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Ancora suicidi. La recessione uccide. Il Governo è allo stallo. I partiti? No comment.

13 Apr

Andiamo verso un week end uggioso, come se il clima quasi volesse anche lui associarsi al profondo dissenso che ormai ha fatto suoi pressochè tutti gli italiani.

La piaggieria di Mario Monti verso i grandi poteri europei e statunitensi, l’ostinazione di Fornero nello stangare lavoratori e bisognosi anzichè supportarli.
L’attesa perdurante di una proposta di Patroni Griffi per limitare la spesa della pubblica amministrazione, quella di Balduzzi riguardo sprechi e disastri sanitari, l’effimera attività diplomatica di Terzi visto cosa accade agli italiani in India.
L’invisibilità di Gnudi, agli affari regionali, o di Barca, per la coesione territoriale, il mancato rilancio. I mancati investimenti che le piccole e medie aziende attendono ancora “buone nuove” da Renato Passera.

Intanto, tutti hanno capito che i mercati vanno male non per colpa nostra, ma della Germania e degli USA che ci scaricano addosso la crisi, sotto forma di “derivati”, “moral suasons”, “incorporamenti”.

Riguardo i partiti, nulla da dire, nel senso che nulla accade. Solo scandali e protervia – il tempo dell’ostinazione è finito – nel mantenere denari, privilegi ed impunità.

Tutto come al solito, insomma. Non proprio.

C’è una lista che sta girando in rete. Una lista che, ahimé, giorno su giorno si allunga.

  • 21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara
  • 23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca
  • 27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra
  • 28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all’Agenzia delle entrate
  • 29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco
  • 01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo
  • 02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca
  • 03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara
  • 03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della pensione
  • 03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile
  • 04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca
  • 04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava fallendo

Appare davvero impensabile tentare di arrivare alle amministrative per poi prender decisioni, che, a tal punto, non potranno altro che essere attuate in settembre, quando sarà troppo tardi, visto che fino ad allora i suicidi saranno centinaia. Ammesso che ci si fermi ai suicidi.

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Soldi e portaborse ai partiti? Davvero troppi

12 Apr

Alfano, Bersani e Casini hanno fatto in fretta a trovare un accordo sul finanziamento ai partiti, pur di mettere a tacere l’annosa questione ed evitare che, con una legge “seria”, si andasse ad intaccare un piccolo tesoro cui attingono i nostri politicastri.

Infatti, gli scandali Luzi e Belsito, in particolare, hanno dimostrato che i soldi che arrivano ai partiti sono davvero tanti, evidentemente troppi se … addirittura “gli cascano dalle tasche”. Troppi anche e soprattutto perchè non sono collegati ad una attività effettiva, ma solo presunta. Ne è un esempio il PdL che ottenne, anni fa, rimborsi superiori (qausi doppi) rispetto alle spese elettorali sostenute.

Ma i “troppi soldi” non sono semplicemente collegati al “cash”, ma anche, come dimostrano le inchieste correnti, all’enorme quantità di portaborse (spesso pubblici dipendenti distaccati) che “stazionano” nelle nostre Pubbliche Ammnistrazioni senza aver nulla da fare, visto che sono il “raddoppio politico” dell’infrastruttura pubblica che già paghiamo.

Personaggi – ben pagati e foraggiati dalle nostre Regioni, Provincie, Comuni, Enti vari – che spesso sono posti a “monitorare”, “coordinare”, “riferire” riguardo l’attività di dirigenti pubblici qualificati, pur avendo si e no una laurea in legge o poco meno … per non parlare della milionata di autisti, scelti ed assunti “direttamente”.

Queste le vergogne di una classe politica decisamente incompetente che non sa far altro che circondarsi di fedeli incompetenti, spendendo e spandendo pur di mostrare (quello gli resta) i “segni del potere”.

Quanti milioni di euro, in questi anni, non sono serviti ai partiti, ma solo ai portafogli dei politici che ne fanno parte? E quante decine di migliaia di “esseri inutili a se stessi” bivaccano nei nostri Enti, locali e non?

Queste sono le domande a cui Mario Monti dovrebbe dare risposta da mesi, visto che il dicastero dell’Economia è a lui assegnato. Queste le domande che le nostre Regioni – ed i Revisori che le vigilano –  dimenticano di porsi.

Domande alle quali, evidentemente, l’onest’uomo Mario Monti – almeno lui – preferisce non dar risposta.

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Rimborsi elettorali, arriva una riforma miserrima

10 Apr

Finalmente, sotto l’onda degli scandali “eccellenti”, i nostri partiti sembrano essersi decisi a limitare la ruberia dei rimborsi elettorali, che ci vede in testa ai paesi civilizzati, seguiti, a quanto sembra, da una insospettabile Germania.

Infatti, i dati diffusi da Linkiesta – indiscutibilmente “macro” ed inappellabilmente “iper” – dimostrano che, se in Italia “piove, governo ladro”, non va molto meglio la Germania della Grosse Ammucchiata e dell’ex-Cancelliere socialdemocratico Schroeder “prestato” alle lobbies dell’energia.

Finanziamento annuale dei partiti

  • Francia: circa 80 milioni di euro
  • Spagna: circa 80 milioni di euro
  • Germania: circa 330 milioni di euro (Fondazioni)
  • Italia: circa 260 milioni di euro

Stipendi dei parlamentari

  • Francia: circa 7.000 euro
  • Spagna: circa 3.000 euro
  • Germania: circa 8.000 euro
  • Italia: circa 12.000 euro

N.B. al netto di diaria, indennità di residenza, spese di viaggio e trasporto, spese di segreteria, spese per assistenza sanitaria, assegno vitalizio e di fine mandato.

Rimborsi Elezioni legislative

  • Francia: circa 44 milioni di euro
  • Spagna: circa 130 milioni di euro
  • Germania: massimo 133 milioni di euro
  • Italia: oltre 470 milioni di euro (dati 2001)
  • Unione Europea: 1,8 miliardi di euro

N.B. I partiti italiani hanno percepito, nel 2009, 250 milioni di euro come rimborsi elettorali per il Parlamento dell’Unione.

Quali conclusioni possiamo trarne? Non poche e piuttosto specifiche.

Innanzitutto, il doppio sistema di finanziamento – per voti raccolti ed “ordinario” alle strutture politiche – che vige in Italia e Germania è la principale causa di sovracosto della politica, oltre che di sudditanza dell’eletto verso il partito. O gli uni o le altre.

In secondo luogo, non è pensabile che un politico italiano possa godere di un “reddito” mensile triplo o quadruplo rispetto ad un collega tedesco o francese.

Inoltre, sia il sistema delle fondazioni – tedesco ma non solo – andrebbe profondamente rivisto sia, soprattutto, non è nota la situazione immobiliare e mobiliare dei singoli partiti.

Infatti, la “situazione finanziaria” dei partiti (e dei sindacati) non è affatto irrilevante.

Ad esempio, è legittimo che un partito usi i rimborsi per ripianare debiti o pignoramenti? Ed è giusto che i partiti “immobilizzino” – ovvero investano – somme derivanti dai rimborsi elettorali? E siamo sicuri che sia legittimo usare i rimborsi elettorali – che non pochi paesi destinano ai “candidati” – per il finanziamento ordinario della struttura partito?

Di tutto questo non sembra che se ne parli. Anzi, di tutta fretta i nostri (clepto)partiti vorrebbero approvare i “pannicelli caldi”, ovvero un miserrimo decreto che porti la certificazione alla Corte dei conti, che metta i bilanci sul web con indicazione dei finanziamenti oltre 5mila euro e basta.

Il “loro” problema sono i “furti interni”, mica altro …

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Politica italiana? Da scandalo …

10 Apr

Andando a fare il punto della situazione, mentre l’Italia riparte, dopo Pasqua, lo scenario è desolante.

Le indagini che coinvolgono i partiti sono ormai ubique e connotanti.
Guardando a sinistra, gli scandali Penati, Luzi si assommano a quelli della Regione Puglia e Calabria, a quello di Bassolino in Campania, gli scandali che hanno coinvolto i sindaci di Genova, Bari e Bologna, per non parlare di quelli, a luci rosse, che hanno coinvolto il consiglio regionale umbro e la segreteria regionale toscana o del brutto affare che coinvolge SEL in Alto Adige.

Guardando a destra, lo scenario è altrettanto desolante. Dagli scandali “personali” di Silvio Berlusconi agli indagati “eccellenti” come Ghedini e Cosentino, ai misfatti del “cerchio magico” della Lega Nord, alle case romane di Scajola e Tremonti, ai tanti comitati d’affari finiti sotto le lenti della Finanza o della Magistratura.

Per finire al “centro”, dove lo scandalo Enav- Finmeccanica ha visto i media parlare di un coinvolgimento dei vertici dell’UDC, senza, poi, da più notizie.

Per non parlare degli interi comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, sia al Nord come al Sud, dove troviamo coinvolti tutti i partiti e dove vengono eletti anche parlamentari di un certo rilievo. O dell’ormai onnipresente coinvolgimento di qualche multinazionale o di qualche sua filiale, corporata, collegata o sussidiaria, in qualche storia di corruzione, che sarebbe più esatto chiamare ancora concussione.

Cosa accadrebbe (accadrà) se la magistratura dovesse emettere nel giro di un mese o poco meno – come accadde per Tangentopoli – un migliaio di ordini d’arresto o richieste a procedere, nel caso di parlamentari?

Game over, così si usa dire in terra statunitense, che di default, politici, se ne intende.

D’altra parte, i compiti prioritari di Mario Monti si sono esauriti: titoli venduti, Unicredit salvata, Finmeccanica ha le sue commesse. Ergo, quel poco che resta dell’Italia è salvo.

Non era possibile fare di più, anche se lo “scherzetto delle pensioni” è stato davvero un “fuori onda” come lo è stata l’assenza dello Stato con l’Appennino sepolto di neve.

E, d’altra parte, non è bene fare di più in questa direzione, la recessività dell’intervento di Mario Monti è addirittura maggiore delle peggiori previsioni, dato che i partiti non hanno provveduto a formulare proposte atte a ridurre il costo della politica e della governance.

Dunque, giusto il tempo di incassare una riforma del lavoro con un giudice a dirimere casi obligui e di lasciar scritta una proposta per riformare la Pubblica Amministrazione, poi, via: governo tecnico a termine per la riforma della politica e voto, al massimo, in settembre.

Legge elettorale, rimborsi elettorali, democrazia nei partiti, superamento della “par conditio” subito e, per quanto riguarda la PA, che Monti lasci una legge da votare (o già votata) e vada bene così.

Non c’è molto tempo: sono ormai tanti, troppi, i mandati d’arresto che la magistratura attende di emettere o di eseguire a carico di politici italiani di vario calibro e territorio.

L’Italia non è a rischio default: quello che può arrivare, da un momento all’altro, è un “game over”, come nel caso di uno Stato che si ritrovi “improvvisamente” privo di istituzioni, vuoi perchè non affidabili, vuoi perchè in conflitto, vuoi perchè rese impotenti.

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Feste finite? Bentornati … in Purgatorio, tra cleptocrazia, desviluppo, recessione, disoccupazione e tasse

9 Apr

Fatte le feste, si ritorna all’ordinario e dal sacro si ritorna al profano quotidiano. Un Purgatorio tutto italiano fatto di cenere, lacrime e sangue.

La cenere, quella di un Parlamento in fumo, dopo le dimissioni della Commissione parlamentare sulle retribuzioni di parlamentari e amministratori locali, con i rimborsi elettorali in Canada o altrove e ruberie – leggi “famiglie” – sul posto, mentre di legge elettorale proprio non se ne parla.

Le lacrime, quelle da coccodrillo, che i vari Monti, Fornero, Passera, Bersani, Alfano, Casini, Vendola stanno versando e quelle dei cittadini che vedono praticamente pressoché tutti i partiti coinvolti in gravissimi scandali di corruttela, mentre non si riesce a capire a chi sia affidato politicamente il Paese.

Il sangue è il nostro, che continuiamo a versare nonostante tutto, per gli innumerevoli sprechi e dissesti, che le cronache hanno annoverato in 20 anni, e per l’incremento annuo più alto al mondo del costo della benzina, ad esempio,  ed aspettando l’IMU.

Benvenuti nel Purgatorio delle anime impenitenti, che si ostinano a dar fiducia al Gatto ed alla Volpe o a dar seguito a Lucignolo che promette il Paese del Bengodi.

E speriamo che non diventi l’Inferno dei dannati, se – con quaranta proposte diverse sul finanziamento dei partiti presentate dai partiti stessi che non sono, però, quanranta – dovessimo ad ostinarci a non voler capire che l’unica cosa che ci resta da fare è andare al governo “tecnico” – quello vero – con il Presidente della Camera alla guida ed un mandato ristretto per la formulazione di una legge par andare a votare, di un’altra per il finanziamento dei partiti (pubblico o privato che sia), una ancora per la “par conditio” (letteralmente un bavaglio) ed una, infine, per le prebende dei parlamentari e degli amministratori pubblici.

Solo un pubblico dibattito parlamentare “a reti unificate” può mettere alle strette i partiti ed i media, evidentemente troppo contigui alle lobby che stanno scaricando su noi italiani una crisi dell’Eurozona “made in Germany” e, con l’inazione, avvantaggiando le lobbies finanziarie e partitiche.

E bisogna far presto … sono ormai tanti, troppi, i mandati d’arresto che la magistratura attende di emettere o di eseguire a carico di politici italiani di vario calibro e territorio.

Dunque, che Berlino e Parigi si rendano conto della situazione – ben più compromessa di quella greca – e, se è vero che è “l’Italia che ha salvato l’Euro”, che provvedessero loro a completare il lavoro.

L’Italia non è a rischio default: quello che può arrivare, da un momento all’altro, è un “game over”, come nel caso di uno Stato che si ritrovi “improvvisamente” privo di istituzioni, vuoi perchè non affidabili, vuoi perchè in conflitto, vuoi perchè rese impotenti.

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IMU: andare indietro invece che in avanti

2 Apr

Una cosa che proprio i “liberisti” non riescono a spiegare è perchè non siamo rimasti con un sistema finanziario e produttivo come era quello antecedente alle Reaganomics e del Tatcherismo degli Anni ’80, che qualcuno vorrebbe storicizzare come “modelli di successo”.

Infatti, all’incirca tra il 1975 ed il 1980, il mondo “avanzato” – sono i dati pro capite a raccontarcelo – consumava molto di meno, i balzelli e le burocrazie erano meno tortuose, il cibo più naturale, il tempo destinato al lavoro ed allo stress era minore, il salari in proporzione migliori.

Anche il cibo era migliore e, soprattutto, più fresco, la gente sembrava più felice, il “sistema” era più semplice, i diritti più chiari, le sentenze più rapide e certe, la scuola più formativa e di treni ce n’erano di più.

I servizi non erano molto migliori di oggi, ma erano a misura d’uomo, le opportunità di un lavoro con delle prospettive forse maggiori ad oggi. Buche stradali, sicurezza, traffico e trasporti pubblici tanti di meno e senza il balzello dell’IMU.

L’unica cosa che è migliorata è l’aspettativa in vita per i malati di tumore, ma solo grazie ad una ricerca che sosteniamo privatamente, con le donazioni alle fondazioni apposite.

Intanto le tasse aumentano, anzi si sovrappongono come per l’IMU, le ore di lavoro pure, se ne si ha uno, e gli anni di contributi necessari a pensionarsi anche, sempre che non facciate parte dei 4 milioni di malati cronici e “rari” del nostro paese.

Dunque, non sembra affatto che il Liberismo abbia ottenuto degli effetti benefici nel trentennio trascorso, se non per aver dilazionato il giorno in cui Cina e Terzo Mondo potranno raggiungere un benessere paragonabile al nostro, innescando una competizione “pericolosa” per i mercati e per la pace.

Anzi, perchè non chiederci se la via intrapresa “dai liberisti” non sia del tutto “errata”, visto che la tendenza appare inversa, a tener conto che Cina, India e Germania liberisti non sono. I consulenti finanziari delle oligarchie saranno anche bravissimi, faranno anche arricchire pochi a discapito di tanti, ma il “dono profetico” è un’altra cosa ed errare humanum est.

D’altra parte, a chi mai può sembrare sensato portare il prelievo fiscale italiano a circa il 60% del reddito, come accadrà con l’inroduzione dell’IMU non accopagnata dalle dovute riduzioni di aliquota su quanto dovuto allo Stato?

A Mario Monti e colleghi, oltre che a non si sa ancora quanti parlamentari … magari per, poi, anunciarci che c’è recessione.

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Alemania también tiene que pagar por la crisis de la Euro-zona

30 Mar

Alemania ha aumentado la productividad, aproximadamente, de 500.000 puestos de trabajo, mientras que la Euro-zona ha sido y es de color rojo.

Angela Merkel fue capaz de lograr estos excelentes resultados, gracias a algunos comportamientos inapropiados.

En primer lugar, Alemania tiene su alto consumo tieniendo los precios de consumo bajo, gracias al acceso a los mercados de alimentos de fuera de Europa, en detrimento de los italianos, griegos, españoles, portugueses.

Del mismo modo, la tolerancia de la mega-rave con absolutamente ridículas normas de seguridad  y deficientes controles sobre las drogas y la bebida, el turismo de los jóvenes no se va afuera de la Alemania, y Rimini, Málaga, Canarias, Ibiza, Mykonos perder por lo menos un millón de jóvenes alemanes que por primera vez allí.

El fracaso de los dos principales bancos polacos, el fracaso de varios Austria financiero, el fracaso de las inversiones de la industria mecánica en Ucrania han sido descargados de Unicredit e Italia, en lugar de Goldman Sachs y Baviera, que también tienen graves responsabilidades en la corrupción el sistema político griego.

La necesidad de mantener un cierto nivel de inflación en Alemania es líder en la explosión de los precios de la tecnología (incluso una cámara reflex ordinaria), pero estos son “imposibles” por países como Italia en recesión o en crisis como España. Obviamente, esta “tasa de inflación” sistema disastra euro es cada vez más, pero parece que el problema es con el Deutsche Bank.

Necesitamos a alguien para anunciar a Alemania que, a partir de ahora, los alemanes van a pagar el déficit de la eurozona … y que deben hacer bien, que ya han aprovechado también. Ya hemos dado.

Entre otras cosas, que “llorar y disfrutar” es una táctica familiar teutón: la historia para demostrarlo, de Weimar a la Vereinigung …

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In Spagna scioperano tutti. Perchè?

30 Mar

In Spagna si sciopera. Si sciopera con un’adesione al 77% e punte del 97%. Praticamente s’è fermata tutto il paese e gli unici al lavoro ieri erano le forze dell’ordine ed i travet ministeriali.
Centinaia di migliaia di persone in piazza un po’ dovunque. Scontri a Barcellona e in altre città, specialmente dove le Autonomie locali sono molto sentite.

La questione che ha fatto esplodere la protesta è stato il tentativo del governo, con una disoccupazione alle stelle, di riformare unilateralmente il mercato del lavoro, eliminando le ormai poche garanzie esistenti per i lavoratori.

Un ministro del Lavoro che, come annunciava Elsa Fornero, precisa: “Nessun negoziato”.

Perchè si sciopera in Spagna?

Perchè la Germania, con la tattica del “chiagne e fotte”, si è addirittura avvantaggiata della crisi ed ha incrementato di circa 500.000 posti di lavoro la propria produttività, mentre l’Eurozona era ed è in rosso.

Risultati miracolosi quelli ottenuti da Angela Merkel, grazie ad alcuni comportamenti piuttosto scorretti.

Come le rilevanti importazioni a basso costo dai mercati agroalimentari extraeuropei, ovviamente a discapito di noi italiani, dei greci, degli spagnoli, dei portoghesi, che hanno permesso bassi prezzi al consumo..

Allo stesso modo,  è stato dirottato il turismo giovanile dall’estero all’interno del paese, sottraendo ad Italia, Spagna, Grecia e Portogallo almeno un milione di giovani tedeschi che prima vi si recavano.

Il fallimento delle due principali banche polacche e di diverse finanziarie austriache l’hanno “pagato” la Grecia, Unicredit e l’Italia, anzichè Goldman Sachs e la Baviera.

L’inflazione pilotata dalla Deutsche Bank sta comportando l’esplosione dei prezzi delle tecnologie, incrementando l’effetto recessivo causato dalla stagnazione italiana o spagnola.

Ecco perchè si sciopera in Grecia e Spagna. In Italia ancora no … per ora.

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L’Eurozona? La salvassero i tedeschi

29 Mar

La Germania ha incrementato di circa 500.000 posti di lavoro la propria produttivita, mentre l’Eurozona era ed è in rosso.

Angela Merkel ha potuto ottenere questi miracolosi risultati, grazie ad alcuni comportamenti piuttosto scorretti.

Innanzitutto, la Germania ha mantenuto alti i propri consumi tenendo i prezzi al consumo bassi, grazie all’accesso ai mercati agroalimentari extraeuropei, ovviamente a discapito di noi italiani, dei greci, degli spagnoli, dei portoghesi.

Allo stesso modo, tollerando i megarave, con norme di sicurezza assolutamente ridicole e scarsi controlli verso le droghe, gran parte del turismo giovanile è stato dirottato dall’estero all’interno del paese, sottraendo a Rimini, Malaga, Canarie, Ibiza, Mikonos, eccetera almeno un milione di giovani tedeschi che prima vi si recavano.

Il fallimento delle due principali banche polacche, il fallimento di diverse finanziarie austriache, il flop degli investimenti dell’industria meccanica in Ucraina sono stati scaricati su Unicredit e l’Italia, anzichè su Goldman Sachs e la Baviera, che hanno anche serie responsabilità nella corruzione del sistema politico greco.

La necessità di mantenere una certa inflazione in Germania sta comportando l’esplosione dei prezzi delle tecnologie (anche una banale macchina fotografica reflex), che, però, sono “impossibili” per paesi in recessione come il nostro od in piena crisi come la Spagna. Ovviamente, con questa “inflazione programmata” il sistema Euro si disastra sempre di più, ma sembra che il problema non riguardi la Deutsche Bank.

Ci vorrebbe un politico di razza che annunciasse alla Germania che, da oggi in poi, il deficit dell’Eurozona se lo pagano i tedeschi … e che stessero attenti a far tutto per bene, che se ne sono già approfittati troppo. Abbiamo già dato.

Tra l’altro, quella del “chiagne e fotte” è una nota tattica teutonica: è la Storia a dimostrarcelo da Weimar alla Vereinigung …

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Riformare il catasto … a Roma?

29 Feb

Il governo conferma, nell’Atto di indirizzo firmato dal premier Mario Monti, la volontà di riformare – fiscalmente e non solo – il settore immobiliare e il sistema estimativo del catasto per il “riequilibrio del sistema impositivo” ed il “graduale spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”.

Una bella idea? Forse, ma, …

Apparentemente, l’idea di mettere ordine al settore immobiliare non è errata, anzi. Il problema, però, è che possa essere troppo “ambiziosa”, ovvero che si finisca per avallare e legittimare deformazioni del mercato impressionanti.
Come esempio potremmo considerare Roma Nord, dove decine di migliaia di persone ha comprato appartementi nel nulla ad un prezzo pressochè doppio rispetto a tante abitazioni preesistenti, di pari livello e con parcheggi, viciniori a scuole, supermercati, farmacie e stazioni della metro o capolinea dei bus, che, viceversa, hanno visto crollare del 30% il proprio valore.

Come la mettiamo con il valore catastale? Qualcuno è disposto a rivalutare al ribasso l’enorme periferia capitolina, edificata dai palazzinari di turno e pressochè “nel nulla”?

E, parlando di catasto e di Roma, teniamo conto anche che gran parte del “popolo romano” vive ancora “entro le mura” in edifici spesso splendidi, non potrà di sicuro pagare le tasse ed i tributi per edifici fortemente rivalutati.

Come sarà impensabile che abitazioni di (extra)lusso possano andare in fitto o comodato d’uso per quattro spiccioli ad un assegnatario o restare con lo sfratto bloccato da decenni “per esigenze abitative”. Ed altrettanto andrà valutato per l’enorme messe di villette e palazzetti abusivi e poi condonati, che oggi rappresentano ormai un bene di lusso, specie se sono solo a pochi  chilometri dal Colosseo, e comunque hanno un certo valore, se sono a pochi passi da un ospedale, una sede consolare, un centro studi universitario.

Tutta gente che dovrà andare ad abitare altrove, sempre più in periferia, dove dovranno essere costruite nuove case, nonostante la popolazione non sia affatto in aumento, con i relativi servizi ed il solito degrado.

Sarebbe auspicabile che Mario Monti garantisca l’impossibilità di “cambi di finale” – ci sono i precedenti delle pensioni e degli F35, oltre che delle liberalizzazioni – e dia al Paese ed al Presidente Napolitano, la cui firma avalla tutte le leggi, opportune garanzie che tra Governo proponente e Parlamento emendante  non ci troviamo di fronte ai prodomi di un nuovo bagno di cemento per la nostra povera Italia ed al definitivo smantellamento del contesto sociale metropolitano.

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