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Comune di Bologna: uno schema finanziario collaudato

17 Mag

Virginio Merola (Partito Democratico) è il sindaco di Bologna, un comune che è il maggiore azionista di Hera S.p.A. con una quota di azioni pari al 14,76 % e, tramite questa, controlla (100%)  HERA COMM, la quale si occupa di vendita di gas ed energia elettrica ed a sua volta detiene il 50,01% di HERA COMM MEDITERRANEA la quale si occupa di produzione, acquisto, trasporto e vendita di energia, mentre il restante 49,99% è detenuto dalla società S.C.R. s.r.l. con capitale coperto da segreto fiduciario e scelta senza gara ad evidenza pubblica. Il Gruppo Hera è il secondo operatore italiano nella gestione del ciclo idrico integrato, ovvero dalla raccolta alla depurazione delle acque reflue fino alla distribuzione di acqua potabile, ed è anche il principale operatore nazionale nel settore ambiente per quantità di rifiuti raccolti e trattati.

Tra l’altro, come formalmente dichiarato a bilancio comunale, “la raccolta differenziata è particolarmente bassa nel Comune di Bologna (36%),  rispetto agli standard richiesti in sede comunitaria (65% entro il 2012).”

Un Comune, quello di Bologna, che alla chiusura del consuntivo 2011 metteva a bilancio ben 12.5 milioni di euro di avanzo economico di parte corrente pari. Risorse che non il sindaco della città ed il consiglio comunale non intendono destinare alla spesa corrente, riducendo tributi e invrementando i sussidi, e che verranno destinati “cura della qualita’ urbana della città” pur di non protestare contro il Patto di stabilità.

Un bel conflitto di interessi, di questi tempi, visto che la crisi dovrebbe indurre il Primo Cittadino a non innalzare il costo delle forniture acqua-gas-luce, se si volesse essere attenti ai cittadini, e non viceversa innalzarlo, come accade, dato che si pensa solo alla cassa ed alla spesa.

Utile aggiungere che il Comune di Bologna controlla anche Interporto Bologna  S.p.A. (35,1%), con ricavi, nel 2007, superiori ai 22 milioni di Euro, e che dagli utili, che questa società  si propone di ottenere, dipende sostanzialmente il prezzo al banco di qualunque prodotto transiti da lì.

Un bel balzello sulle spalle degli altri italiani che permette al Comune di Bologna di mantenere “fiori all’occhiello” a spese di altri.

Un Comune che annuncia (esultante?) che “tra i principali risultati ottenuti con le più recenti modifiche normative, vi sono l’esclusione dall’IMU degli immobili comunali e la possibilità di assimilare alla prima abitazione quelli non comunali (di proprietà Acer) destinati a Erp o Ers, così come quelli dei soci di cooperative a proprietà indivisa” , oltre che forti riduzioni per le imprese.

Mica alleviare i cittadini, visto che si tratta di “un Comune quasi totalmente autonomo da un punto di vista tributario e finanziario”, bensì finanziare la Casta e la folle spesa pubblica, per sostenere la quale il Sindaco e la Giunta bolognesi hanno già introdotto, per i servizi educativi nel corso del 2012, alcune significative innovazioni nell’utilizzo dell’ISEE (Indicatore di situazione economica equivalente) e che ulteriori modifiche saranno introdotte “al fine di conseguire maggiore equità e selettività nelle modalità di accesso e contribuzione ai servizi”.

Ma non solo, visto che la Giunta di Virginio Merola, con i tempi che corrono è riuscita a deliberare, per il 2012, · risorse aggiuntive per 1,6 milioni di euro “per estendere la rete e potenziare la manutenzione degli impianti di rilevazione automatica delle infrazioni al codice della strada”, mezzo milione di Euro per il bike-sharing ed un altro mezzo milione per “potenziare le azioni di recupero dell’evasione”. Importante aggiungere, riguardo ll’utilità di queste spese, che l’Emilia Romagna nel solo 2010 ha speso quasi 2 milioni di euro per il bike sharing, che è la regione con il più basso rischio di evasione fiscale e che il numero di feriti negli incidenti stradali a Bologna è relativamente costante dal 1995.
Tra l’altro, essendo il debito comunale nell’ordine dei 300 milioni, secondo alcune stime, davvero non si comprende come possano i revisori dei conti tollerare interessi passivi a fronte di somme eccedenti od accantonate.

Ritornando ad Hera spa, sia il Fatto Quotidiano sia la Voce di Romagna, raccontano una “strana” vicenda iniziata dieci anni fa, quando la società SCR – quella coperta da “segreto fiduciario” e indicata dal Fatto Quotidiano come vicina alla famiglia Cosentino tramite una fiduciaria – compra per tre miliardi e 715 milioni di lire (1,9 milioni di euro) l’area industriale della ex Ceramiche Pozzi di Sparanise (CE), un prezzo a dir poco stracciato, dato che il sito non aveva  i permessi per ospitare impianti energetici o per il trattamento rifiuti.  Nel 2001, l’area viene rilevata da AMI spa (azienda controllata dal Comune di Imola) proprio poco prima che il Comune di Sparanise cambi la destinazione d’uso dei terreni, consentendo la costruzione di una centrale a turbogas da 800 megawatt, e prima che la stessa AMI spa si fonda con altre ditte emiliano-romagnole, diventando Hera. Un’area che già nel 2003 Hera aveva provveduto a vendere a Calenia Energia, a sua volta ricomprata, nel settembre 2004, dalla  “stessa” Hera e dalla “quella” Scr collegata all’onorevole Nicola Cosentino per il 15%  e per il restante  85% del capitale dalla svizzera Egl.
Nel 2008 Hera Comm Med, società commerciale di Hera (nel cui cda siede Giovanni Cosentino, fratello di Nicola), cui è intanto è passato il controllo del 15 % della centrale, dichiara ricavi per 40 milioni di euro ed utili per 6 milioni e mezzo, dei quali  non vi è traccia nei dividendi e nei bilanci delle giunte romagnole e della multiservizi bolognese (fonte Voce di Romagna).

Non deve dunque meravigliare se il sindaco bolognase Virginio Merola segua con trepido interesse le vicende campane sia riguardo i rifiuti sia riguardo il caso Equitalia e sulle proteste scoppiate in tutto il paese, chiedendo «una grande manifestazione contro l’evasione fiscale», aggiungendo  «non come a Napoli dove contro Equitalia sono scesi in piazza cittadini e camorra».

Ciò che dovrebbe meravigliare è che nessuno ancora si sia accorto di come l’Emilia Romagna e le sue giunte rosse e bianche vantino un “successo gestionale” che si fonda su indebitamenti sine die, gestioni separate o parallele come quelle delle ex-municipalizzate, speculazioni su aree meno sviluppate del paese amministrate da “giunte amiche”, pressione fiscale ossessiva o poco trasparente.

Non meraviglia neanche che, ancora oggi, proprio negli impianti di Imola vadano a finire migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti campani e che a lucrare sulla “monnezza di Napoli” ci siano emiliani e romagnoli.

Come non meraviglia che, non Bersani e non Vendola, ma Giovanni Favia, consigliere comunale bolognese del Movimento Cinque Stelle (link), sostenuto dal Partito del Sud campano (vedi link) abbia presentato un ordine del giorno dove si chiede al Sindaco di Bologna di “adoperarsi affinchè persone delle quali non può essere garantita l’onestà e l’estraneità al mondo della camorra, non siedano all’interno di società partecipate dal comune”.

Utile sapere, però, che Virginio Merola è bolognese d’adozione, essendo nato a Santa Maria Capua Vetere, comune casertano limitrofo proprio a Sparanise, dove è nata anche la moglie dell’ex ministro alle telecomunicazioni, Mario Landolfi (PDL), rinviato a giudizio per presunti favori alla camorra, e dove dal 16 al 26 gennaio scorso è stato cercato come “sparito” l’ex sindaco, Salvatore Piccolo, un avvocato che aveva difeso gli interessi del boss Giuseppe Papa, poi “riapparso” adducendo «questioni strettamente personali».

… e che, come riportato dal giornalista Massimiliano Amato nel libro “Il casalese”, edito da “Cento Autori”, la centrale di Sparanise (una “creatura” di Giovanni Cosentino, fratello del deputato Nicola) sancisce l’inizio di un “consociativismo” negli affari tra imprenditori collegati alla camorra e politici, che travalica qualsiasi possibile distinzione tra sinistra e destra.

originale postato su demata

Napoli, l’immondizia e le best practices

24 Giu

L’aspetto più scandaloso del disastroso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Napoli è l’aleatorietà e la superficialità con cui è stato, di volta in volta, affrontato il problema.

La questione di fondo, irrisolta, è data dalla densità sia demografica sia criminale della provincia di Napoli: l’affollamento abitativo impedisce la dislocazione “safe” dei centri di raccolta o stoccaggio e la ramificazione camorristica ostacola una attività molto delicata che può essere gestita solo se si rimane nella legalità.

A questo livello, è evidente che le responsabilità, le miopie e le ignavie ricadono solo ed esclusivamente sui diversi  Parlamenti e i Governi, che non hanno voluto e non vogliono tener conto delle peculiarità dell’area partenopea e che, a differenza di molti altri paesi, non sono mai riusciti ad attuare una strategia vincente contro le organizzazioni mafiose o quanto meno di contenimento al loro espandersi al di fuori della Calabria e Sicilia a partire dagli Anni ’70.

Vale anche la pena di prender nota che non c’è anima viva (tra redazioni, ministeri e sedi di partito) che ricordi come  il problema dei siti di raccolta o stoccaggio riguardi la Provincia di Napoli e non semplicemente il Sindaco di Napoli, come anche che lo smaltimento dei rifiuti sia responsabilità della Regione Campania, prima ancora che del Comune di Napoli.

Poi, ci sono Napoli, i napoletani ed i politici che Roma decide di mettergli in lizza.

Riguardo i napoletani, c’è un aspetto che molti ignorano e che delinea tutta la faccenda sotto un’altra luce: percorrono molti metri, anche centinaia per deporre il proprio sacchetto, visto che i siti dove collocare cassonetti sono pochi, in una città millenaria con un reticolo stradale ancora medioevale, se non latino. Siti dove, tra l’altro, spesso non c’è abbastanza spazio per disporre un numero sufficiente di cassonetti.

In tutte le altre città i cittadini protestano se non hanno i cassonetti a 50 metri, mentre a Napoli gli “sporchi e disordinati” partenopei accettano tranquillamente di adattarsi al contingente.

Detto questo, quali best practices possono risolvere la situazione?

Innanzitutto, va evitato in futuro che procedure e protocolli vadano in tilt, come a Napoli, dove le competenze, le responsabilità, le infrastrutture, le burocrazie e, temo, gli intralci sono ormai di tutti: Governo, Regione, Provincia e Comune. E’ anche un problema costituzionale e, forse, la Suprema Corte potrebbe essere proficuamente coinvolta, se solo una delle istituzioni coinvolte volesse.

I sindaci, entro budget prefissati o per motivi di emergenza, devono poter spedire (o vendere) l’immondizia altrove. In Padania, se i gestori dei loro termovalorizzatori vorranno far affari,  o in Europa, dove lo smaltimento è un business come altri ed opera in libero mercato. A contraltare, una giunta comunale che non riuscisse a garantire l’igiene minima nel proprio territorio andrebbe dimissionato e commissariato: il disasrtro Iervolino è un monito per tutti, a Napoli, come a Milano, Roma o Bari.

I siti di raccolta e di stoccaggio vanno posti sotto il controllo diretto dell’autorità pubblica, visti i danni ambientali ed alla salute che possono provocare o le infiltrazioni criminali che ogni tanto emergono, a Napoli come a Roma o Milano.

L’aspetto cruciale, emerso anche nella Parentopoli di Alemanno o in Padania con allarmante frequenza, è che lo smaltimento dei rifiuti genera un enorme business nel settore del  trasporto su gomma. Ogni singolo sacchetto può percorrere anche centinaia di chilometri prima di essere definitivamente smaltito, tra centri di raccolta, stoccaggio, smaltimento eccetera fino al “mitologico” termovalorizzatore. Una riforma del sistema è essenziale se si vuole consentire sia l’emersione e la legalizzazione di un sommerso al momento tutto da comprendere sia una pianificazione finanziaria e gestione credibile.

Alla fine di tutto, c’è Napoli ed i napoletani.

Parlando della città, senza differenziata, non c’è via d’uscita: l’umido deve essere raccolto con quotidianita e nei giusti orari, se si vuole evitare di strabordare dai cassonetti, gli imballi dovrebbero essere accumulati e raccolti in un giorno specifico. Riguardo la plastica, visto anche che parliamodi una città e di una cultura antiche oltre 2500 anni, dovrebbero esserci gli elementi (anche a livello di normativa europea, di Unesco e chi più e ha ne metta), per  regolamentarne l’immissione sul mercato come imballi ed articoli usa e getta.

Quanto ai partenopei, è inutile organizzare una raccolta dei rifiuti umidi senza tener conto delle abitudini alimentari e, soprattutto, degli orari: il sacchetto della sera, ad esempio, è pronto, spesso, a mezzanotte, non alle 19,30, e basta, come nei paesi freddi.

Ma soprattutto è impensabile che, attaccando un sindaco eletto con una forte maggioranza, l’Italia possa venir fuori da una brutta situazione che inizia a degenerare con “roghi”, “blocchi stradali” e “scorte armate”, come riportano un po’ tutti i media.

Purtroppo, nell’Italia del governo della Lega, viene quasi il sospetto che l’ipotesi di una “Napoli insorgente” appaia più come un’opportunità che una tragedia … e su questo De Magistris come Berlusconi dovrebbero davvero meditare.

Napoli, l’assedio

21 Giu

Ero a Napoli la sera che venne perla prima volta acclamato sindaco Bassolino.
La città era invasa dall’immondizia, non come oggi, ma abbastanza per parlare di assedio.
Erano da mesi in agitazione gli “spazzini”, come si chiamavano allora, vuoi per stipendi e diritti, vuoi per l’inconsistenza della gestione, vuoi per le infiltrazioni criminali di cui si lamentava già allora.

La mattina dopo, la città era uno specchio, incredibilmente, tra l’entusiasmo della gente e la diffidenza di pochi verso un tale prodigio.
I fatti dettero ragione ai pochi malfidati, ma non furono presi provvedimenti per evitare il disastro.

Il PD, allora PdS, continuò a candidare Bassolino, prima a sindaco e poi a governatore regionale.
I governi ed i parlamenti fecero leggi sullo smaltimento a base federale, ovvero provinciale, senza tener conto dell’esistenza di una delle aree più densamente abitate del mondo.
Bassolino non venne fermato, anzi fu “riconfermato” da Roma quale Commissario Straordinario, nonostante tutto quello che è scritto negli atti di processi che annunciatamente stanno andando in prescrizione.

Allorchè arrivati sul baratro del disastro ambientale e salutistico, arrivò Berlusconi con le leggi pseciali, l’esercito e le ricette da bar dello sport della Lega.
Risultati pressochè zero, nonostante sia prima che durante che dopo, nell’arco di un ventennio, si siano occupate della “problematica” ditte piemontesi, lombarde e venete. Tutte o quasi puntualmente finite in tribunale.

Oggi, la città ha finalmente un sindaco suo, mentre il disastro si ripresenta e mentre la calura estiva incalza.
Già due anni fa, ONU, Unione Europea ed Organizzazione Mondiale della Sanità incalzarono il governo Berlusconi (ed il suo ministro Maroni) ad intervenire in soccorso della popolazione.

Oggi, siamo punto e accapo, ma la colpa, ovviamente, è dei napoletani, come documenta questo video di una ruspetta che libera un  vistoso blocco stradale spacciato per “così raccolgono la monnezza a Napoli”.

Peccato che Bassolino e Iervolino fossero casertani, che le maggiori aziende chiamate a rispondere sia settentrionale e che è a Roma che operano ancora oggi i principali artefici di questo disastro.

Ovviamente, la colpa è dei napoletani … e del loro spirito di sopportazione.

FOTO serie 1 (da Repubblica)

FOTO serie 2 (da Repubblica)

FOTO serie 4 (da Repubblica)

Foto  serie 3 (da Republica)

Referendum, quorum e volontà popolare

13 Giu

E anche questa volta, noi italiani, siamo riusciti a trasformare un referendum su quesiti specifici in un braccio di forza tra fazioni.

Ben venga il quorum, così imparino i legislatori a motivare e sostenere le legggi che approvano, invece che muoveri a colpi di maggioranza per poi andare al referendum sparsi e scompigliati. Male ci incorra, se ai referendum vinti corrisponderà una vacatio legis in materia di acqua ed energia. Inutile annotare come l’informazione referendaria sia stata latitante, per il si o per il no, e che la maggior parte degli elettori sappia poco o nulla di fisica e finanza.

E’ opportuno, però, evidenziare che questo governo legifera male, considerate le incostituzionalità o le abrogazioni e passando per il niet delal Bicamerale sul Federalismo.

Una colpa che non può non gravare su Silvio Berlusconi, capo del governo, e su Alfano, Calderoli e Tremonti, ovvero i ministri che maggiormente hanno ispirato la linea di governo. Una caduta che non esclude il PD, l’UDC e l’IdV, che in due anni non hanno saputo fare opposizione, nonostante l’impopolarità o l’illegittimità di tante norme.

Niente paura: da stasera, dinanzi ad un elettorato confuso e dispari, assisteremo al solito valzer del bipolarismo all’amatriciana, come se non esistessero forze e punti di vista nuovi o diversi.

E, come usuale, i media applaudiranno a qualcosa che non c’è: la volontà popolare.

Debito pubblico, acqua privata

8 Giu

In un paese con un PIL inferiore al debito accumulato è piuttosto delirante parlare di acqua pubblica o di energia acquistata all’estero.

… un po’ come dichiarare di essere proprietari di una casa pignorata con l’ufficiale giudiziario che bussa alla porta.

Referendum: si, forse, no

7 Giu

L’Italia e gli italiani si avviano, alla chetichella e per gruppi sparsi, tra la canicola e gli scrosci del monsone, ad affrontare un referendum epocale.

Acqua, energia e legittimo impedimento.

La campagna “a sinistra” punta sullo sfondamento del quorum sostenendo “tre si” secchi. Il centro e la destra lasciano liberi, nella sostanza, i propri elettori.

Assistiamo ai soliti farisaismi del Partito Democratico di Bersani “Sappiamo che l’asticella per il referendum è molto alta” … alle difese oltranziste di Berlusconi “Referendum inutili e senza conseguenze sul governo” … e non mancano i truci ammiccamenti della Lega con Bossi “Referendum acqua attraente”.

Andando a verificare le cose, l’unico consiglio che si può dare ad un elettore è di valutare i tre quesiti uno per uno, visto comportano conseguenze precise e diversificate.

Riguardo l’acqua c’è poco da dire: è fondamentale che resti pubblica, ma è altrettanto importante riportare le società per azioni attuali nel sistema delle municipalizzate, altrimenti andrebbe solo peggio, visto come stanno funzionando.

Sul legittimo impedimento, c’è altrettanto poco da dire: l’ultima cosa che serve all’Italia (e alla Spagna, la Grecia o la Francia) è l’immunità parlamentare, figurarsi il legittimo impedimento. Ma sarebbe tutto inutile, come per l’acqua, se non arriveranno sentenze certe e celeri e se non verrà superata la copertura assicurativa di Stato per i danni prodotti dagli alti dirigenti.

Arrivando al nucleare, la questione è ben più complessa.

Infatti, Fukushima ha dimostrato diverse cose, ovvero che le centrali “in se” hanno superato brillantemente un superterremoto ed un supertsunami e che non possono essere affidate a società private ed a personale “in carriera”, visto che son queste le reali cause dei malfunzionamenti del raffreddamento e del disastro.

Vada pure che l’Italia continui a non dotarsi di una indipendenza energetica, ma, nucleare o non nucleare, qualcuno dovrebbe darci delle risposte e darle ai nostri figli, visto che l’energia serve.

Infatti, il fotovoltaico da cali di rendimento drastici in 5-6 anni dall’installazione, i termovalorizzatori sono un invito a consumare sempre più plastica, le biomasse possono dare problemi di “coltura batterica” come sospettano ad Amburgo per il batterio kiler, l’eolico non è lungimirante con il cambio climatico in corso. In compenso, gli incidenti nucleari si contano sulle dita di una mano: Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima.

Certo, le centrali nucleari non si confanno nè alla stretta, lunga ed affollata penisola italica nè all’efficienza italiana nota nel mondo: più prudente votare si …

Ma, almeno dopo i referendum, la si smetta con la propaganda e che qualcuno proponga delle riforme efficaci e che si inizi ad informare decentemente la gente.

Contro il degrado bassoliniano

29 Dic

Quasi un anno fa ho diffuso due Appelli per Napoli.
L’Europa intervenne, il Presidente convocò il Governatore della Regione e qualche inchiesta trovò diversi capi d’imputazione (non pochi, a dire il vero).Monnezza
Tutto risolto?
NO.

Tutti si chiedono come mai e nessuno ci dice che la Costituzione, quella che compie “orgogliosamente” 60 anni, manca di una qualche specifica, dopo la riforma del Titolo V fatta pochi anni or sono, che ci dica chi e come abbia i poteri per intervenire. Senza parlare dell’Europa che “è tornata a Brussell”, del Governatore che è sempre lo stesso, degli indagati che sono ancora liberi di fare e sfare, della monnezza che è sempre stata lì.

Serve, dunque, un nuovo appello per Napoli.

Gentile Signore/Signora,
siamo indignati per la realtà dell’ambiente, della salute pubblica e della sicurezza del cibo in Napoli, che è ESTREMAMENTE NEGATIVA.

Oggi, in una città di oltre 4000000 di abitanti, Lei può passeggiare in un paesaggio di cumuli di immondizia, con ratti e falò.
Finora i nostri Governanti non hanno attuato una soluzione per la raccolta, la discarica e il riciclaggio dell’immondizia. La quale già 4-5 anni fa aveva superato il limite di guardia.

Come percezione generale, segnaliamo che i Media italiani riportano saltuariamente la notizia  tra le locali, chiedendosi “perchè” Napoli non risolve il problema, piuttosto che informarci di “quali leggi sono carenti”, “cosa abbia fatto in 2 anni il Governo”, “dove sono gli Ambientalisti” e “perchè i funzionari indagati restano al loro posto”.

Colonialismo? Razzismo?  E’ da tempo che se ne parla, dato che la città di Napoli ha subito una forte e profonda decadenza dopo l’Unione dell’Italia …

Chiediamo una Commissione di inchiesta dell’Unione Europea per l’area di Napoli e la rimozione immediata dei funzionari coinvolti. Chiediamo inoltre che il Parlamento Italiano porti a termine la riforma federale con l’introduzione delle aree metropolitane.

da spedire a : cdemergencies@who.int,bpi@unesco.org,marcin.libicki@europarl.europa.eu,miroslav@ouzky.cz, satu.hassi@europarl.europa.eu
daniel.cohn-bendit@europarl.europa.eu,herbert.boesch@europarl.europa.eu,assuncao.esteves@europarl.europa.eu,
sarah.ludford@europarl.europa.eu,max.vandenberg@europarl.europa.eu,sue.parish@tesco.net,fhusmenova@abv.bg

(sono WHO,
UNESCO, UE Committee on Petitions, Committee on the Environment, Public
Health and Food Safety, UE Conference of Presidents; Committee on
Budgetary Control;
Subcommittee on Human Rights; Committee on Civil Liberties, Justice and
Home Affairs; Committee on Development; Committee on Agriculture and
Rural Development; Committee on Regional Development; Committee on
Employment and Social Affairs)

Dear Sir/Lady,
We are outraged by the environment, public health and food safety reality in Naples (Italy), that is EXTREMELY NEGATIVE.
Today, in a town where more than 4.000.000 people lives, You can walk in a trashball landscape, with rats and burning trash.
Our Governors did not realized, as promised, a solution for the pull, discarge and recicling of trash.

Our News report this disaster occasionally and as “local”, asking “why Naples does not solve this problem”, while it should be asked “what laws are wrong”, “where was the Government in last 2 years”, where are “the Green Parties”,”why are the involved officers in the same place”.
Colonialism? Racism? … as general overview, the town of Naples knows a strong and deep decadence from the Italian Union.

We ask an UE Committee of Inquiry into the Area and the  lay-off for all involved officers.
We ask for a new  Regional status for the town of Naples.

Sincerely, The Undersigned