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Medici in sciopero per le assunzioni, ma sono già più di Francia, Olanda e Inghilterra

23 Nov

In Italia abbiamo quattro medici, generici o specialisti, ogni mille abitanti. Come la Svezia, la Germania o la Svizzera. Più dei tre medici della Francia, dell’Olanda e della Gran Bretagna.

In ambedue i casi, che i medici siano tanti quanti l’Italia o che siano ben di 1/4 inferiori, l’unica cosa certa è che i Servizi Sanitari pubblici funzionano meglio che da noi.

Eurostat 2018 maggio riparto spesa sanitaria

Eurostat 2018 – Riparto spesa sanitaria

Numero di medici che non ha una relazione diretta nè con la spesa nè con la qualità. Infatti, ad esempio, i Paesi Bassi spendono per la salute ben 3.194 euro annui per abitante, cioè quasi l’8% del PIL, ma con meno medici dell’Italia e più infermieri.

La differenza tra Olanda e Italia la fanno il minor costo percentuale dei farmaci e delle attrezzature, molta più ricerca e innovazione farmaceutica e strumentale), meno servizi ambulatori territoriali ed esternalizzati, più percorsi assistenziali ospedalieri.
Lo stesso vale per la Francia ed in Gran Bretagna.

Più infermieri significano percorsi e reparti ospedalieri, anzichè ambulatori.
Più ricerca e sviluppo significano minori spese per farmaci o attrezzature.

Oggi, i medici italiani hanno scioperato, bloccando praticamente tutto eccetto le urgenze, chiedendo di superare “il vero problema” per il personale in Sanità: l’anacronistico (secondo loro) parametro del tetto di spesa sul personale, fermo ormai da circa 15 anni, e chiedendo assunzioni e turn over …

Mica le strutture scassate in cui ci curano, portandoci i farmaci da casa, e costituite quasi solo da dirigenti medici, al punto che persino la richiesta di farmaci da altre strutture passa dagli onnipresenti vigilantes.
Il ministro Grillo, anche lei medico, ha immediatamente annunciato il suo appoggio nella prossima Conferenza Stato-Regioni. Non per le strutture e i posti letto (cioè infermieri che fanno i turni), non per la ricerca e l’innovazione (cioè l’eccellenza), neanche almeno per la manutenzione (cioè la sicurezza).

E senza chiedersi se possa funzionare senza enormi sprechi un sistema sanitario che si fonda su policlinici universitari – distogliendoli dalla ricerca e dalla formazione – e su ambulatori semiesternalizzati senza infrastrutture intermedie, cioè l’antitesi della R&D Health e dei Percorsi Assistenziali.

E vogliamo chiederci perchè l’Europa – che vede lo stesso grafico di Eurostat che è all’inizio di questo post – abbia preso posizioni piuttosto dure verso l’Italia?

Demata

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Roma: traffico e inquinamento da record (dati)

4 Dic

Secondo il VI Rapporto Ispra, a Roma circolano 706 autoveicoli ogni mille abitanti (2 864 047 secondo Istat), cioè circa 2 milioni di autoveicoli che tendono a concentrarsi nel Centro Storico e nei quartieri attraversati dalla bretella della A24, oltre che in alcuni punti del Grande Raccordo Anulare.
E gli automobilisti di Roma in media trascorrono 1 ora e 29 minuti al giorno in automobile a una velocità di 30,9 km/h percorrendo «solamente» 12.425 chilometri l’anno, cioè una media di 34 km al giorno (Osservatorio UnipolSai sulle abitudini al volante degli italiani nel 2014).

A far due conti, salta fuori che tra i chilometri percorsi ed il tempo totale ‘mancano’ una ventina di minuti e, infatti, secondo il TomTomIndex 2014, ogni giorno gli automobilisti romani perdono 24 minuti fermi negli ingorghi, considerando due spostamenti di mezz’ora l’uno al giorno.

Secondo i parametri monitorati da TomTom, in Europa, solo Mosca, San Pietroburgo, Bucarest e Varsavia stanno peggio di Roma ma, a livello mondiale, anche Pechino ci supera. Ma a parte il tempo e la salute che sprechiamo, quanto ci costa tutto questo?

Secondo diversi computer di bordo, i consumi a fermo  di veicoli a benzina /diesel si aggirerebbero intorno ai 0,5 litri per ora ad autovettura ferma.
In poche parole se di media 2 milioni di veicoli sprecano ogni giorno 24 minuti di carburante, in un anno fanno quasi 150 milioni di litri di benzina /gasolio gettati al vento ogni anno per un valore oltre 200 milioni di euro.

Quanto a gas di scarico e polveri varie, 34 km percorsi giornalmente da 2 milioni di autoveicoli Euro IV immettono nel cielo di Roma  decine di migliaia di metri cubi  di anidride carbonica ed oltre una tonnellata di polveri sottili (mappa interattiva) per non parlare dei composti azotati (mappa interattiva) oltre il limite un po’ dovunque secondo i dati di RomaAriaSalute.
Ogni giorno.

Inquinamento polveri Roma

P.S. I dati di RomaAriaSalute dimostrano anche come vi sia un’intera cittadina di medie di mensioni che si sposta dall’hinterland tiburtino verso il centro: come sarebbero oggi le cose con le direzionalità da trasferirsi negli Anni ’80 al sempre rimpianto SDO (od ancor prima all’EUR) ?

Demata

 

Sindacato unico, no. Unitario? Di corsa …

25 Mag

L’idea di un sindacato ‘unico’ è potenzialmente totalitaria, quella che sia ‘unitario’ sarebbe norma di buon senso.

Provate a chiedere ai chi dirige nei settori dell’istruzione o della sanità, di quale strabordande numero di rappresentanti sindacali di ogni colore sia composto un tavolo di contrattazione.
Il rapporto è sempre non inferiore a 3-4 sindacalisti per dirigente e nel privato non va molto meglio.

Ovviamente se ogni rappresentante dei lavoratori vuol portare acqua al proprio mulino, differenziando le proposte come sempre accade, la contrattazione è il mantenimento dello status quo e l’introduzione di norme estemporanee. Praticamente un frullato.

Sarebbe, dunque, ovvio che i rappresentanti dei lavoratori si presentassero in numero adeguato al dialogo, con proposte concertate tra loro precedentemente, prevedendo di consultare i lavoratori, prima e dopo, sia sul contratto sia su chi deve andare in rappresentanza.

Inoltre, oggi, un sindacato composto da 5-6 sigle, che rappresentano i lavoratori per ‘comparto’, dovrebbero tutelare si il più oscuro dei manovali sia il primo dei dirigenti. Sarà per questo che sono 20 e passa anni che ii contratti della Pubblica Amministrazione non vanno nè avanti nè indietro?

Demata (since 2007)

Scuola tra meritocrazia e pari opportunità

11 Mag

Il ministro Boschi e il segretario della CGIL rappresentano due mondi e due elettorati diversi e non complementari: da un lato l’ipotesi che i meritevoli abbiano uno status riconosciuto (e tutelato), dall’altra l’idea le moltitudini abbiano una effettiva capacità decisionale.

L’Italia è un paese dove la meritocrazia (a scuola) è tecnicamente vietata: nessuno può diplomarsi a 15 anni, nessun altro può laurearsi prima della maggiore età. Stop. E si è assunti per concorso, con il risultato che resterà fuori il 31esimo se i posti sono trenta, ma verrà assunto il 1.800esimo se il bando arriva a duemila.

L’Italia è anche la nazione che (per decisione di un consiglio di classe, ma non del docente preposto) promuove in classe quinta un bimbetto che ancora in quarta non conosceva (a memoria) le tabelline che già in terza avrebbe dovuto sapere a mendito. Il tutto senza tener conto di quanto potrà per lui essere deprimente trovarsi con compiti sempre più impossibile da comprendere prima che svolgere.

Altrove un concorso vale l’altro e le scuole attingono da graduatorie ‘storiche’ (ed aggiornate anno per anno) per reclutare i propri docenti.
Gli alunni sono valutati con prove nazionali e con una gamma di al massimo 4-5 ‘voti’; non superarle comporta automaticamente la permanenza nella classe.
I meritevoli sono agevolati nei percorsi di studi e ‘contesi’ dalle scuole superiori e dalle università, permettendogli di arrivare ai vertici della società anche se ‘figli di un dio minore’.
I ‘ritardatari’ sono supportati e indirizzati negli studi in modo che possano vivere del proprio lavoro e con dignità, piuttosto che puntare ad un acculturamento ed una socializzazione non ben definiti.
La ‘legge’ interviene rapidamente se famiglie, i docenti, i presidi che non fanno il proprio dovere verso i bambini / ragazzi, che in una scuola – ricordiamolo – sono il soggetto da tutelare.

E c’è una questione di ruoli: i sindacati della scuola rappresentano e tutelano il personale della scuola, il ministero dell’istruzione garantisce il diritto allo studio e le pari opportunità di tutti gli alunni.

I sindacati sono contro la Buona Scuola di Renzi, Boschi e Giannini, ma – non essendo solo una questione di spesa pubblica – cosa propongono riguardo lo status dei docenti (e dei dirigenti) e cosa riguardo la valutazione dei risultati?

Demata (blogger since 2007)

Scuola: dieci domande per Renzi, Camusso & co.

6 Mag

Con uno sciopero così massiccio del personale scolastico, ci sono dieci domande alle quali i sindacati della scuola dovrebbero rispondere.

sciopero scuola

1- Se un medico di base, pagandosi studio e personale ma svolgendo non meno di  1.500 ore annue  con 1.500 assistiti, percepisce un reddito reale di poco  superiore ai 2.000 euro, vi sembra uno stipendio da fame percepire da laureati 1.200 – 1.700 euro al mese per 7-900 ore di lavoro annuo (18-24 ore setttimanali per 33 settimane + 80 ore funzionali) con circa tre mesi di ‘vacanze’, che potrebbero e dovrebbero essere destinati a turno a quel recupero degli alunni che le famiglie salatamente pagano?

2- Se le scuole ‘crollano’ perchè manifestare una tantum sotto il ministero e non everyday sotto il Comune o la Regione che ne sono responsabili?

3- Come si pensa di funzionare senza un dirigente, se il personale della Scuola risulta essere quello a maggiore conflittualità interna?

4- Quale è l’iter per diventare docenti dopo aver chiuso le SISS e scavalcato concorsi su concorsi: una laurea e tanto praticantato?

5- Cosa dovrebbe insegnare una ‘buona scuola’, se ancora oggi le ore di matematica o scienze sono in tutto 5-6, mentre arte, musica e presportiva sono un miraggio, specialmente se il docente non ha un tutor d’aula compresente?

6- Come valutare la qualità di docenti in un contesto di ‘posto fisso’, se gran parte dei libri di antropologia, sociologia e psicologia – su cui fondano saperi, competenze e convinzioni – si sono dimostrati errati secondo le scoperte ormai ventennali della genetica, dell’archeologia e della sistemica?

7- Come evitare sprechi e sovracosti alla popolazione se trovano le scuole aperte per 6-8 ore al giorno, mentre altrove funzionano (a carico degli enti locali) fino a sera inoltrata, per corsi, convegni e manifestazioni, come anche offrono on site i servizi di sportello comunali e di supporto sociale o genitoriale?

8- Quale turn over e quale innovazione se in Italia i docenti vanno per i cinquanta, ma hanno spesso solo una ventina d’anni di contribuzione, mentre nell’Ocse almeno un quarto sono under30 e vedranno la pensione prima dei 55 anni?

9- Quale Scuola e Amministrazione 2.0, se molti che scioperano sono quelli ‘contro’ il registro elettronico e le prove telematiche unificate?

10- Quale logica del servizio pubblico può animare una Scuola dove – se si tratta del personale – si torna indietro alla scuola fascista e statalista del Ventennio e degli Anni ’50 – ’60, mentre – se parliamo di programmi e valutazione – pare di stare ai tempi di ‘nessuno mi può giudicare’ della Beat Generation?

11- Se abbiamo docenti e dirigenti che hanno poca dimestichezza con una lingua straniera e/o con internet, perchè lasciamo correre se i nostri figli e nipoti aspettano ormai da un decennio il futuro che gli appartiene?

Demata (blogger since 2007)

Scuola, infrastrutture, legge elettorale, pensioni: mutare tutto per cambiare nulla

5 Mag

E’ o non è un ‘inciucio’ approvare una riforma elettorale con soli 19 voti di vantaggio (334 su 630) in una Camera dei Deputati eletta con un premio di maggioranza incostituzionale e un voto blindato dalla fiducia al Governo o tutti a casa?

renzi boschi

E’ o non è una vergogna trovare una dozzina di miliardi per i diritti di chi è già gode di una pensione tre volte superiore al minimo, mentre persino gli invalidi gravi che dovevano andare in pensione da quest’anno si troveranno ad attendere il 2018 o forse mai?

E’ pura demagogia convocare i soliti scioperi per ‘salvare la scuola italiana’ dalla cancellazione del precariato, come dal diritto dei presidi di scegliersi i diretti collaboratori (ed essere sostituiti se si ammalano) oppure dal diritto degli alunni ad essere valutati uniformemente su tutto il territorrio nazionale?

E’ tutta ‘una chiacchiera’ quella dei conti dello Stato, se manco sappiamo quanto costerebbero sanità, pensioni e welfare ‘a regime’ o – peggio ancora – quanto costa rinnovare e manutentare le ‘infrastrutture’ lasciateci da 40 anni di saccheggio e spreco?

E’ sbagliato prendere atto che ormai siamo governati da partiti che non abbiamo eletto (Renzi senza Bersani e Letta ma con i Montiani; Alfano con i transfughi di UDC e Lega)?

E, soprattutto, è il caso di dirlo, se i media si preoccupano di cosa faranno i pensionati con il gruzzoletto che gli arriverà, mentre ignorano del tutto percchè e per cosa serva una ‘buona scuola’, dimenticando che l’Inps è ormai un ‘crollo annunciato’ e che risistemare il Belpaese significa prima ripristinarlo?

Demata (blogger since 2007)

La Buona Scuola e le contraddizioni del mondo della scuola

20 Apr

Tra pochi giorni, grazie al Jobs Act, qualunque famiglia – a prescindere dal reddito – potrà ottenere fino a 7.000 euro annui di voucher per pagare la  baby sitter.

Anche l’anno venturo, grazie al ‘veto’ di chi vuol ‘salvare la scuola italiana’, nessuna famglia riceverà un voucher per pagare l’istruzione dei figli, anche se basterebbero 2.500 euro ad alunno, che tanto è quanto spende lo Stato nelle proprie scuole.

A chi giovi una tale assurdità è davvero difficile da capire, ma è abbastanza evidente da dove derivi.

La chiave della questione è nel fatto che la nostra Costituzione fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, praticamente un anno prima del 10 dicembre 1948, data in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che all’art. 26 punto 3 precisa che, non gli Stati, ma “i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”.

L’Italia non votò a favore e la sottoscrisse solo il 14 dicembre 1955, il Vaticano mai.
L’Italia non ha mai abrogato, perchè in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quella parte dell’art. 33 della Costituzione che prevede che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
Niente paura, mica siamo i soli che hanno firmato e giurato, ma poi si son tenuti il ‘vecchio’.

Ma … settemila euro per la baby sitter, ma neanche un centesimo se vuoi esercitare il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire?

E come fa ad esistere una Buona Scuola, se la Dichiarazione Universale afferma che “l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali” e poi si nega la pari opportunità ad abbienti e meno abbienti di eseritare il diritto di priorità nella scelta?

originale postato su Demata (blogger dal 2007)