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Perchè il test delle elementari cinese è un rompicapo per noi?

7 Lug

Un mese fa, era il 9 giugno 2014, ha fatto scalpore un test sottoposto  ai bambini di una scuola elementare di Hong Kong come prova di ammissione e che va risolto entro 20 secondi.

test cinese scuola elementare

Nel parcheggio ci sono 6 posti auto. Ognuno è numerato: 16; 06; 68; 88 e 98. Ne manca uno. La domanda è : in quale posto è parcheggiata la macchina?

Il test ha fatto il giro del web, appassionando non solo bambini ma anche adulti, sicuramente lo conoscete già e saprete che la soluzione è il numero …

E, se per sapere perchè, basta voltare la figura al contrario.

Il punto, però, è un altro: c’è un dettaglio che nessuno ha spiegato ed è il vero motivo per il quale un bimbo cinese risolve in meno secondi un quiz che da noi avrà richiesto ben altre risorse.

Infatti, il vero trucco è talmente semplice e sofisticato quanto, evidentemente, il metodo di insegnamento ad Hong Kong, a riprova che ad Oriente – superato il colonialismo – troviamo culture dalle basi ben più antiche, longeve e solide, cioè pragmatiche, di quell’impero romano che scriveva i  numeri usando lettere.
Dunque – almeno in Italia – dovremmo porci quesiti ‘epocali’; ad esempio, riguardo la nostra convinzione che le parole possano esprimere con completezza quello che un singolo ‘segno’ può comunicare.

Infatti, l’enigma non sarebbe stato tale se al posto dell’autovettura avessimo visto una semplice casella vuota: tanti o tutti ci saremmo accorti che mancava l’87.

 

test cinese scuola elementare no car

E’ lì tutto l’enigma, non nella serie.
Liberare il problema dagli elementi inutili e porre il centro dell’osservazione dove opportuno e non dove predeterminato.

I bambini cinesi hanno visualizzato la griglia ‘vuota’, escludendo l’oggetto perchè educati ad esplorare il foglio e perchè lì usano ancora l’abaco e hanno ‘visto’ l’elemento mancante della serie.
Ecco come si sarà presentato  il nostro – ma non loro – enigma ai bambini di Hong Kong in termini cognitivi o, meglio, cosa hanno ‘visto’, non appena girato il foglio.

test cinese scuola elementare abaco demata

Qualcosa che dovrebbe farci riflettere su quale sia il gap culturale dell’Italia e su cosa significhi ‘valutazione’ di un sistema scolastico, di un docente, di una classe, di un alunno.

originale postato su demata

Meno bidelli a settembre: scuole nel caos?

13 Lug

Due anni fa, in Italia c’erano (dati Tuttoscuola) circa 100mila bidelli di ruolo, altri 60mila precari e circa 30mila pulitori (dati MIUR).
Le istituzioni scolastiche erano circa 12mila, gli edifici oltre 40mila, non dovrebbe essere difficile fare due conti.

Innanzitutto, diciamo che serve un portiere/centralinista nelle sedi principali, che sono 12mila, e che dovrebbe essercene uno in tutti gli edifici di grandi dimensioni, almeno 10mila, visto che dieci anni fa lo Stato ha deciso di utilizzare i collaboratori scolastici (bidelli) per questo scopo.
Aggiungiamo che dovremmo garantire almeno un bidello per edificio e che ne servirebbero circa 3-4mila ulteriori per la gestione e la pulizia almeno delle palestre degli istituti superiori.

Fatto sta che dei 167mila bidelli totali esistenti, solo 140mila sono disponibili per il “servizio al piano” e, secondo i tecnici del MIUR, sono troppi.

Di questi, oltre 90mila lavorano in 6000 istituzioni scolastiche, con un numero medio pari a 15,6, mentre altri 40mila circa prestano servizio in altrettante 6000 istituzioni (in media 7,7 per istituto), dove, dopo l’orario scolastico, operano circa 30mila pulitori.
… i conti saprebbe farli anche la serva, se non fosse che i Sindacati finora hanno tutelato, nella sostanza, i docenti precari delle superiori e nessuno più …

E’ evidente che in quest’ultime la vigilanza nei corridoi ed alle uscite, il ripristino dei sanitari e la ricreazione degli alunni, il diritto alle ferie ed alle turnazioni dei lavoratori siano molto meno garantiti che nelle altre seimila fortunate.

Le istituzioni si muovono, i presidi scrivono, i prefetti chiedono riscontri, la stampa locale denuncia.

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Solo i media nazionali tacciono, pur di non ammettere che qualcuno tra gli uomini del MEF s’è sbagliato a far di conto.

Tagli ai bidelli: il bagno di sangue della scuola italiana

12 Lug

Tagli selvaggi sui bidelli delle scuole: secondo Tuttoscuola ed i tecnici finanziari del MIUR sono troppi, a ben vedere assolutamente no.

A parte il fatto che, vista la situazione, Sindacati, ARAN e/o MIUR potrebbero proporre dei “contratti di solidarietà” per il comparto scuola, questi sono i numeri del 2008, pubblicati da Tuttoscuola: 167mila bidelli, di cui il 60% di ruolo, con una spesa media pro capite, compresi gli oneri riflessi, di circa 23.500 euro all’anno per un totale di circa 4 milioni di euro. (Tuttoscuola – 2008)

Innanzitutto, per conoscere quelli disponibili per le classi, dobbiamo dedurne dal totale almeno uno per la portineria ed uno per la palestra per ognuna delle 12mila istituzioni scolastiche esistenti: da 167mila siamo già a 140mila circa.
In secundis, è necessario considerare che gli edifici scolastici erano, nel 2008, almeno 40mila e che, dislocando almeno un bidello per ogni edificio, ne resterebbero circa 100mila da distribuire su almeno 30mila edifici …

C’è, poi, la questione dei pulitori ex-LSU, veri servi della gleba del sistema scolastico, che incide sul numero dei bidelli in modo asimmetrico: 6000 scuole hanno l’organico dei bidelli dimezzato a causa delle pulizie esternalizzate.
Questo significa che esistono 6000 scuole che assorbono due terzi del personale ed altre 6mila che ne assorbono solo un terzo.

Tuttoscuola dichiarava che i bidelli sono “15,6 per ogni istituzione scolastica, distribuiti sulla sede principale e sulle sezioni o sedi distaccate (quando ci sono)”.
In realtà, escludendo il portiere-centralinista e l’assistente in palestra, ovvero partendo da una base di 140mila lavoratori, i bidelli sono effettivamente 15,6 per 6000 istituzioni scolastiche, ma diventano 7,7 di media per le restanti 6mila con i pulitori ex-LSU.

Lasciandosi alle spalle l’ovvio quesito di come Tuttoscuola abbia fatto i suoi conti, resta l’evidenza che con 7-8 “collaboratori scolastici” non si possa vigilare su 5-600 bambini o altrettanti ragazzi nè nei corridoi nè, soprattutto a ricreazione, come anche non si possa garantire l’igienicità dei sanitari, visto che i pulitori arrivano a fine orario.
Inutile parlare, poi, di controllo dei visitatori o, ancora, di gestione dei centralini e, soprattutto, di scuole aperte al pomeriggio e di recuperi estivi.

Intanto, un po’ dovunque, le scuole protestano con tanto di carte intestate, timbri e firme, segno questo che le cose stanno in un modo ben diverso da come credono a Viale Trastevere.

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Non resta che chiedersi, sperando in una opportuna inversione di tendenza,  cosa abbia fatto cambiare idea al ministro, visto che oggi stiamo così, ma l’8 Ottobre 2009, Maria Stella Gelmini dichiarava: “Sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le pulizie all’esterno. È uno spreco di risorse pubbliche”. (Il Mattino)