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Grecia: le bugie e le gambe corte

7 Lug

La Grecia ha da giorni interrotto gli scambi finanziari con l’estero ed a causa di questo sta venendo meno la disponibilità di farmaci  nel paese al punto che la stessa Germania vuole attivare aiuti umanitari.

Ecco i risultati del dilettante allo sbaraglio Varoufakis, che voleva ritornare alla dracma e non saldare i debiti contratti.

Intanto, il ministro dell’economia Giorgos Stathakis ha annunciato che la Grecia ha ammorbidito le sue pretese e chiederà solo il taglio di 100 miliardi di debito, travestendolo da spalmatura per non falcidiare l’euro e le tasche degli europei. Magari …

In quali mani si siano messi i greci dovrebbe essere chiaro ormai a tutti e ancor più per noi italiani che ricordiamo ancora certi ‘partiti di lotta e di governo’, i ‘tesoretti’ poi dimostratisi voragini, la finanza ‘creativa’ che ha messo in ginocchio Roma molto prima che la Grecia.
E quale sia il carico di diffidenza che ormai grava sui greci è tutto nelle dichiarazioni di Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogroup: “aspettiamo nuove proposte e vedremo se sono credibili” …

Sarcastico ma esplicito anche l’antipatico Juncker:: “Ci è stato detto che dobbiamo rispettare il voto del popolo e io non mancherò di farlo. I cittadini della Grecia hanno parlato e mi piacerebbe capire quello che dicevano. Ma la domanda che è stata posta al popolo greco (ndr. con il referendum) è qualcosa che non esiste.
Forse qualcuno dovrebbe spiegarmi in dettaglio cosa tratti la domanda che è stata posta popolo greco, ma forse ci sarebbe stata troppa carne da mettere al fuoco (it would be too much of a circus = sarebbe stato davvero un gran casino).”

In effetti il quesito posto ai greci era molto superficiale, ovvero se “deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015” ed i greci hanno risposto di ‘no’, ma … questo può significare l’insolvenza più caparbia od il desiderio di saldare prima possibile oppure cedere ad altri stati tot isole ed isolette o … chissà quante altre soluzioni più o meno incredibili … incluso il confondere una croce messa su una scheda di un referendum frettoloso e pauroso con una effettia base popolare per Syriza e Tsipras.

Più simpatico il nostro ministro degli esteri Gentiloni: “sappiamo bene che la Grecia è fuori dai parametri e non per colpa dei tedeschi cattivi, ma per responsabilità delle leadership che si sono succedute ad Atene negli ultimi 15/20 anni. La Bce ha preso le sue decisioni, che non sono di competenza della politica. Ma i governi non possono scaricare il peso delle scelte sulle spalle per quanto robuste del governatore. La politica non può rinunciare al suo ruolo.”

Morale della favola: i greci sono vessati  non dalle banche assassine, ma da se stessi e dai politici corrotti od incapaci che riescono  a scegliersi. Quanto alle “bugie dalle gambe corte”, come “le chiacchiere e i distintivi”, coloro che sono ‘pro Grecia, anti Banche’ dovrebbero informarsi meglio: Tsipras (ed il suo partito, Syriza, con il 60% dei greci per ora al seguito) non vogliono restituire centinaia di miliardi di  euro al Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) e al Meccanismo europeo di stabilità (Esm), oltre che alla BC … cioè a noi.

Demata

Grecia: vincono gli insolventi, ma i creditori sono i lavoratori e i pensionati d’Europa

6 Lug

La Grecia ‘prima dell’euro’ era un paese povero e sottosviluppato, che sopravviveva grazie ai transiti mercantili ed ai flussi turistici. Una nazione che emetteva la dracma ad un cambio ‘ufficiale’ e poi lasciava che venisse scambiata ovunque a 20 volte in meno. Un paese talmente privo di sviluppo culturale ed industriale che i suoi figli migliori dovevano studiare all’estero, se volevano diventare biologi  od ingegneri provetti.

Con l’avvento dell’Europa (ed il benessere che portò) la Grecia non fece altro che spendere e spandere in privilegi, corruzione e ‘sociale’, finendo per ritrovarsi con Atene – la capitale – a raccogliere quasi metà della popolazione, ma senza avere le potenzialità industriali per sostenere un tale addensamento (ndr. come ad esempio Roma).
Finchè, nel 2009, salta fuori che addirittura lo Stato greco aveva truccato i conti pubblici, onde succhiare risorse ai creditori.

Da allora la Grecia ricatta l’Europa, minacciando l’insolvenza (ndr. default), che colpirebbe duramente i creditori, e ricatta i propri cittadini, dato che per pagare gli interessi s’è tagliato e venduto di tutto, ma non s’è fatta una riforma.

Chi sostiene Tsipras dimentica, infatti, che:

  • 2010 la Grecia taglia la spesa pubblica di 30 miliardi e promette riforme, ricevendo un credito di 110 miliardi di euro
  • 2011 non avendo mantenuto le promesse di riforma, deve promettere di tagliare ulteriori 6 miliardi e garantire un rientro di  ulteriori 28 miliardi di euro entro il 2015. Intanto, essendo l’economia prevalentemente clientelare, il PIL crolla e la disoccupazione esplode
  • 2012 permamendo l’inerzia dei greci, arrivano nuovi aiuti per evitare il default: 130 miliardi e la riduzione del valore nominale del 50% dei titoli di Stato, con un allungamento della scadenza (ndr spalmatura)
  • 2013 il PIL è passato in pochi anni da oltre 350 miliardi o poco più di 200 miliardi di euro, mentre il debito pubblico è ben maggiore di quello descritto nei conti ‘truccati’, pari a 320 miliardi di euro, ovvero il 175,1% del PIL
  • 2014 l’economia riparte, ma dopo i tagli non arrivano le riforme. Intanto, il Pireo somiglia sempre più ad una filiale commerciale di Shangai e dei flussi turistici di una volta non v’è più traccia
  • 2015 i greci eleggono Tsipras che promette una politica ‘forte’ verso l’Europa e il FMI, riavviando il ricatto dell’insolvenza e dell’uscita dall’Eurozona.

Grazie alla preannunciata insolvenza (febbraio scorso), la Grecia si trova costretta a finanziarsi con la sola liquidita’ di emergenza della BCE (Ela). Ad aprile, durante la riunione apposita dell’Eurogruppo, il ministro dell’economia greco Varoufakis viene accusato di essere “un dilettante e un perditempo”.
A maggio – quattro mesi dopo le minacce di insolvenza e la prevedibile restrizione di liquidità, Eurostat certifica che il Paese è nuovamente in recessione, mentre i creditori chiedono tagli pari ad almeno tre miliardi entro l’anno.
A fine giugno, Tsipras e Varoufakis non saldano la rata di 16 miliardi, di cui avevano ottenuto la dilazione, e annunciano un referendum per la permanenza della Grecia nell’Eurozona, con il risultato di interrompere il flussi di liquidità.

Per comprendere come mai i greci non se la prendano con i propri politicanti o, meglio, emigrino in massa, è utile sapere che tutto questo accade in un paese dove l’informazione e i media hanno una ‘chiara’ fama (ndr. 69esimi nella classifica Reuters) e che il maggior sostegno arrivi  dall’Italia, pari ‘merito’ al 69° posto in classifica …

Infatti, mica ci raccontano che i creditori siamo noi, i lavoratori e i pensionati degli stati europei più svantaggiati.

Il debito greco non fa capo ad entità finanziarie astratte (o rapaci): è al 60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf – Esm, il 12% è del Fmi, l’8% è detenuto dalla Bce, 11% sono bond e il 4% sono bills (prestiti cedibili a breve termine), il 5% sono altri prestiti.

I lavoratori e i pensionati europei sono informati che Tsipras (e Syriza, il partito di sinistra greco) chiedono di ‘scalare’ quasi 200 miliardi di euro dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) e dal Meccanismo europeo di stabilità (Esm), oltre che dalla BCE?

Le nostre agenzie ed i nostri talk show – con tutto il novero di noti opinionisti, sindacalisti, politici ed economisti – spiegano che sostenere Tsipras equivarrebbe a svalutare l’euro di un buon 5%, oltre che sottrarre miliardi su miliardi al welfare e alla ripresa italiani?

Demata

La Grecia, la Sinistra e il volto ‘buono’ dei Poteri Mondiali

26 Gen

La Sinistra di Tsipras e Syriza vince le elezioni greche e già si parla di ricaduta sulle presidenziali italiane e di svolta a sinistra dell’intera Europa, mentre la situazione è del tutto diversa.

Innanzitutto, i greci non possiedono neanche il terreno che calpestano camminando: il debito pubblico ellenico è nell’ordine dei 330 miliardi di euro (pari ad oltre il 175% del Prodotto interno lordo), ma più di 150 miliardi sono – attraverso il fondo di stabilità europeo (l’EFSF) e il Meccanismo europeo di stabilità (l’ESM) – dell’Unione europea, un’altra trentina è del Fondo monetario internazionale, mentre la restante parte è in pratica nelle mani di tre paesi: Germania (60 miliardi), Francia (46 miliardi)  e Italia (40 miliardi).
In due parole, tutta la vicenda si poteva risolvere tempo addietro ‘cedendo’ il Dodecaneso all’Italia, Mikonos alla Germania e mezza Corfù ai Francesi … mica agli stati … ai colossi del turismo e delle crociere ….

Inoltre, non è di certo un caso che Mario Draghi ha annunciato i Bot europei – salva Grecia e salva Italia – poche ore prima del voto greco, a sondaggi ormai rassicuranti,  e giorni prima di quello italiano, dopo che Renzi e Berlusconi avevano fatto capire che 505 voti compatti e uniti, almeno quelli, c’erano.
Un big della finanza come Draghi non anticiperebbe mai al buio un cent, figurarsi migliaia di miliardi di euro: è evidente che ai piani alti un’idea precisa sull’esito elettorale l’avevano in anticipo. Nessun complotto, bastano solo degli analisti  scevri da affiliazioni di sorta, ma qualche malizioso potrebbe suggerire che i soldi sono ‘usciti’ solo quando in Grecia arrivava un nuovo ceto politico, come si spera inizierà in Italia a breve.
Fateci capire però perchè Ezio Mauro su Repubblica titola ‘sfida all’austerità’ …

Infine, Tsipras e Syriza per governare dovranno allearsi con Anel, che è come mettere Vendola e Bossi insieme … oltre al fatto che somiglia ad un blocco territoriale a spese delle aree metropolitane (che votano Alba Dorata, guarda caso) dato che la Destra antieuro rappresenta il popolino insulare dei ‘cambi della dracma in nero’ e la Sinistra rappresenta i loro figli e nipoti inviati in città a laurearsi in non meno di 7-8 anni.
Quanto possa durare un flirt del genere è del tutto inedito, vedremo poi se saranno più sussidi per i greci di città o più traghetti per i turisti che vanno al mare …  qualcuno ci spieghi – prima o poi – come però s’è arrivati all’accordo tra diavolo e acqua santa.

Insomma, le cose non stanno proprio come stanno e quel che sembra non è proprio quel che è, as usual, ma l’importane è che vadano per … il verso giusto.

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Alba Dorata: rischi per l’Italia?

4 Nov

In Grecia sale la tensione, dopo l’attentato alla sede di Alba Dorata, con due morti e diversi feriti, che fa seguito ad attentati a giornalisti e uffici avvenuti nel 2013. Una tentata strage attuata proprio mentre la Grecia cercava di fare piazza pulita dei suoi neonazisti e con il solo scopo di gettare in paese nel caos e non per ‘vendetta’, visto che l’omicidio del rapper antifascista era scaturito da una lite da bar e non da un complotto.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – invita non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Un invito che andrebbe esteso anche all’Italia, dove i nostri media in questi anni ci hanno poco o punto informati sull’escalation anarco-insurrezionalista e della sinistra radicale, cui fanno da contraltare (come a Weimar) i neonazisti di Alba Dorata.

Intanto, in Italia non possiamo di certo dire che stiamo al sicuro da rischi simili, ma, nel nostro caso,  di neonazisti o neofascisti non è che se ne vedano tanti come in Grecia. Anzi, all’ennesimo anniversario mussoliniano c’erano forse 5.000 nostalgici.

E’ la minaccia anarco-insurrezionalista che rimane «estesa e multiforme», in grado di tradursi in una «gamma di interventi» che può comprendere anche «attentati spettacolari», questo il report dei servizi segreti nella Relazione annuale consegnata al Parlamento nel marzo 2013.
La sola nDrangheta, secondo il rapporto Eurispes 2008, avrebbe un giro d’affari di 44 miliardi di euro annui e potremmo stimare in almeno 150 miliardi annui il PIL (ndr. attivo o passivo?) derivante da attività crimine organizzato. Il disastro ambientale campano, le fabbrichette della moda o le rivolte degli immigrati schiavizzati comprovano una dimensione ‘messicana’ dei rapporti tra governance nazionale, sistema produttivo e cartelli locali.

La nostra governance – a differenza di quella spagnola – non è riuscita a far altro che congelare il debito interno e quello estero, mentre il Parlamento è in ostaggio di una legge elettorale indecente e di un’informazione pubblica che Freedom House nel suo report annuale considera ‘semilibera’, collocandoci alla stregua degli stati ex-satellite dell’URSS (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia eccetera) o delle traballanti repubbliche africane (Egitto, Tunisia, Benin, Namibia eccetera).

Indice di Competitività UE 2013

Aggiungiamo che un malgoverno durato 150 anni ha ormai creato e sigillato tre aree geografiche ben distinte: un Settentrione con una produttività paragonabile a quella tedesca, un Meridione ormai ridotto a vicereame ispanico (come il Messico, Columbia e quant’altri), un Centro che sopravvive – oggi come ieri – di speculazioni finanziarie e immobiliari in nome del ‘paesaggio italiano’ e della ‘bona fidae’.

PIL pro capite UE 2009
Tenuto conto dell’irriducibilità di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi nell’anteporre una visione personale all’interesse generale, oggi, come durante la Guerra Fredda, l’Italia sta andando a porsi al centro di una serie di ‘affari internazionali’, di cui un ‘assaggio’ sono state le montagne russe dello spread del 2011.

Dunque, se la Grecia prendesse fuoco, l’Italia potrebbe non esserne esente.

In assenza di un sufficiente numero di ‘fascisti’, per ora, la furia del ‘tanto peggio tanto meglio’ non avrebbe che prendersela con le istituzioni – che non sono nè i partiti nè gli speculatori – e con chi le difende, a danno di gran parte della popolazione, che è ‘moderata’, ‘conformista’, ‘populista’ …

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La Grecia (di nuovo) sull’orlo del caos

4 Nov

Due morti e un ferito in condizioni gravissime: questo il bilancio di una sparatoria avvenuta questa sera ad Atene, nel quartiere periferico di Neo Eraklio, davanti alla sede del partito Chrysi Avgì (Alba Dorata) due uomini su una moto di grossa cilindrata hanno aperto il fuoco sulle persone presenti: due, per ora, le vittime, due ragazzi di 20 anni, più i feriti di cui uno in sala di rianimazione.

L’attentato terroristico arriva dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas, un rapper antifascista ucciso il 18 settembre da Georgos Roupakias, simpatizzante di Alba Dorata, che ha confessato di aver accoltellato il musicista. Dalle intercettazioni telefoniche era emerso che Yannis Lagos, uno dei 18 deputati del partito neonazista, la notte del 18 settembre era stato informato dell’imminente omicidio del rapper Pavlos Fyssas.

Squadristi di Alba Dorata – Greekreporter.com

A tal punto, il governo del primo ministro Antonis Samaras si è deciso finalmente ad agire contro Alba Dorata, partito esplicitamente neonazista. Non sorprende nessuno che durante una perquisizione a casa di Christos Pappas, deputato e numero due di Alba dorata, sarebbero state trovate nella casa una bandiera con la svastica e foto di Adolf Hitler, assieme ad alcuni cimeli nazisti.

Le indagini hanno portato all’arresto di quattro deputati di Alba Dorata, per “costituzione e appartenenza ad una organizzazione criminale” – tra cui Nikos Michaloliakos, “Führer” del partito – ma solo Yannis Lagos è rimasto in carcere con accuse di riciclaggio di denaro, ricatto e possesso illegale di armi.
Inoltre, due membri di Alba dorata hanno ottenuto la libertà condizionale con l’accusa di appartenenza a gruppo criminale, omicidio e riciclaggio, (fonte I Kathimerini), ma uno dei due, Dimitris Frangakis, ha negato di avere qualsiasi “legame politico o ideologico” con Alba Dorata, come Georgos Roupakias, l’assassino reo confesso, aveva negato di avere dei complici, mentre gli atti comprovano che l’accoltellamento avvenne in conseguenza di un alterco tra i due in una taverna dove la gente stava guardando una partita una partita di calcio di una squadra greca in Europa League.

Quel che sembra è che l’establishment e la società greci abbiano deciso che metter fine ad una lunga serie di azioni criminali, perpetuate da aderenti di Alba Dorata, sull’onda dell’omicidio del rapper Pavlos F, che, però, sembra essersi originato in quel sottobosco di criminalità comune ed antagonismo sociale tipico, ormai, di ogni grande città.

Scontri ad Atene – Voanews.com

Una mossa ‘a metà’ – essendo i consensi per Alba Dorata al 10% circa e nel timore che la situazione degeneri – come reso evidente dal fatto che a dieci suoi deputati non sia stato contestato il reato di ‘organizzazione criminale’, nè le perquisizioni a tappeto hanno trovato il presunto arsenale segreto del partito. Non ci sono altri arresti, salvo quelli dei quattro deputati. Allo stesso modo, Chrysi Avgì non è stata dichiarata fuorilegge nè è stato sciolto il suo gruppo parlamentare. Anzi, Il vice premier greco Evangelos Venizelos ha escluso la possibilità di elezioni anticipate e ha attaccato il partito di sinistra Syriza, che aveva chiesto di tornare al voto dopo l’arresto dei militanti di Alba dorata. Secondo Venizelos, il governo vorrebbe convincerli a lasciare il loro incarico al parlamento greco, nel rispetto della costituzione.

Ricordiamo che la Grecia aveva trovato un po’ di pace sono nel maggio 2012, dopo due anni di crisi e di ‘stato d’assedio’ a causa dei disordini, quando i conservatori di Nuova democrazia, i socialisti del Pasok e il centrosinistra filoeuropeo del partito Dimar trovarono un’intesa su un governo della durata di due anni, con all’opposizione la destra neonazista di Alba Dorata e la sinistra radicale di Syriza.

Dal 2008, la Grecia ha subito un intensificarsi di azioni anarco-insurrezionaliste, sia spontanee per effetto di una crisi economica di portata mondiale, con aggressioni nei confronti delle forze di polizia e di cittadini comuni, sia su base internazionale con incendi dolosi, atti di vandalismo e guerriglia urbana, durati molti mesi con morti e feriti tra passanti e residenti.
Da anni le indagini della polizia greca si imbattono in un’organizzazione anarchica che agisce come cellula locale di una rete anarco-terroristica internazionale, che, di recente, ha attuato tre attentati incendiari ad Atene.

Arriva, dunque, come un fulmine a ciel sereno l’attentato di Neo Eraklio, che ha il palese scopo di fomentare tensioni e reazioni nel già instabile contesto greco. Tra l’altro, il commando ha operato con notevole freddezza utilizzando un’arma, l’AKM versione Zastava, che richiede un certo addestramento.

Zastava M77

Chi ha organizzato l’attentato?

La solita CIA, puntualmente quanto inspiegabilmente impegnata a destabilizzare i paesi amici? Un’improbabile ex Unione Sovietica, con la sua ricerca di uno sbocco nel Mediterraneo (leggasi Siria), mentre il Pireo parla ormai cinese? Una Jihad islamica che agli attentati di massa e alle operazioni finanziarie sta affiancando azioni di destabilizzazione politica e valutaria?
Sempre possibile, ma difficile da credersi.

I Cartelli del narcotraffico che vedono nelle aree ‘Euro sofferenti’ (Grecia, Italia e Spagna meridionali) un potenziale ‘arcipelago pirata’ da consolidare, usando – come da tradizione consolidata – l’antagonismo sociale come arma di ricatto verso i Palazzi del Potere?
Una fazione anarchica mondiale che ‘vuole fare a pezzi questa società, perchè non ne teme le rovine’ – come Buenaventura Durrutti ebbe a dire quasi ottanta anni fa – e non si rende conto che siamo già dinanzi alle rovine e non c’è bisogno di peggiorarle?
O ambedue?

Pochi mesi fa, sono stati deposti ordini esplosivi sulle porte di casa di cinque noti giornalisti (Giorgos Oikonomeas, Antonis Liaros, Antonis Skyllakos, Christos Konstas e Petros Karsiotis) e l’azione è stata rivendicata dalla ‘Cellula degli Amanti di un Mondo senza leggi’.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – ha invitato non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Chi vuole che il Sud Europa s’infiammi come il Nord Africa o il Medio Oriente?

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Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

6 Giu

Oggi, ‘Il Jester’ esce con una efficace e sintetica disanima del fallimento di Mario Monti (Ecco i dati del fallimento del Governo Monti. Il gettito fiscale è diminuito di 3,5 miliardi di euro), analogamente alle notizie e riflessioni diffuse da questo blog ieri (DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano), aggiungendo che la “Corte dei Conti, proprio ieri ha denunciato l’eccessiva pressione fiscale che ha avvitato l’economia italiana in una recessione pericolosa.”

Sono andato a spulciare tra i suoi post di dicembre: anche Il Jester, come questo blog ed altri, ha sentito odore di bruciato e di marcio fin da subito.

Rispetto al post in questione, però, non mi allarmerei troppo per lo ‘spread’, dato che è evidente che non dipende da noi quano dalla Germania e dal sistema finanziario in-grassato dalle decine di migliaia di miliardi di Euro che dai paesi dell’Est le ‘oligarchie’ (mafie?) locali hanno riversato sull’Europa da 15 anni a questa parte.

Quello che preoccupa me e non solo è altro, come scrivevo ieri.

La riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato attuale della Nazione e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Cosa fare?

Continuare a rincorrere lo ‘spread’ è impresa folle, come lo fu quella di immettere nelle aste titoli con interessi del 7%: praticamente una corda al collo.

Continuare ad incidere sul welfare e sulle infrastrutture, sottraendo risorse, sarebbe la negazione del Programma di governo – poca roba – e, soprattutto, del Keynesismo, in nome di un ultraliberismo che non trova più adepti neanche tra i Repubblicani statunitensi.

Allo stesso modo, in nome di una stabilità che si sfilaccia di giorno in giorno, non si è voluto abbandonare al proprio destino Unicredit, aumentando il gravame sull’Italia e gli Italiani, come non si vuole prendere atto che il consenso dei partiti di governo è pressochè inesistente, vista l’astensione ed il voto espresso alle recenti amministrative.

Come anche, per più antichi ed imbarazzanti motivi, si evita di nominare il Meridione od a non pretendere efficienza e sobrietà dalle pubbliche amministrazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla Politica e dai Partiti.

Dunque, è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando.

L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?

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DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

5 Giu

Circa sette mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.

Diciotto giorni fa, annotai che “tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25″ e “delle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.”

Oggi, il Corriere della Sera titola “Lo Stato incassa meno: entrate tributarie in calo. Il Def (Documento di Economia e Finanza): 3.477 milioni di euro in meno nei primi 4 mesi dell’anno rispetto alle previsioni” e aggiunge che sono “in flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)”.

Un mese prima (e 66 giorni fa) scrivevo che arrivava l’inflazione, “un qualcosa di prevedibile se i commercianti non vendono (stagnazione) e le tasse aumentano vertiginosamente. L’alternativa sarebbe quella di vedere serrande callate e avvisi di fallimento.

Ricordiamo che inflazione e recessione non vanno molto d’accordo, anzi, non sono affatto sostenibili da un sistema produttivo-finanziario. Qualunque professore di economia o sostenitore di un “ordine mondiale” sa che la congiuntura va evitata a tutti i costi.

Un situazione che si sta accompagnando, ma saranno i dati di fine anno a confermarlo, all’inabissamento dell’evasione e della corruttela secondo un meccanismo abbastanza prevedibile. Infatti, il monitoraggio ossessivo dei conti bancari di chiunque sta creando (ed era prevedibilissimo) un circuito parallelo di attività saldate per contanti e, ovviamente, non fatturate o sotto-fatturate.

Questo è quello che provoca un Welfare iniquo ed una fiscalità esosa e sprecona. I libri di storia coloniale e del Terzo Mondo grondano di esempi simili.

Ma Elsa Fornero e Corrado Passera non lo sanno e non riescono a comprendere che sarebbero bastati una patrimoniale sui redditi, lo spacchettamento di Finmeccanica e l’abbandono di Unicredit agli squali tedeschi suoi partner per evitare la mattanza sociale, lo stallo economico del Paese, l’interessata inerzia tedesca.”

Adesso la frittata è fatta e volge alla fine la saccenza di Mario Monti e delle centinaia di ‘professori’ di cui hanno lautamente riempito ministeri e commissioni di lavoro.

Non è un caso che Fassina, l’esperto di economia pubblica del Partito Democratico, ha presentato “l’asso di picche” proprio ieri, paventando l’approssimarsi di elezioni anticipate.

Nulla di male, in Italia hanno praticamente floppato quasi tutti e nessuno ha pagato il pegno, anzi talvolta è stato richiamato a ‘completare l’opera’.

Il punto è che la riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato della Nazione allo stato attuale e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Complimenti, dunque, a Mario Monti, Elsa Fornero e Corrado Passera per … la loro capacità di ipnotizzare leader di partito e direttori di testate.

Purtroppo, per noi, però, i loro conti, alla prima verifica semestrale, non tornano.

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