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Crisi di governo? Paga l’Italia …

23 Ago

Il Pdl s’attacca a Napolitano, adesso Silvio crede nell’amnistia. L’apertura del guardasigilli Cancellieri Berlusconi: “La crisi colpa del Pd”. “Letta fa il duro per battere Renzi”.
Il Cavaliere: “Molte strade per salvarmi”. Alfano preme sul Pd per stop alla decadenza, sulla durata del governo cita Lucio Battisti (vd). Dai dem solo chiusure: “Legalità non si baratta”.

Pdl, l’idea di forzare subito per le urne. Letta al Colle: governo può farcela. Napolitano al premier: “Vai avanti”.
L’Anm insorge: “Linciaggio per neutralizzare la sentenza”.

Vauro da Presseeurop.eu

Il Cavaliere rifiuta il salvagente rinvio, l’idea è di fare dimettere i parlamentari. Governo in bilico, l’ex premier vuole far saltare il banco.
Alfano: il Pd voti contro la decadenza. Alt di Franceschini: nessun baratto sulla legalità.

Grillo: “Subito ad elezioni, con il Porcellum vinciamo noi”.
Silvio spinge per il voto. Sull’Imu nasce l’asse Pdl-M5S Grillo: “L’imposta non va pagata”. Gli azzurri: “Lui meglio del Pd”.

Questi gli strilli (le testate) on line di La Repubblica, La Stampa, il Corriere della Sera, Libero.


Uno scenario ben delinato da Virginia Piccolillo del Corsera (link), per quanto relativo gli aspetti ‘tecnici’,. Un contesto politico-istituzionale che si presta a poche, ma molto deludenti, riflessioni.

Innanzitutto, i nostri Potenti dovrebbero prendere atto che a seguire sempre e comunque la via del compromesso e del volemose bene si ottengono sempre e soltanto leggi a metà e risultati a metà. Nel primo caso, da ‘completarsi con una miriade di interpetazioni autentiche, regolamenti e mille proroghe, nel secondo con esiti bizantini ogni qual volta servirebbe una regoletta semplice e chiara.
In questo sta tutta la querelle inerente la decadenza, l’ineleggibilità o la incadidabilità che sia per Silvio Berlusconi.
Le norme introdotte per impulso del ministro Cancellieri sono applicabili a chi, all’epoca della loro introduzione, era già condannato in due gradi di giudizio ad una pena superiore ai due anni di reclusione? Evidentemente no, altrimenti la Giunta del Senato avrebbe dovuto convocarsi all’istante. Probabilmente, si, come buon senso e ragione vorrebbero.

In secondo luogo, quello che è evidente oltre ogni irragionevole dubbio e che l’Italia è al palo e rischia una profonda e lunga crisi politica ed istituzionale a causa di una vicenda privata di Silvio Berlusconi, il cui interesse prevale su qualsiasi altra esigenza o emergenza del Paese.
Lo Stato italiano ha necessità di profonde riforme, se si vuole rendere il bilancio che inviamo a Bruxelles e Francoforte ‘allineato’ con la fotografia di ‘photofinish’ che arriva dal Fiscal Compact e dagli obiettivi – scelti autonomamente dal Governo o imposti dall’Eurozona – che vanno perseguiti.

Chappatte su “Le Temps”, Ginevra

Non solo, dato che l’italia ha necessità – ormai catastroficamente sedimentate – di riformare le regole del Lavoro, della Sanità e della Giustizia, dei finanziamenti all’editoria ed al settore agroalimentare, se vogliamo tentare – in futuro – di governare la spesa pubblica e l’efficienza dei servizi. Molte università andrebbero rifondate, visto il dissesto finanziario in cui alcune sono riuscite, addirittura, ad espandersi, mentre la scuola dovrebbe riformare almeno le Medie – dove servirebbero psicologi e tempi prolungati, ma de facto ferme ai primi anni Settanta – e gli Istituti Tecnici, visto che sono anni che le nostre aziende devono ricorrere a tecnici e periti dell’Est Europa.

Tutto fermo o rinviato a migliore occasione per un uomo di 77 anni, che non rischia il carcere e la cui ineleggibilità era fuori discussione già venti anni fa, essendo proprietario di un impero mediatico? Tutto appeso in attesa che il Partito Democratico irrisolva le proprie beghe interne durante il solito grigio Congresso e che elegga il nuovo segretario e/o il nuovo leader elettorale da bruciare al rogo entro due anni dal mandato?
Tutto confuso, mentre Grillo arringa senza un programma di riforme e di alleanze, senza leader esperti e noti agli italiani da proporre in squadra di governo, senza chiarezza su come mettere mano a 2 miliardi di problemi, ovvero alla spesa pubblica.

Vignetta da The Times

Una situazione determinatasi grazie ad una sola norma, il Porcellum, che Beppe Grillo oggi esalta, mentre ieri era la madre di tutti i mali.
Una norma fatta in modo da garantire maggioranze bulgare alla Camera, per pesare oltre misura sull’elezione presidenziale e sulle autorizzazioni a procedere, ed un Senato minoritario … a meno di non venire a patti con la Lega, visto che il premio di maggioranza è su base regionale e che in Lombardia vive 1/6 degli italiani.

Tutto questo facendo i conti senza l’oste: il Porcellum è costituzionale o no?
E’ una buona idea far saltare un governo a settembre per votare di fretta e furia con il Porcellum (ammesso che il Presidente della Repubblica sciolga le Camere) e per trovarsi con una sentenza di incostituzionalità?
E non è scandaloso che la Magistratura intervenga/venga coinvolta solo dopo un decennio per dare l’alto là ad una legge elettorale che consegna l’Italia alle nomenclature di partito ed al voto di protesta?

It is a bit crazy.

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Decreto Fare, 80 punti su cui prendere le misure

16 Giu

Arrivano le 80 misure del Decreto Fare. Enrico Letta: «Sono misure per rilanciare l’economia», ma di soldi ‘freschi’ non se ne vede l’ombra. Se la cava meglio, il vicepremier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Il cittadino deve percepire lo Stato come amico, per questo abbiamo riequilibrato il rapporto tra cittadini e fisco».

Infatti, uno dei provvedimenti annunciati è la revisione dei poteri di Equitalia, che impedisce la messa all’asta della prima casa e, per i contribuenti in difficoltà economica o con momentanea carenza di liquidità, la rateizzazione dei debiti tributari fino a 120 rate e la possibilità di rinviare il pagamento fino a otto rate consecutive.
Un intervento ‘giusto’ che, per come è formulato, rischia di innescare un circolo vizioso di morosi e di ‘meno abbienti’ che accumulano debiti ed interessi sempre più avviluppati in una morsa creditizia.

Saranno destinati 3 miliardi di euro ai cantieri ed ai lavori in infrastrutture e in piccole, medie e grandi opere, recuperando circa 30.000 posti di lavoro.
Non è molto, ma almeno è meglio di niente. Servirà a dare ossigeno al settore edile, a completare opere ed a … garantire equilibri, prebende e accordi vetusti. Niente nuovi investimenti per nuovi interventi.

Si promettono prestiti ad un tasso agevolato per 5 miliardi di euro complessivi per favorire l’acquisto di nuovi macchinari da parte delle imprese, con un massimale fino a 2 milioni di investimenti per ciascuna azienda.
Serviranno a sostenere l’export, che è l’unico settore in attivo che abbiamo, oppure faranno la stessa fine di tanti contributi europei del passato, oggi capannoni vuoti, agriturismi deserti, aziende agricole in passivo, false fatturazioni eccetera?

In tema di giustizia, viene introdotta la mediazione obbligatoria nei contenziosi civili, con la previsione di smaltire un quarto delle pratiche arretrate, che sono oltre un milione.
Arriva la Common Law, finalmente. Non è proprio la Common Law, bisognerà vedere come funzionerà l’arbitrato e con quali poteri, ma è piuttosto improbabile che possa avere successo se “si farà reclutando 400 giudici onorari, che lavoreranno guadagnando 200 euro a sentenza”, come annuncia il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Si tratterà, a quanto pare, di meritevoli neo laureati in giurisprudenza con stage presso tribunali e Corti d’appello …

Si annunciano sgravi energetici per le famiglie o, meglio, per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”, come conferma il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che annuncia «misure che consentono di ridurre le bollette energetiche degli italiani di 550 milioni, con l’utilizzo del biodiesel e con la modifica del Cip6».
Nei grandi cenri urbani, dove vive gran parte degli italiani, il problema ‘bolletta’ resta.

E’ anche previsto un investimento straordinario di edilizia scolastica finanziato dall’Inail fino a 100 milioni di euro all’anno dal 2014 al 2016.
Una miseria, considerato che gli edifici sono almeno 50.000 e che, fino a pochi anni fa, in Legge Finanziaria, veniva inserito un ‘fondo’ di 500 milioni di euro a cui gli Enti Locali potevano attingere.

Come anche è annunciato lo sblocco del turn over nelle Università, fino al 50%.
Apparentemente una norma contro i ‘baroni’ e a favore dei ‘precari’. In realtà, è un maggior costo per l’INPS e consolida la spesa di personale delle Università, a tutt’oggi un po’ sprecone, come le statistiche dimostrano … se, poi, tra i ‘precari’ si annidassero un tot di ‘nepoti’, il quadro sarebbe completo, visto che noi li assumiamo a vita ed all’estero i professori ed i ricercatori hanno tutti contratti a termine.

Ed arriva il pagamento di un indennizzo da parte degli uffici pubblici inadempienti nei confronti di un cittadino.
Una norma che, si spera, inciderà su tanti andazzi, visto che pagare un indennizzo per ‘negligenza’ comporterà – gioco forza – la rilevanza giuridica per maggiore spesa erariale. Ci sarà, dunque, da intervenire sulla disciplina del pubblico impiego, sui contratti di lavoro della P.A. e delle scuole, sui poteri ed i doveri di quadri e dirigenti. Chissà se Enrico Letta ha messo in conto l’urgenza di intervenire di concerto con i sindacati dei dipendenti pubblici …

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

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Studenti in sciopero, per cosa?

12 Ott

E’ davvero difficile comprendere cosa c’entrino gli studenti con lo sciopero convocato oggi dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza (CGIL Scuola) ed, a seguire, Unione degli universitari e dalla Rete degli studenti medi. Infatti, gli universitari ‘di per se nulla c’entrano’ con la scuola, mentre i/le ragazzi/e delle superiori avrebbero tutt’altro da fare che sostenere delle richieste corporative.

Infatti, La Repubblica stessa riporta che la “Pensavamo di avere già dato – scrive nel volantino la Flc Cgil – ma con la spending review vengono sforbiciati altri 200 milioni di euro. …  Nella legge di stabilità approvata dall’esecutivo Monti ci sarebbe una decurtazione di un miliardo sulla scuola, da concretizzare aumentando l’orario di lavoro dei docenti di medie e superiori per risparmiare sulle supplenze. …  Le retribuzioni sono tra le più basse d’Europa. In più si chiede ai docenti di lavorare più ore 2 senza compenso aggiuntivo”.”

Informazioni che ci raccontano come la sforbiciata della spending review equivalga a due mesi scarsi di supplenze (caso mai di questo si trattasse) od allo 0,4% dell’intero budget dell’Istruzione. Inezie, a confronto con tagli, economie e balzelli che altri comparti stanno subendo.

Quanto all’eventuale norma che porti l’orario di lavoro dei professori a livello europeo, ovvero oltre le 18 ore settimanali, i giovani e gli studenti dovrebbero solo plaudire, visto che questo eviterebbe cambi continui di docenti, nel corso degli anni, e garantirebbe che i supplenti siano i loro stessi docenti, per altro di provata esperienza e ben interlacciati col Piano dell’offerta formativa della scuola.

Arrivando agli stipendi – che saranno i più bassi d’Europa ma anche a causa dell’enorme numero di docenti che lo Stato Italiano ha assunto – è davvero disarmante vedere dei giovani che appoggino richieste di aumenti stipendiali o di compensi aggiuntivi, mentre operai ed impiegati finiscono disoccupati e mentre malati ed anziani son trattenuti al lavoro.

In effetti, gli studenti (ma non i docenti) protestano anche per altre cose.
“In Italia ci ritroviamo ancora con un modello frontale di lezione che non crea alcuna interazione fra studente ed insegnante, con materiali didattici preistorici, con programmi estremamente datati che non tengono minimamente conto dell’evoluzione che il nostro paese e la nostra società ha avuto negli ultimi sessanta anni”. “Ben poche sono le regioni che hanno adottato leggi sul diritto allo studio virtuose. Borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità dei trasporti pubblici sono solamente un miraggio per la stragrande maggioranza delle realtà italiane”.

Cose che sono al centro delle proteste non solo della Rete degli studenti medi, ma anche del Blocco Studentesco, che oggi non ha manifestato e che chiede attenzione anche per la “privatizzazione scolastica, la sicurezza e l’edilizia scolastica, le riorganizzazioni che non avranno altro risultato se non quello di arricchire le casse dei privati ed impoverire gli istituti pubblici con tagli ai fondi”.

Già, la sicurezza ed il decoro degli edifici scolastici o l’esternalizzazione dell’istruzione professionale da parte degli Enti Locali … di cui nessun sindacato della scuola mai parla o se ne lagna. Come, anche, si protesta sempre e solo contro il Ministero, dimenticando cosa (non) fanno Regioni, Province e Comuni e come spendono le risorse che potrebbero servire alle scuole.

E’, dunque, difficile comprendere degli studenti (e dei docenti) che scioperino con tanto afflato per materiali didattici antidiluviani e non altrettanto per la qualità degli immobili dove trascorrono metà della propria giornata.

E’, anche, difficile condividere l’idea che ad uno sciopero del personale – che pone principalmente mere questioni salariali o di mansionario – si vadano ad associare gli utenti, lamentando ad ogni riforma dei “programmi estremamente datati che non tengono minimamente conto dell’evoluzione che il nostro paese e la nostra società ha avuto negli ultimi sessanta anni”.
Infatti, quello che è datato è – spesso e volentieri – il metodo didattico, visto che per i professori, ad eccezione di quanti provenienti dalle ex-SISS, non sono previste competenze nel campo psico-pedagogico e sociologico, benchè meno se parliamo di nuove tecnologie e multimedialità.

Ed è del tutto impossibile comprendere cosa abbiano da manifestare insieme lavoratori e studenti delle scuole superiori e delle università, visto che le prime sono le neglette del sistema di finanziamento pubblico ed uno dei pochi spazi di ‘democrazia sul lavoro’ esistenti nel paese, mentre le seconde sono  sprecone ed elitarie come solo un sistema baronale può essere.

Ovviamente, se gli studenti manifestassero unitariamente e per conto proprio, sarebbe un’altra cosa. Anzi, un’altra Italia. E, finchè questo non accadrà, finchè gli Italiani saranno ‘spartiti’ in fazioni fin dall’adolescenza, non vi sarò futuro che tenga per loro e per il nostro Paese.

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Lezioni sospese. Ed il monte ore annuale?

13 Feb

La buriana sembra essere passata e la neve passa loscettro del disastro al ghiaccio ed al gelo.
Intanto, nei centri abitati riaprono le scuole, dopo sette o dieci giorni di sospensione della didattica.

Il sistema scolastico italiano prevede, come tutti sanno, che le classi ed i singoli alunni svolgano un determinato numero di ore, affinchè l’anno scolastico sia “valido” e si possa essere promossi od amemssi agli esami.

Parliamo di 1056 ore annue per gran parte degli istituti, di 990 per medie, elementari e buona parte dei licei, fino al minimo di 891 ore, previsto per i classici.
Ore che vengono distribuite, quasi esclusivamente, su 33 settimane annue, con frequenze che vanno dai cinque ai sei giorni alla settimana e con una durata quotidiana delle lezioni di 5-6 ore.

La norma, così come voluta dal ministro Gelmini, non prevede deroghe al numero minimo di ore svolte dalla classe e consente ai singoli alunni un massimo di una 50 di assenze annue, salvo casi eccezionali e documentati.
D’altra parte, la norma non è altro che il recepimento delle direttive e dei trattati europei: nulla da fare, dunque, se vogliamo emettere dei titoli riconosciuti all’estero.

In due parole, se il Calendario scolastico della Regione Lazio, per il 2011-12, prevedeva 210 giorni di lezione, sabati inclusi, ne restano solo 200-202 per le scuole di Roma, ad esempio, ed ancor meno per tutte quelle località dove stamane le lezioni sono rimaste sospese.

Così andando le cose, va capito cosa accadrà, nel futuro prossimo venturo, allorchè verrà a porsi il problema che, in molti comuni del Centroitalia tra cui la Capitale, la durata dell’anno scolastico potrebbe non poter contare su un numero di giorni congruo, a fronte di un diritto costituzionalmente garantito.
Dieci, quindici giorni di sospensione delle lezioni sono tanti, tantissimi, se, poi, c’è da recuperarli.

Le scuole di pensiero a riguardo sono tante e tutte affette da una qualche “difficoltà”.

Dall’ipotesi che le ore vengano svolte “in aggiunta” all’orario “normale”, per iniziativa dei dirigenti e degli organi collegiali delle scuole, senza intaccare il calendario regionale, ma stravolgendoi trasporti e obbligando i docenti ad orari eccedenti.
A quella che le singole Regioni adottino modifiche ai rispettivi calendari scolastici, azzerando le vacanze pasquali, ipotesi impraticabile per gli esiti di forte impopolarità, mentre riforme ed elezioni incombono.

Per finire alla prevedibilissima “deroga” ministeriale, magari a mezzo circolare, anzichè decreto, sollevando tutti dall’obbligo di recupero delle ore di lezione mancanti e lanciando al paese un chiaro – e pericoloso – segno di populismo … e di “benevolenza”. Il tutto  – ancor più pericolosamente – in barba all’europeismo vantato da Mario Monti in tante sedi internazionali.

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Scuola facile per gli stranieri

9 Feb

Che “qualcosa non vada” al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, diretto dal ministro Profumo, gli addetti ai lavori l’avevano già capito da qualche giorno.
Parliamo degli Esami di Stato convocati a mezzo di una semplice circolare, anzichè con la dovuta ordinanza.

Dettagli, che dicono molto sulla competenza e sullo stile.

La conferma è di questi giorni, quando, sempre a mezzo circolare, si invitano gli istituti di istruzione secondaria, inclusi i licei, ad accettare le iscrizioni di studenti stranieri licenza di scuola media.

Qualora gli studenti con cittadinanza non italiana siano ancora, secondo l’ordinamento scolastico italiano, in età di obbligo di istruzione … vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto, dell’ordinamento degli studi e del corso di studi eventualmente seguito nel paese di provenienza, dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno e del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno. Qualora, invece, gli studenti stranieri che richiedono l’iscrizione ad una classe intermedia non siano più soggetti all’obbligo, almeno sedicenni, il consiglio di classe può consentire l’iscrizione di giovani provenienti dall’estero“.

Ovviamente, “l’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno” avverrà a carico del già magro “Fondo d’Istituto”, come lo saranno tutte le attività di recupero e supporto necessarie a ragazzi e ragazze che, solo in ragione dell’età, si ritrovino catapultati in una classe liceale, senza conoscere la lingua e senza aver seguito un percorso formativo minimamente omogeneo e coerente.

Molto più logico, viceversa, prevedere che le scuole medie offrano sessioni straordinarie per gli esami di licenza e, soprattutto, tenere conto che agli studenti italiani la norma vigente non permette neanche di cambiare tipo di studi superiore, dopo l’inizio delle lezioni a settembre, ovvero dopo il termine ultimo per gli esami integrativi.

Ma per fare questo, il ministro Profumo avrebbe dovuto articolare e concertare un decreto, anzichè una circolare, che, però, lascia il tempo che trova.

Il perchè è facile a dirsi.

Al di là delle risorse – finanziarie ed umane che sono necessarie – le disposizioni del ministro Profumo sono inviate a mezzo “circolare” e, in base alle norme vigenti, le istituzioni scolastiche autonome e le singole regioni sono libere di recepirla o meno … come per tutte le circolari.

Infatti, le circolari sono un “atto regolativo interno”, mentre le istituzioni scolastiche sono, per dettato costituzionale, “autonome” dal punto di vista gestionale.
Attendiamo, dunque, un’ordinanza – di nome e di fatto – per gli Esami di Stato ed un decreto – non una circolare – per quanto riguarda gli alunni stranieri.

Povera Italia.

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Scuola, addio causa di servizio

18 Gen

Il Decreto Monti (D.L. 201 del 6 dicembre 2011) vengono abrogati i cosiddetti “istituti per l’accertamento della dipendenza da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata.

Cosa significa?

Facendo, ad esempio, riferimento a casi effettivamente verificatisi, iniziamo a chiarire che parliamo anche di lavoratori anziani che, spintonati da alunno bullo e caduti malamente, si ritrovano con una frattura del femore e crisi di panico. Oppure di altri che, al rientro in servizio dopo essere stati distaccati e/o dopo un’ospitalizzazione, non trovano nè la propria sede nè quella dove avrebbero dovuti essere destinati. Oppure, ancora, quelli che dopo 20 anni in una scuola zeppa di eternit si ritrovano dopo altrettanti 20 anni con qualche tumore o malattia strana.

Non parliamo di eccezioni: ricordiamo che si tratta degli ambienti di lavoro chiamati scuole, che spesso non sono a norma e che i bulli, prima del ministro Fioroni, si chiamavano “disagio e/o delinquenza minorile”.

Tra l’altro, per la scuola e l’università non si applica l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali. Infatti, il DPR 1124 del 1965 prevede che tale assicurazione sia obbligatoria solo per quei lavoratori che siano addetti od operino in ambienti organizzativi che comportano l’impiego di macchine, apparecchi o impianti. Dunque, solo i docenti che operano “in laboratorio” hanno tale copertura, come, infatti, precisa l’articolo 4 del Decreto.

E gli altri? E se i docenti di materie tecniche si dovessero infortunare in aula anzichè in laboratorio?

Cosa possono fare per tutelare i propri diritti verso un datore di lavoro che nicchia riguardo la sicurezza ed i finanziamenti necessari a garanrtirla?

Nulla, praticamente nulla.

Dal 2012, un docente che dovesse subire un danno fisico per causa di servizio non avrà altra alternativa che rivolgersi al tribunale ed avviare una costosa causa penale, che si protrarrà per anni ed anni con un farragginoso e difficoltoso accertamento delle competenze e delle responsabilità, che sono confusamente distribuite tra scuole, enti locali ed amministrazione periferica del MIUR.

Lo stesso docente, attenzione, sarà costretto a rimanere in cattedra finchè la sua vertenza non si sarà risolta, con costi rilevanti per le assenze e per le cure (aggravamento), oltre che una resa del servizio didattico decisamente inferiore, con la conseguenza diretta che la “riforma” potrebbe costare, a conti fatti, ben più delle cause di servizio che Monti ha abrogato.

La speranza? Una e sola.

Infatti, la norma va a colpire una categoria di circa 1,5 milioni di lavoratori, di cui una discreta parte dotata di buone o rilevanti competenze matematiche e sistemiche.

Sarà la volta buona che, oltre a questo blog, anche qualche accademico inizi a sollevare rilievi sul modus operandi di Mario Monti e sulla solidità dei suoi conti e dei suoi scenari?

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Imprese: un manifesto per la crescita incompleto

30 Set

Le associazioni imprenditoriali ABI (Associazione Bancaria Italiana), ANIA (Associazione nazionale Imprese Assicurative), COOP (Alleanza delle Cooperative Italiane), Confindustria, Imprese Italia hanno firmato e pubblicato una proposta politica, intitolata “Progetto delle imprese per l’Italia”.

Il documento esordisce con un “da troppo tempo il 95% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 50.000 euro”, come se questo non dipendesse anche dai benefit fiscali tutti a favore delle imprese, dagli stipendi dei lavoratori dipendenti oscenamente bassi, dall’assenza di percorsi redistributivi da parte delle cooperative.
Un punto di vista sui redditi degli italiani che appare piuttosto “singolare”, specialmente se consideriamo che la struttura stessa delle aziende cooperative ostacola le progressioni di carriere e stipendiali.
Una “stranezza”, che passa in second’ordine, se ricordiamo che le Coop possono usare gli utili per giocare in Borsa, anzichè ridurre i prezzi al consumo nei propri supermercati.

Ad ogni modo, questi sono i cinque pacchetti di proposte presentate dalle imprese italiane.

La prima proposta al mondo della politica e del sindacato, riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile e l’abolizione delle pensioni d’annata.
Se l’intervento sulle pensioni d’annata è atteso dagli italiani fin dalla fine della Prima Repubblica, sul secondo, l’età pensionabile, va ricordato il pessimo trattamento, in termini di sussidio, riservato ai nostri invalidi. Quante persone, tra i 50 ed i 64 anni, dovranno continuare a lavorare, in attesa della pensione, pur essendo seriamente malati con maggiori costi per il sistema del lavoro, per la sanità pubblica e per la loro salute?

La seconda proposta  avanzata dal “Progetto delle imprese per l’Italia”, è di riordinare il sistema fiscale, semplificandolo e rafforzando la lotta agli abusi degli evasori e della pubblica amministrazione, ma anche riducendo IRES e IRAP e, soprattutto, ponendo a soli 500 Euro (un bancomat) il limite di denaro contante utilizzabile per le transazioni.
Se il riordino, la semplificazione e la lotta agli abusi sono le benvenute, non può dirsi lo stesso per sgravi, aiuti e vincoli bancari, che sono alcuni dei “motori” dell’inefficace e contorto sistema italiano.

La terza richiesta degli imprenditori consiste in un piano immediato di cessioni del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare.
Ottima idea, ma sono anni che se ne parla: finora ha prevalso la Casta politica e sindacale, a cui si aggiungono i privilegiati dipendenti che occupano lussuosi e/o costosi edifici.

Al quarto posto, le liberalizzazioni, per le quali sono anni che i diversi governi stentano ad implementare le norme.
Se liberalizzare trasporti e servizi pubblici locali è una gran bella idea, come lo è l’ipotesi di riformare e rafforzare gli ordini professionali per deregolare il mercato, è difficile immaginare, in questa italia dove una causa di lavoro o quella per un rimborso durano anni ed anni, come si possa arrivare a “consentire a uffici diversi o a livelli di governo superiori di sostituirsi alle amministrazioni inerti e portare a termine i procedimenti amministrativi”. Ed, infatti, il documento, riguardo le liberalizzazioni, chiede di “accelerare i tempi della giustizia civile”.

Si parla, poi, degli investimenti pubblici e infrastrutture, con “l’utilizzo della spending review per contenere la spesa corrente e tutelare la spesa per investimenti, garantendone la stabilità nel tempo”, e “concentrare le risorse sulle grandi priorità infrastrutturali, d’interesse europeo e nazionale.
Grandi investimenti? Spending Review? Deve essere uno scherzo, con tutto quello che c’è da fare in un paese con strade ed autostrade scalcagnate, piani regolatori assurdi, edifici scolastici degradati e mal rattoppati, uffici tecnici “da paura”, politici locali tuttologi.

Un documento piuttosto deludente, se visto con gli occhi dell’italiano medio, che non trova soluzioni per il proprio reddito (inferiore a 50.000 euro), per la propria salute e la propria vecchiaia (assediate comunque dalla casta, sprecona e inefficiente, dei pubblici dipendenti), per i propri figli e le opportunità che gli sono dovute (scuole, università, formazione-lavoro, sussidi, agevolazioni, meritocrazia).
Come se, per rilanciare l’italia, bastasse mettere a posto quattro flussi finanziari (fisco, Ecommerce, infrastrutture, pensioni) …

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