Tag Archives: redditometro

Caro Redditometro, ti scrivo

8 Gen

Caro Redditometro,

nel 2009 non sono mai andato dal barbiere o in un istituto di bellezza, dato che amo tagliare da solo i miei capelli; saranno 20 anni che lo faccio.

Non acquisto pentole e tegami se non per casi eccezionali. Di spesa al supermercato se ne fa poca, dato che si pranza al lavoro e solo la sera ci si riunisce intorno ad un tavolo.

Cambio una volta all’anno l’olio e le candele dell’automobile, che, a sua volta, viene cambiata ogni 3-4 anni, rigorosamente usata di un anno, azzerando spese, meccanici e manutenzione.

Di lenzuola nuove, ne son sicuro, non ne abbiamo comprate. Quanto agli abiti, mi basta un jeans ed una felpa per sentirmi a mio agio.

Le vacanze le trascorro in famiglia, avendo il piacere di avere tra i miei parenti qualche anziano ancora in vita e qualche bel bimbo tra i nipoti.

Come me ci sono tanti italiani, chi per necessità, chi per sobrietà, chi per tutte e due.

Eppure, caro Redditometro, tu misurerai solo chi spende e spande, mentre io potrei essere un gran risparmiatore, come anche un gran bel evasore o, meglio ancora, ambedue le cose.

Scriveva Laozi nel Dao De Jing, molti secoli fa, che “più numerosi sono i divieti, più il popolo si impoverisce, più si fanno leggi e si emanano norme, più numerosi sono ladri e briganti.”
Sarà un caso che gli stati che si sono dotati di un sistema fiscale semplice e, al possibile, equo devono anche rilevare che l’evasione fiscale è sostanzialmente contenuta?

originale postato su demata

Redditometro? La solita evasione fiscale

21 Nov

Il direttore dell’ Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, alza un velo impietoso su fatti e misfatti italiani: quattro milioni di nuclei familiari (25%) sostiene spese «incoerenti» con il proprio reddito – di cui in un milione (16%) presenta forti spese a fronte di redditi dichiarati «vicini allo zero».

Il primo dato, quello delle spese «incoerenti», è tutto da analizzare, visto che potrebbe sottintendere diverse cause, tutte pessime. Ad esempio, l’esistenza di una sorta di tribe interclassista che metodicamente evade le tasse. Non a caso la simulazione dell’Agenzia delle Entrate segnala un tasso di irregolarità maggiore nel reddito di impresa e da lavoro autonomo.
Ma proprio perchè si parla di lavoro autonomo, è anche dato supporre che dietro questa ‘anomalia’ vi sia tanto lavoro nero e tanti rimborsi spese, specie se stessimo parlando del Terzo Settore. Come anche, sussiste la possibilità che almeno una parte di queste famiglie non facciano altro che passare da un cambialone ad una rata e viceversa.

L’esistenza di un’Italia ‘così povera’ viene confermata dai dati del bilancio sociale INPS di questi giorni, che confermano l’esistenza, segnalata da questo blog giorni fa (tabella), di oltre metà dei pensionati italiani che tira avanti con meno di mille euro lordi al mese.

Otto milioni circa di persone – invalidi e/o anziani – che ci costano 10 miliardi in meno (una cinquantina di miliardi di euro) di quanto spendiamo per circa 1,4 milioni di pensionati che percepiscono oltre 2500 euro lordi al mese (oltre 60 miliardi di euro).

Fotogrammi di un paese che ha perso la bussola, non ieri, ma prima dell’altroieri di sicuro.

Dove esiste una zona d’ombra fiscale enorme, perniciosa non solo perchè elude le tasse, ma soprattutto perchè – in un modo o nell’altro – assorbe ingenti risorse a nero, depauperandola, dalla restante parte della società che è esente dal problema. Un’enorme bolla che evidentemente si poggia sulla falsa fatturazione, sul falso in bilancio, sul lavoro nero, sulla pochezza dei poteri e dei controlli da parte delle organizzazioni professionali e di categoria, se parliamo di lavoro autonomo.

In un paese dove il lavoro, spesso, si tramanda da padre in figlio, tutto questo potrebbe significare l’esistenza di una vera e propria cultura dell’evasione.
Un vero circuito chiuso, tutto ‘in contanti’, per cui, ad esempio, un tot professionista (o piccolo imprenditore) sottofattura al cliente creando un ‘fondo nero’ che poi spende tramite fornitori ed artigiani, anch’essi evasori e ‘per contanti’ con personale a nero, per vivere nel lusso, anzichè solo nel benessere che gli sarebbe dovuto.
Considerato quante megaville e quante 3e e 4e case esistono in Italia, ognuno di noi può valutare da solo quanto questa ipotesi sia credibile.

Ed un paese dove, non un orrido sistema assicurativo privatizzato, non una filiera previdenziale che premi in base alla mera contribuzione, ma l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale – un ente pubblico che opera in effetti in regime di monopolio assoluto – ci informa con non chalance che spende per oltre metà dei pensionati meno, molto meno di quanto spenda per un fortunato 10% del totale. Qualcosa di veramente incredibile, considerato soprattutto che quasi nessuno di questi pensionati gode di una rendita maturata con il sistema contributivo.

Nulla di nuovo, dunque, solo che anche i media, finalmente, hanno iniziato ad accorgersi dei fatti – i dati – che andavano raccontati da circa 10 anni a questa parte.

originale postato su demata