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Salvini: un’immunità che non conviene a nessuno

30 Gen

A quanto sembra fa paura davvero quello che è scritto nelle 50 pagine depositate dai magistrati riguardo il sequestro di persona dei naufraghi imbarcati sulla nave militare Diciotti: una nave militare addetta al soccorso in mare che viene interdetta allo sbarco dei naufraghi, mentre a Catania erano pronti ad applicare le normali procedure, “manifesta il carattere illegittimo della conseguente condizione di coercizione a bordo patita dai migranti” , scrivono i magistrati.

Infatti, almeno secondo logica prima avviene lo sbarco, poi l’identificazione definitiva e la messa in sicurezza, infine si apre la questione della relocation.

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Foto Ansa

Nessuno – benchè meno Matteo Salvini – vorrebbe trovarsi con una condanna in primo grado per sequestro di persona (da tre a quindici anni nel caso dei minore di anni quattordici) e … poi l’Appello e poi la Cassazione, specialmente se si è anche  segretario federale di un partito che ‘vanta’ una pendenza di ben 49 milioni di euro per danni dello Stato.

Il problema nel problema è che con l’immunità il processo è solo sospeso e la prescrizione per un reato è pari al tempo di pena massima previsto più un quarto (15 anni + circa 4). Dunque, arriverà nel lontano 2037: Matteo Salvini (classe 1973) comunque avrà la spada di Damocle di dover essere rieletto in una delle due Camere italiane fino all’età di 65 anni, sempre sperando che in vent’anni non cambi qualche regola sull’immunità dei parlamentari.

In ambedue i casi una situazione molto scomoda e rischiosa, senza parlare del fatto che non è una cosa semplice rimanere ministro con un’accusa di sequestro plurimo di persona che è solo sospesa per via dell’immunità , se … tutti i pubblici impiegati sono soggetti alla sospensione cautelare in caso di procedimento penale  ….

Allo stesso modo, il M5S non avrebbe giustificazioni verso i propri elettori nel mantenere un “privilegio della casta” – l’immunità – proprio riguardo le decisioni di Matteo Salvini che una parte degli stessi grillini non condividevano: Di Maio, Toninelli e Conte apparirebbero come coloro che hanno messo da parte i principi fondamentali del Movimento, pur di governare con Matteo Salvini, il duro e puro che ha fermato l’invasione scafista, cioè la fine del Movimento Cinque Stelle e la nascita di partito vero e proprio.

E non è che dal lato della Lega andrà meglio, dato che l’immunità per Salvini accentuerebbe ancora di più l’unica immagine che offre agli elettori, cioè quella di estrema destra xenofoba con tanto di alleanze con Kacinsky, Orban e Le Pen.

Viceversa, inviando Matteo Salvini a processo, come accadrebbe a qualunque cittadino, i Cinque Stelle salverebbero faccia, elettorato e unità, la Lega potrebbe continuare ad attrarre elettori di centrodestra, il Governo del ‘Cambiamento’ ne guadagnerebbe in autorevolezza e, tenuto conto che gli Interni si renderebbero vacanti, si perverrebbe a quel “rimpasto di governo e tagliando del contratto” che il Premier Conte sollecitava già il 29 dicembre scorso.

Ed il processo sarebbe un’ottima tribuna mediatica per Matteo Salvini, che non ha nulla da temere, anzi solo da guadagnare, se è convinto delle sue buone ragioni e della legittimità dei propri atti. 

Demata

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Come voterà la Giunta del Senato non è dato saperlo, ma gli inviti a ben riflettere sul potenziale ‘collasso’ della situazione politica arrivano da più parti, di cui alcuni di seguito tra i più interessanti.

Intanto, riguardo il salvataggio a Cinque Stelle e la storia della responsabilità collettiva e dunque ‘politica’, ci sono delle vistose falle, se – come sottolinea Alessandro De Angelis, vicedirettore di L’Huffington Post – “i Cinque Stelle, politicamente parlando, sostengono che Salvini ha agito in modo collegiale rispetto al governo, e dunque sulla base di un interesse nazionale, ma lo spediscono col loro voto davanti ai giudici per sequestro di persona.
Rischiando poi di finirci anche loro, perché potrebbero essere chiamati in correità ai sensi dell’articolo 100 del codice penale Di Maio, Toninelli e Conte, se hanno avuto una responsabilità nel verificarsi dell’evento. Prima ancora che a una eventuale crisi di governo, siamo di fronte a una crisi della logica“.

 

Roberta Lombardi, Deputata M5S uscente e consigliere della Regione Lazio scrive oggi con  grande lucidità che “votando favorevolmente all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, il M5S e la Lega hanno una grande opportunità:

  • il M5S di confermare e rafforzare la propria identità ribadendo che su etica e legalità non facciamo sconti a nessuno né all’interno delle nostre fila né tanto meno a un nostro alleato di Governo
  • la Lega, e Salvini in primis, di dimostrare che non ha nulla da temere perché ha piena fiducia nel proprio operato, senza doversi così rimangiare la parola data rispetto a quanto dichiarato inizialmente sulla sua disponibilità a sottoporsi al giudizio della magistratura
  • il Governo del Cambiamento di dare, nel suo complesso, una nuova prova di tenuta e di convergenza d’intenti e di valori”. Viceversa, “Salvare Salvini ci costerà caro”.

 

Del resto il Fatto Quotidiano ha ben spiegato che “dopo l’insediamento del nuovo governo, il senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministero dell’Interno, pur rimanendo inalterata la procedura amministrativa” per assegnare il Pos (Palce of safety) “ha ritenuto di dare seguito a un proprio convincimento politico, che aveva costituito uno dei cardini della campagna elettorale quale leader del partito della Lega, secondo cui i migranti giunti nel nostro territorio nazionale non sbarcherebbero in Italia bensì in Europa con la conseguenza che il correlato problema dell’accoglienza dovrebbe essere gestito a livello europeo, con una ripartizione degli Stati membri dell’Ue … Dunque l’unica vera ragione che ha indotto il ministro a non autorizzare tempestivamente lo sbarco è da rinvenire nella sua ‘decisione politica’ di attendere l’esito della riunione che si sarebbe tenuta” il 24 agosto al livello europeo per il caso”.

 

Un mondo e un metodo che non piace ai nuovi ‘giovani’, come scrive Linkiesta, se al Nord “c’è una generazione nuova, quella cresciuta con l’Erasmus, con i voli low-cost, internet, che i primi soldi che ha guadagnato erano euro che si affaccia anche nel mondo dell’impresa e che potrebbe essere in prima linea per la riscossa dell’Italia.”
E sono “quel quel popolo delle Partite Iva e sedotto dalla Flat Tax, che davanti alla disumanità ha deciso di non voltarsi dall’altra parte“, ad esempio inviando proprio alla Sea Watch beni di prima necessità prodotti nelle loro aziende …