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Rolling Stones a Roma: grandi incassi, ma quasi nulla al Comune. Arriva la Corte dei Conti?

22 Giu

Grazie al concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo, “Roma oggi ha circa 60.000 persone oltre ai 10-20.000 romani che sono venuti per questo evento. Persone che sono andate in albergo, ristoranti, che hanno preso un taxi, un gelato e hanno determinato un guadagno per la città di 25 milioni di euro in un giorno”. (Ignazio Marino, sindaco di Roma, a RaiNews24)

Dunque, 25 milioni diviso 60.000 fa 416,7 euro di spesa media per una notte in città per ciascuno degli spettatori, ammesso che nessuno abbia dove essere ospitato, che nessun altro rientri in tarda notte e che, soprattutto, molti o tutti vogliano trovare un albergo a 4-5 stelle.
Se Ignazio Marino crede a questi numeri, beato lui  e poveri noi, ma i conti andrebbero fatti in un altro modo, anche perchè parla il sindaco di una Roma Capitale al default e non il rappresentante della Confcommercio locale.

Infatti, non si comprende come sia stato possibile, per il Comune di Roma, affittare a soli 7.934 euro l’intero Circo Massimo (lungo 621 m e largo 118) ai Rolling Stones, che solo per dormire hanno speso il doppio, al Regis Hotel, in una mega suite da 14.000 euro a notte. Specialmente se si tiene conto che nella concessione è implicito che tutte le riprese effettuate nello scenario del Circo Massimo potranno essere riutilizzate senza alcun beneficio per Roma Capitale.

Al Campidoglio, dopo oltre un anno di consigliatura, si giustificano spiegando che la cifra è stata calcolata desumendola dalle tariffe stabilite per l’occupazione del suolo pubblico e che giust’appunto stavano pensando di incrementarle.
Ma, tra l’altro ci sono i costi vivi: ad esempio, le forze dell’ordine, i servizi di emergenza e d’igiene che funzionerano all’interno e all’esterno dell’area rossa, quella compresa tra via dei Cerchi-via di S. Teodoro, via dei Cerchi-piazza di Porta Capena, viale Aventino-viale del Circo Massimo via della Greca-lato Bocca della Verità, alla quale dalle 14 di domani avrà accesso solo il pubblico munito di biglietto.

Il Comune di Roma precisa che 40.000 euro entreranno dagli organizzatori dell’evento per i servizi della polizia municipale, 23.000 per il prolungamento della metro B e 30.000 per l’Ama, l’azienda dei rifiuti, altri 75.000 euro per le cooperative e ditte che forniscono bagni chimici, ambulanze e servizi sanitari.
Ma sono partire di giro per compensi al personale e fornitori, non entrate effettive per Roma Capitale, oltre fatto che non saranno i cittadini romani a beneficiare dei già pochi straordinari dei nostri vigili urbani … mentre già arrivano proteste come quella di Carlo Rienzi, presidente del Codacons, per “chiusure di strade, deviazioni, limitazioni, cambiamenti nel trasporto pubblico in una zona nevralgica come quella del Circo Massimo, che si ripercuotono sui cittadini”.

Nessun benefit per i ‘diritti d’immagine’ per Roma Capitale, nonostante avesse patrocinato l’evento e, soprattutto, mentre nella pagina dove si poteva votare la scaletta dei brani c’era proprio il disegno del Circo Massimo a far bella vista promozionale.

ROLLING STONES Circo Massimo Rome 2014

A proposito, ricordiamo che il Colosseo – per accordi di sponsorizzazione sottoscritti dal Comune di Roma, in cambio di soli 25 milioni di lire per 15 anni «eventualmente prorogabili» – potrà essere usato per «articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria» (il core business di Tod’s), ma anche «profumi, adesivi, metalli preziosi e loro leghe, gioielleria, pietre preziose, orologeria, strumenti cronometrici», come anche per manifestazioni, conferenze stampa, fotografie, cartoleria, adesivi, articoli per ufficio, ombrelli, pelli di animale, fino alle manifestazioni culturali e sportive. Oltre, alla possibilità di «realizzare una struttura temporanea, o fissa, per l’accoglienza dei sostenitori dell’Associazione, ubicata nelle immediate vicinanze del Colosseo» e per tutta la durata dei lavori di restauro e per i successivi due anni» e che «può fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor».

Un vero scandalo, tornando alla musica, se consideriamo che solo per i 70.000 biglietti  a 78 euro ciascuno degli Stones sono ben 5.460.000 euro gli incassi per l’organizzazione dell’evento, presentato in Italia da “D’Alessandro e Galli”, società leader nel settore del music business, in accordo con “Rock in Roma”, di cui Mucchio Selvaggio racconta che “oltre ai due mesi di kermesse alI’Ippodromo delle Capannelle, la “premiata ditta” Bucci & Giuliani ha contemporaneamente gestito tutti i concerti dello Stadio Olimpico di quest’estate, dai Muse ai Depeche Mode fino a Roger Waters e agli italiani Negramaro e Jovanotti”.

Dunque, se è vero che con i grandi eventi girano tanti soldi,  anche sicuri che rappresentino davvero entrate pubbliche e servizi ai cittadini?
Inoltre, se quello di Ignazio Marino è il modo di fare i conti che insegnano nelle facoltà di medicina ai futuri dirigenti medici, ecco spiegate le cause della spesa pubblica sanitaria impazzita.

Infine, come non fugare il dubbio che Ignazio Marino era ben consapevole del valore d’immagine del Circo massimo se dichiara  Sky Tg24 che “per me è un grande orgoglio portare la storia del rock all’interno della nostra storia archeologica in uno scenario unico al mondo”,l’ho scelto io ed è stata subito approvata da Mick Jagger, ed è stata determinante: c’erano altre capitali europee che volevano ospitare il concerto”.

Trattativa al ribasso pur di apporre la propria ‘firma’ su un evento come i Rolling Stones a Roma? Non a caso, Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini all’opposizione in consiglio comunale, annuncia “un esposto alla Corte dei conti per danno erariale”.

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Ignazio Marino: blocco Roma e … i romani

27 Feb

Che Roma fosse agli sgoccioli lo sapevano tutti nella Capitale e lo si sapeva fin dal lontano gennaio 2005, quando al sindaco di Roma, Walter Veltroni, venne donato un tapiro bucato a memoria della situazione delle strade comunali, ridotte ormai a una buca continua, dopo aver praticamente rinunciato alla manutenzione stradale  mentre si sosteneva la spesa sociale e culturale.

Lo si sapeva da quel meno lontano giorno del 2008, in cui il neoeletto sindaco Alemanno denunciava ben “12 miliardi e 300 milioni di debito alla fine del mandato Veltroni”, come ebbe a ribadire più volte, mentre il debito accertato dalla agenzia di rating Standard & Poor’s ammonta a 6,9 miliardi di euro.[fonte]
E, sempre nel 2008, ben prima di Parentopoli, La Repubblica scriveva “Il bilancio dell´Ama? È da libri in tribunale. La situazione finanziaria dell´azienda della pulizia e dello smaltimenti rifiuti è più che a un passo dal collasso. Ha azzerato il capitale sociale, contravvenendo a precise norme legislative. Inoltre ha un buco di 600 milioni di conti a breve, con debiti nei confronti di banche e fornitori e sulla voragine finanziaria paga 35 milioni di interessi l´anno.
A partire da gennaio 2008 a oggi, dunque a cavallo delle due diverse amministrazioni Veltroni e Alemanno, la sua gestione arranca a colpi di anticipazioni di cassa del Campidoglio.”

Solo pochi mesi fa, Paolo Gentiloni – nel suo programma per le Primarie a Sindaco di Roma – scriveva che “Il decennio 2001-2010 ha visto la maggiore crescita demografica nell’area metropolitana di Roma in tutti i suoi tremila anni di storia. … in tempi di recessione, il super incremento demografico è anche un rischio, perché può aumentare le sacche di povertà.

L’economia di Roma e del Lazio è in grande affanno. … La grande crisi economica e finanziaria, che fino a qualche anno fa, a Roma si era sentita meno che in altre aree del Paese, oggi morde con tutta la sua ferocia. Anche perché su Roma grava il record di pressione fiscale: abbiamo l’IMU più alta d’Italia e subiamo le conseguenze del debito sanitario regionale con record negativi anche su IRAP e addizionale IRPEF.”

Dunque, Ignazio Marino sapeva in che razza di guaio andava a ficcarsi e quali aspettative andava a suscitare, nel momento in cui si candidava a sindaco di Roma. Lo sapeva nel promettere di di realizzare in quattro e quattr’otto una ‘piccola Pompei’ ai Fori Imperiali e nello spendere gli ultimi spiccioli delle esauste casse capitoline in cordoli e segnaletiche, più gli straordinari agostani per i vigili.

Pura follia che tutto potesse risolversi con quel Decreto SalvaRoma plurimiliardario, che il compagno di partito Enrico Letta ha tentato di far approvare in ogni modo, mentre Napoli e Palermo devono cavarsela da sole (ed i isindaci hanno già protestato) e mentre Lega e M5S suonano il leit motif di ‘Roma ladrona’ …

Infatti, uno dei primi passi del nuovo governo è stato annunciato dal neoministro Maria Elena Boschi rinunciando alla conversione del decreto “per l’elevato numero di emendamenti, che avrebbero potuto tenere l’Aula impegnata per 215 ore, ben oltre la scadenza del provvedimento. Il varerà però “un nuovo provvedimento, dopo una valutazione dei contenuti”, che contenga anche le norme sull’Expo e sulla Sardegna. (La Repubblica)
Il che significa che, per bene che vada, a Roma Capitale arriverà molto meno di quel miliardo e mezzo che andava ad aggregarsi  tra le diverse norme che il governo uscente non è riuscito a far approvare. E Renzi si rifiuta – per evidenti motivi – di blindare il decreto: “non gioco così la mia prima fiducia“.

Una situazione ‘da paura’ come direbbero a Roma, in cui nervi saldi e senso della cosa pubblica fanno la differenza.

Ma da Ignazio Marino, già a caldo, sono arrivate delle ‘note stonate’: “Non sto minacciando dimissioni ma voglio sapere qual è la mia job description. Non voglio fare il commissario liquidatore”.  Job description? Il sindaco che chiede cosa /come deve fare il sindaco?

“Devo essere messo nelle condizioni di governare la città. Roma non si governa in dodicesimi: se c’è bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio della capitale d’Italia, io sono felice di esserlo perchè ho avuto l’onore di essere eletto dai cittadini. Ma se c’è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione tutto il personale, io non sono disponibile a fare quel lavoro lì”.
E chi dovrebbe farlo se non il Sindaco eletto dai cittadini? Un commissario prefettizio? Trasformiamo Roma in Belfast?

Poche ore fa, La Repubblica ha confermato “L’ultimatum di Marino: da domenica blocco la città, la gente dovrebbe inseguire la politica con i forconi”, dimenticando di essere stato senatore dal 2006 al 2013, con il ruolo di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, che sappiamo bene tutti come va e quanto ci costa …

 “Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno girare”. (fonte La repubblica – Mix24)

Le persone dovranno attrezzarsi? I romani non potranno girare? Incredibile, ma vero: è proprio il sindaco eletto a dirlo …
Senza considerare che il 70% circa dei romani non l’ha votato, che potrebbero essere non pochi quelli che vogliono che venda Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione il personale in esubero …
Il Messaggero, pur non attaccando il sindaco, titola “Salva Roma, a rischio servizi per anziani, disabili, strade e asili: un collasso annunciato. Tutti i servizi sociali che andranno in crisi per il mancato via libera alla manovra 2014” approvata dal Consiglio Comunale, ricordiamolo, nella speranzosa ipotesi che il decreto passasse in extremis.

Davvero incredibile che – dinanzi ai debiti e dissesti accumulati dalle diverse Consigliature succedutesi al Campidoglio (ndr. non dai governi nazionali), con uno squilibrio demografico /produttivo ‘importante’ ed annunciato, nel corso di una crisi finanziaria epocale – ci si ritrovi con un sindaco che, a quasi un anno dall’elezione, ancora non ha tirato fuori un programma concreto di risanamento a breve-medio termine, in attesa di quei denari che servono per ripianare il ‘buco di 816 milioni di euro’ in scadenza e quelli che servono per iniziare la bonifica del sistema capitolino ed il rilancio della città. In due parole, un miliardo.
La Repubblica, riguardo le spese ‘vive’, precisa che “mancherebbero circa 500 milioni di euro, senza i quali non sarebbe possibile pagare gli stipendi e far funzionare l’amministrazione della città.”
E, come Il Messaggero, aggiunge due dettagli significativi, precisando che “il provvedimento in stand-by a Montecitorio permetterebbe al Comune di scaricare sulla gestione commissariale dell’Ente, una sorta di pozzo nero nel quale sono confluiti i debiti originati prima del 2008, 485 milioni di oneri in due anni 2013 e 2014. Se la Capitale dovesse accollarsi la spesa, il sindaco Ignazio Marino si troverebbe in gravi difficoltà perché il 6 dicembre scorso ha approvato il bilancio previsionale contando sul versamento di qui soldi da parte dello Stato.”

Dunque, lo Stato si è già accollato in qualche modo una decina di miliardi di euro contratti dalla Capitale – quelli di cui per anni si è lagnato il sindaco Alemanno per intenderci – e l’attuale Sindaco avrebbe presentato un bilancio previsionale fondato sui ‘fichi secchi’, come stiamo scoprendo e come già accaduto con la sua compagna di partito, l’ex ministro Carrozza, al MIUR per gli scatti stipendiali dei docenti.

Il tutto con i romani (vittime sacrificali as usual) che oltre al consueto degrado, oltre alla notoria burocrazia, oltre alla sicurezza che fa declinando, oltre alla crisi che non vede vie d’uscita nella città del pubblico impiego … i romani dovranno farsi carico del ‘blocco la città‘ deciso dal neoeletto sindaco e con loro il resto d’Italia che da Roma dipende.

“Bloccherò i bus, fortunato chi ha l’auto blu” … la Lega invoca ‘Nerone commissario’, ma qui sembra che ci siamo già …

Una capitale in ‘blocco’ per non vendere Ama, non dismettere Acea e non mettere in cassintegrazione il personale in esubero, come avvenuto altrove, il tutto dopo gli scandali di Parentopoli, di Malagrotta, eccetera eccetera?

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Roma, l’Italia in ginocchio

7 Feb

In quanto sta avvenendo a Roma, per la neve e per le polemiche derivanti, possiamo leggere nella sua dramamticità della situazione di semiparalisi non della sola Capitale, ma del Paese tutto.
Una semiparalisi dei “poteri”, in cui si è andata ad infilare l’Italia dopo 12 anni di “sospensione secondorepubblicana” ed ulteriori sei di stallo tra Prodi bis e Berlusconi ter.

Dalle centinaia di migliaia di pendolari rimasti senza mezzi di trasporto e senza, soprattutto, informazioni, venerdì scorso, agli automobilisti ed ai trasportatori che, stessa situazione, si sono trovati dinanzi alla totale non-organizzazione.
Per non parlare dei treni metropolitani di Roma che sono andati in tilt, addirittura partendo a percorso bloccato, o della stazione Termini che era rimasta con 2-3 binari percorribili, deviando il traffico TAV su Tiburtina da cui partivano solo pochi treni verso Fara Sabina e Tivoli.
Alla Protezione Civile che invia bollettini asettici, invece di mettere un bel timbro rosso con scritto “Evidenza”, come fanno in USA, o che annuncia 35mm di acqua, che, se la temperatura è sotto lo zero, solo se, diventano 35 centimetri di neve.
All’Esercito, che andrà rimborsato a carico di tanti magri bilanci comunali, alla RAI che avrebbe potuto, ma non l’ha fatto, svolgere un ruolo di informazione diffusa, come accade normalmente, altrove ed in Italia, in caso di calamità e catastrofi.
Fino alla “follia” riportata nell’atto del 14 dicembre 2011, in cui il Campidoglio stabilisce che, per una città vasta come Roma, l’AMA (l’azienda ex municipalizzata) «per le opere di spazzaneve metterà a disposizione sei mezzi, tre pale meccaniche, una lama, due spandisale».

O, come oggi, sapere della scoperta di decine di lame dimenticate in un deposito a San Saba, o del sindaco Alemanno, che a dicembre aveva tolto all’Ama il ruolo principale nella gestione di situazioni eccezionali.
E, per dirla tutta, una capitale in ginocchio, con scuole ed uffici chiusi, non per la neve, ma per l’assenza di misure idonee, visto che da sabato c’è il sole.

Con un governo “normale” e con un’Italia che “va da qualche parte”, le cose sarebbero andate molto diversamente:

  • il Partito Democratico avrebbe dovuto chiedere le dimissioni del Sindaco, chiedendo le elezioni. Cosa che al momento non ha intenzione di fare;
  • la RAI avrebbe trasmesso sia le solite new strappalacrime “dai luoghi della tragedia” ed i talk show sarebbero stati ricolmi di rissosi politici, ben attenti a rimpallarsi barili e responsabilità;
  • qualche magistrato avrebbe aperto un fascicolo contro ignoti;
  • qualcuno (sindaci ed imprese) avrebbe reclamato lo stato di calamità e finanziamenti straordinari;
  • il premier, o chi per lui, avrebbero rassicurato i cittadini visitando i luoghi disastrati;
  • la santa stampa ci avrebbe spiegato a menadito cosa andava fatto e cosa non, chi era e chi no, dove e quando se non perchè.

Di tutto questo, nulla.
Questa è l’Italia guidata da Mario Monti.

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Roma bloccata dalla neve

3 Feb

Ore 13,40: Roma è in tilt a causa della neve  e, per il momento, ne sono caduti 50 centimetri in poche decine di minuti su Roma Nord, dove le pendenze sono anche elevate.

Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha disposto la chiusura degli uffici pubblici dalle 14 di oggi a tutta la giornata di domani per “le avverse condizioni atmosferiche che si prevedono in miglioramento solo a partire da domenica, dovranno essere comunque garantiti i servizi d’emergenza”.

In questo momento, migliaia e migliaia di impiegati sono ancora negli uffici, colti alla sprovvista lontano dalle proprie abitazioni, come anche tanti automobilisti sono sulla strada per tornare a casa propria, tra le smisurate periferie romane o, addirittura, nella provincia.

Tutti senza informazioni, eccetto il fai da te, consultando i tweet dei romani in movimento su l’unico servizio in rempo reale attualmente funzionante, ovvero la pagina Twitter di INFOATAC.

Non è per mettere la croce ad Alemanno, l’organizzazione richiede anni ed anni, ma nessuno sa quali strade siano ancora percorribili o quali mezzi pubblici, eccetto quelli ferroviari, siano ancora in funzione.

Cose anche banali, ad esempio sapere se lungo la Nomentana i bus stiano percorrendo regolarmente la corsia a loro riservata e che “non dovrebbe” avere intralci. Oppure, quali tram e quali metro siano ancora operativi. Per non parlare delle indicazioni minime agli automobilisti, visto che affrontare la neve con il traffico in tilt.

L’unica speranza, al momento, è che la “bufera” cessi per qualche ora, prima del buio, in modo da dare il tempo alle persone di rientrare a casa.

In alternativa, nessuno sa cosa racconteranno le cronache domani riguardo quel circa mezzo milione di persone che cercherà di rientrare alla propria abitazione.

In ambedue i casi, sarebbe il caso di iniziare e chiedersi se Roma è effettivamente diventata una metropoli da 4 milioni di persone, più i pendolari, o se è solo il numero, ma non il Pil e le infrastrutture, a renderla tale.

P.S. Mentre Roma iniziava a paralizzarsi per la neve “una Smart ha bloccato il passaggio dei tram all’altezza del museo d’arte moderna, in viale delle Belle arti. La macchina è parcheggiata esattamente sulle rotaie. Il volante bloccato da una sbarra antifurto. Sul posto i carabinieri già presenti per monitarare il traffico che tramite la centrale cercano di rintracciare il proprietario.
Speriamo venga denucniato e condannato per interruzione di pubblico servizio.

Intanto, il Piano Emergenza Neve per il trasporto pubblico di Roma su disposizione della Protezione civile di Roma Capitale, diffuso dall’Agenzia per la Mobilità, la linea numero 3 dei tram è tra le linee che assicurano il servizio. Peccato che  “non ce la fa a fare la salita”, lo confermano gli autisti, e che il problema sia di vecchia data …

Secondo un comunicato di TomTom, alle ore 16, c’erano 270 chilometri di code entro il Grande Raccordo Anulare.

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