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Quale PD e quale Italia con Zingaretti (+ Renzi + D’Alema)?

18 Dic

Dove vuole andare il nuovo PD che Renzi e D’Alema stanno costruendo “in nome di Zingaretti” non è difficile a prevedersi: basta consultare il sito della Regione Lazio e dare un’occhiata al Bilancio 2018, alla voce spese.

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Riassunto dati di Bilancio – Spese 2018 / Regione Lazio

E’ un bilancio semplice, potrebbe analizzarlo chiunque con un po’ di pazienza, non è mica quello della Lombardia che distribuisce il personale a seconda delle attività e spende per progetti ed obiettivi.

La prima somma che troviamo (Spese generali) sono i quasi 300 milioni annui per le Spese di personale, che dovrebbe consistere in 4.345 unità, secondo la Relazione Annuale sulla situazione del personale in ottica di genere, redatta dal Comitato Unico di
Garanzia della stessa Regione nel 2016: basta una divisione per sapere che parliamo di uno stipendio medio annuo di 68.944,73 euro.
Poi, ci sono le Spese per i consumi (beni e servizi per il funzionamento), cioè 96.936.368,17  euro per un anno, in affitti, noleggi e forniture necessari al servizio svolto dai 4.345 dipendenti, cioè 22.309,87 euro annui pro capite.
In totale sono quasi 400 milioni di euro, con una spesa di circa 90.000 euro annui per il funzionamento di una sola unità di personale.

Certamente molti dipendenti della Regione hanno stipendi bassi e lavorano in postazioni disagiate, ma i numeri dichiarati dalla stessa Regione sono quelli.

Poi, c’è il resto, a partire da rimborsi, restituzioni, interessi e crediti per un valore di 20.139.139.786,04 euro nel 2018, cioè il 54,82% della Spesa. Vogliamo parlare degli Investimenti? Solo 71.450.532,49 euro nel 2018 pari al 0,19% della Spesa.

Restano altri 15.438.274.128,01 euro (42,03% della Spesa) che … dopo aver scorporato i 11.894.893.791,41 euro (solo 9,65%) che vanno per Tutela della Salute … diventano soli 3.543.380.336,60 euro, che finiscono in Partita di giro a Comuni, Enti e Associazioni, secondo parametri euro-nazionali e secondo “volontà politica” locale.

Senza i debiti da sostenere ed anche riservando alla Tutela della Salute, ulteriori 3 miliardi di euro (cioè +15%), i finanziamenti per Comuni, Enti e Associazioni avrebbero potuto essere maggiori di 5-10 miliardi (cioè +2-300%), da spendersi stabilmente per Ordine pubblico, Istruzione e diritto allo studio, Beni e attività culturali, Politiche giovanili, sport e tempo libero, Turismo, Assetto del territorio ed edilizia abitativa, Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, Trasporti, Soccorso Civile, Politiche sociali,  Sviluppo economico, Lavoro e formazione, Agricoltura, Energia e … sgravi fiscali e/o tributari, minori costi d’impresa, burocrazia semplificata, formazione permanente, innovazione eccetera.

E se questa è la Governance di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio (e la spiegazione del perchè Comuni e Territorio non riescono a tenere il passo del Settentrione, c’è quella nazionale del Centrosinistra (fonte Lettera34) fin da tempi lontani:

  • del 1983 il rapporto debito/Pil era del 69%, poi venne eletto Craxi e alla fine del mandato, nel 1987, era arrivato all’89%;
  • del 1991-1993, con i governi Amato, Ciampi e Dini (sponsorizzati da Massimo D’Alema) che nel liquidare la Prima Repubblica portarono il rapporto debito/Pil al 116%;
  • del 2013 quando Monti ci aveva lasciato con un rapporto debito/Pil era del 123% e che nel 2015 era arrivato al 132% con Matteo Renzi, che in 1000 giorni ha alzato il debito pubblico da 2.110 miliardi a 2.230 miliardi, quindi 2.617 euro a persona.

Una politica – nel PD di oggi e di ieri – che intende gli Eletti non come ‘rappresentati’ (del popolo o di parte di esso) e comunque focalizzati sul risultato generale, bensì  come ‘amministratori’ della ‘capillare’ distribuzione della spesa … in nome del partito e del consenso. L’ombra del ‘commissario politico’ tanto cara al Comunismo è ancora tra noi?

Il Bilancio di Spesa della Regione Lazio come quelli storici dei ‘socialdemocratici’ NON sono una bella prospettiva con un Cambiamento climatico, la Crisi finanziaria e la Decrescita italiana incombenti, che richiedono meno tasse, più occupazione e più investimenti.

E sappiamo tutti che se vogliamo alleggerire il rapporto debito/Pil andrebbero sistemati i pasticci dell’Inps e del Servizio Sanitario alla fine della Prima Repubblica che  fagocitarono il comparto assicurativo e che sono alla base del dissanguamento e del malcontento come degli sprechi e degli indebitamenti, oltre che di una perniciosa idea della Politica e della sua utilità sociale.

Allo stesso modo, possibile mai che proprio il Partito Democratico non riesca a chiedersi quanto e dove la riforma del Titolo V ha migliorato l’accesso democratico come quello al lavoro od ai servizi nelle Regioni italiane? E quanto è urgente, in alcune di queste regioni, il subentro dello Stato? E’ solo di ieri la notizia di ‘obbligo di dimora’ in relazione ad appalti mafiosi per un noto governatore regionale ec PCI ed oggi PD ….

Demata

Di seguito le pagine di bilancio regionale relative alla Spesa.

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In difesa delle Agenzie del Rating

24 Ott

Diciamolo subito: le Agenzie di Rating non piacciono perchè sono ‘privatissime’. Vero, ma perchè mai credere che il ‘pubblico’ sia onesto, veritiero, oculato, corretto, se il sistema del rating privato divenne ‘istituzione’ proprio dopo che la SEC ‘non si accorse’ dell’enorme truffa perpetrata da Madoff.
Rating privato che venne poi coinvolto nello scandalo Enron, di matrice politica-corruttiva (cioè pubblica), ma – a differenza della SEC – l’agenzia (Andersen Consulting) ne uscì azzerata, seppur fosse storica e famosa.
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Andando a Moody’s, diciamo anche subito che ha pagato amaramente le “sviste” dei suoi funzionari con i mutui USA, versando in multe qualcosa come il ricavo netto di due anni e perdendo una bella fetta di credibilità.
A proposito, dispiacerà ai cospirazionisti, ma il primo azionista di Moody’s, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Molto minore il contributo di Black Rock – additata dai complottisti – e aggiungiamo che ci sono tutti: Vanguard, Investco, Morgan Stanley etc.

Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende?
La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per eccellenza. La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza. Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è utile per avere accesso a informazioni privilegiate.” (Sole24Ore

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Inoltre, quella che qualcuno chiama ‘quota di controllo’ da una società maggiore a una minore, un altro può chiamarla ‘quota di partecipazione’ di una società minore in una maggiore. Considerato che gli azionisti privilegiati spesso sono imparentati tra loro, direi che è davvero solo una questione di punti di vista.

Ad esempio, potremmo chiederci cosa sarebbe accaduto se la Fiat, alla morte di Gianni Agnelli, avesse preso la via della procedura ‘pubblica’, come per il Lodo Mondadori, anzichè quella di un accordo flessibile tra privati.
Non avremmo di certo la Fiat che oggi produce tanto al Sud e non avremmo a Torino quella oggi chiamata Jeep, che consente all’Italia di superare il vincolo commerciale sui fuoristrada inserito nell’Armistizio. 

Tutto qui: la Storia ci insegna che, fin dall’Ottocento, se i Poteri Forti vogliono intervenire in Politica, caso mai comprano un giornale, una casa editrice, una televisione, un partito. Meglio ancora qualche leader del Popolo, politico o sindacalista o demagogo che sia. Perchè usare un qualcosa chiamato ‘terrorismo finanziario’ che – applicato ad un G8 come l’Italia – equivarrebbe ad un terremoto di scala elevata con corrispettivo tsunami dall’altra parte del mondo? Quale analista potrebbe permettersi di proporre una cosa simile senza essere licenziato in tronco per ‘vandalismo’?

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Tra l’altro, c’è che il Popolo, anche secondo Carlo Marx, è da sempre noto per essere povero se non indigente, perchè privo di capacità produttiva se non sfruttando la propria stessa prole (proletari). 
Gran parte della ricchezza esistente oggi trova origine non nel Popolo o nella Proprietà terriera, ma in un unico processo chiamato Espansione Scandinava, poi Olandese ed infine Anglo-Sassone, che che ha creato l’Evo Moderno con saccheggi, piraterie ed usurpazioni, poi ‘investite’ in hub, fabricae e plusvalenze, che sono le radici della Società Contemporanea, cosmopolita, commerciale, tecnologica: industriale.

Un New Brave World con le sue Temporary Autonomous Zone ed i  suoi Stati Nazionali che progressivamente le assorbivano. Un’Idea, degli Ideale, certe Ideologie che hanno squassato l’Umanità con guerre e progresso per quasi due secoli, di cui uno a velocità iperbolica, il Novecento, secolo ‘breve’.
Già, perchè il Progresso non è sempre e comunque un fattore di arricchimento, come disse il capo di una tribù antillana specializzata nella produzione di conchiglie decorative (cioè ‘valuta’ locale), che divenne da ricchissima a poverissima poco dopo lo sbarco di Colombo nelle Americhe.

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Riepilogando,

  • il ‘sistema’ del rating prende piede dopo la Crisi di Wall Street per ovvi motivi di sicurezza della Borsa stessa 
  • viene progressivamente esteso nel Dopoguerra al sistema pubblico, cioè al Mercato Valutario, visto il disastro di Weimar che aveva portato all’affermazione di Hitler e l’enorme afflusso finanziario correlati al Piano Marshall e al subentro USA in alcune aree post coloniali
  • con la Crisi del Petrolio e il disallineamento Dollaro-Petrolio-Oro, l’esigenza di rating sulle valute (cioè sulla forza produttiva e finanziaria degli Stati) divenne importante come lo divenne a seguire per il mercato della delocalizzazione industriale, con l’esplosione delle Futures
  • poi, lo scandalo Madoff rese chiaro a tutti quanto fosse poco opportuno un controllo sulla ‘affidabilità’ pubblico, date le ripercussioni possibili sulla valuta gestita dal controllante (SEC), ed arrivammo ad affidarlo alle Agenzie di Rating che così bene funzionavano nel privato
  • a seguire, scoprimmo che la Politica – cioè  coloro che noi eleggiamo – era … in grado di corrompere anche le Agenzie di rating, a partire dall’emblematico Caso Enron
  • molti dimenticano che le Agenzie di Rating valutano gli investimenti e questo implica di ‘difetto’ di sopravvalutare una nazione africana ricca di diamanti e povera di tutto inclusa la possibilità di sfruttare a pieno tale ricchezza rispetto ad uno stato europeo che ormai ha tutto ma che anche consuma tutto.

Piuttosto, dopo il crollo del Ponte Morandi e pure quello della Metro Repubblica di Roma Capitale, abbiamo tutti qualcosa da considerare: il sistema di Bilancio dello Stato italiano non consente di includere tra le Spese Fisse la manutenzione, neanche quella ordinaria. E le Entrate non possono essere destinate direttamente alla gestione, prima vanno a Bilancio centrale e poi ritornano agli Enti periferici. Per questo viene dato tutto in concessione.

Che Rating daremmo ad una Nazione che non prevede di manutentare le proprie infrastrutture (scuole incluse) od a delle Regioni che scaricano i debiti sulle infrastrutture sanitarie così rendendole incapaci ad operare?

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Tra l’altro il Debito Italiano sta lì dal 1974 ed era così già nel 1861. Noi siamo quelli che due giorni dopo lo stipendio già stanno con il bancomat a debito ed a chiedere rinvii ai commercianti. 
Quasi quasi ringrazierei le agenzie di rating per la loro clemenza …

Demata

Roma sommersa dai debiti e … niente aiuti dal governo?

14 Mag

Se non assisteremo al flop della corrente legislatura, è chiaro che governerà un partito ‘nordista’ con un altro numericamente ‘meridionale’, mentre è proprio il PD storicamente centroitalico ad essere nell’angolo.

In questo bailamme – o peggio se sarà stallo e nuovo voto – non è dato sapere cosa ne sarà di Roma Capitale e della sua Regione Lazio, dove – aiutino su aiutino, spreco su spreco – i debiti ormai non dovrebbero essere lontani dai 50 miliardi di euro e dove servono interventi manutentivi e strutturali ormai tutti urgenti per almeno il doppio, se solo la nuova metropolitana di Londra costa 30 miliardi di sterline.

Si poteva iniziare dalle Olimpiadi, sembrava fossero lì apposta per far arrivare denari, grandi opere,  innovazione ed occupazione, trasporti: crescita in cambio di interessi. Meglio che interessi senza crescita … ma il Sindaco Raggi disse di no.

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Da WhatsApp – Autore sconosciuto

Con un debito equivalente al 5-8% del Bilancio italiano, c’è da rendersi conto che non serve il Pronto Soccorso e che il paziente è grave, va ricoverato e rianimato.
A Roma serve un piano infrastrutturale di ampio raggio, servono finanziamenti e spalmatura degli attuali debiti, servono economie e caccia agli sprechi, serve un rinnovato impegno al decoro della cittadinanza tutta.

Già,  questo è uno dei problemi più urgenti nell’agenda di governo, lo era già con Matteo Renzi, e vedremo quanto si aggraverà con la Giunta Regionale di Nicola Zingaretti che non ha la maggioranza in Consiglio.
Non sarà, comunque, la manciata di spiccioli che si attendono non appena arriverà un governo a risolvere il problema: potranno solo acuirlo.

Prevedibilmente, stante la Legge di Murphy, l’accumulo di debiti si acuirà e, se oggi non ci sono soldi per il funzionamento ordinario dei servizi, tra un anno o due ce ne saranno ancor meno.
E questo non piace nè ai revisori di Roma Capitale, nè alle agenzie di rating se la Regione Lazio è stabilmente “BBB-” (debito con bassa probabilità di ripagamento), nè ai turisti (ormai  meta del turismo “mordi e fuggi”), e neanche ad una discreta fetta di romani (se se ne lagnano tutti i giorni sui social postando foto eloquenti).

Forse, il persistente debito  romano-laziale non piacerà neanche al futuro governo ed alle altre Regioni, se il 29 aprile 2017 Standard & Poors  già evidenziava il forte sostegno ricevuto dal governo centrale in termini di liquidità che ha consentito di abbassare l’alto livello del disavanzo regionale.

Demata

Italy with a new parliament: what about the risk of instability?

9 Mar

When the politicians promises are addressed to the voters waving rights / duties, ie principles that refer to philosophy, the disaster is announced. Concrete solutions can only be achieved by taking into account also economy and technics: the triumph of politics is assured only if voters and elected recall that to link them is the desire for well-being, based on common sense for the common good of any well administred community.

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Yesterday the European Commission chaired by Valdis Dombrovskis announced that it is ready to receive a Economic Financial Paper (DEF) from Italy based on “a scenario with unchanged policies”, as happened in other countries that needed time to form a new executive after the elections.

Three weeks ago, our Parliamentary Budget Office in the last Focus on public finance announced that, “as in the past year, in the European surveillance area, the request for corrective measures that bring the balance back to a level consistent with compliance with the rules “.

In other words, the reality is in two chances: or the actual but residual Gentiloni’s government issues a “no policy change DEF” (since it can not do otherwise, being interim), but this DEF will have to be voted by a parliament where M5S and Lega they have a narrow relative majority, or a new government is formed quickly and has already a shared plan of structural reforms (at least three-year terms) for Italy, that is impossible.

Meanwhile, according to the numbers (Italian and international) and as Dombrovskis predicts, “there are still challenges to be faced”: in Italy we see that growth remains substantially below the EU average, low productivity (that is the cost of labor and services) is holding back growth, the high level of public debt persists and questions remain on the banks, in particular the high stock of impaired loans (Npl), which – apart from the financial exposure and the credit crunch – is tantamount to talking about the efficiency of the PA and the usual and notorius speculators.

It is, therefore, a very bad premise that – not even 24 hours after the European notice – Di Maio announce that the DEF “must be approved by an absolute majority of Parliament, so the Movement will be decisive. This will be an opportunity to find convergences on issues with other political forces. We are already working on a proposal that we will make known in the coming days ».

The M5S economic policy project seems to point to a profoundly modify of the national financial planning of the next three years with the support Lega and other right wing parties, BEFORE any government is installed, transferring items of expenditure from one chapter to another, without have time to accurately verify neither the application regulations nor the actual costs nor – at least – which expenses would be cut and with which consequences for all.

By the way, if no government were to be formed after this ‘shot’ and this  parliament will ‘self-dismiss’ to go to new elections, Italy would end up having to live for months and years with incomplete rules, untold rights and duties, costs and budgets out of control, a restless public opinion.

What would happen if – without a government that would follow with its own decrees and without even agreeing with the trade unions and companies – it is approved ‘on paper’ the minimum wage for those 2.5 million workers among employees, quasi-subordinate and self-employed people who are paid at levels below the contractual minimum and below the poverty thresholds?

And, without a government and without unequivocal accounts, how would the revaluation of the contributory pensions promised by the Lega as the Movimento Cinque Stelle under the heading ‘abolishing Fornero’: the start of a bankruptcy process for our public insurance sistem and its privatization?

We do not risk default, because we have an “adequate repayment capacity” as the rating agencies call it, but different Administrations (even Regions or Comuni ones) could end up in bankruptcy, while public payments would slow down with an increase in undeclared debt, if we shall go in search of the fortune to then stop at the edge of the abyss as happened in Greece.

Since we are talking about a hundred billion in total and a good share of Italians, apart the markets, our spread and Eurozone, Mattarella’s appeal to the leaders arrives punctually: “We still have and we will always have need a sense of responsibility to be able to place the general interest of the country and its citizens at the center”.

In fact, since February 26, our stock indices are going wrong: the FTSEMib has lost more than 3.5%, as the FTSE Italy Mid Cap (-3.09%) and the FTSE Italy STAR (-3 , 55%), while the friction of the military situation in the Mediterranean area is well known to all and it also announced the US-EU commercial war with Italy that exports goods to the United States for over 36 billion euro.

Italy is running the risk to replicate the Greek disaster of the first government of Alexis Tsipras, which lasted the time of a budget six months after starting off with populist ambitions.
By the way, Tsipras today rules again, but he carries out a policy of rigor, with a heavy economic plan to reduce public debt through significant cuts in spending, transfers of public assets and new taxes.

Demata

Italia: senza senso di responsabilità arriva l’instabilità finanziaria

9 Mar

Quando la Politica si rivolge agli elettori sventolando diritti/doveri, cioè principi che si rifanno alla filosofia, il disastro è annunciato. Le soluzioni concrete possono arrivare solo tenendo conto dell’economia e della possibilità tecnica: il trionfo della Politica è assicurato solo se elettori ed eletti rammentano che a collegarli è il desiderio di benessere, fondato sul buon senso per il bene comune.

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Solo l’altro ieri la Commissione Europea presieduta da Valdis Dombrovskis annunciava che  è pronta a ricevere dall’Italia un Def basato su ”uno scenario a politiche invariate”, come è accaduto in altri Paesi che hanno avuto bisogno di tempo per formare un nuovo esecutivo dopo le elezioni.

Tre settimane fa, il nostro Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultimo Focus dedicato alla finanza pubblica annunciava che, “come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole”.

In parole povere, la realtà è che tra un mese esatto o il governo Gentiloni emette un “no policy change DEF” (dato che altro non può fare, essendo ad interim), ma questo DEF dovrà essere votato da un parlamento dove M5S e Lega hanno una risicata maggioranza relativa, oppure si forma un nuovo governo che ha già in tasca un piano condiviso di riforme strutturali (almeno triennali) per l’Italia, cioè cosa del tutto impossibile.
 
Intanto, secondo i numeri (italiani ed internazionali) e come preannuncia Dombrovskis, “ci sono ancora sfide da affrontare“: in Italia vediamo che la bassa produttività (cioè il costo del lavoro e dei servizi) sta frenando la crescita che resta sostanzialmente sotto la media Ue, persiste l’elevato livello di debito pubblico e le questioni sulle banche, in particolare l’elevato stock di crediti deteriorati (Npl), che – a parte l’esposizione finanziaria e la deformazione del credito – equivale a parlare dell’efficienza della P.A. e dei soliti speculatori noti alle cronache.
 

E’, dunque, una pessima premessa che – a neanche 24 ore dall’avviso europeo – Di Maio annunci che il DEF «dovrà essere approvato a maggioranza assoluta del Parlamento, quindi il Movimento sarà determinante. Questa sarà l’occasione per trovare le convergenze sui temi con le altre forze politiche. Siamo già al lavoro su una proposta che renderemo nota nei prossimi giorni».

In pratica, il progetto di politica economica del M5S sembra essere quello di modificare profondamente la programmazione finanziaria nazionale del prossimo triennio con l’appoggio della Lega, PRIMA che si insedi un eventuale governo, trasferendo voci di spesa da un capitolo all’altro, senza avere il tempo per verificare accuratamente  nè i regolamenti applicativi nè i costi effettivi nè – almeno – quali spese andrebbero a tagliarsi e con quali conseguenze per tutti.

Peggio ancora se, poi, non si dovesse formare alcun governo e questo parlamento autodelegittimatosi dovesse andare a nuove elezioni, l’Italia finirebbe per dover convivere per mesi ed anni con norme incomplete, diritti e doveri imprecisati, costi e bilanci fuori controllo.

Cosa ne accadrebbe se – senza un governo che dia seguito con i propri decreti e senza neanche concertarsi con le associazioni sindacali e delle imprese – si approvasse ‘sulla carta’ il salario minimo che è destinato a quei 2,5 milioni di lavoratori tra dipendenti, parasubordinati e autonomi che vengono retribuiti a livelli inferiori ai minimi contrattuali e al di sotto delle soglie di povertà?

E, senza poi un governo e senza conti inequivocabili, come andrebbe a finire la rivalutazione delle pensioni contributive promessa da Lega e Cinque Stelle sotto la voce ‘abolire Fornero’: l’avvio di un iter fallimentare per l’Inps e la sua privatizzazione, con buona pace per il futuro?

Non rischiamo il default, perchè abbiamo una “adeguata capacità di rimborso” come la chiamano le agenzie di rating, ma diversi Enti (anche locali) potrebbero finire in fallimento, mentre i pagamenti pubblici si rallenterebbero con incremento del debito sommerso, se andassimo alla ventura per poi fermarsi sull’orlo del baratro come accadde in Grecia.
Visto che parliamo di un centinaio di miliardi complessivi e di una bella fetta degli italiani, a parte cosa accadrebbe sui mercati, al nostro spread ed all’euro di tutti, arriva puntuale l’appello di Mattarella ai leader: «Abbiamo ancora e avremo sempre bisogno del senso di responsabilità di saper collocare al centro l’interesse generale del paese e dei suoi cittadini».

Infatti, dal 26 febbraio i nostri indici borsistici stanno andando male: il FTSEMib ha perso oltre il 3,5%, come il FTSE Italia Mid Cap (-3,09% a 40.258 punti) e per il FTSE Italia STAR (-3,55%), mentre la friabilità della situazione militare nel Mediterraneo è ben nota a tutti e si annuncia pure la guerra commerciale USA-UE con l’Italia che esporta merci verso gli Stati Uniti per oltre 36 miliardi di euro.

L’Italia sta correndo il rischio di replicare il disastro greco del primo governo di Alexīs Tsipras, durato il tempo di una semestrale di bilancio dopo esser partito con velleità populistiche.
A proposito, Tsipras oggi governa di nuovo, ma porta avanti una politica di rigore, con un pesante piano economico per ridurre il debito pubblico attraverso tagli significativi della spesa, cessioni del patrimonio pubblico e nuove tasse.

Demata

Fallimento Renzi: rating al ribasso, troppo fisco, troppi tagli, troppe spese

22 Ott

Halloween si avvicina, l’elezione del nuovo Presidente USA pure ed anche il Dia del Los Muertos sarà festeggiato a breve. Intanto, il 30 ottobre – il giorno dei conti da portare in UE – è alle porte. A seguire il 2017 con le sue centinaia di miliardi in BOT e BTP da saldare e ricollocare.

E non dobbiamo meravigliarci se l’agenzia di rating Fitch ha benevolmente confermato la sua valutazione del debito italiano ‘BBB+’, seppur rivedendo al ribasso l’outlook da ‘stabile’ a negativo: non ci siamo ritrovati in ‘C+’ – cioè in stato di dichiarato fallimento – solo grazie ad Obama che appoggia Matteo Renzi e lancia indagini su Moody’s, sperando che vinca Hillary e che arrivi qualche ‘aiutino’ proprio mentre stiamo contrattando BTP e BOT di cui sopra … sennò – poco male – si fa una ‘bella’ patrimoniale agostana …

A condizionare la revisione – comunque e doverosamente – al ribasso, sono le bugie / gli errori del Governo Renzi e l’incapacita a riformare la struttura amministrativa e finanziaria dello Stato italiano, con un calo del Pil nel 2016, che crescerà solo dello 0,8% con il debito pubblico, che aumenterà fino /oltre il 133,3% nel 2017.

Inoltre, il Belpaese è arrivato al 64,8% di prelievo fiscale annuale sul profitto delle imprese (contro una media europea del 40,6%) e queste perdono ben 269 ore all’anno per adempimenti fiscali, a fronte di una media europea di 173 ore e mondiale di 261 ore.

Se di tasse e di prebende si finisce male, questo accade anche perchè, di taglio in taglio, l’Inps annuncia che le pensioni liquidate nei primi 9 mesi sono scese del 26,5% rispetto allo stesso periodo del 2015 e lo stesso presidente Boeri contesta il ministro del Lavoro Poletti sulla “scelta politica di aiutare bassi redditi” e le persone che “sono già in pensione”.
Intanto, la Sanità è talmente agli sgoccioli da dover introdurre di fretta e furia un incremento dell’accisa tabacchi per poter almeno pagare i vaccini, la copertura per le malattie rare e i sussidi agli invalidi gravissimi … dato che i denari stanziati servivano per nuove assunzioni senza però pensionare medici iper-retribuiti che si sono laureati quando farmacologia, genetica, gestione clinica e diagnostica erano all’Età della Pietra rispetto ad oggi.

Il tutto con Equitalia che è stata ‘soppressa’ annunciando miliardi di economie (ma come non era lucrativa? ma come le cartelle non erano gonfiate?), ma subito ci affrettiamo a garantire posto e lauto stipendio agli oltre settemila che resterebbero senza lavoro. Ma … anche ci ritroviamo le scuole ed i musei come al solito a combattere con i posti vacanti.
E, con tutte le riforme istituzionali fatte, non ce ne è una che permetta allo Stato di commissariare per un po’ di anni Roma Capitale e/o qualche Regione dissestata …

Queste sono le capacità espresse da Matteo Renzi e dal suo Governo. Il pasticcio dell’Italicum e i copia-taglia-incolla della Riforma Costituzionale da referendare sono solo la punta dell’iceberg.

Chi li stesse appoggiando – per tornaconto personale o per una speranza mal riposta – farebbe bene a rivolgere altrove il proprio opportunismo od i propri ideali ‘as soon as possible’.

Demata

Tariffe pubbliche, ancora in aumento

7 Mar

Il costo dei servizi pubblici continua ad aumentare non solo per le casse dello Stato ma anche per la spesa corrente dei cittadini.

Dai dati Osservatorio “Prezzi e mercati” di Unioncamere emerge un dato allarmante, se il carico sui cittadini continua ad aumentare, mentre l’inflazione è ferma e mentre i ‘costi vivi’ (energia e rifiuti) calano.

Eppure, il Partito Democratico … sembra quasi che tutto stia nell’affermarsi sulle fazioni di partito.

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Ma i dati sono indicativi di un malgoverno e non di un risanamento, di una carenza di proposte e metodo e non di una ‘visione’ politica ed economica.

Costo al cittadino dei servizi gestiti dagli enti locali:

  • in media + 1,8%
  • tariffe idriche + 8,5%
  • prestazioni ambulatoriali + 2,8%
  • trasporti ferroviari regionali + 1,9%
  • istruzione secondaria e universitaria + 1,9%
  • rifiuti solidi urbani – 2,9%
  • servizi pubblici locali  + 5,0%

Costo al cittadino dei servizi a controllo nazionale

  • in media + 1,4%
  • tariffe postali + 12%
  • tariffe telefoniche +4,1%
  • energia – 2,5%

Tenuto conto che non solo i nostri portafogli, ma anche e soprattutto debito e deficit sono svuotati da ‘dette spese’ e che è dal 2011 che abbiamo premier non eletti ‘che loro sanno come mettere a posto il Belpaese’ … non resta che prendere atto del persistente insuccesso.

Demata