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Donbass, l’Ucraina scalda i muscoli?

26 Dic

(tempo di lettura 4-6 minuti)

Secondo quanto riportato dal magazine di geopolitica Atlante – Treccani “mercoledì 22 dicembre l’Ucraina ha effettuato un’esercitazione militare nel Donbass, utilizzando i missili anticarro Javelin, di fabbricazione statunitense; si tratta di un’arma che potrebbe essere impiegata nel caso di un attacco terrestre su larga scala.”

Ricordiamo che nel Donbass l’Ucraina ha un ampio spiegamento di forze paramilitari, tra cui la ‘legione straniera’ del Battaglione Azov che raccoglie neonazisti di mezza Europa (fonte Newsweek) e che il 1 dicembre scorso il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito la NATO di non dispiegare truppe e armi in Ucraina, una linea rossa per Mosca che scatenerebbe una risposta forte.

Infatti, la NATO ha deciso di incrementare la disponibilità operativa della NATO Response Force (NRF), “allo scopo di garantire la protezione dei Paesi membri dell’alleanza in Europa orientale”, ma l’entrata Ucraina nel Patto Atlantico comprometterebbe ulteriormente la crisi internazionale, senza che questa abbia definito il suo conflitto territoriale con la Russia.
Inoltre, Italia, Francia e Germania tendono ad avere una relazione non ostile e sono per molte ragioni contrari a un confronto diretto con la Russia.
“Significative in questo senso le parole di Mario Draghi che ha sollecitato l’Unione Europea a «mantenere il suo ingaggio con il presidente Putin» di cui ha sottolineato «l’atteggiamento dialogante», mentre secondo Pascal Boniface, direttore dell’Institut des relations internationales et stratégiques, la Russia “non ha la minima intenzione di conquistare il Donbass”.

Quali siano le ragioni autonomistiche è presto detto da questa mappa antecedente al conflitto.

L’Ucraina è una repubblica semipresidenziale dove nel 2019 il presidente della Repubblica Volodymyr Zelens’kyj ha potuto sciogliere il Parlamento per ottenere, tramite elezioni, una maggioranza a lui favorevole, promettendo di raggiungere una crescita economica del 40% in 5 anni.
Infatti, a partire dagli anni ’90, il grande patrimonio ucraino di terreni agricoli è stato parcellizzato assegnando ai ceti medi e alle banche fondiarie governative per essere poi affittata agli agricoltori con divieto di vendita, per evitare “l’acquisto di terreni da parte di acquirenti stranieri”, come scrive il FT.

Il 17 gennaio 2020, neanche dopo sei mesi di governo, il primo ministro Oleksij Hončaruk ha affermato che Zelens’kyj “ha una comprensione molto primitiva dell’economia” ed ha presentato le proprie dimissioni: a parte le aree rurali in cui gli agricoltori diventerebbero braccianti, le privatizzazioni di Zelens’kyj prevedono la cessione a stranieri dei due principali beni statali del paese la compagnia elettrica Centerenergo, che ha due delle tre principali centrali in territorio separatista (Kharkiv e Donetsk), e l’impianto chimico Portside (Odessa).

Intanto, mentre proprio ieri più di 10.000 truppe russe sono tornate alle loro basi permanenti dopo un mese di esercitazioni vicino al confine, l’Ucraina in questi anni ha notevolmente incrementato il proprio potenziale bellico.
Infatti, l’esercito ucraino di terra vanta oltre 170.000 militari a cui vanno ad aggiungersi la Guardia Nazionale con i suoi 50.000 uomini, ed altri 10.000 miliziani stranieri del Battaglione Azov, che Denis Pushilin – leader politico della “Repubblica Popolare di Donetsk” – definisce come forze speciali, che possono anche essere coinvolte in vario modo e quindi preoccupano seriamente”.
Anche la forza aerea desta preoccupazione con le sue circa 300 unità, tra cui i droni turchi Bayraktar TB2 (inviati da Ankara per accordo bilaterale, non tramite la NATO), che sono già stati utilizzati contro postazioni separatiste.

Dunque, se i timori dei separatisti filo-russi (e della Russia) che l’Ucraina possa avviare un’offensiva confidando sull’implicito appoggio statunitense (militare e mediatico) non sono del tutto ingiustificati, si fa sempre più importante il ruolo dell’Unione Europea per estinguere questo focolaio bellico (e questa crisi energetica) ai propri confini prima possibile.

Demata