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Venti anni di profughi e … di guerre

4 Set

Il ‘core’ della crisi cinese è l’apertura agli investimenti stranieri, un tasto abbastanza dolente per la Cina, memore sia della Guerra dell’Oppio anglo-americana sia della Manciuria giapponese. Allo stesso tempo è inevitabile e potrebbe essere perseguita fuori dalla Cina, con joint ventures in Africa, in Asia e, forse, nell’Europa greco-balcanica.
L’alternativa è il profilarsi di conflitti di macro-area in Africa con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare occidentale.
Meglio la prima, più probabile la seconda se la Cina non fa presto, ma in ambedue i casi il ‘profitto’, la ‘produzione’ e i ‘consumi’ sarebbero assicurati.

Oggi gli USA avvisano il mondo che ‘la crisi migratoria durerà 20 anni’ e l’Unhcr ha lanciato un appello per la ripartizione di almeno 200mila richiedenti asilo in Unione Europea nell’immediato.

Non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere che anche per i prossimi 20 anni in buona parte si tratterà di profughi dall’Africa e dal Medio Oriente in fiamme … con effetti ‘benefici’ sulla produzione industrial-militare, sul ‘profitto’, sulla ‘produzione’ e sui ‘consumi’.

Demata

Ciro Esposito, protomartire partenopeo mentre Roma tace

25 Giu

Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli colpito da pistolettate a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto alle prime ore di questa mattina nel reparto di Rianimazione del Policlinico Gemelli, dove era ricoverato, dopo 50 giorni di ricovero.

Ciro è un ‘eroe’, morto per difendere donne e bambini di un altro autobus di tifosi, attaccati con bombe razzi e potenti petardi da un noto teppista romano – Daniele De Santis – e i suoi complici, che armati di pistola avevano teso un agguato nella speranza di scatenare scontri tra i partenopei e i fiorentini.

Ciro Esposito RIP

Ciro è un martire, che ha perso la vita per un unico motivo: era napoletano, era di Scampia. Ma perchè?

Innanzitutto, perchè la Questura /Prefettura di Roma aveva collocato il parcheggio dei bus campani a 1,5 chilometri dallo stadio proprio dove, solitamente, si incontrano ultras romani e il noto De Santis era titolare di un chiosco di ristoro, senza prevedere vigilanza e protezione per decine di migliaia di italiani (con famiglie e bambini al seguito) che si recavano festosi alla partita.

In secondo luogo, perchè la Regione Lazio non aveva previsto un sistema di soccorsi adeguato, nonostante vi fosse un afflusso pari a quello avvenuto per i Rolling Stones, e Ciro è arrivato in ospedale molto tempo dopo essere stato ferito.

Inoltre, a 50 giorni dai fatti le indagini vanno a rilento, di Daniele De Santis non si sa neanche se sia in carcere, sui suoi complici silenzio e mistero.

Infine,  è morto per le ferite subite, ma anche per le infezioni contratte ‘dopo’, in ospedale, a Roma, per cui sarà da comprendere se le sentenze riusciranno ad individuare un resposnsabile per il suo omicidio.

Ma Ciro Esposito è martire per un motivo su tutti: il disinteresse, fastidio e imbarazzo che Roma e i romani hanno dimostrato per la vicenda.

Partiamo dalla cronaca RAI della partita, esclusivamente focalizzata sui ‘napoletani’, sulla salva di mortaretti partita dalla curva, sulla ‘lite per fatti di droga’, su Genny ‘a carogna, mentre c’erano feriti e morti (come ahimè oggi possiamo constatare) e mentre tante famiglie a casa volevano notizie.

Passiamo alla Casta romana, che è riuscita solo ad arricciare il naso infastidita per la maglietta Speziale Libero esibita sugli spalti e per i fischi all’inno italiano, che – caso mai non se ne fossero accorti – sono prassi consolidata alle falde del Vesuvio e che meriterebbero più di un mea culpa da parte di Roma Capitale.

Arrivando al ‘Sistema’ – ogni regione ha il suo – che l’indomani riusciva a piantonare Ciro Esposito per rissa, ma non a denunciare chi aveva nascosto la pistola, negando all’inverosimile che i pullman partenopei fossero stati assaliti da un gruppo organizzato di romani, brancolando nel buio nonostante ci fossero facce (e cognomi) sotto lo striscione di ‘solidarietà per De Santis’, la domenica dopo allo stadio. D’altra parte, cosa aspettarsi da un ‘Sistema’ che per oltre 20 anni ha vessato e perseguitato Diego Armando Maradona, il calciatore più grande di tutti i tempi?

Dunque, Ciro Esposito è un martire e, come preciserebbero altrove, un martire del terrorismo.

Infatti, è terrorismo bello e buono che un gruppo ‘terzo’ di persone si associ per assalire una tifoseria allo scopo di scagliarsi contro l’altra al solo scopo di scatenare disordini e caos nel centro della Capitale. Fatti già accaduti a Roma, ma tra tifoserie avverse romaniste e laziali, che avevano coinvolto negli scontri interi quartieri, anche con assalti e incendi ai commissariati.
E, forse, Ciro è anche un martire del razzismo, se a Roma – come a Dallas negli Anni ’60 – si continuasse ad essere distratti verso chi  inneggia liberamente all’odio ‘etnico’ da anni e anni.

La famiglia di Ciro ha lanciato un appello alle istituzioni: Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte. Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto. Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta”.

tshirt Giustiza per Ciro EspositoBisognerebbe far qualcosa, ma è difficile pensare che Roma, come don Abbondio, riesca a non essere puntualmente prona con i propri ‘coatti’, specie se Cinecittà è riuscita a trasformarli quasi in eroi angelici, mentre sono rozzi e brutali come quelli che nel cinema e nella tv – made in Rome – abitano sempre a Scampia …
Figuriamoci a mandare a casa politici, apparati sportivi e enti locali che in questi venti anni hanno ostacolato in ogni modo la ristrutturazione degli stadi e la privatizzazione delle gestioni, la collocazione dei reati da stadio tra quelli gravi per la sicurezza pubblica, la crescita dei vivai e della pratica sportiva giovanile.
Altrove sarebbe già allarme se per una partita una di calcio si debbano mobilitare interi battaglioni di forza pubblica … e già scandalo se per andare in Nazionale contassero più i gossip rosa o la volgarità piuttosto che le qualità sportive di impegno e sacrificio degli atleti.

Dunque, è anche difficile credere che, nel periodo medio-lungo, non lascino il segno l’ignavia con cui Roma – incluso il proprio sindaco ed il proprio vescovo – sta affrontando la vicenda di Ciro Espostito, senza sprecare almeno una lacrima, e l’arroganza con cui sta deludendo milioni di campani e di meridionali. A partire dalle Due Sicilie che le cui insegne si vedono sempre più di frequente e che hanno ancora un re legittimo, Felipe di Borbone, mentre ieri sera non erano in pochi a tifare per l’Uruguay contro l’Italia.

Sarà difficile vietare le magliette ‘Giustizia per Ciro Esposito’  …

leggi anche Rome, fanatic football fan shoots in the crowd. Hate crime against Neapolitans?

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Le battute ‘infelici’ di Gene Gnocchi sono da servizio pubblico?

27 Mag

In arrivo una querela per Gene Gnocchi che aveva detto durante ‘Il Processo del Lunedì’, la trasmissione di RaiSport1  diretta da Enrico Varriale: “De Laurentis ha chiesto a Maradona di fare l’ambasciatore del Napoli nel mondo. Ecco, però Maradona ha detto che vorrebbe fare l’ambasciatore soltanto per la Colombia e in particolare per il cartello di Medellin”.

La droga – spiega Angelo Pisani, avvocato di Maradona – ha rappresentato un grande problema per Diego. Adesso che per fortuna ne è venuto fuori non ammette che ci si scherzi su”.
Dico a tutti voi che la droga è morte, è dolore, è un modo per arricchire la criminalità. Non cadete in questa trappola, perchè è bello vivere, è bello lo sport quando è sano, all’insegna della natura e della pace”, tiene a precisare Diego.

RepubblicaTV riporta di “una battuta infelice, della quale l’attore si era scusato. Maradona però non intende ritirare la querela perché, ha detto, “con la droga non si scherza”. La risposta di Gene Gnocchi: “Basterebbe parlarsi per rimediare a tutto. Basterebbe un po’ di buon senso”.

Scherzare sulla droga è indecente, visto che Diego Armando Maradona è stato vittima dell’abuso di stupefacenti per anni e ci ha rimesso una carriera. Battuta infelice è dir poco, se poi si tiene conto di cosa rappresenti Maradona per molti sudamericani, che con la droga nulla hanno a che fare.

E di sicuro, viste le ‘battute infelici’ che ogni tanto ‘scappano’ al comico emiliano, bastava un po’ di buon senso da parte di Gene Gnocchi, come da parte di Rai e di altre testate mediatiche.

Come ai primi di dicembre 2011, quando – mentre aleggiava il sospetto di pressioni camorristiche –  Gene Gnocchi sulla Gazzetta dello Sport raccontava “Sono andato a Napoli, mi sono messo un cartello di cartone al collo dove ho scritto “NON HO ROLEX” e me l’hanno scippato“ e, durante la Domenica Sportiva, spiegava che “il Napoli farà il turnover. Ad essere rapinate, questa settimana, saranno soltanto le mogli dei panchinari“ e, successivamente,Si vedono ancora individui pericolosi intorno al campo di allenamento del Napoli, oltre De Laurentiis? Visti i tanti scippi di cui si è letto in questi giorni, mi viene il dubbio: ma è De Laurentiis a fare certe cose?

Accusato di razzismo ed intervistato da CalcioNapoli24.it, ammetteva “so benissimo che le rapine accadono ovunque.” Appunto, perchè allora ricordarsi di ladri e droga solo quando si tratta di Napoli, mentre è notorio che è proprio sui luoghi comuni come “ladri, sporchi, infidi, ignoranti, brutti, corrotti” che si fonda il razzismo.
Raccontava lo scrittore e giornalista Angelo Forgione, sul suo log, che “Paola Ferrari, durante la trasmissione, sottolineava la rapina a Muntari della sera precedente e dopo la diretta scriveva in privato al sottoscritto dicendosi stufa e arrabbiata con Gnocchi. … Di furti continuano a susseguirsi dappertutto nel silenzio generale. Ultimi casi, Panucci ai Colli Romani con pistola e Muntari a Milano con cassaforte svaligiata.”

Battute infelici di poco buon senso -specialmente se consideriamo cosa leggiamo sugli spalti degli stadi da anni contro Napoli – che Gene Gnocchi non esita a propinare a lettori ed ascoltatori, come, ad esempio, “Maradona appena e’ rientrato in Italia e’ stato invitato subito come ospite alla trasmissione “IL FATTO” o “alla periferia di Napoli hanno riportato alla luce una statua greca raffigurante un mostro meta’ uomo e meta’ Peppino di Capri”.

Male o malissimo andando all’estero … “gli albanesi sono cosi’ poveri che lavano i vetri delle auto ai marocchini. Solo che, siccome in Albania non ci sono i semafori, gli corrono dietro fino in Jugoslavia”, “i cani hanno talmente alzato il loro tenore di vita con tutti questi prodotti e servizi per loro, che quando sbarcano gli Albanesi chiedono subito una vita da cani piuttosto di sentir parlare di Welfare State.”
Per non parlare di “svelato il segreto dello chignon di Ibra. Il suo nuovo stilista è Moira Orfei”, alludendo alle origini ‘gitane’ di ambedue.
Peggio ancora, “in Senegal, siccome le case sono tutte basse e unifamiliari, il citofono e’ orizzontale”, “nel campionato di calcio della Colombia, durante un controllo a sorpresa, hanno beccato un giocatore che non si drogava e l’hanno squalificato.”

“Il termine ‘razzismo’, entrato nell’uso comune negli ultimi sessant’anni, definisce anzitutto una posizione ideologica che, fondata su una grande varietà di motivazioni, diverse da epoca a epoca, afferma la superiorità di un gruppo.” (Enciclopedia Italiana App. II, II, p. 669)

Il Contratto di Servizio tra RAI spa (concessionaria) e Ministero delle Infrastrutture prevede:

  • Articolo 3.1 La Rai riconosce come fine strategico e tratto distintivo della missione del servizio pubblico la qualità dell’offerta ed é tenuta a … improntare, nel rispetto della dignità della persona, i contenuti della propria programmazione a criteri di decoro, buon gusto, assenza di volgarità, anche di natura espressiva”
  • Articolo 12.4 “La Rai si impegna affinché la programmazione dedicata ai minori … proponga valori positivi umani e civili, ed assicuri il rispetto della dignità della persona e promuova modelli di riferimento, femminili e maschili, egualitari e non stereotipati”

La domanda, dunque, è semplice: perchè il dott. Eugenio Ghiozzi da Fidenza, detto Gene Gnocchi, continua a percepire compensi da parte del servizio pubblico Rai, ovvero derivanti dai soldi delle tasse di tutti i residenti in Italia. Napoletani, albanesi, senegalesi e altri inclusi.

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Rome, fanatic football fan shoots in the crowd. Hate crime against Neapolitans? All the story

5 Mag

Last saturday in Rome, three Neapolitan football supporters were injuried by gun shoots, while they are going to the Olimpic Stadium of the Italian Capital for the final game of Coppa Italia, the National Soccer Cup).
For one of them, Ciro Esposito, the bullet hit the spine and he could not more walk. The shooter is Daniele “Gastone” De Santis, a 48 y.o. notorius leader of Roman supporters, frequently tried, but never convicted.

foto pubblicata da Osservatorio Antifascista del Golfo

Everything had started with the ‘bad idea’ to use of a parking lot – known as meeting place for Roman supporters and extreme Right skinheads – to park Neapolitan’s cars. Especially if the owner of the kiosk is Daniele “Gastone” De Santis, which in the past had helped to stop an important football game in Rome with heavy risks for people in the stadium.
And even more so if there – a parking lot with a thousand ways of escape for those who know the area – the City of Rome had not even sent a patrol to handle the traffic …
In the pictures published by Il Mattino, the most important newspaper of Naples, a group of Roman thugs assault a coach of Neapolitan fans: “They launched two bombs against the bus, we were afraid and asked for help to Ciro and other fans, so the clashes started”.

So the thugs escaped, but “Gastone” tumbled and, showy reached by the mob, pulled out a illegally detained gun, exploding 4 shots. One shot in the chest (and spine) of Cyrus, the other two injured other Neapolitans at limbs and with the last blow he struck himself in the leg.
Only after the shots, “Gastone” is reached from the crowd and severely beaten, as Donatella Baglivo – director and manager of the Ciak, the club which is part of the parking, and his first rescuer – testifies as a crowd was on him but she does not hear the shots and if they were a lot, as she says, namely that there was no intentional kill, since “Gastone” was beated and not lynched.

odio napoli

Db Roma 18/10/2013 – campionato di calcio serie A / Roma-Napoli nella foto: tifosi Roma © foto di Daniele Buffa/Image Sport

After this criminal action, through Neapolitans came to Rome for the game, anger, rage, tensions start to grow.

Limited clashes before to entry, but the behaviour of the Neapolitans in the stadium was nervously calm: they retire the flags and almost silent await official and ‘sure’ news of what happened … also because the media kept saying that it was not a clash of fans, but by common criminals, while people knew ‘in real-time’ that was not so … and while – as media explained later – the game could not start ‘however’ because teams buses had arrived late, for the chaos after the shooting, and the players were not yet ready.

During 40 long minutes, we saw on television lost looks of the highest offices of the Italian State – to present the final award – and a tattooed man that emerges from the – shocked, indignant, worried, resigned – Neapolitans crowd and speaks for her. His name? Better the nickname: he is Genny the carrion, leader of Neapolitan downtown supporters, son of a camorrist.
A rude man who – in ‘that’ situation – had the power to impose calm to the most angry fan groups, armed with strong firecrackers, rockets and occasional weapons.
And – by television – we have seen he tried to stop a first and powerful launch of firecrakers, smoke bombs and flares, when the police approached the stands, and he – at the second attempt and with the beloved captain of the football team, Marek Hamsik, at the head of a public officials team – lifts thumb (signal that the fan in the hospital was not life-threatening), and the game begins with a calmer mind for everyone.
At this point the ceremony involved the Italian anthem and, as happened at other times, massive boos rise from the Neapolitan stands.

Yesterday, we would have expected titles on media such as Rome out of control, the absence of the politics, citizens insecure, racism against Napoli, etc. Elsewhere, but not in Italy.

Few news on Daniele “Gastone” De Santis, the shooter. Still, someone should at least explain us his ‘career’, begun 20 years ago, when he was also accused of having been part of a supporters commando outside the Rigamonti stadium of Brescia. Especially if De Santis was acquitted for not having committed the crime and received a compensation of two million and 900 thousand lire.

fogna italia

Cries and outrage, however, if a commoner, rough and threatening, has the power to reassure the crowd while the top institutions are going to look astonished, and all the happy ending is entrusted to the wisdom of a prefect, Giuseppe Pecoraro, born in Palma Campania near Naples …

Institutions have not to talk with Camorra to have the permit to play the game, this the sense of ‘general indignation’, but in Olimpic Stadium – as anyone could see on last saturday night – there were just Neapolitans, as the Prefect, as Genny the carrion, as 3-40.000 worried supporters. Tv pictures have shown no negotiation, but a short  talk, as can be seen from the general relief that Neapolitan fans will the game goes on.

Hard to believe, but Cyrus and the two other slightly injured Neapolitans are under arrest, accused of fighting, and on the front page of yesterday news we can read on Secondigliano and the Neapolitan Camorra.
But not about Rome and its dangerous suburbs, Roman supporters and their usual devastations, shortcomings of the municipal police, the large amount of buildings and public spaces occupied / camped, the level of insecurity of citizens, a more proactive system of justice … until to the notorious Roman malpractice, if – as seems – the injuried had to wait more than one hour for the first aid.

Meanwhile, for the first time in Italy, a person was shot by only reason of being a Neapolitan. Proud to be Neapolitan.

Twenty years ago, arriving in Rome, I was sadly surprised by the words ‘I hate Naples’ that stood out in plain sight in front of a high school site in the district – leftist and Romanist – of Testaccio. Surprised because no one even dreamed of deleting that letter, and remained there for years, as were everywhere banned those anti-Semitic or xenophobic.
Racist graffiti that fomented hatred against Naples and Neapolitans, tolerated in the Italian capital – in its schools – for nearly twenty years, while, further north, the continuous mockery and denigration of the Neapolitans were regarded as ‘humour’.
It is not a coincidence that the worst thing that happened in Rome on Saturday, after the firings on the crowd and the blank stares of our institutions, were the offensive choruses that the Florentines fans have addressed the Neapolitans to provoke them.
One more time, as usual in our stadiums.

Even worse if politics and media will attempt to manage the ‘story’ as ‘kindly Neapolitan and not just Roman’.

It is not (only) a question of hooligans or of new (more sure) stadiums. Not just the beloved public contracts and the ‘heavy’ gains by brand merchandising.
Daniele “Gastone” De Santis – maybe – did not an ‘hate crime’, but to ignore the causes and the developing of this escalation could be an important vector for ‘hate’ and ‘crime’.

Maybe for some it is not clear what happened: after more than twenty years of racism towards the Neapolitans – conveyed by politicians and the media, but never sanctioned – it was inevitable that, sooner or later, a fanatic shoots in the crowd …

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Lega Nord o Ku Klux Klan?

8 Ago

“Per Matteo Salvini il ministero dell’Integrazione guidato da Cecile Kyenge è “un ente inutile, costoso, una fabbrica dell’ipocrisia”. Il suo pensiero lo aveva già espresso anche in altre occasioni, ma ora la novità è condivide la sua posizione sul profilo Facebook per raccogliere il gradimento dei suoi amici di social network. Sul suo profilo il vice-segretario della Lega Nord lancia l’idea: secondo voi la Lega trova 500 mila cittadini pronti a firmare un referendum che abolisca questo ministero?” (fonte La Repubblica)

Cecile Kyenge smorza i toni e rilancia: “Sarebbe più utile utilizzare i soldi che si spenderebbero per un referendum per mettere, invece, in campo politiche e interventi per una integrazione che riguardi non solo i migranti ma tutti i cittadini.

Eppure, caro ministro, non sarebbero forse soldi sprecati. Anzi.
Un referendum ‘contro l’integrazione’ avrebbe sia il vantaggio di smuovere le assopite coscienze di tanti italiani sia l’utilità di far uscire allo scoperto chi, dopo i meridionali, vorrebbe dis-integrare anche gli stranieri ormai italianizzati.

padania contro immigrati

Scriveva il Financial Times, in occasione della scandalosa ‘battuta’ sugli oranghi dell’ex vice Presidente del Senato e padre del Porcellum, Roberto Calderoli, che “il resto dell’Europa non può dormire sugli allori. L’austerity è un terreno fertile per i populismi.

Il governo autoritario di Viktor Orbán in Ungheria è molto vicino ai fascisti antisemiti di Jobbik. In Grecia c’è l’estrema destra di Alba Dorata e in Finlandia ha i suoi “True Finns”. In Francia, il National Front è ormai attestato contro il centrodestra e il centrosinistra. Si sperava che London 2012 Olympics cementassero l’idea della Britannia come nazione aperta e, adesso, Mr Cameron ammassa voti con politiche che considerano gli immigrati scrocconi e succhia-welfare.

Quello che serve all’Italia è una rivoluzione. E potrebbe partire dalla defenestrazione – con pubblica umiliazione – di Mr. Calderoli.”

L’idea che si stanno facendo di noi in una vignetta dal FT

Per la Lega, dunque, i tempi sono maturi e deve decidere se diventare il Ku Klux Klan italiano od accettare l’opportunità politica di un centrodestra che ‘ancora’ la sostiene ed evolversi in un contesto politico multietnico.

RIcordiamo tutti che alla Festa di Pontida 2009, “il deputato ed europarlamentare della Lega Matteo Salvini si intrattiene con un gruppo di persone e dà il la a un ritornello: «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…». Il video che riprende la scena finisce su YouTube e la polemica politica si accende con esponenti del Pdl che invitano il leghista alle scuse e il Pd che ne chiede le dimissioni. … Che arrivano a fine giornata. Ma solo per una «singolare coincidenza», assicura Salvini. Scadeva proprio oggi, infatti, il termine per optare per il seggio all’Europarlamento.” (fonte La Stampa)

Dunque, la questione non è solo della brava Cecile Kyenge, ormai bersaglio continuo neanche si fosse sul set di Mississipi Burning, ma del popolo italiano tutto, se nel 2013 abbiamo ancora gente che ‘non affitta a meridionali’, arrivino da Roma o da a Capetown fa lo stesso.

E non resta che chiederci come sia possibile che Matteo Salvini sia candidabile (o eleggibile, vedano lor signori) in rappresentanza del popolo italiano, di cui ne fanno per larga e larghissima parte i meridionali e tutti coloro che abbiano ottenuto la nostra cittadinanza.

La Lega intende assicurarsi la palma di essere il neonato Ku Klux Klan d’Europa? E quanti ‘veri italiani’ accetterebbero un immigrato come genero o un ‘diverso/a’ come parente?

Che Maroni, Zaia e Cota facciano una scelta. La brava gente è stufa del razzismo bieco e delle battute da osteria.

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Caso Kyenge: i razzisti sono eleggibili?

15 Lug
Al ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, italiana di origine congolese, arrivano anche gli insulti del vicepresidente del Senato alla festa della Lega a Treviglio: «Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango».
Le prime reazioni annoverano la presidente della Camera, Laura Boldrini, «parole volgari e incivili, indegne per le istituzioni», il capo del governo, Enrico Letta, «parole inaccettabili», il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, «piena solidarietà per le frasi ingiuriose», il presidente del Senato, Pietro Grasso, «non ci sono giustificazioni possibili».
Il pesante insulto riapre un’altra ferita profonda, che affligge quest’Italia della Seconda Repubblica.
Infatti, giorni fa, gli italiani e i loro politici sembravano giunti ad una posizione diffusamente critica riguardo l’eleggibilità di Silvio Berlusconi e, più precisamente, il suo accesso a ruoli chiave nelle istituzioni.
E cosa dire della Lega che con i suoi slogan raccoglie ed alimenta una fobia di vecchia data, ieri verso i meridionali e oggi anche verso gli immigrati slavi e africani?
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Se l’iscrizione alla Loggia P2 ed il Lodo Mondadori, oltre alle sue attività di tycoon dei media – incluse quelle erotiche e quelle offshore Mediaset – e quanto emerso su Marcello Dell’Utri, dovevano bloccare ogni velleità di Silvio Berlusconi nel proporsi come leader politico, come è possibile che sieda in Parlamento la Lega, con le sue convention dove – con una notevole frequenza – si inneggia contro slavi, neri e meridionali?
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Quel che è certo è che non si può dare della scimmia ad una persona di origini africane o asiatiche senza essere tacciati di razzismo sotto ogni latitudine.
E’ razzismo ed andrebbe perseguito per legge, se non fosse che insultare con allusioni ‘razziali’ una persona, in Italia, non è razzismo: è solo ingiuria su querela di parte. Come anche, per i crimini d’odio, il (giusto) rigetto del ‘fascismo’, incluso nelle norme, dimentica, però, che di odio possa parlarsi anche nel caso di altri totalitarismi e xenofobie varie.
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E’ vero che siamo un ‘popolo indifferente a tutto’ e che, altrove, è ‘razzista’ anche la nota comica del filippino che non sa parlare e gioca con gli scarafaggi (come lo sarebbe quella dell’italiano mangiaspaghetti, mafioso e millantatore), ma anche sugli spalti degli stadi di calcio italiani, dove ‘tutto è permesso’, una frase come quella di Calderoli avrebbe comportato squalifiche e multe pecuniarie.
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Il solito pasticcio all’italiana, come quello della Prima Repubblica, che riassorbì tra i repubblichini e i partigiani anche gli assassini, in nome di una riconciliazione che, sessant’anni dopo, è tutta lì ancora da delinearsi.
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Per non andare troppo lontano, potremmo iniziare a chiederci come il ‘popolare europeo’ PdL possa sostenere tre governatori leghisti (Cota, Zaia, Maroni) se la Lega si dimostra razzista.
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Resta da chiedersi, in tema di ineleggibilità, se possano chiamarsi regolari delle elezioni, se in lista ci sono dei partiti che inneggiano alla discriminazione etnica e, soprattutto, se siano legittimi dei governi che consegnano posti di potere a siffatte persone.
Certamente, chi «non è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro, ma corretto», dovrebbe «dare il suo incarico a chi è capace di farlo».
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Come anche, in Italia, se una donna o un immigrato ‘tirano la testa fuori dal sacco’ – vedi cosa accade alla Boldrini, alla Santanché, alla Kyenge – arrivano insulti e minacce a tutto spiano, «quotidianamente, con ogni mezzo. Lettere, email, telefonate. Le più terribili sono online, anche minacce di morte. Non c’è ancora una legge e invece servirebbe. L’istigazione al razzismo sta diventando man mano istigazione alla violenza».
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A dirlo non è una persona qualunque, bensì il ministro dell’integrazione della Repubblica Italiana, che ormai vive sotto scorta e dovunque vada – anche in via privata – trova mobilitazioni contrarie al fatto che l’Italia sia rappresentata da una cittadina dalla pelle nera e che i lavoratori immigrati abbiano pari diritti.
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Razzisti, per i quali, oltre che vergognarci e, magari, prendere provvedimenti urgenti e draconiani, dovremmo ‘as soon as possible’ prendere atto che c’è da fare a meno di loro, quando si parla delle istituzioni e dei media.

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Fritjof Capra: l’evoluzionismo sociale come traccia d’esame

21 Giu

La traccia D della prima prova dell’esame di maturità che mercoledì 19 giugno 2103, ha preso il via per quasi 500mila studenti, sta raccogliendo critiche e contestazioni d parte della comunità scientifica italiana.

Infatti, viene riportata una frase del fisico austriaco Fritjof Capra che nel saggio “La rete della vita”, edito nel 2001, afferma che: “Tutti gli organismi macroscopici, compresi noi stessi, sono prove viventi del fatto che le pratiche distruttive a lungo andare falliscono. Alla fine gli aggressori distruggono sempre se stessi, lasciando il posto ad altri individui che sanno come cooperare e progredire. La vita non è quindi solo una lotta di competizione, ma anche un trionfo di cooperazione e creatività. Di fatto, dalla creazione delle prime cellule nucleate, l’evoluzione ha proceduto attraverso accordi di cooperazione e di coevoluzione sempre più intricati”.

E viene chiesto agli studenti di “interpretare questa affermazione alla luce dei loro studi e delle loro esperienze di vita in modo da dare un commento coerente al pensiero di Capra, che prende una netta posizione contro l’arrivismo a favore della più proficua collaborazione tra persone, che vede rispecchiarsi nella natura, in particolar modo negli organismi viventi.”

Ricordiamo che Capra ha dedicato la sua vita allo studio della teoria fisica dei sistemi, divenendo però noto in tutto il mondo con il saggio “Il Tao della fisica”, scritto nel 1975 ed iniziamo col dire che l’affermazione ‘creazione delle prime cellule’ è un’affermazione priva di alcune base scientifica. Non c’è dibattito.
E, prendiamone atto, è un’affermazione che dequalifica per intero la maggiore opera di Fritjof Capra, il “Tao della Fisica”, visto che nè la Fisica (od ogni altra scienza) nè, soprattutto, il Taoismo (come tutte le religioni orientali) prendono in questione la ‘Creazione’. Al massimo parliamo di Big Bang o di ‘onda primordiale’, ‘suono primordiale’ (Aum, Om, Amen eccetera).

Il testo proposto all’esame, introduce un concetto, però, ben più disastroso dell’innocuo e volenteroso credere in un Deus ex machina artefice dell’Universo, sottinteso nell’affermazione “creazione delle prime cellule nucleate”.
Agli studenti si chiede di “dare un commento coerente al pensiero di Capra, che prende una netta posizione contro l’arrivismo a favore della più proficua collaborazione tra persone, che vede rispecchiarsi nella natura, in particolar modo negli organismi viventi.”

Questo si chiama evoluzionismo sociale, una non-scienza madre dell’eugenetica, del razzismo e di tutti i galatei ed i politically correct del mondo.
La madre di tutte le ipocrisie e di tutte le corruttele, se il concetto ‘etico’ basilare delle relazioni sociali è che “chi non collabora proficuamente è meno evoluto”. Il mantenimento di tutti gli status quo, se per “arrivismo” trovassimo ricompresa anche la meritocrazia che permetterebbe anche a chi arriva dalla middle o lower class di ricoprire posizioni apicali, la spinta al cambiamento, presupposto essenziale per il ricambio generazionale, la giusta aspirazione alla realizzazione personale, che le costituzioni nordiche e sassoni ancora garatirebbero.

L’evoluzionismo sociale è qualcosa di cui troviamo tracce fin dai tempi protostorici, con l’appellativo (greco e cinese) di ‘barbari’ diretto verso le popolazioni dei territori Hun, Schyth e Arya (gli indoeuropei), per l’appunto a causa del fatto che ” gli aggressori distruggono sempre se stessi, lasciando il posto ad altri individui che sanno come cooperare e progredire.”
Un tema che ritroviamo, ben incardinato, nella descrizione cattolica dei vichinghi e norreni, definiti come ‘mali homines’ o meglio ‘demoni’, ovvero non-umani, e, soprattutto, nel concetto di ‘uomo evoluto’ tanto caro alle Massonerie ed alla New Age.
Senza dimenticare che anche il mito dell’Ultramensch e l’eugenetica abortista britannica, per non parlare del razzismo contro chi ha pelle scura introdotto dagli islamici circa 1200 anni fa, come le banche del seme di cervelloni ed i tentativi di clonazione di mammiferi odierni, sono un risultato di teorie sull’evoluzionismo sociale, divergenti da quella ipotizzata da Capra.

L’idea che “gli aggressori distruggono sempre se stessi, lasciando il posto ad altri individui che sanno come cooperare e progredire” è, poi, una boutade: basta applicare un po’ di statistica alla Storia.
In Cina sono gli invasori barbari a rappresentare ancora dopo 4000 anni il ceto dominante, nelle Americhe è l’aggressore bianco che domina (a 400 anni dallo sbarco) e di Cheyenne o Maya se ne vedono sempre meno, in Medio Oriente siamo ancora (dopo 1200 anni almeno) al testa a testa tra invasori islamici ed invasori apparentati con gli antichi Rus (Normanni, Sassoni, Ebrei Ekhnaziti/Cazàri). Anche in Africa, dissestata da noi Europei, le nazioni più ‘evolute’ erano quelle guerriere, come i Mandingo, i Masai e gli Zulu.

Ed il ‘progresso’ – sempre che di progresso si tratti, la questione è controversa – l’hanno creato gli aggressori, non i cacciatori-raccoglitori o le comunità protoagricole. Chi, se non i razziatori ed i mercanti (spesso erano coincidenti le ‘professioni’) ha diffuso sementi, buone pratiche, tecnologie? Chi ha trovato percorsi affidabili e delineato piste e basi logistiche? Chi ha addomesticato il cavallo, ottenendo la prima forza lavoro? E la tecnologia del ferro od i sistemi fognari, gli acquedotti e le terme? Eccetera eccetera …

Gli aggressori, se sono individui che sanno come cooperare, riescono a prendere il potere e, desiderando lusso e onori (il così detto ‘benessere’), si danno da fare per ‘progredire’, sia realizzando opere benefiche sia a discapito di altri, secondo la loro propria personale inclinazione e le esigenze esistenti.

Dunque, applicare una scorretta idea creazionista all’evoluzione biologica è già un errore. Ma trasporla all’organizzazione sociale ed alle relazioni umane mi sembra un azzardo ampiamente controvertibile.
Quanto sia esatta la teoria di Capra riguardo “gli aggressori distruggono sempre se stessi, lasciando il posto ad altri individui che sanno come cooperare e progredire” dovremmo chiederlo a chi vive in Medio Oriente od ai cittadini dei paesi ex sovietici, come ai congolesi od ai messicani come a tutti coloro che vivono in un territorio vessato da mafie o guerre negli ultimi 60 anni … e, persino, agli abitanti odierni degli stati ex Confederati d’America.

Per concludere, ricordo che per la Legge del Tao il ‘distruttivo’ non è migliore o peggiore del ‘creativo’. Un concetto che può ampiamente coincidere con tutte le riflessioni e gli studi di ambito biologico sugli esseri viventi ed eventuali condizioni di sovraffollamento …

Il ciclo naturale è quello della Vita e della Morte, non solo della vita, come vorrebbe qualcuno.

Intanto, il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza dichiara, riguardo le tracce d’esame, tra cui quella di cui parliamo che: «Io le ho scelte e me ne assumo la responsabilità».
Un ministro che da sempre si occupa di bioingegneria e, da tempo, coordinatrice dell’Arts Lab (Advanced Robotics Technology and Systems Laboratory) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che crede nella Creazione ed è convinta, come Capra, che la proficua collaborazione tra persone sia un riflesso della natura, in particolar modo negli organismi viventi.

Se c’è ancora qualcuno nelle nostre università scientifiche come in quelle che si occupano di etica, antropologia e religioni, batta un colpo …

originale postato su demata