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Tagli alla scuola: si potevano evitare?

12 Set

Riaprono le scuole ed iniziano a sentirsi i tagli voluti da Tremonti ed eseguiti dalla Gelmini.

Secondo la Stampa, le attuali 10.500 istituzioni scolastiche verranno ridotte a circa 9.500 perchè hanno pochi alunni, ovvero meno di 500 che è il parametro di legge. L’intervento, che decurta del 11% l’organico dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi, comporterà, secondo i calcoli di «Tutto Scuola», anche una incomprensibile perdita di ulteriori posti (1.100) di assistente amministrativo.

Sempre in questo anno scolastico che inizia, le ore di lezione degli istituti tecnici e professionali vengono generalmente abbassate  a 32 settimanali, con un corrispettivo taglio del 10% dei docenti, che va ad aggiungersi al corposo taglio di maestre di scuola elementare (circa 50.000) determinatosi con l’abolizione dei moduli senza il subentro, specie al Sud per problemi logistici, del tempo pieno.

A questo va ad aggiungersi il taglio dei servizi per i disabili, quelli per il funzionamento delle scuole e quelli specifici per il recupero, per poi dover ancora scoprire quali saranno i tagli attuati dagli Enti Locali, se a carico dei clientes o delle scuole.

Il tutto in uno Stato che destina(va) all’istruzione, ovvero al diritto allo studio, più o meno quello che spendono gli altri paesi europei, se teniamo conto sia di quello che va al Ministero dell’istruzione, università e ricerca sia quello che va a gli Enti Locali.

Inoltre, se lo Stato investe di meno nella scuola, anche i costi per le famiglie s’incrementano (ad esempio: +2% sul prezzo degli zainetti) e le misure di contenimento del “caro libri”, che grava specialmente sugli alunni dei Trienni delle Superiori, sono inficiate dalla scarsa informatizzazione dei docenti. la scarsa diffusione degli Ebooks, la drammatica situazione dell’edilizia scolastica e dei laboratori, i tagli pesantissimi per gli assistenti tecnici, per non parlare della l’innovazione e manutenzione tecnologica, che, da quando è stata trasferita agli Enti Locali, è del tutto scomparsa in non pochi territori.

Se la scuola pubblica non fosse stata statale non avremmo subito questi tagli.

Con il sistema dei voucher e con le scuole in carico al territorio, come recita la Costituzione, il cittadino vedrebbe direttamente decurtate le risorse destinate all’istruzione dei propri figli e protesterebbe. Inoltre, i cittadini potrebbero scegliere e le scuole sarebbero costrette a diventare più efficienti o ridursi a dei diplomifici, facilmente individuabili da un qualunque sistema informativo di monitoraggio decente.

Sempre con i voucher, però, i docenti passerebbero dal posto fisso a contratti quinquennali o triennali. E nei voucher, cioè nelle mani dei cittadini, finirebbe anche buona parte di quello che gli enti locali spendono in diritto allo studio e che, non di rado, diventa festa patronale o etnica, scuolabus ed esenzione, progetto esternalizzato fine a se stesso. Infine, avendo “finalmente” gli amministratori locali la responsabilità di un servizio che “entra nelle case della gente”, assisteremmo ad una maggiore e più soddisfacente selezione del personale politico che ci viene proposto per il voto.

E’ una questione nota, esiste dai tempi della tentata Riforma di Luigi Berlinguer, l’On. Aprea (una donna che viene dalla scuola) porta avanti questa battaglia da anni, esistono progetti di legge in Parlamento che attendono da legislature e nessuno ne parla.

Ai media, evidentemente, interessano solo i tagli da sbattere in prima pagina, non le soluzioni che potevano evitarli.

Meno bidelli a settembre: scuole nel caos?

13 Lug

Due anni fa, in Italia c’erano (dati Tuttoscuola) circa 100mila bidelli di ruolo, altri 60mila precari e circa 30mila pulitori (dati MIUR).
Le istituzioni scolastiche erano circa 12mila, gli edifici oltre 40mila, non dovrebbe essere difficile fare due conti.

Innanzitutto, diciamo che serve un portiere/centralinista nelle sedi principali, che sono 12mila, e che dovrebbe essercene uno in tutti gli edifici di grandi dimensioni, almeno 10mila, visto che dieci anni fa lo Stato ha deciso di utilizzare i collaboratori scolastici (bidelli) per questo scopo.
Aggiungiamo che dovremmo garantire almeno un bidello per edificio e che ne servirebbero circa 3-4mila ulteriori per la gestione e la pulizia almeno delle palestre degli istituti superiori.

Fatto sta che dei 167mila bidelli totali esistenti, solo 140mila sono disponibili per il “servizio al piano” e, secondo i tecnici del MIUR, sono troppi.

Di questi, oltre 90mila lavorano in 6000 istituzioni scolastiche, con un numero medio pari a 15,6, mentre altri 40mila circa prestano servizio in altrettante 6000 istituzioni (in media 7,7 per istituto), dove, dopo l’orario scolastico, operano circa 30mila pulitori.
… i conti saprebbe farli anche la serva, se non fosse che i Sindacati finora hanno tutelato, nella sostanza, i docenti precari delle superiori e nessuno più …

E’ evidente che in quest’ultime la vigilanza nei corridoi ed alle uscite, il ripristino dei sanitari e la ricreazione degli alunni, il diritto alle ferie ed alle turnazioni dei lavoratori siano molto meno garantiti che nelle altre seimila fortunate.

Le istituzioni si muovono, i presidi scrivono, i prefetti chiedono riscontri, la stampa locale denuncia.

Romagna  Lombardia  Toscana  Friuli  Marche  Sicilia  Veneto  Lazio  Campania

Solo i media nazionali tacciono, pur di non ammettere che qualcuno tra gli uomini del MEF s’è sbagliato a far di conto.

Tagli ai bidelli: il bagno di sangue della scuola italiana

12 Lug

Tagli selvaggi sui bidelli delle scuole: secondo Tuttoscuola ed i tecnici finanziari del MIUR sono troppi, a ben vedere assolutamente no.

A parte il fatto che, vista la situazione, Sindacati, ARAN e/o MIUR potrebbero proporre dei “contratti di solidarietà” per il comparto scuola, questi sono i numeri del 2008, pubblicati da Tuttoscuola: 167mila bidelli, di cui il 60% di ruolo, con una spesa media pro capite, compresi gli oneri riflessi, di circa 23.500 euro all’anno per un totale di circa 4 milioni di euro. (Tuttoscuola – 2008)

Innanzitutto, per conoscere quelli disponibili per le classi, dobbiamo dedurne dal totale almeno uno per la portineria ed uno per la palestra per ognuna delle 12mila istituzioni scolastiche esistenti: da 167mila siamo già a 140mila circa.
In secundis, è necessario considerare che gli edifici scolastici erano, nel 2008, almeno 40mila e che, dislocando almeno un bidello per ogni edificio, ne resterebbero circa 100mila da distribuire su almeno 30mila edifici …

C’è, poi, la questione dei pulitori ex-LSU, veri servi della gleba del sistema scolastico, che incide sul numero dei bidelli in modo asimmetrico: 6000 scuole hanno l’organico dei bidelli dimezzato a causa delle pulizie esternalizzate.
Questo significa che esistono 6000 scuole che assorbono due terzi del personale ed altre 6mila che ne assorbono solo un terzo.

Tuttoscuola dichiarava che i bidelli sono “15,6 per ogni istituzione scolastica, distribuiti sulla sede principale e sulle sezioni o sedi distaccate (quando ci sono)”.
In realtà, escludendo il portiere-centralinista e l’assistente in palestra, ovvero partendo da una base di 140mila lavoratori, i bidelli sono effettivamente 15,6 per 6000 istituzioni scolastiche, ma diventano 7,7 di media per le restanti 6mila con i pulitori ex-LSU.

Lasciandosi alle spalle l’ovvio quesito di come Tuttoscuola abbia fatto i suoi conti, resta l’evidenza che con 7-8 “collaboratori scolastici” non si possa vigilare su 5-600 bambini o altrettanti ragazzi nè nei corridoi nè, soprattutto a ricreazione, come anche non si possa garantire l’igienicità dei sanitari, visto che i pulitori arrivano a fine orario.
Inutile parlare, poi, di controllo dei visitatori o, ancora, di gestione dei centralini e, soprattutto, di scuole aperte al pomeriggio e di recuperi estivi.

Intanto, un po’ dovunque, le scuole protestano con tanto di carte intestate, timbri e firme, segno questo che le cose stanno in un modo ben diverso da come credono a Viale Trastevere.

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Non resta che chiedersi, sperando in una opportuna inversione di tendenza,  cosa abbia fatto cambiare idea al ministro, visto che oggi stiamo così, ma l’8 Ottobre 2009, Maria Stella Gelmini dichiarava: “Sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le pulizie all’esterno. È uno spreco di risorse pubbliche”. (Il Mattino)