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Preside vieta il presepe: è discrimazione?

5 Dic

All’istituto De Amicis nel quartiere Celadina di Bergamo non ci sarà alcun presepe: il dirigente scolastico, Luciano Mastrorocco, l’ha vietato perchè “la scuola pubblica è di tutti e non va creata alcuna occasione di discriminazione”.

E come dargli torto, se parliamo di scuola primaria (le elementari di una volta) e se i bambini si troveranno per giorni e giorni con pastori e angioletti, Marie e Re Magi, buoi e asinelli fino al Bambin Gesù, non nelle ore che il Concordato ai cattolici per l’Insegnamento della Religione Cattolica, ma nell’intero arco della giornata.

Viceversa,  Matteo Salvini, il segretario della Lega dalle radici celtiche e padane,  prima commenta su Twitter: “Pazzesco. E’ questo modello di ‘scuola’ che dovrebbe educare nostri figli?” e poi rimarca “Perché togliere ai bambini, di qualunque razza e cultura, il bello del Natale? Sabato pomeriggio il presepe a quella scuola lo porto io?”.

Beh, caro dottor Salvini, se parlassimo di Natale, in vece del presepe, proprio i cattolici dovrebbero allarmarsi, visto che quell’albero sempreverde carico di luci e doni ricorda a tutti noi la festa di Yul, il creatore dei mondi adorato dagli Indoeuropei.
Di cristiano non c’è assolutamente un bel nulla nell’albero di Natale … vai a capire perchè ne alzano uno ogni anno anche a San Pietro.

E’ giusto far crescere i figli secondo il nostro credo, poi da grandi saranno liberi se seguirlo oppure no? E quale modello di ‘scuola pubblica’ dovrebbe educare nostri figli?

Certo che è giusto educare i propri figli come si crede a casa propria, ma la scuola pubblica deve fornire istruzione e formazione ‘pubblica’, mentre la religione riguarda la sfera privata dei cittadini.
Dunque, la questione non è se la scuola pubblica debba festeggiare il Natale o fare il Presepe o dipingere uova dedicate a Ostara per la ‘santa’ Pasqua, insegnando contestualmente che c’è un dio, un vangelo e un paradiso … il punto è se dei genitori fermamente cattolici possano iscrivere senza sovracosti i figli in scuole ‘confessionali’ che provvedano anche all’educazione religiosa che preferiscono.

Quanto alla scuola pubblica ‘come dovrebbe essere’ i cristiani farebbero bene  – se vogliono meritarsi il paradiso in cui credono – a ‘amare gli altri come se stessi’, ovvero tentare di mettersi nei panni degli altri.

Crocifisso fra' Umile da PetraliaAd esempio, se vostro figlio non avesse un’educazione cristiana, come la vedreste se nella sua classe – fin dai tre anni – viene esibito un uomo morente, affisso e torturato su una croce? Pensate che possa essere un bello spettacolo per un bimbo?
Eppure la Costituzione Italiana – all’art 7 – prevede che si possano obbligare tutti gli uffici e tutte le classi delle nostre scuole ad affiggere non il ritratto gioioso e accogliente di Maria (Fatima, Ostara, eccetera), ma il corpo seminudo e afflitto di un moribondo.

Oppure, le ore di ‘Insegnamento della religione cattolica’ che in una scuola primaria equivalgono o superano quante date per l’inglese ed assommano all’8% del monte ore complessivo nelle classi a modulo. Praticamente parliamo di cinque euro su cento degli stipendi dei docenti di scuola primaria che se ne vanno per insegnare la religione cattolica ai nostri bimbi: oltre 25.000 docenti di religione cattolica, selezionati dal Vaticano, con una spesa di ben oltre un miliardo di euro annui.
Siamo sicuri che se i cittadini avessero un’effettiva possibilità di scelta (ad esempio meno religione più teatro) ci troveremmo in questa situazione?

Quanto alla ‘tradizione’ italiana, per un cattolico è un trauma ed un’imposizione dover accettare dei limiti ‘a casa propria’, ma se nelle scuole si fosse insegnata un po’ più di storia in vece della religione, forse anche loro sarebbero a conoscenza che la Santa Sede non può vantare un effettivo e legittimo dominio neanche su Roma – mai donata  come ben ricordavano Pasquino e Trilussa – come anche che prima dell’Unità d’Italia solo i Savoia reggevano uno stato ‘confessionale’, gli altri stati addirittura si rifiutavano di versare l’Obolo di San Pietro.

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                                Prezzario calici e ostiari

L’Enciclopedia Treccani chiarisce che “per quanto riguarda la Costituzione repubblicana, a differenza di altre esperienze costituzionali (I emendamento Cost. U.S.A. 1787; artt. 135 ss. Cost. Germania 1919; art. 1 Cost. Francia 1946; art. 2 Cost. Francia 1958; art. 41 Cost. Portogallo 1976; art. 16 Cost. Spagna 1978), manca nel testo costituzionale un’affermazione testuale del carattere laico del nostro ordinamento”.
Inoltre, l’art. 8, co. 1 della nostra Costituzione afferma solo che «tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge»: altro è scrivere che “la differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici” come nella legge Sineo 735/1848 oppure, ancora meglio, che “ognuno professa la propria religione con una libertà eguale ed ottiene per il proprio culto la stessa protezione” come all’art.5 della Costituzione francese del 1830, che tanto dovrebbe piacere a Marine le Pen, alleata di Salvini in Europa.

Ma, soprattutto, i cristiani dovrebbero rileggere o rivedere “Natale in Casa Cupiello” di Edoardo de Filippo, opera in cui il ‘diritto a non amare il presepe’ è uno dei temi centrali della vicenda. Ma in questo caso il presepe è simbolo di uno spazio alternativo alla realtà, il luogo del sogno, della creazione  e della contemplazione della scena umana.
Un luogo – agli occhi di Lucariello – dove dominano i pastori, gli angeli, gli artigiani, le donne, il teatro della vicenda umana, mentre l’unico assente è proprio il Bambin Gesù che arriverà solo a scena ultimata, proprio come Tommasino, il figlio del protagonista al quale ‘nun ce piace o’ presepio’.

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Un teatro, un luogo della rappresentazione che dovrebbe esistere tutto l’anno nelle nostre scuole e non solo per la fede in un dio,  bensì per dare uno spazio all’immaginazione dei bambini che lo costruiscono.

Alla fine del percorso, messi in chiaro quali potrebbero essere i punti di vista degli ‘altri’, la questione del ‘presepe’ a scuola si risolve in pochi termini:

  1. una scuola pubblica non da spazio ad educazioni di tipo confessionale, peggio ancora se trattasi di atti cultuali come presepi o icone come i crocefissi
  2. per le madonne, angeli e santi vari, includendo alberi e babbi natale, la questione sarebbe diversa – incredibile ma vero – dato che, in un modo o nell’altro, sono tutti venerati o rispettati nelle altre religioni, essendo stati assorbiti dalla Chiesa  nell’opera di sincretizzazione e colonizzazione culturale sviluppata nel corso dei secoli
  3. i cittadini che vogliono un’educazione confessionale devono poterlo fare, ma, come a loro non deve essere accollato il costo dell’istruzione di base, altrettanto non può accadere che lo Stato spenda per l’educazione religiosa confessionale
  4. il fatto che la nostra Costituzione, all’articolo 7, contenga delle clausole ‘esterne’ e non rese adeguatamente pubbliche è un serio problema di democrazia, non solo quella ‘astratta’ del diritto ad essere chi si vuol essere senza ‘suggeritori’, ma anche e soprattutto quella ‘sempliciotta’ dei contabili o di chi produce e vuol capire che fine fanno i soldi versati come tasse.

Quanto a Matteo Salvini ed il Centrodestra, piuttosto che reclamare il presepe in un luogo che è di tutti, pagani e atei inclusi, perchè non perorare la giusta causa delle famiglie ad iscrivere i figli in scuole confessionali che ricevano un equo finanziamento dallo Stato e perchè non permettere, per gli studi dopo la scuola dell’obbligo, che le fondazioni educative possano operare in una condizione di libero mercato?

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Castellammare: il santo omaggia il boss?

20 Gen

A Castellammare di Stabia, un comune di 65.000 abitanti nella provincia di Napoli, per il secondo anno consecutivo “il corteo con la statua del santo patrono locale, San Catello, si è fermato davanti alla casa di un noto esponente dei clan camorristici”, affiliati al boss D’Alessandro, che operano sul territorio.

Lo riporta La Repubblica, precisando che il Sindaco, Luigi Bobbio, a quel punto si è tolto la fascia ed ha abbandonato la manifestazione religiosa.

Secondo il quotidiano, il corteo con la statua del Santo, dopo aver fatto sosta davanti alla ex Caserma Cristallini per consentire una pausa ai portantini, si fermava inspiegabilmente, pochi metri dopo, davanti all’abitazione del pregiudicato, la cui figlia, dal balcone, lanciava invettive al sindaco.

A quanto pare, già l’anno scorso il sindaco aveva polemizzazto con il vescovo Felice Cece, riguardo il percorso della processione, ma, soprattutto, aveva chiesto il certificato antimafia i portantini della statua del Santo Patrono in processione ed un percorso programmato per il corteo.

La reazione del vescovo? “”Invoco la protezione di San Catello sui portantini” …

Eppure, proprio una nota ufficiale del Prefetto di Napoli, Andrea de Martino, segnala infiltrazioni della criminalità organizzata nell’organizzazione di celebrazioni religiose.

Considerato che i prelati godono di una particolare immunità, non resta che chiedersi se il Vaticano si sia dotato, come tanti altri stati, di una Direzione Antimafia.

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Manovra iniqua, le alternative c’erano

7 Dic

Secondo un sondaggio di Repubblica “Per il 70% del campione la manovra “non è equa”. Gli elettori di 4 dei 5 principali partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv) la giudicano negativamente con percentuali oscillanti dal 63% (Pd) al 70% (Pdl). Anche coloro che fanno riferimento ad altre forze politiche si esprimono negativamente con percentuali molto elevate (73%).

La Manovra è iniqua, ma anche incerta e, forse, aleatoria, come scritto ieri (Perchè la manovra non funzionerà).

E così andando, il professor Monti inizia a mettere le mani avanti: “Con questa operazione che è di rigore, di equità e di crescita, io ho chiesto agli italiani molti sacrifici, ma c’era il rischio, molto concreto, che lo Stato non potesse più pagare, che gli stipendi non potessero più essere pagati, che le pensioni non fossero più pagate. Non abbiamo da guardare molto lontano: la Grecia è la rappresentazione di che cosa sarebbe potuto accadere in Italia“.

Anche lasciando da parte la questione “equità” che fa acqua da tutte le parti, il discorso dei “professori” è alquanto inesatto e pro domo sua …

Basti dire che l’Italia non può fare la fine della Grecia, avendo 10 volte la popolazione del piccolo stato europeo, ma, soprattutto, un’infrastruttura industriale da G8 ed un PIL enormemente superiore.

E’, viceversa, vero il default della spesa dello Stato, incombente su gennaio prossimo, ma è altrattanto corretto ricordare che erano almeno tre anni che alcuni, inascoltati, esperti avevano prefigurato tale disastro a tale scadenza. Chissà perchè nessuno ne abbia mai parlato tra autorevoli professori, esimi politici e sinceri giornalisti …

Lacrime di coccodrillo, ecco cosa emerge dalla dichiarazione del Presidente del Consiglio che afferma: “quando abbiamo capito che occorreva chiamare a contribuire i pensionati, anche quelli con livelli molto bassi, appena superiori alla fascia minima, be’, lì siamo stati molto in difficoltà” ed è in quel momento “che abbiamo deciso di chiamare a contribuire coloro che avevano usufruito dello scudo fiscale.” (ADN-Kronos)

Se si voleva equità, era il caso di partire dai capitali scudati ed eventualmente arrivare alle pensioni, non viceversa, ma soprattutto incidere sui costi della politica, anche perchè la Fornero, solo sei mesi fa su Sole24Ore, scriveva che “la riduzione, trasparente e controllabile, dei costi della politica, ivi inclusi i privilegi pensionistici, appare perciò una condizione ineludibile affinché queste nuove correzioni, pur tecnicamente valide, siano anche socialmente accettabili.

Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo.

Come, altrettanto, sarebbe bastato estendere a tutti il sistema contributivo e bloccare i pensionamenti per un anno, magari incidere fiscalmente sui TFR e/o ridurre gli stipendi della Pubblica Amministrazione del 10% oppure, ancora meglio, fissare un tetto alle pensioni d’annata ed oversized, se il problema era il default di gennaio prossimo: tutte le altre misure pensionistiche incidono sul decennio a venire, al momento non servono a nulla, neanche a ridurre gli accantonamenti che l’INPS e il MEF dovrebbero fare e che, come apprendiamo dalle finanziarie da anni, non è detto che vengano sempre e comunque fatti …

Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Oppure dell’ICI e dell’esenzione fiscale di cui gode il clero, il cui gettito sarebbe elevato, anche in condizoni di agevolazione, e che nessuno considera oppure delle Provincie e dei piccoli comuni, che sembrava cosa già fatta e che sta prendendo un’altra piega.

Le bugie hanno le gambe corte ed il naso lungo …

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Undicesimo monaco suicida per protesta in Cina

21 Nov
 Una monaca tibetana, Palden Choetso di 35 anni, si è data fuoco, nella città di Dawu, provincia di Sichuan, per protestare contro la repressione religiosa e l’occupazione cinese del Tibet.
Il fatto, accaduto il 3 novembre scorso, sarebbe passato inosservato se non fosse stato per un video amatoriale (link) che documenta il fatto.
E’ l’undicesimo suicidio per protesta che accade nel 2011.  La donna ha urlato lo slogan “Per un Tibet libero”, prima di darsi fuoco.
La Cina Popolare occupa, da diversi decenni ormai, le regioni del Sichuan,dove nacque il culto buddista shaolin, e del Tibet, dove è molto diffuso il buddismo lamaista.
Il regime di Pechino è arrivato a rapire e deportare il futuro Dalai Lama, visto che i tentativi di imporre un “buddismo di Stato” non sono andati a buon fine.
Il tallone d’achille del gigante orientale è la libertà di espressione ed, in particolare, quella religiosa, visto che in Cina il “modello” è quello orwelliano.
E’ davvero intollerabile che gli Stati occidentali non osino protestare contro questa barbarie, solo per il tornaconto dei propri governi corrotti ed inbebitati fino al collo e per quello delle proprie “compagnie delle indie”, che devono produrre “a meno del meno” pur di innalzare gli utili.
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Roma, omofobia ma non solo

18 Lug

“I reati a Roma secondo dati certi fino al dicembre 2010, sono in calo, c’e’ stata infatti, una riduzione del 2,18% e anche per i primi mesi del 2011 si riscontra la stessa tendenza”, questi i dati della Prefettura di Roma per il 2010.
Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro,  durante l’incontro del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Palazzo Valentini, ha anche precisato che gli omicidi volontari si sono ridotti dai 28 del 2009 ai 9 del del 2010 e come non ci sia nessun riscontro che provi che Roma sia sotto il controllo di organizzazioni criminali.
Del resto, la cosa non meraviglia, se già un analogo rapporto, relativo al 2008, raccontava una criminalità in calo per la provincia di Roma.

Va tutto bene, anzi meglio di prima, e Roma è l’unica città al mondo dove droga, pizzo, usura, gioco non siano sotto il controllo di una mafia, italiana o straniera che sia.
Tutto vero? Forse no.

Infatti, per il 2008, parliamo sempre di 7 stupri denunciati ogni 100 mila abitanti (320 l’anno), che sono tanti, quasi uno al giorno, il 7% del totale nazionale. E poi c’erano  ben 3,62 borseggi (circa 15.000 l’anno) e una rapina ogni 1000 abitanti (circa 4300 l’anno), sempre restando alle denunce, e quasi una frode informatica ogni 500 abitanti  (oltre 7mila l’anno), neonati inclusi.

Certo non siamo a Bologna, che vede il 3,1% delle imprese subisce danni o attentati e l’1% ha denunciato frodi informatiche, dove gli stupri ogni 100mila abitanti erano addirittura 11,5 e dove si verifica il record italiano di furti negli esercizi commerciali.
Od a Milano, al primo posto per i furti, i danneggiamenti e le minacce e, da sempre, la “città criminale” d’Italia, con le gang, le sale da gioco e l’azzardo, la prostituzione e la cocaina.
Certo, c’è sempre Napoli a portar la nomea, ma, anche in questo caso, se parliamo di rapine ed usura la Capitale segue a ruota.

Ci sarebbe da aggiungere che in una città ridotta a brandelli, tra palazzinari, degrado, incuria, movidas e aggregazione “sociale”, è evidente che una bella quantità di reati contro il patrimonio non siano non solo denunciati, ma addirittura percepiti come tali.  
Come anche che solo allo Stadio Olimpico (e dintorni) assistiamo ancora alle devastazioni che masse di ultras (non quattro gatti) sono più o meno liberi di commettere.
Oppure, annotare che, in quella che viene dipinta come una tranquilla metropoli internazionale, si verifichino così tante aggressioni omofobe, spesso non denunciate per timore di rappresaglie.

Possibile che quegli stessi bulli, che lasciano così evidente traccia di se a danno di cose e persone, trascorrano il resto della giornata nella legalità più assoluta?
Non credo proprio.

Coppie omosessuali, l’ONU ed il diritto di culto

15 Lug

Il Vaticano è allarmato per la «road map» Onu sui diritti dei gay fissata dall’ONU, in quanto teme che il riconoscimento di una piena parità giuridica possa prestarsi alla rivendicazione del matrimonio religioso tra due uomini o due donne.
Infatti, la “norma” che arriva dal contesto internazionale non permette alcuna distinzione morale, politica o giuridica in relazione al matrimonio, all’adozione o all’inseminazione artificiale per le coppie e le persone non eterosessuali.
Un timore, quello cattolico, ribadito nell’ottobre 2009 al Sinodo dei vescovi dedicato in Vaticano all’Africa, dal cardinale Antonelli, all’epoca presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia: «Una cosa sono i diritti individuali delle persone, altro è il riconoscimento giuridico della coppia omosessuale equiparandola alla famiglia».

La Santa Sede ha una posizione chiara, ovvero di ripudio dei comportamenti non eterosessuali come gravemente peccaminosi.
Tra i cristiani riformati, luterani, valdesi, anglicani e metodisti hanno di recente aperto le porte alle coppie omosessuali, mentre le chiese evangeliche restano contrarie.
Anche l’Islam è contrario in toto alla sodomia, etero ed omo, mentre considera i rapporti omosessuali come fossero adulterio, a prescindere del la persona sia sposata o meno.
Per il Giudaismo i rapporti sessuali tra uomini sono un «abominio», punibili come un crimine capitale, ma non vi è menzione dell’omosessualità femminile.
Nella tradizione religiosa induista non vi è traccia di condanna e biasimo nei confronti dell’omosessualità, fino all’arrivo degli Inglesi, poiché, “in tutto ciò che concerne l’amore, ognuno deve agire in accordo con i costumi del proprio paese e con le proprie inclinazioni”.
Nel buddismo, il terzo dei Cinque precetti di Sakiamuni afferma che è necessario astenersi dai comportamenti sessuali “non appropriati”, cioè al di fuori del matrimonio, senza il consenso del/la partner e, ovviamente,  lo stupro, l’incesto e il bestialismo. “L’omosessualità, sia che sia tra uomini o tra donne, non è sconveniente di per sé. Quello che è sconveniente è l’uso di organi già ritenuti inappropriati per il contatto sessuale”,  secondo la lectio magistralis del Dalai Lama.
Parlando di religioni laiche, ricordiamo che il Comunismo, come il Nazismo, fu fortemente omofobo, internando i “diversi” nei campi di concentramento.

In parole povere, se l’ONU dovesse imporre una “Carta dei diritti LGBT” così radicale come vorrebbero le lobbies laiche, andrebbe a finire che i diritti sessuali delle persone andrebbero ad inferire con i diritti di  libero culto, che ricordiamolo, sono ugualmente e maggiormente sanciti sia a favore dei fedeli sia delle chiese.

Una contraddizione in termini, che è ancora più evidente se consideriamo che la Carta dei diritti dell’Uomo, stilata dall’ONU nel 1955, non prevede il diritto alla famiglia ed alla prole, che, viceversa, sono affermati dalle norme per la parità giuridica degli omosessuali.

Infatti, cosa significherebbe in termini di Welfare dover assicurare il “diritto alla famiglia ed alla prole”, non alle coppie LGBT, ma quelle eterosessuali, giovani, marginalizzate e disoccupate?

Ipsos MORI, default USA, indignados europei: specchi diversi di un tempo che cambia

14 Lug

Ipsos MORI, eminente ente di ricerca del Regno Unito, ha pubblicato uno studio  molto accurato sulla globalizzazione, che analizza nel dettaglio alcuni aspetti relativi alla soddisfazione dei cittadini ed ai relativi aspetti etici (link).

Innanzitutto, emerge che quasi nessuno “è contento della globalizzazione”: pressoche nessuno tra gli europei (ad eccezione dei polacchi), gli statunitensi e giapponensi è favorevole, mentre tra i paesi “entusiasti” solo l’India e la Cina Popolare raggiungono o superano il 30%.

La maggiore preoccupazione, che la globalizzazione induce nei cittadini, è la “disoccupazione” (50% delle persone), seguita dall’incubo della “povertà” (40%) e da una significativa attenzione a “crimini” e “corruzione” (oltre il 30%).

Nella sostanza, potremmo affermare che esiste una diffusa percezione di vivere in una società ingiusta e, probabilmente, illegale.

Non a caso oltre la metà degli intervistati, ad eccezione di Francia, Belgio ed Ungheria, è convinta che “lo Stato debba esercitare un controllo verso le Big Companies, pubbliche o private che siano”. Si va da un’adesione del 50% (USA e Italia) ad un exploit anche superiore all’80% per i paesi emergenti come India, Brasile e Cina Popolare.

La percentuale rasenta il plebiscito  se la domanda diventa “se il governo dovrebbe diventare più aggressivo nel regolamentare l’attività delle Big Companies nazionali o multinazionali“, con il 75% dei favorevoli in Europa, USA e G8.

Piuttosto ambiguo l’esito di un’altra coppia di indicatori, visto che tantissimi sembrano consapevoli che “gli investimenti delle Big Companies sono essenziali per lo sviluppo del paese”, oltre l’80%, ma le percentuali crollano al 42% nel Nordamerica ed al 31% in Europa, se gli si chiede se temono “eventuali ricadute occupazionali in conseguenza di restrizioni per le grandi aziende”.

Probabilmente, i cittadini dei “paesi avanzati”, europei e americani, vedono nelle “proprie” Big Companies un valore aggiunto di egemonia internazionale, ma, a differenza dei paesi emergenti, sono disposti a modificare il proprio stile di vita o le relazioni sociali, in cambio di maggiori garanzie verso corrotti e speculatori.

La battaglia del default statunitense, tra Obama ed i Reps del Congresso, è una delle tappe di questa istanza che dai cittadini si rivolge alla politica, alla finanza, al clero, all’impresa. L’impasse dell’euro-moneta, la fragilità dell’euro-politica, la coincidenza tra lobbies e partiti saranno un’altra tappa di questa lunga partita.

L’unica cosa certa è che adesso abbiamo una pietra miliare per indirizzare il rapporto tra politica, aziende e cittadini e questa è proprio  il documento dell’Ipsos MORI, che esce quasi in simultanea con l’emergere di “indignados liberali”, un po’ in tutta Europa, e con la “svolta” che, entro venti giorni, dovrà necessariamente imboccare l’America con tutto quello che ne conseguirà per l’area Euro e non solo.