziati dai contribuenti locali o quelli convenzionati da Enti, Aziende e Assicurazioni con i cittadini
  4. ‘trasformare’ una serie di spese ‘a fondo perduto’ per il sociale e l’occupazione in investimenti reali nella formazione professionale e nell’ammodernamento di infrastrutture.

Se in ognuno di questi ambiti – ma non andrà così – venissero ‘captati’ grosso modo 7 miliardi di euro ciascuno, avremo una legge di Bilancio (ed un Governo) che non prendono in giro gli italiani e gli europei.
Sarà brutta davvero, viceversa, se il Governo Conte bis spera di salvare l’Italia portando avanti solo i punti 1 e 2 restando agli annunci  ‘senza portafoglio’ per i punti 3 e 4.

Demata

Appunti ai punti di programma a Cinque Stelle

30 Ago

Giuseppe Conte bis ha ricevuto dal leader M5S Luigi Di Maio un documento con una ventina di punti che dovranno essere il programma per governare con i voti del Centro-Sinistra dopo aver governato con i voti della Destra.

Pinoccio Gatto VOlpe TvBoy Roma

Un’opera di TvBoy come era nata e come diventerebbe oggi

Numero dei parlamentari: quanto è democratico e soprattutto utile alla Nazione che vi sia meno rappresentatività nazionale e legislativa mentre i Consigli regionali restano sovraffollati di pervenuti e predestinati, che in tal modo avrebbero ancora più potere nei rispettivi partiti?

Manovra equa: oltre la metà degli italiani ha più di 50 anni, perchè non ci sono risorse per loro, come non ci sono in generale per chi lavora? L’equità così detta la pagano i contribuenti, cioè chi produce, senza nulla in cambio?

Ambiente: che senso ha – nel dare corso ad un governicchio – di gonfiare la bocca con proposte che richiedono decenni per realizzarsi, come le fonti energetiche rinnovabili o i rifiuti zero

Conflitto di interessi: perchè – nel dare corso ad un governicchio – si novellano al Popolo proposte impossibili, dato che rispedirebbero a casa gran parte dei nostri eletti?

Autonomia differenziata: se ancora mancano i livelli essenziali di prestazione in tutte le regioni, perchè nessun politico regionale coinvolto in un tale disastro resta al suo posto e non è giubilato dal suo stesso partito? Autonomia, aspetta e spera? Oppure ognuno per se e Dio per tutti?

Legalità: Grandi evasori, mafie, traffici illeciti: bene, benissimo, ma sarebbero l’ordinaria amministrazione? Come si pensa – sempre come ordinaria amministrazione – di rendere sicure le strade per chi volesse passeggiare e tranquille le piazze se di notte si volesse anche dormire?

Sud: Una banca pubblica di investimenti mica significa prestare soldi pubblici nel Meridione per poi riprenderseli con gli interessi? E cosa facciamo se, tra 10 anni, scopriamo che gli investimenti hanno foraggiato le filiere dei soliti noti o, peggio, del crimine?

Scuola: dove sono le classi pollaio se la media di alunni per classe italiana è di 16-17 ed è una delle più basse del mondo?

Sanità: come può il merito riuscire a “spezzare il legame tra politica regionale e sanità”, se è la prima che governa e finanzia direttamente la seconda? Vi sembra normale che la Politica regionale sia anche il Consiglio di Amministrazione di tutto il sistema sociosanitario previsto dalla Costituzione, sia assicurativo e sia assistenziale?

Armi: incentivare i processi di riconversione industriale significa per caso una minore produzione navale ed aeronautica, come anche una minore occupazione e il declino di alcuni porti e distretti industriali?

Giovani e futuro: tutto quel che serve e che vogliamo offrirgli è l’innovazione digitale? E basta?

Eccetera, eccetera, eccetera, ma chi ci crederà mai?

Demata

Edilizia pubblica, privato sociale e consenso tra PD , M5S e Lega

26 Ago

Servizi regionali, emergenza e sicurezza sociali, servizi e integrazione locale sono stati e saranno l’ago della bilancia delle campagne elettorali a venire. In particolare, la situazione abitativa e la povertà che allarmano per cause e con modi diversi i vari corpi elettorali.

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Secondo gli studi di Federcasa – Nomisma, l’Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) consisteva in circa 850.000 abitazioni, con tassi di turn over molto bassi, cioè assegnate ‘a vita’.

Gli alloggi effettivamente in locazione sono circa 750.000, ma nel 2013 risultava regolarmente assegnato solo l’86% (circa 650.000), con quasi 100.000 appartamenti sfitti od occupati abusivamente.

La fotografia degli inquilini pubblici ci dice che sono cittadini italiani (88,3%) anziani (49% oltre 65 anni) con pensione minima o sociale (44,4%), che vive lì da oltre 30 anni (28%) o almeno 20 anni (49%).

Le famiglie in graduatoria utile per l’assegnazione di una ‘casa popolare’ sono anch’esse circa 650.000, ma la tipologia di domande accolte è del tutto diversa: quasi la metà sono nuclei stranieri (37,3%) pluri-componente (34,5% supera le 3-4 persone) non anziani (31,6% è tra 35 e 45 anni).

Gli sfratti in Italia richiesti per abitazioni pubbliche e private nel 2017 erano 132.107, di cui 59.609 pervenuti a richiesta di esecuzione e ben 32.069 eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.
Secondo l’ultimo censimento Istat, sono oltre 2 milioni di alloggi vuoti in Italia, escluse naturalmente le seconde case per le vacanze.

Alla resa dei conti, l’Edilizia Residenziale Pubblica

  1. accoglie molte persone sole o nuclei di due componenti di italiani, mentre 200.000 famiglie in lista d’attesa sono di oltre 3-4 componenti con ‘capofamiglia’ sotto i 45 anni, spesso straniere
  2. disperde oltre 300.000 gli italiani anziani semi-indigenti, spesso senza adeguati servizi sanitari di prossimità, con costi pubblici aggiuntivi derivanti dalla dispersione delle cure.
  3. non è in condizione, essendo satura, di fronteggiare l’emergenza abitativa derivante dagli sfratti, con la conseguenza che gli Enti Locali devono ricorrere alla disponibilità di alloggi privati vuoti per tramite di costose convenzioni
  4. nell’attuale, l’esigenza di alloggi presunta è di oltre un milione di unità abitative, tenuto conto anche dell’invecchiamento della popolazione e del calo demografico, cioè ne ‘mancherebbero’ almeno 400.000
  5. è lo snodo centrale dell’integrazione dei lavoratori stranieri e dei loro figli ‘italiani’ in un’Italia che non vede arrestarsi il proprio declino demografico.

E l’Italia di tutto ha bisogno, fuorchè ‘separarsi’ in quella del passato da quella del futuro, ma altrettanto certamente non può ampliarsi con una colata di cemento pari a quella di una città di un milione di abitanti, come è inevitabile che un milione e quattrocentomila famiglie aventi diritto ad un alloggio pubblico sia una cifra shock in termini di consenso sia in termini di bisognosi, sia di cambiamenti da introdurre, sia come costi generali e tasse, sia … di eventuali guerre tra poveri; divide et impera docet.

Tra l’altro, le ‘case popolari’ non sono nate come alternativa al carcere, anzi dovrebbero essere una tappa nella crescita economica di una famiglia o il rifugio estremo per chi più sfortunato.
Viceversa, oltre agli arresti domiciliari in attesa di giudizio già previsti dal Codice, sulle case popolari – in assenza di altre politiche ad hoc – è andata a ricadere anche tanta detenzione alternativa al carcere, dopo la cosiddetta legge Gozzini del 1986, voluta dalla Sinistra Indipendente, che introdusse i permessi premio, l’affidamento al servizio sociale, la detenzione domiciliare e la semilibertà, seguita dalla Legge 199 del 16 dicembre 2010 che generalizzava presso il domicilio “le pene detentive non superiori ad un anno” con effetti tutti da capire per l’Edilizia Residenziale Pubblica, se il Parlamento (D.L. 4 ottobre 2018 n. 113) ha dovuto inserire nel Codice di Procedura Penale che … gli “arresti domiciliari non possono essere eseguiti presso un immobile occupato abusivamente“.

Tra l’altro, siccome in Italia ci sono 40 carceri, costruite, inaugurate e mai utilizzate al prezzo di miliardi di euro , addirittura è accaduto che per anni degli sfrattati abbiano abitato (abusivamente) un carcere mai inaugurato.

Dunque, come conferma Federcasa, quel che serve è una maggiore integrazione con le politiche socio-sanitarie, dell’educazione e della sicurezza, con una nuova organizzazione aziendale e il  potenziamento della rete del privato sociale.

“La storia infrastrutturale dell’edilizia sociale italiana ha necessità prioritaria di essere affiancata da nuove forme di gestione della persona e dei nuclei familiari.” (Luca Talluri, presidente Federcasa)

In altre parole, prima di aprire nuovi cantieri, serve

  • implementare uno sportello di utenza e la presenza di operatori in loco che spesso mancano o non sono previsti
  • riprogettare l’accoglienza in base alle esigenze diverse, distinguendo quelle urgenti, a lungo termine, disabili, inoccupati, anziani, famiglie e stranieri

E’ esattamente quello che ci aspettiamo dalle Regioni – e dal notevole numero di personale a cui danno lavoro – fin dal 1974, quando questa vicenda iniziò con Mutue e Casse affidate dalla politica locale, poi a partire dal 1977 l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) venne frammentato in Aziende territoriali  regionali (ATER), infine migliaia di Enti  “inutili” vennero cessati e sostituiti – caso mai – con ‘privato sociale.

Ecco perchè le ‘periferie’ – proprio a partire dagli Anni ’80 – hanno iniziato a sentirsi tradite dalla Sinistra. Ed ecco dove sono i milioni di voti che si spostano con un paio di tweet, tra chi teme il cambiamento, chi teme lo status quo e chi teme ambedue.

Demata

La responsabilità storica di Nicola Zingaretti

23 Ago

Sarebbe bastato sostenere un governo Conte bis, dando spazio a Matteo Renzi ed ai molti parlamentari che lo seguono e che hanno un dialogo con i Cinque Stelle, per riportare il Partito Democratico al governo in una fase determinante per il futuro dell’Italia.

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Invece no, Zingaretti ha confermato che il PD che ‘decide’ è quello dei notabili ‘regionali’, cioè quello che ha scatenato il malcontento che da anni sostiene Cinque Stelle e Lega e che da sempre è diffidato dalle varie anime liberali.

Ed è spesso anche il PD di quelli che a fine mandato lasciano sempre più tasse, più tagli e più debiti: tutti ricordiamo il debito strutturale di Roma lasciato da Valter Veltroni ed oggi sulle spalle di Virginia Raggi. E, comunque, basta vedere la Regione Lazio di Nicola Zingaretti che ogni anno spende oltre metà del bilancio solo per coprire debiti e mutui, investimenti e innovazione poco e nulla, spese di personale elevate, qualità dei servizi tutta da capire, in alcuni casi addirittura a partire da quali prestazioni offrano …

Non è un caso che in questi giorni accanto a Nicola Zingaretti si sono visti Del Rio, Orlando e Gentiloni, ma non Matteo Renzi nè Serracchiani o Boschi, Giachetti o Martina, Calenda o Picierno o Pisapia.
Quale PD rappresenta Zingaretti nella trattativa con i Cinque Stelle: l’apparato o i parlamentari? I notabili o la base? 

La questione è di rilievo sia in un’alleanza con i Cinque Stelle sia per qualsiasi governo futuro: il PD di Zingaretti è per caso ancora quello del volontariato trasformato in business, della cultura ridotta a propaganda, dell’innovazione fine a se stessa, delle manutenzioni demandate ai posteri e della Sanità fai da te causa debiti ?

Se tale fosse il PD di Nicola Zingaretti – e sembra proprio che lo sia – è difficile che Di Maio e Casaleggio, seppur inesperti, vadano a replicare in segno opposto col  PD l’esperienza appena conclusa con la Lega.

Matteo Renzi ha raccolto molte antipatie e lo stesso vale per Elena Boschi, ma il percorso che avevano tentato andava nella stessa direzione dei Cinque Stelle: Zingaretti ed il suo PD sono proprio quello contro cui sono sorti i Cinque Stelle.

Non è la prima volta che i Democrats italiani arrivano al momento cruciale con il segretario sbagliato …

Già, perchè mentre tutti noi siamo preoccupati per i circa 28 miliardi di euro che vanno trovati per evitare l’ennesimo baratro, Nicola Zingaretti annuncia una ‘imposizione fiscale progressiva‘ … mica per risanare un tantinello il bilancio che fa acqua o per rilanciare l’occupazione eccetera … no, l’imposizione fiscale annunciata dal PD serve per “redistribuire il reddito e combattere le disuguaglianze”.

De Angelis per Huffington Post racconta che: “due ore per un segnale che non arriva, il volto scuro, le parole con cui certifica il doppio forno, il Capo dello Stato prende atto della crisi dentro i partiti. Entro mercoledì il nome di un premier o lo scioglimento“. 

Scioglimento del PD per salvare il Parlamento o scioglimento del Parlamento per salvare il PD in attesa che si divida secondo natura?
Questa è e sarà la responsabilità storica di Nicola Zingaretti.

Non è il solo: ci sono le responsabilità passate di Occhetto, Veltroni e D’Alema nelle fasi precedenti al PD e c’è ancora oggi il ruolo epocale di Berlusconi nel paralizzare tutto il Centrodestra.
Bisognerebbe ripartire dal 1946 e da De Gasperi, ma dove trovare i soldi del Piano Marshall per far ripartire l’Italia?

Demata

Sassari: uno specchio dell’Italia reale

1 Lug

Domenica di ballottaggi a Sassari, dove vince la coalizione di liste civiche di Centrodestra con il 56,22% dei voti.

Al ballottaggio “l’affluenza è in netto calo: a Sassari ha votato il 40,96%, con un -13,75% rispetto al 54,71% del primo turno di due settimane fa, quando il magistrato Mariano Brianda (Csx) e il chirurgo Nanni Campus (Cdx) avevano preso rispettivamente il 34,06% ed il 30,54% dei consensi”. (Repubblica)

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In due parole:

  1. il Centrodestra ha attirato solo una piccola parte degli elettori della Lega Salvini – Autonomie, che al primo turno aveva raccolto il 16% con Mariolino Andria, 
  2. il Partito Democratico è riuscito a perdere più di un elettore su dieci in sole due settimane,
  3. nessuno dei due ha attirato gli elettori dei Cinque Stelle, che al primo turno aveva raccolto il 14,4% con Maurilio Murru, mentre nel 2018, per la Camera, erano al 44% 

Intanto, registriamo che a Sassari

  1. alle Politiche 2018 il 66,38% degli elettori del Collegio plurinominale di Sassari era andato a votare, al Ballottaggio 2019 solo il 40,9%
  2. solo un elettore su cinque confida nel nuovo sindaco, mentre quasi uno su due non ha fiducia nei candidati ‘in toto’, anche se il sistema elettorale registra il vincitore al 56% … e si governerà con ampie maggioranze
  3. solo un elettore su sette ha votato per una lista sovranista-autonomista , pur avendo la Sardegna una lunga tradizione in materia e con i Cinque Stelle al 44% neanche due anni fa
  4. sempre nel 2018, per la Camera, nel Collegio di Sassari il numero di voti per la Lega e le Destre era più o meno quello registrato due settimane fa (16%), al primo turno delle Elezioni Comunali 2019.

Cosa c’entra Sassari, se mesi fa la Lega è diventato il primo partito del Italia con oltre il 34% dei voti alle Elezioni Europee?
Per la matematica, aveva votato solo la metà degli italiani (56%), gli altri – evidentemente – non avevano trovato candidati e liste di loro interesse.
Dunque, se in teoria votasse il 100%, quel 34% corrisponde al 18% dei consensi e, soprattutto, se per l’Europa votava il 70-75% come alle Politiche, la Lega sarebbe arrivata intorno al 22% (e non al 34%), dato che l’astensione è stata elevata al Centrosud.

Se ogni Partito attrae uno o al massimo due italiani su dieci, nessuno in Italia ha la maggioranza dei consensi, neanche quella relativa che la Coalizione di centro-destra aveva conquistato con il 37% alle scorse e già dimenticate elezioni.
Per quanto ancora potremo amministrare il Bel Paese con maggioranze, dove avversari politici che si alleano sotto un primo ministro nominato ad hoc, come nel Patto del Nazareno con Matteo Renzi o come tra Lega e Cinque Stelle con il premier Conte?

Demata