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La Repubblica, le televisioni e le bufale sul terremoto

30 Ott

Mentre l’Italia trema sotto le scosse e sotto la paura delle scosse, il maggiore quotidiano nazionale, La Repubblica, ci regala un raro esempio di come NON vada informata la popolazione.

Infatti, per la stessa notizia (un intervento del direttore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, Paolo Messina) La Repubblica ci propone tre diverse ‘versioni’:

  1. titolo in prima pagina web = direttore Cnr: “Probabili nuove scosse”
  2. titolo interno = direttore Cnr: “Possibili nuove scosse”
  3. testo nell’articolo = “Non possiamo escludere nuove scosse.

Non che La Repubblica sia il peggio, sia chiaro: stamane le televisioni sono riuscite a parlare di “grave terremoto a Roma”, ad intervistare monaci che ‘erano in giro tra le macerie a dare l’estrema unzione’, ad inquadrare strade vuote coperte da intonaci come se vi fosse pericolo imminente, a promettere una ricostruzione abbastanza improbabile finchè il sisma non sarà finito, a meravigliarsi che ci siano ‘repliche continue’ se due secondi prima hanno spiegato che è il terremoto più forte dal 1980.

Non pretendiamo che i giornalisti abbiano almeno la competenza in scienze naturali richiesta ad un liceale, sappiamo bene che molti – ahinoi – potrebbero non averla, ma che almeno diffondano notizie secondo buon senso.

Altrimenti finisce che la gente, poi, creda che si falsificano i dati scientifici, che Dio punisca o protegga dai terremoti o – peggio ancora – che qualche potenza mondiale abbia un macchinario che genera onde sismiche …

Demata

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Terremoto: primi riscontri di un disastro colposo?

26 Ago

Il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva ha già aperto il rituale fascicolo per disastro colposo e, forse, è giunta l’ora che la Regione Lazio assurga di nuovo agli ‘onori’ della stampa scandalistica.

Secondo quanto pubblicato oggi da La Repubblica, “subito dopo il terremoto dell’Aquila, i comuni di Amatrice e Accumoli furono classificati “categoria 1”, cioè massimo rischio sismico. L’allora governo Berlusconi stanziò quasi un miliardo da utilizzare entro il 2016 per le zone rosse: i soldi sono gestiti dalla Protezione civile, l’assegnazione ai comuni passa attraverso una graduatoria” in capo alla Regione Lazio con le relative competenze per la Provincia di Rieti e i corrispettivi Comuni.

Soldi che, innanzitutto, erano “contributi ai privati cittadini per sistemare le loro case e renderle più sicure. Lo Stato garantisce da 100 a 200 euro al metro quadrato, per piccoli interventi di consolidamento”.

“Invece, nei primi due-tre anni, da queste parti non si è visto un euro. Anzi, i bandi non furono nemmeno resi pubblici.
L’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, fece un tour nel reatino proprio per promuovere la misura, perché nessuno pareva sensibilizzare i cittadini su questa opportunità. In seguito ad Amatrice è accaduto anche che un dirigente poco solerte abbia spedito a Roma le richieste dei suoi cittadini quando ormai erano scaduti i tempi di consegna, facendo perdere così ogni diritto ai finanziamenti a chi (meno di dieci persone) che aveva fatto domanda.”

Altri di quei soldi, circa 220 milioni, andarono per edificare una scuola antisismica, proprio quella che dalle immagini appare crollata, mentre per il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è ‘solo’ lesionata.
Senza parlare dell’Ospedale Civile di Amatrice, che adesso scopriamo tutti essere strategico in quel territorio impervio e che, viceversa, fu depotenziato (e demanutentato?) fino a che il terremoto dell’altro ieri non l’ha reso inagibile. Ospedale che, a causa del commissariamento, fino a pochi mesi fa era nei poteri diretti dello stesso Zingaretti, come precedentemente erano stati in capo a Renata Polverini.

Le responsabilità della Regione Lazio e della ex Provincia di Rieti – almeno quelle morali e politiche – potrebbero essere, però, ben maggiori, se, come riporta La Repubblica,  “la Regione Lazio, infatti, ha inserito tra i requisiti per accedere ai fondi la “residenza” e non la semplice proprietà della casa come invece prevede l’ordinanza della Protezione civile.”

Il tutto ben sapendo che Amatrice ha un centro storico che risale al Settecento, cioè è successivo al terremoti del 1639, 1672, 1703 (L’Aquila) e che, se i residenti sono circa 2.750,  in estate la sua popolazione supera le 15.000 persone, in gran parte proprietarie proprio di seconde case.

Come riporta il quotidiano romano, “su 1342 domande presentate per il 2013-2014 alla regione, ne sono state accolte soltanto 191. Undici ad Amatrice per un totale di 124.700 euro, e sette appena ad Accumoli per 86.400. Diciotto piccoli interventi sull’ordine dei 10-15 mila euro per diciotto case. Pochissimo.
Non solo: da un primo accertamento sembrerebbe che parte di questi soldi non siano stati ancora liquidati, a causa problemi della Regione con la legge di stabilità. …  E siccome gli intoppi non finiscono mai, negli ultimi due anni l’erogazione si è bloccata del tutto.”

Da mesi, dinanzi a tali inandempienze, Anci e Protezione Civile hanno convocato un Tavolo, ma – pur essendosi riunito diverse volte – sembra che non ci sia verso di commissariare in qualche maniera le regioni e rendere attuabili le procedure.

Poi, c’è il mistero dei cinque ponti che la Regione Lazio con l’ex Provincia di Rieti avrebbe dovuto adeguare al rischio sismico per una spesa di almeno mezzo miliardo di euro, ma non si ricordano di interventi di consolidamento effettivamente fatti. Uno di questi ponti, quello di Amatrice, è stato lesionato dalle scosse e ha richiesto perizie statiche che, come visto in televisione, rallentavano i mezzi pesanti dei primi soccorritori.

La Repubblica si chiede “dove sono finiti quei soldi”. Anche noi.

Demata

Sisma Nepal e … se accadesse a Roma?

27 Apr

A Roma dormiamo sonni tranquilli? Si, più o meno gli stessi di quelli coloro che abitano a 70 km dall’epicentro del sisma in Nepal.

C’è, a dire il vero, la ‘molto rassicurante’ classificazione di Roma in zone sismiche che racconta come nelle aree territoriali dei Municipi:

  • V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII – Zona 2B – possono verificarsi terremoti abbastanza forti
  • I, II, III, IV, XIII, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX e XX – Zona 3A – può essere soggetta a scuotimenti modesti.

I primi dubbi li lanciava l’autorevole il Time – nel giugno 2012 – con un approfondimanto firmato da Stephan Faris: “Can an Earthquake Bring About the Fall of Rome“?

Infatti, a meno di 100 km da Roma c’è  l’Abruzzo, che negli ultimi 7 secoli è stato colpito da almeno 11 terremoti di intensità superiore al IX grado (Scala Mercalli-Cancani-Sieberg).
Inoltre, lo stesso Lazio è stato interessato da forti terremoti, nella parte estrema meridionale  (1349 X e 1654 X) e in quella nord-orientale (1298 X, 1639 X e 1695 IX), più quelli avvenuti in Abruzzo (1461 X, 1703 X) e Umbria (1703 XI)
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“La sismicità capitolina, pur se limitata e caratterizzata da intensità massime intorno al VI-VII grado della scala MCS, ha infatti da sempre rappresentato un serio pericolo per l’integrità dei monumenti millenari, spesso  trascurati e lasciati senza manutenzione. Ancor più gravi sono i rischi legati alle scosse “risentite”, con epicentri localizzati nei Colli Albani, nel Mar Tirreno e perfino nell’Appennino Centrale che, nonostante disti circa tra i 60 ed i 120 km da Roma, rappresenta la sorgente sismogenetica principale capace di provocare danni anche sensibili nella capitale.” (28 aprile 2014 10:59 – Redazione MeteoWeb)

“Il problema è acuito da due fattori fondamentali, uno geologico ed uno ingegneristico. La maggior parte di Roma è costruita su depositi alluvionali olocenici del Tevere e dei suoi affluenti. La valle del Tevere è larga oltre due km, ma esistono altre zone edificate su materiali soffici, non consolidati e dalle scadenti proprietà geomeccaniche (Valle della Caffarella al terminal “Ostiense”, Grotta Perfetta, Viale Giustiniano, Valle di Vallerano, ecc.). In condizioni particolari questo tipo di terreni, soprattutto le sabbie, può essere soggetto ad amplificazione dell’onda sismica (liquefazione, densificazione, ecc.) e quindi aumentare a dismisura la potenza distruttrice del terremoto. Nell’area che va da Ponte Milvio alla Magliana è stato calcolato che gli effetti delle scosse possono amplificarsi anche fino a due volte e mezzo rispetto alle altre zone capitoline. ” (Prof. Enzo Mantovani (docente di Fisica Terrestre presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università di Siena)
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Se il problema ‘geologico’ è grave, quello derivante dall’enorme espansione urbanistica, spesso sregolata, dè ancor peggio.
Secondo un recente studio dell’Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali) a Roma almeno il 35% degli edifici non possiede il certificato di abitabilità.

“Da un secolo, esattamente dal 1915, quando si verificò il terribile terremoto di Avezzano, l’urbanizzazione di Roma è stata abnorme e noi non sappiamo come si potrebbero comportare i “nuovi” edifici in caso di un forte sisma appenninico, con magnitudo ben superiore a 6.0. Non lo sappiamo per il semplice motivo perché ignoriamo le caratteristiche costruttive degli edifici stessi e crediamo di non andare lontani dalla realtà asserendo che probabilmente non vi esistono particolari accorgimenti antisismici.” (Enzo Mantovani – Giampiero Petrucci)

“Il problema vero è che sull’Appennino centrale possono verificarsi terremoti molto più forti, fino a magnitudo 7 com’è accaduto nel 1915 ad Avezzano. In quell’occasione a Roma non ci furono morti, ma molti danni distribuiti su gran parte della città, soprattutto in alcune zone che poi abbiamo individuato come le valli alluvionali“.
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Dopo il terremoto di Messico City, si capì che questi terreni erano in grado di amplificare lo scuotimento del suolo in occasione di terremoti anche lontani. Molte zone di Roma sono costruite sui terreni alluvionali, a partire dalla valle del Tevere che va da Prati a piazza Venezia fino a San Paolo ed è larga oltre 2 chilometri, fino a una serie di valli affluenti da est, non riconoscibili dalla morfologia perchè ormai completamente urbanizzate, come la valle della Caffarella in corrispondenza del terminal “Ostiense”, la valle di Grotta Perfettta e il Viale Giustiniano Imperatore. E poi ancora la Valle di Tre Fonrtna e la Valle di Vallerano. Queste zone sono state intensamente urbanizzate soprattutto negli ultimi 20-30 anni. Non possiamo purtroppo sapere come si comporterebbero tutti gli edifici lì costruiti, perchè non conosciamo le caratteristiche costruttive degli stessi edifici.
Sostanzialmente il rischio sismico, a Roma come in tutt’Italia, dipende dal fatto che non siamo in grado di fare la stima della vulnerabilità degli edifici, anche se sappiamo quali aree possono amplificare lo scuotimento. Noi possiamo fare una mappatura dei terreni che possono amplificare lo scuotimento, ma manca la parte ingegneristica e strutturistica che è quella più importante, i morti sono sempre causati dalle modalità costruttive degli edifici.” (Fabrizio Marra, geologo e ricercatore dell’Ingv)

“Il principale rischio sismico viene dall’Appennino: quando forti terremoti, di magnitudo 7, colpiscono l’area al confine tra Lazio e Abruzzo, anche Roma ne risente gravemente. Nel 1915 per fortuna non è successo nulla di gravissimo, ma Roma non era com’è oggi. Oggi è molto più amplificata proprio su quei terreni alluvionali e non consolidati che amplificano lo scuotimento del suolo. Proprio in quelle zone, il terremoto di L’Aquila è stato sentito in modo più significativo che altrove, ed era un magnitudo 6. Secondo me bisognerebbe valutare proprio questo aspetto sugli edifici, come ho già spiegato, per stare più tranquilli. Pensate che sul Viale Giustiniano Imperatore qualche anno fa alcuni edifici costruiti male, con fondazioni inadeguate per quei terreni inconsolidati perchè alluvoinali, si sono addirittura inclinati e alcune persone sono state evacuate dalla loro abitazione …”

Il terremoto della Marsica del 1915 come quello dell’Irpinia del 1980 confermano che l’Appennino Centrale può scatenare sismi nell’ordine del VII grado (MW) con danni anche molto gravi anche a distanze superiori ai 50 chilometri, se parliamo di terreni allluvionalli e di edifici costruiti male.

Anche il terremoto di Haiti del 2010 era del VII grado … il numero di vittime è stimato in 222.517 morti. L’entità dei danni materiali provocati dal sisma è ancora sconosciuta. Secondo la Croce Rossa Internazionale e l’ONU, il terremoto avrebbe coinvolto più di 3 milioni di persone.

Demata (blogger since 2007)

L’Aquila: le responsabilità, gli affari

13 Gen

Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, L’Aquila è colpita da un terremoto di magnitudo 6.3 Mw, equivalente a 5.9 Ml secondo la Scala Richter e tra l’8º e il 9º grado di distruzione della Scala Mercalli.
I parametri Richter indicano “molte fessurazioni sulle mura; crollo parziale o totale di poche case; pericolo per la popolazione”, Mercalli prevedeva “rovina totale di alcuni edifici e gravi lesioni in molti altri; vittime umane sparse ma non numerose”. Diciamo anche che l’entità della scossa è ‘non distruttiva’ in Giappone, se si è costruito con criteri seriamente antisismici.

Le responsabilità

A L’Aquila e dintorni, pur trovanodoci in un territorio dichiarato “zona dove non di rado possono verificarsi forti terremoti”, il bilancio definitivo è di 308 morti. circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi, 65.000 gli sfollati su poco più di 90.000 residenti, tra capoluogo e piccoli comuni limitrofi.
E dire che il comune di L’Aquila fu classificato come sismico sin dal 1915 (terremoto  del Fucino), che dal 1927 appartiene alla classe sismica 2, quelle di media intensità, e che fin dal  2006 si attendeva la classificazione di ‘zona 1’ proposta dall’’Ingv.

Poco si è saputo della sorte dei 220 fascicoli inizialmente aperti per la maxi-inchiesta della procura della Repubblica avviata dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Tra i pochi pervenuti a sentenza, il processo di primo grado per il crollo della Casa dello studente si è concluso ‘solo’ quattro anni dopo il sisma, con tre condanne a quattro anni per i tecnici che supervisionarono le ristrutturazioni colpevoli di omicidio plurimo e lesioni.
Ben più severa la pena di sei anni di reclusione, viceversa, a cui sono  stati condannati sette eminenti scienziati italiani, facenti parte della Commissione Grandi Rischi e a capo del Dipartimento della protezione civile, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e del Centro nazionale terremoti, accusati di aver fornito, prima del sisma del 6 aprile del 2009 che distrusse L’Aquila, false rassicurazioni ai cittadini, e, secondo Giovanni Cirillo, magistrato presso il Tribunale di Teramo, colpevoli di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.

Intanto, il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco ha assolto i quattro imputati dall’accusa di disastro colposo per il crollo dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila avvenuto con il terremoto. Eppure, La Repubblica riportava di una relazione che il direttore generale della Asl aquilana, Roberto Marzetti, dalla quale emergeva che “l’ospedale – inaugurato nove anni fa – non risulta nemmeno nelle mappe catastali”, che pur essendo una “costruzione travagliata al centro di dibattiti parlamentari, esposti e polemiche”, nel 2000, “l’allora direttore generale Paolo Menduni decise di aprire lo stesso”.
Senza resposnabili il crollo del Palazzo del Governo (Prefettura), Tribunale, Politecnico, nonostante le perizie raccontino di materiali scadenti e di misure tecniche insufficienti.

Utile ricordare che “il dossier Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, redatto nel ’99 dall’Istituto di Ricerca sul Rischio Sismico per volere dell’allora sottosegretario alla Protezione Civile Franco Barberi, nel quale si evidenziano vulnerabilità critiche, rimaste ignorate, in tutti gli edifici pubblici poi crollati nel sisma del 2009, nonché una valutazione eccessivamente al ribasso del grado di pericolo sismico assegnato alla zona aquilana.” (Wikipedia)
Non a caso, a lungo i giornali scrissero della telefonata intercettata a Bertolaso in cui lo stesso capo della Protezione Civile, facendo riferimento alla riunione con gli esperti della Commissione Grandi Rischi, che si tenne all’Aquila il 31 marzo 2009, parlò di “operazione mediatica”, come anche la motivazione della sentenza di condanna degli esperti, riporta che “gravi profili di colpa si ravvisano nell’adesione, colpevole e acritica, alla volontà del capo del Dipartimento della Protezione Civile di fare una operazione mediatica”.

Gli affari

Secondo la Relazione dell’allora ministro Fabrizio Barca al 6 aprile 2012 erano stati effettivamente impiegati dallo Stato o trasferiti agli Enti preposti:

  • 2,9 miliardi di euro (impegno Stato) per gli interventi di emergenza, di cui:
    • 680,1 milioni per la prima emergenza
    • 700 milioni per il Progetto C.A.S.E. (4449 immobili, 12969 persone ospitate) e per i Map (3535 strutture, 7202 ospiti)
    • 493,8 milioni dall’Unione Europea – Fondo di Solidarietà
    • 667 milioni per Emergenze varie e assistenza alla popolazione
    • 82,8 milioni per i Moduli Scolastici ad Uso Provvisorio
    • Altre spese per ripresa attività scolastica, esenzione pedaggi, indennizzi, sospensione pagamenti tasse, attività di soccorso ecc.
  • 1,96 miliardi di euro (trasferimento Enti) per la ricostruzione, di cui:
    • 1,04 miliardi per la ricostruzione di edifici privati sotto forma di mutui
    • 736,7 milioni per la ricostruzione di edifici privati erogati con delibere del CIPE attingendo dai Fondi FAS e dal Fondo Strategico
    • 95,7 milioni per la ricostruzione di edifici pubblici
    • 81,6 milioni per la ricostruzione di edifici scolastici

All’incirca 5 miliardi in tre anni, di cui poco meno di due per la ricostruzione, mentre resta ancora da rimuovere il 62% delle macerie di quello che è classificato come il 5º terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea.

Già pochi mesi dopo il sisma, il 10 febbraio 2010, vengono pubblicati i testi delle intercettazioni degli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli e il cognato Gagliardi che affermavano di “ridere ciascuno nel proprio letto” durante il terremoto, immaginando l’inserimento delle loro imprese nei lavori per il post-sisma, grazie ai loro presunti buoni rapporti con il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
Un mese fa, Mauro Dolce – ex braccio destro di Guido Bertolaso alla Protezione civile – è stato condannato ad un anno di reclusione con rito abbreviato per il reato di frode nelle pubbliche forniture in relazione alla vicenda degli isolatori sismici difettosi installati negli edifici antisismici del Progetto Case.

In questi giorni, l’operazione “Do ut Des” ha portato alla luce un sistema di tangenti ben radicato, al fine di ottenere delle dazioni di denaro per l’aggiudicazione di alcuni appalti relativi a lavori di messa in sicurezza di edifici danneggiati dal sisma del 2009 e l’appropriazione indebita, previa contraffazione della documentazione contabile, della somma di circa 1.250.000 euro, relativa al pagamento di parte dei lavori. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si è dimesso dopo gli arresti di alcuni dipendenti pubblici ed il coinvolgimento del vice sindaco Roberto Riga, dell’ex consigliere comunale delegato per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico, il dirigente ASL Pierluigi Tancredi, dell’ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali, Vladimiro Placidi, oggi direttore del Consorzio dei beni culturali della Provincia dell’Aquila.

Con le dimissioni di Massimo Cialente esce di scena l’ultimo dei protagonisti di questa vicenda. Iscritto fin dal 1970 al PCI, consigliere comunale dell’Aquila dal 1990 al 2001, quando è eletto  alla Camera dei Deputati con i Democratici di Sinistra e rieletto nel 2006. Sindaco dal 2007, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 non viene toccato dalle indagini, anzi è nominato vice commissario straordinario alla ricostruzione con delega all’assistenza alla popolazione.
Dominus, dunque, della politica aquilana da almeno una dozzina d’anni e -secondo buon senso – non esente dalle scelte di governance locale.

E sono trascorsi tre anni dal convegno organizzato dall’Associazione “309 martiri dell’Aquila” – costituita in rappresentanza dei familiari delle 309 vittime del sisma – che si intitolava «Cahiers de doleances. Primo quaderno» e che denunciava «la scottante e dibattuta tematica inerente la mancata prevenzione e le omissioni che hanno concorso a determinare la strage del 6 aprile 2009».
A proposito, ricordiamo che – ristruttarato od originale – per ogni fabbricato è del Comune  la competenza a rilasciare il Certificato di agibilità, che include anche il Documento di idoneità statica  …

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La Protezione Civile ritorna agli Interni

27 Nov

“Il presidente del Consiglio Mario Monti “lasci la Protezione civile dov’e’, e’ un modello, con buona pace dei denigratori che non sopportano realta’ indipendenti e abituate a parlare chiaro e metterci la faccia, che stanno copiando ovunque nel mondo!”. (Guido Bertolaso, ex capo del Dipartimento della Protezione civile, coinvolto in diversi scandali di corruzione)

Un “modello”, su questo siamo d’accordo tutti, che è costato ben 160.070,00 euro, nel 2009, solo per quanto riguarda la Comunità Montana del Casentino, che ha pubblicato il budget on line (link).
Figuriamoci il resto …

La Protezione Civile gestisce un’enorme quantità di soldi e di piccoli appalti.

Ben venga dunque “la restaurazione del sistema di Protezione civile nell’ambito del Viminale”, come lamenta Bertolaso, e che siano Carabinieri, Vigili del Fuoco e Genio Civile (regionale) ad occuparsi di ciò che gli compete per la sicurezza di tutti.

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Terremoti? … un castigo divino.

22 Mar

Secondo quanto riportato da La Stampa,  ecco cosa avrebbe dichiarato Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR, all’emittente radiofonica Radio Maria riguardo il terremoto e la catastrofe in Giappone.

Il sisma “è stato un modo per purificare”.
Le catastrofi “sono voce terribile ma paterna di Dio” e possono “essere, e sono, esigenza della giustizia divina”.
Il terremoto è un “battesimo di sofferenza”.
“Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia”.

Tutto davvero molto poco scientifico.

E’ vero che parte delle frasi sono citazioni di un discorso, altrettanto inquietante, tenuto da un arcivescovo cattolico, eppure, il dott. De Mattei è all’apice di uno dei più costosi enti di ricerca del mondo: il Centro Nazionale delle Ricerche italiano.

Pensate che il dott. De Mattei si dimetterà o che verrà licenziato? Io temo proprio di no.