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Vinitaly, si potrebbe fare di più

8 Apr

Con la rassegna annuale del vino, Vinitaly di Verona, arrivano i primi dati sulla situazione di un settore che rappresenta la maggior voce attiva del comparto agroalimentare nazionale con un lusinhiero +11%.
Non tantissimo, se parliamo di quasi 4 miliardi di euro, ovvero meno dello 0,1% del PIL italiano, ma comunque un raggio di sole in un sistema agroalimentare straziato dal sistema clientelare dei sussidi e dal lavoro nero dei migranti.

REGIONI D.O.C. e D.O.C.G. I.G.T. Da tavola Totale %
ITALIA 14.794.424 12.598.401 19.723.822 47.116.647
NORD 8.294.786 7.314.564 4.272.189 19.881.539 42,20%
CENTRO 3.498.829 2.029.518 1.914.141 7.442.488 15,80%
SUD 3.000.809 3.254.319 13.537.492 19.792.620 42,01%
REGIONI D.O.C. e D.O.C.G. I.G.T. Da tavola Totale %
ITALIA 14794424 12598401 19723822 47116647
NORD 8294786 7314564 4272189 19881539 42,20%
CENTRO 3498829 2029518 1914141 7442488 15,80%
MEZZOGIORNO 3000809 3254319 13537492 19792620 42,01%

 

Le cattive notizie sono diverse.
Nel complesso esportiamo 22 milioni di ettolitri, equivalenti a poco meno di 3 miliardi di bottiglie da 75cl. Il volume di mercato, indotto incluso, è di oltre 13 miliardi di euro con ben 1,2 milioni di addetti.

Questo significa diverse cose:

  • almeno 500mila bottiglie di vetro in circolazione in un paese che non brilla nè per le politiche ambientali nè per quelle energetiche
  • una milionata di lavoratori che “vive” con una decina di miliardi, che fanno solo 10mila euro annui a testa di media
  • un consumo interno di alcolici che, considerato che c’è tanta gente che non beve vino, per tanti altri si attesta ben oltre la bottiglia al giorno.

Aggiungiamo che, oggi, solo 700mila ettari sono coltivati a vigna, rispetto alla milionata del passato recente, e che le aziende iniziano a raggiungere dimensioni mediamente superiori ai 3 ettari.
Un dato apparentemente positivo, visto che la produttività è aumentata, che, però, pone seri imperativi sulla riforma dello status di consorzi e cooperative, visto che ormai sono strutturati come e più delle normali aziende, ma godono di consistenti agevolazioni fiscali e fideiussorie.

La buona notizia è che le esportazioni enologiche verso Brasile, India, Cina e Russia hanno, nel 2010, compensato le perdite del 2009, causate dalla contrazione del mercato italiano, ed è ragionevole credere che ormai assorbano quasi un quarto della nostra produzione.

Ma anche in questo caso, un’Italia declinante e tardiva tralasciare che con soli 700mila ettari tagliati in un rivolo di parcelle rurali non potremo mai essere competitivi con le grandi estensioni australiane, argentine o californiane.

A proposito, perchè fare Vinitaly a Verona, mentre i terreni su cui espandere produzione e produttività sono al Sud, dove Puglia e Sicilia, attualmente alla pari con il Veneto e l’Emilia Romagna nella produzione, tanto potrebbero migliorare nella qualità e redditività?

Non è nel Veneto che possiamo espandere il settore vinicolo, ma proprio questo potrebbe essere il motivo per cui il Governatore Zaia, ex ministro per le politiche agricole, si tiene ben stretto Vinitaly ed i vini DOC di casa sua.

A quando i reclami di Vendola e Lombardo?