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Spostare il carico fiscale … verso il basso

29 Feb

Non tutti sanno che il 50% del gettito fiscale italiano è dato dalle tasse che 4-5 milioni di contribuenti pagano. Un 10% circa di italiani, quelli che dichiarano redditi superiori agli 80-100.000 Euro, sostiene circa metà del carico fiscale.

Essendo a conoscenza di questo dato, non resta che chiedersi cosa possa intendere il professor Mario Monti, persona insigne per la quale “parla il curriculum”, con l’espressione “sposteremo il carico fiscale”.

Più tasse ai disoccupati, agli invalidi ed ai precari?

Dopo quello che hanno combinato con le pensioni, forse, c’è da preoccuparsi.

 

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Qui ci vuole Napolitano

28 Feb

E’ un po’ di tempo che non si sente la voce del Presidente Napolitano, l’uomo che “ci ha messo la faccia” con i cittadini, a Bologna od in Sardegna, mentre Mario Monti raccoglieva elogi stranieri ed il Governo era comodamente assiso a Roma.

Un presidente recentemente fischiato per colpe non sue, ma di altri.

A partire dai media, che quattro mesi fa seppellivano l’Italia sotto una coltre di “cattive notizie”, in parte rivelatesi troppo frettolose o pessimistiche, in altra parte palesemente “speculative”, e che oggi annunciano che i titoli italiani sono andati benissimo, mentre i dati confermati segnalano che l’Italia sta peggio e non meglio.

Mai chiedersi un perchè o un per come, mai.

Per passare ai partiti o meglio il Parlamento, che dovrebbe essere per lo meno il luogo dove appetiti e monopoli trovano una composizione di utilità generale e che – almeno per la sensazione che se ne riceve dall’esterno – sembra una sorta di bazar dove voti, prebende, incarichi ed appalti sono gli argomenti oggetto dell’interesse generale.

Dove tutto ha da cambiare purchè nulla cambi.

Arrivando alle “amate banche italiane”, che oggi rappresentano il non plus ultra della stratificazione finanziaria – di poteri e di risorse – avvenuta duranti i primi 30 anni dell’Unificazione Italiana e che vede i cosiddetti “poteri forti” – sempre toscani, romani, piemontesi, veneti – impossessarsi del prodotto degli italiani, tramite il controllo della valuta: Banca d’Italia e Lira prima, Euro e Bond di Stato oggi.

E così accade che nessuno avrebbe pensato che Unicredit si salvasse acquistando titoli di Stato italiani, ricavando un interesse del 7% vista la situazione di fibrillazione politica e mediatica italiana. Eppure, è accaduto.

E arriviamo ai Sindacati, la cui grande colpa è nel non mettere in luce – causa i soliti affarucci di bottega – quanto le “liberalizzazioni” potrebbero e dovrebbero fare nel campo dell’istruzione, della formazione, dell’editoria, dei servizi sanitari, del sistema consortile, del sistema pensionistico, eliminando prebende e privilegi, esenzioni e sprechi, sussidi e compensazioni.

Basti vedere come è andata per le pensioni e cosa hanno ricevuto in cambio di una tessera sindacale, pagata per 30 anni, i lavoratori cinquantenni.

Non è, dunque, di Giorgio Napolitano la responsabilità politica del Governo Monti, ambizioso e, talvolta, arrogante, ma delle defezioni – politiche, mediatiche, imprenditoriali, sindacali – che hanno permesso la composizione di un governo “ad alto rischio di conflitto di interessi”, il procastinarsi della manovra “Salva Italia”, arrivata con un tale ritardo da dover essere votata a forza, l’esultanza per una decretazione d’urgenza che, salvo gli F-35, non conteneva particolari misure a ricaduta “di cassa” immediata, l’esitazione dei sindacati dinanzi ad una legge abnorme come l’elevamento dell’età pensionabile, “fulmine a ciel sereno”.

Presidente, riprenda a bacchettare “gli italiani”, che il governo, ormai, non riesce a votare due liberalizzazioni due ed i partiti di legge elettorale sembra proprio che non se ne vogliano occupare.

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Tagli ai Comuni, lacrime di coccodrillo

15 Set

Arrivano i tagli ai Comuni e scoppia la protesta dei Sindaci, ma non quella dei loro cittadini. E’ evidente che i cittadini abbiano seri dubbi sulla efficacia dele spese comunali e sull’efficienza dei servizi offerti.

E’ un dato sintomatico che dovrebbe far riflettere personaggi di rilievo come Gianni Alemanno e Piero Fassino, che di politica nazionale e di finanza pubblica dovrebbero intendersene.

D’altra parte, al di là della retorica leghista, che a tutt’oggi deve ancora cimentarsi con la governance di una città medio-grande, se una falla c’è in Italia, dalla quale passano sprechi su sprechi sono proprio i Comuni.

Sussidi e servizi sociali, progetti esternalizzati, manutenzione stradale, sicurezza sul territorio, decoro urbano, sostegno al commercio, piano regolatore, edilizia sociale: sembra l’elenco dei buchi neri dell’economia italiana.

I nostri sindaci dovrebbero rendersi conto che è grazie ai Comuni, se siamo un paese dove, ormai, abbiamo sussidiati di terza generazione, strade impercorribili, commercianti vessati, artigiani al lumicino, degrado e criminalità, flussi migratori incontrollati.

E’ utile evidenziare che, al secondo condono edilizio “di massa”, in un paese normale avrebbero arrestato tutti i sindaci che avessero permesso, negli anni, quello scempio.

E’ una questione culturale, ovvero se il Sindaco si occupa della cosa pubblica o delle istanze del territorio: nel primo caso è utile a tutti nel secondo solo a se stesso ed a chi lui vuole ascoltare.

Manovra insufficiente: ci vuole il coraggio di un Presidente

15 Set

Queste le misure del Governo per risanare la finanza pubblica italiana che porteranno qualche quattrino nelle casse dello Stato:

  • Iva al 21%
  • Contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300 mila euro
  • Comuni e Regioni potranno dal 2012 aumentare l’addizionale Irpef
  • Meno agevolazioni per le Coop
  • Addizionale del 10,5% per le società di comodo
  • Taglio del 10-20% delle indennità parlamentari
  • Accorpamento dei Comuni sotto i 1.000 abitanti
  • Nuove lotterie e aumento dell’accisa sui tabacchi

A queste vanno ad aggiungersi il Tfr degli impiegati statali ritardato di 24 mesi per le pensioni di anzianità ed un assemblato di misure aleatorie, come lo “spendig review” di un governo che i conti non li fa mai giusti, la promessa di eliminare le Provincie, le liberalizzazioni che escludono farmacie, taxi e tirocini professionali, gli scontrini fiscali sulle spiaggie.

Infine, si promettono tagli ai ministeri per 6 miliardi nel 2012 e la riduzione del 10% dei dirigenti statali, ben sapendo che questi costi (maggiorati) saranno assorbiti dagli Enti Locali con il Federalismo.

Intanto, Berlusconi vacilla sotto l’incalzare dei magistrati napoletani, il Partito Democratico è paralizzato dalle lobbies finanziarie che lo sorreggono, il Terzo Polo è pressochè ignorato dai Media, metà dell’elettorato potrebbe non andare a votare in queste condizioni, la Lega regredisce politicamente sempre di più.

E’ una situazione che va avanti da un anno ormai, con il nostro Presidente che ha sempre concesso al nostro Governo quei 30-60 giorni che gli sono serviti per tenersi in sella. E’ accaduto a Natale quando Berlusconi ebbe il tempo di ricostruire una maggioranza, grazie a Scilipoti e altri, è accaduto ad agosto, quando Governo e Parlamento stavano andando in ferie, lasciando il Paese con le finanze al lumicino, i mercati indiavolati e l’Europa in allarme rosso.

Tra una settimana o poco più, saranno trascorsi 60 giorni da quando i mercati e l’Euro ci hanno “attenzionati” e questa manovra è il massimo che riescono a fare questo Governo, questo Parlamento, questi Partiti.

Una manovra “piccina così”, decisamente insufficiente, che non ferma gli sprechi e le prebende, che non rilancia il paese, che è fortemente recessiva, come in Europa qualcuno inizia a lamentare.

Si sta avvicinando l’ora del Presidente, il giorno in cui, approvata questa infima manovra, l’Italia ufficializzerà l’incapacità di questo Governo e di questo Parlamento e ricorrerà al governo tecnico istituzionale per andare a votare con una manovra un po’ più salda e con una legge elettorale decente.

Una decisione coraggiosa, degna di un uomo fedele all’Italia ed agli italiani, che può essere presa solo dall’unico tra noi al quale la Repubblica concede, con mille limiti, il potere del re e del padre di famiglia.

L’alternativa, la Grecia, è sotto gli occhi di tutti: turbolenze finanziarie, agitazione di piazza, recessione e stagnazione, incapacità politica, corruzione e declino.

Processo Berlusconi, cosa accadrà?

15 Feb

Marco Castelnuovo, per La Stampa, scrive oggi  che “ora che è stato rinviato a giudizio Berlusocni ha davanti due strade.
La prima è quella di dimettersi per sgombrare le nuvole che addensano su Palazzo Chigi. … L’altra strada è quella di dare una scossa vera: … ha ancora pochi mesi per cercare di lasciare un ricordo che non sia solo quello del suo rapporto con Ruby.
Quello che non può continuare a fare è starsene a Palazzo fermo, in attesa che passi questa tempesta, che tanto presto non passerà.”

Veramente c’è la terza opzione, quella che l’editorialista esclude: Berlusconi potrebbe continuare a starsene a Palazzo fermo.
E’ quello che fa da quando è stato rieletto ed è quello che ha fatto dal 2003 al 2005.

La differenza tra un opinionista ed un analista è che il secondo esprime delle stime e non delle opinioni.

Il dato di fatto è che, siamo fermi dai tempi del governo Amato (l’ultimo della prima repubblica) ed il primo governo Prodi.
La riprova è nella nuda brutalità dei fatti e nelle loro datazioni.

Lavoro? Siamo ancora alla Bassolino con correttivi di Biagi.
Pensioni? Peggio ancora: il concept è ancora quello della “momentanea” riforma Dini.
Riforma della giustizia e riforma elettorale? Zero, a cosa serviranno mai?
Aziende di Stato? Tutte in capo al MEF, come (incautamente?) Prodi fece.
La Brunetta? Praticamente, è il dlgs 165-2001 ribadito (si fa per dire) dopo 10 anni di inerzia.
Riforma Gelmini? Le norme vigenti nel 1994 con in più la flessibilità.
Relazioni sindacali? Ferme dai tempi di Bassanini e di un incipit di riforma mai avvenuta. Infrastrutture meno zero, se partiamo dallo smantellamento dell’IRI.
Welfare, zero più i “tagli lineari” di Tremonti del 2002. Sanità? Tutti salvi eccetto i malati, la spesa non cala e le tasse regionali anche.
Professionisti ed artigiani evasori? Zero, mai che ne trovino uno.
Patrimonio culturale? Meno del meno.
Federalismo e decentramento? Zero, bollati di avere conti poco affidabili, di essere, nei fatti, un forte accentramento su Roma, di non garantire correttivi e compensazioni adeguate. Banche ed assicurazioni? Zero, meglio lasciare l’INPS ai sindacati.

Esteri, zero più Libia, Russia ed Ucraina.
Condoni, droga, prebende, corruzione, prostituzione? In aumento.

Silvio continuerà a starsene, almeno per un po’, a Palazzo fermo … è quello che sa fare meglio dato che a molti di noi, alla fin fine, fa anche un piacere.

Legittimo impedimento: una legge illegittima

13 Gen

La Consulta della Corte Costituzionale avrebbe in parte bocciato le norme sul legittimo impedimento, che il governo aveva varato per mettere Berlusconi al riparo dai suoi troppi processi, tra cui quelli inerenti i casi Mills, Mediaset e Mediatrade.

Resta, dunque, affidata al giudice la valutazione del “legittimo impedimento” tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa, tutela della funzione di governo e leale collaborazione tra poteri.

La suprema corte ha anche escluso ogni automatismo, nell’ambito dell’elenco di attivita’ indicate come impedimento per premier e ministri, lasciando al giudice la valutazione della differibilita’ dell’udienza per concomitanza di impegni istituzionali.

Sono confermati, dunque, i dubbi di seria incostituzionalità sul provvedimento di legge, per altro approvato in Parlamento e firmato dal Presidente della Repubblica.
Non è la prima volta, nel corso di questa legislatura, che la Magistratura si ritrovi a dover contraddire norme predisposte dal Governo e firmate dal Presidente, magistrato ante litteram, senza apparentemente batter ciglio a fronte di veementi proteste parlamentari e popolari.

Adesso, finalmente, sappiamo con certezza che alcune norme sul legittimo impedimento non andavano firmate perchè non costituzionali

… speriamo non accada di nuovo.