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CGIL, UIL, i veri numeri dello sciopero e quel che farà Matteo Renzi

12 Dic

La Repubblica titola Sciopero generale, i sindacati: “70% di adesioni”, ma, consultando Tiscali News, scopriamo che “i primi dati che provengono dal settore industriale segnano ”un’altissima adesione allo sciopero generale”. Lo sottolinea la Cgil precisando che da una prima rilevazione risulta una media di adesione del 70,2%, mentre ”sono affollatissime le cinquantaquattro piazze dove si stanno tenendo i cortei e le manifestazioni a sostegno dello sciopero”. Inoltre sono rimasti fermi circa il 50% dei treni e degli aerei e circa il 70% degli autobus, fanno sapere ancora Cgil e Uil.”

Dunque, l’altissima adesione allo sciopero – declamata da CGIL e UIL – riguarda solo il 70% degli addetti dell’Industria e Costruzioni, che nel 2011 erano circa 5,5 milioni in tutto secondo l’Istat: ammesso e non concesso che anche gli edili abbiano scioperato in massa e senza considerare quel bel tot di lavoratori stranieri che hanno aderito, parliamo di poco più di 3 milioni di cittadini in un paese dove gli elettori sono 39 milioni circa. Il 10%, un elettore su dieci, un sostenitore della Sinistra su tre o quattro che siano.

Aggiungiamo – in abbondanza – una metà dei lavoratori dei Trasporti e tutto il resto degli addetti delle ‘imprese’ e ci ritroviamo con un’altra milionata di scioperant: aggiunti al ‘settanta per cento’ di industria – e forse edili – fanno al massimo di cinque milioni di elettori.

Arrivati al settore pubblico, gli unici dati sono quelli  troviamo innanzitutto la  Flc Cgil che riporta una adesione complessiva allo sciopero generale è intorno al 50%, cioè 3-400.000 docenti, ma aderivano anche UGL e Gilda. Per la Funzione Pubblica, dati zero, e potremmo trovarci un mero 7-10% di scioperanti o poco più: sono altri centomila che vanno ad assomarsi.

In due parole, oggi hanno scioperato in Italia circa cinque milioni di italiani adulti, cioè quasi metà dell’elettorato che ha votato a Sinistra alle ultime elezioni, ma solo un ottavo del corpo elettorale al completo.

Sarà per questo che Giorgio Napolitano ha tenuto a precisare che “le esasperazioni non fanno bene al Paese”, “lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo”. “Il governo ha le sue prerogative e le ha anche il Parlamento. E’ bene che ci sia rispetto reciproco di queste prerogative”.

Ma la questione resta: metà degli elettori di Sinistra è del tutto contraria alla linea politica di Matteo Renzi e dell’attuale leadership del Partito Democratico ed ancor più intransigente è verso le posizioni politiche dei restanti partiti, che rappresenterebbero un numero di elettori italiani almeno cinque volte superiore agli scioperanti dei sindacati ‘rossi’.

Nei prossimi mesi sarà solo da capire se l’antico intreccio tra ‘partito dei lavoratori’ – con tanto di doppie tessere al PCI e alla CGIL per vertici e direttivi – andrà a risolversi, con la nascita di un ‘partito del lavoro’, aka CGIL, ed un ‘vero’ partito democratico, attento alle istanze di tutte le classi e di tutte le generazioni.

Il che significa che da domani Matteo Renzi avrà una sola scelta vincente: rompere gli indugi, procedere al ‘divorzio’ con la minoranza interna (e vedremo che la CGIL vorrà assumere un ruolo politico-partitico), avviare una convivenza ‘democratica’ e ‘popolare’ con le forze centriste, favorito da un Silvio Berlusconi che non designa l’erede.

Se gli mancherà tale coraggio, mala tempora currunt … con un sindacato post-spartachista e a tutt’oggi ‘confederale’ è difficile che la memoria non corra subito alle disastrose esperienze di Rosa Luxeemburg e Largo Caballero.

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Sciopero generale: la CGIL diventa partito?

11 Dic

Domani la CGIL – Don Chisciotte con la fedele UIL – Sancho andranno alla carica dei mulini a vento, protestando contro una legge che è già legge con  uno sciopero generale che generale non è.

Che senso abbia scioperare contro una legge DOPO che è stata emata è davvero un mistero, mentre convocare uno sciopero generale senza l’adesione di CISL e CONFSAL è certamente qualcosa di parziale e non ‘generale’. Anche perhè proprio non si comprende perchè abbia aderito la FIOM di Landini, che giorni fa ha ottenuto addirittura la deroga alle tagliole pensionistiche della Fornero per i metalmeccanici di Terni.

A cosa servirà lo sciopero voluto dalla CGIL di Camusso?
Probabilmente a nulla, dato che neanche si chiedono gli ‘ammortizzatori sociali’ (il salario minimo) per chi è senza lavoro, che però esistono negli altri paesi avanzati già da decenni, e neanche si reclama per le decine di miliardi versati dai lavoratori che ‘mancano’ nei conti Inps ed ex Inpdap e che bloccano pensioni e turn over. Peggio che andar di notte se volessimo parlare di sicurezza sul lavoro e ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Quello di domani sarà uno sciopero finalizzato al solo scopo di accentuare la crisi interna del PD e far pressione sulla famigerata questione dei beni immobili ex PCI.

Sarebbe ora che la CGIL si costituisse come partito – prendendosi la responsabilità ‘politica’ delle disinformazioni e delle devastazioni che a volte fanno da contorno a certe ‘proteste’ –  e la smettesse di occuparsi di ‘lavoro’, ambito per il quale  – si noti bene – in 70 anni di contrattazioni NON ha praticamente mai avanzato proposte concrete.

Infatti, domani – allo sciopero generale per il ‘lavoro’ – non sarànno sul ‘tavolo’ la questione Inps (salario minimo e pensioni sociali) e neanche quella della privatizzazione del sistema contributivo e del turn over, non saranno sul tavolo la questione formazione-lavoro e la qualificazione /meritocrazia nelle professioni, non vi sarà quella degli invalidi in età da lavoro e neanche quella delle loro tutele di salute sul lavoro eccetera eccetera.

Un sindacato ‘serio’ NON si occupa di posti di lavoro ‘e basta’: un sindacato ‘dei lavoratori’ bada innazitutto alla qualità del lavoro e alle opportunità di accesso e carriera nel lavoro.

Il Jobs Act va accompagnato dal salario minimo, dalla flessibilità pensionistica, dai percorsi di riqualificazione professionale.
Negarlo pur di non rivendicare un vero welfare e un vero sistema di Formazione e per restare nel sistema negoziale governo-sindacati degli ultimi 40 anni, equivale a pretendere un ruolo politico ed un canale preferenziale verso gli ‘eletti al popolo’ che qualunque organizzazione del lavoro (operai, industriali, commercianti, statali eccetera) non dovrebbe avere.

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Genova: ecco l’Alba Dorata di Beppe Grillo

22 Nov

Si parla tanto di spesa pubblica insostenibile ed è ben chiaro che la voragine dal mille miliardi del PIL italiano di certo non può dipendere dai quattro ‘spiccioli’ (milioni di euro) che vanno in malora per le prebende dei politici.

Il problema sono i ‘miliardi di euro’ che spendiamo ogni giorno per servizi malandati e tutele che neanche in Svezia se le sognerebbero.

In prima fila, tra i servizi spreconi, iniqui e malandati troviamo il sistema pensionistico pubblico, che – cosa nota a tutti orma – de facto regala quasi 10 miliardi di euro all’anno ai pensionati di fascia alta (over 3.000 euro mensili), visto che la stessa INPS ha dovuto ammettere di recente che la contribuzione effettiva di lor signori è molto lontana da ammortizzare l’ingente spesa.
Miliardi di euro ai quali si aggiungono, ad esempio e non solo, il buco di circa cinque miliardi ereditato dalle casse prvidenziali dei dirigenti per tramite dell’INPDAP.
Non deve stupire se l’INPS registri una perdita di circa 12 miliardi annui nè dobbiamo meravigliarci se pian piano l’ira verso la riforma Fornero serpeggia tra tutti coloro che abbiano versato finora 15 o più anni di contribuzione.

In seconda fila abbiamo una pletora di dipendenti pubblici e semipubblici di cui davvero non sappiamo che farcene.
Si parte dall’istruzione dove – sulla base di 1000 alunni per istituzione scolastica – basterebbero 4-5.000 dirigenti scolastici e, invece, ne abbiamo il doppio. Oppure i docenti, che dieci anni fa erano forse 700.000 ed oggi quasi un milione, mentre gli alunni iscritti son calati ed il numero di maschi adulti non diplomati era, è e sarà all’incirca il 70% dell’intera forza lavoro.
E si arriva all’Università, che ha dimensioni elefantiache, nonostante il nostro paese sia il fanalino di coda dell’OCSE in quanto a numero di laureati (15% circa), specialmente se consideriamo solo quelli scientifici (5-7%).

Andando agli apparati ministeriali e degli enti locali, stracolmi di sessantenni subinformatizzati tutti al massimo della carriera e largamente incapaci sia di usare un computer decentemente sia soprattutto disavezzi all’efficienza oppure un esercito di laureati che senza aver mai studiato un rigo di matematica o di project management vengono reclutati per quantificare e gestire tagli. Quanto danno abbiano arrecato all’Italia queste persone ed i sindacati che li tutelano è impossibile dirlo, ma basta ricordare che un qualunque certificato che ‘ritorni indietro’ o ‘non sia necessario’ provoca dei costi a catena esorbitanti per la P.A., per le imprese e per i cittadini.

C’è la macchina del welfare gestita da Comuni e Regioni, che ci costa un occhio della testa con i risultati che conosciamo.  Milioni e milioni di italiani ai quali diamo casa, esenzione e sussidio/cassa integrazione, senza neanche verificare se in realtà lavorino in nero e, in caso di famiglie allargate, se abbiano altri redditi. Senza neanche chiedere loro – non in un anno, ma in un decennio – di frequentare corsi di formazione o di ‘restituire’ una parte del benefit erogato collaborando in servizi socialmente utili. Ormai, a parlare di case popolari, ci troviamo dinanzi a case ‘tramandate’ di bisnonna a pronipote … e, parlando di onlus, troviamo troppi volontari che ne hanno fatto dei rimborsi spese un primo o secondo lavoro esentasse.

E c’è il comparto trasporti. Quello che vede Genova in ginocchio per gli scioperi, sommersa dall’immodizia non raccolta con Beppe Grillo e Andrea Gatto, sindacalista della Faisa/Cisal, che sbraitano contro le privatizzazioni. Anzi, ad essere esatti, Grillo parla di ‘lotta all’ultimo sangue’ e i sindacati di ‘scintilla di un incendio che si espanderà in tutta Italia’.

L’idea balzana è che, in un paese con un debito ed un deficit pubblici come il nostro, «le autostrade, il gas, i trasporti, l’acqua sono un bene pubblico e nessuno deve arrogarsi il diritto di venderli ai privati».
Balzana perchè autostrade e energia sono già private: sono delle società per azioni, il non plus ultra del ‘Capitale’. Balzana perchè se l’azienda trasporti di Genova sta per fallire, la questione è del tutto ovvia: i prezzi dei biglietti sono troppo bassi.

L’idea eversiva è che, in un paese democratico e ultragarantista, dove si viaggia in autobus sottocosto, accada che “la città è rimasta a piedi, prigioniera dell’ingorgo provocato dallo sciopero selvaggio degli autisti, non un bus è uscito dalle rimesse. Poi buona parte dei 2300 dipendenti Amt ha dato l’assalto a Palazzo Tursi, aperto di forza le porte del Consiglio comunale, invaso l’aula rossa, intonato cori di «dimissioni», interrotto la seduta e l’intervento del sindaco. Infine un gruppetto ha cercato di colpire il primo cittadino. Doria è stato scortato fuori dall’aula dai vigili, nel tafferuglio un vigile è caduto e si è rotto un dito, altri quattro (fra cui una vigilessa) sono andati al pronto soccorso.” (Corsera)
Non a caso, per garantire il regolare svolgimento dei lavori comunali s’è dovuto ricorrere alla forza pubblica e, come ha precisato è stato il Prefetto di Genova, Giovanni Balsamo: «Dobbiamo preservare la democrazia. Fare uno sciopero a oltranza è da irresponsabili. La tollerabilità di una protesta scende man mano che passa il tempo e il disagio per i cittadini cresce. In questo caso la tollerabilità è scesa a picco».

Il tutto mentre Roma era assediata e completamente bloccata da un migliaio, forse meno, di NO TAV, precari, occupanti di case eccetera, che hanno assaltato ben due sedi di partito. E mentre, come da quarant’anni le solite scuole superiori erano occupate e di far lezione sul serio se ne riparlerà a gennaio, che Natale è alle porte ed il futuro del paese può attendere. Ovviamente, gli occupanti saranno men che cinquanta di media per scuola, mentre i loro compagni che saltano le lezioni saranno almeno 6-800 …

Dunque, se qualcuno stesse cercando l’Alba Dorata italiana – ovvero la giunzione tra pubblica amministrazione intoccabile e movimenti di protesta irresponsabili e violenti – eccola trovata. In Grecia ammantata di nero ed in Italia – oggi come negli Anni ’70 – con la bandiera rossa in mano, come quella degli operai FIAT che sono rimasti al lavoro – ope legis – dopo aver bloccato l’impianto e messo a rischio la sicurezza.

Cose che accadono solo in Italia. Enrico Letta si è detto dispiaciuto, ma son lacrime da coccodrillo.

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P.S. Esiste un’Alba Dorata italiana?
La domanda giusta è: perchè i promotori dello sciopero selvaggio e illegittimo dei bus genovesi non sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio? Perchè le scuole che non denunciano gli occupanti non vengono perseguite per omessa denuncia? Perchè vengono autorizzati sit in e cortei i cui stessi organizzatori preannunciano atti illegali e non c’è verso di arrestarli in flagranza?

Come può accadere che un organo democratico come lo è un Comune, una Regione, un Parlamento, o peggio delle scuole che con la politica nulla hanno a che fare, vengano assaltate, occupate, assediate da sparuti gruppi di facinorosi se – nel pieno dei suoi poteri ed in nome del popolo italiano – determinano strategie aziendali e piani di rientro?
Quale parte della Pubblica Ammistrazione italiana de facto avalla quelli che protestano con violenza, bloccano intere città, assaltano partiti e consigli comunali e che, come da statistiche, possono contare su una sostanziale impunità?

Spesa pubblica: due conti in croce

29 Giu

I dati forniti da SIOPE e diffusi mesi fa dall’Unione Province Italiane (link) descrivono la distribuzione della Spesa Pubblica italiana e forniscono – nell’estremo tentativo di salvare gli enti politici provinciali – un quadro alquanto desolante, per quanto relativo alla situazione generale, e fin troppo deludente per quanto inerente l’azione di governo esercitata da Mario Monti ed i suoi prescelti.

Infatti, mettendo in tabella i dati SIOPE-UPI sul 2011 insieme ai dati forniti dal Ministero dell’Interno e dal MIUR – riguardo le proprie spese (2010) – e dalle Regioni e Province – relativamente al numero dei consiglieri – ecco cosa ne viene fuori.

Dati che vanno letti considerando che un consigliere comunale del Comune di Sassari ci costa solo 13.338 Euro all’anno, trasferte e rimborsi inclusi. (leggi anche sui CdA, Lo scandalo degli Enti Strumentali)

Se questo è il costo dei cosiddetti ‘apparati’, ovvero dei consiglieri-parlamentari e dei rispettivi gruppi consiliari, non è che con la sommatoria – incompleta- della spesa pubblica si vada meglio.

Fatti salvi circa 11 miliardi di Euro spesi per il Ministero dell’Interno e palesemente insufficienti, non è chiaro per quali motivi l’Italia abbia una spesa per l’Amministrazione Centrale di quasi 200 miliardi a fronte di una spesa complessiva delle Amministrazioni locali di ‘soli’ 135 miliardi, in cui rientrano strade, porti, reti locali, ambiente eccetera.

Quanto ai due soli servizi (istruzione e sanità) dove Stato e Regioni hanno competenze condivise, i dati raccontano che per la scuola si spende troppo poco, mentre per la salute si spenda troppo e male.

Male non solo per i servizi scarsi o inutili che arrivano ai cittadini, ma soprattutto perchè, se le Regioni spendono tre volte tanto per ASL e ospedali di quanto spendano per tutto il resto, è presto spiegato il disastro italiano.

Infatti, con una sproporzione tale – in termini di volume finanziario e di bisogni dei cittadini da soddisfare – non è improbabile che non pochi consigli regionali siano ‘dominati’ da lobbies afferenti al settore sanitario, come non pochi scandali dimostrano, dalla Regione Puglia agli ospedali cattolici romani o milanesi.

D’altra parte, 116 miliardi di spesa sanitaria annui sono una cifra enorme che richiederebbe ben altro che una spending review, in questi tempi di crisi. Infatti, non saranno i 246.691 infermieri (10 mld di spesa annua?), i 46.510 medici di base ed 7.649 pediatri (altri 5-6 miliardi) coloro che inabissano la spesa del Servizio Sanitario Nazionale.

Dei restanti 100 miliardi va cercata e chiesta ragione ai medici ospedalieri ed ai consigli di amministrazione delle ASL, non ad altri.

Sarebbe interessante sapere anche perchè quei 300 miliardi di previdenza siano congelati nelle casse dello Stato, anzichè diventare denaro circolante, con un sistema di previdenza privata sotto controllo pubblico come in Germania.

Come anche, ritornando alle ‘spese dell’Amministrazione Centrale’ per 182 sonanti miliardi di euro, sarebbe bello sapere in cosa consistano, visto che i beni monumentali languono e le infrastrutture attendono.

Sarebbe importante sapere, anche e soprattutto nell’interesse di Roma Capitale, quanta parte di questi miliardi siano andati a costituire lo strabiliante PIL che per anni fu vanto di Walter Veltroni e delle sue giunte e di cui, da che c’è crisi, non sembra esserci più l’ombra. Ma questa è un’altra storia.

Leggi anche Tutti i numeri delle Province

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PD a San Giovanni: una manifestazione pacifica

6 Nov

A due settimane dalla guerriglia dei Blck Bloc, Piazza San Giovanni è tornata a riempirsi di gente, il popolo del PD, dimostrando che si può manifestare per ore anche senza sfilare in corteo, come il sindaco Alemanno aveva imposto.

Un primo ed evidente dato che dovrebbe convincere anche i non pochi politici del PD accorsi, 24 ore prima, in soccorso di 500 studenti romani, bloccati dalla polizia per un corteo non autorizzato.

Speriamo che questo sia l’inizio d una riflessione e di una moratoria generalizzata sulla necessità (in un mondo di 7 miliardi di persone, di manifestare la propria opinione senza turbare l’attività di quei cittadini che la pensano diversamente.
A prescindere da vandalismi e violenze, bloccare strade, treni, ambulanze, persone al lavoro non è più tollerabile: i danni per la società intera sono troppo elevati rispetto al “diritto” (presunto) di una limitata parte dei cittadini di sfilare nelle zone strategiche delle nostre metropoli per ore ed ore.

La Costituzione garantisce lo sciopero, la libertà di riunione, il diritto d’opinione, cose che non richiedono necessariamente sfilare in corteo, che dovrebbe rimanere un evento straordinario, rispetto ad un’ordinarietà fatta di incontri pubblici, di scambi d’opinioni, di resistenza eventualmente passiva (lo sciopero).

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Roma, la Val di Susa ed il Fight Club

23 Ott

Ad una settimana dalla manifestazione convocata dal Partito della Rifondazione Comunista ed altri, che ha coinciso con l’ennesima devastazione di Roma a causa di “black bloc infiltrati”, gli arresti si contano ancora sulla punta delle dita.

In tutto tredici, incluso un gruppetto di amici dei Castelli Romani dall’aspetto dark e che poco sembra avere a che fare con gli scontri, l’ormai arcinoto Er Pelliccia, lanciatore di estintori in Mondovisione, ed un antiTAV, già noto alle forze dell’ordine. Dimenticavo, c’è anche un giovane lavoratore rumeno, forse lì senza scopi violenti, pensando che a Roma sarebbe stato come a Madrid o Londra.

Arresti tutti da perfezionare, sia per gli aspetti legati alle indagini sia per quanto relativo il dato antropologico generale .

Da un lato è impensabile che chi si vesta di nero, per altro colore principe della moda e delle discoteche, debba cambiarsi d’abito prima di andare ad una manifestazione. Sono i black bloc ad aver trasformato “il nero” in una divisa, ma è la polizia a cadere, eventualmente, in equivoco.

In secondo luogo, Er Pelliccia. Un ragazzo a modo per i genitori, un pericoloso soggetto a vedere le foto. Ventiquattro anni ed, a leggere gli articoli, non sembra lavorasse o studiasse. Non ho capito perchè i genitori siano così stupiti di ritrovarsi, purtroppo per loro, il “mostro” in prima pagina.

Un “non sembra lavorasse o studiasse” che ritorna con persistenza dalle tante interviste televisive di questi giorni, fatte a leader di base della cosiddetta “rivolta sociale”. Un ripetersi di “lavoro che non c’è”, “di crisi che affama il popolo”, “di abbandono da parte dello Stato”; mai un dire “ho studiato non mi trovo nulla”, “ho cercato di inserirmi”, “ho fatto corsi”, “ho perso il lavoro perchè …”.

Una marginalità che vuole lavoro ma non cerca qualificazione e meritocrazia. Qualcosa di molto, molto diverso dagli “operai specializzati” della FIOM di Landini, questo va detto, e non si capisce perchè e per come Ferrero o Maroni vogliano metterli tutti assieme.

E qui arriviamo all’antiTAV arrestato ieri a Chieti, in procinto di partire, dopo Roma, per andare in Val di Susa, che si spera proprio venga condannato con severità se non collaborerà con la giustizia, facendo i nomi di tutto il network cui appartiene. Qualcosa di simile potrebbero, forse, fare gli abitanti della Val di Susa, dove finora i violenti hanno potuto contare sulla “non ostilità” della popolazione.

E’ dal G8 di Genova che abbiamo dovuto prendere atto dell’esistenza di questi personaggi. All’epoca, l’attenzione fu distolta dalla morte di Carlo Giuliani e dai pestaggi avvenuti nella scuola media, ma pochi ricordano, ormai, che i fatti degenerarono anche perchè le Tute Bianche rifiutarono, ad assalti già iniziati più avanti, il momentaneo alto là delle forze dell’ordine.

Oggi, abbiamo un piccolo network di “teste calde” che si ispirano al noto film “Fight Club”, è da lì che prendono la “divisa nera”, è quello lostile dei piccoli devastatori di scuole medie e superiori, è quella la divisa in black che “sfoggia” Er Pelliccia con i due amici ai giardinetti.

Fight Club è una parola a doppio senso, ricordiamolo, e significa sia Circolo del Combattimento sia Fascio (mazza fasciata per l’esattezza) da Combattimento …

Siamo partiti col legittimare gli Antagonisti e con il coccolare Ultras e Centri Sociali ed, oggi, siamo ai piromani ed agli iconoclasti.

Ci siamo persi qualcosa?

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Una proposta di D’Alema: vincere col 60% dei voti

18 Ott

Che ci sia aria di elezioni “anche se Silvio non vuole” è chiaro a tutti, persino a “Silvio”, che, altrimenti, non si dibatterebbe come sta facendo.

E così andando, arriva, immancabile, la proposta di Massimo D’Alema (Pd) in una intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Un’alleanza in grado di valere almeno il 60% dell’elettorato. Un nuovo centrosinistra capace di andare oltre il vecchio Ulivo.”

Il bello dei numeri è che son fatti per essere contati e 60% è una cifra enorme che sottintende molte cose.

Infatti, raccogliere una tale percentuale significa ottenere il consenso di 20-22 milioni di italiani su circa 37 milioni di votanti totali, con un astensionismo al di sotto del 20%.

Considerato che, alle Politiche del 2008, PD e IdV raccolsero circa 13 milioni di voti, il passo è palesemente lungo: mancano 9 milioni di voti.

Esattamente quelli che raccoglieranno, molto prevedibilmente, Sinistra e Libertà di Vendola e l’Unione Democratici di Centro di Casini

Infatti, se l’apporto di SEL sottrae voti al Partito Democratico ed all’Italia dei Valori, un’eventuale alleanza o desistenza elettorale “a sinistra” si trasformerebbe in una utile compensazione di voti (2-3 milioni) per la coalizione.

Va da se che ciò rende impraticabile il coinvolgimento dell’UdC di Casini, da cui dovrebbero arrivare, con l’API di Rutelli, quei 4-6 milioni di voti che servirebbero alla proposta dalemiana per essere praticabile.

Di tutte queste congetture, tali restano senza sondaggi e statistiche, non mi resta altro che un “atroce dubbio”: e se, dinanzi ad una alleanza UdC, IdV, PD, SEL + sindacati, il popolo italiano sentisse puzza di consociativismo o trasformismo e ne venisse fuori un voto impazzito? Fu proprio questo fattore che, agli albori della Seconda Repubblica, creò le premesse per l’entrata di “Berlusconi in politica” e, poi, per il consolidamento del Berlusconismo.

Non è un caso che D’Alema sottolinei, quasi prendendo le distanze da se stesso, che questo singolare aggregato di partiti dovrebbe iniziare col “definire un progetto alternativo di governo, non una mera alleanza elettorale.”

Oltre l’Ulivo, ripetendo l’Ulivo? Forse si.

Utile aggiungere che Massimo D’Alema si è detto “positivamente colpito da Alessandro Profumo”, il creatore di quell’Unicredit che oggi ha outlook negativo, e considera, ancora oggi proprio mentre l’Euro traballa, Romano Prodi “una risorsa”.

Intanto, l’UDC vince in Molise, alleato del PdL, che, in quella regione, non ha voluto Berlusconi capolista …

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