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La Grecia, l’Italia e l’Euro-zone

10 Mag

In una situazione di indebitamento endemico, “fisiologico”, diffuso, i governi degli stati sovrani, come ogni debitore incallito, non possono evitare, a lungo andare, il ricorso a comportamenti scorretti, elusivi, procastinanti, volti a scaricare le responsabilità di oggi sui cittadini di dopodomani.

Nel 2009, in base ai dati della CIA, la Grecia “vantava” un PIL procapite di circa 30.000 Euro,  quasi quanto Francia (>32.000) ed Italia (>31.000). Cifre possibili solo mettendo in conto un turismo ben più florido ed organizzato di quello greco, in un mondo occidentale non vessato dalla Crisi.

Cifre reali, quelle greche, che ci danno un’idea di quanto da quelle parti un intero sistema nazionale vivesse sugli allori. Cifre impossibili, se non fosse accaduto che l’indebitamento pubblico verso banche private non fosse cresciuto a furor di popolo con il sostegno di clientele e populismi.

Non solo la Grecia fa traballare la giovane Europa, c’è anche la Spagna con uno spaventoso 20% di disoccupazione che supera il 40%, se parliamo di giovani. Od il Portogallo, che vede aziende e famiglie sull’orlo del fallimento o della bancarotta, per non parlare dell’Irlanda dove le aziende sono praticamente insolventi.

Non dovrebbe preoccupare, secondo i dati di Standard & Poor’s, la situazione della Gran Bretagna e dell’Olanda, dove il debito delle imprese, molto elevato, è sostanzialmente fisiologico al basso costo del denaro e alla presenza delle Borse Valori.

Si delinea, dunque, quanto prefigurato da Mario Monti, tanti anni fa ormai, allorchè ipotizzò un’Europa a due velocità”, che vedeva Spagna, Grecia e Portogallo con Romania, Bulgaria, Polonia, ex-Yugoslavia eccetera.

E l’Italia?

Alla pari della Grecia (115% del PIL) abbiamo lo stato più indebitato ed il nostro deficit (>10% del PIL) si sta allineando con quello di Grecia, Irlanda e Portogallo, l’indebitamento delle aziende non è ancora al di sotto del livello di guardia (>70% del PIL). Le nostre famiglie, però, “contraggono” pochi debiti (33% del PIL), probabilmente a causa dei redditi resi bassi sia per la povertà incalzante sia per l’elevata pressione fiscale, che a sua volta è indispensabile a mantenere un sistema di sprechi e disinvestimenti.

Nell’attuale sistema dell’Euro, una governance come il nostra, finchè è bloccata, non può crollare ed è difficile credere che possa implodere.

Meglio passare il testimone ai posteri … caso mai l’Europa che conta dovesse aspettarci.