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Milton Friedman, assistenza e previdenza: fu solo un problema di traduzione in italiano?

20 Feb

Forse, Milton Friedman avrebbe votato a favore del Reddito di cittadinanza e, chissà, contro la Quota 100, ma a condizione – assoluta e preliminare – di riformare l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ricordiamo che il famoso Nobel per l’Economia nei suoi interventi si riferisce sempre al sistema statunitense in cui Welfare e Social Security sono programmi diversi, ambedue finalizzati a fornire reddito a chi ne è bisognoso.

La Social Security equivale ai Contributi che tutti i lavoratori versano per tutta la vita alla Pubblica Amministrazione, in cambio della garanzia di sussidi di previdenza o ai superstiti.
Il Welfare, viceversa, è finanziato dalla leva fiscale (Tasse) e riguarda i residenti poveri, anziani o disabili, oltre ai lavoratori che non possono esercitare un proficuo lavoro per una malattia grave.

Semplificando, la Social Security equivale ad una Previdenza pubblica obbligatoria per i lavoratori e il Welfare ad una sorta di Assistenza pubblica universale. Vengono spesso confuse perchè non di rado la medesima Pubblica Amministrazione sovraintende ad ambedue i programmi.

Questa sovrapposizione (percepita o reale che sia non solo negli USA), ha causato quello che fin dagli Anni ’70 viene chiamato il ‘pasticcio del Welfare’ e che … noi italiani siamo riusciti dal 1974 e ad oggi a complicare in modo esemplare, viste le competenze dell’Inps, delle Regioni, del Ministero per la Salute e pure quello del Lavoro, senza dimenticare i Comuni e gli Enti o l’onnipresente Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, in pratica, … attingono tutte al Debito Pubblico.
E non è che in Francia stiano messi molto meglio, in termini di competenze incerte e/o sovrapposte.

Infatti, Milton Friedman – nonostante sia stato il maggiore studioso di questa ‘dinamica’ etica, sociale e finanziaria, ricevendo un premio Nobel – non sembra sia stato tradotto in francese, mentre buona parte delle traduzioni italiane risalgono ad almeno quarant’anni fa, cioè a quando le sue idee vennero alla ribalta con l’avvento di Margaret Hilda Thatcher, mentre ancora c’era la Guerra Fredda.

Traduzioni, dunque, che sarebbe opportuno verificare oggi, senza lo ‘spirito di fazione’ e le ‘strilla’ di quell’epoca.

Ecco come potrebbe essere tradotto oggi Milton Friedman in lingua italiana, senza il rischio di generare gli equivoci che hanno condizionato l’Informazione e la Politica negli Anni ’70.

“Sono favorevole a tagliare le Tasse in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto, per qualsiasi motivo, ogni volta che è possibile. Il motivo è perché credo che il problema centrale non siano le Tasse, il grande problema è quanto si consuma (spending), cioè la Spesa.

La domanda è: “Come contenere i Consumi dell’Amministrazione (government)?”

I consumi dell’Amministrazione pubblica ora ammontano a quasi il 40% del reddito nazionale, senza contare le spese indirette mediante regolamenti e cose simili. Se le si includono, si arriva a circa la metà. Il vero pericolo da affrontare è che quella cifra aumenterà e aumenterà.

Io credo che l’unico modo efficace per contenere questa cifra è quello di contenere l’ammontare della rendita fiscale (income) che ha l’Amministrazione.
Il metodo per farlo è tagliare le Tasse.

La diffusa insoddisfazione nei confronti del programma di assistenza pubblica – con il cosiddetto “pasticcio del Welfare” – ha prodotto numerose proposte di riforma drastica, tra cui gli interventi presidenziali al Piano di Assistenza Familiare.
D’altra parte, l’attrazione acritica (complacency) per la sicurezza sociale si riflette nella pressione per estenderla ancora oltre.

Il mio atteggiamento nei confronti dei due programmi è quasi al rovescio (ndr. cioè possibilista verso il Welfare e antagonista verso la Previdenza obbligatoria).

Per quanto il pasticcio del Welfare sia nocivo, almeno l’assistenza pubblica va principalmente alle persone bisognose che hanno un reddito inferiore rispetto alle persone che pagano le tasse per finanziare i pagamenti.
Il Welfare (system) ha ampiamente (badly) bisogno di riforme, ma al momento esso assolve ad una funzione sociale essenziale. Sembra impossibile eliminarla subito, anche se la sua eliminazione dovrebbe essere il nostro obiettivo a lungo termine.
(ndr. Come vedremo più avanti lo scopo è sostenere il reddito (e il GDP cioè il PIL) per limitare la Povertà e per trasferire l’Assistenza fiscalmente detraibile alla Charity delle Fondazioni)

All’opposto, la Sicurezza Sociale (ndr. Previdenza obbligatoria) combina un Contributo altamente regressivo con benefici ampiamente indiscriminati e, nell’effetto generale, probabilmente ridistribuisce i redditi da persone a reddito inferiore o superiore. Credo che non assolva ad alcuna funzione sociale essenziale.
Gli impegni esistenti rendono impossibile eliminarla da un giorno all’altro, ma dovrebbero essere liquidati e risolti il prima possibile.

Io credo che un programma in grado di dare reddito alle persone, di finanziarle, dovrebbe avere la possibilità di essere testato. Un programma di questo tipo sarebbe molto meno costoso di quelli che abbiamo ora e potrebbe funzionare meglio nell’aiutare le persone.

Abbiamo una responsabilità verso il contribuente e non solo per le persone povere. La persona che paga le tasse ha tutto il diritto di richiedere, se paga le tasse per aiutare qualcuno, che ci sia qualche evidenza che quella persona ha bisogno di aiuto. 

Direi che la nazione non può essere generosa con nessuno. Solo le persone possono essere generose.
La generosità è un tratto umano, individuale, non un tratto collettivo.

Nessuna generosità (ndr. generosity = prodigalità) è implicita nell’imporre tasse a qualcuno, per aiutare qualcun altro.
Non è questa la generosità
(ndr. generosity = liberalità).”

Dunque, l’idea di Milton Friedman (se letto in lingua inglese e conoscendo il sistema statunitense) era quella di una società nel suo intimo attenta alla Coesione Sociale e sensibile all’Assistenza di chi ne ha bisogno, che interviene senza prodigalità, cioè la generosità acritica, ingiusta verso chi versa le risorse per l’Amministrazione, e che riconosce ed agevola la liberalità, cioè la vera solidarietà intesa come impegno individuale per uno scopo collettivo.

Soprattutto, per Milton Friedman l’Assistenza pubblica era – a chiare lettere – un esigenza intriseca alla Società umana e, comunque, da assolvere tramite il Pubblico, finchè necessario. Viceversa, non lo era la Previdenza obbligatoria, essendo tali “contributi previdenziali” una sorta di tassazione recessiva e potenzialmente iniqua, rispetto ai “versamenti al sistema assicurativo” ed alle ‘detraibilità fiscali’.

Noi, in Italia, tra Prima, Seconda e attuale Terza Repubblica abbiamo fatto e stiamo continuando a fare esattamente il contrario, vero? Anche adesso procedendo con la Quota 100 e il Reddito di cittadinanza senza ristrutturare l’Inps e con pochi poteri nazionali sulle Regioni, esattamente come nel 1974 con le Mutue e le Casse.
Sarà per questo che il Debito cresce, il Pubblico arranca e gli italiani in un modo o nell’altro sono insoddisfatti e preoccupati?

Demata

(Nota bene: è consentita Libertà di copiare, distribuire o trasmettere questa traduzione a condizione di menzionare il Traduttore. E’ negata la Libertà di riadattare questa traduzione)

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Testo originale in inglese

I am in favor of cutting taxes under any circumstances and for any excuse, for any reason, whenever it’s possible.

The reason I am is because I believe the big problem is not taxes, the big problem is spending.

The question is, “How do you hold down government spending?”
Government spending now amounts to close to 40% of national income not counting indirect spending through regulation and the like.

If you include that, you get up to roughly half. The real danger we face is that number will creep up and up and up.

The only effective way I think to hold it down, is to hold down the amount of income the government has.
The way to do that is to cut taxes.

Widespread dissatisfaction with the public assistance program — with the so-called welfare mess — has produced numerous proposals for drastic reform, including the President’s proposed Family Assistance Plan now before the Congress. On the other hand, general complacency about social security is reflected in pressure to expand it still farther.

My own attitude toward the two programs is almost the reverse. Bad as the welfare mess is, at least public assistance does go mainly to needy persons who are at lower income levels than the persons paying the taxes to finance the payments. The system badly needs reform but, at the moment, it serves an essential social function. It seems impossible to eliminate it promptly, even though its elimination should be our long-term objective.
On the other hand, social security combines a highly regressive tax with largely indiscriminate benefits and, in overall effect, probably redistributes income from lower to higher income persons. I believe that it serves no essential social function. Existing commitments make it impossible to eliminate it overnight, but it should be unwound and terminated as soon as possible.

I believe that a program which is going to give income to people, which is going to give funds to people, should have a means test. I believe we have a responsibility to the taxpayer and not only to poor people.

I believe that the person who pays taxes has every right to require that, if he pays the taxes in order to help somebody, there be some evidence that that person needs help.

A program of that kind would be vastly less expensive than the ones we’ve now got. It would do a better job of helping people. In my view, the task of people like Mr. Cohen and myself is not to speculate about what people will do if they don’t have leadership but to try to provide leadership in order to obtain the kind of good program that would achieve our objectives.

I would argue that the nation can’t be generous to anyone. Only people can be generous. Generosity is a human, individual trait, not a collective trait. There is no generosity involved in my imposing taxes on you to help him. That is not generosity.

Lega a Cinque Stelle: un bilancio in cinque immagini

9 Gen

Quale sia il bilancio dello Stato e del Governo Lega / Cinque Stelle incomincia ad essere chiaro un po’ a tutti, ma – probabilmente – ognuno conosce solo il bonus o il malus che lo riguarda.

Vediamo rapidamente quali paradossi emergono da una prima lettura della Legge di Bilancio 2019.

lega cinque stelle salvini premier bilancio

lega cinque stelle salvini premier emergenze

lega cinque stelle salvini premier equità

lega cinque stelle salvini premier priorità

lega cinque stelle salvini premier sociale

Paradossale, vero? 

Demata

CR7, l'(ex) Fiat e il Testo unico delle imposte sui redditi

14 Lug

Ben venga CR7 alla Juventus, divertirà tifosi e telespettatori con i suo colpi da funambolico atleta, delizierà il consumatore desideroso di gioventù, lusso e successo, innalzerà il tasso di polemiche al bar dello sport e lo share pubblicitario a casa di tutti, ma a guadagnarci davvero saranno solo lui, che non pagherà granchè di tasse all’Italia, e la FCA, che non è la Fiat.

A parte il fatto che il suo trasferimento non è affatto una sorpresa, non almeno per gli addetti del settore.

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GLI ANTEFATTI

Il 15 giugno 2018 i maggiori media sportivi annunciavano che Cristiano Ronaldo aveva patteggiato con il Fisco spagnolo un condanna di due anni, con la condizionale, e una multa di 18,8 milioni per frode fiscale. Poco dopo, arriva l’annuncio che Florentino Perez, presidente della squadra madrilena, ha abbassato la clausola rescissoria di CR7 a circa 100 milioni di euro.

Infatti, già dall’inizio del campionato spagnolo circolavano voci di mercato insistenti sull’addio di CR7 al Real Madrid, proprio il “disagio” legato a questo procedimento giudiziario. Anzi, il 14 novembre 2017 numerose testate giornalistiche diffondono la notizia di Cristiano Ronaldo che comunica l’addio al Real Madrid e il primo ribasso della clausola rescissoria risale a febbraio 2018.

Dopo l’annuncio di CR7 stranamente tutto tace, ma – appena arriva la sentenza e il Portogallo è fuori dal Mondiale – ‘sorprende’ la notizia del ribasso ‘ufficioso’ della clausola rescissoria a circa 100 milioni di euro, cioè il massimo sostenibile, nel mondo sportivo-finanziario del Fair Play di bilancio e dei tetti ingaggi, da parte di una società che ha intenzione di acquistare un atleta a fine carriera e dall’ingaggio iperbolico.
Fatto sta che circa 100 milioni di euro sono all’incirca quello che la Juventus ricaverebbe dalla cessione di Higuain e Rugani, se … già tre mesi prima qualche giornalista scriveva di Maurizio Sarri al Chelsea e l’annuncio della clausola di CR7 ribassata arriva proprio mentre il Napoli ‘sospende’ l’allenatore, liberandolo de facto, e ingaggia Ancelotti.

Sappiamo come è andata sulle cronache mediatiche: Cristiano Ronaldo che fa faville al Mondiale, lo ‘strappo’ presunto con Florentino Perez subito dopo l’eliminazione del Portogallo, la ‘sorprendente’ avance della Juventus, l’enorme opportunità per il marketing italiano eccetera … fino a quei guastafeste degli operai Fiat di Pomigliano d’Arco, ovviamente perchè anti-juventini, od il ‘malvagio’ De Laurentiis alfiere del calcio manageriale con i conti a posto e la saga dell’amletico Chelsea, mentre Abhramovic è sotto pressione per fatti suoi.

E sappiamo come è finita per davvero: CR7 ‘esentasse’ alla FC Juventus per quattro anni con ingaggio netto di 30 milioni annui (e altri circa 30 per le tasse in Italia), il Real Madrid ci ricava circa 120 milioni che arriveranno dalle cessioni di Higuain più Rugani al Chelsea e che potrebbero tornare in Italia con l’acquisto di Icardi, il profeta del Sarrismo che lascia Napoli, ma non l’hanno seguito nè il suo staff nè i suoi calciatori (salvo Jorginho dirottato in extremis dal Manchester City), preferendo Ancellotti, il Chelsea – spendendo, giocando bel calcio e vincendo magari in Europa – risolverà anche i problemi extra-calcistici.

Il Calcio Moderno, il così detto ‘movimento calcistico, è anche business e intrattenimento, ma anche questo è lo Sport dall’alba dei tempi: dove c’è ‘agone atletico’, c’è anche un pubblico che consuma e … scommette.

LE TASSE

In realtà, come la cessione di CR7 era un fatto annunciato a novembre 2017 e la clausola era stata ribassata a 400 milioni nel febbraio 2017  per poi scendere fino alla cifra definitiva di 120 milioni, c’è che il calciatore ha scelto – dopo una sentenza a due anni di carcere sospesi con la condizionale – di trasferirsi in una squadra italiana … nazione dove nel 2016 il Governo Renzi introdusse l’articolo 24bis del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi).

Cosa prevede questo articolo?
“Le persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia, possono optare per l’assoggettamento a imposta sostitutiva dei redditi prodotti all’estero… per effetto dell’esercizio di questa opzione, su tutti i redditi prodotti fuori dal Paese di residenza è dovuta un imposta sostitutiva IRPEF calcolata in via FORFETTARIA, cioè a prescindere dall’importo del reddito prodotto, nella misura di 100.000 (centomila) euro per ciascun periodo di imposta”.

Dunque, Cristiano Ronaldo, che trasferisce solo temporaneamente la sua residenza in Italia, dovrebbe pagare per tutti i redditi prodotti fuori dall’Italia (sponsorizzazioni, diritti d’immagine, pubblicità, social eccetera) SOLO 100.000,00 euro all’anno.

Intanto, dal 2014, la Fiat è diventata F.C.A. con sede legale in Olanda, sede fiscale in Gran Bretagna, a breve Sergio Marchionne ne lascerà il timone,  di big deal con Hyundai si è parlato più volte.

Dei redditi prodotti fuori dall’Italia per/da FCA (sponsorizzazioni, diritti d’immagine, pubblicità, social eccetera) beneficeranno i regni britannico ed olandese, all’Italia andranno i 30 milioni annui per le tasse sull’ingaggio e qualcos’altro, del marketing la ‘nostra’ Fiat e l’Italia se ne avvantaggeranno molto meno di quanto si pensi.

 

IL MARKETING

Secondo Forbes, CR7 ha guadagnato più di ogni altro sportivo nel 2017: 93 milioni di dollari e viene stimato che il patrimonio netto si aggiri tra i 230 e i 290 milioni di euro.

Grazie a un impero di oltre 120 milioni di  follower, CR7 ha investito nel mercato dei generi di lusso ed è testimonial di rilevanti ditte, tra cui l’accordo di sponsorizzazione ‘a vita’ con Nike da circa 24 milioni all’anno … salvo le clausole che scatteranno non appena Cristiano Ronaldo lascerà il calcio o, comunque, non giocasse in un campionato delle cinque nazioni europee che contano.

Restando al Real Madrid, Cristiano Ronaldo avrebbe prevedibilmente iniziato a dare addio a tutto questo da febbraio prossimo, compiendo 34 anni e con il contratto in scadenza. Andando alla Juventus, il ‘mito’ si prolunga per quattro anni e sbarca proprio in Italia, la capitale della moda e dei generi di lusso.

Intanto, Fiat Chrysler Automobiles annuncia un nuovo investimento da un miliardo di dollari in Michigan per produrre pick up, dove già si produce il motore Fiat FIRE , la Fiat Siena (simile alla Fiat Palio italiana, progettata dal Centro Stile Fiat di Torino ed in grado di funzionare a benzina, etanolo e Gpl) è prodotta in Venezuela e commercializzata come Dodge ‘Forza’, ma … in Italia l'(ex) Fabbrica Italiana Automobili Torino annuncia la fine di Alfa Romeo, se MiTo e Giulietta vanno fuori produzione e il Crossover compatto che le sostituirà ancora non si vede, se della Lancia resta solo l’attuale Ypsilon per cui non è previsto un successore, se alla Fiat di Pomigliano vivono di cassa integrazione da 10 anni, nonostante  la Panda anche nel 2017 sia stato il modello più venduto con 145.919 unità.

Visto lo ‘stile di vita’ che rappresenta CR7, non saranno le utilitarie o i furgoni a vendere (e soprattutto rendere) di più: l’occupazione caso mai crescerà in Polonia (Fiat 500), Detroit (pick up Chrysler e motori FIRE), il Venezuela e la Dodge, forse anche Torino con la Jeep.
La Ferrari? Non è FCA, si rivolge ad un altro pubblico e venderà comunque.

Dunque, un conto è esultare come tifosi juventini o come addetti del settore (dunque, qualunque cosa si muova o viva di pubblicità e marketing, media inclusi) o come semplici appassionati di calcio.

Un altro è farlo da italiani confondendo il Campionato di Serie A con l’Italia e/o la FCA con la ex Fiat.

Ad ogni modo complimenti allo staff della FC Juventus per l’operazione di oggi, ai posteri l’ardua sentenza.

Demata

 

Destinazione delle imposte versate da horror: l’Italia ha da crescere

8 Giu

Su 10.000 € di imposte ben 1.100 € sono destinate a saldare gli interessi sul debito, altre 1.900  € vanno alla copertura sanitaria, ben 2.100  € sono prelevati per pensioni e welfare. Difesa e sicurezza assorbono meno di 900 € annui. Trasporti, ambiente, territorio, abitazioni, cultura, sport si dividono altri 1.200 €.

L’Agenzia delle Entrate fornisce un Quadro riassuntivo della destinazione delle imposte versate. Per scaricarla basta andare alla sezione “dichiarazione precompilata” del Modello 730, alla quale si accede anche tramite dal sito Inps dove lavoratori e pensionati sono registrati.

Vediamo cosa succede delle tasse versate da una persona con 10.000 euro annui di imposte, cioè che abbia un reddito dichiarato intorno ai 25.000 euro annui lordi.

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In parole povere, su circa 1.200 euro netti al mese si pagano circa 1.100 euro l’anno di interessi sul debito pubblico.
Incredibile, vero?

E cosa dire allora dei circa 180 euro mensili che versa alla Previdenza ed Assistenza o gli oltre 150 euro al mese per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e dover anche pagare di tasca propria i servizi?

Vogliamo parlare dei trasporti, dell’ambiente, della cultura e del territorio che sono tanto diversi di Comune in Comune come di Regione in Regione … eppure la somma detratta dallo stipendio non varia granchè da un posto all’altro.

E non parliamo di benestanti o ricchi, 10.000 euro l’anno li versa il Popolo che lavora e produce per poco più di mille euro al mese …

Chiarito perchè i “partiti tradizionali” non seducono più gli italiani, mi chiedo se con quei numeri in tabella … il problema maggiore sono proprio i 20 euro al mese di Contributo al Bilancio UE?

Demata

N.B. La proiezione su 10.000 euro è fatta su una base di calcolo ‘media’ di 50.000 imponibili.

Le ‘Fake News’ che vi sorprenderanno

23 Gen

L’Italia è piena di informazioni non ‘esattamente vere’ che condizionano profondamente la pubblica opinione e, soprattutto, la percezione di cosa va e non va.

Non ci sono abbastanza soldi per la Sanità pubblica. Non vero, la Costituzione  (art. 32) “garantisce cure gratuite agli indigenti”, ma i Servizi Sanitari regionali gratuiti sono estesi  anche che ai lavoratori che – viceversa – dovrebbero (art.38)  essere “assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”.

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Non ci sono i soldi per le pensioni. Discutibile, all’incontrario dei Servizi Sanitari, che si reggono sull’IVA e le accise sulle benzine, l’Inps incassa  premi assicurativi dal 95% dei lavoratori e questi sono pari a circa il 33% del reddito lordo  (aliquota contributiva pensionistica di finanziamento), cioè ben più  del 12% del PIL che eroga annualmente come pensioni da lavoro.

L’evasione fiscale ci dissangua. Discutibile, sarebbe più oggettivo parlare di corruzione, se almeno il 5% di tutto sembra muoversi sotto forma di ‘bustarelle’, e di lavoro nero degli immigrati, se in alcuni settori produttivi, sembra essere piuttosto diffuso, anzi  talvolta si legge di riduzione in schiavitù o di mafia.

I servizi sociali non funzionano. Discutibile, se c’è uno strato sociale che – dopo aver ricevuto casa, esenzioni, sussidi – continua a pretendere senza accettare le ‘regole’, andando a discapito delle esigenze emergenti e di quanti in condizioni di disagio.

Non vedremo la pensione neanche a 70 anni. Falso: nessuno può essere obbligato a lavorare più di tot anni nella vita. Ad esempio, chi avesse iniziato a 18 anni – Fornero o non Fornero – mantiene il diritto a pensionarsi entro il 60esimo anno d’età.

La scuola deve essere statale, lo dice la Costituzione. Non vero: è scritto solo che lo Stato può finanziare esclusivamente le proprie scuole. I Comuni e le Regioni possono imporre persino tributi per finanziare la proprie scuole o convenzionarsi con privati.

In Italia c’è carenza di operatori sanitari. Discutibile, oltre al personale pubblico andrebbe considerato il privato (dove si riversa ormai quasi il 40% della spesa sanitaria) per scoprire che – forse, in totale – sono davvero tanti.

L’Italia è il paese dei falsi invalidi. Non vero: il numero di cause che vede l’Inps soccombente per aver negato (spesso per anni) i diritti essenziali a malati gravi è di gran lunga maggiore a quello dei falsi invalidi che finiscono sulle cronache e che potrebbero essere molti meno di quelli coinvolti in frodi assicurative degli altri paesi.

Le tasse che paghiamo sono esorbitanti. Discutibile, se nelle tasse c’è anche il costo della Sanità e della Previdenza alla quale ogni lavoratore dovrebbe contribuire e beneficiare versando un premio di assicurazione.

Con il contributivo, addio pensioni. Falso: l’inconfessabile problema è che a causa della bassa e tardiva contribuzione anche il lavoro di una vita corrisponderà a rendite poco più che minime. E c’è poco da fare se nel Belpaese i titoli di studio servono per ‘cultura’, se si cerca lavoro tramite amici e parenti e si resta con mamma & papà fino a quarant’anni.

I giovani preferiscono restare degli eterni adolescenti. Discutibile, sarebbe più corretto dire che sono indotti. Perchè diventare adulti se non si possono apportare cambiamenti e non c’è mobilità sociale, in un paese ingessato ed antimeritocratico?

Gli invalidi sono depauperati a causa delle pensioni oltre i 3.000 euro mensili. Falso: le pensioni per invaldi e anziani poveri non attingono ai fondi per le pensioni dei lavoratori. Inoltre, sono le circa 80.000 che superano (di gran lunga) i 4.000 euro mensili ad essere del tutto sproporzionate rispetto ai contributi versati.

Gli stranieri delinquono più degli italiani. Falso: se una parte di noi riesce puntualmente ad evadere obblighi e pagamenti per i quali in altri paesi veniva condannato per direttissima al primo tentativo. Obblighi e pagamenti, cioè leggi.

Molti italiani delinquono per cause sociali. Falso: la qualità di vita ed il benessere – altre alle infrastrutture ed ai servizi – sono quelli di un paese avanzato e ben migliori di quelle di altre nazioni meno ricche e avanzate, come della stessa Italia degli Anni ’50, dove i tassi di criminalità e l’insicurezza della popolazione sono molto più bassi.

La Politica è marcia e non funziona. Discutibile,  se proprio noi preferiamo affidare  decine e centinaia di miliardi delle nostre tasse ad ‘eletti dal popolo’, anzichè a manager responsabili ed esperti, cioè con il criterio della ‘preferenza’ e della ‘fazione’ anzichè della ‘meritocrazia’ e del risultato.

Demata

Il fallimento di Obamacare (e della Sanità all’italiana)

23 Gen

Obamacare è il progetto di riforma sanitaria che Donald Trump intende riformare in tutta fretta.

Perchè?  Perchè il tentativo di Barak Obama ed i suoi fallimenti dovrebbero e potrebbero far rifletterTe le pubbliche amministrazioni di mezzo mondo.

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Innanzitutto, per buona parte degli statunitensi il sistema assicurativo privatistico regge, va bene, vogliono continuare così, è migliore e più tutelato di quello pubblico. Obiezioni che arrivano sia dai ‘soliti’ Repubblicani sia da non pochi Democratas e soprattutto da sindacati e associazioni, come è ben sintetizzato in un articolo di “L’indipendensa – Quotidiano Online’.

“Come molte cose che sembrano nuove, l’Obamacare è per molti versi vino vecchio in bottiglie nuove. Ad esempio, quando si confronta con il fatto che a seguito dell’ Obamacare milioni di americani rischiano di perdere la loro assicurazione medica esistente, i difensori dell’Obamacare affermano che questo è vero solo quando queste persone hanno una “scadente” assicurazione.
Chi decide cosa è “scadente”? Cosa c’è di più vecchio dell’idea che alcune élite esaltate sappiano cosa è bene e meglio per noi stessi più di noi medesimi?
Persone diverse hanno rischi diversi e diversa propensione nel prendersi cura dei loro rischi, invece di pagare per trasferirli ad una compagnia di assicurazioni. Ma i politici di turno nello Stato ad ogni tornata hanno definito quello che deve essere coperto da assicurazione, indipendentemente da ciò che gli assicurati e le compagnie di assicurazione potrebbero concordare se lasciati liberi di fare le proprie scelte.”

Inoltre, come stanno denunciando da anni – con scioperi e sit in contro Obama – gli operatori del sistema sanitario ‘pubblico’ statunitense (Medicare e Medicaid), gli interventi degli spin doctors di Obama per ‘migliorare la qualità’ consistevano nella minore spesa governativa per la sanità di circa 500 miliardi di Euro. Oggi sono stati chiusi tanti centri di cura, ma la spesa è aumentata.

Quanto alle cure essenziali, nel 2003 con G.W. Bush alla Casa Bianca, il servizio sanitario nazionale copriva in media il 17,7% delle spese totali, mentre il Medicare era già finanziato con un  contributo federale del 60% e la restante parte in capo ai singoli stati.
Il sospetto diffuso tra molti statunitensi è che la lobby dei sanitari (e dei loro amministratori ‘pubblici’) non offra più sufficienti garanzie di trasparenza o deontologia e, dunque, preferisca operare autonomamente, piuttosto che sottoporsi ai controlli di qualità richiesti dalle compagnie asscuratrici.

Ne parlava l’editoriale di Ezra Klein, columnist del “Washington Post”, ex blogger ‘radicale’, segnalando la “perdita di credibilità con i democratici al Congresso e con chiunque altro” riguardo l’approvazione di una “legge basandosi su promesse che non potevano mantenere. Hanno clamorosamente pasticciato nell’implementazione. E ora sembra che persino le modifiche al sito Healthcare.gov non saranno effettuati entro la deadline che loro stessi avevano predeterminato. I democratici al Congresso si sentono ingannati.”

Ma la pecca maggiore dell’Obamacare è che ha tentato di sovrapporsi al Medicaid  amministrato dai singoli stati (e garantito anche agli immigrati con regolare permesso), così evitando di intervenire politicamente riguardo i diversi criteri di reddito, età, invalidità per accedere al servizio d’assistenza,  senza sufficienti standard e controlli, che esistono tra i vari stati dell’Unione. Cioè, proprio quello che Donald Trump afferma di voler fare.
Senza parlare del fatto che gran parte delle persone coperte dall’Obamacare sono giovani, spesso con un lavoro autonomo, che preferiscono non pagarsi la previdenza e l’assistenza … poi, si vedrà …

Tutto questo spiega ampiamente l’insuccesso della riforma e la diffidenza dei cittadini statunitensi visto che staremmo parlando di assistenzialismo puro, oltre che di calo qualitativo della sanità in generale e di strapotere della Sanità pubblica nella scala del consenso politico.

Non dimentichiamo che, già prima di Obama, solo il Governo Federale USA spendeva circa il 4% del Prodotto Interno Lordo e un ulteriore 2% arrivava da singoli stati e contee. Un 6% totale del PIL non lontano da quel 7% che l’Italia spende in assistenza sanitaria per i suoi cittadini.

Con una sola differenza: gli USA – già prima di Obama – spendevano il 6% del PIL per curare il 15-20% dei propri cittadini, privi di assicurazione, l’Italia spende praticamente lo stesso, in percentuale, ma per tutti gli italiani, che assommano più o meno al 20% degli statunitensi.

E con la differenza che con quel che gli italiani spendono di tasca propria per la salute – tra ticket, diagnostica, specialisti e ricoveri privati, maggiore carico fiscale di accise, Irpef e Iva senza contare le assicurazioni – avremmo (quasi) tutti un’assistenza a quattro stelle.

Demata

Come ridurre le tasse e sanare il debito in mezza generazione

28 Nov

Sappiamo tutti che l’Italia ha una leva fiscale stimata tra il 60 ed il 70%, se parliamo di un piccolo imprenditore o di un professionista, intorno al 50% se parliamo di worker class.
Dunque, se vogliamo giustizia sociale, investimenti ed occupazione, dobbiamo ridurre le tasse e non di poco.

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Ridurre le tasse non è semplice, dato che vengono completamente assorbite dalle spese  della Pubblica Amministrazione, dalle pensioni ‘di Stato’ e dall’assistenza sanitaria ‘universale’.
E, come noto, spesso le entrate non coprono queste spese, da cui deficit e debito pubblico.

Una voragine di spesa che fa capo alle tre grandi anomalie italiane:

  1. una pubblica amministrazione gravata quasi esclusivamente per le spese di funzionamento e gli oneri stipendiali degli ancora milioni di addetti in un dedalo di iter decisionali discrezionali o contrattualizati nell’epoca dell’Amministrazione Digitale
  2. un sistema assicurativo previdenziale statale a base contributiva, ma senza Fondi Pensione – trasformati anch’essi in tasse – e con l’Inps che opera in condizioni di assoluto monopolio (95% del totale)
  3. un’assistenza sanitaria “universale” che attinge direttamente sulla capacità produttiva (sic!) del Paese, leggasi accise, Irap ed Iva etc.

Anomalie italiane non per qualche bieca ideologia antipopolare, bensì perchè così è scritto in Costituzione.

  1. Articolo 97: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la SOSTENIBILITA’ DEL DEBITO PUBBLICO.”
  2. Articolo 38 “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed ASSICURATI mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. L’assistenza privata è libera. Provvedono organi ed istituti predisposti o INTEGRATI dallo Stato.”

Oggi, in Italia è il contrario, la Costituzione parla chiaro e non servono misure tatcheriane per venirne a capo.

  1. Riportiamo la Sanità al mandato costituzionale dell’Articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
  2. Prevediamo che i lavoratori siano liberi di assicurarsi dove meglio credono (e non per forza presso la ASL o l’INPS) “in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.
  3. Pretendiamo che la PA garantisca innanzitutto i servizi minimi nei costi standard. Semplifichiamo e innoviamo procedure e tecnologie, sbloccando le pensioni per chi ha almeno 30 anni di servizio (Quota 95 o 100).
  4. Introduciamo anche in Italia i voucher alle famiglie per l’istruzione dei figli ed un salario /reddito minimo in vece degli alloggi popolari e sussidi vari o delle pensioni di invalidità.

Stiamo parlando di quasi 200 miliardi di euro annui che andrebbero ad essere sottratti al deficit: solo così possiamo prevedere di riportare il bilancio in attivo in meno di una generazione.
Solo così abbasseremo le tasse, renderemo i servizi sanitari ed assicurativi degni dell’Europa di cui facciamo parte e potremo rendere la nostra burocrazia più trasparente e snella.

E’ per i nostri figli (o nipoti) che serve farlo. Da che parte stiamo?

Demata

P.S. Certo, questo cambiamento toccherà equilibri e status quo, come per i policlinici universitari e le ASL che dovranno privatizzarsi per davvero a partire dal dover garantire standard certificati e servizi pianificati, non sale d’attesa e Recup tra sei mesi.
E dovrà cambiare tanto mondo del volontariato, se anche i poveri avessero uno stipendiuccio, ovvero la possibilità di scegliere. O l’agroalimentare, che tra sussidi ed esenzioni, oggi vale neanche il 5% del nostro PIL. Oppure le politiche locali, se le famiglie potessero scegliere tra scuole sgarrupate e altre linde e pinte.

Insomma, è difficile che il PD di Matteo Renzi o i Cinque Stelle di Di Maio riformino un qualche cosa che possa ridurre la spesa pubblica (e le tasse) … con Enrico Letta e con Di Battista sarebbe stata un’altra cosa …