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Gheddafi e l’amico Berlusconi

21 Feb

Tutti i paesi islamici dell’area mediterranea sono in fiamme e la gente, attenzione, non chiede semplicemente più democrazia, ma soprattutto meno corruzione. Saranno, dunque, tutte da capire le evoluzioni dei singoli scenari e non tutte le transizioni saranno pacifiche o porteranno a degli assetti istituzionali convenzionali.

Se questo è l’insondabile futuro, tutto da scoprire, ciò che accade nel presente merita qualche annotazione.

La prima è che il tunisino Ben Alì è andato in esilio, l’egiziano Mubarak sembra muoia di crepacuore, Hassan del Marocco promette riforme come anche Hussein di Giordania: solo Gheddafi ordina di bombardare dei civili e solo in Libia i militari accettano certi ordini.

La seconda annotazione è che il presidente Berlusconi è allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile, cosa che non equivale affatto a chiedere di fermare le violenze e riconoscere ai cittadini il diritto a ”manifestare pacificamente” e ad ”esprimere liberamente le proprie convinzioni”.

La terza constatazione è che il nostro premier, Silvio Berlusconi, è talmente amico di Muhammad Gheddafi da fargli il baciamano durante una delle otto visite avvenute in tre anni.

Davvero una brutta figura, ma poco male: noi Italiani siamo abituati, anzi ne andiamo orgogliosi.

Del resto, al peggio non v’è mai fine, come nel caso della Lega che, dinanzi ad un disastro biblico che si affaccia sulle coste del Mediterraneo, non trova di meglio che preoccuparsi di “fronteggiare l’emergenza immigrati”, che, vista la situazione, andrebbero più propriamente classificati come “rifugiati” e “profughi di guerra”.

Mentre dall’ONU arriva l’appello all’intervento in Libia, che immagine svergognata e strafalciona sta dando di se l’Italia?

Landini contro tutti

28 Gen

Oggi, i sostenitori della FIOM hanno organizzato cortei e presidi dinanzi alle fabbriche per protestare contro gli accordi siglati dagli altri sindacati ed accettati dai lavoratori degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori.

Il segretario generale della FIOM Maurizio Landini annuncia: «Federmeccanica e Confindustria devono sapere che, se fanno quello che fa la Fiat, ci sarà un conflitto che non ha precedenti nel nostro Paese».

Eh già, con la situazione politica, finanziaria e produttiva che abbiamo ci manca solo il “conflitto” di Landini, in modo che, dopo la Tunisia e l’Egitto, anche l’Italia abbia le sue giornate di morte e di sangue.

Cos’altro mai, visto che si annuncia un conflitto?

 

I comunisti e la logica del conflitto

28 Gen

Il principale problema insito nel confrontarsi con dei comunisti è l’idea che la società sia divisa in classi e che queste siano in conflitto tra di loro.

E’ una questione che puntualmente riemerge, inficiando profondamente sia la credibilità democratica dei comunisti stessi sia, soprattutto, il perseguimento di soluzioni pienamente condivise.

Oggi, il segretario generale della FIOM ha prefigurato un conflitto sociale prossimo venturo “che non ha precedenti nel nostro Paese”, che, ricordiamolo, ha già vissuto, in 150 anni, le insurrezioni del primo dopoguerra, il Fascismo e gli Anni di Piombo.

Un conflitto probabile, se c’è chi soffia sul fuoco ed indottrina giovani; un conflitto sterile, dato che impoverirebbe il paese come accadde negli Anni ’70; un conflitto inutile, perchè i comunisti farebbero bene a capire che il “nemico è anche tra di loro”.

Un esempio banale può chiarire facilmente l’assurdità di quello che accade. Giorni fa, infatti, si annunciavano gli utili azionari della Fiat a fronte del nuovo contratto di lavoro peggiorativo. Non pochi hanno associato i dividendi a squallidi personaggi di grotziana figura ed i contratti a schiere di lavoratori Fiat schiavizzati come solo Fritz Lang seppe fare.

A nessuno è venuta l’idea che tanti di quegli azionisti siano normali lavoratori dipendenti che hanno puntato i loro risparmi, poche migliaia di euro, sulla ripresa di un’azienda italiana che da lavoro agli italiani.

Nessuno ha pensato che tra i “fortunati” azionisti Fiat ci possano essere anche non pochi lavoratori della stessa azienda.

Quanti sono gli “schiavi” che sono anche “padroni” di se stessi?

Anche questo è il Terzo Millennio.