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Ancora suicidi. Mario Monti passa oltre (i cadaveri e le responsabilità)

9 Mag

Ancora suicidi, due disoccupati e un imprenditore, ma Mario Monti passa oltre (i cadaveri) minimizzando con un “drammi umani causati dalla crisi, rifletta chi l’ha provocata” e distinguendo tra “chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”.

Ovviamente, l’informazione italiana – acritica ed informe – la beve tutta e la strilla, per giunta, dalle testate, come fosse l’oro di Re Mida, senza chiedersi “chi” dovrebbe riflettere secondo Mario Monti.

Eh già, perchè qui viene il bello: chi ha provocato la Crisi?

Facile a dirsi: la Crisi è stata provocata dall’avidità di Goldman Sachs e Unicredit e dalla facilità con cui hanno aperto linee di credito ed investimenti nell’Europa dell’Est, dragando risorse principalmente dal Sud Europa. Inoltre, la Crisi è stata accentuata dalla superficialità con cui gli organismi di controllo UE ed internazionali hanno monitorato e tollerato gli eccessi e gli sprechi delle Caste al potere in Francia, Germania ed Italia.
Una Crisi che sta diventando “endemica” grazie alla scelta dei Poteri Forti (Bilderberg, Opus Dei, Trilateral, Deutsche Bank eccetera) di privilegiare un salvataggio recessivo dei propri capitali piuttosto che badare ai cittadini ed alla ripresa industriale.

Mario Monti, dunque, parla a se stesso ed ai suoi colleghi quando afferma “rifletta chi l’ha provocata”, mentre è pura tautologia la frase “”chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”. Come dimenticare che Monti era, fino a pochi mesi fa, in Bilderberg e Goldman Sachs, che Fornero era (è) Compagnia di Sanpaolo, che Renato Passera era (è) Banco Ambrosiano Veneto, Unicredit, Alitalia …

Effetti speciali che riescono – incredibilmente – ad illudere giornalisti e redattori, ma che non possono intaccare di un millimetro la consapevolezza del dramma in corso e delle responsabilità del Potere che ogni cittadino ormai ha.
Veramente incredibile che i nostri media e le nostre forze politiche non se ne rendano conto – per inerzia, malafede o incompetenza cambia poco – senza rendersi conto che questa “demogogia” e questa “opacità dell’informazione” non fanno altro che alimentare l’antipolitica ed il populismo.

Tra l’altro, checchè se ne dica, l’esito delle amministrative conferma che il paese è attualmente ingovernabile, che non esiste una maggioranza, che le forze politiche in crescita sono perniciosamente populiste (SEL e Cinque Stelle) e, soprattutto, prive di un programma di politica economica, come del resto è il cosiddetto “Centro” dei moderati.

Se il Parlamento non dovesse addivenire – come ormai scrivo da tempo – almeno ad un rimpasto di governo, ripristinando un minimo di governance politica del Paese, al voto delle Politiche 2013 ci ritroveremo con ben altri cocci da ricomporre.

E, probabilmente, andrà così, se Mario Monti continuerà a rilasciare dichiarazioni “estemporanee” che una qualuque persona istruita è in grado di confutare e che … offendono l’intelligenza di chiunque.

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Il PdL implode: Italia ingovernabile

8 Mag

La Lega di Maroni tiene, quella di Bossi evapora, il PdL affonda, anzi implode: il Centrodestra non c’è più. Questo il primo dato di queste Amministrative.

Cinque Stelle è una realtà, il Partito Democratico tiene ma solo rendendo egemoni SEL e la CGIL, mentre  l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, ma non sfonda, e l’UDC di Casini deve rinunciare all’idea di farsi “arbiter” nelle giunte locali.

Il tutto mentre l’affluenza alle urne vede un terzo degli elettori non “pervenuti” al voto.

Una follia, insomma, che le news di oggi, con enorme miopia e poca aritmetica, annunciano come il “Centrosinistra tiene”, mentre, in realtà, il “centro”  resta abbondantemente sotto il 20% e mentre, dietro le spoglie del Partito Democratico, si vede solo la “sinistra” e pure alquanto estrema e frammentata.

E, d’altra parte, come pensare che a raccogliere il “voto anti Casta” sia proprio il PD, il partito che ‘da solo’ ha sostenuto le pensioni d’oro ai grandi commiss di Stato? Oppure che “il Centro” (l’UDC?) abbia vinto o, semplicemente” tenuto?

La fotografia di un paese ingovernabile, se ieri si fosse votato per la Camera, che verrà edulclorata dalle solite grancasse della pubblica opinione con pessimi esiti, visto che le bugie hanno sempre le gambe corte.

La realtà di un paese ingovernabile, visto che il PdL non potrà continuare a “suicidarsi” appoggiando Mario Monti e visto, soprattutto, che il Partito Democratico non potrà continuare per molto tempo ancora la politica illusionistica “di governo e di lotta”.

Peggio di così, in termini di governabilità generale, non poteva andare.

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Elezioni Amministrative 2012, le ripercussioni del voto

7 Mag

 Così Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno,  rispondendo a una domanda sull’esito del voto delle amministrative che sembra penalizzare i partiti che sostengono il governo, ha dichiarato che: “Questo credo che vada chiesto ai partiti, quando si parla di amministrative il tema credo vada approfondito molto. Non mi avventuro in questa analisi”.

Il ministro aveva ammesso, rispondendo ad una precedente domanda, che “”servirebbe un’analisi complessa sul voto, ma certo era nell’aria che ci sarebbe stata una disaffezione; questo è importante considerarlo” e che “l’exploit delle liste dei cosiddetti grillini “era nell’aria: sono fenomeni che accadono in momenti di disorientamento come questo, in cui si cerca un punto di riferimento che non è istituzionale”.

Dunque, dopo mesi che “andiamo alla grande”, anche il “core” del Governo Monti ammette che c’è disorientamento e c’è disaffezione. Era ora.

Quanto all’analisi del voto, essendo una questione tecnica e non politica, sarebbe stato il caso di non usare il verbo “avventurarsi”, come fosse guardare nella sfera di cristallo. E dire che sono professori …

Eppure, le ripercussioni del voto non sono così difficili a ‘leggersi’, già adesso che le urne non sono ancora scrutinate.


Innanzitutto, le vittorie di Doria (SEL), Tosi (Lega) e, al ballottaggio, Orlando (IdV) erano scontate e non fanno clamore.
A Parma non vince di certo il Partito Democratico se Bernazzoli, il suo candidato, è un sindacalista “storico” della CGIL Federbraccianti ed a maggior ragione se sarà il Candidato delle Cinque Stelle (oltre il 15%) ad andare al ballottaggio.

La Lega di Maroni tiene, il PdL affonda, Cinque Stelle è una realtà, la Sicilia non vota, SEL e la CGIL sono egemoni sul Partito Democratico, l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, l’UDC non svolgerà la sperata funzione di “jolly” nelle giunte locali che contano.

Vincono i candidati che sono stati critici od oppositivi a questo governo e questa maggioranza; perdono quelli che si erano affidati ad equilibrismi e tatticismi.

Il fatto che i principali comuni coinvolti si riferiscano proprio ai territori dove la “querelle Provincie” è maggiore e che avanzino solo i partiti “anticasta” non lascia dubbi su cosa debba fare Mario Monti con l’accorpamento dei Comuni minori e la cancellazione degli apparati politici provinciali.
Allo stesso modo, i sindaci e le Regioni dovranno andare molto cauti nell’appioppare l’IMU o nello (s)vendere ex-municipalizzate o, ancora, nel continuare a trattenere fondi destinati a diritti costituzionalmente garantiti a causa del Patto di stabilità. Il Sud inizia ad esprimere una autonoma identità politica con il Partito del Sud presente nelle guinte comunali.

Deduzioni “avventurose” per il nostro ministro dell’Interno … e non solo per lei.

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Elezioni Amministrative 2012 – I numeri dell’affluenza alle urne

7 Mag

Il dato nazionale dell’affluenza alle urne è di un calo di 7 punti, al 66,9%, rispetto alla scorsa tornata.
Un dato apparentemente contenuto, ma, in realtà, “significativo”, dato che parliamo di tante piccole località, dove campanile, fazione e politica sono in piazza e sono l’argomento di ogni giorno dopo altro giorno.

I dati separati dei maggiori comuni sono viceversa più significanti, anche in luce di una effettiva valutazioe di “chi abbia vinto e chi perso”.

N.B. I dati sono quelli diffusi da La Repubblica on line e riferiti alla chiusura dei seggi.

Le prime conclusioni che possono trarsi sono:

  1. la Lega di Maroni tiene? Sembra proprio di si.
  2. in Sicilia i dati di minore affluenza sono sostanzialmente uniformi e preoccupantemente alti. Spinte autonomistiche, nuova strategia di Mafia, enorme malcontento?
  3. nelle quattro regioni più ricche,la fuga dalle urne è significativa, nonostante siano le meno colpite dai tagli ed, in proporzione, dalla disoccupazione. E’ il minor consumismo, ovvero una richiesta generale di sobrietà, che scontenta “certi” elettori?
  4. in Campania – vista la disaffezione verso i partiti tradizionali, dimostratasi per le elezioni scorse a Napoli – la ‘buona’ affluenza alle urne (solo -4%) potrebbe preludere ad un forte cambiamento in ottica meridionalista

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Hollande come Pirro, Grecia nel caos, Italia in fuga dalle urne

6 Mag

In Francia vince Hollande con oltre il 50% dei voti, mentre la Grecia  è sempre più nel caos e la bassa affluenza al voto italiana non lascia ben sperare : questo il verdetto parziale e catastrofico del “week end elettorale” dell’Unione Europea.

Un disastro, a partire da Hollande che vince perchè Le Pen e suoi votano scheda bianca, puntando ad incassare nel medio periodo il prevedibile flop di una alleanza elettorale ‘vincente’ che vede ‘ammucchiati’ comunisti, ambientalisti, sindacalisti, cristiano-sociali, socialdemocratici, demoliberali.

Una coalizione che, dai fasti di Mitterand ed i Socialisti al potere, è ‘ben’ ricordata nelle banlieues francesi, nelle aree rurali e nel Mezzogiorno per l’ampia portata delle sua liberalizzazioni, la libertà d’azione dei conglomerati finanziari, la speculazione su acqua ed energia.

In Grecia, la destra di Nuova Democrazia esce con gravi perdite dalle elezioni, mentre la sinistra di Syriza affianca i socialisti “storici” del PASOK e arriva in Parlamento, secondo gli exit pool, anche l’estrema destra di Alba Dorata.

Non esiste, dunque, alcuna premessa per la costituzione di una maggioranza e benchè meno che la Grecia prosegua “obbediente” sul cammino indicato dalla Merkel e Mario Monti.

Arrivando all’Italia, il dato principale sarà quello dell”astensionismo dilagante, sia perchè negato da tanti – mano da questo blog – oltre l’inverosimile ed adesso ineludibile sia perchè recuperare quegli elettori sarà la ‘mission impossible’ di tutti i partiti italiani per le prossime politiche.

Dunque, aspettiamoci pure maggiori turbolenze nell’Eurozona e maggiori spinte nazionalistiche, minore credibilità delle misure “di rigore” e minore tenuta della coalizione che regge Mario Monti.

Giorni fa, scrivevo della necessità di risolvere lo “snodo” delle Provincie con celerità e dell’opportunità di un rimpasto governativo.

Parole al vento, probabilmente, dinanzi ai malvezzi italici ed alla “diabolica” perseveranza di questi governanti nei propri errori. O fatti in attesa di realizzarsi?
Nessuno può permettersi che dalle urne italiane, alle idi di marzo del 2013, esca fuori un Bianconiglio come in Francia od in Grecia.

Cinque mesi fa, un altro post ammoniva Sarkozy, Merkel e Monti a non tirare troppo la corda che gli (indo)europei non amano le crisi e le ‘risolvono’ in un modo o nell’altro.
Non sono trascorsi neanche 150 giorni e Sarkozy va a casa, i piani tedeschi sulla Grecia vanno in fumo ed il governo PdL-PD-UDC di Mario Monti va in malora … sarebbe il caso di riflettere.

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Eurozone: va changer le budget de l’Etat

1 Dic

Alors que les Monti gouvernement se prépare à soumettre au Parlement un plan financier pour 200 milliards d’euros, malgré la possibilité que la récession va submerger tous, une voix de bon sens vient de Francfort.

Nous avons besoin d’une structure équilibre unique feuille, comme la BCE est unique. Il est Mario Draghi sur la parole, gouverneur de la Banque Centrale Européenne.

«Un des objectifs est urgent de parvenir à un système d’imposition de l’Union européenne».

Un «signal important», qui, comme ce blog a longtemps appelé, permettra de surmonter le  obsolètes du le système public d’équilibre financier , qui caractérise l’Italie et la France. Les pays où la rigidité de la dépense et l’imprévisibilité des budgets publics sont «normales», avec la lenteur de la dépensela complexité de étapes de la procédure.

Une réforme qui va toucher, de façon prévisible, les traités européens et la soi-disant «pacte fiscal», mais, surtout, aura un impact non seulement sur les systèmes budgétaires nationaux et locaux, mais aussi sur le contrôle financier et d’audit, comme le processus , judiciaire ou extrajudiciaire, qui sera suivie pour les déficits et dettes publics.

Une révolution, si elle s’enracine dans les pays latins, où, jusqu’à présent, le pouvoir discrétionnaire accordé aux fonctionnaires publics a toujours été «négative» plutôt que «proactive».
Un système de castes où qui rien ne change (et n’avez pas dépenser ou produire des ressources) est récompensée et ceux qui ont vraiment de gérer sont cent fois vérifié.

Un monde où il est presque un péché d’innover et de s’améliorer. Un monde qui doit changer.

d’origine affiché sur demata

Draghi, bilancio unico per l’Eurozona

1 Dic

Mentre il governo Monti si appresta a sottoporre al Parlamento una finanziaria da 200 miliardi, nonostante la possibilità che la recessione travolga tutto, ecco una voce di buon senso che arriva da Francoforte.

E’ necessaria una “struttura di bilancio unica, come è unica la Bce”, queste le indicazioni che arrivano da Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea.

Uno degli obiettivi è arrivare all’unione fiscale.

Un “segnale importante”, che, come questo blog chiede da tempo, porterà al superamento del sistema ordinativo che caratterizza Italia e Francia, dove rigidità della spesa ed imponderabilità dei bilanci pubblici sono la norma, insieme alla lentezza procedurale nelle fasi di spesa ed attuazione.

Una riforma che toccherà, prevedibilmente, i trattati europei ed il cosiddetto “Patto di bilancio”, ma, soprattutto, inciderà non solo sui sistemi di bilancio nazionali e locali, ma anche sul sistema degli apparati di controllo e di revisione dei conti, come sulla procedura, giudiziale od extragiudiziale, da seguire per disavanzi e crediti pubblici.

Una rivoluzione, se dovesse attecchire nei paesi latini, dove, finora, la discrezionalità data ai pubblici funzionari era sempre “negativa” e non “propositiva”. Un sistema di caste dove chi non spende è premiato e chi fa management deve render conto cento volte, quasi che sia una colpa innovare e migliorare.

(leggi anche Disanima del debito italiano)

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