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Salviamo Roma: il Comune FUORI dalle società partecipate

6 Gen

Tutti sanno che il parere dei revisori è ‘prescrittivo’, come lo è il Piano di Rientro, ecco cosa Roma doveva, deve e dovrà rispettare ed attuare nel proprio programma di bilancio e … cosa avrebbero dovuto promettere ai propri elettori i vari candidati a sindaco …

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  • Riduzione del 10% delle spese per la dirigenza e contrazione di 2,6% della quota non fissa del monte salari nelle spese di personale
  • solo il 40% delle economie derivanti dal blocco del turn over può concorrere a nuove assunzioni; il restante 60% delle economie va acquisito come ‘risparmio’
  • revisione di tutti i contratti di affitto adeguandoli ai valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare
  • rimozione dei debiti fuori bilancio nell’ambito della razionalizzazione di beni e servizi
  • risparmio di spesa del 30-40% derivante dalla revisione dei contratti di acquisto di energia elettrica per l’illuminazione pubblica – attualmente eccedenti la tariffa unica nazionale (sic!) – e interventi sugli impianti per il risparmio energetico
  • contenimento del 7% sulle spese di gestione delle mense scolastiche perchè eccedenti i valori Consip e riduzione degli oneri di spesa correnti per 10 milioni di euro, onde garantire l’incremento dei servizi di asilo nido
  • obbligo di spesa più che raddoppiata (da 20 a 47 milioni) per la manutenzione stradale, a tutela della sicurezza dei cittadini
  • risparmio di almeno il 30% sulle spese di assistenza sistemistica (informatica) attualmente “circa 8 volte quella desumibile dagli indicatori standard”
  • sostanziali risparmi nell’assistenza anziani – causati dalla segmentazione e dal mancato ricorso a procedure competitive di acquisto – da destinarsi al potenziamento del servizio stesso
  • revisione di tutti i contratti di fornitura (riscaldamento, elettricità, acqua, telefonia), per i quali “il Comune di Roma Capitale fa rilevare scostamenti significativi dagli standard nazionali”
  • recupero di circa 20 milioni annui dalla Regione Lazio ripristinando il contributo regionale per le residenze sanitarie assistenziali, su cui la Regione “ha legiferato in maniera non ortodossa, disponendo autonomamente un maggiore onere per il Comune”
  • riduzione di almeno il 25% della spesa per le assicurazioni RCA dei propri automezzi e cessione delle Assicurazioni di Roma, che “costituisce un unicum nel panorama nazionale e internazionale” e che “vista la morosità dei clienti, versa in uno stato di difficoltà”
  • dismissione di tutte le società partecipate che non svolgono attività strumentale a quella del Comune, perchè “lesive della concorrenza”
  • mantenimento delle società partecipate solo in quei casi in cui “la presenza di privati non è in grado di garantire l’erogazione di beni pubblici”
  • cessione o liquidazione da parte di AMA delle quote di Roma Multiservizi, Fondazione Insieme per Roma, Cisterna Ambiente, Centro Sviluppo Materiali, Società per il Polo Teconologico Romano, Acea, Consel Scarl
  • cessione o liquidazione da parte di Atac delle quote di Trambus Open, Bravobus, SMS Sicurezza Mobilità Consel Scarl, Banca Etica, BCC Roma, Polo Tecnologico
  • fusione pe rincorporazione di AMA con “AMA Soluzioni Integrate” e di Atac con OGR e con “Atac Patrimonio”
  • cessione o liquidazione di Servizi Azionista Roma, Roma Patrimonio, Agenzia Turistica per il Lazio, Agenzia Comuale tossicodipendenza e delle quote in BCC Roma, Alta Roma, Centrale del Latte
  • salvataggio di Farmacap salvaguardando i profili di economicità e solo entro le finalità istituzionali
  • incorporazione di Cargest e del Centro Ingrosso Fiori nel Centro Agroalimentare Romano, per la gestione diretta e non dei mercati ortofrutticoli ed ittici all’ingrosso di Roma e dintorni.

Questo è quello che il comune di Roma deve fare da anni: non c’è riuscito Gianni Alemanno, idem per Ignazio Marino, adesso tocca a Virginia Raggi.

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Prima della ‘volontà popolare’ c’è sempre la legge di bilancio: senza denari non si cantano messe, per questo i Cinque Stelle litigano e non sanno a che santo rivolgersi.

Lo sanno bene Andrea Bernaudo, coordinatore PLI per l’Area Metropolitana di Roma, i liberali romani e quanti amano questa città.
Salviamo Roma.

Demata

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Milleproroghe? No, grazie …

18 Feb

Era il 2005 quando tra mille polemiche vide alla luce il primo ‘decreto Milleproroghe’, necessario a prorogare norme non convertite in legge o emanare disposizioni urgenti per materie in cui non si è pervenuti a legge organica.

Questo strumento, nato come misura eccezionale perchè la consueta finanziaria di Natale non era pervenuta ad accordo, è stato riproposto in tutti gli anni a seguire, eccetto che nel 2012, quando il governo Monti anticipò le mosse con la stangata di Natale.

E c’è passato di tutto nei decreti Milleproroghe …

Ad esempio, le micidiali – come oggi sappiamo bene – normative sulle discariche del 2006 o le deroghe nel settore delle infrastrutture e dei trasporti e la modifica del patto di spesa sanitaria delle Regioni del 2007.
Del 2008 ricordiamo l’ulteriore slittamento del termine entro il quale effettuare le assunzioni di personale pubblico già programmate per l’anno 2008 e la liberalizzazione del telemarketing tramite l’autorizzazione alle chiamate pubblicitarie anche senza il consenso dell’utente.
Peggio ancora il 2009, quando si cancella la norma sugli edifici ecologici e si concede alle aziende la possibilità di usare, per la propria attività promozionale, le banche dati tratte dai vecchi elenchi telefonici.

Per non parlare dell’eterna proroga del commissario per il terremoto dell’Irpinia del 1980 e quella del commissario ai rifiuti di Palermo …

Queste le perle – solo alcune – inserite in un ammasso di regole e regolette, condite con disposizioni di spesa, che spesso non potrebbero essere approvate tout court se rese leggi a pieno titolo.
Nel caso del Milleproroghe in corso di approvazione, ad esempio, la proroga nella messa in opera del sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri), per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, e per i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Campania che diventerà operativo tra un anno e non tra un mese.
Il tutto mentre non si comprende perchè il Sistri non debba funzionare su tutto il Paese, visto che i rifiuti in Campania sono arrivati da altre regioni.

O che non riuscirebbero a sopravvivere al battage mediatico, se discusse in Parlamento, come ad esempio gli sfratti per «morosità incolpevole» di persone (famiglie) che hanno perso il lavoro ‘ope legis’ senza un corrispettivo aiuto sociale, come nel caso degli esodati.
Piove sul bagnato, raining stones …

A cosa serve il Milleproroghe?
Ad avere la prova documentale dell’incapacità a governare in modo organico.
Altro che Spending Review triennale (quella vera e non quella di Mario Monti) altro che programma di governo e di riforme.

Ecco qualcosa che potrebbe prometterci Matteo Renzi: mai più Milleproroghe. Le cose vanno fatte per tempo.

originale postato su demata