Tag Archives: Rosario Crocetta

Lo stato dell’arte del Partito Democratico

5 Ott

Antonio Bassolino sarà il prossimo candidato sindaco al Comune di Napoli, sembra ormai esser cosa certa. Eppure c’era lui come Governatore regionale e Commissario ad acta mentre si verificava un traffico di rifiuti tale da provocare un enorme disastro ambientale e sanitario. E, tra le tante, per vent’anni – con lui al Comune e poi alla Regione – il sito di Bagnoli è rimasto fermo pur essendo un’area postindustriale con problematiche residue di inquinamento ma con prospettive di sviluppo turistico ed occcupazionale notevoli.

A quale bacino di voti attingerà il Partito Democratico, con Bassolino candidato sindaco, sarà tutto da capire, specie tenuto conto che alle ultime amministrative i partenopei che hanno votato ‘a sinistra’ erano forse il 10% della base elettorale.

Sempre in Campania, c’è il recente mandato a Governatore regionale per Vincenzo De Luca – sostenuto da Matteo Renzi con tanto di volo presidenziale a Salerno – il quale ha una sfilza di procedimenti giudiziari, di cui alcuni prescritti ed altri con condanne di primo grado.

A Roma, c’è il sindaco Ignazio Marino di cui spesso i media devono occuparsi non per denunce e interventi anticorruzione quanto, piuttosto, per le sue assenze, l’estemporaneità di certe sue dichiarazioni e talvolta ancche delle smentite, eccetera eccetera. In Regione c’è Nicola Zingaretti e non sappiamo cosa stia facendo, vista la pressochè totale assenza di notizie sui media di come vadano le cose nel Lazio, quanto meno per sapere se qualcuno sta facendo qualcosa.

Altrettanto silenzio mediatico c’è su Torino (Fassino) e Milano (Pisapia). Eppure tra i successi della Jeep e l’Expo che sta finendo qualche info su come vadano le cose da quelle parti e cosa facciano i nostri politici ce la saremmo meritata. Peggio ancora in Puglia dove la Giunta regionale di Michele Emiliano si è costituita a fatica, dove c’è l’impellente problema di Taranto e della sanità in generale e dove almeno un assessore già si affida alla … Vergine Maria. O dalla Sicilia, dove Rosario Crocetta si contrappone a Lucia Borsellino, che è tutto dire.

A livello nazionale Matteo Renzi sembra aver esaurito le munizioni:

  • la Buona scuola ha dato lavoro alla sua base elettorale primaria (i quarantenni acculturati ed i loro genitori)
  • riguardo gli over50 ed il ricambio generazionale che attendono i ventenni, l’approdo di Tito Boeri all’Inps si sta dimostrando un flop, mentre le proposte di Poletti somigliano fin troppo a quelle della CGIL, scoprendo un fronte interno nel PD tra Coop e Sindacato
  • l’universo delle rendite da mattone e da proprietà rurali ha ottenuto il rinvio della riforma del catasto e aridaglie con l’abrogazione delle tributi sugli immobili
  • a parlare di rilancio industriale, servono sgravi e commesse per la grande industria se vogliamo ripartire ed innovare davvero, ovvero interventi sul lavoro e sulle infrastrutture (rischio idrogeologico, porti, strade, sistema sanitario, eccetera), ma le chiacchiere stanno davvero a zero.

Lo stallo in cui è andato ad infilarsi Matteo Renzi è un gran problema. Non solo c’è la questione posta da Tito Boeri sul lavoro e quella delle misure populiste sulla casa.

L’NCD di Alfano e parte del Centrodestra possono e potranno rivendicare a proprio merito praticamente tutta l’azione di governo finora sviluppatasi: giorno dopo giorno i Cinque Stelle restano incollati al PD, in termini di sondaggi e consenso, e sarà tutta da scoprire l’alleanza democratica-popolare che sarà necessaria per garantire la riconferma di Matteo Renzi.

La trappola micidiale è nella dicotomia tra il riformatore Renzi, quando deve fare il Premier, ed il segretario di partito Matteo, quando c’è da garantire un successo elettorale costi quel che costi.
Peggio ancora, se poi il Partito non gli garantisce i voti in Parlamento, chi è eletto alle amministrative va in direzione opposta e chi si professa di sinistra lo attacca di continuo con manifestazioni di piazza.

Anni fa era uso generale che il segretario di partito non potesse essere anche capo del governo, sia per evitare che la sua immagine fosse coinvolta nei fatti e misfatti di onorevoli e amministratori sia per responsabilizzare il suo partito a sostenerlo. Poi, dalla presidenza del Consiglio di Bettino Craxi, questo limes venne superato e con il Berlusconismo cancellato.
Ecco i risultati.

Demata

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Con Franco Battiato: Up patriots to arms!

27 Mar

L’artista e compositore di fama internazionale, Franco Battiato, intervenendo al Parlamento Europeo, quale assessore al turismo della Regione Sicilia, ha dichiarato che «ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino».

Quasi immediata la replica del Presidente della Camera Laura Boldrini:  «Da Presidente della Camera dei Deputati e da donna respingo nel modo più fermo l’insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio». Dal Senato, dove il presidente Pietro Grasso è già alle prese con l’effetto boomerang dei suoi outing televisivi, per ora nessun reclamo.

 A stretto a giro, replica, però, lo stesso assessore al turismo della Regione Sicilia, Franco Battiato, precisando:  «Sono particolarmente dispiaciuto che il Presidente della Camera si sia sentita offesa dalle mie parole, ma posso assicurare che la frase non era sessista. Facevo semplicemente riferimento alla “prostituzione” che c’era nel Parlamento italiano fino a pochi mesi fa, sia maschile che femminile.
Non facevo riferimento nè al Parlamento europeo nè al Parlamento attuale ho solo parlato di un malcostume politico, non parlavo certo di donne. Io non sono mai stato sessista e chi mi conosce lo sa bene».

Con tutti gli scandali per corruzione, finanziamento dei partiti, cambi di bandiera e fritti misti non è che Battiato abbia tutti i torti, se l’appellativo fosse esteso sia agli uomini che alle donne, come ribadisce l’artista, che chiede di rimando: «Scusi, ma è peggio usare la parola “troia” o tutte quelle cose che hanno fatto alcuni deputati? Erano forse degni di stare seduti in Parlamento?».

D’altra parte, era stata proprio la presidente della Camera, Laura Boldrini, a invocare, nel suo discorso di insediamento, una «Camera, casa della buona politica», come anche aveva garantito che sarebbe stata «la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato».
Ed è stata proprio Laura Boldrini – ma precisiamo che questo non ha nulla a che vedere con le donne e/o le troie – a scegliere come responsabile della comunicazione Valentina Loiero, figlia di Agazio Loiero, già deputato, senatore, ministro nel Governo Amato, presidente della Giunta regionale della Calabria, assolto per peculato, abuso d’ufficio e per concorso esterno in associazione mafiosa, ma condannato ad un anno di reclusione in Appello per il reato di abuso d’ufficio (2012).

La storia va a finire, per  ora, che il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ha deciso di revocare l’incarico all’assessore al Turismo Franco Battiato: “Affermazioni inaccettabili, quando si sta nelle istituzioni se ne deve rispettare la dignità. Quando si offende il Parlamento, si offende tutto il popolo italiano e ciò non è consentito a nessun componente delle istituzioni”.

La risposta di Franco Battiato, possiamo immaginarlo, sta nei versi di un motivetto, Up patriots to arms!, che imperversava – guarda caso ? – proprio nel 1980, mentre lobbies, partitocrazia e mafie si impossessavano dell’Italia e mentre tanti noi espatriavano ad arricchire paesi esteri o soccombevano nella miseria e nell’eroina.

Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena, potete stare a galla. E non è colpa mia se esistono carnefici, se esiste l’imbecillità, se le panchine sono piene di gente che sta male.

Up patriots to arms, Engagez-Vous! La musica contemporanea, mi butta giù.

Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso.
Chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam: noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre …

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Sicilia, rivoluzione o involuzione?

30 Ott

Alla fine, in Sicilia, andrà che il prossimo governatore sarà Rosario Crocetta con il sostegno del PD e dell’UDC, che hanno dalla loro circa 1 siciliano su 10. In tutto sono circa 35 seggi nell’Assemblea Regionale Siciliana su un totale di 90.

Pochi. Ed anche aggiungendo SEL, Verdi e IdV, scelti da quasi 1 siciliano su 50, difficilmente si arriva alla metà dei consiglieri.

Le alleanze possibili non sono molte: il Movimento Cinque Stelle, il Popolo delle Libertà, il Grande Sud.

Messo da parte il PdL, prendiamo atto che Cancellieri del M5S (18 seggi?) annuncia ‘niente alleanze’, mentre Miccichè del Grande Sud (15 seggi?) spara ‘morti vecchi partiti’, ma precisa, possibilista, che ‘fara’ sentire la sua voce e il suo peso in ogni decisione del governo’.

Dunque, staremo a vedere se l’Assemblea Regionale Siciliana si darà un ‘governissimo’ con PD, UDC, SEL, Verdi, IdV, MPA, FLi, Grande Sud, che potrebbe avere comunque una maggioranza risicata, visto che una quarantina di seggi saranno dell’opposizione.

Le alternative? Una difficile, l’altra spaventosamente possibile.

Difficile che proprio i partiti di Bersani, Casini e D’alema ‘sdoganino’ Beppe Grillo ed i Cinque Stelle, alleandosi con loro in una regione strategica per il voto politico del 2013. Sempre possibile che si inauguri, con una Grosse Koalition PD-UDC-PdL siciliana, la (nuova) stagione di una Terza Repubblica che non c’è.

Intanto, Rosario Crocetta annuncia che ‘è una rivoluzione’. Vai a capire quale.

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Sicilia, un disastro elettorale

29 Ott

Solo il 47,42% dei siciliani si è recato alle urne per votare il nuovo Consiglio Regionale ed eleggerne il Presidente: la metà circa dei cittadini ha preferito restare a casa.

Un segnale pessimo, considerato che si tratta di una regione autonoma, che si tratta di un’isola nel bel mezzo del Mediterraneo, che si tratta della Sicilia, terra orgogliosa e vessata.

Come se non bastasse, Nello Musumeci (Pdl), Rosario Crocetta (Pd-Udc) e Giancarlo Cancelleri (M5S) si attestano tutti e tre su un consenso effettivo che non raggiunge il 20% dell’elettorato, ovvero che si aggiudicano intorno al 30% dei voti effettivi: un consiglio regionale diviso in tre.

Una regione ingovernabile, dunque, con un governatore privo del consenso necessario, con tre compagini che sulla carta sono l’un l’altra incompatibili, con un consiglio regionale privo di una effettiva maggioranza, con un elettorato frastornato e con le casse vuote.

Sembra il bollettino dell’Italia che verrà, tra qualche mese, subito dopo che gli italiani avranno votato.

Il dato positivo?
Uno solo, quello che di solito precede grandi rivolgimenti, come Irene Nemirovsky raccontava. Quello in cui tutti son sicuri che ‘nulla resterà lo stesso’ ma in cui nessuno ha idea di come sarà il futuro.

Se, in questo anno appena trascorso, c’era qualcuno (Monti, Napolitano, Scalfari, Casini) che voleva rendere l’Italia più stabile, bisogna dire che l’esito è stato esattamente l’opposto.

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